Archive pour la catégorie 'feste di Maria'

L’Immacolata Concezione: Premessa storico-liturgica

dal sito:

http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/catechesi/2000-2001/Immcolata%20Concezione.html

L’IMMACOLATA CONCEZIONE

Premessa storico-liturgica

La riflessione teologica sull’Immacolata concezione di Maria è stata molto lenta. Una festa della Natività di Maria era celebrata in Oriente verso la fine del VI secolo. Nel secolo seguente, poi, sorse una festa della Concezione di Maria.
In Occidente, invece, questa festa della Concezione di Maria appare solo in Italia Meridionale, a Napoli, nel IX secolo e intorno al 1060 veniva celebrata anche in Inghilterra, introdotta molto probabilmente da un monaco orientale. Dopo la conquista dell’isola da parte dei Normanni, la festa riacquistò vigore e passò in Europa come festa dell’Immacolata Concezione.
Non tutti i teologi del tempo erano favorevoli. Perfino il grande San bernardo di Chiaravalle (1091-1153), il cantore di Maria, colui che si sentì rispondere ad un suo saluto rivolto alla statua della Vergine: “Ave, Bernarde” (Ciao, Bernardo), protestò in una lettera contro i Canonici di Lione per aver introdotto questa festa.
In questo stesso periodo, però, un discepolo di Sant’Anselmo di Aosta (1033-1109), Eadmero, sostenne la possibilità dell’Immacolata Concezione. L’argomento era molto semplice: Dio lo poteva fare. Se perciò lo voleva fare, lo fece. Di qui ebbe origine il famoso assioma: “Potuit, decuit, ergo fecit” (Dio poteva; era conveniente, perciò lo fece). L’intuizione era buona, ma poteva portare a delle esagerazioni. Una volta che i teologi avevano deciso che una cosa era conveniente, concludevano che Dio l’aveva fatta. Ed esagerazioni del genere non mancarono.
Seguirono alcuni secoli di dibattito teologico al riguardo. Poi, nel 1477, Sisto IV dà il suo beneplacido ad una Messa della Concezione; nel 1695, Innocenzo XII approva una Messa con ufficio e ottava per la Chiesa intera, ed infine, nel 1708, con Clemente IX la festa divenne di precetto.
Un altro appoggio alla celebrazione dell’Immacolata Concezione venne nel 1830 con le apparizioni della Vergine a Caterina Labouré, che promosse la diffusione della Medaglia Miracolosa con l’invocazione: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.
Finalmente nel 1854, Pio IX definì come dogma di fede la Concezione Immacolata di Maria e quattro anni dopo la Madonna stessa, a suggello di quanto la Chiesa aveva proclamato, si autodefinì a Lourdes: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Con la riforma liturgica del Vaticano II questa celebrazione ha assunto il grado di solennità.

