Archive pour la catégorie 'pedofilia e abusi sessuali'

Nota di padre Lombardi sulle nuove norme contro gli abusi sessuali

dal sito:

http://www.zenit.org/article-23187?l=italian

Nota di padre Lombardi sulle nuove norme contro gli abusi sessuali

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 15 luglio 2010 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito la nota del Direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sul significato della pubblicazione delle nuove “Normae de gravioribus delictis” (“Norme sui delitti più gravi”) che riguardano oltre agli abusi sessuali da parte di membri del clero anche delitti contro la fede e contro i sacramenti dell’eucarestia, della penitenza e dell’ordine.

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Nel 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II aveva promulgato un documento di grande importanza, il Motu Proprio « Sacramentorum sanctitatis tutela » che attribuiva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza per trattare e giudicare nell’ambito dell’ordinamento canonico una serie di delitti particolarmente gravi, per i quali la competenza era precedentemente attribuita anche ad altri Dicasteri o non era del tutto chiara.

Il Motu Proprio (la « legge » in senso stretto) era accompagnato da una serie di Norme applicative e procedurali note come « Normae de gravioribus delictis ». Nel corso dei nove anni successivi l’esperienza ha naturalmente suggerito l’integrazione e l’aggiornamento di tali Norme, in modo da poter sveltire o semplificare le procedure per renderle più efficaci, o tener conto di nuove problematiche. Ciò è avvenuto principalmente grazie all’attribuzione da parte del Papa di nuove « facoltà » alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che però non erano state integrate organicamente nelle « Norme » iniziali. E’ ciò che è ora avvenuto, nell’ambito appunto di una revisione sistematica di tali Norme.

I delitti gravissimi a cui si riferiva questa normativa riguardano realtà centrali per la vita della Chiesa, cioè i sacramenti dell’Eucarestia e della Penitenza, ma anche gli abusi sessuali commessi da un chierico con un minore al disotto dei 18 anni di età.

La vasta risonanza pubblica avuta negli anni recenti da quest’ultimo tipo di delitti ha attirato grande attenzione e sviluppato un intenso dibattito sulle norme e procedure applicate dalla Chiesa per il giudizio e la punizione di essi.

E’ giusto quindi che vi sia piena chiarezza sulla normativa oggi in vigore in questo campo e che questa stessa normativa si presenti in modo organico, così da facilitare l’orientamento di chiunque debba occuparsi di queste materie.

Un primo contributo di chiarificazione – soprattutto ad uso degli operatori dell’informazione – era stato dato poco tempo fa con la pubblicazione sul Sito Internet della Santa Sede di una sintetica « Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede riguardo alle accuse di abusi sessuali », ma la pubblicazione delle nuove Norme è tutt’altra cosa, offrendoci un testo giuridico ufficiale aggiornato, valido per tutta la Chiesa.

Per facilitarne la lettura da parte di un pubblico non specialistico, interessato principalmente alla problematica relativa agli abusi sessuali, cerchiamo di metterne in luce alcuni aspetti rilevanti.

Fra le novità introdotte rispetto alle Norme precedenti si devono sottolineare soprattutto quelle intese a rendere le procedure più spedite, come la possibilità di non seguire la « via processuale giudiziale » ma di procedere « per decreto extragiudiziale », o quella di presentare al Santo Padre in circostanze particolari i casi più gravi in vista della dimissione dallo stato clericale.

Un’altra norma intesa a semplificare problemi precedenti e a tener conto dell’evoluzione della situazione nella Chiesa, riguarda la possibilità di avere come membri del personale dei tribunali, o come avvocati o procuratori, non solo più sacerdoti, ma anche laici. Analogamente, per svolgere tali funzioni non è più strettamente necessaria la laurea in diritto canonico, ma la competenza richiesta può essere comprovata anche in altro modo, ad esempio con il titolo di licenza.

Da notare anche il passaggio del termine della prescrizione da dieci a venti anni, restando sempre la possibilità di deroga anche oltre tale periodo.

