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21 GENNAIO 2018 – 3A DOMENICA / TEMPO ORDINARIO – B | LETTURE – OMELIE

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21 GENNAIO 2018 – 3A DOMENICA / TEMPO ORDINARIO – B | LETTURE – OMELIE

3a Domenica – Tempo Ordinario B

Per cominciare
All’inizio della sua vita pubblica Gesù sintetizza quella che è la sua proposta di vita e dell’intero vangelo: « Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo ». A differenza della predicazione di Giona a Ninive, che minaccia il castigo di Dio e la distruzione della città, convertirsi secondo Gesù è cambiare modo di vedere le cose, accogliere una speranza nuova, aprirsi a lui.

La Parola di Dio
Giona 3,1-5.10. Alla predicazione di Giona l’intera città di Ninive si converte e cambia vita, dal più importante al più piccolo. Lo stesso re abbandona il trono, si toglie il mantello, si veste di sacco anche lui e fa penitenza.
1 Corinzi 7,29-31. Il tempo è breve, dice Paolo agli abitanti di Corinto: passa la scena di questo mondo e dobbiamo dare importanza a ciò che è importante, vedere le cose in modo profondamente nuovo.
Marco 1,14-20. Inizia la lettura continua del vangelo di Marco, il vangelo più breve, quello che raccoglie i ricordi di Pietro, prigioniero a Roma. Gesù invita alla conversione, perché i tempi sono maturi e annuncia la venuta del regno di Dio. Poi chiama i primi apostoli a lasciare tutto e a seguirlo.

Riflettere…
o Marco comincia il suo vangelo con il battesimo di Giovanni, a cui si sottopone anche Gesù. Al battesimo, seguono le tentazioni nel deserto: 40 giorni di penitenza per prepararsi alla vita pubblica.
o Potremmo dire che il momento è drammatico: il Battista è stato arrestato. Gesù ne è certamente turbato, ma non cede alla paura e dà inizio alla sua predicazione.
o La parola di Gesù sin dall’inizio presenta il cuore del vangelo: « Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo ».
o A questo annuncio è legato strettamente il gesto della chiamata dei primi quattro apostoli. Gesù non è semplicemente un pensatore, ma porta con sé un progetto di vita che prevede delle esperienze nuove. Gli apostoli saranno i primi a ricevere la proposta di realizzarlo. Certo lo saranno in modo pieno dopo la Pentecoste, ma in qualche misura lo vivranno già negli anni della vita pubblica di Gesù.
o Si direbbe che Gesù sceglie il modo più difficile per presentare il vangelo: non lo fa con una dottrina proclamata in modo astratto, ma attraverso la vita di una piccola comunità, quella degli apostoli.
o All’invito di Gesù, gli apostoli rispondono « subito » e si mettono immediatamente al suo seguito. L’avverbio « subito » è caratteristico in Marco, che lo usa una quarantina di volte nel suo vangelo.
o La risposta positiva degli apostoli non è conseguenza della pesca miracolosa, come leggiamo nel vangelo di Luca. La decisione immediata in Marco è dovuta al fatto che quando Gesù chiama, proprio perché si tratta di Gesù, la risposta non può che essere positiva e pronta.
o Nel vangelo di Marco sono tralasciati tutti i particolari che possono motivare sia la scelta di Gesù, sia la risposta degli apostoli.
o Gesù non è scelto dai suoi discepoli, come facevano i rabbini del suo tempo: è lui che chiama e la sua è una parola forte e creatrice come quella di Dio, e pone questi uomini in una situazione totalmente nuova.
o Per questo chiunque nella chiesa chiamerà qualcuno per metterlo al servizio del vangelo, potrà farlo soltanto in forza della parola di Gesù.

… Attualizzare
* Siamo ancora al primo capitolo di Marco. Gesù inizia oggi la sua vita pubblica. Lo abbiamo già ricordato quindici giorni fa, raccontando il battesimo di Gesù. In quel momento Gesù cambia vita, esce allo scoperto, passa dai trent’anni di vita in famiglia all’attività pubblica e si dà alla predicazione itinerante.
* Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto e viene tentato, quindi dà inizio alla predicazione e sin dalle prime battute traccia il suo programma, che abbiamo già ricordato: « Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo ».
* « Regno di Dio è un’espressione giudaica per dire che Dio è il signore della storia e si è fatto storia; e cammina con l’uomo sino alla caduta definitiva dei veli del tempo » (mons. Enrico Masseroni).
* La storia ha un inizio nuovo con la comparsa sulla scena di Gesù. La costruzione del regno ci coinvolge tutti, arruola tutti, è una proposta rivolta a ogni categoria di persone, chiamate a dare un senso nuovo alla propria esistenza, a convertirsi verso questo progetto che Gesù comincia a proclamare.
* Nell’aria c’è già il clima dei giorni del carnevale, ma si direbbe che il messaggio di questa domenica abbia invece già un sapore quaresimale. È un invito urgente, che fa impallidire anche gli interessi più sacrosanti dell’uomo: il matrimonio, la famiglia, gli affari, la malattia, i piaceri di ogni giorno (cf la 2ª lettura).
* Gesù nella sua predicazione ha fatto soprattutto uso della parola, oltre che offrire un modello di vita con la sua persona e le sue scelte. Potremmo domandarci se oggi non si servirebbe anche dei mezzi di comunicazione sociale: internet, stampa, radio, televisione, cinema, come cerchiamo di fare noi, anche se non modeste iniziative.
* Sappiamo di certo che Gesù ha scelto un’altra strada. Non ha scritto nulla, e ha puntato tutto sulla testimonianza personale, sull’annuncio diretto, sul passaparola. Ha scelto di mostrare il regno di Dio già in qualche misura realizzato nella vita di una piccola comunità: il gruppo degli apostoli e dei discepoli, delle donne che lo seguono.
* Non per niente la prima comunità cristiana trasmetterà questo messaggio vissuto. « La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e godeva il favore di tutto il popolo ». Così il libro degli atti degli apostoli, che riferisce nello stesso tempo le prime parole pronunciate da Pietro dopo la Pentecoste, le stesse di Gesù: l’esortazione a « convertirsi e a farsi battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei peccati » (At 2,38).
* Sia il testo di Giona, che le parole di Gesù, fanno riferimento all’urgenza del messaggio che viene annunciato. « Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta », dice Giona. « Il tempo è compiuto », dice Gesù, dando al presente, a ogni giorno, un’importanza senza misura. La salvezza passa dall’oggi, da un impegno di conversione che non può essere rimandato.
* Gli abitanti di Ninive si convertono. Sono pagani, sono Assiri e nemici storici degli Ebrei, ma il libro didascalico di Giona li propone come esempio di ascolto immediato e radicale della parola di Dio. Lo stesso Giona si dirà deluso per la loro rapida conversione e si lamenterà con Dio, quasi per aver fatto brutta figura come profeta avendo annunciato castighi che poi non si sono realizzati.
* Quella della conversione è una proposta che la chiesa oggi fa a noi, e che passa attraverso una parola più autorevole di quella di Giona, che invita a prendere sul serio la vita, dal momento che con la venuta del Figlio di Dio che si fa parola, i tempi sono giunti alla loro pienezza e tutto deve assume un colore nuovo, una finalità nuova, un’urgenza nuova.
* Convertirsi non vuol dire recitare un atto di dolore o fare una confessione. A meno che non esprimano la volontà di collocarsi davvero dalla parte di Dio. Convertirsi vuol dire vedere e giudicare ogni cosa con gli occhi di Gesù, cambiare mentalità, sentire l’urgenza del momento presente (ancora la 2ª lettura), fare spazio a Gesù, accoglierlo, perché è lui il vangelo e la vita nuova.
* Ci si può convertire in un solo istante, come è capitato a Paolo, ma in generale questo avviene più lentamente. Per sant’Agostino è stato un cammino faticoso, anche se poi conserverà per tutta la vita la nostalgia del tempo perso. Lo stesso Paolo, prima di raggiungere Gerusalemme dopo la sua conversione e incontrare gli apostoli, è vissuto per tre anni in disparte in Arabia (Gal 1,15-18).
* Convertirsi vuol dire abbandonare qualcosa, come è capitato in modo radicale per gli apostoli, che abbandonano tutto ? le reti e la famiglia ? affascinati dalla parola di Gesù. La conversione non può comunque essere una scelta indolore, che ti lascia in fondo nella situazione di sempre. È una scelta che se parte da un momento di maggior entusiasmo e rapimento, di maggior consapevolezza che ti fa aprire gli occhi e ti porta alla resa gioiosa, rimane però l’impegno di una vita, perché non ci si converte una volta per tutte, ma è una scelta che va confermata ogni giorno.

Vidi una nuova nascita
Uno dei protagonisti del romanzo La croce e il pugnale di David Wilkerson, racconta. « Qualche tempo fa incontrai un serpente gigantesco. Era grasso otto centimetri e lungo più di un metro e venti, e se ne stava lì al sole, incutendo terrore. Ebbi paura e non osai muovermi per molto tempo, e poi d’un tratto, mentre lo osservavo, assistetti a un miracolo. Vidi una nuova nascita. Vidi quel vecchio serpente mutare la sua pelle e lasciarla lì al sole, trasformandosi in un nuovo essere, veramente bello ».

Fonte autorizzata

14 GENNAIO 2018 – 2A DOMENICA / TEMPO ORDINARIO – B | LETTURE – OMELIE

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14 GENNAIO 2018 – 2A DOMENICA / TEMPO ORDINARIO – B | LETTURE – OMELIE

2a Domenica – T. Ordinario

Per cominciare
Incominciando la vita pubblica, Gesù chiama alcuni a seguirlo. Così aveva fatto da secoli lo stesso Iahvè, che era entrato in dialogo e in confidenza con alcuni uomini speciali, per associarli ai suoi progetti e affidare loro una missione. È stato così con Abramo, Mosè, con Samuele e i profeti.

La Parola di Dio
1 Samuele 3,3b-10.19. È la famosa chiamata di Dio a Samuele, destinato a diventare profeta nel popolo di Israele. La voce di Dio era rara in quel tempo. Samuele riceve una chiamata personale e diventa ambasciatore di Dio.
1 Corinzi 6,13c-15a.17-20. Per cinque domeniche la chiesa ci invita a leggere alcuni brani tratti dalla lettera ai Corinzi. In quegli anni Corinto era una grande e sviluppata città greca, città evoluta, ma anche disinvolta e problematica nei suoi comportamenti morali.
Giovanni 1,35-42. Giovanni Battista indica Gesù ad Andrea e Giovanni, due dei suoi discepoli, e li invita a seguirlo. I due entrano in dialogo con Gesù e passano l’intera giornata con lui. Giovanni ricorderà persino l’ora di questo primo incontro.

