Archive pour la catégorie 'Papa Giovanni XXIII'

PAPA GIOVANNI XXIII: PREGHIAMO PER GLI OPPRESSI

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/preghiamo_con_giovanni_xxiii_3.htm

PAPA GIOVANNI XXIII

PREGHIAMO PER GLI OPPRESSI

Spenti gli odi,
placati i dissensi,
conceda il Divino Redentore
che finalmente trionfi l’equità,
invocata da tanti nostri fratelli:
regni quello spirito
di sincera collaborazione che,
sola, può garantire la vera pace
e l’ordinato progresso
per tutte le Nazioni del mondo.
Preghiamo infine
per l’immensa moltitudine
di coloro che soffrono
nel corpo e nell’ anima…
Preghiamo per tutti coloro che, in patria,
sono oppressi da dolorose restrizioni
o costretti ad azioni contrarie
alla loro coscienza
e all’insegnamento della santa Chiesa.
Chiediamo a Gesù che anche ad essi,
alfine, sia dato
di liberamente professare
la propria fede,
di praticare la santa religione,
di vivere in piena serenità di Spirito.

Publié dans:Papa Giovanni XXIII, preghiere |on 5 mars, 2011 |Pas de commentaires »

FESTIVITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE: OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII (1960)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/homilies/1960/documents/hf_j-xxiii_hom_19601208_immacolata-concezione_it.html

FESTIVITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

OMELIA DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII*

Basilica Liberiana

Giovedì, 8 dicembre 1960

Venerabili Fratelli: diletti figli!

Portiamo con Noi il ricordo felice della visita che facemmo alla chiesa dei Santi Apostoli lo scorso anno, giusto il 7 dicembre 1959, per la chiusura della Novena della Immacolata. Quel gesto risvegliava d’improvviso, dopo quasi un secolo di silenzio, la tradizione della visita personale del Papa solita a farsi a quel tempio insigne.
Le grazie domandate alla venerata Madre di Gesù e Madre nostra in quella circostanza Ci furono accordate, o sono in via di amabile concessione.
Il Sinodo Diocesano che Ci stava tanto a cuore è riuscito: e con generale soddisfazione. Il volume che contiene la sostanza viva dei suoi ordinamenti, ispirati da un fervore di progresso spirituale, corre per il mondo, oltre i confini dell’Urbe; e la esecuzione di essi fra noi è oggetto di attento studio e di fervida adesione da parte delle anime più generose, e sensibili alle necessità spirituali ed apostoliche di Roma.
Durante la celebrazione della Novena dell’Immacolata e sul punto di rinnovare anche quest’anno coi Nostri diletti figli un incontro di pietà religiosa, non potemmo non accogliere molteplici desideri offertiCi da voci confidenti e pie, perchè, piuttosto che alla vigilia, il grande mistero dell’Immacolata ricevesse dal Papa una celebrazione più solenne nella data faustissima della festa liturgica, e precisamente fra gli splendori della Basilica Liberiana che, non solo nell’Urbe, ma in tutto il mondo è salutata e veneratissima come la glorificazione monumentale, la più alta in dignità, della devozione Mariana nella Chiesa Cattolica, dalle età più celebri della sua storia.
I templi dedicati a Maria sono infatti innumerevoli, e ve n’ha di splendidi e sontuosissimi in ogni nazione: ma la Basilica di S. Maria Maggiore del colle Esquilino in Roma, tutti li sopravvanza in sacra vetustà di memorie e a tutti i visitatori si apre devotissima e fascinatrice.
Siamo dunque lieti, diletti Nostri figli di Roma, di accogliervi questo anno qui e di salutarvi in questa aurea dimora della Madre di Gesù, che è Madre nostra, buona e benedetta per tutti e per ciascuno.
E poiché questo nostro incontro ce ne porge l’occasione, e quasi ci invita, vogliate associarvi, diletti figli, al Nostro spirito nel fissare con occhio devoto tre punti luminosi, che amiamo rendere oggetto di viva attenzione in questa splendente atmosfera di storia religiosa, di arte, di pietà Mariana. Non potremo meglio godere, né ricevere più suadente edificazione ed incoraggiamento al ben fare e a confidare.
Questi tre punti, la cui luce benigna Ci commuove e Ci esalta, eccoli: 1) l’Immacolata; 2) il ricordo dei Pontefici Nostri predecessori e di Papa Pio IX — degno di particolare rilievo — che tale la esaltò privilegiata e santissima; 3) il grande Concilio Ecumenico Vaticano II che, nella sua ben organizzata preparazione, è già palpito, e ansiosa, felice partecipazione di tutti i credenti del mondo intero.