Significativa la equiparazione ai minori delle persone con limitato uso di ragione, e la introduzione di una nuova fattispecie: la pedopornografia. Questa viene così definita: « l’acquisizione, la detenzione o la divulgazione » compiuta da un membro del clero « in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo, di immagini pornografiche aventi ad oggetto minori di anni 14″.

Si ripropone la normativa sulla confidenzialità dei processi, a tutela della dignità di tutte le persone coinvolte.

Un punto che non viene toccato, mentre spesso è oggetto di discussione in questi tempi, riguarda la collaborazione con le autorità civili. Bisogna tener conto che le Norme ora pubblicate sono parte dell’ordinamento penale canonico, in sé completo e pienamente distinto da quello degli Stati.

A questo proposito si può tuttavia far notare quanto scritto nella già ricordata « Guida alla comprensione delle procedure… » pubblicata sul Sito della Santa Sede. In tale « Guida » la indicazione: « Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte », è stata inserita nella Sezione dedicata alle « Procedure preliminari ». Ciò significa che nella prassi proposta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede occorre provvedere per tempo ad ottemperare alle disposizioni di legge vigenti nei diversi Paesi e non nel corso del procedimento canonico o successivamente ad esso.

La pubblicazione odierna delle Norme dà un grande contributo alla chiarezza e alla certezza del diritto in un campo in cui la Chiesa è fortemente impegnata oggi a procedere con rigore e con trasparenza, così da rispondere pienamente alle giuste attese di tutela della coerenza morale e della santità evangelica che i fedeli e l’opinione pubblica nutrono verso di essa, e che il Santo Padre ha continuamente ribadito.

Naturalmente occorrono anche molte altre misure ed iniziative, da parte di diverse istanze ecclesiali.

Per quanto riguarda la Congregazione per la Dottrina della Fede, essa sta attualmente studiando come aiutare gli Episcopati del mondo a formulare e sviluppare in modo coerente ed efficace le indicazioni e direttive necessarie ad affrontare la problematica degli abusi sessuali di minori da parte di membri del clero o nell’ambito di attività o istituzioni connesse alla Chiesa, con riguardo alla situazione e ai problemi della società in cui operano.

Sarà un altro passo cruciale nel cammino perché la Chiesa traduca in prassi permanente e in consapevolezza continua i frutti degli insegnamenti e delle riflessioni maturati nel corso della dolorosa vicenda della « crisi » dovuta agli abusi sessuali da parte di membri del clero.

Per completare questa breve rassegna sulle principali novità contenute nelle « Norme », è bene osservare anche quelle che si riferiscono a delitti di altra natura. In realtà anche in questi casi non si tratta tanto di determinazioni nuove nella sostanza, quanto di inserimento di normative già vigenti, così da ottenere una normativa complessiva più ordinata e organica sui « delitti più gravi » riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Più specificamente sono stati inseriti: i delitti contro la fede (cioè eresia, apostasia e scisma), per i quali sono normalmente competenti gli Ordinari, ma la Congregazione diventa competente in caso di appello; la registrazione e divulgazione compiute maliziosamente delle confessioni sacramentali, sulle quali già era stato emesso un decreto di condanna nel 1988; l’attentata ordinazione delle donne, sulla quale pure esisteva già un decreto del 2007.

Publié dans:pedofilia e abusi sessuali |on 16 juillet, 2010 |Pas de commentaires »

Don Di Noto: chi accoglie i bambini, accoglie il Signore

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http://www.zenit.org/article-22984?l=italian

Don Di Noto: chi accoglie i bambini, accoglie il Signore

Intervento a Catania a conclusione della Settimana di aggiornamento teologico-pastorale

ROMA, venerdì, 25 giugno 2010 (ZENIT.org).- « La pedofilia e gli abusi sessuali sull’infanzia sono un grave reato, un peccato gravissimo. Non sono amore o un orientamento sessuale”, è quanto ha tenuto a sottolineare don Fortunato Di Noto, pioniere nella lotta alla pedofilia e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org), nella relazione tenuta il 24 giugno al clero della Diocesi di Catania a conclusione della Settimana di aggiornamento teologico-pastorale svoltasi presso il Seminario Vescovile.