Riflettere…
o Il brano di Samuele è molto noto ed è uno dei più presentati ai ragazzi a catechismo. Samuele è un po’ il modello per ogni ragazzo ben fatto, pronto e disponibile.
o Samuele è figlio di Anna, ed è nato per intervento di Dio. Si manifesta sin da subito un ragazzo docile e obbediente e sarà un profeta che vivrà interamente a servizio di ciò per cui Iahvè lo ha scelto.
o Samuele diventerà il primo profeta dell’antico testamento e durante la sua vita si aprirà una nuova storia del popolo di Israele. Con Saul, il primo re, che verrà indicato e consacrato da Samuele, passerà dall’essere una popolazione tribale a una monarchia.
o La chiamata di Samuele è singolare, in qualche modo è paradigmatica di ogni chiamata. Iahvè gli si fa vicino e gli confida ciò che in un certo senso lo angustia e che Samuele sarà invitato a riparare: la gestione religiosa di Eli e il cattivo comportamento dei suoi figli. Quella di Samuele è chiaramente una chiamata per un compito, una missione.
o Nel brano del vangelo due dei futuri apostoli si incontrano per la prima volta con Gesù. Gli chiedono: « Dove dimori? ». La domanda fa pensare al desiderio di conoscerlo meglio, ma forse anche al bisogno di essere rassicurati, prima di passare dalla sequela di Giovanni Battista a quella con Gesù. Vogliono rendersi conto di persona, avere una conoscenza diretta di questo nuovo maestro a cui il Battista li indirizza. Giovanni potrà scrivere a distanza di anni: « Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi » (1Gv 1,1-3).
o È singolare che il Battista qualifichi Gesù come « Agnello di Dio ». È una caratteristica che Isaia ha attribuito molti secoli prima al messia, ma l’agnello è un animale mite, mentre il Battista presenta altrove il messia come un giudice severissimo.
? Quella del vangelo di questa domenica non è ancora la chiamata degli apostoli, ma è già l’inizio di una sequela. Gli apostoli appaiono disponibili e interessati. C’è curiosità attorno a Gesù. Ben presto li inviterà a lasciare tutto per stare con lui.
o Chiamata, sequela, vita di comunità e missione saranno le caratteristiche principali della vita cristiana. Tutto ciò si ricava già dal racconto di Giovanni: c’è la freschezza di un incontro, c’è il clima che si respira quando ci si incontra con Gesù.
o Essi si confidano con i loro amici. Il vangelo racconta di Andrea che parla di Gesù al fratello Simone. Erano pescatori. Andrea lo presenterà a sua volta a Gesù, che gli cambierà il nome in Pietro, per indicare la nuova vita a cui viene chiamato.

… Attualizzare
* Anche oggi, come al tempo di Samuele e di Gesù, gli uomini sono chiamati da Dio. Ogni battezzato è chiamato, può e deve rispondere all’invito di Dio. Ha scritto un giovane a un periodico cattolico: « Da quando ho capito che Dio esiste, ho anche capito e deciso che l’unica cosa che potevo fare era vivere per lui ». E non stupisce che chiunque abbia fatto questa esperienza forte, ne ricordi spesso anche il momento preciso, il giorno, l’ora.
* Dio chiama certamente, anche se in modo misterioso, ma troppo spesso non siamo capaci di ascoltare, di cogliere l’istante che passa. Soprattutto perché la sua chiamata ci raggiunge per vie normali, ordinarie: l’incontro con una persona, con il proprio parroco, la lettura di un passo del vangelo o di un libro, la partecipazione a un incontro religioso, un momento di preghiera più sentita e personale.
* Non dobbiamo aspettarci un angelo dal cielo, un intervento straordinario come per Paolo, perché Dio ciò che voleva dirci ce l’ha detto. Si trova nella parola di Dio, nella comunità ecclesiale che continua a parlare di lui.
* Chi chiama è il Cristo, atteso dagli ebrei, annunciato dai profeti e dal Battista. La sua è una personalità affascinante e non passa mai inosservata. Con lui dobbiamo tutti confrontarci. È sconvolgente per il suo modo di vivere, per le parole che dice: penetrano in noi e ci toccano profondamente.
* Chi è chiamato è l’uomo, un uomo concreto, un uomo in costruzione, carico di limiti, e magari dei peccati personali e di quelli dell’umanità. È una chiamata prima di tutto a una vita nuova. L’uomo e la donna che si incontrano con Gesù si costruiscono una nuova identità riformulata su di lui: un nuovo modo di pensare, di giudicare, di vivere.
* La seconda lettura è sintomatica al riguardo: anche una cosa così profondamente radicata nell’uomo come la sessualità è investita dalla prospettiva cristiana. Il cristiano fa uso della sessualità secondo Dio e i fini posti da lui.
* Oggi sotto questo aspetto, sia a livello sociale che personale, c’è molta confusione, molto disorientamento, fino a non capire più che cos’è peccato. Nessuno vuole seminare sensi di colpa, ritornando a modi di pensare antichi e forse superati, ma il problema di mantenersi corretti e liberi anche sotto questo aspetto, è importante. Paolo ricorda ai Corinzi, abitanti di una delle città greche più evolute e libertine, a non peccare contro il proprio corpo e a glorificare in questo modo Dio.
aCristo chiama l’uomo, chiama noi, ma non per metterci in una campana di vetro, bensì per inviarci ai fratelli e fare nostra la sua missione. Il passaparola tra Andrea, Giovanni, Pietro e gli altri è stato immediato.
* La nostra risposta tocca il fondo di noi stessi, non è un invito superficiale. È infatti proprio questo essere cristiani: esserci incontrati con lui, aver « dimorato » con lui: o è questo o non è niente. È stato detto durante un convegno lombardo su « Educare i giovani alla fede »: « Se volessimo interrogare i discepoli chiedendo: « Cercate di descriverci l’esperienza che si è mossa dentro di voi », penso che insisterebbero sull’esperienza dell’andare un po’ fuori di sé, un po’ fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno. « Prima avevamo una certa stima di Gesù ed eravamo anche un po’ curiosi, adesso siamo con lui, dalla sua parte, sentiamo di volergli bene, sentiamo che il nostro cuore è stato preso »".
* È questo che è capitato ai discepoli di Èmmaus. Delusi dalla fine tragica di Gesù, hanno abbandonano la comunità e Gerusalemme. Ma Gesù li incontra, parla a loro ed essi diranno: « Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le scritture? » (Lc 24,32).
* In troppi casi invece il nostro essere cristiani si riduce a una pratica tradizionale religiosa senza troppo fondamento, a una forma di sicurezza, una specie di parafulmine, che non morde la vita e non ci cambia dentro. Non diventa preghiera, ricerca, amore e servizio, non ci fa missionari.
aÈ normale in questa domenica riflettere sulla vocazione. Vocazione alla vita cristiana, come abbiamo fatto finora, ma anche a quella vocazione speciale che è la chiamata a seguire Gesù nella vita religiosa o nel sacerdozio.
* Quando la parrocchia pensa a quali giovani e ragazze possano collaborare più da vicino, magari mettendosi al servizio della chiesa 24 ore su 24, quasi sempre punta su quelli più aperti e simpatici, oppure ai leader del gruppo, ai più generosi, a chi è più fedele e prega di più. In sostanza si dà fiducia a chi pare già predisposto e forse è di buon carattere. A considerare la storia di molte « chiamate », anche di quelle che hanno avuto risonanza nella chiesa (pensiamo a Paolo, da persecutore dei cristiani ad apostolo; al pescatore Pietro), ci si imbatte però in molte sorprese. Dio appare sovranamente libero. Anche l’ultimo arrivato, anche quel tipo così « tranquillo » può diventare un prezioso strumento di animazione e può essere « chiamato ».
* Ricordiamo infine che ai primi due discepoli, Giacomo e Giovanni, che chiedono un incontro con lui, Gesù risponde: « Venite e vedrete » (Gv 1,39). Se qualcuno ci chiedesse oggi un incontro con lui, dovremmo mostrargli la nostra comunità cristiana, la parrocchia: « Guardate la nostra comunità, è questa la casa in cui i cristiani abitano… ».

Ho deciso: voglio buttarci l’anima
Luca: « Mi sono reso conto che non basta gridare qualche slogan e sfogare la mia rabbia. È necessario buttarci dentro l’anima, la vita intera, la testa e il cuore… Allora ho deciso: divento prete! Ho smesso di gridare al mondo di cambiare; ho iniziato a cambiare me stesso. Ho piantato tutto e a 18 anni sono entrato in seminario. Da allora non ho smesso mai di ricevere la possibilità di fare grandi esperienze: sono stato al Cottolengo per un mese di servizio; ho vissuto tre anni in una comunità di giovani che, come me, desiderano diventare preti; sono stato in Africa tra la bellissima gente del Malawi; ho incontrato centinaia di giovani che… vorrebbero volare e tanti altri che non sanno nemmeno camminare. Non smetterò mai di gridare il mio grazie! Fra quattro anni sarò prete. Solo con la vita giocata veramente, si può cambiare il mondo. Non tutti devono diventare preti, certo, ma tutti devono aspirare a cose grandi, e sui grandi ideali perdere la vita ».

Luigi e Zelia Martin: vocazione al matrimonio
Nel secolo scorso un ragazzo ventenne, di nome Luigi Martin. si presentò al convento Grand Saint Bernard nelle Alpi francesi. Chiese al superiore di entrare nella congregazione. Il superiore, dopo aver conosciuto meglio il carattere e le capacità del ragazzo, disse: « Dovresti scegliere un’altra strada nella vita ». Qualche anno più tardi, sempre in Francia, una giovane di nome Zelia Maria Guérin venne al convento delle Suore della Carità e chiese di poter entrare nella congregazione. Dopo un lungo colloquio la superiora. anche se aveva di fronte una ragazza buona e religiosa, le diede una risposta negativa: « II tuo posto non è qui. La tua vocazione è quella di mettere su una buona famiglia cristiana ».
Passò qualche anno. Luigi, che non era stato ammesso alla congregazione, conobbe Zelia Maria, s’innamorò di lei e la sposò. Ebbero cinque figlie che educarono con cura. Tutte e cinque divennero brave suore, e una anche santa: Teresina di Gesù Bambino. Anche Luigi e Zelia Maria sono stati proclamati « beati » il 19 ottobre 2008 da Benedetto XVI.