1. L’Immacolata.

La dottrina cattolica che riguarda l’immacolato concepimento di Maria e ne esalta gli splendori è familiare ad ogni buon cristiano: delizia ed incanto per le anime più nobili. P nella liturgia: è nelle voci dei Padri della Chiesa, è nel sospiro ansioso di tanti cuori che intendono farle onore, rendendo il profumo della loro purezza, ardore di apostolato per la elevazione del buon costume privato e pubblico.
Oh ! Venerabili Fratelli e figli diletti, che grande compito è veramente questo per noi: cooperare tutti, con la grazia di Maria Immacolata e nella luce dei suoi insegnamenti, alla purificazione del pubblico e privato costume!
Sappiamo di toccare una nota triste; ma è la coscienza che Ce lo impone.
Veramente l’oblio della purezza, il pervertimento del costume posto in esibizione ed in esaltazione, attraverso tante forme di seduzione e di prevaricazione, sono motivo di sgomento dell’anima sacerdotale — e pensate quanto più amaramente — dell’anima del Papa che vi parla.
Ecco. Risalendo lungo il corso della Nostra lunga vita e, richiamando incontri e impressioni varie, di tempi lontani, Ci sentiamo come penetrati ancora da intima e trepida commozione al ricordo di schiere senza numero di spose e di madri, di umili donne di casa e di vergini consacrate, il cui servizio di carità e di prudenza era robustezza e nobiltà vera delle famiglie e cooperazione del ministero sacerdotale. Tutto questo loro silenzioso operare avveniva nella luce della legge divina, nella espressione delle virtù umane e cristiane, fiorite dalla dignità e purezza del costume.
Da tale soavità di ricordi scaturisce a questo proposito una attestazione, che proprio un anno fa avemmo occasione di fare, parlando ad una eletta accolta di Giuristi Cattolici, e che amiamo ripetervi: « Fin dalla adolescenza — dicevamo — Ci trovammo come immersi in una tradizione domestica e cristiana, che sempre fu aperta alla conoscenza del vero e del bello … Ebbene, riandando col pensiero alle cose viste e sentite, alle persone avvicinate, abbiamo la gioia di dire che mai, nei Nostri giovani anni, il Nostro spirito restò offeso da visioni, da parole, da racconti sconcertanti: e possiamo perciò rendere testimonianza alla rettitudine, alla onestà, alla delicatezza di coscienza dei Nostri familiari e della Nostra gente » [1].
Le tradizioni del Nostro buon popolo cristiano sono ancora per la grande maggioranza sane e robuste, ancorate ad una fedeltà serena e consapevole al patrimonio di verità e di saggezza, che la Chiesa custodisce gelosamente come il suo più prezioso tesoro spirituale. È necessario però che quanti hanno a cuore le sorti della società familiare e civile esprimano sempre maggior fermezza di fronte ai tentativi oggi premeditati di sommergere la sanità del costume morale con un’offensiva senza precedenti, che non conosce tregua. In questo sforzo comune, a cui sono chiamati tutti gli uomini di buona volontà, e specialmente i padri e le madri di famiglia, un aiuto a non lasciarsi sopraffare, una ispirazione luminosa e potente a tenerci fedeli, e ad irrobustirci nella buona battaglia, è dall’Immacolata che noi dobbiamo implorarla, a nostra protezione, a nostro grande esempio, a nostro conforto in un lavoro di penetrazione e di apostolato che è grande responsabilità per tutti.
O Maria Immacolata, stella del mattino che dissipi le tenebre della notte oscura, a te noi ricorriamo con grande fiducia. Vitam praesta puram: iter para tutum. Sgombra dai nostri passi le tante seduzioni del gusto mondano della vita; sostieni le energie, non solo della giovane età, ma di tutte le età, egualmente esposte come sono alla tentazione del maligno.
2. Ed ora lasciateCi dire, diletti figli, dei Papi dell’Immacolata, e a titolo di speciale merito e onore, del Nono Pio.
In questo otto dicembre, che tutti gli anni ricorda la solenne e più che centenaria proclamazione del domma soave e luminosissimo dell’Immacolata, il pensiero Nostro corre spontaneamente a Colui, che di esso fu la voce autorevole, l’infallibile oracolo. La soave figura del Nostro Predecessore Pio IX, di grande, di santa memoria, Ci è particolarmente venerata e cara, perchè egli nutrì per la Vergine un amore tenerissimo e si applicò fin dai giovani anni allo studio ed alla penetrazione del privilegio dell’immacolato concepimento di Maria SSma. Risalendo a ritroso dei secoli, egli amò avvolgersi nello stesso mantello di gloria di cui si ornarono tanti suoi illustri antecessori nel Romano Pontificato, nelle ripetute testimonianze di devozione e di amore a Maria, che il popolo Romano riconosce ufficialmente quale sua Salute invocata e benedetta, Salus populi Romani, e che tutto il mondo acclama del cielo e della terra regina.
Di questi illustri Pontefici, eccovi qualche saggio più prezioso. Prima appare l’alta maestà di Benedetto XIV che istituì la solenne cappella papale per la festa della Immacolata Concezione qui stesso, in questa Nostra basilica di S. Maria Maggiore.
Fra i benemeritissimi dello sviluppo dato alla liturgia dell’Immacolata, anteriormente alla dommatica definizione, si annunziano Clemente XI, che impose la festa dell’Immacolata de praecepto a tutta la Chiesa (6 dicembre 1708); Innocenzo XII, che ne ordinò l’ottava elevandola a grado di seconda classe (15 maggio 1693); Clemente IX (1667) ciò aveva già concesso per tutto lo Stato Pontificio: mentre Alessandro VII (1665) aveva chiamato allo stesso favore le diocesi della Repubblica Veneta. Più in su, sempre retrocedendo, ecco Clemente VIII, che nella sua edizione del Breviario eleva la festa a duplex maius, come S. Pio V vi aveva aggiunto nuove lezioni. Più fervido promotore del culto di Maria è il papa Sisto IV (1472) che estese alla liturgia dell’8 dicembre le stesse Indulgenze accordate dai suoi antecessori per la festa del Corpus Domini, ed in un documento incoraggiante la costruzione della chiesa di S. Maria delle Grazie (1472) chiamava Maria « Immacolata Virgo », denominazione ancora insolita negli atti della Curia Papale. Titolo preclaro della devozione di Sisto IV alla Concezione Immacolata di Maria resta però sempre il fatto che egli fece erigere nell’antico San Pietro la cappella dell’Immacolata nel luogo della presente grandiosa e sontuosissima cappella del Coro, dove il Capitolo Vaticano compie le sacre funzioni ordinarie, e sulle cui pareti splende fra gli stucchi delle volte, raffiguranti l’Antico e il Nuovo Testamento, il mirabile mosaico « l’Immacolata Concezione » con i Santi Giovanni Crisostomo, Francesco ed Antonio, le glorie dell’Ordine Serafico, inginocchiati in venerazione intorno a Lei.
É appunto questa immagine così nobile e imponente che il Pontefice Pio IX, con incomparabile solennità, incoronò 1’8 dicembre 1869 in occasione della apertura del Concilio Vaticano I. Ed è motivo di tenerezza e di spirituale compiacimento per il Nostro spirito il ricordo vivo di aver assistito, mezzo secolo dopo la definizione dommatica, esattamente 1’8 dicembre 1904, e di aver seguito coi Nostri occhi di sacerdote novello, il gesto di Pio X, il santo successore di Pio IX, che rinnovava l’atto della Incoronazione con un serto ancora più splendente di gemme preziose, raccolte dalla pietà Mariana da tutti i punti della terra.
Questo breve excursus storico ci riconduce alla mitissima figura del Pontefice Pio IX. La luce di Maria Immacolata posata sopra di lui ci fa comprendere il segreto di Dio nel servizio altissimo e santo che egli diede alla Santa Chiesa.
Trentadue anni di Pontificato gli permisero di toccare tutti i punti della cattolica dottrina, di volgersi paterno e suadente ai figli suoi del mondo intero per un richiamo sollecito, affettuoso, instancabile di disciplina, di onore, di coraggio, in faccia alle accresciute difficoltà, agli attacchi velati o aperti, alle sfide gettate alla religione, proprio allora quando da persone di alta fama si proclamava moribonda, o già morta.
Pio IX seppe « contro speranza credere alla speranza » [2], e tenere radunato con incrollabile fermezza e infinita amorevolezza il gregge spaurito e incerto; e così mite che egli era, non ebbe timori davanti alle macchinazioni tenebrose delle sètte, non vacillò di fronte alle opposizioni, non indietreggiò in faccia alle calunnie.
Amiamo ripeterlo! Sì: la luce di Maria Immacolata — definita tale ad alta voce, solennissima, in faccia a tutta la Chiesa, nonostante il clamore canzonatorio degli increduli e il timido sussurrare di alcuni incerti — la luce della Immacolata, diciamo, batteva su la fronte e sul cuore del grande Pontefice, e fu l’animatrice delle sue fatiche e il conforto della sua immolazione.
Come la sua figura si leva alta e indicatrice davanti a Noi! e Ci propone la via giusta. Noi Ci teniamo, con l’aiuto di Dio, ad imitarlo e lo imiteremo nel proseguire il Nostro apostolico ministero: con calma, con mitezza, con inespugnabile pazienza, con sicurezza, ardore di speranza e di vittoria spirituale: qualunque cosa Ci accada.
Il volgersi delle circostanze di umane convenienze, talora propizie, tal’altra avverse o silenziose alle Nostre intraprese, non potrà né esaltarCi oltre misura, né deprimere le Nostre energie, che contano sopra tutto su l’intercessione della Madre Immacolata di Gesù: Mater Ecclesiae, et Mater nostra dulcissima.

