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IL BUE E L’ASINELLO: DUE ANIMALI «A STATUTO SPECIALE»

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IL BUE E L’ASINELLO: DUE ANIMALI «A STATUTO SPECIALE»

Non c’è Natale senza presepe, o quasi; non c’è presepe senza bue e asinello, o quasi. In realtà i personaggi indispensabili sono tre: Bambino, Maria e Giuseppe; l’assenza dei due animali pare tuttavia da evitare assolutamente, per non tenere il «re del cielo» «al freddo e al gelo» più del dovuto. La funzione dei due quadrupedi è quella di fornire il riscaldamento «a fiato» al piccolo Gesù, deposto nella mangiatoia, secondo Luca 2,12, che non fa cenno a bestie. La stalla viene sostituita con la grotta nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. La tradizione pare antichissima e l’apologeta Giustino, nel II secolo, poneva la stalla di Luca dentro la grotta.
DI ELENA GIANNARELLI

Il bue e l’asinello: due animali «a statuto speciale»
21/12/2004 di Archivio Notizie
di Elena Giannarelli

Non c’è Natale senza presepe, o quasi; non c’è presepe senza bue e asinello, o quasi. In realtà i personaggi indispensabili sono tre: Bambino, Maria e Giuseppe; l’assenza dei due animali pare tuttavia da evitare assolutamente, per non tenere il «re del cielo» «al freddo e al gelo» più del dovuto. La funzione dei due quadrupedi è quella di fornire il riscaldamento «a fiato» al piccolo Gesù, deposto nella mangiatoia, secondo Luca 2,12, che non fa cenno a bestie. La stalla viene sostituita con la grotta nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. La tradizione pare antichissima e l’apologeta Giustino, nel II secolo, poneva la stalla di Luca dentro la grotta. Questa si mostrava già a Betlemme nel III secolo e nel IV era mèta di pellegrinaggi.
Nell’arte più antica prevale l’immagine della stalla ed è su un sarcofago romano sempre di IV secolo che appaiono quegli amici a quattro zampe. Nel Vangelo dello Pseudo Matteo si legge: «Tre giorni dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla e depose il bambino nella mangiatoia e il bue e l’asino lo adorarono».
Perché proprio questi due animali? In primo luogo perché erano fra i quadrupedi più presenti nella quotidianità del mondo antico: il possederne indicava senz’altro ricchezza (Abramo ricevette greggi, buoi e asini dal Faraone secondo Genesi 12,16), ma soprattutto esistevano profezie che li mettevano in rapporto con il Messia e la sua venuta. Il profeta Abacuc aveva scritto al versetto 3,2 nella versione dei Settanta: «In mezzo ai due animali ti manifesterai»; quali fossero lo si ricava dal testo di Isaia 1,3: «il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone» dove per «greppia» si usa la parola greca phatme, che è la mangiatoia del testo di Luca.
I Padri della Chiesa e gli scrittori cristiani antichi vedono in loro i due popoli, Giudei e pagani, presenti alla nascita di Gesù. Il bue è per la Sacra Scrittura animale mondo (Levitico 11,3 e Deuteronomio 14,5); in più porta il giogo, ossia conosce la Legge: eccolo quindi adatto a simboleggiare i Giudei, dai quali provengono apostoli ed evangelisti. Grande e mansueto, fin dalle elementari sappiamo che è buono («T’amo, pio bove», dice il poeta); considerato addirittura sacro in Egitto nella figura del bue Api, esaltato in letteratura latina come indispensabile aiuto per l’uomo nelle fatiche dei campi ? ne scrivono Varrone e Columella ?, diventa grazie a Paolo (1Cor 9,4; 8-10 e 14) il simbolo del predicatore, che con pazienza e fatica evangelizza e che deve vivere con i proventi del suo lavoro. Il grande quadrupede rappresenta quanti hanno arato i cuori degli uomini e seminato la parola di Dio. Se però si accentua troppo questo legame con la terra, è in agguato per lui un significato negativo: può indicare chi si occupa troppo di cose terrene e non a caso in Giovanni 2,15 Gesù scaccia dal tempio i venditori con pecore e buoi (lo sottolinea Origene, Commento a Giovanni X,24,142).
E l’asino? Anche nel mondo antico dare di «asino» a qualcuno era una offesa (ce lo dice Cicerone, In Pisonem 73), perché caratterizzato da poca intelligenza, testardaggine, carattere indolente. Peraltro, anch’esso grande lavoratore, capace di portare enormi pesi, era indice di ricchezza e a dorso d’asino viaggiavano non solo genti modeste, come la Sacra Famiglia, ma anche personaggi importantissimi, fra cui il Messia secondo Zaccaria 9,9: «Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro d’asina». Animale messianico, dunque, e sarà proprio un «ciuco» la cavalcatura del Signore al momento dell’entrata in Gerusalemme. Bestia di pace, viene contrapposto al cavallo, simbolo di guerra: il nemico viene sempre su un destriero, come i cavalieri del Faraone, poi sommersi nel Mar Rosso. È tuttavia fra gli animali immondi e rappresenta, nell’allegoria antica, il popolo pagano, gli idolatri che non conoscono Dio. Sarà Gesù stesso a sceglierlo per il suo ingresso trionfale, a simboleggiare l’elezione delle genti. Lo si vedrà però ancora come l’immagine di chi «è tardo e lento nel comprendere», secondo Cirillo, Commento a Zaccaria VI,110, ossia dei pagani che non si arrendevano alla vera fede.
Fra gli zoologi antichi godeva la pessima fama di bestia dedita alla lussuria: diventa così il simbolo del nostro corpo, che l’anima deve tenere a freno e guidare (Paolino di Nola, Carme 24, 617-618, poeta di sec. IV). Ma può indicare anche una nostra dimensione del tutto positiva: «Noi tutti cristiani, scrive Ambrogio, siamo gli asinelli del Signore, lieti perché portiamo i suoi misteri», ridenti e rampanti come il ciuchino del mosaico sul pavimento della splendida basilica di Aquileia.
E nel presepe? Rappresenta il popolo dei pagani, ovviamente, ma il fatto che lui e il bue siano lì, insieme, sta a significare l’unione dei discendenti di Giudei e Gentili e di tutti i popoli del mondo nel nome del Signore. Se sapessero questo, gli sciagurati Bonolis e Laurenti, nello spot che reclamizza un noto caffè, sarebbero ben fieri di dare le loro sembianze a due «bestie» davvero a statuto speciale.
Sul bue e l’asinello abbiamo raccolto alcuni passi antichi.