Ed ha aggiunto che “nessuna categoria sociale è esclusa: genitori, parenti prossimi, educatori, politici, avvocati, magistrati, medici, maestri, preti e catechisti, esponenti di qualsiasi religione (protestanti, ebrei, musulmani, scintoisti, animisti e satanisti)”.

Questo a dimostrazione che “la pedofilia coinvolge l’uomo nella sua interezza e non è solo uno scivolone o un pruriginoso desiderio di vivere esperienze affettive per rompere la monotonia o un ‘tabù sessuale’”.

“E’ l’espressione di un volto disumano che distrugge i piccoli, i bambini”, ha aggiunto.

Ambito familiare e pedocriminalità

“L’abuso sessuale – ha poi continuato il fondatore di Meter – ha maggiore incidenza nell’ambito familiare, le statistiche ogni anno lo confermano, con una tendenza sempre più crescente in percentuale riguardo alla pedocriminalità (ossia le organizzazioni dedite al traffico, sfruttamento sessuale dei minori, oltre che nella produzione di materiale pedopornografico) e al turismo sessuale”.

Infatti, ha precisato, “nonostante l’Italia sia all’avanguardia per la lotta al turismo sessuale nei confronti di italiani che sfruttano bambini, in 12 anni è stato possibile contrastare e arrestare solo in un caso. Si potrebbe fare di più!”, ha esclamato.

“Non ultimo – ha proseguito – la pseudo istigazione alla normalizzazione del fenomeno con la cosiddetta ‘pedofilia culturale’, una sorta di movimenti nazionali e internazionali che rivendicano la liceità di avere relazioni, rapporti anche sessuali con i minori”.

A questo proposito il sacerdote ha accennato a vari partiti e movimenti pro pedofilia con le loro giornate di orgoglio ed ha ricordato che Meter non solo ha fatto arrestare dei soggetti nel 2004 per « apologia di pedofilia », ma ha presentato anche un Progetto di legge, assorbito dalla Convezione di Lanzarote e da mesi fermo alla Commissione Senato per la sua definitiva approvazione e promulgazione.

La risposta della Chiesa agli abusi su minori

“In tutto questo contesto – ha continuato – si inserisce il triste fenomeno di abusi pedofili che alcuni sacerdoti nelle diverse diocesi del mondo (300 i casi trattati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede). Sono diversi invece i casi, anche se gravi e da condannare, dei preti omosessuali che hanno abusato di minori (ca. 3.000) e anche in Italia (ca. 100 i casi di sacerdoti pedofili o che hanno abusato di minori in attesa di definizione o altri definiti)”.

“E’ importante questa precisazione – ha chiarito poi don Di Noto –: il pedofilo è un malato lucido (psicopatologia lucida) e preferisce bambini prepuberi, sotto i 12 anni. Diversamente non è pedofilia”.

“La Chiesa, pur trovandosi in imbarazzo e nonostante alcuni Vescovi non abbiano saputo gestire il fenomeno, ha reagito duramente – ha detto –. Si pensi ai vari pronunciamenti di Benedetto XVI: basta poi andare sul sito del Vaticano dove è presente la sezione ‘Abusi su minori. La risposta della Chiesa’, che contiene una serie di discorsi”.

Don Di Noto ha quindi ricordato la Lettera alla Chiesa di Irlanda, il discorso al Regina Coeli del 3 maggio scorso su Meter e la Giornata Nazionale dei Bambini vittime contro la pedofilia, più una serie di documenti di importanza sostanziale per le procedure da adottare nelle varie diocesi, da parte del Vescovo, come la « Guida alla comprensione delle procedure di base della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) riguardo alle accuse di abusi sessuali ».

Urgenza educativa e pastorale

“Perché sia chiaro – ha specificato il sacerdote – , la strategia della Chiesa è molto decisa: dura condanna da cui non si torna più indietro; vicinanza alle vittime e richiesta di giustizia ‘non sommaria’ a chi, prete (e non prete!), si macchia di questi terribili reati”.