Riflessione ascetico-pastorale

L’Immacolata Concezione è spesso fraintesa da chi è privo di una sufficiente istruzione catechetica: viene confusa con il concepimento verginale di Gesù.
Diciamo subito che il Nuovo Testamento non dice nulla sulla concezione di Maria. La riflessione teologica dei primi secoli toccò sì Maria, ma in modo indiretto. I primi due dogmi mariani, infatti, cioè la Verginità di Maria e la Maternità divina, erano prettamente cristologici, nel senso che erano affermazioni fatte su Maria, ma con il fine di salvaguardare verità riguardanti Gesù.
I due dogmi mariani più recenti, cioè quello dell’Immacolata Concezione e quello dell’Assunzione, riguardano in maniera più diretta Maria. Da un certo punto di vista essi rappresentano dei privilegi concessi alla Madonna, perché doveva essere Madre di Gesù, vero Dio e vero uomo. Però il loro significato più profondo è soteriologico, in quanto riguardano la nostra salvezza. Ci ammaestrano sul nostro fine ultimo, sulla grazia vittoriosa di Cristo che vince il peccato e ci porta alla gloria finale.
La cosa fondamentale che possiamo dire sull’Immacolata Concezione è che Maria è stata redenta in previsione dei meriti del Figlio suo. Gesù ha guadagnato sulla croce la grazia dell’Immacolata concezione di sua Madre. Tutto ciò significa che la salvezza dell’umanità era operativa ancora prima che Cristo nascesse. Solo se vediamo Dio condizionato dal tempo, proviamo imbarazzo per il concetto di “redenzione preservativa”, vale a dire fatta in vista dei meriti acquisiti da Gesù sul Calvario. Intuizione questa tanto cara al beato Duns Scoto (1266-1308).
La salvezza è sempre un dono gratuito di Dio. Il bambino è santificato gratuitamente nell’acqua del battesimo e l’adulto accetta come dono di Dio la grazia della giustificazione mediante la fede.
Quando diciamo che Maria è stata concepita senza macchia di peccato, diciamo che è stata redenta nel modo più perfetto possibile: il peccato non l’ha potuta nemmeno sfiorare. Questa sua Concezione Immacolata, però, è un dono totalmente gratuito di Dio.
Mediante questo privilegio, dunque, Maria è la perfetta salvata. Ella non ha mai avuto gli ostacoli spirituali che distolgono noi, creature nate con il peccato originale, dal totale amore di Dio. Questo dono le ha permesso di pronunciare al momento dell’Annunciazione, pur con un profondo atto di fede di fronte al disegno imperscrutabile di Dio, un sì senza limiti, senza alcuna restrizione inconscia.
In molti passi la liturgia ci presenta la Vergine Santa come inizio della Chiesa. Sì, perché Maria è la persona dove la grazia della redenzione raggiunse la sua espressione massima. In Maria, infatti, la Chiesa incomincia ad esistere “senza macchia né ruga… ma santa e immacolata” (Ef 5,27). Ciò che la Chiesa intera sarà un giorno, è già perfetto in Maria mediante la sua Immacolata Concezione e la sua Assunzione.
E allora si deve concludere che la Vergine Immacolata è lontanissima da noi ed è inimitabile? No, assolutamente! Nel mondo della grazia e dello spirito, solo il peccato è anormale, mentre la santità è normale. La nostra esperienza quotidiana ce lo conferma. Quando siamo in contatto regolare con Dio nella preghiera, quando prendiamo la vita spirituale con maggior serietà, tendiamo ad essere più buoni, più disponibili, più gentili verso gli altri. Il fatto, quindi, che Maria sia senza peccato, la rende perciò Madre di Misericordia, Madre compassionevole, Aiuto dei Cristiani. In una parola: Corredentrice.

Conclusione

Vorrei concludere queste brevi note e riflessioni con alcune espressioni di lode nei confronti di Maria Immacolata, espressioni che troviamo nella Liturgia delle Ore, ma nate dalla mente e dal cuore del genio più alto della nostra poesia: Dante Alighieri.

«… Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate… »
                                          (Paradiso, XXXIII, 10-21).

Tutti questi pregi e lodi, che Dante indirizza alla Vergine Santa, sono possibili e convenienti solo perché Maria è Madre di Dio e Immacolata.
 Antonio Baruffa SDB

NATIVITÀ DI MARIA: OMELIA DI ANGELO SCOLA (2009)

dal sito:

http://angeloscola.it/2010/08/06/maria-solennita-della-nativita-della-beata-vergine-maria-lomelia-del-patriarca/

NATIVITÀ DI MARIA

OMELIA DI ANGELO SCOLA (2009)

MARIA – In occasione della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria, celebrata il 6 settembre scorso, il Patriarca ha presieduto la concelebrazione eucaristica nel chiostro annesso al Santuario di Nostra Signora del Pilastrello: si è trattato dell’occasione culmine di festeggiamento per i cinquecento anni dalla fondazione del santuario di Lendinara (Rovigo). Tale funzione ha visto la partecipazione di S.E Lucio Soravito, vescovo di Adra-Rovigo, e di cinque abati, tra cui don Michelangelo M. Tiribilli, Abate Generale della congregazione benedettina di Monte Olivito.