3. Il Concilio Ecumenico.

Dalla contemplazione della figura mite e forte di Pio IX prendiamo ispirazione per inoltrarci di buon passo nella grande impresa del Concilio Vaticano II, che Ci sta innanzi.
Anche in questo impegno, forse il più grave della Nostra umile vita di « Servus servorum Dei », Ci conforta e Ci fortifica la sicurezza di obbedire alla buona e potente volontà del Signore. E questa sicurezza, se è motivo di tranquillità, e di consueto abbandono alla grazia dell’alto, corrobora altresì l’anima Nostra, le Nostre imprese, elevandole sulle ali di una attesa, che tutta si fonda in Dio.
Ogni giorno che passa Ce ne fornisce prove confortanti.
Invero: il cuore resta tocco da profonda commozione a considerare l’eco, che i lavori preparatori del Concilio, ed alcuni atti ispirati dal suo annuncio, suscitano nel mondo intero.
Fedeli che pregano da vicino a Noi e da tutti i punti lontani con umile fervore: bimbi invitati a cospargere dei fiori della loro innocenza il cammino e il lavoro dei Padri del Concilio : ammalati che offrono le loro meritorie sofferenze: sacerdoti, e in primo luogo missionari, monaci e religiosi, appartenenti a istituzioni maschili e femminili — grandi o piccole, antiche o recenti — in atto quasi di precedere, con volontà pronta a tutto, le deliberazioni del Concilio: giovani seminaristi, protesi verso l’ideale del sacerdozio, che si schiude davanti a loro, i quali compiono con pensosa maturità i loro doveri di preghiera e di studio, per farvi scendere più copiose le benedizioni del Signore. Con essi è tutta la cristiana famiglia che attende e prega, offrendo uno spettacolo che commuove ed esalta.
Una sì consolante constatazione Ci offre la possibilità di ripetere oggi coraggiosamente e concretamente a voi, diletti figli, e al inondo il Nostro intimo convincimento: che cioè il Signore voglia veramente condurre le anime a più sentita e vissuta penetrazione della verità, della giustizia, della carità, e le inviti a rileggere più attentamente il suo Vangelo, con speciale studio di quelle parole che sono valutazione più alta e più meritoria della vita, della presente vita e della futura. La diffusione ordinaria della misericordia del Signore sopra di Noi, non Ci rende ansiosi né di carismi speciali ne di miracoli. A Noi basta corrispondere giorno, per giorno alla grazia celeste, ed annunciare in termini di ordinaria comprensione il perenne messaggio della destinazione eterna dell’uomo, quale Dio l’ha commesso al magistero infallibile della sua Chiesa e del successore di Pietro, il primo Servus servorum Dei.
La consapevolezza che il Signore è con Noi, e sostiene la quotidiana sollecitudine delle Nostre pastorali attività, con la sua potenza di aiuto e di ispirazione, Ci dà molta pace interiore e tanta sicurezza.
Due anni or sono la Nostra voce tremava di commozione al primo annunzio del Concilio, ed ha suscitato sempre maggior zelo di partecipazione e di interesse all’evento, ormai avviato con ritmo costante e sicuro; così da corrispondere sempre meglio alla aspirazione del Nostro cuore, e all’ansiosa attesa del mondo cristiano.
Anche qui — amiamo ripeterlo — la Nostra speranza è Maria, e Maria invocata sotto il titolo della sua Immacolata Concezione.
O Maria, o Madre, o Regina della Chiesa Santa, come Ci torna soave ripeterti in questa sera, qui nel tempio tuo, mentre tutto il mondo Ci ode dai punti più lontani, la invocazione che il Sommo Pontefice Pio IX ti rivolgeva, a conclusione del discorso di apertura del Concilio Vaticano I, la sera dell’otto dicembre 1869 in San Pietro.
Il Concilio Vaticano II non è ancora aperto ufficialmente: ma il lavoro preparatorio, come dicemmo, che comporta la elaborazione dell’immenso materiale già proposto allo studio delle dieci Commissioni, è in assetto di attività ed è già inizio di Concilio. Leggevamo ieri nel Breviario le parole di Isaia profeta: Ini consilium: coge conciliur [3]. Esse sono già in esecuzione.
E sopra questo lavoro posto sotto gli auspici di Maria Immacolata, oh ! come Ci sembra ben armoniosa e cara la voce di Pio IX, a cui quella del suo sesto successore umilmente, ma fervidamente fa coro:
« Tu, mater pulchrae dilectionis, agnitionis et sanctae spei, Ecclesiae regina et propugnatrix. Tu Nos, consultationes, labores nostros in tuam maternam fidem tutelamque recipias: ac Tuis age apud Deum precibus, ut in uno semper spiritu maneamus et corde ».
Tu, o Madre della bella dilezione, della conoscenza e della santa speranza, Regina e difenditrice della Chiesa. Ricevi nella tua materna fede e tutela Noi, le consultazioni e le fatiche Nostre, e Ci impetra, con le tue preghiere presso Dio, che siamo sempre di un solo spirito e di un solo cuore.
Che preziose parole son queste! L’augusto vegliardo Pio IX, pronunciandole nel giorno della Immacolata del 1869 e aprendo con esse il Concilio Vaticano I, dava il tono al suo lontano successore: che benedicendo il Signore le raccoglie, le ripete già sin da ora, ed invita tutti i figli della Cattolica Chiesa a farle risonare in lode ed in supplicazione per il nuovo Concilio. Soprattutto non dimenticate ciò che viene chiesto al Signore per i meriti e per la intercessione di Maria Immacolata; cioè: materna tutela sulla persona del Papa e sulle sue consultazioni e fatiche nel Concilio e per il Concilio: e per quanti sono chiamati a parte delle sollecitudini di Lui, la grazia preziosissima della unità di spirito e di cuore: veramente anima una et cor unum.
Con la soavità dei pensieri e dei sentimenti, che questo convegno di buoni figli, quali tutti siamo, intorno alla nostra cara Madre, nella festa sua, ha procurato a tutti, ci disponiamo ora in devoto raccoglimento a ricevere la Benedizione di Gesù Eucaristico, di cui vi sia pegno e prolungamento la Nostra Apostolica Benedizione, che di cuore effondiamo su tutti voi, sui vostri cari che vi attendono, e particolarmente sugli anziani, sui vostri piccoli, sui sofferenti, affinché su tutti brilli il sorriso della gioia cristiana. Così sia.

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*  AAS vol. LIII, (1961), pp. 30-37.
[1] A. A. S. LII, 1960, p. 46.
[2] Cfr. Rom. 4, 18.
[3] Is. 16, 3.

papa Giovanni XXIII : Discorso alla Luna

dal sito:

http://www.giovaniemissione.it/testimoni/papa23luna.htm

Discorso alla Luna 
 
papa Giovanni XXIII 

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.
 
Se domandassi, se potessi chiedere ora a ciascuno: voi da che parte venite? I figli di Roma, che sono qui specialmente rappresentati, risponderebbero: ah, noi siamo i figli più vicini, e voi siete il nostro vescovo. Ebbene, figlioli di Roma, voi sentite veramente di rappresentare la ‘Roma caput mundi’, la capitale del mondo, così come per disegno della Provvidenza è stata chiamata ad essere attraverso i secoli.