E ancora: “Richiamo alla conversione e alla collaborazione con la giustizia come segno di responsabilità; Impegno a non abbassare mai la guardia inserendo nelle azioni pastorali diocesane un ‘sussulto’ educativo e programmatico per prevenire e informare sugli abusi, affinchè non accadano mai da parte di nessuno”.

“Meter – ha concluso – è disponibile ad aiutare in questo percorso educativo e preventivo nella Chiesa e nella società”.

Publié dans:pedofilia e abusi sessuali |on 25 juin, 2010 |Pas de commentaires »

La risposta ai casi di abusi sessuali (Analisi di padre Federico Lombardi S.I.)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-22003?l=italian

La risposta ai casi di abusi sessuali

Analisi di padre Federico Lombardi S.I.

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 11 aprile 2010 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’analisi di padre Federico Lombardi, S.I., direttore della Sala Stampa vaticana, dal titolo « Dopo la Settimana Santa, tenere la rotta », diffusa dalla « Radio Vaticana ».

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Il dibattito sugli abusi sessuali, e non solo del clero, procede tra notizie e commenti di vario tenore. Come navigare in queste acque agitate conservando una rotta sicura, rispondendo all’evangelico « Duc in altum – Prendi il largo » ?

Anzitutto continuando a cercare la verità e la pace per gli offesi. Una delle cose che colpisce di più è che vengono oggi alla luce tante ferite interiori che risalgono anche a molti anni addietro – a volte di diversi decenni -, ma evidentemente ancora aperte. Molte vittime non cercano compensi economici, ma aiuto interiore, un giudizio nella loro dolorosa vicenda personale. C’è qualcosa che va ancora capito veramente. Probabilmente dobbiamo fare un’esperienza più profonda di eventi che così negativamente hanno inciso nella vita delle persone, della Chiesa e della società. Ne sono un esempio, a livello collettivo, l’odio e le violenze dei conflitti fra i popoli, che vediamo così difficili da superare in una vera riconciliazione. Gli abusi feriscono a livello personale profondo. Per questo hanno fatto bene quegli episcopati che hanno ripreso con coraggio lo sviluppo delle vie e dei luoghi di libera espressione delle vittime e del loro ascolto, senza dare per scontato che il problema fosse già stato affrontato e superato con i centri d’ascolto già istituiti tempo fa, come pure quegli episcopati o singoli vescovi che con paterno tratto danno attenzione spirituale, liturgica e umana alle vittime. Pare accertato che il numero delle nuove denunce riguardanti gli abusi, come sta avvenendo negli Stati Uniti, diminuisce, ma il cammino del risanamento in profondità per molti comincia solo ora e per altri deve ancora cominciare. Nel contesto dell’attenzione alle vittime, il Papa ha scritto di essere disponibile a nuovi incontri con esse, coinvolgendosi nel cammino di tutta la comunità ecclesiale. Ma è un cammino che per raggiungere effetti profondi deve ancor di più svolgersi nel rispetto delle persone e alla ricerca della pace.

Accanto all’attenzione per le vittime bisogna, poi, continuare ad attuare con decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro competenze giudiziarie e penali, tenendo conto delle specificità delle normative e delle situazioni nei diversi paesi. Solo così si può pensare di ricostituire effettivamente un clima di giustizia e la piena fiducia nell’istituzione ecclesiale. Si è dato il caso che diversi responsabili di comunità o di istituzioni, per inesperienza o impreparazione, non hanno pronti e presenti quei criteri che possono aiutarli ad intervenire con determinazione anche quando ciò può essere per loro molto difficile o doloroso. Ma, mentre la legge civile interviene con norme generali, quella canonica deve tener conto della particolare gravità morale della prevaricazione della fiducia riposta nelle persone con responsabilità nella comunità ecclesiale e della flagrante contraddizione con la condotta che dovrebbero testimoniare. In questo senso, la trasparenza e il rigore si impongono come esigenze urgenti di una testimonianza di governo saggio e giusto nella Chiesa.

