Archive pour la catégorie 'Patriarchi'

Gli auguri di Pasqua del metropolita siro-ortodosso di Aleppo

http://www.zenit.org/article-30241?l=italian

LA RESURREZIONE È UN EVENTO VERO E INDISCUTIBILE

Gli auguri di Pasqua del metropolita siro-ortodosso di Aleppo

ROMA, domenica, 8 aprile 2012 (ZENIT.org) – Riprendiamo in traduzione italiana il messaggio con gli auguri di Buona Pasqua da parte del metropolita siro-ortodosso di Aleppo, in Siria, Mor Gregorios Yohanna Ibrahim.
***
Cristo è risorto, Buona Pasqua!
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28, 20).
Cari amici,
colgo la beata opportunità della resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo per offrire il mio sincero amore, koinonia (comunione, ndr) e auguri in questa Santa Settimana della Passione e nella festa della resurrezione di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Sono lieto di rivolgermi e condividere con voi la gioia di celebrare uno dei pilastri più importanti della nostra fede: la risurrezione di nostro Signore dai morti, dopo essere stato crocifisso per i nostri peccati e morto per la nostra salvezza, sepolto, e poi risorto nella gloria per darci la vita.
La risurrezione è rimasta l’evento più importante nella storia. L’umanità è stata glorificata con la resurrezione. Il nostro Salvatore ha sconfitto tutti i suoi nemici: il peccato, la morte e il diavolo, e ha coperto l’umanità con la veste della gloria e della vittoria. Grazie alla Resurrezione, l’umanità ha ricevuto infinite benedizioni, tra cui il suo ritorno, dopo un lungo allontanamento, in seno del Padre celeste ed è diventata figlia della grazia.
Nella sua Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo, Apostolo delle Genti, apre la sua mente all’evento della Resurrezione, specificando a tutti noi ciò che dobbiamo sapere e credere per la nostra salvezza: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture” (1 Cor 15, 3-4).
Al fine di verificare l’autenticazione di questo grande evento e il prezioso dono per l’umanità, San Paolo ci ha motivato a ricercare nei libri e tornare alle fonti di vita, in particolare il Vecchio Testamento, a ciò che è stato predetto dai profeti che hanno chiaramente indicato la venuta di Cristo nella carne, la sua morte e resurrezione.
San Paolo ha sottolineato che la resurrezione dei morti è un fatto, senza la quale Gesù non sarebbe risorto. Pertanto, sentiamo fortemente questa efficacia della fede nel suo messaggio: “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15, 14).
Così, la resurrezione di Cristo è fondamentale per l’ »interconnettività » tra evangelizzazione e fede. Questa è la nostra testimonianza su Dio. Questo è come la Chiesa ha costruito la sua fede, il suo dogma e la tradizione, sulla base della Risurrezione.
Pertanto riteniamo la resurrezione un evento vero ed indiscutibile, e rinunciamo e respingiamo tutte le ideologie e gli sforzi intellettuali anti-risurrezione.
E’ un diritto informarvi che in Siria stiamo passando quest’anno una Settimana della Passione vera. Sentiamo che tutto il Paese, con tutti gli abitanti cristiani e musulmani, è stato crocifisso esattamente come lo è stato Gesù Cristo.
Crediamo che la Siria risorgerà e avrà una nuova dimensione per quanto riguarda la libertà, la democrazia, la giustizia e la pace. Crediamo anche che tutti i nostri cari amici continueranno a pregare per la pace, specialmente in questi giorni, per una nuova Siria, soddisfacente per tutti gli abitanti, nonché i Paesi vicini.
Dopo due millenni stiamo ancora vivendo questi fatti inconfutabili che non accettano una fuorviante interpretazione. Noi crediamo nelle parole rivolte da Gesù ai suoi discepoli e ai seguaci della Chiesa di ogni luogo e tempo che rimarrà con loro, come promesso alla fine del Vangelo secondo san Matteo: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20).
Che Dio benedica questi giorni sacri, e aumenti le benedizioni e la grazia dei nostri tempi e ci dia la sua pace, la sicurezza e tranquillità.

