Archive pour la catégorie 'OMELIA PER IL CORPUS DOMINI'

18 GIUGNO 2017 | 11A DOMENICA: CORPUS DOMINI – A | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/2017-Anno_A/05-Ordinario_A/Omelie/11-Corpus_Domini/10-11a-Corpus-Domini_A_2017-UD.htm

18 GIUGNO 2017 | 11A DOMENICA: CORPUS DOMINI – A | OMELIA

Fate questo in memoria di me

Per cominciare
Gesù nel suo amore per gli apostoli e per noi ha fatto dono di tutto. Ma alla vigilia della sua Pasqua, proprio nella notte in cui veniva tradito, ha compiuto un gesto estremo e ci ha lasciato il suo corpo e il suo sangue, perché fossero per noi alimento e forza nel deserto dei nostri giorni.

La parola di Dio
Deuteronomio 8,2-3.14b-16a. Gli israeliti nel deserto hanno provato asprezze e prove terribili, tentazione di tornare indietro, desolazione, fame e sete. Dio rende fertile il deserto e lo fa fiorire. L’acqua sgorga dalla roccia, la manna mantiene per 40 anni gli ebrei nel deserto. Ma l’acqua e la manna prefigurano un cibo più misterioso e prodigioso che donerà Gesù.
1 Corinzi 10,16-17. Pochi versetti di Paolo ai Corinzi per ricordare che con l’eucaristia noi mangiamo lo stesso pane per diventare un corpo solo. Diventiamo infatti « insieme » il corpo di Cristo che è la chiesa.
Giovanni 6,51-58. « Come può costui darci la sua carne da mangiare? », dicono gli increduli Giudei. Ma Gesù è il vero pane di vita, pane disceso dal cielo, pane della vita eterna.

Riflettere
Gli apostoli e i discepoli hanno trovato duro, qualcuno inaccettabile, il discorso di Gesù sul pane di vita. Tutta la liturgia sottolinea il senso di grandezza di Gesù che si fa pane per noi. Dobbiamo chiedere anche noi la capacità di meravigliarci.
Gli israeliti nella desolazione del deserto sono stati sostenuti per 40 anni dall’intervento prodigioso di Iahvè. L’acqua nel deserto e la manna prefigurano un cibo più misterioso che donerà Gesù. Qui l’intervento di Dio raggiunge l’incredibile. Non si tratta più di una semplice sopravvivenza fisica, ma di una vita divina comunicata all’uomo. « Come io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me ».
Nel vangelo Gesù si presenta proprio come il pane di vita, il pane disceso dal cielo, il pane della vita eterna.
Il pane che Gesù dà è la sua carne che sarà immolata sulla croce. È questo il senso di quel futuro: « darò ». È proprio dalla croce che nasce il nutrimento che ci salva. Leggiamo il vangelo: a prendere quelle parole sul serio, non in senso metaforico (vv. 53-58) c’è da impietrire per lo stupore! A meno di non dare un vago significato mistico a ciò che dice Gesù.
Gesù parla di vero cibo e di vera bevanda. Il verbo greco parla di mangiare nel senso vero e proprio: divorare, triturare, è questo il senso del verbo « ??????? » (tròghein). Anche il sangue è carico di tanti significati simbolici: per gli ebrei nel sangue c’era la vita. La parola carne (sarks) è altrettanto concreta. Non vuol dire solo corpo. È lo stesso termine usato nel prologo di Giovanni: il Verbo si è fatto sarks e venne ad abitare in mezzo a noi. Per mezzo dell’eucaristia Gesù continua a farsi carne, a incarnarsi per noi!
Diceva un ateo: « Se arriverò a credere che Dio si è fatto uomo, non avrò problemi a credere che si può fare pezzo di pane… ».
L’eucaristia è comunione con il corpo di Cristo, è mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Se Gesù avesse voluto soltanto essere adorato, non si sarebbe fatto pane, ma pietra o qualche altra cosa, magari preziosa, ma non commestibile.
L’eucaristia vede oggi la comunità riunita attorno al sacerdote, che rappresenta Cristo. Gesù è presente nella sua parola, nel pane e nel vino, nella comunità fraterna.