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

7 GENNAIO 2018 – BATTESIMO DI GESÙ – B | LETTURE – OMELIE

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7 GENNAIO 2018 – BATTESIMO DI GESÙ – B | LETTURE – OMELIE

Battesimo di Gesù – Anno B

Per cominciare
L’incarnazione di Gesù non finisce di sorprenderci. Gesù che riceve il battesimo di Giovanni e si mescola con i peccatori, scandalizza chi lo aspettava diverso, soprattutto chi non si è rassegnato a vederlo uomo apparentemente come gli altri, anzi indifeso, umanissimo, sconfitto. Gesù inaugura oggi il battesimo cristiano e ci induce a riflettere sul nostro battesimo.

La Parola di Dio
Isaia 55,1-11. Dio è fedele alle sue promesse e si realizzano. Per questo l’esilio è finito e gli ebrei tornano a Gerusalemme; per questo il trono di Davide avrà un periodo di nuova gloria. Ma l’empio abbandoni i suoi cattivi propositi e ritorni al Signore.
1 Giovanni 5,1-9. In questa seconda breve lettura, l’apostolo Giovanni ricorda alcune verità importanti: l’amore per i fratelli, l’osservanza dei comandamenti come segno del nostro essere figli in Gesù, la nostra vittoria sul mondo grazie a Gesù che ci ha salvati con il suo battesimo e con la sua morte in croce (con acqua e sangue).
Marco 1,7-11. È la forma più breve del racconto del battesimo di Gesù. Giovanni preannuncia il messia e lo battezza mentre i cieli si aprono e si sente la voce del Padre che riconosce in Gesù il « Figlio amato », chiamato a compiere la missione per cui lo ha mandato.

Riflettere…
o « Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio », così comincia il vangelo di Marco, che salta in questo modo i circa trent’anni di vita che intercorrono tra la nascita di Gesù e l’inizio della sua vita pubblica. Lo abbiamo appena festeggiato bambino una quindicina di giorni fa, lo abbiamo visto circondato dai pastori, in braccio alla madre, visitato nel giorno dell’Epifania dai magi, straordinari « cercatori di Dio », e ora quasi d’improvviso ci troviamo davanti a un uomo di circa trent’anni, saltando d’un balzo tutti i suoi anni giovanili.
o Di fatto gli apostoli e gli evangelisti cominciarono a trasmettere e a scrivere subito per primi i racconti della passione, morte e risurrezione di Gesù e solo dopo hanno cercato di scavare almeno un poco negli anni precedenti della sua vita. Presentarono soprattutto la sua predicazione e i suoi insegnamenti, di cui erano stati spettatori e testimoni. Con Luca e Matteo troviamo anche qualche notizia sulla sua nascita e sulla sua infanzia.
o Ma il racconto del battesimo di Gesù è presente in tutti e quattro gli evangelisti, ed è citato dallo stesso Pietro negli Atti (10,37-38). Il battesimo di Gesù è un episodio molto amato sin dall’antichità e immortalato in molti mosaici e celebri dipinti.
o Vediamo Gesù in fila con i peccatori, come se si trovasse in coda davanti a un confessionale. È il messia e il Battista lo ha presentato e ha invitato ad attenderlo. Ma Gesù non è lì per fare da spettatore, o per farsi battere le mani, e nemmeno per farsi giudice. Lui è senza peccato, ma entra nell’acqua e riceve anche lui il battesimo di penitenza. Lo fa per umiltà e per dirci che ognuno di noi prima di ogni cosa nell’organizzare la sua vita deve cancellare il suo peccato e cambiare vita.
o Gesù riceve il battesimo di Giovanni e si inserisce pienamente nel popolo. Il suo è un atto di abbassamento, così come è stata la sua incarnazione, la nascita a Betlemme nel nascondimento e nella povertà: è in questo modo che ha assunto intera la nostra umanità.
o Ma con il battessimo Gesù offre una prima manifestazione di sé agli altri. In linea con l’Epifania e con le nozze di Cana. È la sua « investitura », la presa di coscienza della sua figliolanza divina: Gesù è il figlio « l’amato », su cui Dio ha posto il suo compiacimento.
o Gesù esce oggi dalla lunga e misteriosa vita privata, per entrare nella vita pubblica: è per lui l’inizio della raggiunta maturità, la sua prima uscita allo scoperto, l’inizio della responsabilità e della predicazione.
o La sua missione inizia sotto l’impulso dello Spirito Santo. Lo Spirito presente all’inizio della creazione, che ha fecondato il ventre di Maria rendendola Madre di Dio, scende ora su Gesù: è la sua Pentecoste, l’inizio di una esperienza di vita sorprendentemente nuova.
o Gesù inaugura anche il nuovo battesimo nello Spirito Santo e fuoco. Gesù santifica le acque, quelle del nostro battesimo: « Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio » (Gv 3,5).

… Attualizzare
* Nel film Il Messia di Rossellini è singolare una delle prime sequenze. La macchina da presa spazia presso l’ansa di un fiume, si abbassa e si posa su un gruppo indistinto. L’obiettivo mette a fuoco lentamente le persone, un volto dopo l’altro, poi si posa su uno di loro, uno dei tanti, Gesù. Anche lui è lì, in atto di penitenza, per ricevere il battesimo di Giovanni.
* È ormai un uomo fatto Gesù. Finora ha santificato per trent’anni la vita quotidiana, condividendo l’esperienza di tutti, il quotidiano apparentemente normale della gente di Galilea. In questo modo ci assicura che ogni vita, accolta con fede dalle mani di Dio e vissuta con motivazioni profonde, in piena solidarietà con gli altri, acquista un senso pieno.
* Gesù conserva tutte le caratteristiche della gente del suo paese. Ne I Giardini dell’Eden il regista Alatri immagina un Gesù viaggiatore alla ricerca di esperienze religiose esoteriche, ascetiche, da iniziati. Ma è molto probabile che non abbia mai avuto l’occasione di spingersi fuori dai confini della sua regione. Nei paesi vicini forse c’è andato con papà Giuseppe per il suo mestiere di fabbro. Gesù è originario di Nazaret di Galilea (Mc 1, 9), a quel tempo poco più di un villaggio. Tutti si conoscono fin da bambini tra quelle case dove non avviene mai niente di straordinario.
* Ma Gesù, giunto ai trent’anni, dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni, cambia radicalmente vita, si presenta in piena libertà e autorità, provoca tra i suoi compaesani sorpresa, scandalo e indignazione (Lc 4, 14 30). Dimostra di avere una conoscenza profonda delle persone e della storia, di conoscere le grandi culture del suo tempo. Alla sua età non ha ancora messo su famiglia, sceglie invece di darsi alla vita itinerante, attirando l’attenzione delle folle. E il suo modo di agire suscita reazioni divergenti. « C’è gioia per le aperture che offre, ma genera anche confusione. Per alcuni provoca addirittura scandalo perché non ha peli sulla lingua e perché si muove in ambienti ritenuti poco raccomandabili dalla gente osservante del suo tempo » (Cees J. Den Heyer).
* Gesù è il figlio prediletto del Padre, è il volto di Dio fatto uomo, ed è venuto ad annunciare a tutti l’amore di Dio: questa è la sua missione, questo è il contenuto della sua predicazione, questo dirà durante gli anni della vita pubblica con le parole e con la sua vita. aNon si può vivere questa giornata senza pensare concretamente a quello che è stato il nostro battesimo e a quello che viene amministrato nelle nostre comunità. Il nostro battesimo è stato un atto di accoglienza, di amore, di predilezione di Dio e della chiesa. Eravamo bambini inconsapevoli, ma questo non rende il nostro battesimo meno vero.
* Potremmo dire che è stato una specie di « pacco dono », che però poi molti non si preoccupano di aprire. Si tratta invece ora di vivere da adulti un sacramento che porta in sé un cammino di impegno, di morte-vita al seguito di Gesù. Cammino faticoso: lo è stato per Gesù che pure non aveva peccato. Ma è anche l’assunzione di una missione: la stessa di Gesù, il grande comunicatore del Padre, il vangelo fatto uomo.
* Il battesimo non è solo un rito di accoglienza da parte della chiesa o un gesto sociale legato a tradizioni popolari. Non è nemmeno soltanto la festa della vita, il dire grazie a Dio per il dono di una nuova nascita. Il battesimo è una condizione di vita: è un rinnovarsi profondamente, convertirsi, assumere su di sé una missione.
* Gesù riceve il battesimo di Giovanni Battista, un gesto penitenziale per partecipare alla condizione di ogni uomo del suo tempo. quasi a dirci che il nostro itinerario di conversione incomincia quando sappiamo calarci nelle povertà altrui con tutto il peso di colpe, di sofferenze, di miserie che ci portiamo dentro. È per questo che lo Spirito scende su Gesù e il Padre si compiace di lui.
* Se il battesimo di Gesù è stato l’ingresso ufficiale nella vita pubblica, dopo il nostro battesimo non poteva avvenire nulla di tutto questo. Per questo motivo compito di ogni famiglia e di ogni comunità è quello di far percorrere a ogni bambino battezzato un cammino catecumenale post-battesimale, in modo che possa appropriarsi in modo cosciente di ciò che è avvenuto in lui per puro dono di Dio e della comunità cristiana.
* Man mano che un bambino cresce e prende coscienza della propria identità cristiana dovrebbe assumerne anche gli impegni, quelli stessi vissuti da Gesù: l’amore vissuto, la bontà del Padre, la predicazione e la costruzione del regno di Dio, l’attenzione agli ultimi e agli svantaggiati della società.
* Molti genitori, anche in situazioni famigliari irregolari, chiedono il battesimo per i figli. Lo fanno per tradizione, qualcuno per non far mancare proprio nulla ai loro figli, per avere una « benedizione », per festeggiare la nuova nascita. Sono abbastanza rare le famiglie consapevoli del significato del battesimo e non mancano i parroci che si accontentano di poco per « non spezzare una canna incrinata », per « non spegnere uno stoppino dalla fiamma smorta » (Is 42,3). Gli stessi vescovi francesi, già parecchi anni fa, posti di fronte al problema del battesimo dei bambini, hanno concluso che è difficile capire e valutare appieno la fede di questi genitori e scelsero di non rifiutare la loro richiesta.
* Non sarà inutile ricordare che l’attuale rito del battesimo prevede che per ben tre volte i genitori esprimano pubblicamente il compito di assumersi in prima persona la crescita nella fede del loro bambino. Sin dall’inizio sono loro che chiedono il battesimo del figlio, poi il ministro dice: « Voi vi impegnate a educarli nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, imparino ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? ». Infine si rivolge ancora a loro dicendo: « Cari genitori, padrino e madrina… a voi il compito di educarlo nella fede, perché la vita divina che riceve in dono sia preservata dal peccato e cresca di giorno in giorno. Se dunque, in forza della vostra fede, siete pronti ad assumervi questo impegno, memori delle promesse del vostro battesimo, rinunciate al peccato, e fate la vostra professione di fede in Cristo Gesù: è la fede della chiesa nella quale il vostro figlio viene battezzato ».
* Se si battezza male, non si evangelizza. E se vogliamo essere missionari e far crescere la chiesa, si deve battezzare meglio. Il battesimo di Gesù gli ha cambiato vita: anche i nostri battesimi dovrebbero lasciare un segno, con il tempo nei bambini, subito nella loro famiglia.

