Archive pour la catégorie 'Paul Poupard'

TEILHARD DE CHARDIN LE MILIEU DIVIN – L’AVVENTURA DI UN PALEONTOLOGO TRA FEDE E RAGIONE – CARD. PAUL POUPARD

http://www.jesus1.it/Pages/it_gesu_riflessioni.aspx?arg=110&rec=598

‘COSÌ COME ACCADE AI MERIDIANI NELL’AVVICINARSI AL POLO, SCIENZA, FILOSOFIA E RELIGIONE CONVERGONO NECESSARIAMENTE NELL’ AVVICINARSI AL TUTTO, GESÙ.’

TEILHARD DE CHARDIN LE MILIEU DIVIN

L’AVVENTURA DI UN PALEONTOLOGO TRA FEDE E RAGIONE

Cade oggi (10 aprile 2005) il cinquantesimo anniversario della morte di padre Teilhard de Chardin (deceduto a New York il 10 aprile 1955, era nato a Sacernat, in Francia, il 10 maggio 1881). Gesuita e paleontologo, protagonista tra l’altro di importanti spedizioni scientifiche in Cina, nelle sue opere – tutte apparse postume – si fece sostenitore di una coraggiosa e controversa interpretazione spirituale del darwinismo, in una prospettiva di «evoluzionismo finalista» per cui la creazione era destinata a culminare nel «punto omega», identificato nel Cristo. In questa pagina proponiamo ampi stralci del profilo del pensatore tracciato dal cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in occasione del convegno su Teilhard de Chardin svoltosi a Roma nello scorso mese di ottobre presso la Pontificia Univesità Gregoriana (il testo integrale è stato pubblicato dalla rivista «Culture e fede»). Le opere di Teilhard de Chardin sono attualmente disponibili nei cataloghi di diversi editori italiani, come Queriniana (da cui sono usciti, tra l’altro «La mia fede», «Meditazioni e preghiere cosmiche», «La messa sul mondo», «Il cuore della materia», «Sulla sofferenza». e «Il fenomeno umano») e Il Segno. «La Convergenza è il tema centrale della sua opera di scienziato e della sua vocazione sacerdotale» scrive Poupard.   Sono numerose, negli scritti di Giovanni Paolo II, le citazioni dell’opera di Pierre Teilhard de Chardin. Da alcuni decenni assistiamo a un vero e proprio rinnovamento dei rapporti e degli scambi tra religione e scienza. Da parte sua, il Concilio Vaticano II ha riconosciuto e deplorato certi interventi indebiti che hanno fatto soffrire più di un Galileo nel corso della storia. Oltre a questa presa di posizione del Concilio, fin dall’inizio del suo pontificato papa Giovanni Paolo II ha voluto personalmente, cito, che «teologi, scienziati e storici approfondiscano l’esame del caso Galileo e, in un leale riconoscimento dei torti da qualunque parte essi stiano, facciano scomparire quella diffidenza che, in molti; tale questione oppone ancora a una concordia fruttuosa tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo» (discorso all’Accademia pontificia delle Scienze, 10 novembre 1979).

Alla luce di ciò, oggi possiamo comprendere indubbiamente meglio quello che resta il principale insegnamento dell’immensa opera di padre Teilhard de Chardin, quello che gli ha dato, nelle parole del cardinale Casaroli, «enorme risonanza»: l’affermazione di una necessaria visione unitaria delle cose che si elabori a partire dalla Convergenza degli sguardi delle scienze sperimentali, della filosofia e della teologia. Nel Fenomeno umano afferma: «Così come accade ai meridiani nell’avvicinarsi al polo, Scienza, Filosofia e Religione convergono necessariamente nell’ avvicinarsi al Tutto.

Convergono, ho detto; ma senza confondersi e senza smettere, fino alla fine, di attaccare il Reale da angolazioni e su piani diversi». La ricerca degli scienziati desiderosi di coniugare ragione e fede, può lodevolmente ispirarsi a quella di padre Teilhard de Chardin, nella misura in cui sia pienamente consapevole dei limiti del suo campo, della sua angolazione di approccio, dei suoi metodi e dell’ esatta portata delle sue conclusioni, delle quali la storia delle scienze ci mostra il carattere spesso provvisorio.La ricerca di padre Pierre è scaturita da una doppia passione: il suo essere affascinato da quella che chiamava la Consistenza, e il perseguimento della sua conoscenza attraverso la geologia e la paleontologia; e la sua vocazione sacerdotale, umanizzata all’ estremo, senza però essere sprovvista di risonanza mistica e cosmica, che gli apre l’intelligenza alla percezione dell’universale.