La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.

 puoi ascoltare queste parole dalla sua viva voce, http://www.cronologia.it/storia/a1962d.htm
 

Publié dans:Papa Giovanni XXIII |on 5 juin, 2010 |Pas de commentaires »

Giovedì 03 Giugno : Beato Papa Giovanni XXIII (mf)

dal sito:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php?language=IT&module=saintfeast&localdate=20100603&id=2528&fd=0

Giovedì 03 Giugno 2010

Beato GIOVANNI XXIII, il « Papa Buono »

 Per saperne di più sui Santi del giorno…

Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 3 giugno, mentre le diocesi di Bergamo e Milano celebrano la memoria del Beato Giovanni XXIII per la Chiesa locale in data 11 ottobre, anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II.
Giovanni XXIII nacque a Brusicco, frazione di Sotto il Monte (BG), il 25 nov. 1881, da Giovanni Battista Roncalli e Marianna Mazzola; venne battezzato la sera stessa, ricevendo il nome di Angelo Giuseppe. A differenza del suo predecessore, Eugenio Pacelli, che era di stirpe nobile, la sua famiglia è di umili origini: i suoi parenti lavoravano infatti come mezzadri. Questo non gli impedì, grazie all’aiuto economico di uno zio, di studiare presso il seminario minore di Bergamo, per poi vincere una borsa di studio e trasferirsi al Seminario dell’Apollinare di Roma, l’attuale Pontificio Seminario Romano Maggiore, ove completò brillantemente gli studi e fu ordinato prete nella chiesa di Santa Maria in Monte Santo, in Piazza del Popolo, nel 1905; fu scelto, nello stesso anno, dal nuovo vescovo di Bergamo, Giacomo Radini-Tedeschi, quale segretario personale.
Nel 1921 Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa) lo nominò prelato domestico (che gli valeva l’appellativo di monsignore) e presidente del Consiglio Nazionale Italiano dell’Opera della Propagazione della Fede.
Nel 1925 Pp Pio XI (Achille Ratti) lo nominò Visitatore Apostolico in Bulgaria, elevandolo al grado di vescovo e affidandogli il titolo della diocesi di Aeropolis (Palestina).

Nel 1935 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia e Grecia : questo periodo della vita, che coincise con la seconda guerra mondiale, è ricordato in particolare per i suoi interventi a favore degli ebrei in fuga dagli stati europei occupati dai nazisti.
Nel 1944, Pp Pio XII (Eugenio Pacelli) lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi. Fra i suoi maggiori successi a Parigi si segnalò la riduzione del numero di vescovi di cui il governo francese reclamava l’epurazione in quanto compromessi con la Francia di Vichy.
Coerentemente al suo stile di obbedienza, accettò prontamente la proposta di trasferimento alla sede di Venezia ove giunse il 5 marzo 1953, fresco della nomina cardinalizia decisa nell’ultimo Concistoro di Pio XII.
A seguito della morte di Pio XII, con sua grande sorpresa, fu eletto Papa il 28 ottobre 1958 e il 4 novembre dello stesso anno fu incoronato, divenendo così il 261º Vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Secondo alcuni analisti sarebbe stato scelto principalmente per un’unica ragione: la sua età. Dopo il lungo pontificato del suo predecessore, i cardinali avrebbero perciò scelto un uomo che presumevano, per via della sua età avanzata e della modestia personale, sarebbe stato un Papa di «transizione». Ciò che giunse inaspettato fu il fatto che il calore umano, il buon umore e la gentilezza di Pp Giovanni XXIII, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l’affetto di tutto il mondo cattolico, in un modo che i suoi predecessori non avevano mai ottenuto. Fin dal momento della scelta del nome (“Vocabor Johannes…” mi chiamerò Giovanni, esordì appena eletto) molti cardinali si accorsero che Roncalli non era ciò che loro si aspettavano, infatti Giovanni era un nome che nessun papa adottava da secoli (nel 900 quasi tutti i papi si erano chiamati Pio, e questo è ciò che molti si aspettavano), inoltre nella storia c’era stato un antipapa di nome Giovanni XXIII.
Per il primo Natale da papa visitò i bambini malati dell’ospedale romano Bambin Gesù, ove con intima e contagiosa dolcezza benedisse i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale.
Il giorno di santo Stefano sempre del suo primo anno di pontificato, il 26 dicembre 1958, visitò i carcerati nella prigione romana di Regina Coeli, dicendo loro: « Non potete venire da me, così io vengo da voi…Dunque eccomi qua, sono venuto, m’avete visto; io ho fissato i miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore..la prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari ». Memorabilmente, accarezzò il capo del recluso che, disperato, inaspettatamente gli si buttò ai piedi domandandogli se  « le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me ».
Il radicalismo di Pp Giovanni XXIII non si fermò all’informalità. Fra lo stupore dei suoi consiglieri e vincendo le remore e le resistenze della parte conservatrice della Curia, indisse un concilio ecumenico; mentre i suoi aiutanti stimavano di dover impiegare almeno un decennio per i preparativi, Giovanni XXIII progettò di tenerlo nel giro di mesi.
Il 4 ottobre 1962, ad una settimana dall’inizio del concilio, Giovanni XXIII si recò in pellegrinaggio a Loreto e Assisi (era dall’età di 14 anni terziario francescano) per affidare le sorti dell’imminente Concilio alla Madonna e a S. Francesco.
 

Uno dei più celebri discorsi di Pp Giovanni, forse una delle allocuzioni in assoluto più celebri della storia della Chiesa, è quello che ormai si conosce come  il « discorso della luna ».
L’11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell’avvenimento, ne percepivano la storicità, la fondamentalità, la difficoltà, ed erano nel luogo che simboleggia il cattolicesimo: la piazza appunto. A gran voce chiamato ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al papa precedente, Pp Giovanni XIII davvero si sporse a condividere, con la piazza, la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: si era arrivati ad aprirlo, il Concilio. Il discorso a braccio fu poetico, dolce, semplice, e pur tuttavia conteneva elementi del tutto innovativi. Nel momento che avrebbe dato un nuovo corso alla religione cattolica, con un richiamo straordinario salutò la luna: è Discorso della Luna « Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, a guardare a questo spettacolo, che neppure la Basilica di San Pietro, che ha quattro secoli di storia, non ha mai potuto contemplare. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità e grazia di Dio, facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene. Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. »
Il Papa ora viveva con la piazza dei fedeli, ne condivideva la serata di fine estate, ne partecipava la sofferenza e la « maraviglia » per quella luna inattesa; la Chiesa era davvero molto più comunitaria di quanto non fosse mai stata in passato. I fedeli avevano il Papa fra loro, con loro. Proprio ciò per cui il Concilio era stato voluto.
Sin dal settembre 1962, prima ancora dunque dell’apertura del Concilio, si erano manifestate le avvisaglie della malattia fatale: un tumore dello stomaco, patologia che aveva già colpito altri fratelli Roncalli. Pur visibilmente provato dal progredire del cancro, Pp Giovanni firmò l’11 aprile 1963 l’enciclica Pacem in Terris e, un mese più tardi, l’11 maggio 1963, ricevette dal Presidente della Repubblica italiana, Antonio Segni, il premio “Balzan” per il suo impegno in favore della pace e del suo decisivo intervento in occasione della grave crisi di Cuba nell’autunno del 1962. Fu il suo ultimo impegno pubblico. Il 23 maggio 1963, solennità dell’Ascensione, si affacciò per l’ultima volta dalla finestra per recitare il Regina Coeli.