Paolo, 1Cor 9,7-14
Chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? O chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte? Io non dico questo da un punto di vista umano: è la Legge che dice così. Sta scritto infatti nella legge di Mosè: «Non metterai la museruola al bue che trebbia». Forse Dio si dà pensiero dei buoi? oppure lo dice per noi? Certamente fu scritto per noi: poiché colui che ara deve arare nella speranza di avere la sua parte, come il trebbiatore trebbiare nella stessa speranza…. Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunziano il Vangelo vivano del Vangelo.

Girolamo, Commento al profeta Isaia
Beato chi semina sopra ogni acqua dove calpestano bue e asino» (Isaia 32,20). Beato è colui che semina con le parole delle Scritture sia del Vecchio che del Nuovo Testamento; e calpesta le acque della lettera che uccide, per mietere il frutto dello Spirito che vivifica (2 Corinzi 3,6). Secondo l’interpretazione spirituale il bue si riferisce a Israele, che ha portato il giogo della Legge ed è un animale mondo. L’asino, carico del peso dei peccati, si intende come il popolo delle genti cui diceva il Signore: «Venite a me, voi tutti che siete travagliati e oppressi, ed io vi ristorerò» (Matteo 11,28).

Gregorio Magno, Commento a Giobbe
Possedere asine vuol dire regolare i pensieri semplici dentro di noi: è vero che non sono capaci di correre con sottile intelligenza ma, quanto più camminano quasi con pigrizia, tanto più portano i pesi dei fratelli con mansuetudine. E difatti ci sono alcuni che non capiscono le cose elevate, ma si abbassano umilmente ai lavori manuali della vita quotidiana. Nelle asine, dunque, animale pigro sì, ma dedito a portare pesi, bene intendiamo i pensieri semplici, perché se riconosciamo la nostra ignoranza, più facilmente sopportiamo i pesi degli altri.

Girolamo, Vita di Ilarione
Asinello mio, farò in modo che non recalcitri, non ti nutrirò di orzo, ma di paglia, ti sfinirò con la fame e con la sete, ti caricherò di un grave peso, ti metterò alla prova col caldo e col freddo, per farti pensare al cibo più che alla lussuria». Così l’asceta si rivolgeva al suo corpo, in preda ai turbamenti della carne.

Chi ha paura di quel Bambino?

Publié dans:NATALE 2017 |on 27 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

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25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
Da mezzanotte è ormai Natale. C’è chi ha vegliato e chi non ha potuto. Ma da un’antica tradizionale nei paesi e nelle città c’è chi va in chiesa presto, immedesimandosi in quei pastori in veglia che corrono alla grotta, guidati dalla stella e invitati dagli angeli per gioire della nascita di Gesù.

