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Dopo Madrid. Come Benedetto XVI ha innovato le GMG (di Sandro Magister)

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349141

Dopo Madrid. Come Benedetto XVI ha innovato le GMG

Sono almeno tre le novità che con questo papa caratterizzano le Giornate Mondiali della Gioventù: gli spazi di silenzio, l’età giovanissima, la passione di testimoniare la fede nel mondo

di Sandro Magister

ROMA, 24 agosto 2011 – Dopo ogni suo viaggio fuori d’Italia, Benedetto XVI ama tracciarne un bilancio nell’udienza generale del mercoledì successivo.
Fece così dopo la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, nell’agosto del 2005:
> Riflessione sul pellegrinaggio a Colonia

Non lo fece invece tre anni dopo, di ritorno da Sydney, perché era luglio e in questo mese le udienze generali sono sospese. Ma il papa commentò più tardi quella sua trasferta australiana nel discorso che tenne alla curia romana per gli auguri di Natale del 2008, riprodotto in questo recente servizio di www.chiesa:
> A Madrid risplende una stella
Questa volta, di ritorno da Madrid, ecco la riflessione che mercoledì 24 agosto Benedetto XVI ha dedicato alla terza Giornata Mondiale della Gioventù del suo pontificato:
> « Oggi vorrei riandare brevemente con il pensiero… »
Da questa e dalle sue precedenti riflessioni, è evidente che Benedetto XVI vede le Giornate Mondiali della Gioventù come un momento saliente della sua missione di successore di Pietro.
A una semplice osservazione esterna, questi ultimi raduni mondiali manifestano almeno tre caratteri distintivi e nuovi, che a Madrid sono apparsi con particolare visibilità.

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Il primo è il silenzio. Un silenzio prolungato, intensissimo, che cala nei momenti chiave, in una marea di giovani che fino a subito prima esplodevano di gioia festante.
La Via Crucis è uno di questi momenti. Un altro, ancor più impressionante, è quello dell’adorazione dell’ostia santa durante la veglia notturna. Un terzo è stato quello della comunione durante la messa conclusiva.
L’adorazione silenziosa dell’ostia santa è un’innovazione introdotta nelle Giornate Mondiali della Gioventù da Benedetto XVI. Il papa si inginocchia e con lui si inginocchiano sulla nuda terra centinaia di migliaia di giovani. Tutti protesi non al papa ma a quel « nostro pane quotidiano » che è Gesù.
Il violento scroscio temporalesco che a Madrid ha preceduto l’adorazione eucaristica, creando notevole scompiglio, ha reso ancor più impressionante l’irrompere di tale silenzio. E altrettanto è accaduto la mattina dopo, nella messa. L’inaspettata cancellazione della distribuzione della comunione – per non chiarite ragioni di sicurezza – non ha prodotto disordine e distrazione nella distesa sterminata dei giovani ma, al contrario, un silenzio di compostezza e intensità sorprendenti, una « comunione spirituale » di massa di cui non si ricordano precedenti.
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Un secondo carattere distintivo di quest’ultima Giornata Mondiale della Gioventù è l’età media molto bassa dei convenuti, 22 anni.
Questo significa che molti di essi vi hanno preso parte per la prima volta. Il loro papa è Benedetto XVI, non Giovanni Paolo II, che hanno conosciuto solo da bambini. Essi sono parte di una generazione di giovani e giovanissimi molto esposta a una cultura secolarizzata. Ma sono nello stesso tempo il segnale che le domande su Dio e i destini ultimi sono vive e presenti anche in questa generazione. E ciò che muove questi giovani sono proprio queste domande, alle quali un papa come Benedetto XVI offre risposte semplici eppure potentemente impegnative e attrattive.
I veterani delle Giornate Mondiali della Gioventù c’erano, a Madrid. Ma soprattutto tra le decine di migliaia di volontari che si sono prestati per l’organizzazione. O tra i numerosi sacerdoti e religiose che hanno accompagnato i giovani, e le cui vocazioni sono sbocciate proprio in precedenti Giornate Mondiali della Gioventù. È ormai assodato che questi appuntamenti sono un vivaio per le future leadership delle comunità cattoliche nel mondo.
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Un terzo carattere distintivo è la proiezione « ad extra » di questi giovani. A loro non interessano affatto le battaglie interne alla Chiesa per un suo ammodernamento al passo con i tempi. Sono lontani anni luce dal « cahier de doléances » di certi loro fratelli maggiori: per i preti sposati, per le donne prete, per la comunione ai divorziati risposati, per l’elezione popolare dei vescovi, per la democrazia nella Chiesa, eccetera eccetera.
Per loro, tutto questo è irrilevante. A loro basta essere cattolici come papa Benedetto fa vedere e capire. Senza diversivi, senza sconti. Se alto è il prezzo con il quale siamo stati salvati, il sangue di Cristo, alta dev’essere anche l’offerta di vita dei veri cristiani.
Non è la riorganizzazione interna della Chiesa, ma la passione di testimoniare la fede nel mondo a muovere questi giovani. Il papa glielo stava per dire con queste parole, nel discorso interrotto dal temporale:
« Cari amici, non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo nome in tutta la terra ».