Il Papa morì, dopo un’agonia di tre giorni, la sera del 3 giugno 1963, alle 19,49. “Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria” furono le sue ultime parole rivolte al suo segretario.
Dal Concilio Vaticano II, che Pp Giovanni XXIII non vide dunque terminare, si sarebbero prodotti, negli anni successivi, fondamentali cambiamenti che avrebbero dato una nuova connotazione al cattolicesimo moderno; gli effetti più immediatamente visibili consistettero nella riforma liturgica, in un nuovo ecumenismo e infine in un nuovo approccio al mondo e alla modernità.

Chiamato affettuosamente da molti il “Papa buono”, Giovanni XXIII venne dichiarato Beato dal  Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyla) il 3 settembre 2000. 

Publié dans:Papa Giovanni XXIII |on 5 juin, 2010 |Pas de commentaires »

Papa Giovanni XXIII: Impegno di amore e generosità

dal sito:

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/letture_patristiche_d.htm#LA%20PENITENZA%20NEL%20NUOVO%20TESTAMENTO

IMPEGNO DI AMORE E DI GENEROSITÀ

 Papa Giovanni XXIII *

Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963) viene preparato da una lunga successione di responsabilità a salire sulla cattedra di san Pietro come successore di Pio XII. Anche quest’ultima missione affidatagli da Dio è illuminata e vivificata da quel motto «Oboedientia et pax» che è stato il programma di tutta la sua vita.

Eccoci ora alla Quaresima. Ecco dunque il tempo accettevole – scriveva san Paolo ai Corinti – ecco il giorno della salute (2 Cor. 6, 2) per condurre a più immediata attuazione .Ia legge dell’amore: di un amore, che ha come principio e fine ultimo il Creatore e Legislatore dell’universo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione (2 Coro 1,3); di un amore che per edificare gli uomini vuoi dare ad essi la conoscenza di quelle verità che rischiarano il cammino, dissipano i dubbi, vincono ogni debolezza; di un amore che si offre in esempio di austerità di costume, di gaudio sereno, di armoniosa convivenza domestica e sociale. Questo vuoi essere la Quaresima…, questo vuoi essere altresì il punto più alto, cui si volge l’attenzione di ogni uomo, sul quale batte il raggio della prima e massima verità rivelata, e al tempo stesso accessibile alla ragione umana; la verità che attraversa i secoli, e tutto illumina ed accende: Deus est: Dio è: Ego sum qui sum (Es. 3,14). A lui la gloria e l’amore…
Vogliamo, diletti figli, anzitutto esortarvi ad approfittare della Quaresima con l’applicarvi al gravissimo dovere della istruzione religiosa, e per dare alla penitenza vera ed efficace il posto che le compete, secondo la vocazione e le condizioni di ciasouno. Studio e meditazione delle verità eterne, che Dio ha voluto comunicare all’uomo nobilitandone l’intelligenza, ed aprendogli allo sguardo l’orizzonte infinito del suo disegno di salvezza e di amore…
Con l’istituzione della Quaresima, la Chiesa non conduce i suoi figli a semplice esercizio di pratiche esteriori, ma ad impegno serio di amore e di generosità per il bene dei fratelli, alla luce dell’antico insegnamento dei profeti: Non è piuttosto questo il digiuno che io amo? Sciogli i legami dell’empietà – ammonisce Isaia – manda liberi gli oppressi e rompi ogni gravame. Spezza il tuo pane all’affamato e apri la tua casa ai poveri e ai raminghi; se vedi un ignudo, ricopri/o e non disprezzare la tua propria carne. Allora la tua luce spunterà come li mattino e la tua salvezza germoglierà presto, la tua giustizia camminerà innanzi a te, e la gloria del Signore ti accoglierà (Is. 58, 6-8). Questa è la Quaresima. Questo l’esercizio della vera penitenza, ed è quanto il Signore attende da tutti, nel tempo accettevole di grazia e di perdono. O Signore Gesù! che sul limitare della vostra vita pubblica vi ritiraste nel deserto, vogliate attrarre tutti gli uomini al raccoglimento che è inizio di conversione e di salute… voi voleste provare la solitudine, il sonno, la fame; e al tentato re che vi proponeva la prova dei miracoli, voi rispondeste con la fermezza della eterna parola, che è prodigio di grazia celeste.
Tempo di Quaresima. O Signore! non permettete che accorriamo alle fontane dissipate, né che imitiamo il servo infedele, la vergine stolta; non permettete che il godimento dei beni della terra renda insensibile il nostro cuore al lamento dei pover,i, deg.li ammalati, dei bimbi orfani, degli innumerevoli fratelli nostri che tuttora mancano del minimo necessario per mangiare, per ricoprire le ignude membra, per radunare la famiglia sotto un solo tetto. Le acque del Giordano scesero anche su di voi, o Gesù, sotto lo sguardo della folla, ma ben pochi allora poterono riconoscervi: e questo mistero di ritardata fede, o di indifferenza, prolungatosi nei secoli, resta motivo di dolore per quanti vi amano ed hanno ricevuto la missione di farvi conoscere al mondo. Concedete ai successori degli apostoli e dei discepoli e a quanti prendono nome da voi e dalla vostra croce, di portare innanzi l’opera della evangelizzazione, di sostenerla con la preghiera, con la sofferenza, con !’intima fedeltà al vostro volere. E come voi, agnello di innocenza, vi presentaste a Giovanni in atteggiamento di peccatore, attraete anche noi, Gesù, alle acque del Giordano. Là, vogliamo accorrere per confessare i nostri peccati e purificare le nostre anime.

* Radiomessaggio per il giorno delle Ceneri – L’Osservatore Romano – 1 marzo 1963 – p. 1.

Publié dans:Papa Giovanni XXIII |on 16 mars, 2010 |Pas de commentaires »

Solo per oggi : (Preghiera di Papa Giovanni XXIII)

per il Natale, dal sito:

http://digilander.libero.it/semprenatale/solo_oggi.htm

Solo per oggi

(Preghiera di Papa Giovanni XXIII)

Solo per oggi crederò fermamente,
nonostante le apparenze contrarie,
che la Provvidenza di Dio si occupi di me
come se nessun altro esistesse al mondo.

Solo per oggi avrò cura del mio aspetto;
non alzerò la voce, sarò cortese nei modi,
non criticherò nessuno,
non pretenderò di migliorare nessuno se non me stesso.

Solo per oggi compirò una buone azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi dedicherò dieci minuti
a qualche buone lettura ricordando che,
come il cibo è necessario al corpo,
così la buona lettura alla vita dell’anima.

Solo per oggi non avrò timori.
Non avrò paura di godere
Ciò che è bello e di credere alla bontà.

Solo per oggi mi farò un programma:
forse non lo seguirò a puntino ma lo farò
e mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.

Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterei
Se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.

Papa Giovanni XXIII, Lettera Enciclica nel I centenario del transito del Santo curato d’Ars (1959)

L’ENCICLICA È MOLTO LUNGA METTO SOLO LA PRIMA PARTE, PER LE NOTE ED IL SEGUITO DELL’ENCICLICA VEDERE IL SITO:

http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/encyclicals/documents/hf_j-xxiii_enc_19590801_sacerdotii_it.html

LETTERA ENCICLICA
SACERDOTII NOSTRI PRIMORDIA
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PP. XXIII
AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
CHE SONO IN PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,

NEL I CENTENARIO DEL PIISSIMO TRANSITO
DEL SANTO CURATO D’ARS

Introduzione

Significative coincidenze

Le purissime gioie che accompagnarono copiosamente le primizie del Nostro sacerdozio sono per sempre legate, nella Nostra memoria, alla emozione profonda che Noi provammo l’8 gennaio 1905 nella Basilica Vaticana, in occasione della gloriosa beatificazione di quell’umile prete di Francia che fu Giovanni Maria Battista Vianney. Noi pure elevati al sacerdozio da alcuni mesi appena, fummo colpiti dall’ammirabile figura sacerdotale che il Nostro predecessore san Pio X, l’antico parroco di Salzano, era tanto felice di proporre come modello a tutti i pastori di anime. E, a tanti anni di distanza, non possiamo richiamare questo ricordo senza ringraziare ancora come di un’insigne grazia il Nostro Divino Redentore, per lo slancio spirituale impresso in tal modo, fin dall’inizio, alla Nostra vita sacerdotale.
Ricordiamo ancora che, il giorno stesso di quella beatificazione, venimmo a conoscenza dell’elevazione all’episcopato di Mons. Giacomo Maria Radini-Tedeschi, il grande Vescovo che doveva, dopo alcuni giorni, chiamarCi al suo servizio e che fu per Noi maestro e padre carissimo. E fu in sua compagnia che, sugli inizi di quello stesso anno 1905, Ci recavamo per la prima volta in pellegrinaggio ad Ars, il modesto villaggio che il suo Santo Curato rese per sempre così celebre.
Per una nuova disposizione della Provvidenza, nell’anno in cui ricevevamo la pienezza del sacerdozio, il Papa Pio XI di gloriosa memoria, il 31 maggio 1925, procedeva alla solenne canonizzazione del  » povero Curato d’Ars « . Nella sua omelia il Pontefice si compiaceva di descrivere  » l’esile figura corporea di Giovanni Battista Vianney, la testa risplendente di una specie di bianca corona di lunghi capelli, il volto gracile e disfatto pei digiuni, dal quale talmente traspariva l’innocenza e la santità di un animo umilissimo e soavissimo che, al primo aspetto, le moltitudini venivano richiamate a pensieri salutari « . Poco dopo, lo stesso Pontefice, nell’anno del suo giubileo sacerdotale, completava il gesto già compiuto da San Pio X verso i parroci di Francia ed estendeva al mondo intero il celeste patrocinio di San Giovanni Maria Vianney  » per promuovere il bene spirituale dei parroci in tutto il mondo « .
Questi atti dei Nostri Predecessori, legati a tanti cari ricordi personali, amiamo richiamare, Venerabili Fratelli, in questo Centenario della morte del Santo Curato d’Ars.

Il 4 agosto 1859, infatti, egli rese l’anima a Dio, consumato dalle fatiche di un eccezionale ministero pastorale di oltre quarant’anni e oggetto di unanime venerazione. E benediciamo la divina Provvidenza, che per due volte già volle rallegrare e illuminare le ore solenni della Nostra vita sacerdotale con lo splendore della santità del Curato d’Ars, perché ci offre nuovamente, fin dai primi tempi di questo supremo Pontificato, l’occasione di celebrare la memoria tanto gloriosa di questo pastore di anime. Non vi meraviglierete, d’altra parte, se, nell’indirizzarvi questa Lettera, il Nostro spirito e il Nostro cuore si rivolgono in modo speciale ai sacerdoti, Nostri figli carissimi, per esortarli tutti insistentemente – e soprattutto quelli che sono impegnati nel ministero pastorale – a meditare gli ammirabili esempi di un loro confratello nel sacerdozio, divenuto loro celeste patrono.
Insegnamenti di questo Centenario.
Sono certo numerosi i documenti pontifici che già richiamano ai sacerdoti le esigenze del loro stato e li guidano nell’esercizio del loro ministero. Per non ricordare se non i più importanti, raccomandiamo nuovamente l’Esortazione Haerent animo di San Pio X, che stimolò il fervore dei Nostri primi anni di sacerdozio, la magistrale enciclica Ad Catholici Sacerdotii fastigium di Pio XI e, tra tanti documenti e allocuzioni del Nostro immediato predecessore sul sacerdote, la sua esortazione Menti Nostrae, nonché l’ammirabile trilogia in onore del sacerdozio, che gli fu suggerita dalla canonizzazione di san Pio X. Tali testi, Venerabili Fratelli, vi sono noti. Ma ci permetterete di ricordare qui con l’animo commosso l’ultimo discorso che la morte impedì a Pio XII di pronunciare e che rimane come l’estremo e solenne appello di questo grande Pontefice alla santità sacerdotale:  » Il carattere sacramentale dell’Ordine – vi è scritto – sigilla da parte di Dio un patto eterno del suo amore di predilezione, che esige dalla creatura prescelta il contraccambio della santificazione… il chierico sarà un prescelto tra il popolo, un privilegiato dei carismi divini, un depositario del potere divino, in una parola un alter Christus… Egli non si appartiene, come non appartiene a parenti, amici, neppure ad una determinata patria: la carità universale sarà il suo respiro. Gli stessi pensieri, volontà, sentimenti non sono suoi; ma di Cristo, sua vita « .
Verso queste vette della santità sacerdotale San Giovanni Maria Vianney tutti ci spinge, e noi siamo lieti di invitarvi i sacerdoti di oggi; perché se sappiamo le difficoltà che essi incontrano nella loro vita personale e negli oneri del ministero, se non ignoriamo le tentazioni e le stanchezze di alcuni, la nostra esperienza ci dice altresì la fedeltà coraggiosa della grande maggioranza e le ascensioni spirituali dei migliori. Agli uni come agli altri il Signore rivolse, nel giorno dell’Ordinazione, questa frase piena di tenerezza:  » Iam non dicam vos servos, sed amicos!  » (cf Gv 15,15). Possa questa Nostra Lettera Enciclica aiutarli tutti a perseverare e crescere in quest’amicizia divina, che costituisce la gioia e la forza di ogni vita sacerdotale.