È lo Spirito che dà la vita
« Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo è nel passato, l’evangelo è lettera morta, la chiesa una semplice organizzazione, l’autorità una dominazione, la missione è propaganda, il culto una evocazione e l’agire cristiano una morale da schiavi. Ma in lui… Cristo risorto è qui, l’evangelo è potenza di vita, la chiesa vuol dire comunione trinitaria, l’autorità è un servizio liberatore, la missione è una Pentecoste, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano è deificato » (Ignazios Hazim, patriarca ortodosso di Antiochia).

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO B – OMELIA

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6 gennaio 2018 – Epifania di Gesù | Letture – Omelie

EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO B – OMELIA

Per cominciare
Tutti i popoli sono chiamati alla salvezza: è questo il messaggio dell’Epifania. Mentre il Natale ricorda che la nascita del Figlio di Dio è avvenuta nel nascondimento, l’Epifania è il suo manifestarsi pieno a tutti i popoli, rappresentati dai magi, che, guidati da una misteriosa stella, giungono da lontano per adorarlo e gli offrono doni regali.
La Parola di Dio
Isaia 60,1-6. Gerusalemme è al centro del capitolo 60 del terzo Isaia, un lungo brano dall’andamento fortemente poetico e immaginifico. Su Gerusalemme brilla una grande luce e la città diventa un faro per tutti i popoli. È un messaggio universale che investe la « città della pace » (questo è il significato della parola Gerusalemme).
Efesini 3,2-3a.5-6. l’apostolo Paolo dichiara di avere ricevuto la missione di annunciare il vangelo ai popoli pagani. E invita gli Efesini ad accogliere questo mistero di salvezza, a riconoscere che il messaggio di Gesù non è destinato solo agli ebrei, ma anche ai « gentili », chiamati a formare un unico popolo, a diventare eredi delle stesse promesse.
Matteo 2,1-12. Questo brano di Matteo ha tutto l’andamento del racconto fiabesco e suggestivo, ma il messaggio che l’evangelista intende trasmettere è profondamente teologico ed è quello che svilupperà in tutto il suo vangelo: mentre i Giudei (Erode e i maestri della legge) si turbano e non si aprono alla venuta del messia, questi stranieri vengono da lontano per adorarlo.
Riflettere…
o L’Epifania non è una festa di serie b, quasi un formato mignon del Natale. Anzi, per gli ortodossi è questo il vero Natale, nel senso che viene celebrato oggi il pieno riconoscimento (epifaneia, manifestazione) della figliolanza divina di Gesù nel suo battesimo. Per questo, anche a 24 gradi sotto zero, qualcuno di loro oggi festeggia questo giorno entrando nelle acque di un fiume.
o Nell’Epifania viene affermata in modo esplicito la divinità di Gesù, nascosta dal Natale di Betlemme. Là sono i pastori a festeggiare la nascita di Gesù e tutto appare profondamente umano. Qui sono i magi venuti da lontano e riconoscono la sua regalità, anzi la sua divinità: si prostrano davanti al bambino e lo adorano.
o Matteo costruisce la sua cronaca in modo volutamente polemico. Scrive per la chiesa primitiva, fatta di ebrei, e dice loro apertamente che sin dalla nascita Gesù ha conosciuto il rifiuto e l’opposizione dei capi del popolo e dei maestri della legge, i quali, scrutando le Scritture per conto di Erode, sanno perfettamente chi è colui che deve nascere e dove deve nascere, ma non si muovono, restano turbati, anzi, cercano di sbarazzarsi di lui. Mentre questi pagani venuti da lontano, senza conoscere le Scritture, ma solo guidati dalla luce incerta di una stella, raggiungono il messia e lo adorano, portandogli doni simbolici che sottolineano la sua regalità, la divinità, la sua umanità.
o Anzitutto i segni misteriosi nel cielo. Al tempo di Gesù l’astrologia era diffusa e considerata. Qualcuno avrebbe scoperto che in quegli anni ci sarebbe stata una congiunzione di Giove, l’astro del sovrano dell’universo con Saturno, l’astro della Siria (degli ebrei) nella costellazione dei pesci (che diceva relazione con gli ultimi tempi). Se così fosse, i magi, che probabilmente erano astrologi, sarebbero stati spinti da questi fenomeni celesti ad andare in Palestina pensando che in quel tempo sarebbe nato il sovrano della fine dei tempi. Poi lungo i secoli si arrivò a dire che i magi erano tre (per i doni che hanno offerto) e addirittura se ne inventarono i nomi: Baldassarre, Gaspare e Melchiorre.
o Ma questi sono ragionamenti non troppo scientifici. E nascono da un certo fondamentalismo biblico, che vuol prendere il vangelo alla lettera, senza coglierne il significato prevalente, che è quello teologico.
o Il messaggio è questo, ed è quello a cui l’evangelista Matteo è più sensibile, e che ricalca ciò che anche Giovanni ha scritto nel prologo del suo vangelo: i maestri della legge rispondono alle domande dei magi e sanno che quello è il tempo della nascita del messia a Betlemme. Ma non si muovono, lo rifiutano, ne hanno paura, anzi Erode cercherà di ucciderlo. « Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto », dice Giovanni. Gerusalemme « uccide i profeti » (Lc 13,34), dice Gesù.
o Invece i magi, che sono pagani e vengono da lontano, lo riconoscono, lo adorano e gli offrono oro, incenso e mirra, tre doni simbolici e regali. È un messaggio universale il loro, perché essi rappresentano tutti i popoli della terra e la chiamata dei pagani alla salvezza, così come hanno scritto i profeti e come realizzerà in modo particolare l’apostolo Paolo (seconda lettura).
… Attualizzare
* La tradizione vuole che i magi fossero degli astronomi o degli astrologi, ambedue di grande attualità. « Se gli uomini vivessero il vangelo, non ci sarebbe bisogno di me », diceva madame Soleil, un’astrologa francese da 5.000 lettere al giorno. Molti non ci credono, per molti è solo un gioco, ma questo tipo di esigenza così diffusa indica che manca qualcosa…
* L’astronomia è indubbiamente una cosa più seria. Una recente notizia pubblicata dalla rivista scientifica Nature, riferisce che nell’universo ci sono cento miliardi di galassie, ognuna formata da cento-mille miliardi di stelle (10 elevato 23, cioè centomila miliardi di miliardi di stelle). Dati impressionanti, che fanno pensare immediatamente alla mente sublime che ha progettato l’universo. Ma che, in questo caso, ci ricordano che i magi nel racconto di Matteo sono guidati da una di queste misteriose stelle.
* Matteo vede nell’episodio il realizzarsi delle profezie. In questo caso quella di Balaam: « Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele » (Num 24,17). I magi si fidano di quel debole segnale, affrontano un viaggio insicuro, scomodo, faticoso. Simboleggiano la ricerca di Dio a cui è chiamato ogni uomo. Lo ricercano alla corte di Erode, lo trovano in una povera capanna. Chi sente l’esigenza di trovare Dio, si mette alla ricerca delle sue tracce ovunque possano trovarsi. Blaise Pascal diceva: « Dio si fa conoscere a coloro che lo cercano ». I segni sono a volte incerti, perché il mistero di Dio non può essere accolto più di tanto, ma sono sufficienti per illuminarci la strada e procurarci la gioia di vivere.
* Aperti al nuovo e alla ricerca religiosa, i magi rappresentano quegli uomini di buona volontà che non hanno ancora scoperto Gesù, a cui la parola di salvezza non è ancora arrivata. Un giovane dice: « Ho scoperto Dio a 28 anni: ritengo gli anni che ho vissuto finora come inutili e sprecati ». Alla vista della stella i magi « provarono una gioia grandissima ».
* Oggi è la vera giornata missionaria. L’evangelista Matteo ha certamente presente anche la profezia di Isaia (prima lettura) che vede Gerusalemme investita da una luce destinata a illuminare tutti i popoli della terra. È Gesù la nuova e definitiva Gerusalemme, destinata a portare un messaggio di pace e di salvezza a tutte le genti. Come l’apostolo Paolo, ogni cristiano deve sentirsi mandato ai lontani. Spesso sono proprio quelli che non hanno mai sentito parlare del vero Dio e non ne sono sazi, che vivono in una società post-cristiana, a sentire maggiormente la gioia di lasciarsi investire dalla luce che si sprigiona dal vangelo.
Annunciare la « bella notizia » ai cristiani
« Per la prima volta forse nella storia degli uomini, noi viviamo in un universo dove Dio non sembra avere più posto. La fede è relegata nello stretto dominio della vita privata e numerosi nostri contemporanei credono di poter vivere senza Dio. Una volta l’esistenza di Dio faceva parte delle evidenze comuni. Oggi la situazione non è più la stessa e la proclamazione della fede deve prendere altri cammini. Inoltre è molto diverso annunciare il vangelo a persone che credono in Dio senza conoscere Cristo e a delle persone che sono state cristiane e ora non lo sono più » (card. Godfried Danneels).
L’amore e il servizio avvicinano a Dio
Le leggende sui magi sono fiorite in ogni epoca. Racconti per i bambini, ma che piacciono anche ai grandi. Una dice che Baldassarre, Gaspare e Melchiorre hanno perso di vista la stella. E mentre Baldassarre e Melchiorre si mettono a discutere e a ricercare, a consultare le carte e a scrutare il cielo, Gaspare pensa agli animali che li hanno portati fin lì e che sono assetati. Prende un secchio e comincia a dare da bere ai cammelli. Ma mentre riempie per l’ennesima volta il secchio, si accorge che sullo specchio dell’acqua compare la stella. Il racconto è ricco di suggestioni. Ci dice in sostanza che l’amore e il servizio rendono più facile il ritrovamento delle tracce che conducono a Dio.

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA:

1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

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1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

Maria, Madre di Dio – Anno B

Per cominciare
Un anno nuovo che si apre nel nome di Gesù e di sua madre Maria. Si sa che il calendario è una convenzione sociale, ma il primo gennaio è un giorno carico di simboli. « Anno nuovo, vita nuova », si dice, e c’è in molti di noi il desiderio di ripartire bene.