Vi auguro una Buona Pasqua
Mar Gregorios di Aleppo

Publié dans:Pasqua, Patriarchi |on 10 avril, 2012 |Pas de commentaires »

Domenica delle Palme, Patriarca Angelo Scola, 13 aprile 2003 (anno B)

dal sito:

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/218/2003-04/13-28/palme%202003.rtf

BASILICA PATRIARCALE DI SAN MARCO
DOMENICA DELLE PALME

PROCESSIONE DA S. MARIA FORMOSA ALLA BASILICA E S. MESSA
Processione: Mc 11,1-10
S. Messa: Is 50,4-7; Sal 22 (21), 8-9.17-18.19-20.23-24; Fil 2,6-11; Mc 14,1-1-15.47

OMELIA DI S. E. MONS. ANGELO SCOLA, PATRIARCA

Venezia, 13 aprile 2003

1. « Concedi a noi tuoi fedeli, che rechiamo questi rami in onore di Cristo trionfante, di rimanere uniti a Lui per portare frutti di opere buone ». Con questa preghiera abbiamo iniziato, poco fa, nella Chiesa di S. Maria Formosa, la Settimana Santa. La Settimana cioè in cui in tutto il mondo i cristiani – uomini che sperano in Dio Padre – invocano con fede umile e sincera il dono di permanere in unità con l’Artefice della loro salvezza per poter realizzare, a livello personale e sociale, una vita buona.
A partire da oggi noi, attraverso la liturgia sacramentale, vivremo tutte le tappe della Passione, della Croce e della Risurrezione di Nostro Signore. Radunandoci in questa splendida Basilica cattedrale, dopo aver fisicamente lasciato le nostre abitazioni o, se non ci sarà possibile, attraverso la Radio, o provenendo da ogni parte del globo parteciperemo in modo reale ai fatti di cui ci ha parlato il Vangelo di Marco, così caro a noi veneziani. Al trionfo delle palme seguirà l’arresto di Gesù, il processo prima davanti ai giudei e poi davanti ai romani, fino all’epilogo tragico e glorioso del Calvario. Infine, passando attraverso la pietas della deposizione e del sepolcro, la vicenda terrena del Nazareno culminerà nello splendore della risurrezione. La memoria eucaristica – qualitativamente diversa dal semplice ricordo – alimenta la nostra speranza di cristiani, che non ha mai origine da un possesso ma piuttosto da un essere posseduti: afferrati da Cristo vogliamo permanere a Lui uniti.
La processione con le palme benedette e con l’ulivo, simbolo di Cristo nostra pace, ci ha fatto rivivere – sulla scorta della sobria descrizione del Vangelo di Marco – il gesto dell’ingresso del Messia in Gerusalemme dal monte degli Ulivi. E la preghiera iniziale ha parlato di Cristo trionfante. Di quale trionfo si tratta? François Mauriac, nella sua Vita di Gesù, arriva a definirlo un « trionfo derisorio di un Rabbì estenuato, già promesso al patibolo, d’un fuorilegge… in mezzo a una marmaglia imbecille. Ben possono stendere i loro vestiti e acclamarlo: ciascuno di quegli osanna aggiunge una spina alla Sua corona, una punta alle corregge degli staffili che lo flagelleranno » . L’acuto giudizio dello scrittore sembrerebbe trovare una conferma nella narrazione, scarna ma rigorosa, dei fatti portati ancora una volta all’evidenza della nostra mente e del nostro cuore dal Passio marciano che abbiamo ascoltato. Ed invece sono proprio questi stessi fatti – così come la Chiesa nostra madre ci propone di leggerli oggi alla luce del Salmo 121 (Salmo responsoriale), del Terzo canto del Servo di Jahvé propostoci da Isaia (Prima Lettura: Is 50, 4-7) e, soprattutto, nella della paradossale prospettiva indicataci dal celebre inno di Filippesi (Seconda Lettura: Fil 2,6-11) – a smentire Mauriac, mostrandoci perché l’ingresso di Gesù in Gerusalemme fu solo l’inizio di un trionfo completo. Infatti, siccome si è abbassato fino a salire sul palo dell’ignominia, il Figlio di Dio viene esaltato. Questa esaltazione, questo trionfo si documenta nel fatto che il Crocifisso risorto vince l’enigma dell’uomo e della sua storia, mentre potenzia il dramma della libertà di ogni singolo.

2. « Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? » Il trionfo di Cristo passa attraverso questo grido. Il grido dell’Innocente, che muore sulla croce. Il Padre che lo ha mandato e a cui egli si è totalmente affidato sembra non rispondere più. A rafforzare l’urto già di per sé insostenibile di questa atroce sofferenza, sopraggiunge l’insulto e lo scherno dei nemici: « Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo » (Salmo 21,8). Né manca la provocazione volgare, espressione della pretesa umana di ergere il proprio limite a misura del divino: « Ha salvato altri e non può salvare se stesso! » (Mc 15, 31). Noi possiamo solo debolmente intravvedere la profondità dei patimenti del Figlio di Dio fatto uomo, tuttavia giustamente da sempre l’umanità vi riconosce il più potente sostegno a ogni sorta di implorazione che senza sosta, lungo la storia, si sprigiona dalle atroci prove di uomini di ogni etnia, cultura e religione. Il grido di Gesù Cristo è figura del nostro grido di fronte all’ingiustizia, al dolore, alla malattia, alla morte. Anche quando, sfiniti dalla delusione, in noi si insinua il veleno dello scetticismo che conduce alla disperazione. Al grido di Gesù consegnamo anche oggi la nostra umanità ferita. Riconosciamo che ad esso, anzitutto, fa eco il grido straziante dei nostri fratelli segnati nella loro carne dalla tragedia della guerra. Quella atroce che è in Iraq ed anche quelle troppo spesso dimenticate che non cessano di insanguinare il pianeta.

3. Il Figlio di Dio ha preso su di sé ogni invocazione dell’umana sofferenza. Ma il Suo non è stato un subire passivo, né l’arrendersi ad una necessità crudele. Il Suo – ecco il paradosso inaudito – è stato un assenso positivo. « Egli si offre liberamente alla morte » – come ci viene ricordato ogni giorno nella celebrazione dell’Eucaristia – perché anche nel momento in cui la prova sfiora l’angoscia prevale in lui l’abbandono: « Abbà, Padre… non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu » (Mc 14, 36). Il Canto del Servo ce lo aveva preannunziato: « Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi » (Is 50, 6). Quella di Gesù Cristo è una libertà che si avvia al trionfo proprio perché accetta lo svuotamento. Non teme di perdersi uscendo da sé. L’inno di Filippesi lo documenta con espressioni inarrivabili: « Pur essendo di natura divina… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce » (Fil 2, 6.8). Gesù corre il rischio totale dell’amore, che sempre ha il timbro della gratuità e della libertà. Davanti alla nostra misura così spesso ottusa ed insipiente si spalanca l’abisso dell’amore di Dio e si offre come forma compiuta del nostro amore, quasi sempre affannato e meschino. Gesù prende sul serio la nostra libertà fino ad esinanirsi sulla croce per noi. E noi? Avremo ancora l’orgoglio di resistere a questa impotenza dell’Onnipotente, accampando magari la nostra impossibilità al cambiamento e alla conversione? Abbandoniamoci all’amore misericordioso accogliendo umili e grati il dono del Crocefisso che trionfa del nostro peccato. Gesù ci rassicura ripetendoci con Pascal: « La tua conversione è compito mio; non temere, e prega con fiducia » (Pensieri, 736).

4. Noi sentiamo che questo abisso di amore, il trionfo del Crocefisso che vince la debolezza e il peccato, corrisponde totalmente al nostro cuore, eppure ne abbiamo una strana paura. Come i tre discepoli che, dopo averlo accompagnato fino all’Orto degli Ulivi, sopraffatti dall’angoscia, si addormentarono. I fatti erano talmente più grandi di loro che, nonostante tutto l’amore e le innumerevoli prove date loro da quell’uomo singolare, i suoi ne rimasero schiacciati. E man mano che la vicenda terrena del nostro Salvatore andava verso il suo acme – il ludibrio della croce -, non resistettero alla tentazione di disertare: « Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono » (Mc 14, 50). Noi non siamo diversi da loro. Eppure Colui che ci ha amati per primo, Colui che è l’amore in se stesso, non ci abbandona neppure a questo punto. Proprio in questo sta il Suo trionfo: Egli conosce i nostri cuori e sa che disertando da Lui disertiamo da noi stessi. Per questo continuamente ci riprende. Anche sulla soglia di questa Settimana Santa, che interrompe il racconto della Passione al pesante « rotolare del masso contro l’entrata del sepolcro » (Mc 15,46) sono già vividi i segni del trionfo con cui Cristo consente alla nostra libertà di risorgere, se accetta di aderire con fede. Le donne, sia pur tremanti, lo seguono da lontano. Pietro non ce la fa a non tradirlo ma, quando incrocia il Suo sguardo di misericordia, scoppia in pianto. Non un’incrollabile coerenza, impossibile all’umana fragilità, ma la ripresa in fede, speranza e carità è la figura compiuta del cristiano. Nonostante tutto non si riesce a rinunciare alla vicinanza amorosa del Signore. Anche quando « tutti, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però, lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo » (Mc 14, 50-51). Tra gli esegeti non mancano quanti identificano questo giovanetto col nostro venerato evangelista Marco. Ed in effetti solo il Vangelo di Marco cita questo episodio. Ebbene, a noi è chiesto lo stesso semplice gesto di questo oscuro ragazzino. Noi tutti abbiamo bisogno della stessa purità che non oppone nulla tra sé e il vero, che non si lascia bloccare neppure dalla propria fragilità e dal proprio peccato. La via per riconoscerci peccatori è semplice. La percorreremo, fratelli carissimi, accostandoci con devozione questa settimana, individualmente, al sacramento della Riconciliazione per partecipare, nella Eucaristia della solenne Veglia pasquale, al trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato. Amen