Scopo dell’Enciclica

Non è nostra intenzione, Venerabili Fratelli, affrontare qui tutti gli aspetti della vita sacerdotale contemporanea; anzi, sull’esempio di San Pio X,  » non diremo cose da voi mai udite o nuove per qualcuno, ma semplicemente cose che conviene a tutti ricordare « . Nel delineare, infatti, i tratti della santità del Curato d’Ars, saremo condotti a porre in rilievo alcuni aspetti della vita sacerdotale, che in tutti i tempi sono essenziali, ma acquistano tanta importanza ai nostri giorni che stimiamo un dovere del Nostro mandato apostolico insistervi in modo speciale in occasione di questo Centenario.
La Chiesa, che ha glorificato questo sacerdote  » mirabile per lo zelo pastorale e per un desiderio ininterrotto di preghiera e penitenza « , oggi, a un secolo dopo la sua morte, ha la gioia di presentarlo ai sacerdoti di tutto il mondo come modello di ascesi sacerdotale, modello di pietà e soprattutto di pietà eucaristica, e modello di zelo pastorale.

Prima Parte

ASCESI SACERDOTALE

Parlare di San Giovanni Maria Vianney è richiamare la figura di un sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s’imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia di se stesso in grado eroico. Se è vero che non è generalmente richiesto ai fedeli di seguire questa via eccezionale, tuttavia la Divina Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi per questo sentiero, poiché sono tali uomini specialmente che operano miracoli di conversioni. A tutti l’ammirabile esempio di rinunzia del Curato d’Ars,  » severo con sé e dolce con gli altri « , richiama in modo eloquente e pressante il posto primordiale dell’ascesi della vita sacerdotale.

Consigli evangelici e santità sacerdotale

Il Nostro Predecessore Pio XII, volendo chiarire maggiormente questa dottrina e dissipare alcuni equivoci, tenne a precisare essere falso affermare  » che lo stato clericale – in quanto tale e in quanto procede dal diritto divino – per sua natura o almeno per un postulato della stessa natura, esiga che siano osservati dai suoi membri i consigli evangelici « . E il Papa conclude giustamente:  » Il chierico dunque non è obbligato per diritto divino ai consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza « . Ma sarebbe sbagliare enormemente sul pensiero di questo Pontefice, tanto sollecito della santità dei sacerdoti, e sull’insegnamento costante della Chiesa, credere pertanto che il sacerdote secolare sia chiamato alla perfezione meno del religioso. Anzi è vero il contrario, perché per il compimento delle funzioni sacerdotali  » si richiede una santità interiore maggiore di quella richiesta anche dallo stato religioso « . E se, per raggiungere questa santità di vita, la pratica dei consigli evangelici non è imposta al sacerdote in virtù dello stato clericale, essa si presenta nondimeno a lui, come a tutti i discepoli del Signore, come la via regolare della santificazione cristiana. Del resto, con grande Nostra consolazione, quanti sacerdoti generosi l’hanno oggi compreso giacché, pur rimanendo tra le file del clero secolare, domandano a pie associazioni approvate dalla Chiesa di essere guidati e sostenuti nelle vie della perfezione!
Persuasi che  » la grandezza del sacerdote consiste nell’imitazione di Gesù Cristo « , i sacerdoti saranno dunque più che mai attenti agli appelli del divino Maestro:  » Se qualcuno vuol seguirmi, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua  » (Mt 16,24). Il Santo Curato d’Ars, vien riferito,  » aveva meditato spesso questa frase di Nostro Signore e cercava di metterla in pratica « . Dio gli fece la grazia di restarvi eroicamente fedele; e il suo esempio ci guida ancora nelle vie dell’ascesi, in cui brilla di grande splendore per la sua povertà, castità e ubbidienza.

San Giovanni M. Vianney, esempio mirabile di povertà evangelica

Anzitutto osservate la povertà dell’umile Curato d’Ars, degno emulo di San Francesco d’Assisi, di cui fu nel Terz’Ordine un fedele discepolo. Ricco per dare agli altri, ma povero per sé, visse in un totale distacco dai beni di questo mondo e il suo cuore veramente libero si apriva largamente a tutte le miserie materiali e spirituali che affluivano a lui.  » Il mio segreto – egli diceva – è semplicissimo: Dare tutto e non conservare niente « . Il suo disinteresse lo rendeva premuroso verso i poveri, soprattutto quelli della parrocchia, ai quali dimostrava un’estrema delicatezza, trattandoli  » con vera tenerezza, con molti riguardi, si deve dire con rispetto « . Raccomandava che non bisogna mai mancare di riguardo ai poveri, perché tale mancanza ricade su Dio; e quando i miseri bussavano alla porta, egli era felice di poter loro dire, accogliendoli con bontà:  » Io sono povero come voi; sono oggi uno dei vostri! « . Alla fine della vita amava ripetere:  » Sono contentissimo: non ho più niente e il buon Dio può chiamarmi quando vorrà « .

Applicazioni per i sacerdoti di oggi

Potrete da ciò comprendere, Venerabili Fratelli, che con affetto esortiamo i nostri cari figli del sacerdozio cattolico a meditare un tale esempio di povertà e di carità.  » L’esperienza quotidiana attesta – scriveva Pio XI pensando appunto al Santo Curato d’Ars – che i sacerdoti di vita modesta i quali, secondo la dottrina evangelica, non cercano in nessuna maniera i propri interessi, apportano mirabili benefici al popolo cristiano « . E lo stesso Pontefice, considerando la società contemporanea, rivolgeva anche ai sacerdoti questo grave monito:  » Mentre si vedono gli uomini vendere e negoziare tutto per il denaro, procedano essi disinteressatamente attraverso le attrattive dei vizi; e respingendo santamente l’indegna cupidigia del guadagno, non cerchino l’utile pecuniario, ma quello delle anime, bramino e chiedano la gloria di Dio e non la loro « .

Queste parole devono essere scolpite nel cuore di tutti i sacerdoti. Se ve ne sono che possiedono legittimamente beni personali, non vi si attacchino. Si ricordino piuttosto dell’obbligo enunciato dal Codice di Diritto Canonico, a proposito dei benefici ecclesiastici,  » di destinare il superfluo ai poveri e alle cause pie « . E voglia Dio che nessuno meriti il rimprovero fatto dal Santo Curato alle sue pecorelle:  » Quanti hanno denaro che tengono serrato, mentre tanti poveri muoiono di fame! « . Ma Noi sappiamo che molti sacerdoti oggi vivono effettivamente in condizioni di reale povertà. La glorificazione di uno di loro, che volontariamente visse tanto spogliato e si rallegrava al pensiero di essere il più povero della parrocchia, sarà per essi un provvidenziale incoraggiamento a rinnegare se stessi nella pratica di una povertà evangelica. E se la Nostra paterna sollecitudine può essere loro di qualche conforto, sappiano che noi vivamente godiamo del loro disinteresse nel servizio di Cristo e della Chiesa.

Certamente, nel raccomandare questa santa povertà, non intendiamo affatto, Venerabili Fratelli, approvare la miseria, nella quale sono talora ridotti i ministri del Signore nelle città o nelle campagne. Nel commento su l’esortazione del Signore al distacco dai beni di questo mondo, San Beda Venerabile ci mette precisamente in guardia da ogni interpretazione abusiva:  » Non bisogna credere – scrive egli – che sia comandato ai santi di non conservare denaro ad uso proprio o dei poveri; perché si legge che il Signore stesso per formare la sua chiesa aveva una cassa…; ma piuttosto che non si serva Dio per questo né rinunzi alla giustizia per timore della povertà « . D’altronde l’operaio ha diritto alla sua mercede: e Noi, facendo nostre le sollecitudini del nostro immediato precedessore, domandiamo instantemente a tutti i fedeli di rispondere con generosità all’appello dei Vescovi, giustamente premurosi di assicurare ai loro collaboratori convenienti risorse.