DISCORSO DEL PAPA AI GIOVANI A CUATRO VIENTOS (quello che la pioggia gli ha impedito di pronunciarlo)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-27660?l=italian

DISCORSO DEL PAPA AI GIOVANI A CUATRO VIENTOS

La pioggia gli ha impedito di pronunciarlo

CUATRO VIENTOS, sabato, 20 agosto 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI non ha potuto pronunciare a causa di un improvviso e forte temporale durante la Veglia con i giovani all’aerodromo di Cuatro Vientos (Madrid), durante la Giornata Mondiale della Gioventù.
* * *
Cari giovani,
vi saluto tutti, in particolare i giovani che mi hanno formulato le loro domande, e li ringrazio per la sincerità con la quale hanno prospettato le loro inquietudini, che esprimono, in un certo modo, l’anelito di tutti voi per giungere a qualcosa di grande nella vita, qualcosa che vi dia pienezza e felicità.
Però, come può un giovane essere fedele alla fede cristiana e continuare ad aspirare a grandi ideali nella società attuale? Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù ci dà una risposta a questa importante questione: «Come il Padre mi ha amato, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).
Sì, cari amici, Dio ci ama. Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio. Rimanere nel suo amore significa quindi vivere radicati nella fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio.
Se rimarrete nell’amore di Cristo, radicati nella fede, incontrerete, anche in mezzo a contrarietà e sofferenze, la fonte della gioia e dell’allegria. La fede non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona. Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo.
Precisamente oggi, in cui la cultura relativista dominante rinuncia alla ricerca della verità e disprezza la ricerca della verità, che è l’aspirazione più alta dello spirito umano, dobbiamo proporre con coraggio e umiltà il valore universale di Cristo, come salvatore di tutti gli uomini e fonte di speranza per la nostra vita. Egli, che prese su di sé le nostre afflizioni, conosce bene il mistero del dolore umano e mostra la sua presenza piena di amore in tutti coloro che soffrono. E questi, a loro volta, uniti alla passione di Cristo, partecipano molto da vicino alla sua opera di redenzione. Inoltre, la nostra attenzione disinteressata agli ammalati e ai bisognosi sarà sempre una testimonianza umile e silenziosa del volto compassionevole di Dio.
Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra.
In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!
Molti sono chiamati dal Signore al matrimonio, nel quale un uomo e una donna, formando una sola carne (cfr Gn 2,24), si realizzano in una profonda vita di comunione. È un orizzonte luminoso ed esigente al tempo stesso. Un progetto di amore vero che si rinnova e si approfondisce ogni giorno condividendo gioie e difficoltà, e che si caratterizza per un dono della totalità della persona. Per questo, riconoscere la bellezza e la bontà del matrimonio, significa essere coscienti che solo un contesto di fedeltà e indissolubilità, come pure di apertura al dono divino della vita, è quello adeguato alla grandezza e dignità dell’amore matrimoniale.
Cristo chiama altri, invece, a seguirlo più da vicino nel sacerdozio e nella vita consacrata. Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!» (cfr Mc 2,14).
Cari giovani, per scoprire e seguire fedelmente la forma di vita alla quale il Signore chiama ciascuno di voi, è indispensabile rimanere nel suo amore come amici. E come si mantiene l’amicizia se non attraverso il contatto frequente, la conversazione, lo stare uniti e il condividere speranze o angosce? Santa Teresa di Gesù diceva che la preghiera è «conversare con amicizia, stando molte volte in contatto da soli con chi sappiamo che ci ama» (cfr Libro della vita, 8).
Vi invito, quindi, a rimanere ora in adorazione di Cristo, realmente presente nell’Eucarestia. A dialogare con Lui, a porre davanti a Lui le vostre domande e ad ascoltarlo. Cari amici, prego per voi con tutta l’anima. Vi supplico di pregare anche per me. Chiediamo al Signore, in questa notte, attratti dalla bellezza del suo amore, di vivere sempre fedelmente come suoi discepoli. Amen!

Publié dans:GMG 2011, Papa Benedetto XVI |on 22 août, 2011 |Pas de commentaires »

DISCORSO DI BENEDETTO XVI ALLA CERIMONIA DI CONGEDO DA MADRID

dal sito:

