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LE REGIONI E L’IMPERO: “L’ETÀ D’ORO DELLA CAPPADOCIA RELIGIOSA-STORIA DI MONACI E SANTI UOMINI « 

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LE REGIONI E L’IMPERO: “L’ETÀ D’ORO DELLA CAPPADOCIA RELIGIOSA-STORIA DI MONACI E SANTI UOMINI « 

a cura di Strato Gelsomino

« ….nel ventre delle tue bianche pietre la luce si trasformò in mille colori di fede ed orgoglio… »

Le origini
La Cappadocia -straordinaria regione dell’Anatolia- fu sempre un luogo ove il misticismo si coniugò con l’asprezza e la bellezza del territorio.
Esso fu presente tra queste lande sia durante il dominio del paganesimo sia quando,secondo una consolidata tradizione, i calzari di Cristo,tramite il suo primo discepolo Pietro,calpestò questa terra di grandi mistici e di grande ispirazione spirituale
Aperta a tutte le innovazioni cultuali, pur non rinunciando alle divinità locali e tradizionali,la Cappadocia espresse senza nessuna conflittualità due aspetti della sua religiosità:
a) il sincretismo tra le nuove divinità straniere e quelle locali;
b) la moltiplicazioni dei culti .
Citiamo alcuni esempi: il dio locale “Aquila”, fu assimilato alla divinità di Giove Ouranos,come il dio cervo antropomorfo trasformato dal cristianesimo nel “cervo teoforo di S.Eustachio.
Lo stesso culto della dea nazionale “Ma” fu ricondotto in tempi e modi diversi ai culti di Artemide e a quello di Bellona .(1)
La tradizione ascetica della regione fu rappresentata nel periodo pagano dalla presenza di molti “santi pagani” , in buona parte filosofi caratterizzati da una forte personalità mistica; tra questi va ricordato Apollonio di Tiana , gran mago e filosofo vissuto nel I sec. d.C. il cui culto sopravvisse fino alla tardo antichità .
Nonostante questa forte presenza pagana , il processo di conversione verso il cristianesimo fu per i cappadoci molto rapido,grazie ad un clero rurale che si insediò con vivace e tenace capillarità nel difficile territorio della Cappadocia .
I martiri dell’evangelizzazione tra storia e leggenda
La storia dell’evangelizzazione della regione fu contrassegnata da alcuni episodi di martirio avvolti dall’affascinante alone della leggenda.
Leggendo le storie dei santi martiri emergono due dati :
a)le persecuzioni sono avvenute,in massima parte,durante il periodo dioclezianeo ;
b)i martiri sono in buona parte dei militari di vario grado, facenti parte delle truppe stanziate in Asia Minore.
Tra le storie di martirio più conosciute vi è quella del centurione Gordio , originario di Cesarea, condannato per non avere sacrificato alla divinità “MA” nel suo giorno di celebrazione del culto.
Un altro militare fu il generale romano Placido – protagonista non di un martirio,ma di una particolare episodio:egli mentre inseguiva un cervo ,fu abbagliato dalla visione del Cristo apparsogli tra le corna dell’animale.
La visione lo turbò a tal punto da indurlo alla conversione e a modificare il suo nome in Eustachio ,l’equivalente greco di Placido.
Nelle storie della comunità cappadoce, oltre ai martiri solitari,i quali come antichi eroi,affrontarono stoicamente (cristianamente in questo caso)il proprio destino ,furono eseguite anche esecuzioni collettive come i quaranta soldati di Melitene ed i più famosi “Quaranta Martiri”di Sebasteia .
Questi ultimi furono fatti morire atrocemente da un governatore romano in un lago ghiacciato; la storia incise così profondamente nell’immaginario collettivo (2) che vi fu un proliferare di chiese e raffigurazioni dedicate a tali martiri o alcuni di essi( come nella Chiesa Nuova di Tokali a Goreme)
Forte del suo fiero carattere mistico e della tradizione che voleva lo stesso S. Pietro quale primo evangelizzatore di quella terra e protovescovo di Cesarea (3), la Cappadocia si presentò nel IV secolo d.C. ormai compiutamente convertita dopo un percorso che vide riconosciute –nel II sec.d.C. – le città di Melitene e Cesarea come sedi vescovili e quest’ultima come sede metropolita nel III sec.d.C., in buona parte merito dell’azione missionaria di Gregorio il Taumaturgo .
Il quarto secolo –“l’età dell’oro”
Agli inizi del quarto secolo dopo Cristo,come già precedentemente accennato, la conversione della Cappadocia fu già terminata con la sua sequela di santi martiri e conversi.
Per la storia cristiana di questa regione fu un vero periodo aureo poiché, in tale tempo e spazio, emersero molte personalità di grande rilievo che contribuirono non poco sia allo sviluppo della fede in Cappadocia sia a difenderla dalle nascenti eresie in cui l’Impero Romano rischiava di cadere.
Tra questi risaltano le tre figure di: Gregorio di Nazianzo,Basilio di Cesarea e Gregorio di Nissa, aventi in comune l’origine aristocratica in quanto facevano parte delle grandi famiglie latifondiste della Cappadocia .