La Parola di Dio
Numeri 6,22-27. Un’antichissima benedizione sacerdotale risalente al tempo di Mosè ci ricorda che Dio è sempre al nostro fianco, dalla nostra parte. Se lasciamo entrare in noi il suo nome, egli benedice i nostri giorni.
Galati 4,4-7. Nella pienezza del tempo, Gesù si fa uomo, entra in un popolo, nasce da donna, si sottomette alla legge per fare di noi degli uomini liberi, dei figli di Dio.
Luca 2,16-21. Il testo ci riporta all’atmosfera del Natale. Ci avviciniamo ancora alla grotta, ci mettiamo in fila anche noi, con i pastori, con i magi… L’obiettivo è su Gesù, su Maria, sulla famiglia di Nazaret.

Riflettere e Attualizzare
o Abbiamo appena concluso un anno e diamo inizio a un anno nuovo. Un grande settimanale che ogni anno dedica la copertina al personaggio dell’anno, ha pubblicato anche una specie di barzelletta, in cui un vecchio con la barba lunga, pieno di acciacchi e di ferite, se ne va con la scritta dell’anno che finisce, e ne arriva un altro, non un bambino, ma un vecchio come lui, ma più piccolo, con la scritta « anno nuovo ». Come a dire: niente di nuovo.
o Anche un buontempone diceva: « Guardo il mio cane: per lui oggi è un giorno come gli altri… ». Ma non è così. Il tempo, le situazioni, i fatti non si ripetono mai gli stessi, tali e quali. Il tempo non si ripropone. Ogni istante della nostra vita ha sempre un sapore di eternità. Quando è passato è consegnato all’eterno e non ritorna. Il tempo non è ciclico. Questo ci dice l’importanza senza misura di ciò che viviamo. Di ogni giorno.
o Iniziamo un anno con il cuore pieno di speranza. Un anno che è nelle nostre mani, che ci viene offerto come opportunità, come un’occasione per fare qualcosa di buono, qualcosa di speciale. Un detto popolare dice che « il tempo è denaro ». In realtà è molto, molto di più.
o È tempo di bilanci, di revisioni, di richiesta di perdono e di ringraziamento. Dio benedice e fa vivere tutte le cose e le fa esistere, le mantiene in vita. Dà a ogni creatura il necessario per vivere ed essere felice. Il primo grazie che dobbiamo dire è il nostro « sì » alla vita, all’esistenza: grazie perché ci siamo.
o « Il Signora faccia risplendere per te il suo volto »: è la benedizione di Dio sull’anno nuovo. Noi la chiediamo, l’imploriamo. Oggi in qualche modo è anche la festa del Padre, fonte di ogni bene, di tutto ciò che esiste e causa finale di ogni cosa.
o Nel nuovo anno molte cose dipenderanno da noi, bisogna tenerci pronti ad affrontarle con fede e con coraggio. Avvenimenti quotidiani che conosciamo già e che possiamo prevedere. Con quale spirito li vivremo? Il rischio è di affrontarli in modo ripetitivo e stanco. Altre cose saranno impreviste e non dipenderanno da noi: ci mettiamo nelle mani di Dio, vogliamo tenerci pronti, renderci forti, robusti, prendere sul serio la vita e le giornate che ci aspettano. Decidiamo di viverle e alla presenza di Dio. Riempiendo di amore i giorni che il Signore del tempo ci dona.
o Al figlio di Maria e Giuseppe, al Figlio di Dio, viene dato ufficialmente il nome di Gesù. Nell’antico testamento Dio si rifiuta di dire il suo nome. Presso gli antichi ebrei chi conosce il nome di una persona in qualche modo la possiede. Con Mosè però Dio si rivela come « Colui che è », come « Colui che è vicino e libera ».
o In Gesù (il nome deriva dalla radice ebraica jasha’, che significa « salvare ») il nome di Dio si fa pienamente umano. Gesù assumendo un nome e accettando il rito della circoncisione entra giuridicamente in un popolo. In Giuseppe è discendente di Davide, fa parte di una famiglia concreta, vivrà tra la gente della piccola cittadina Nazaret.
o Gesù rivela esplicitamente il nome di Dio e dice che è Padre, anzi, che è « papà », come lo chiama affettuosamente lui. Padre rimanda al primo significato: il salvatore, colui che c’è, che ti è vicino e non ti lascia in difficoltà.
o Iniziamo l’anno nuovo nel segno della pace: un augurio di felicità e serenità che timbra ogni foglio del nuovo calendario. La pace è un bene immenso, non solo assenza di guerra, ma benessere totale, fraternità, rispetto per il mondo e la natura. Eppure nel mondo nel secolo scorso ci sono state almeno 150 grandi guerre e milioni di morti.
o « Se un uomo selvaggio ha in mano una pietra, può fare del male al prossimo; ma se l’uomo – restando selvaggio – ha in mano una bomba atomica, io non so più a quali conseguenze possa andare incontro », ha detto Albert Einstein.
o Meditiamo dunque oggi sul valore della pace. Una pace che è tutta da costruire. « Vi lascio la pace, vi do la mia pace », dice Gesù (Gv 14,27). Ma il regno di Dio predicato da Gesù è ancora un obiettivo, un ideale da raggiungere.
o L’uomo di pace non è un debole, un « pacifico » – una persona in poltrona – ma un uomo forte e attivo, scomodo, dinamico. La pace non nasce dalla violenza, ma neanche dalla rinuncia al sacrificio, alla lotta, all’impegno: è frutto di coraggio.
o La piccola pace prepara la grande pace. Pace in famiglia, sul lavoro, a scuola: si impara nel piccolo a diventare operatori di pace. Una piccola goccia può diventare oceano. Ci dobbiamo sentire coinvolti da ciò che avviene attorno a noi. Assumerci la nostra fetta di responsabilità.
o La pace nasce da noi stessi, dalla nostra buona coscienza. Qualcuno è in lotta con se stesso, ha un fuoco dentro che non lo lascia sereno. « La pace sulla terra si prepara nella misura in cui ciascuno osa domandarsi: sono disposto a cercare una pace interiore, camminare con un cuore riconciliato e vivere in pace con coloro che mi circondano? » (Frère Roger di Taizé).
o Oggi è la festa della madre di Dio. Madre di Dio è il titolo più importante che viene dato a Maria ed è ciò che la rende grande. È il primo dogma mariano, mai definito, ma alla radice di ogni riconoscimento. « Nato da donna », dice Paolo, per indicare l’umiltà di Gesù e la sua piena umanità. Ogni nascita rende madre una donna. Maria con la nascita di Gesù diventa Madre di Dio!
aMaria è la benedetta, pienamente coinvolta nei piani di Dio. Partecipa lucidamente a ogni avvenimento. È una ragazza profondamente attiva: pensa a ciò che sta vivendo, aderisce, collabora. Maria riflette su tutto, contempla il mistero di Gesù e il suo coinvolgimento.
o Gabriele annuncia a Maria la nascita di un figlio e le dice che « sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (Lc 1,32-33). Parole e promesse che saranno poi così lontane dalla realtà concreta e squallida del Natale: la nascita lontana da casa, il rifiuto dell’ospitalità, i disagi di una povertà assoluta.
o Maria per tutta la vita dovrà interrogarsi su Gesù, su questo figlio speciale, nato dallo Spirito, ma che cresce in un quotidiano che non lascia trapelare il mistero.
o Non abbiamo un ritratto del vero volto di Gesù, né di Maria. Siamo certi però che si assomigliavano come due gocce d’acqua. Fisicamente, certo. Ma anche nella personalità, perché con il tempo si sono fatti simili. Gesù sin da piccolo alla scuola di Maria, ma poi sempre più Maria alla scuola di Gesù, Figlio di Dio.
o Durante la vita pubblica Maria seguirà Gesù da lontano, più con il cuore che mettendosi al suo seguito. Ma la troveremo con gli apostoli quando scenderà su loro lo Spirito Santo e nascerà la chiesa.

Il tempo
« Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce, Ma per chi ama, il tempo non esiste » (Henry Van Dyke).

Mai più la guerra
« Mai più gli uni contro gli altri, mai più! Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli ed inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace deve guidare la sorte dei popoli. Se volete essere fratelli, lascate cadere le armi dalle vostre mani! » (Paolo VI all’ONU, 1965).

Anche Dio ha una mamma
Ogni essere umano ha una mamma. Anche un Dio non può essere orfano. Un Dio serio, poi, è anche un Dio spiritoso. E un Dio spiritoso non può che avere una madre vergine. Non sforzarti di capire come sia possibile. Il mistero non va capito, ma goduto » (Gigi Avanti).

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

31 DICEMBRE 2017 – SACRA FAMIGLIA – OMELIE

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31 dicembre 2017 – Sacra Famiglia – Omelia

S. Famiglia di Nazaret: Gesù. Maria e Giuseppe

Per cominciare
A un passo dal Natale, la liturgia ci invita a riflettere sulla famiglia di Nazaret. Maria e Giuseppe, ritornati a Nazaret, crescono Gesù, rispettando le tradizioni rituali ebraiche. Una famiglia, quella di Gesù, Maria e Giuseppe, che la chiesa propone come modello di ogni famiglia cristiana.

La Parola di Dio
Genesi 15,1-6;21,1-3. Il Signore promette ad Abramo una discendenza, un territorio e la sua benedizione. Abramo si fida delle promesse di Dio, che diventano concrete con la nascita prodigiosa del figlio Isacco.
Ebrei 11,8.11-12.17-19. Nella lettera gli ebrei, la fede di Abramo viene portata come esempio anche ai cristiani. Abramo si fida e obbedisce a Dio, anche contro ogni evidenza, e così tutto diventa possibile, anche le promesse più inaspettate.
Luca 2,22-40. Il tempio di Gerusalemme è al centro dei vangeli dell’infanzia di Gesù. Maria e Giuseppe riscattano il loro primogenito offendo una coppia di tortore, mentre Simeone ed Anna accolgono Gesù e lo presentano come l’atteso messia. Gesù vivrà nella famiglia di Maria e Giuseppe, crescendo in età e grazia.