Qui di seguito viene riproposto il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca:

Liturgia: Michea 5, 1-4a; dal Salmo 87; Rm 8, 28-30; Mt 1, 1-16. 18-23.

1. «Tutti là sono nati. … L’uno e l’altro è nato in essa. … Là costui è nato. … Il Signore ha posto in te le sorgenti della vita» (Salmo Responsoriale, 87). La Liturgia dell’odierna Solennità è tutta tramata dal tema della nascita. Commentando questo Salmo Sant’Agostino esclama: «L’Altissimo ha fondato questa città per nascervi, allo stesso modo che ha creato sua madre per nascere da lei. Quale promessa, quale speranza, fratelli miei! Ecco per noi l’Altissimo, che ha fondato la città, le dice: Madre!» (Sant’Agostino, Commento al Salmo 87).

La profezia di Michea, alludendo al tempo in cui sorgerà il Messia a Betlemme, riprende il tema della nascita. Afferma: «Quando colei che deve partorire partorirà…» (Mic 5,2, Prima Lettura).

Il Vangelo di Matteo che abbiamo sentito proclamare rivela il cuore della Festa di oggi: la nascita verginale di Gesù, a cui quella di Maria è ordinata. Ricostruendo puntigliosamente la genealogia di Gesù, da Abramo fino a Giuseppe, lo sposo di Maria, con quell’impressionante litania di nomi – noti e sconosciuti, giganti della fede ed empi, santi e peccatori… – Matteo ripete per decine di volte il potente «generò».

Il centro a cui conducono e da cui partono tutte le linee prospettiche della storia della salvezza, è la nascita nel corpo mortale del Figlio di Dio. In vista di questo mistero centrale fu decretata la nascita della Beata Vergine Maria.

Sotto la Sua speciale protezione Giovanni Tolomei volle mettere la sua persona, scegliendo il nome di Bernardo, un grande Padre del monachesimo innamorato della Vergine. Alla Natività di Maria ha intitolato la famiglia benedettina da lui fondata che per secoli ha custodito, servito e vivificato il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello, di cui avete lungo tutto l’anno festeggiato il quinto centenario.

2. La nascita di Maria Vergine è, in un certo senso, lo spartiacque della storia della salvezza, come genialmente intuì, fin dal VII secolo, un Padre della Chiesa parlando della festa odierna: «L’ombra della notte si ritira all’appressarsi della luce del giorno… La presente festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l’Antico Testamento» (Andrea di Creta, Discorso 1; PG 97, 806-810).

Oggi dobbiamo ritornare a riflettere con forza sul significato del nascere e del generare. È necessario, perché la catena delle generazioni (dai bisnonni ai pronipoti) trovi un nuovo slancio educativo. La promessa di bene che il bambino incontra nella nascita e nei rapporti iniziali con i suoi cari è chiamata ad attuarsi mediante il compito della trasmissione e dell’assunzione del senso pieno della vita. Così Maria fece con Gesù. Così dobbiamo fare noi. La nascita non è solo un inizio biologico ma, come diceva il Servo di Dio Giovanni Paolo II, la nascita dipende dall’origine (genealogia), la cui ultima radice è il Padre creatore. Il Vangelo di oggi ce lo ha ricordato. I nostri bimbi non diventano uomini se non sono aiutati a scoprire questa origine. Tocca agli adulti (genitori ed educatori) questo compito affascinante e arduo di testimoniare ai figli la verità della vita nel concreto modo di amare (fidanzamento, matrimonio e famiglia) e di lavorare (professione, costruzione di vita buona).

Per questo rischioso compito educativo ci riempie di speranza l’affermazione di San Paolo ai Romani (Seconda Lettura): «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati ciamati secondo il suo disegno» (Rm 8, 28).