Proviamo a conoscerli rapidamente
Il primo, Gregorio di Nanzianzo(329 – 390 circa) ,nacque in una famiglia dell’aristocrazia terriera della regione dell’Hasan- dagi dove il padre era già vescovo di Nazianzo,compì studi classici e andò ad Atene per perfezionarli.
Qui conobbe Basilio con cui strinse una solida amicizia.Probabilmente la conoscenza di Basilio condurrà Gregorio , ad una scelta di vita ascetica,fatta di studi ,contemplazione e composizioni poetiche /religiose Fu ordinato sacerdote dal padre e ,nel 379, fu eletto patriarca di Costantinopoli,carica da cui si dimise dopo la difesa dei dogmi dell’ortodossia nel concilio di Costantinopoli nel 381, ritornando nella sua terra dove vi morì pochi anni dopo.
Egli fu un grande poeta mistico,teologo ed autore molto prolifico ,compose quarantacinque discorsi di varia natura ,molte epistole(di cui ci rimangono duecento cinquanta)e più di diciasettemila versi.
Gregorio di Nissa (340 – 394 circa) fu vescovo della città di cui porta il nome (oggi Nysa),combattè l‘eresia ariana che prolificava in modo preoccupante, ristabilendo l’ordine ortodosso nella sua diocesi ed in quella di Sebasteia.
Chiamato a Costantinopoli dall’imperatore Teodosio, fu da questi nominato giudice dei vescovi e dell’ortodossia,incarico che svolse anche in Arabia e Gerusalemme.
Fu fratello dell’altra figura importante dell’epoca: Basilio detto il Grande .
Questo straordinario personaggio vissuto tra il 339 e il 379 circa d.C . ,fu tra i tre padri della chiesa cappadoce ,quello che sicuramente influì maggiormente con la sua opera nel contesto cristiano dell’epoca,e per tale motivo fu definito “Grande”.
Nato a Cesarea, condusse gli stessi studi classici ai quali erano destinati i rampolli dell’aristocrazia cappadoce,ad Atene e Costantinopoli,per poi viaggiare in Egitto e Siria per conoscere meglio la vita monacale.Si stabilì nella regione del Ponto,presso Annesi, dedicando la sua vita alla comunità ecclesiastica in quanto ammetteva l’ascetismo ed il misticismo solo in funzione della vita vissuta in conformità alla Parola del Vangelo integrata al vivere collettivo,preferendo la scelta cenobitica a quella più isolata ed individuale dell’eremita.
Nel 370 assunse la carica di vescovo di Cesarea ed assieme al fratello Gregorio di Nissa e all’amico Gregorio Nazianzo,combatterono l’eresia ariana che riscuoteva molto successo soprattutto in abito imperiale durante l’imperium di Valente II.
L’opera di Basilio è tradizionalmente legata alla nascita dell’ordine basiliano sul
quale ci apprestiamo a fare alcune precisazioni.Nella chiesa greca non esistette mai ufficialmente un ordine basiliano,ne tanto meno nessun ordine monastico,ma l’opera per la diffusione della vita cenobitica- esposta in due trattati – da parte di questo padre della chiesa, riscosse un grande successo che chi accettò il suo ideale monastico venne automaticamente definito ”basiliano”.
La capacità di Basilio di difendere l’ortodossia fu rappresentata con molta probabilità negli affreschi della Chiesa Nuova di Tokali a Goreme(950-960 circa) ove vengono esaltate sia la sua lotta contro l’arianesimo che la sua funzione di protettore dell’ortodossia cristiana e conciliare.