La sua castità angelica

San Giovanni Maria Vianney, povero di beni, fu ugualmente mortificato nella carne.  » Non vi è che una maniera di darsi a Dio nell’esercizio della rinunzia e del sacrificio – egli diceva – darsi cioè interamente « . E in tutta la sua vita praticò in grado eroico l’ascesi della castità.
Il suo esempio su questo punto sembra particolarmente opportuno, perché in molte regioni, purtroppo, i sacerdoti sono costretti a vivere, a motivo del loro ufficio, in un mondo in cui regna un’atmosfera di eccessiva libertà e sensualità. Ed è troppo vera per essi la espressione di San Tommaso:  » E’ alquanto difficile vivere bene nella cura delle anime a causa dei pericoli esteriori « . Spesso, inoltre, essi sono moralmente soli, poco compresi, poco sostenuti dai fedeli, cui si dedicano. A tutti, specialmente ai più isolati e ai più esposti, Noi rivolgiamo qui un caldissimo appello perché la loro vita intera sia una chiara testimonianza resa a questa virtù che San Pio X chiamava  » ornamento insigne dell’Ordine nostro « . E vi raccomandiamo con viva insistenza, Venerabili Fratelli, di procurare ai vostri sacerdoti, nel miglior modo possibile, condizioni di vita e di lavoro tale da sostenere la loro generosità. Bisogna cioè ad ogni costo combattere i pericoli dell’isolamento, denunciare le imprudenze, allontanare le tentazioni dell’ozio o i rischi dell’esagerata attività. Ci si ricordi ugualmente a questo riguardo dei magnifici insegnamenti del Nostro Predecessore nell’enciclica Sacra virginitas.
 » La castità brillava nel suo sguardo « , è stato detto del Curato d’Ars. Realmente chi si pone alla sua scuola è colpito non solo dall’eroismo con cui questo sacerdote ridusse in servitù il suo corpo (cf 1 Cor 9,27), ma anche dall’accento di convinzione con cui egli riusciva a trascinare dietro di sé la moltitudine dei suoi penitenti. Egli conosceva, attraverso una lunga pratica del confessionale, le tristi rovine dei peccati della carne:  » Se non ci fossero alcune anime pure per ricompensare Dio, sospirava…, vedreste come saremmo puniti! « . E parlando per esperienza, aggiungeva al suo appello un incoraggiamento fraterno:  » La mortificazione ha un balsamo e dei sapori di cui non si può fare a meno quando li si abbia una volta conosciuti… In questa via quello che costa è solo il primo passo! « .
Questa ascesi necessaria della castità, lungi dal chiudere il sacerdote in uno sterile egoismo, rende il suo cuore più aperto e più pronto a tutte le necessità dei suoi fratelli:  » Quando il cuore è puro – diceva ottimamente il Curato d’Ars – non può fare a meno di amare, poiché ha ritrovato la sorgente dell’amore che è Dio « . Quale beneficio per la società ave-e nel suo seno uomini che, liberi dalle preoccupazioni temporali, si consacrano completamente al servizio divino e dedicano ai propri fratelli la loro vita, i loro pensieri e le loro energie! Quale grazia sono per la Chiesa i sacerdoti fedeli a questa eccelsa virtù! Con Pio XI Noi la consideriamo come la gloria più pura del sacerdozio cattolico, e  » per quanto riguarda le anime sacerdotali, Ci sembra rispondere nella maniera più degna e conveniente ai disegni e desideri del Sacratissimo Cuore di Gesù « . Pensava a questo disegno dell’amore divino il Santo Curato d’Ars, quando esclamava:  » Il sacerdozio, ecco l’amore del Cuore di Gesù! « .

Il suo spirito di obbedienza

Sullo spirito di obbedienza del Santo le testimonianze sono innumerevoli, giacché si può veramente affermare che per lui l’esatta fedeltà al promitto dell’Ordinazione fu l’occasione di una rinuncia continua durata quarant’anni. Per tutta la sua vita, infatti, egli aspirò alla solitudine di un santo ritiro e le responsabilità pastorali furono per lui un fardello troppo pesante, di cui tentò anche più volte di liberarsi. Ma la sua obbedienza totale al Vescovo fu ancora più ammirabile. Ascoltiamo, Venerabili Fratelli, alcuni testimoni della sua vita:  » Dall’età di quindici anni – dice uno di essi – questo desiderio (della solitudine) era nel suo cuore per tormentarlo e sottrargli le gioie che avrebbe potuto gustare nella sua posizione « ; ma  » Dio non permise – attesta un altro – che egli potesse realizzare il suo disegno. La divina Provvidenza voleva senza dubbio che, sacrificando il proprio gusto all’obbedienza, il piacere al dovere, già M. Vianney avesse continua occasione di vincersi « ;  » M. Vianney – conclude un terzo – restò Curato d’Ars con un’obbedienza cieca, e vi è rimasto fino alla morte « .
Questa totale adesione alla volontà dei suoi Superiori era, conviene precisarlo, interamente soprannaturale nel motivo; era un atto di fede nella parola di Cristo che dice ai suoi Apostoli:  » Chi ascolta voi, ascolta me  » (Lc 10,16) e, per restarvi fedele, si esercitava a rinunziare abitualmente alla sua volontà nell’accettare il pesante ministero del confessionale e in tutti gli altri compiti quotidiani, in cui la collaborazione tra confratelli rende l’apostolato più fruttuoso.
Ci piace proporre come esempio ai sacerdoti questa rigida obbedienza, nella fiducia che essi ne comprenderanno tutta la grandezza e ne acquisteranno il gusto spirituale. E, se mai fossero tentati di dubitare dell’importanza di questa virtù capitale, tanto facilmente misconosciuta oggi, sappiano di aver contro le chiare e decise affermazioni di Pio XII, il quale attestava che  » la santità della vita di ciascuno e l’efficacia dell’apostolato si basano e poggiano, come su solido fondamento, sul rispetto costante e fedele per la sacra gerarchia ». Del resto voi ricordate, Venerabili Fratelli, con che forza i nostri ultimi predecessori hanno denunziato i gravi pericoli dello spirito di indipendenza in seno al clero, tanto per l’insegnamento dottrinale, quanto per i metodi di apostolato e per la disciplina ecclesiastica.
Noi non vogliamo insistere oltre su questo punto, ma preferiamo esortare i Nostri figli sacerdoti a sviluppare in sé il senso filiale della loro appartenenza alla Chiesa, nostra Madre. Si diceva del Curato d’Ars che non viveva che nella Chiesa e per la Chiesa, come un fuscello di paglia posto in un braciere ardente. Sacerdoti di Gesù Cristo, siamo immersi nel braciere che il fuoco dello Spirito Santo vivifica; abbiamo ricevuto tutto dalla Chiesa; operiamo in suo nome e in virtù dei poteri da essa conferitici: amiamo servirla nei vincoli dell’unità e nella maniera in cui vuole essere servita.

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