http://www.zenit.org/article-27674?l=italian

DISCORSO DI BENEDETTO XVI ALLA CERIMONIA DI CONGEDO DA MADRID

MADRID, domenica, 21 agosto 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questa domenica da Benedetto XVIall’aeroporto internazionale « Barajas » di Madrid in occasione della cerimonia di congedo.
* * *
Maestà,
Illustri Autorità nazionali, regionali e locali,
Signor Cardinale Arcivescovo di Madrid e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola,
Signori Cardinali e fratelli nell’Episcopato,
amici tutti,
è giunto il momento di congedarci. Questi giorni passati a Madrid, con una rappresentanza così numerosa di giovani dalla Spagna e da tutto il mondo, resteranno profondamente impressi nella mia memoria e nel mio cuore.
Maestà, il Papa si è sentito molto bene in Spagna. Anche i giovani protagonisti di questa Giornata Mondiale della Gioventù sono stati accolti molto bene qui e in tante città e località spagnole, che hanno potuto visitare nei giorni precedenti alla Giornata.
Grazie a Vostra Maestà per le cordiali parole e per aver voluto accompagnarmi sia al mio arrivo, sia ora, alla partenza. Grazie alle Autorità nazionali, regionali e locali, che hanno dimostrato con la loro cooperazione fine sensibilità per questo avvenimento internazionale. Grazie alle migliaia di volontari che hanno reso possibile il buon sviluppo di tutte le attività di questo incontro: i diversi atti letterari, musicali, culturali e religiosi del «Festival joven», le catechesi dei Vescovi e gli atti presieduti dal Successore di Pietro. Grazie alle forze di sicurezza e dell’ordine, come pure a coloro che hanno collaborato prestando i più svariati servizi: dalla cura della musica e della liturgia fino al trasporto, l’attenzione sanitaria e gli approvvigionamenti.
La Spagna è una grande Nazione che, in una convivenza sanamente aperta, pluralistica e rispettosa, sa e può progredire senza rinunciare alla sua anima profondamente religiosa e cattolica. Lo ha manifestato ancora una volta in questi giorni, dispiegando la sua capacità tecnica e umana in una impresa così rilevante e ricca di futuro come è quella di favorire che la gioventù affondi le sue radici in Gesù Cristo, il Salvatore.
Una parola di speciale gratitudine si deve agli organizzatori della Giornata: al Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici e a tutto il personale di questo Dicastero; al signor Cardinale Arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, con i suoi vescovi ausiliari e tutta l’arcidiocesi; in particolare al Coordinatore Generale della Giornata, Monsignor César Augusto Franco Martínez e ai suoi numerosi e così generosi collaboratori. I vescovi hanno lavorato con sollecitudine e abnegazione nelle proprie diocesi per l’accurata preparazione della Giornata, assieme ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici. A tutti va il mio ringraziamento unito alla preghiera al Signore perché benedica le vostre fatiche apostoliche.
E non posso tralasciare di ringraziare con tutto il cuore i giovani per essere venuti a questa Giornata, per la loro partecipazione gioiosa, entusiasta ed intensa. A loro dico: grazie e complimenti per la testimonianza che avete dato a Madrid e nelle altre città spagnole dove siete stati. Vi invito adesso a diffondere in ogni angolo del mondo la gioiosa e profonda esperienza di fede vissuta in questo nobile Paese. Trasmettete la vostra gioia specialmente a coloro che avrebbero voluto venire ma non hanno potuto farlo per diversi motivi, a quanti hanno pregato per voi e a coloro ai quali la celebrazione della Giornata ha toccato il cuore. Con la vostra vicinanza e testimonianza, aiutate i vostri amici e compagni a scoprire che amare Cristo è vivere in pienezza.
Lascio la Spagna contento e riconoscente verso tutti. Ma soprattutto verso Dio, Nostro Signore, che mi ha permesso di celebrare questa Giornata così ricca di grazia e di emozione, così carica di dinamismo e di speranza. Sì, la festa della fede che abbiamo condiviso ci permette di guardare in avanti con molta fiducia nella provvidenza, che guida la Chiesa attraverso il mare della storia. Per questo rimane giovane e piena di vita, anche affrontando situazioni difficili. Questo è opera dello Spirito Santo, che rende presente Gesù Cristo nei cuori dei giovani di ogni epoca e così rivela loro la grandezza della vocazione divina di ogni essere umano. Abbiamo potuto sperimentare anche come la grazia di Cristo faccia crollare i muri ed elimini le frontiere che il peccato innalza tra i popoli e le generazioni, per fare di tutti gli uomini una sola famiglia che si riconosce unita nell’unico Padre comune, e che coltiva con il proprio lavoro e il rispetto tutto quello che Egli ci ha dato nella Creazione.
I giovani rispondono con impegno quando si propone loro con sincerità e verità l’incontro con Gesù Cristo, unico redentore dell’umanità. Essi tornano ora alle loro case come missionari del Vangelo, «radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede», ma avranno bisogno di aiuto nel loro cammino. Raccomando, quindi, in modo particolare ai Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e agli educatori cristiani, la cura della gioventù, che vuole rispondere con speranza alla chiamata del Signore. Non bisogna scoraggiarsi davanti agli ostacoli che, in diversi modi, si presentano in alcuni paesi. Più forte di tutto questo è il desiderio di Dio, che il Creatore ha posto nel cuore dei giovani e la potenza dall’alto, che dà forza divina a coloro che seguono il Maestro e a coloro che trovano in Lui alimento per la vita. Non abbiate timore di presentare ai giovani il messaggio di Gesù Cristo in tutta la sua integrità e ad invitarli ad accostarsi ai Sacramenti tramite i quali Egli ci rende partecipi della sua stessa vita.
Maestà, prima di tornare a Roma, desidero assicurare gli spagnoli che li ho molto presenti nella mia preghiera e prego specialmente per gli sposi e per le famiglie che affrontano difficoltà di diversa natura, per i bisognosi e gli infermi, per gli anziani e i bambini, e anche per coloro che non trovano lavoro. Prego anche per i giovani di Spagna. Sono convinto che, animati dalla fede in Cristo, offriranno il meglio di se stessi perché questo grande Paese affronti le sfide del momento presente e continui ad avanzare nel cammino della concordia, della solidarietà, della giustizia e della libertà. Con questi pensieri affido tutti i figli di questa nobile Terra all’intercessione della Vergine Maria, nostra Madre del Cielo, e li benedico con affetto. Che la gioia del Signore ricolmi sempre i vostri cuori. Grazie
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Publié dans:GMG 2011, Papa Benedetto XVI |on 22 août, 2011 |Pas de commentaires »