In prospettiva, la formazione e la selezione dei candidati al sacerdozio, e più generalmente del personale delle istituzioni educative e pastorali, sono la premessa per un’efficace prevenzione di abusi possibili. Quella di giungere a una sana maturità della personalità, anche dal punto di vista della sessualità, è sempre stata una sfida difficile; ma oggi lo è ancor di più, anche se le migliori conoscenze psicologiche e mediche vengono in grande aiuto alla formazione spirituale e morale. Qualcuno ha osservato che la maggiore frequenza degli abusi si è verificata nel periodo più caldo della « rivoluzione sessuale » degli scorsi decenni. Nella formazione bisogna fare i conti anche con questo contesto e con quello più generale della secolarizzazione. In fondo si tratta di riscoprire e riaffermare senso e importanza del significato della sessualità, della castità e delle relazioni affettive nel mondo di oggi, in forme molto concrete e non solo verbali o astratte. Quale fonte di disordine e sofferenza può essere la sua violazione o sottovalutazione! Come osserva il Papa scrivendo agli irlandesi, una vita cristiana e sacerdotale può rispondere oggi alle esigenze della sua vocazione solo alimentandosi veramente alle sorgenti della fede e dell’amicizia con Cristo.

Chi ama la verità e l’obiettiva valutazione dei problemi saprà cercare e trovare le informazioni per una comprensione più complessiva del problema della pedofilia e degli abusi sui minori nel nostro tempo e nei vari Paesi, comprendendone l’estensione e la pervasività. Potrà così capire meglio in che misura la Chiesa cattolica condivide problemi non solo suoi, in che misura questi presentano per essa una gravità particolare e richiedano interventi specifici, e infine in che misura l’esperienza che la Chiesa va facendo in questo campo possa diventare utile anche per altre istituzioni o per l’intera società. Su questo aspetto ci sembra in verità che i media non abbiano ancora lavorato a sufficienza, soprattutto nei paesi in cui la presenza della Chiesa ha maggior rilevanza, e su cui quindi si appuntano più facilmente gli strali della critica. Ma documenti quali il rapporto nazionale USA sul maltrattamento dei bambini meriterebbero di essere maggiormente conosciuti per capire quali siano i campi di urgente intervento sociale e le proporzioni dei problemi. Nel solo 2008 negli USA sono stati identificati oltre 62.000 attori di abusi su minori, mentre il gruppo dei sacerdoti cattolici è così piccolo da non essere neppure preso in considerazione come tale.

L’impegno per la protezione dei minori e dei giovani è quindi un campo di lavoro immenso e inesauribile, che va ben aldilà del problema riguardante alcuni membri del clero. Coloro che vi dedicano con sensibilità, generosità e attenzione le loro forze meritano gratitudine, rispetto e incoraggiamento da parte di tutti e in particolare delle autorità ecclesiali e civili. Il loro contributo è essenziale per la serenità e la credibilità del lavoro educativo e di formazione della gioventù nella Chiesa e fuori di essa. Giustamente il Papa ha avuto per loro parole di alto apprezzamento nella lettera per l’Irlanda, ma pensando naturalmente a un orizzonte assai più largo.

Infine, il Papa Benedetto XVI, guida coerente sulla via del rigore e della veracità, merita tutto il rispetto e il sostegno di cui gli giungono ampie testimonianze da ogni parte della Chiesa. Egli è un Pastore all’altezza per affrontare con alta rettitudine e sicurezza questo tempo difficile, in cui non mancano critiche e insinuazioni infondate; senza pregiudizio va affermato che Egli è un Papa che ha parlato molto della Verità di Dio e del rispetto della verità, divenendone un testimone credibile. Lo accompagniamo e impariamo da lui la costanza necessaria per crescere nella verità, nella trasparenza, continuando a tenere ampio l’orizzonte sui gravi problemi del mondo, rispondendo con pazienza allo stillicidio di « rivelazioni » parziali o presunte che cercano di logorare la credibilità sua o di altre istituzioni e persone della Chiesa. Di questo paziente e fermo amore della verità abbiamo bisogno nella Chiesa, nella società in cui viviamo, nel comunicare e nello scrivere, se vogliamo servire e non confondere i nostri contemporanei.

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