ALESSIO II – MESSAGGIO DEL PAPA

dal sito:

http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&argomento=dettaglio&sezione=&data_ora=05/12/2008&id_oggetto=163836&id_session=guest&password=guest&quantita=

15:38 – ALESSIO II: IL MESSAGGIO DEL PAPA
 
Un “instancabile ministro” del Signore, compagno nel “comune impegno sul cammino della reciproca comprensione e collaborazione tra cattolici e ortodossi”. Così Benedetto XVI definisce Alessio II, nel telegramma di cordoglio inviato al Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa, al quale esprime “fraterno affetto” e assicura “spirituale vicinanza in questo momento di grande tristezza”. “Memore del comune impegno sul cammino della reciproca comprensione e collaborazione fra ortodossi e cattolici – scrive il Santo Padre – mi è gradito ricordare gli sforzi che il defunto patriarca ha profuso per la rinascita della Chiesa, dopo la dura oppressione ideologica, che ha causato il martirio di tanti testimoni della fede cristiana”. Di Alessio II il Papa ricorda anche “la buona battaglia per la difesa dei valori umani ed evangelici che egli ha condotto in particolare nel Continente europeo, auspicando che il suo impegno produca frutti di pace e di autentico progresso umano, sociale e spirituale”. “Nell’ora sofferta del commiato, mentre il suo corpo mortale viene affidato alla terra in attesa della risurrezione – la preghiera finale del Pontefice – possa la memoria di questo servitore del Vangelo di Cristo essere sostegno per quanti ora sono nel dolore e di incoraggiamento a quanti ne raccoglieranno l’eredità nel guidare codesta veneranda Chiesa Ortodossa Russa”.
 

Publié dans:Ortodossia, Patriarchi |on 5 décembre, 2008 |Pas de commentaires »

È MORTO ALESSIO II – CORDOGLIO DEL CARDINALE DI PARIGI ANDRÉ VINGT-TROIS

dal sito:

http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&argomento=dettaglio&sezione=&data_ora=05/12/2008&id_oggetto=163823&id_session=guest&password=guest&quantita=

15:08 – ALESSIO II: CARD. VINGT-TROIS (FRANCIA), “IL RICORDO PREZIOSO” DELLA SUA VISITA A PARIGI
 
“Tristezza” per la morte del Patriarca Alessio II avvenuta questa mattina a Mosca è stata espressa anche dal card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza dei vescovi di Francia. Il cardinale – si legge in una nota diffusa oggi – “ha avuto la gioia di incontrare il Patriarca Alessio II poco più di un mese, durante il suo viaggio in Russia”. La nota della Cef ricorda la “cordialità che aveva caratterizzato questo incontro” ed aggiunge: “Il cardinale e i vescovi di Francia hanno un ricordo prezioso della visita che Sua Santità il Patriarca Alessio II aveva fatto a Parigi nel mese di ottobre 2007, durante la quale egli aveva venerato le reliquie della Corona di spine nella cattedrale Notre Dame ed è stato ricevuto presso la sede della Conferenza episcopale di Francia”. La nota si conclude assicurando a “tutta la comunità della Chiesa Ortodossa Russa” la “preghiera fraterna e fervente dei cattolici di Francia” per “questo servitore che ha offerto la sua vita per l’annuncio del Vangelo e ha condotto la Chiesa russa nei nuovi tempo dopo la caduta del comunismo”. 

Publié dans:Ortodossia, Patriarchi |on 5 décembre, 2008 |Pas de commentaires »

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