Un pagano tra i santi cristiani
Alla storia aspra e dura della Cappadocia non poteva mancare un personaggio che tuttora ispira controversi giudizi sulla sua opera che ,in controtendenza ad un incamminamento irreversibile verso il cristianesimo ,cercò di resettare tutto ciò che accadde sino ad allora e ripristinare l’antica religione dei Romani.
Queste brevi righe che seguiranno non hanno il compito di giudicarne le sue azioni poiché ad altri appassionati e nei giusti spazi la controversia affido; ma solo l’umile compito di annotare il suo rapporto con questa regione.
L’imperatore Giuliano (361 – 363 ) definito l’Apostata dalla parte avversa, per il suo tentativo di ripristinare i culti politeistici,nacque nel 332 e la madre ,Basilina,mortì nel portarlo alla luce.A cinque anni perse anche il padre,Giulio Costanzo, ucciso durante le stragi seguite dopo la morte di Costantino;fu risparmiato assieme al fratello Gallo per la giovane età ed esiliati ,dapprima in Nicomedia,poi a Costantinopoli infine nella fortezza del Castello del latifondo imperiale in Cappadocia di Macellum,alle pendici del monte Argaios,dove si divise tra lo studio dei testi pagani e quelli cristiani,divenendo lector della locale comunità.
Quando fu libero di partire ,incominciò ad approfondire la cultura classica,scoprì il neoplatonismo tanto da indurlo definitivamente all’ abbandono del cristianesimo per il paganesimo.
La patria d’adozione dove il giovane imperatore formò il suo carattere giovanile, non lo seguì in questa avventura,anzi gli fu ostile,orgogliosa di essere la tutrice dell’ortodossia cristiana come i padri del IV secolo.
Egli stesse ammise , scrivendo al filosofo di Tiana .”Non vedo altro che gente che si rifiuta di sacrificare agli dei…” e continua “ …e quei pochi che vorrebbero farlo non sanno da che parte cominciare.”.
L’opposizione dei cappadoci al neopaganesimo di Giuliano, trovò spazio anche nell’immaginario popolare secondo il quale l’imperatore fu ucciso da S. Mercurio ,uno dei Quaranta Martiri di Sebasteia.
La storia religiosa della Cappadocia sarà sempre travagliata dalla sua condizione di terra di confine dell’impero. Diverrà il luogo dove si confronteranno l’ortodossia e le eresie più pericolose,gli iconoclasti e gli icononduli,i cristiani e il nascente Islam.Continuerà anche dopo la sua caduta in mano alle truppe turche la sua fiera guardia alla fede cristiana che cederà solo con il tempo e la mancanza del suo antico riferimento sul Bosforo – Costantinopoli- .
Ella fiera di essere la guardiana dell’ortodossia cristiana apporrà con la sua caparbia e genuina fede nei mirabili i affreschi realizzati all’interno delle affascinanti opere rupestri. 

Publié dans:PADRI CAPPADOCI |on 9 septembre, 2015 |Pas de commentaires »

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