Riflettere
o La parola di Dio oggi ci presenta come modello il patriarca Abramo. In lui cominciano a realizzarli le promesse, nasce il popolo di Dio, la gente ebraica, da cui nascerà il messia. La sua fede viene messa duramente alla prova, ma lui rimane fedele sempre.
o All’origine della storia ebraica c’è dunque una famiglia, quella di Abramo e Sara, che daranno alla luce prodigiosamente Isacco, il figlio delle promesse.
o Il Figlio di Dio nascerà in una famiglia. Non si presenta adulto, ma si incarna in una storia vera e concreta. Avrà bisogno del latte di una mamma e dell’aiuto di un padre. E santificherà con la sua vita, per trent’anni, la vita normale di ogni persona umana: l’obbedienza del bambino e del ragazzo, la vita di famiglia, l’amicizia e la convivenza, lo studio e il lavoro.
o La famiglia di Maria e Giuseppe è una famiglia molto simile alle nostre. I suoi problemi sono sin dall’inizio molto concreti e problematici: emigrazione, povertà e disagi, qualche incomprensione nei confronti del figlio che cresce. Ma nello stesso tempo è una famiglia molto diversa dalle nostre. Maria è una donna che si è consegnata a Dio da sempre e ha ricevuto un messaggio celeste; Giuseppe è un uomo giusto, fedele alle tradizioni e totalmente al servizio di Gesù e Maria. Ma soprattutto in questa famiglia è presente il Figlio di Dio fatto uomo. E questo fatto la rende specialissima, una squarcio di cielo in terra.
o Gesù nasce in una vera famiglia, ha un padre e una madre che lo allevano, lo educano e lo avviano alla vita. Non nasce nel palazzo di un re, ma in una famiglia del popolo, cresce nella casa di un artigiano. È questa una scelta precisa del Figlio di Dio, che indica il suo schierarsi sin dal primo presentarsi al mondo.
o Se i vangeli parlano del rifiuto di Gesù da parte delle autorità ebraiche, Simeone e Anna rappresentano per così dire l’altra faccia della medaglia, quella del popolo ben disposto, che attende il messia: essi accolgono Gesù al tempio, lo riconoscono, profetizzano su di lui e su Maria.
o Simeone e Anna sono due anziani e, come tutti gli anziani, gioiscono davanti a un bambino, per la nascita di una nuova vita. Ma sono anche due anziani speciali: essi si rallegrano alla maniera dei profeti e ne preannunciano il destino.
o Simeone parla di Gesù come « segno di contraddizione ». È stato così sin dalla nascita. Di fronte a lui, c’è chi ne ha paura e cerca di impedirgli di vivere; chi lo rifiuta e gli è ostile durante l’intera vita pubblica, fino a sottoporlo alla tragedia di un processo ingiusto e infamante e della crocifissione. Ma c’è anche chi lo attende e lo ascolta, chi lo segue e riconosce in lui l’atteso messia. C’è chi continuerà la sua predicazione dopo la Pasqua.

Attualizzare
* Maria e Giuseppe sono promessi sposi, con i sogni di ogni coppia in attesa di formarsi una famiglia. Ma Dio sconvolge i loro progetti, scombussola la loro vita. Ha deciso di servirsi di loro, di coinvolgerli in un progetto grandioso, che li colloca al centro della storia e li renderà protagonisti di qualcosa di più grande di loro.
* Il Natale ci fa rivivere i disagi di Maria e Giuseppe alla nascita di Gesù. In quella santa notte si parla del canto degli angeli e della solidarietà dei pastori. Ma dal giorno dopo la vita si fa difficile, e la vita di Giuseppe e Maria diventa quella di tante famiglie che si trovano in situazione di povertà.
* Riflettiamo anche sul ruolo Giuseppe, sulla sua responsabilità di giovanotto costretto a responsabilizzarsi oltre ogni aspettativa, a diventare uomo in fretta. Dio lo ha posto accanto a Gesù e Maria ed egli se ne assumerà intera la responsabilità.
* Le nostre liturgie di questi giorni sono tutte festive e siamo portati a pensare al mistero del Natale con un misto di ingenuità e di poesia. C’è un certo perbenismo anche dei cristiani nel vivere il Natale: spesso si preferisce il più elegante albero pieno di luci al popolare presepe; si nota un certo fastidio quando gli uomini di chiesa parlano troppo spesso e realisticamente dei poveri e del dovere della solidarietà. Non c’è dubbio però che il quotidiano di questa famiglia fu certamente poco poetico e molto realistico, difficile, addirittura drammatico.
* Il vangelo di quest’oggi fa riferimento al quotidiano di Gesù nella casa di Nazaret. Una vita di cui gli evangelisti non parlano, vissuta probabilmente in una normalità che non può non stupire. Qualcuno ha potuto immaginare che Gesù abbia viaggiato e incontrato altri popoli e altre culture. Ma nulla ci autorizza a pensare che sia stato così, anche se la cultura e la sensibilità anche umane di Gesù appaiono speciali. È qui, comunque, in questa famiglia di Nazaret, che Gesù comincia a costruire il regno di Dio e a salvarci, condividendo probabilmente la banalità della nostra vita.
* Questa « normalità di Gesù », gli anni della sua nascita e della vita in famiglia, metterà probabilmente alla prova la fede di Maria e di Giuseppe. Maria soprattutto si sarà interrogata, meditando nel suo cuore le parole dell’angelo Gabriele.
* La chiesa oggi ci invita a riflettere sulle nostre famiglie. Si sa da quante problematiche e da quante prove sono attraversate oggi. Si direbbe che tutto congiuri a renderle poco credibili e a screditarle, a sottolineare quasi l’impossibilità di poter vedere un amore durare nel tempo.
* Un numero crescente di giovani ha paura di impegnarsi, non crede nella possibilità del vero amore e della continuità dei sentimenti. Le loro storie si moltiplicano, senza troppo impegno, anche se inevitabilmente ognuno di loro sente l’esigenza di un amore vero e duraturo.
* Come trovare il modo di dire loro che la famiglia è possibile, che l’amore è possibile, purché non sia un’infatuazione qualsiasi, ma sia accompagnato dalla voglia di impegnarsi in due in una avventura che deve essere confermata e vissuta ogni giorno?
* Un amore che sia « coltivato » e si trasformi con il tempo in vera accettazione reciproca, in sostegno, in un realistico ed evangelico atteggiamento di misericordia verso l’altro, che ha bisogno di me per realizzarsi. E poi un amore che venga « espresso e dichiarato », perché non si può vivere con una persona senza dire a parole e con gli atteggiamenti che le si vuole bene, perché un amore non espresso è destinato a spegnersi.
* Le nozze benedette dal sacramento ricordano infine che anche l’amore di Dio passa attraverso l’amore reciproco: è l’amore concreto di questa persona che mi fa incontrare e amare Dio. È l’esercizio di questo amore che mi fa crescere e sperimentare concretamente l’amore di Dio.

Le ragioni di un matrimonio
Il regista Pupi Avati spiega le ragioni del successo del suo matrimonio che dura da ben 44 anni: « Ogni giorno della nostra vita abbiamo litigato. La forza del nostro matrimonio è che è sempre stato conflittuale. Non c’è stato un momento in cui questa donna mi abbia rassicurato. Io penso che i matrimoni si giovino molto del fatto di non impigrirsi. Non ho mai pensato di mettere fine al mio matrimonio. L’affetto si è andato via via sostituendo alla passione dei primi anni,. Ma quando faremo 50 anni di matrimonio, io voglio risposare mia moglie. Non so se lei verrà, ma io ci sarò. Perché è questa la bellezza della storia. Le difficoltà che abbiamo superato è il non aver voluto che si interrompesse. Perché tutto ci giocava contro. Perché di fronte a una prima lite non chiudere? Perché di fronte alla conoscenza di un’altra persona non andarsene? Ci sarebbe stato in molte circostanze il pretesto di rompere. Il momento di maggior difficoltà è stato anche il momento di maggior vicinanza

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

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25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
Da mezzanotte è ormai Natale. C’è chi ha vegliato e chi non ha potuto. Ma da un’antica tradizionale nei paesi e nelle città c’è chi va in chiesa presto, immedesimandosi in quei pastori in veglia che corrono alla grotta, guidati dalla stella e invitati dagli angeli per gioire della nascita di Gesù.

La Parola di Dio
Isaia 62,11-12. Al popolo in esilio e sfiduciato, Isaia fa delle promesse inaudite e profetiche: arriva il vostro salvatore e voi sarete il suo popolo santo.
Tito 3,4-7. Il miracolo dell’incarnazione non è frutto di una nostra iniziativa o di un diritto da parte degli uomini: nasce dalla misericordia di Dio e dalla bontà di Dio, che ci purifica e ci rinnova mediante lo Spirito, nel nome di Gesù.
Luca 2,15-20. I pastori corrono al presepe e vedono ciò che è stato annunciato loro dagli angeli e gioiscono al vedere il piccolo Gesù con Maria e Giuseppe. Maria dal canto suo vede tutto e riflette su questa storia meravigliosa che la coinvolge.