La Parola di Dio
Isaia 62,11-12. Al popolo in esilio e sfiduciato, Isaia fa delle promesse inaudite e profetiche: arriva il vostro salvatore e voi sarete il suo popolo santo.
Tito 3,4-7. Il miracolo dell’incarnazione non è frutto di una nostra iniziativa o di un diritto da parte degli uomini: nasce dalla misericordia di Dio e dalla bontà di Dio, che ci purifica e ci rinnova mediante lo Spirito, nel nome di Gesù.
Luca 2,15-20. I pastori corrono al presepe e vedono ciò che è stato annunciato loro dagli angeli e gioiscono al vedere il piccolo Gesù con Maria e Giuseppe. Maria dal canto suo vede tutto e riflette su questa storia meravigliosa che la coinvolge.

Riflettere e Attualizzare
o È Natale. Nasce il messia e in Gerusalemme i maestri della legge dicono a Erode che deve nascere a Betlemme: così è scritto nelle profezie. Ma non si muovono. Anzi, Erode cerca di ucciderlo. È precisamente quel che dice Giovanni nel suo prologo: « Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto » (Gv 1,11).
o Non si accorge della sua nascita il grande Cesare Augusto, dall’alto del suo impero in Roma, né i potenti del popolo ebraico. Gesù nasce nella povertà, in un paese che non lo ospita. Sin dal suo nascere Gesù trova maggior accoglienza nei semplici, come sarà per tutta la vita. Solo i pastori corrono alla grotta, loro che sono discriminati perché considerati ladri e perché vivono a contatto con gli animali.
o Gesù non trova accoglienza nell’albergatore: perché non c’è posto o perché Giuseppe non ha abbastanza denaro per pagare. Oppure perché l’ambiente non era adatto a Maria. Gesù nascerà fuori città, nella povertà, scaldato probabilmente dal fiato dell’asinello, che ha accompagnato la coppia fino a Betlemme.
o Gesù deve nascere ancora oggi, nelle nostre città. Dice un giornalista: « Per il mio lavoro ho dovuto sfogliare le pagine web per scaricare le fotografie di agenzia che mi occorrono, divise per argomenti. Ebbene, alla voce Natale, c’erano 2300 fotografie disponibili, ma c’erano solo alberi natalizi, panorami invernali, strade e negozi pieni di luci, ma nemmeno una era su Gesù, su Gesù bambino, sulla grotta di Betlemme, sui Magi, o qualcosa di simile ».
o Quello di Gesù « è un messaggio semplice, accessibile a tutti, a cominciare dai poveri pastori di Betlemme. Così come semplice sarà anche la vita di quel figlio d’uomo appena nato: passerà in mezzo agli altri uomini facendo il bene, parlerà un linguaggio capace di andare al cuore dei semplici, vivrà nella frugalità, nella solidarietà e nell’amicizia propria dei piccoli » (Enzo Bianchi).
o La parola di Dio parla di gioia e di festa e nessuno più di noi ha diritto di essere nella gioia e di fare festa. A Natale festeggiano anche in Cina e in Arabia Saudita, anche da loro si vedono babbi natale, comete e alberi addobbati. Ma non festeggiano nulla.
o Se a Natale Gesù comparisse in certi ambienti, ci si sentirebbe a disagio. Non per tutti Natale vuol dire incarnazione del Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che cerca ogni uomo per entrare in un dialogo intimo con lui.
o Il gesuita Sauro De Luca ricorda di essere andato a trascorrere i giorni di Natale in un paesino del Trentino, un mucchietto di abitazioni sparse tra le montagne. Nell’andare a celebrare la messa di mezzanotte, passando accanto alle varie case, vide che avevano tutte le porte spalancate e la luce accesa. E il suo stupore fu grande quando entrando in chiesa, trovò tutta la popolazione ad attenderlo. Quella gente aveva anche in quella notte compiuto il gesto tradizionale dell’accoglienza. Come a dire che se Maria e Giuseppe fossero passati di lì, avrebbero trovato ospitalità.
o Anche questo è Natale, uno spirito nuovo che respiriamo tutti e che dovremmo conservare a lungo tra di noi. La nostra società e il mondo intero diventerebbero davvero più simili alle visioni del futuro preannunciate dal profeta Isaia.
o La poesia profonda del Natale e le meraviglie di Dio espresse in forma umana sono presenti in una delle statuette del presepe della Provenza francese, quella dell’incantato, il sempliciotto del paese, che davanti alla grotta esprime la sua meraviglia e allarga le braccia in contemplazione. Una donna davanti al presepe ha esclamato: « O Signore, fammi credere che tutto questo è vero! ».
o È Natale, tutto andrebbe vissuto in modo nuovo, anche il saluto che ci scambiamo: lo si può fare per cortesia sociale (anche gli atei lo fanno, anche le aziende), per un vago sentimento religioso-umano, oppure per un significato teologico profondo che nasce dalla fede: siamo fratelli in Gesù, anche noi siamo figli di Dio.

