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LA NATURA NON È ALTRO CHE UNA POESIA ENIGMATICA (Michel Eyquem Montaigne)

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LA NATURA NON È ALTRO CHE UNA POESIA ENIGMATICA (Michel Eyquem Montaigne)

Mentre le montagne si tingono di infuocati colori ed i nudi tronchi neri degli alberi iniziamo a spogliarsi ai primi rigori autunnali, mentre le brune terre appena sovesciate incominciano a ricoprirsi di bianca brina e le rondini sono ormai partite per terre più calde, esplode la magica poesia della natura.
Un canto enigmatico, incomprensibile per chi, abituato alle distese di cemento, per un attimo abbandona le chiassose città per un fisico contatto con la natura.
Non avete mai provato ad andare in un bosco nel periodo autunnale.
È un luogo incantato ed incantevole, uno spazio senza tempo, un meraviglioso microcosmo nel quale si concentra miracolosamente ogni rima della natura in una danza armonica guidata da una sublime sinfonia suonata dal leggero scricchiolio dei rami al passaggio di uno scoiattolo, dal leggero volteggiare delle doglie mezze brune e mezze arancioni nella tiepida aria illuminata da un raggio di sole che vibra tra le invisibili tele dei ragni bagnate di rugiada per illuminare la castagna appena rotolata fuori dallo spinoso riccio.
Un mondo nel quale è semplice capire perché abbia dato vita a migliaia di fiabe e leggende sui muschiosi elfi, gli scaltri folletti, i paciosi gnomi, le eteree fate e le pure ninfe.
Esseri semplici, naturali, timidi e schivi che, ci sembra sempre di intravvedere tra i secolari tronchi rivestiti di muschio ed il frusciante manto di foglie che ricopre il fumante terreno.
Una poesia per molti impossibile da pronunciare perchè, scritta nella lingua del mistero della natura, che, da tempo, hanno scordato.
Una poesia difficile da leggere e decriptare, che solo un esperto e raffinato animo può scovare e decifrare, perché è preziosa ed, ai più, invisibile come i carnosi porcini che tutti cercano ma solo chi è in simbiotica inimità con la natura, riesce a rinvenire.
Un’ode intensa come il cangiante alternarsi di rossi, gialli e neri delle foglie e dei tonchi, sferzate di pura energia che, sfrecciando dentro gli occhi, scorrono dirette nelle molli cavità del cuore creando ineffabili emozioni.
Una sinestesia di delicati profumi di legno, di muschio, di acqua, di bosco che si imprime nella mente trascinandoci in un vortice di ricordi di esperienze mai compiute, di luoghi che popolano le nostre fantasie sin dalla tenera età, che ci parlano in una lingua ignota alla mente ma eloquente per l’anima.
È la lingua della natura, è la poesia della vita, è il palpito delle emozioni, è il fulcro della serenità e della felicità.
In uno scenario tanto idilliaco non c’è nulla di più avvilente e triste di quando incontriamo qualcuno di dissonante, di assordante.
Quando il sottile filo magico dell’atmosfera che impregna il bosco è violentemente spezzato dal suono di un cellulare, dal grido sguaiato di persone irriverenti, rapaci e violente che disprezzano e dissacrano le morbide rime della natura deturpandole con la loro miserrima supponenza, con i loro arroganti atteggiamenti, i loro vili comportamenti ed i loro rifiuti assassini.
Il dolce canto della natura, la sua enigmatica poesia, improvvisamente scompaiono, lasciando il vuoto, lasciando il nulla: allora i tronchi spogli paiono cadaveri d piante devastate dalle piogge acide, le scricchiolanti foglie si tramutano nella mesta testimonianza di una vita spezzata, le leggere nebbioline diventano inquietanti profluvi di anime disperate.
La magia della natura, il suo estasiante canto scompare, si nasconde per non venire profanato, si ritira, si chiude come un piccolo riccio intimorito dalla cattiveria di chi lo ferisce cercando di costringerlo ad aprirsi, solo per il gusto sadico di vederlo soffrire. Ma se ci mettiamo in silenzio, se cerchiamo di ascoltare con le orecchie, con il cuore, con lo spirito, con la mente, con la nostra energia vitale, l’infinita poesia della natura in un bosco, se impariamo a sintonizzarci sulle sue inafferrabili frequenze ultra-sensibili, possiamo esperire un indescrivibile senso di appagamento, di pienezza, di forza, di vitalità che ci pervade e ci sorregge, che ci dona la serenità e la quiete, una carica di benessere ed una profonda, genuina, potente, ineguagliabile felicità tanto difficile da afferrare quanto impossibile da scordare e sradicare. Ciò è possibile, però, solo se abbiamo l’umiltà di metterci all’ascolto, solo se riusciamo a spogliarci delle nostre supponenze e dei nostri pre-giudizi e ci lasciamo andare al nostro animo, se riusciamo ad immetterci nel ribollente flusso emanato dal cuore del bosco, dal cuore della natura, e se troviamo il coraggio di affidarci alla nostra sensibilità ed alla nostra empatia.

Publié dans:natura e poesia |on 5 février, 2019 |Pas de commentaires »

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