BENEDETTO XVI A MADRID – CERIMONIA DI BENVENUTO (18 agosto 2011)

dal sito:

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/august/documents/hf_ben-xvi_spe_20110818_arrivo-madrid_it.html
  
VIAGGIO APOSTOLICO A MADRID IN OCCASIONE DELLA XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
18-21 AGOSTO 2011

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Aeroporto Internazionale di Madrid Barajas

Giovedì, 18 agosto 2011  

Maestà,
Signor Cardinale Arcivescovo di Madrid,
Signori Cardinali,
Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Distinte Autorità nazionali, regionali e locali,
Cari fratelli e sorelle di Madrid e dell’intera Spagna,

grazie, Maestà, per la sua presenza qui insieme alla Regina, e per le parole così deferenti e cortesi che mi ha rivolto dandomi il benvenuto. Parole che mi fanno rivivere le indimenticabili dimostrazioni di simpatia ricevute nei miei precedenti viaggi in Spagna, e, in modo particolare, nel mio recente viaggio a Santiago de Compostela e a Barcellona. Saluto molto cordialmente tutti i presenti qui a Barajas e quanti seguono questa cerimonia attraverso la radio e la televisione. Un ricordo molto riconoscente anche a coloro che con tanto impegno e dedizione, nell’ambito ecclesiale e civile, hanno contribuito col proprio sforzo e lavoro  perché questa Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid si svolga felicemente e ottenga frutti abbondanti.
Desidero anche ringraziare con tutto il cuore per l’ospitalità di tante famiglie, parrocchie, collegi e altre istituzioni che hanno accolto i giovani venuti da tutto il mondo, prima in differenti regioni e città della Spagna, e ora in questa grande Città di Madrid, cosmopolita e sempre con le porte aperte.
Sono qui per incontrarmi con migliaia di giovani di tutto il mondo, cattolici, interessati a Cristo o in cerca della verità che dà un senso genuino alla propria esistenza. Giungo come Successore di Pietro per confermare tutti nella fede, vivendo alcuni giorni di intensa attività pastorale per annunciare che Gesù Cristo è la Via, la Verità e la Vita; per dare impulso all’impegno di costruire il Regno di Dio nel mondo, tra noi; per esortare i giovani a incontrarsi personalmente con Cristo Amico e così, radicati nella sua Persona, convertirsi in suoi fedeli discepoli e coraggiosi testimoni.
Perché e con quale scopo è venuta questa moltitudine di giovani a Madrid? Sebbene la risposta dovrebbero darla gli stessi giovani, si può ben pensare che essi desiderano ascoltare la Parola di Dio, come si è loro proposto nel motto di questa Giornata Mondiale della Gioventù, in modo che, radicati ed edificati in Cristo, manifestino la fermezza della loro fede.
Molti di loro hanno udito la voce di Dio, forse solo come un lieve sussurro, che li ha spinti a cercarlo più assiduamente e a condividere con altri l’esperienza della forza che ha la voce di Dio nella loro vita. Questa scoperta del Dio vivo rianima i giovani e apre i loro occhi alle sfide del mondo nel quale vivono, con i suoi limiti e le sue possibilità. Vedono la superficialità, il consumismo e l’edonismo imperanti, tanta banalizzazione nel vivere la sessualità, tanta mancanza di solidarietà, tanta corruzione. E sanno che senza Dio sarebbe arduo affrontare queste sfide ed essere veramente felici, mettendo tutto il loro entusiasmo nel conseguimento di una vita autentica. Però con Lui accanto, avranno luce per camminare e ragioni per sperare, senza arrestarsi davanti ai loro più alti ideali, che motiveranno il loro generoso impegno per costruire una società dove si rispetti la dignità umana e la reale fraternità. Qui, in questa Giornata, hanno un’occasione privilegiata per mettere in comune le loro aspirazioni, scambiare reciprocamente la ricchezza delle proprie culture ed esperienze, animarsi l’un l’altro in un cammino di fede e di vita, nel quale alcuni si credono soli o ignorati nei propri ambienti quotidiani. Invece no, non sono soli. Molti loro coetanei condividono i loro stessi propositi e, fidandosi completamente di Cristo, sanno che hanno realmente un futuro davanti a loro e non temono gli impegni decisivi che danno pienezza a tutta la vita. Per questo è per me un’immensa gioia ascoltarli, pregare insieme e celebrare l’Eucaristia con loro. La Giornata Mondiale della Gioventù ci porta un messaggio di speranza, come una brezza di aria pura e giovanile, con soffio rinnovatore che ci riempie di fiducia di fronte al domani della Chiesa e del mondo.
Certamente non mancano difficoltà. Sussistono tensioni e scontri aperti in tanti luoghi del mondo, anche con spargimento di sangue. La giustizia e l’altissimo valore della persona umana si sottomettono facilmente a interessi egoisti, materiali e ideologici. Non sempre si rispetta, come si deve, l’ambiente e la natura, che Dio ha creato con tanto amore. Molti giovani, inoltre, guardano con preoccupazione al futuro di fronte alla difficoltà di trovare un lavoro degno, o perché l’hanno perduto o perché precario e insicuro. Altri hanno bisogno di essere messi in guardia per non cadere nella rete della droga, o di avere un’assistenza efficace, se, purtroppo, vi fossero caduti. Non pochi, a causa della loro fede in Cristo, soffrono in se stessi la discriminazione, che arriva al disprezzo e alla persecuzione aperta od occulta che patiscono in determinate regioni e paesi. Li si perseguita volendo allontanarli da Lui, privandoli dei segni della sua presenza nella vita pubblica, e mettendo a tacere perfino il suo santo Nome. Invece io mi accingo a dire ai giovani, con tutta la forza del mio cuore: che niente e nessuno vi tolga la pace; non vergognatevi del Signore. Egli non ha avuto riserve nel farsi uno come noi e sperimentare le nostre angustie per portarle a Dio, e così ci ha salvato.
In questo contesto è urgente aiutare i giovani discepoli di Gesù a rimanere saldi nella fede e ad assumere la meravigliosa avventura di annunciarla e testimoniarla apertamente con la propria vita. Una testimonianza coraggiosa e piena di amore per il fratello, decisa e prudente al contempo, senza nascondere la propria identità cristiana, in un clima di rispettosa convivenza con altre legittime opzioni ed esigendo, nello stesso tempo, il dovuto rispetto per le proprie.
Maestà, nel rinnovare la mia gratitudine per il deferente benvenuto che mi avete offerto, desidero manifestare anche la mia stima e vicinanza a tutte le genti della Spagna, così come la mia ammirazione verso un Paese così ricco di storia e cultura, per la vitalità della propria fede, che ha portato frutto in tanti santi e sante in tutte le epoche, in numerosi uomini e donne che lasciando la propria terra hanno portato il Vangelo in ogni angolo del mondo, e in persone rette, solidali e ricchi di bontà in tutto il proprio territorio. È un grande tesoro che certamente vale la pena di custodire con atteggiamento costruttivo, per il bene comune di oggi e per offrire un orizzonte luminoso all’avvenire delle nuove generazioni. Benché vi siano attualmente motivi di preoccupazione, è maggiore l’ansia degli spagnoli di superarli con il dinamismo che li caratterizza, e al quale tanto contribuiscono le sue profonde radici cristiane, molto feconde nel corso dei secoli.
Saluto fin d’ora molto cordialmente tutti i cari amici spagnoli e madrileni e quelli che sono venuti da altri paesi. Nel corso di questi giorni sarò unito a voi, tenendo anche ben presenti tutti i giovani del mondo, in particolare quelli che attraversano delle prove di diversa natura. Affidando questo incontro alla Santissima Vergine Maria e all’intercessione dei santi protettori di questa Giornata, chiedo a Dio che benedica e protegga sempre i figli di Spagna. Grazie. 