Riflettere e Attualizzare
o È Natale. Nasce il messia e in Gerusalemme i maestri della legge dicono a Erode che deve nascere a Betlemme: così è scritto nelle profezie. Ma non si muovono. Anzi, Erode cerca di ucciderlo. È precisamente quel che dice Giovanni nel suo prologo: « Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto » (Gv 1,11).
o Non si accorge della sua nascita il grande Cesare Augusto, dall’alto del suo impero in Roma, né i potenti del popolo ebraico. Gesù nasce nella povertà, in un paese che non lo ospita. Sin dal suo nascere Gesù trova maggior accoglienza nei semplici, come sarà per tutta la vita. Solo i pastori corrono alla grotta, loro che sono discriminati perché considerati ladri e perché vivono a contatto con gli animali.
o Gesù non trova accoglienza nell’albergatore: perché non c’è posto o perché Giuseppe non ha abbastanza denaro per pagare. Oppure perché l’ambiente non era adatto a Maria. Gesù nascerà fuori città, nella povertà, scaldato probabilmente dal fiato dell’asinello, che ha accompagnato la coppia fino a Betlemme.
o Gesù deve nascere ancora oggi, nelle nostre città. Dice un giornalista: « Per il mio lavoro ho dovuto sfogliare le pagine web per scaricare le fotografie di agenzia che mi occorrono, divise per argomenti. Ebbene, alla voce Natale, c’erano 2300 fotografie disponibili, ma c’erano solo alberi natalizi, panorami invernali, strade e negozi pieni di luci, ma nemmeno una era su Gesù, su Gesù bambino, sulla grotta di Betlemme, sui Magi, o qualcosa di simile ».
o Quello di Gesù « è un messaggio semplice, accessibile a tutti, a cominciare dai poveri pastori di Betlemme. Così come semplice sarà anche la vita di quel figlio d’uomo appena nato: passerà in mezzo agli altri uomini facendo il bene, parlerà un linguaggio capace di andare al cuore dei semplici, vivrà nella frugalità, nella solidarietà e nell’amicizia propria dei piccoli » (Enzo Bianchi).
o La parola di Dio parla di gioia e di festa e nessuno più di noi ha diritto di essere nella gioia e di fare festa. A Natale festeggiano anche in Cina e in Arabia Saudita, anche da loro si vedono babbi natale, comete e alberi addobbati. Ma non festeggiano nulla.
o Se a Natale Gesù comparisse in certi ambienti, ci si sentirebbe a disagio. Non per tutti Natale vuol dire incarnazione del Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che cerca ogni uomo per entrare in un dialogo intimo con lui.
o Il gesuita Sauro De Luca ricorda di essere andato a trascorrere i giorni di Natale in un paesino del Trentino, un mucchietto di abitazioni sparse tra le montagne. Nell’andare a celebrare la messa di mezzanotte, passando accanto alle varie case, vide che avevano tutte le porte spalancate e la luce accesa. E il suo stupore fu grande quando entrando in chiesa, trovò tutta la popolazione ad attenderlo. Quella gente aveva anche in quella notte compiuto il gesto tradizionale dell’accoglienza. Come a dire che se Maria e Giuseppe fossero passati di lì, avrebbero trovato ospitalità.
o Anche questo è Natale, uno spirito nuovo che respiriamo tutti e che dovremmo conservare a lungo tra di noi. La nostra società e il mondo intero diventerebbero davvero più simili alle visioni del futuro preannunciate dal profeta Isaia.
o La poesia profonda del Natale e le meraviglie di Dio espresse in forma umana sono presenti in una delle statuette del presepe della Provenza francese, quella dell’incantato, il sempliciotto del paese, che davanti alla grotta esprime la sua meraviglia e allarga le braccia in contemplazione. Una donna davanti al presepe ha esclamato: « O Signore, fammi credere che tutto questo è vero! ».
o È Natale, tutto andrebbe vissuto in modo nuovo, anche il saluto che ci scambiamo: lo si può fare per cortesia sociale (anche gli atei lo fanno, anche le aziende), per un vago sentimento religioso-umano, oppure per un significato teologico profondo che nasce dalla fede: siamo fratelli in Gesù, anche noi siamo figli di Dio.

* « Cristo può rinascere mille e diecimila volte, ma a nulla serve se non nasce almeno una volta in te »
(Giovanni Papini).
« Ah, se il tuo cuore potesse diventare un mangiatoia, Dio si farebbe ancora bambino su questa terra »
(Angelo Silesio).
* Il pericolo che corriamo è di pensare a Natale solo in questi giorni e poi di metterlo nel cassetto fino al prossimo anno. Un po’ come si fa con il presepe. Ma ogni anno dovrebbe rappresentare un passo verso la verità, la luce, la novità che è Gesù. È per questo che ogni anno facciamo Natale.
* « Fino a quando non ci avvenga che ci sia mostrato quello che ci appagherà, fino a quando non berremo a quella fonte di vita che ci sazierà, mentre noi camminiamo nella fede, pellegrini, lontani da lui, e abbiamo fame e sete di giustizia e aneliamo con indicibile desiderio alla bellezza di Cristo che si svelerà nella forma di Dio, celebriamo con devozione il Natale di Cristo nato nella forma di servo » (sant’Agostino)
È Natale ogni volta che sorridi
a un fratello e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta che rimani
in silenzio per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta che non accetti
quei principi che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta che speri
con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta che
riconosci con umiltà i tuoi limiti
e la tua debolezza.
È Natale ogni volta che permetti
al Signore di rinascere
per donarlo agli altri.
(Madre Teresa di Calcutta)

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

San Giovanni Battista

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17 DICEMBRE 2017 – 3A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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17 DICEMBRE 2017 – 3A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

3a Domenica di Avvento – Anno B

Per cominciare
La terza domenica di Avvento è tradizionalmente la domenica della gioia. Paolo nell’antifona di apertura esclama: « Rallegratevi sempre nel Signore! Ve lo ripeto: rallegratevi! Il Signore è vicino ». E nella seconda lettura dice ai Tessalonicesi: « State sempre lieti: questa è la volontà di Dio ». Il Signore viene e rinnoverà ogni cosa, il Signore viene e ci sorprenderà.
La Parola di Dio

Isaia 61,1-2a.10-11.
Isaia ci presenta un brano che ci è famigliare, perché Gesù stesso (cf Luca 4) quelle parole le ha fatte proprie parlando nella sinagoga di Nazaret e annunciando la venuta del regno di Dio. È l’investitura del messia atteso, che viene anzitutto per i poveri, per la liberazione degli schiavi, per farsi consolazione a chi è piagato nello spirito.
1 Tessalonicesi 5,16-24.
Paolo invita i cristiani a vivere nella gioia. Una gioia che viene da una vita buona, da una vita nuova. C’è l’invito a non spegnere lo spirito, a diventare santi fino alla perfezione, a conservarsi pronti, irreprensibili per la venuta del Signore.
Giovanni 1,6-8,19-28.
Giovanni annuncia la luce che deve venire e lo fa anche in questa domenica attraverso la parola di Giovanni il Battista. Non è lui la luce, dice di sé Giovanni, ma uno che rende testimonianza alla luce. È un testimone, una voce che grida nel deserto di preparare la strada al Signore che viene. Il Battista non è il messia, anche se la gente se lo domanda e riconosce la forza della sua persona. È un testimone credibile e austero, che indica la venuta di uno che « non conosciamo » e che ci sorprenderà.

Riflettere
o Al centro di questa terza domenica c’è la figura del Battista. Egli non predica se stesso, ma vive tutto in funzione di Gesù. I vangeli sinottici presentano Giovanni Battista come il precursore di Gesù, e la tradizione lo riconoscere come l’ultimo dei grandi profeti (il profetismo è scomparso da vari secoli). Qui invece per l’evangelista è il testimone. Giovanni con la sua vita è un testimone credibile, significativo convincente.
o Il Battista è un uomo « mandato da Dio », dice l’evangelista Giovanni, ma non è il messia. Non lo nasconde agli ambasciatori che vanno a chiederglielo, a nome del sinedrio. In realtà poteva farlo pensare, per la missione che ha intrapreso, per la vita che conduce, per il gruppo di giovani che ha raccolto e che attendono come lui la venuta del messia.
o Il Battista ha la missione di annunciare la luce che deve venire. È la « voce » che presenta il Cristo, di cui umilmente si sente « indegno di legargli i sandali ». Il Battista sa bene che « deve diminuire », man mano che il messia viene riconosciuto e si rende visibile.
o « In mezzo a voi c’è uno che non conoscete », dice. L’espressione è applicabile a milioni di persone che ancora oggi non conoscono Cristo, ma anche per molti cristiani, che non vivono la presenza di Cristo in loro e in mezzo a loro. Ma l’espressione ha un significato più alto. Perché Gesù è l’uomo-Dio che ti sorprende sempre, inesauribile nella sua persona, che non si può mai conoscere adeguatamente. A partire dal Natale, che ci rivela il Figlio di Dio che viene al mondo facendosi bambino, cioè in modo assolutamente sorprendente e inaspettato.
o Paolo invita i Tessalonicesi alla gioia. Ciò che più colpisce di questo suo invito sono gli avverbi che usa: sempre (siate lieti), incessantemente (pregate), tutto (ripetuto più volte). Si tratta di un radicalismo cristiano a cui Paolo è assuefatto, ma che a noi risulta più difficile e per il quale il tempo dell’Avvento può venirci in soccorso, spingendoci a un allenamento più deciso. È l’atteggiamento di chi si dà a Dio non a tempo parziale o a scadenza, ma definitivamente e seriamente.

Attualizzare
- La prima cosa che colpisce della parola di Dio di questa domenica è l’invito alla gioia. Nessuno, lo sappiamo, ha diritto più di noi cristiani di vivere questo tempo di attesa del Natale nella gioia. Ma la televisione e la pubblicità parlano della gioia di questi giorni in termini ben diversi: pioggia di panettoni (e qualcuno urla: « Adesso è Natale! »); « A Natale pretendi di più! », insinua un altro spot. Un canale televisivo cambia il suo logo in Natale 5. Il Natale è spesso tutto qui e la festa rischia di essere per lo meno dimezzata. Dobbiamo imparare a difenderci: a Natale non è proibito fare regali, dal momento che Gesù si è fatto dono per noi. Ma dobbiamo trovare il modo di non cadere nel consumismo più sfrenato.
-Non è possibile in questo contesto non sottolineare la semplicità e la povertà del Natale. Gesù nascendo ha rifiutato ricchezze, onori, potere (il diavolo lo tenterà sin dall’inizio della vita pubblica). La gente ha fatto addirittura fatica a riconoscerlo come messia. Ma i poveri, gli ammalati, gli esclusi, i miserabili, i peccatori lo hanno capito e non hanno avuto paura di lui. Questa gente non si avvicina ai cortei imperiali, non si avvicina ai re. Gesù ha fatto in modo che nessuno avesse paura di lui, che tutti potessero avvicinarlo, riconoscersi nella sua umanità di bambino indifeso, di adulto « normale ». Se si fosse presentato come un re potente, avrebbe visto le strade chiudersi al suo passaggio, gli sbarramenti delle guardie per tenere lontane le folle.
-Ma questa umanità di Gesù non deve fare velo e dobbiamo accoglierlo nella fede per quello che è: il Figlio di Dio, il messia atteso, il salvatore. Andiamogli incontro con la nostra fede. Anzi disponiamoci ad accoglierlo, perché in realtà è lui che viene a noi e ci cerca ancora una volta in questo Natale.
- La testimonianza di Giovanni Battista viene dal deserto. « Voce di uno che grida… nel deserto preparate la strada al Signore ». Quasi un terzo della terra abitata è deserto: il 33% della superficie terrestre. Ogni anno 135 milioni di persone abbandonano la propria terra perché si è desertificata e non produce più nulla. Ma oggi c’è soprattutto il deserto dell’anima, dei sentimenti. Le solitudini, la mancanza di persone di riferimento, di qualcuno di cui fidarsi, a cui poter telefonare… Rompiamo la solitudine con la tv, la radio, mentre sarebbe bello abbattere le barriere delle nostre case per parlare con qualcuno, approfittare del nostro deserto per incontrare Dio, leggere la Bibbia, imparare a pregare.
- Giovanni Battista è anche voce per noi, gente del nostro tempo. E invita anche noi a essere testimoni, banditori, battistrada del Signore che viene. Perché si prepari la strada al Signore che viene e l’uomo del nostro tempo viva il vero Natale, senza fermarsi ai suoi segni di festa folcloristici.
- « Chi sei? », domandano gli inviati dei farisei al Battista. Egli non nasconde la propria identità, non si monta la testa – « Non sono io il messia », dice – ma ha semplicemente la vocazione di preparagli la strada, disponendo quelli che vanno a farsi battezzare ad attenderlo. « Più che di maestri, abbiamo bisogno di testimoni », dice la Evangelii nuntiandi di Paolo VI.
- « Chi sei? », dovremmo chiederci anche noi, stimolati dalle letture di questa domenica. E domandarci come ci collochiamo di fronte al messia che viene. Dovremmo trovare il tempo di guardarci dentro senza paura e senza timore di perdere qualcosa. Perché c’è chi pensa che entrando in rapporto con Dio, con Cristo, perderà verrà privato di qualcosa, non sarà più libero, dovrà rinunciare a realizzarsi.
- Invece Dio si fa uomo perché io comprenda fino in fondo qual è il mio destino, la mia identità profonda e per aiutarmi a realizzarla. Per rendermi felice. Solo i malvagi e chi rifiuta di prendere la vita a occhi aperti, hanno motivo di temere.