* « Cristo può rinascere mille e diecimila volte, ma a nulla serve se non nasce almeno una volta in te »
(Giovanni Papini).
« Ah, se il tuo cuore potesse diventare un mangiatoia, Dio si farebbe ancora bambino su questa terra »
(Angelo Silesio).
* Il pericolo che corriamo è di pensare a Natale solo in questi giorni e poi di metterlo nel cassetto fino al prossimo anno. Un po’ come si fa con il presepe. Ma ogni anno dovrebbe rappresentare un passo verso la verità, la luce, la novità che è Gesù. È per questo che ogni anno facciamo Natale.
* « Fino a quando non ci avvenga che ci sia mostrato quello che ci appagherà, fino a quando non berremo a quella fonte di vita che ci sazierà, mentre noi camminiamo nella fede, pellegrini, lontani da lui, e abbiamo fame e sete di giustizia e aneliamo con indicibile desiderio alla bellezza di Cristo che si svelerà nella forma di Dio, celebriamo con devozione il Natale di Cristo nato nella forma di servo » (sant’Agostino)
È Natale ogni volta che sorridi
a un fratello e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta che rimani
in silenzio per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta che non accetti
quei principi che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta che speri
con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta che
riconosci con umiltà i tuoi limiti
e la tua debolezza.
È Natale ogni volta che permetti
al Signore di rinascere
per donarlo agli altri.
(Madre Teresa di Calcutta)

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

24 DICEMBRE 2017 – 4A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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24 DICEMBRE 2017 – 4A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
È l’ultima domenica che precede il Natale. La festa è nell’aria, in un balenare di stelle e di luci. È la festa più bella dell’anno che coinvolge tutti, anche chi non vorrebbe avere niente a che spartire con Gesù di Nazaret. Il vangelo di questa domenica ci presenta « il mistero nascosto per secoli » che si svela in Maria. È così che il Natale trova il suo vero significato e la festa un senso pieno.

La Parola di Dio
2 Samuele 7,1-5.8b-12.14a.16.
Il giovane Davide, preso dai pascoli, a custodia del gregge, diventa re d’Israele e vuole costruire un tempio al Signore. Ma Iahvè per bocca del profeta Natan, gli dice che sarà suo figlio Salomone a costruirlo, promettendogli in questo modo una discendenza e la stabilità del regno.
Romani 16,25-27.
In queste poche righe, che concludono la lettera ai Romani, Paolo dice che con il suo vangelo si fa annunciatore del « mistero nascosto per secoli », un mistero di amore misericordioso che si è rivelato in Gesù Cristo.
Luca 1,26-38.
A dieci secoli dal tempo del re Davide, dopo una storia di attesa e di infedeltà del popolo d’Israele, si compiono finalmente in pienezza le promesse: Dio si cerca una madre, il mistero si fa vicino nel ventre di Maria. È la vergine Maria il tempio vivo di Dio in cui si rivelano l’amore e la fedeltà di Dio.