Publié dans:GMG 2011, Papa Benedetto XVI |on 18 août, 2011 |Pas de commentaires »

A Madrid risplende una stella (di Sandro Magister)

dal sito:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349004

A Madrid risplende una stella

Ma la star non sono io, avverte il papa: « Io sono solamente vicario. Rimando all’Altro che sta in mezzo a noi ». Alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù, Benedetto XVI spiega perché ci va

di Sandro Magister

ROMA, 9 agosto 2011 – La preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, alla quale Benedetto XVI interverrà, è entrata nella sua fase ultima e più febbrile.
Ma entrano nel vivo anche le domande sul perché di simili adunate di giovani attorno al papa.
Già col cambio di pontificato molti avevano pensato e detto che tali Giornate si addicessero meglio a Giovanni Paolo II che al suo successore.
Ma Benedetto XVI non le ha interrotte. Nè ha rinunciato ad andarvi. Questa di Madrid è ormai la terza Giornata Mondiale della Gioventù alla quale egli partecipa, dopo quella di Colonia del 2005 e quella di Sydney del 2008.
Anzi, non ha mancato di introdurre in esse delle novità. Da Colonia in poi l’adorazione silenziosa e prolungata dell’eucaristia. E a Madrid la confessione sacramentale di alcuni giovani, da parte del papa in persona.
Le obiezioni, comunque, non sono sparite. Anche in campo cattolico gli scettici continuano a essere numerosi. Ritengono che le Giornate Mondiali della Gioventù siano « una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il papa quale star », oppure « un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la domande sulla fede ».
A queste obiezioni Benedetto XVI non si è mai sottratto. Tant’è vero che le citazioni sopra riportate sono sue, testuali. Sintetizzare le critiche, per poi rispondervi, è nel suo stile.
L’ha fatto dopo la Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney, nel discorso che ha tenuto alla curia romana in occasione del Natale del 2008.
Oltre che in Australia, quell’anno papa Joseph Ratzinger si era recato negli Stati Uniti e in Francia. Qui, a Parigi, al Collège des Bernardins, aveva tenuto il 12 settembre il discorso forse più importante del suo pontificato, assieme a quello di Ratisbona.
Ebbene, riflettendo su questi suoi viaggi nel discorso alla curia romana, il papa disse che « il loro vero senso » è uno solo: « servire la presenza di Dio nell’attuale ora della storia ». Nei viaggi papali, infatti, « la Chiesa si rende pubblicamente percepibile, con essa la fede e perciò almeno la questione su Dio. Questo manifestarsi in pubblico della fede chiama in causa tutti coloro che cercano di capire il tempo presente e le forze che operano in esso ».
E subito dopo queste considerazioni, spiegò come egli vede le Giornate Mondiali della Gioventù.
Era la prima volta che rifletteva su di esse così a fondo e con parole così dirette.
Per capire con quale spirito papa Benedetto si recherà a Madrid, non resta che riascoltarlo.