Un Natale cristiano
Luca è un ragazzo ventenne che è stato investito a morte da un’auto. All’ospedale ha chiesto di poter vedere l’autista dell’altra macchina, perché voleva perdonarlo. Era un ragazzo in gamba questo Luca. Dopo la sua morte, i genitori hanno reso pubblica una lettera scritta poco prima, in occasione delle feste, e scriveva: « Non potremmo, per questo Natale, evitare i regali e fare davvero un Natale cristiano?

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
C’è profonda unità tra le tre letture di questa domenica: esprimono tutte un senso di attesa gioiosa e trepidante: c’è qualcosa di molto importante che deve avvenire, c’è Qualcuno che deve venire. Qualcuno che le parole di Giovanni Battista non bastano a far capire in modo pieno chi è.

La Parola di Dio
Isaia 40,1-5.9-11. Il brano fa parte del « Libro delle Consolazioni di Israele » del deuteroisaia (capitoli 40-55), un profeta anonimo vissuto durante l’esilio babilonese. Le sue sono parole piene di speranza perché è finito l’esilio babilonese, è finita la schiavitù, Dio ha perdonato. « Nel deserto preparate la strada al Signore », dice Isaia. Questa frase viene ripresa dagli evangelisti Marco, Matteo e Luca e messa sulle labbra di Giovanni che invita alla conversione.
2 Pietro 3,8-14. Pietro in questa seconda lettera sollecita ad attendere « il giorno del Signore », il tempo della giustizia definitiva instaurata da Gesù, l’alfa e l’omega della Storia. Il Signore ritornerà certamente, la sua venuta sarà improvvisa e sconvolgerà la terra. Ritarda a venire per darci il tempo di cambiare vita. Va atteso vivendo « nella santità e nelle preghiere », « senza colpa e senza macchia ».
Marco 1,1-8. Il vangelo di questa domenica ci presenta la testimonianza del Battista, l’ultimo profeta, quello che ha preceduto la venuta di Gesù. Egli dice: « Viene uno che è più forte di me »; e fa proprie le parole di Isaia: « Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri ».

Riflettere
o La parola di Dio di questa domenica ci presenta le espressioni forti di due profeti che hanno preannunciato la venuta di Gesù: quella del profeta Isaia, molti secoli prima della sua venuta; quella del Battista, suo contemporaneo.
o L’antico testamento parla già di Gesù, anzi gli studiosi dicono che tutta l’antica alleanza è orientata alla sua venuta. Ma il contesto in cui Gesù vivrà la sua avventura umana, è quello dell’antico testamento, un contesto ancora da battezzare, fatto di otri vecchi nei quali è rischioso inserire vino nuovo.
o Domenica scorsa, il messaggio è stato: vigilate, vegliate, tenete accesa la lampada! State svegli e in piedi come chi aspetta una persona cara. Oggi l’attesa si fa vicina, l’attesa si fa dolce: « Preparate la strada: il Signore è vicino, viene! ».
o Attendiamo la venuta del Signore e ci prepariamo, perché vogliamo che questa attesa sia dono, salvezza e non giudizio, rimprovero, maledizione. Pietro dice: « Cercate di essere senza colpa e senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace ».
o L’evangelista Marco presenta oggi l’ »inizio del vangelo di Gesù, Cristo ». L’evangelista Marco ci accompagnerà nella liturgia domenicale di questo anno B. Egli ci presenta in ogni pagina la figura di Gesù, con l’interrogativo sulla sua identità. Gesù è qui « colui che viene », il « più forte », colui « che battezzerà in Spirito Santo », cioè colui che darà vita alla chiesa sotto l’impulso dello Spirito.
o La prima lettura è un bellissimo brano del deuteroisaia, che scrive alla fine dell’esilio. Dice: « Nel deserto preparate la via al Signore ». Il deserto fa pensare all’esodo e alla liberazione del popolo dalla schiavitù per opera di Mosè. In antico la strada veniva appianata (anche materialmente) per l’arrivo del re. E Isaia immagina che uno si stacchi dal gruppo e corra avanti a tutti per annunciare la liberazione a Gerusalemme, che è ancora sotto il peso della tristezza: « Il Signore Dio viene con potenza… ha con sé il premio… Egli è come un pastore… porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri ». Chi viene è il Signore che salva e viene come un re potente e buono.
o Sono già immagini natalizie. Altrove Isaia dice: « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio! Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Principe della pace » (Is 9,5). A Natale Gesù si presenta come un piccolo fanciullo indifeso: nasce in una grotta e in povertà, ma è il re dell’universo.
o Il vangelo ci presenta « la voce nel deserto » di cui parla Isaia, dando un volto a questa voce. Giovanni nel vangelo di Marco è soltanto voce, non giudice e predicatore terribile alle folle e ai soldati. Annuncia Gesù e lo fa con grande umiltà. Si sente servo di Gesù (« indegno di legargli i saldali », che è il lavoro di uno schiavo).
o Il Battista non predica solo con la sua voce, ma anche con il suo stile di vita. Veste di peli di cammello, mangia locuste e miele selvatico. È un uomo che sa ciò che conta, che sa fare penitenza, che attende con grande serietà il messia. E chiede a tutti la conversione, condizione perché il Signore prenda la strada e arrivi.

Attualizzare
* – Che cosa vuol dire oggi preparare la strada al Signore? Addobbare le strade e le case come sta avvenendo in questi giorni per motivi commerciali? Fare il presepe e l’albero? Vuol dire prima di tutto pulirsi gli occhi, la mente e il cuore per non scambiare il Natale con un panettone, una pelliccia, un vestito nuovo, il cenone.
* – « Preparare la strada » vuol dire mettersi nelle condizioni perché il Signore possa venire e possiamo riconoscerlo. Vuol dire prepararsi a riconoscerlo sulle strade che egli sceglierà per venire tra noi.
* – Infatti il Signore sempre ci sorprende e ci sorprenderà a Natale. Noi lo vorremmo potente, capace di trasformare il mondo in un istante, creatore di cieli nuovi e terra nuova, come dice Pietro. Invece lui viene nella debolezza. Si fa bambino. Ma la sua venuta non lascia le cose come sono. Se ci convertiamo, se ci convertiamo tutti, molte cose cambieranno in noi e attorno a noi.
* – Come il Battista, che si fa banditore della venuta del messia nel popolo, anche noi dobbiamo aiutare gli altri ad attendere il vero Natale, per viverlo in modo cristiano e genuino. Dobbiamo diventare annunciatori entusiasti e credibili del Signore che viene.
* – Gesù è la buona notizia, è il vangelo di Dio. È questa la bella notizia del Natale e va trasmessa con gioia. Come chi annuncia la caduta di un muro che divideva due popoli fratelli, come chi annuncia la fine di una guerra. Se il nostro passaparola non avviene nella gioia, per noi Gesù non è venuto e noi siamo ancora nell’antico testamento, lì ad attendere la venuta di un messia. « Essere cristiani significa avere incontrato sulla propria strada una Presenza di sconfinato Amore, che stupisce e affascina e fa esplodere di gioia » (card. Angelo Comastri).
* – L’austero Giovanni è un esempio forte per noi che ci prepariamo al Natale. Egli sceglie il deserto, il luogo ideale, dove nella solitudine si può incontrare Dio. Sceglie per sé una vita austera e invita a imitarlo nella penitenza, per essere preparati e nuovi all’arrivo del Signore.
* – Non è facile fare « deserto » nella società dei consumi e del rumore, nelle strade di città piene di luci che oscurano le stelle. E allora bisogna crearsi il proprio deserto, un angolo dove sia possibile ricuperare se stessi, entrare in sintonia con l’orologio di Dio e mettersi in cammino.
* – Giovanni battezza, mentre la gente confessa i propri peccati: il tempo di Avvento è un’occasione propizia per accostarci al sacramento della riconciliazione in modo più genuino, con più calma e consapevolezza.

Nel deserto ho ritrovato me stesso
Ecco ciò che scrive Carlo Carretto, uno dei più dinamici presidenti nazionali di Azione Cattolica, che si è fatto « Piccolo fratello di Charles de Foucauld ». Racconta: « Nel deserto ho ritrovato me stesso, il senso della vita ». Così riferisce la sua prima esperienza di preghiera nel Sahara: « Il sole era alto e mi sentivo stanco. Solo il vento che soffiava sul muso della macchina permetteva ancora alla jeep di procedere benché la temperatura fosse infernale e l’acqua bollisse nel radiatore. Sapevo che nella zona c’erano grossi blocchi di granito emergenti dalla sabbia: ricercatissimi luoghi d’ombra per fare il campo. Verso mezzogiorno trovai ciò che cercavo. Sulla parete nord di un macigno alto una decina di metri, una lama d’ombra si proiettava sulla sabbia rossa. Misi la jeep contro vento per raffreddare il motore e scaricare il ghess, cioè l’indispensabile per fare il campo: una stuoia, il sacco dei viveri, due coperte e il treppiede per il fuoco. Ma avvicinandomi alla roccia in ombra, mi accorsi che c’erano già ospiti: due vipere se ne stavano raggomitolate nella sabbia e mi sorvegliavano senza muoversi. Feci un salto indietro, m’avvicinai alla jeep senza perdere di vista le due serpi velenose, presi il fucile. Misi una cartuccia con piombo medio. Cercai di colpire le due vipere d’infilata, per non sprecare un altro colpo. Tirai e vidi i due rettili saltare in aria tra un nuvolo di sabbia. Ripulii la zona dal sangue, stesi la stuoia e mi sedetti. Era mezzogiorno, presi il breviario e incominciai a pregare »

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA:

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