Teilhard ha voluto riabilitare la materia, che ci intriga e ci inquieta, e le sue intuizioni lo hanno condotto al punto di considerare l’universo su una scala di Totalità, concepito come scrigno dell’arrivo inaspettato della vita, dove l’uomo e il Cristo si presentano come «la chiave delle cose». L’uomo teilhardiano, corpo e pensiero, nato dalla terra, è centrale e dà accesso alla conoscenza della terra, così come a quella dello spirito e della vita. In lui ‘scoppia’ qualcosa di nuovo: egli è la zona di emersione in cui culmina il « lavoro » dell’universo. Peraltro Teilhard non perde di vista il Cristo, l’asse e la fine di tutto l’evento del mondo, verso il quale vede convergere tutte le forze ascendenti. Per lui, la creazione non ha in definitiva consistenza se non in funzione del Verbo Incarnato.

Nel paradossale opuscolo su Scienza e Cristo – è più comune trovare riflessioni su Dio e la scienza che su Cristo e la scienza – Teilhard ci consegna la sua professione di fede nel Cristo cosmico: «Il Cristo non è un accessorio che è stato aggiunto al mondo, un ornamento, un re come ne facciamo… È l’alpha e l’ omega, il principio e la fine (di tutta fa creazione), la pietra di fondamento e la chiave di volta, la Pienezza e il Pienificante. È Colui che consuma e colui che dà a tutto consistenza. Verso Lui e attraverso Lui, Vita e Luce interiori del mondo, si compie nel gemito e nello sforzo la convergenza universale di tutto lo spirito creato. Egli è il Centro Unico, prezioso e solido, che sfavilla sulla futura sommità del mondo, all’ opposto delle regioni oscure, eternamente decrescenti dove si avventura la nostra Scienza quando scende la china della materia e del passato…». Già ai suoi tempi, Teilhard de Chardin era inquietato dall’orientamento scientista di certi scienziati e ricercatori, che rischiava di impregnare la filosofia e la cultura e di condizionare le opinioni pubbliche. Così ha voluto rispondere a quanti ritengono di non avere più bisogno di Dio e lo escludono dalle loro costruzioni intellettuali. E professa che, agli occhi di chi sa vedere – e vedere l’evidenza – senza velo ingannatore e senza rifiuti a priori, lo spirito della terra disvela un bisogno sempre più grande di adorare: «Dall’Evoluzione universale – scrive – Dio emerge nelle nostre coscienze più grande e necessario che mai» (L’energia umana, 1962). Egli è il punto cosmico Omega, la cui forza operante si rivela quella dell’Amore. Dio è amore e lo si raggiunge solo nell’amore: «Ecco il segreto dello slancio cristiano». E Teilhard ha questa espressione straordinaria per forza e profondità: «Oggi un cristiano può dire al suo Dio che lo ama, non solo con tutto il corpo e con tutta l’anima, ma con tutto l’universo! ».

Card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura (traduzione di Anna Maria Brogi )

Publié dans:Paul Poupard, TEILHARD DE CHARDIN |on 3 décembre, 2015 |Pas de commentaires »

Intervista con il cardinale Poupard: il futuro della Chiesa si gioca nell’incontro con le culture

dal sito della Radio Vaticana: 

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=152955 

Intervista con il cardinale Poupard: il futuro della Chiesa si gioca nell’incontro con le culture

 

Ieri il Papa ha nominato come nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura mons. Gianfranco Ravasi, finora prefetto della Biblioteca Ambrosiana. Mons. Ravasi succede al cardinale Paul Poupard, che lascia un incarico che ricopriva dal lontano 1988. Il porporato francese nel 1985 era stato nominato da Giovanni Paolo II presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti, dicastero poi fuso nel 1993 con quello della Cultura. E dunque per oltre 20 anni ha guidato il dialogo della Chiesa cattolica con la società contemporanea. Ma che bilancio fare? Ci risponde lo stesso cardinale Poupard al microfono di Giovanni Peduto:

R. – E’ difficile fare un bilancio. La cosa essenziale è che adesso nella Chiesa c’è una percezione più grande della posta in gioco, che riguarda l’incontro della Chiesa con le culture. E’ proprio lì che si gioca il futuro della Chiesa e del mondo. E’ una cosa enorme, che si è tradotta in tante iniziative, sia per l’evangelizzazione delle culture che per l’inculturazione del Vangelo, le quali vanno di pari passo.