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« UNA GIOIA CHE NON È PARAGONABILE CON L’ESTASI DI UN FESTIVAL ROCK »

di Benedetto XVI

[...] Il fenomeno delle Giornate Mondiali della Gioventù diventa sempre più oggetto di analisi, in cui si cerca di capire questa specie, per così dire, di cultura giovanile.
L’Australia mai prima aveva visto tanta gente da tutti i continenti come durante la Giornata Mondiale della Gioventù, neppure in occasione dell’Olimpiade. E se precedentemente c’era stato il timore che la comparsa in massa di giovani potesse comportare qualche disturbo dell’ordine pubblico, paralizzare il traffico, ostacolare la vita quotidiana, provocare violenza e dar spazio alla droga, tutto ciò si è dimostrato infondato.
È stata una festa della gioia, una gioia che infine ha coinvolto anche i riluttanti: alla fine nessuno si è sentito molestato. Le giornate sono diventate una festa per tutti, anzi solo allora ci si è veramente resi conto di che cosa sia una festa: un avvenimento in cui tutti sono, per così dire, fuori di sé, al di là di se stessi e proprio così con sé e con gli altri.
Qual è quindi la natura di ciò che succede in una Giornata Mondiale della Gioventù? Quali sono le forze che vi agiscono? Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il papa quale star. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita.
Con ciò, tuttavia, la peculiarità di quelle giornate e il carattere particolare della loro gioia, della loro forza creatrice di comunione, non trovano alcuna spiegazione.
Anzitutto è importante tener conto del fatto che le Giornate Mondiali della Gioventù non consistono soltanto in quell’unica settimana in cui si rendono pubblicamente visibili al mondo. C’è un lungo cammino esteriore ed interiore che conduce ad esse. La croce, accompagnata dall’immagine della Madre del Signore, fa un pellegrinaggio attraverso i paesi. La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare. L’incontro con la croce, che viene toccata e portata, diventa un incontro interiore con colui che sulla croce è morto per noi. L’incontro con la croce suscita nell’intimo dei giovani la memoria di quel Dio che ha voluto farsi uomo e soffrire con noi. E vediamo la donna che egli ci ha dato come Madre.
Le Giornate solenni sono soltanto il culmine di un lungo cammino, col quale si va incontro gli uni agli altri e insieme si va incontro a Cristo. In Australia non per caso la lunga Via Crucis attraverso la città è diventata l’evento culminante di quelle giornate. Essa riassumeva ancora una volta tutto ciò che era accaduto negli anni precedenti ed indicava colui che riunisce insieme tutti noi: quel Dio che ci ama sino alla croce. Così anche il papa non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi.
Infine la liturgia solenne è il centro dell’insieme, perché in essa avviene ciò che noi non possiamo realizzare e di cui, tuttavia, siamo sempre in attesa. Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi. È squarciato il cielo e questo rende luminosa la terra. È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l’estasi di un festival rock. Friedrich Nietzsche ha detto una volta: “L’abilità non sta nell’organizzare una festa, ma nel trovare le persone capaci di trarne gioia”. Secondo la Scrittura, la gioia è frutto dello Spirito Santo (cfr. Galati 5, 22): questo frutto era abbondantemente percepibile nei giorni di Sydney.
Come un lungo cammino precede le Giornate Mondiali della Gioventù, così ne deriva anche il camminare successivo. Si formano delle amicizie che incoraggiano ad uno stile di vita diverso e lo sostengono dal di dentro. Le grandi Giornate hanno, non da ultimo, lo scopo di suscitare tali amicizie e di far sorgere in questo modo nel mondo luoghi di vita nella fede, che sono insieme luoghi di speranza e di carità vissuta. [...]

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Publié dans:GMG 2011, Sandro Magister |on 17 août, 2011 |Pas de commentaires »

IL SENSO DELLA CONSACRAZIONE DEI GIOVANI AL CUORE DI GESÙ

dal sito:

http://www.zenit.org/article-27395?l=italian

IL SENSO DELLA CONSACRAZIONE DEI GIOVANI AL CUORE DI GESÙ

Per la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 13 luglio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI consacrerà tutti i giovani al Sacro Cuore di Gesù durante la veglia di sabato 20 agosto all’aerodromo dei Quattro Venti di Madrid in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG).
Pubblichiamo la catechesi che gli organizzatori della GMG
(http://www.madrid11.com) hanno preparato per l’occasione.
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Lo scopo di questa catechesi è quello di aiutarei giovani a prepararsi alla Consacrazione della Gioventù al Sacro Cuore di Gesù, che il Santo Padre Benedetto XVI realizzerà in occasione della prossima giornata mondiale della gioventù. Tre sono le parti che la costituiscono. La prima: approccio al messaggio del Papa per la GMG nella prospettiva del Cuore di Gesù. La seconda: ripercorrere a grandi linee la storia della devozione al Cuore di Gesù. La terza: spiegare il perché della Consacrazione della gioventù del mondo al Cuore di Gesù.
I – “Dal cuore dell’uomo al Cuore di Dio”
Addentrandosi nelle profondità del nostro cuore, ci si ritrova tutti davanti allo stesso desiderio: vogliamo essere felici. Ma, ci domandiamo, dove e come trovare la felicità? L’esperienza ci dice che l’uomo trova la felicità nel momento in cui l’ansia d’infinito che porta dentro viene saziata. Così ci ricorda il papa nel suo messaggio: “L’uomo è stato creato per ciò che è grande per l’infinito” (Benedetto XVI, Messaggio per la GMG2011 Madrid).
Facciamo un altro passo. Il desiderio d’infinito che c’è nell’uomo consiste nel desiderio di essere amato da un Amore che non ha limiti. La risposta a questa domanda ci viene data dalla divina Rivelazione: “Dio è amore”. Dio si è rivelato proprio come l’Amore infinito, eterno, personale e misericordioso, che risponde pienamente ai desideri di felicità che si trovano nel cuore di ogni uomo. Per questo motivo il Papa ci ricorda: “Dio è la sorgente della vita, eliminarlo significa separarsi da questa sorgente e, inevitabilmente, privarsi della pienezza e della gioia: «la creatura senza il creatore svanisce» (GS 36)” (Messaggio per la GMG). Prova di ciò sono i molteplici tentativi fatti nella nostra società di costruire un “paradiso sulla terra”, ai margini di Dio.
2. Il problema del cuore dell’uomo si risolve in modo definitivo soltanto nell’incontro con il Cuore di Dio. Riferisce Sant’Agostino a tal proposito: “Ci hai fatti, Signore, per te, e il nostro cuore è inquieto, finché riposi in te”. L’inquietudine alla quale allude il santo di Ippona fa riferimento alla difficoltà di “raggiungere” l’Amore come conseguenza della nostra condizione di creature; siamo finiti e, ancor di più, siamo peccatori. Continuamente inciampiamo sulla pietra del nostro egoismo, del disordine delle nostre passioni che ci impediscono di raggiungere quest’Amore. Il cuore dell’uomo “aveva bisogno” di un cuore che stesse “al suo livello” e che d’altra parte fosse onnipotente per tirarlo fuori dalla sua finitudine e dal suo peccato. In Gesù Cristo Dio è venuto incontro all’uomo e ci ha amato “con cuore umano”. Nell’incontro del cuore umano con il Cuore di Gesù si è realizzato il mistero della Redenzione: “dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio è voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha assunto un corpo e un cuore, perché possiamo contemplare e trovare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il nazareno” (Benedetto XVI, Angelus 1 giugno 2008).
La rivelazione definitiva di quest’Amore ci è stata data nella Croce. L’amore di Dio per noi è giunto al “limite” del dono della vita. Nel Cuore aperto di Gesù sulla Croce, conseguenza del colpo di lancia del soldato, troviamo la più grande dimostrazione di quanto e come ci ama Dio. Ricordiamo ancora una volta ciò che dice il Papa nel suo messaggio: “Dal Cuore di Gesù aperto sulla Croce è sgorgata la vita divina” (Messaggio GMG). Così, sulla Croce, Gesù trasforma il nostro “cuore di pietra” ferito dal peccato in un “cuore di carne”, come il suo: ci fa dono del suo amore, e a sua volta ci rende capaci di amare con il suo stesso amore.
Dal Cuore di Gesù, vivo e risorto, scaturisce la sorgente alla quale l’uomo deve bere per saziare la sua sete infinita di amare ed essere amato. Per tanto, è in quest’incontro personale “da cuore a Cuore”, dove l’uomo vive “radicato ed edificato in Cristo, saldo nella fede” (Col 2,7). La santità consiste nell’entrare pienamente in questa corrente d’amore che sgorga dal Cuore di Gesù. “Il motto del Card. Newman: «da cuore a cuore» ci da la prospettiva della sua concezione del suo modo di comprendere la vita cristiana come una chiamata alla santità, sperimentata come profondo desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il Cuore di Dio » (Benedetto XVI, Omelia in occasione della Beatificazione del Cardinal Newman).
II -“Ecco il cuore che tanto ha amato gli uomini”
Nel corso dei secoli la Chiesa ha approfondito il significato del Culto al Sacro Cuore di Gesù. Molti uomini e donne hanno trovato nella contemplazione dell’immagine di colui che fu trafitto una via valida per identificarsi pienamente con Cristo e giungere alla meta della santità.