Attualizzare
« Senza eucaristia non potrei vivere, non potrei amare e non potrei servire i poveri », diceva Madre Teresa.
Padre Pio con maggior semplicità: « È più facile che il mondo viva senza il sole piuttosto che viva senza la messa ».
L’eucaristia è lo stupore di avere Dio tra noi. È il Gesù della Pasqua, l’amico che si rivela a Emmaus, il Risorto che consuma il suo pasto con gli apostoli. Eppure ci si abitua anche alle cose straordinarie. O non si riflette e non ci si pensa.
Così i santi hanno vissuto l’eucaristia, così hanno fatto tanti cristiani, che per secoli, a causa dell’assoluto digiuno eucaristico, vivevano ogni mattina di sola comunione. Così il giovane Giovanni Bosco, che durante gli anni del seminario a Chieri, rinunciava ogni giorno alla colazione per poter fare la comunione. Così il beato Alberto Marvelli, prima di recarsi allo studio o al suo lavoro di ingegnere.
Fino al Concilio Vaticano II, le comunioni durante la messa erano piuttosto rare, adesso sono generalizzate. « Il fatto che la quasi totalità dei fedeli si accosta oggi all’altare al momento della comunione, può essere considerato un positivo risultato della riforma liturgica voluta dal Concilio. Aver cioè capito che l’eucaristia non è un rito a cui assistere, ma un’azione liturgica alla quale partecipare, è certamente un progresso. Il problema sta però nell’unire il realismo dei segni eucaristici con il senso profondo del mistero che essi contengono e significano » (mons. Giovanni Benedetti).
Nella messa domenicale è la comunità che si ritrova per fare comunione, ma è anche il singolo cristiano che entra in comunione con la comunità. È inevitabile allora che oggi la comunità e ogni cristiano si domandi come vive la celebrazione eucaristica, e anche la domenica, il giorno del Signore.
Con la messa domenicale però, ancora oggi, qualcuno ha purtroppo un rapporto leggero. Il giornalista Enzo Biagi avrebbe dichiarato: « Sono cattolico, ma non da messa alla domenica ».
Nulla qualifica meglio il cristiano dell’incontro eucaristico domenicale con la comunità parrocchiale. Non tutti i presenti sono pienamente consapevoli di ciò che avviene, e c’è chi, anche subito dopo la consacrazione, va ad accendere un lumino alla statua di qualche santo. Ma non c’è dubbio che la partecipazione alla celebrazione eucaristica è il primo e principale simbolo di appartenenza alla chiesa locale e universale.
Per questo nessuno « assiste alla messa » o « partecipa alla messa », perché l’eucaristia è sempre con-celebrazione, non essendo pensabile un atteggiamento passivo o indifferente che non coinvolga personalmente.
È gioioso allora ritrovarsi allo stesso banchetto con gente amica, perché ha la stessa fede, gli stessi ideali. L’eucaristia rende presente la comunità e costruisce la comunità. Una comunità che nell’eucaristia esprime la propria fraternità e la propria comunione con parecchi gesti nati dal Concilio: letture comprese e partecipate, preghiera dei fedeli, segno di pace, il pane condiviso, talvolta la comunione allo stesso calice…
L’eucaristia è alla base della nostra spiritualità. L’adorazione, che è un atteggiamento oggi diffuso da parte di singoli e comunità, è utile per mantenere il riferimento al sacrificio di Cristo, al suo sangue versato. Ci ricorda la legge della vita: « Se il chicco di frumento non muore, non porta frutto… ».
Dice papa Benedetto: « Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica, quando fa riferimento a una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: « Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu a essere trasformato in me » (Conf. VII, 10, 18) ».
Dice poi san Paolo nella seconda lettura: « Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane » (1Cor 10,16-17).
L’eucaristia non è un dono fatto solo a me, ma a tutti, perché anche gli altri sono come me incamminati, hanno la stessa meta, fanno la stessa strada. Di qui una simpatia di fondo per loro. Non ci si può fare la guerra e odiare dopo che si è stati alla stessa tavola eucaristica. Il regno di Dio, che è un mondo nuovo di fraternità, nasce proprio di qui, da questo condividere lo stesso pane in comunione, nel comune sforzo di vivere come Gesù.
Ancora papa Benedetto dice: « Questo incontro mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo ».

Pane quotidiano
Come il corpo ha bisogno di mangiare e bere ogni giorno, così alcuni Padri della chiesa raccomandano la comunione quotidiana: « Se è quotidiano questo pane, perché aspetti un anno per riceverlo? Ricevi ogni giorno ciò che ogni giorno ti giova. Vivi in modo tale da meritare di riceverlo ogni giorno. Colui che non merita di riceverlo ogni giorno, non merita di riceverlo dopo un anno » (Sant’Ambrogio).
« Se noi, per ricevere la comunione dovessimo attendere di esserne degni, non dovremmo farla neppure una volta all’anno (San Cassiano).
San Cirillo invece descrive come si deve ricevere l’eucaristia: « Quando ti avvicini, non venire avanti stendendo le palme delle mani, né con le dita aperte, ma fa’ della tua mano sinistra un trono per la tua destra, perché questa deve ricevere il re. Nel cavo della tua mano ricevi il corpo di Cristo, dicendo: « Amen! »".

Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

Publié dans:OMELIA PER IL CORPUS DOMINI |on 16 juin, 2017 |Pas de commentaires »

Ecrire sans censures ! |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31