 
D. – Eminenza, come è cambiata la cultura in questi anni?

 
R. – In questi anni, prima di tutto, c’è un grande cambiamento nel mondo e si è visto emergere, più che nel passato, al di fuori dell’Europa, nella coscienza sia delle culture tradizionali africane, sia delle grandi tradizioni dell’Asia, sia nella realtà singolare della cultura latino-americana. Invece, in Occidente, c’è stata una secolarizzazione progressiva e una perdita di terreno forte da parte della cultura cristiana. Un impegno, dunque, sempre più incisivo viene richiesto alla Chiesa per rendere ai cattolici, ai cristiani, il senso e la fierezza della propria cultura e per non lasciarsi invadere dalla cultura mondana, secolarizzata, che torna ad essere pagana. C’è tutta una corrente che, in nome della laicità diventa laicismo e che vorrebbe respingere la cultura cattolica e cristiana anche dalla vita pubblica, come se fosse nemica dell’umanità, quando invece è tutto il contrario. Abbiamo visto nel grande dibattito sull’Europa questa afasia, amnesia, cioè questo dimenticare le radici culturali dell’Europa. In questo, nel futuro, forte, fortissimo sarà l’impegno della Chiesa per fronteggiare questa nuova problematica.

 
D. – Lei, Eminenza, è stato anche presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti dal 1985 al ’93, anno della fusione del dicastero con quello della Cultura, nonché, anche se per breve tempo, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Come dialogare oggi sia con chi è lontano da Dio e sia con chi non è cristiano?

 
R. – Devo dire che è stata mia convinzione dall’inizio che non si può dialogare se non ci sono valori condivisi da una parte e dall’altra. Ci vogliono dei valori comuni, un linguaggio comune e anche un ideale comune, altrimenti non è più un dialogo, ma un monologo.

 
D. – Eminenza, mons. Gianfranco Ravasi, chiamato a succederle, ieri dai nostri microfoni ha avuto parole di grandissimo elogio per lei e per l’opera che ha svolto in questi anni…

 
R. – Mons. Ravasi è un uomo di grande cultura. Mi rallegro molto che sia lui a raccogliere l’eredità che si è venuta a creare sullo slancio del Servo di Dio Giovanni Paolo II e sotto l’impulso di Papa Benedetto. E sono molto lieto di pensare che lui farà fruttificare questa eredità e che l’amplierà con la sua grande cultura biblica, umana, cristiana e tout court. E’ un vero dono per la Santa Sede e per la Chiesa.

 
D. – Eminenza, lei certamente non si fermerà. Cosa farà adesso?

 
R. – Adesso, prima di tutto andrò a presiedere, come previsto, il grande pellegrinaggio mariano diocesano per la Natività della Madonna, domenica prossima. Tornerò a Roma il 15 settembre e sarò ancora alla guida del dicastero fino al 15 ottobre, quando si farà il passaggio delle consegne con il mio successore. Sarò impegnato come sempre nei diversi dicasteri, ai quali partecipo: il dicastero per l’Evangelizzazione dei Popoli, per il Culto Divino, per l’Educazione Cattolica, per l’Unità dei Cristiani, dei Laici. Sarò poi impegnato in tante conferenze e interventi che mi sono stati richiesti. Il primo sarà proprio a settembre. Andrò a Crema per inaugurare una fondazione “Cardinale Poupard” che degli amici hanno voluto creare, per proseguire e ampliare la mia piccola opera in questo campo. L’indomani sarò a Brescia per presiedere il Convegno internazionale dell’Istituto Paolo VI di Brescia. All’inizio di ottobre parteciperò ad un altro convegno, per il 40.mo dell’Enciclica Populorum Progressio. Poi andrò al Convegno dell’Unione parlamentare europea e poi avrò altri impegni. Non dimenticando naturalmente le tante proposte perché continui a scrivere e condividere la mia esperienza e ampliare sempre più in un altro modo, ma nello stesso senso, quel dialogo salvifico della Chiesa con tutte le culture del mondo. 

 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI, Paul Poupard |on 4 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

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