Tra questiricordiamo specialmente Santa Margherita Maria de Alacoque (1647-1690), religiosa dell’ordine della Visitazione a Paray-le-Monial, alla quale Gesù si manifesta nell’ Eucaristia, rivelandole il mistero del Suo Cuore: “Ecco il cuore che tanto ha amato gli uomini e che non riceve altro che ingratitudine offese”. Durante la sua vita Santa Margherita insegnò ad amare il cuore di Gesù, facendogli compagnia nell’Eucaristia per mezzo dell’Ora Santa, a consacrarsi a Lui ed ad offrire piccoli atti di amore e riparazione per i peccati. Diffuse anche la pratica dei primi venerdì del mese: confessione e comunione in riparazione dei peccati. Fu beatificata del 1864 dal Beato Pio IX e canonizzata nel 1920 da Benedetto XV. La sua ricorrenza viene celebrata il 16 ottobre.
Oltre a questa santaricordiamo San Claudio de la Colombiere S.J. (1641-1682). Fu il direttore spirituale si Santa Margherita Maria. Sarà l’incaricato di propagare il messaggio d’amore del Cuore di Cristo nei luoghi più lontani. Grazie a lui l’ordine religiosa dei Gesuiti si fece carico della propagazione della devozione al Cuore di Gesù.
L’eco di queste rivelazioni nella vita della Chiesa fu così intenso che il Beato Pio IX nell’anno 1856 instituì per tutta la Chiesa la festa del Sacro Cuore di Gesù, e nell’anno 1899 il papa Leone XIII consacrò l’umanità al Sacro Cuore. Centinaia di congregazioni religiose dedite all’educazione dei giovani, all’assistenza degli anziani e degli ammalati, alle missioni, nacquero in questo tempo, tutte facenti capo alla spiritualità del Cuore di Gesù. Durante il ventesimo secolo i Sommi Pontefici hanno invitato continuamente a ricorrere al Sacro Cuore come “il principale indicatore e simbolo dell’Amore con cui il divino redentore ama continuamente l’eterno Padre e tutti gli uomini” (Pio XII, Enc. “Haurietis Aquas”).
La contemplazione del cuore di Gesù oggi rende feconda la Chiesa di nuovi cammini di santità e si presenta per gli uomini del nostro tempo, bisognosi della misericordia divina, come un annuncio di speranza perché “sulle macerie accumulatesi a causa dell’odio e della violenza , si costruisca la civiltà dell’amore, il regno del Cuore di Cristo” (Giovanni Paolo II, messaggio al Preposto Generale della Compagnia di Gesù, P. Peter Kolvenbach, 5 ottobre 1986).
III. Consacrarsi al Cuore di Gesù per rimanere “Radicati ed edificati in Cristo e saldi nella fede” (Col 2,7)
La consacrazione al Cuore di Gesù è un atto con il quale noi giovani del mondo, guidati dal Santo Padre, vogliamo rivolgere il nostro sguardo fiducioso a Gesù Cristo, perché ci aiuti a vivere “Radicati ed edificati in Cristo e saldi nella fede” (Col 2,7).
Si tratta di rivivere dentro di noi l’esperienza del discepolo amato che contemplando il cuore aperto di Gesù sulla Croce, crede nel suo amore e si converte in suo testimone. “Chi l’ha visto ne dà testimonianza” (Gv 19,35).
Per questo motivo è anzitutto un atto di fede. L’invito del Santo Padre a consacrarci al Sacro Cuore di Gesù è un invito a consacrare la nostra fede: “Crediamo fermamente che Gesù Cristo ha donato se stesso sulla Croce per offrirci il suo amore; nella sua Passione ha portato le nostre sofferenze, si è fatto carico dei nostri peccati, ci ha ottenuto il perdono e ci ha riconciliato con il Padre, aprendoci il cammino della vita eterna” (Messaggio GMG). Tutto ciò confessiamo non solo in virtù della conoscenza delle verità in cui crediamo, ma come frutto di una relazione personale con Cristo, creata dalla fiducia nell’Amore del suo Cuore. In più, questa professione di fede la realizziamo in unione con il Santo Padre, i vescovi ed i pastori della Chiesa, mostrando che la nostra “fede personale in Cristo è vincolata alla fede della Chiesa” (Messaggio GMG). È nel cuore della Chiesa dove risuonano i battiti del Cuore di Cristo.
È in secondo luogo un atto di speranza. Il Papa non solo consacra ciascuno di noi al Sacro Cuore, ma consacra “tutti i giovani del mondo” al Sacro Cuore di Gesù. I giovani di oggi sono la speranza del futuro della Chiesa e della umanità. Tramite la Consacrazione noi giovani, con il Papa,vogliamo affermare che “senza il Cristo, morto e risorto, non c’è salvezza. Che solo Lui può liberare il mondo dal male e far crescere il Regno della Giustizia,della pace, dell’Amore al quale tutti aspiriamo” (Messaggio GMG). Uniti in “un solo Cuore”, preghiamo con tutta la Chiesa: “Vieni Signore Gesù”, aiuta noi giovani del Terzo Millennio ad essere artefici della civiltà dell’Amore che si costruisce “quando le persone e i popoli accolgono la presenza di Dio, lo adorano in verità ed ascoltano la sua voce” (Messaggio GMG).
Infine, la consacrazione è un atto d’amore. Noi giovani del Terzo Millennio, come San Tommaso, vogliamo “toccare Gesù, mettendo le mani nei segni della sua Passione, i segni del suo Amore” (Messaggio GMG). Consacrandoci “tocchiamo Gesù”, rinnovando la grazia del nostro Battesimo con la quale siamo stato introdotti pienamente in quest’Amore. Si rafforza in noi il desiderio di bere costantemente alle sorgenti della vita divina che sono i Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e il Sacramento del Perdono. Infine, siamo introdotti nel suo sguardo misericordioso per poter sempre essere vicini ai più poveri ed ai malati, diventando così per essi manifestazione tangibile dell’Amore di Dio.
Come il discepolo amato anche noi siamo invitati ad “accogliere Maria nella nostra casa”. Ci consacriamo al Cuore di Gesù tenendo presente la Vergine come speciale mediatrice. Lei che “accolse con fede la Parola di Dio”c’insegna a credere nell’Amore, ad affidarci a Lui ed ad essere suoi testimoni tra i nostri fratelli.

Publié dans:GMG 2011 |on 13 juillet, 2011 |Pas de commentaires »

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