Riflettere
o Ecco realizzarsi le promesse di Dio. Nell’annunciazione Dio si consegna all’umanità prendendo vita nel seno di una giovane donna. Anche Maria si consegna a Dio e si fa strumento nelle sue mani. È grazie a lei, la ragazza di Nazaret, la sposa di Giuseppe, che la salvezza giunge sulla terra.
o All’annuncio dell’angelo non mancano paure, bisogno di chiarimenti, esultanza del cuore, piena disponibilità, proprio come avviene in ogni impegno d’amore. In questo momento, nel ventre di Maria, si realizza l’unione sponsale tra Dio e l’umanità.
o Le scelte di Dio si realizzano nel tempo. Anzitutto Dio si sceglie un popolo, il più piccolo dei popoli dell’antichità, un popolo di nomadi, e ne fa il suo interlocutore privilegiato, il portatore della sua parola nel mondo.
o Dio sceglie poi un re e una dinastia, quella di Davide. Davide è un re carico dei suoi peccati, un uomo astuto e violento, che dovrà più volte invocare la misericordia di Dio. Ma è anche un uomo che, a suo modo, risponde alle scelte di Dio e le accoglie. Dalla sua dinastia nascerà il messia, attraverso la persona di Giuseppe, che è appunto della stirpe di Davide.
o Infine Dio sceglie una ragazza. Maria è la serva di Iahvè, il nuovo tempio di Gerusalemme, la nuova Eva. È la risposta dell’uomo a Dio, è la nostra offerta al Dio che ci cerca e si fa uomo.
o In Maria diventa possibile l’impossibile e si realizza l’incarnazione, la venuta di Dio fra noi: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra ».
o « Ecco la serva del Signore », dice Maria. È il momento in cui Maria si consegna ai piani di Dio. La volontà di Dio diventa la sua volontà: più che a Betlemme, è questo l’istante dell’incarnazione, perché è ora che Dio si consegna a lei facendosi uomo nel suo grembo. Da quel sì di Maria potremmo dire che il cuore di Dio ha assunto i palpiti di un vero uomo: Dio si fa nostro fratello, assume la nostra umanità, si fa carne. « Vero Dio e vero uomo », grazie al sì di Maria.
o La nascita di Gesù coinvolge oltre che Maria anche Giuseppe e i progetti di Dio s’intrecciano con i loro. Giuseppe, appena comprende le intenzioni di Dio sulla sua promessa sposa, decide di farsi da parte. Ma l’angelo si fa vivo anche con lui: « Non temere di prendere con te Maria: il bambino che lei aspetta è opera dello Spirito Santo. Maria partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù » (Mt 1,20).

Attualizzare
* È inevitabile alla vigilia di questo Natale confrontare le scelte di Dio che viene a noi con il nostro modo di attendere il Natale. Dio vuole ancora rivelarsi a noi anche oggi, ma lui si serve di mezzi poveri ed è venuto a noi nella povertà. Mentre le tante, troppe luci del nostro Natale offuscano la luminosità del mistero dell’incarnazione.
* Gesù si incarna in Maria a Nazaret, in Galilea, a 140 km nord della capitale Gerusalemme. Nazaret è una cittadina che oggi ha 40 mila abitanti, più della metà musulmani. E nasce a Betlemme, dove non trova ospitalità e viene alla luce in un capanno per gli animali, accolto da umili pastori, mal considerati dai capi degli ebrei.
* Il Natale di Gesù avviene nella semplicità e nel silenzio. Gesù nasce di notte, non nel fracasso e nella baraonda. Solo nel silenzio è possibile cogliere la profondità del mistero, conoscere noi stessi, capire l’amore inventivo di Dio. Il modo migliore per prepararci al Natale, oggi più che mai, è quello di creare un po’ di silenzio: per cercare Dio, per farci trovare da Dio.
* Scrive il detenuto Benedetto, che attende in carcere il Natale con malinconia: « Un Natale lontano da casa, un Natale molto triste, lontano da chi ci vuole bene e da chi siamo affezionati. Dove solo noi sappiamo cosa si prova ». Sì, l’attesa del Natale è anche nostalgia per gli affetti persi o per i legami spezzati. È la stessa atmosfera del Natale che ci porta a sentimenti di malinconia e tenerezza. Ed è tutto così comprensibilmente umano. Ma non è propriamente questo il Natale cristiano, quello dell’incontro con Gesù. Anche noi, come Maria e Giuseppe dovremmo in un primo tempo sentirci turbati e quasi sconvolti dall’incarnazione, dall’arrivo di Dio sulla terra. Poi, inevitabilmente, lasciarci prendere dalla gioia profonda cantata dagli angeli nella notte santa: « Pace in terra agli uomini che Dio ama ».

Carne della sua carne
Ecco come parla di Maria di Nazaret lo scrittore Jean Paul Sartre: « Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio… Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: « Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia ». Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo, che si può prendere tra le braccia e coprire di baci ».
Anche un non credente capisce l’importanza del silenzio
« Nulla può essere realizzato senza la solitudine. Io ho cercato di realizzare per me la più completa solitudine. Ma non ci sono riuscito. Da quando esiste l’orologio è finita la possibilità di realizzare la solitudine. Ve l’immaginate un eremita con l’orologio? E allora bisogna accontentarsi di una « solitudine simulata ». Ma in questi limiti sprofondarsi. Con se stessi. Solitudine non vuol dire rifiuto del mondo. Anzi vuol dire collocarsi in un osservatorio dove tutte le cose del mondo possono penetrare, ma decantate e rese limpide » (Pablo Picasso).

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA:

Publié dans:NATALE 2017 |on 21 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

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