3. Davide ed Abramo, nello scarno resoconto di Matteo, sono i due pilastri portanti dell’interminabile fuga delle arcate delle generazioni del popolo dell’Alleanza che conducono a Gesù. In Lui la genealogia salvifica si conclude e si compie, ma Egli è in Se stesso e per noi l’ultimo e il «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8, 29). In questo paradosso – che l’ultimo sia in realtà il primo – emerge con forza il mistero di Gesù Cristo. Egli è il disegno compiuto del Padre, l’ordo unico dell’uomo, della storia e del cosmo. In Lui, a Sua immagine, noi siamo stati «predestinati e creati, giustificati, chiamati alla gloria» (cfr. Rm 8, 29). Il disegno compiuto del Padre che, nello Spirito, svela la natura dell’uomo e della storia è Cristo Signore.

4. Con la nascita del Signore, a cui è stata ordinata la nascita della Vergine Sua Madre, entra nel mondo quella che Paolo non esita a definire come nuova creatura. Questa novità risplende in modo eminente nella Beata Vergine Maria, «speranza e aurora di salvezza per il mondo intero» (Postcommunio). Il monastero, immagine luminosa di tutta la comunità cristiana, è il configurarsi, nello spazio e nel tempo, della novità di vita portata da Cristo Signore. E la “cifra” di tale novità è l’amore di Dio, quel quaerere Deum di cui ha parlato il Santo Padre nell’indimenticabile visita al Collegio des Bernardins di un anno fa. Ma l’amore di Dio è inscindibile dall’amore dei fratelli: «Da’ quello che hai: te e tutto. Te e tutto disponi secondo la sua santissima volontà» (Bernardo Tolomei, Epistolario, Lettera N. 3. «… l’amore, trasformando l’amante nell’amato, fa di più cose una cosa sola» (op. cit., Lettera N. 7).

5. Parlando, durante la recente canonizzazione, del vostro Santo Fondatore, il Santo Padre ebbe a dire: «La sua fu un’esistenza eucaristica… Dall’esempio di questo Santo viene a noi l’invito a tradurre la nostra fede in una vita dedicata a Dio nella preghiera e spesa al servizio del prossimo sotto la spinta di una carità pronta anche al sacrificio supremo” (Benedetto XVI, Omelia del 26 aprile 2009). Uno dei primi miracoli di Nostra Signora del Pilastrello fu significativamente la trasformazione dell’acqua in sangue.

Con l’intercessione di Maria anche noi vogliamo almeno un poco imitare questa carità. Per il bene delle nostre persone e a favore di tutti i nostri fratelli uomini. Amen

Publié dans:feste di Maria |on 7 septembre, 2010 |Pas de commentaires »

Maria passa il suo cielo a fare del bene sulla terra (Padre Cantalamessa 2007)

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11562?l=italian

Maria passa il suo cielo a fare del bene sulla terra, spiega il predicatore papale

Commento di padre Cantalamessa alla liturgia della solennità dell’Assunzione

ROMA, domenica, 29 luglio 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia della solennità dell’Assunzione di Maria Vergine, il 15 agosto.

* * *

15 agosto: Assunzione di Maria Vergine al cielo
Apocalisse 11, 19.12,1-6.10; I Corinzi 15, 20-26; Luca 1, 39-56

IL MIO SPIRITO ESULTA IN DIO

Il 15 Agosto la Chiesa celebra la glorificazione in corpo e anima al cielo della Madonna. Secondo la dottrina della Chiesa cattolica che si basa su una tradizione accolta anche dalla Chiesa ortodossa (sebbene da questa non definita dogmaticamente), Maria è entrata nella gloria non solo con il suo spirito, ma integralmente con tutta la sua persona, come primizia, dietro Cristo, della risurrezione futura.

La “Lumen gentium” del Concilio Vaticano II dice: « La Madre di Gesù come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore ».

Il brano evangelico scelto per questa festa è l’episodio della Visitazione di Maria a S. Elisabetta che si chiude con il sublime cantico del Magnificat. Il Magnificat può essere definito un nuovo modo di guardare Dio e un nuovo modo di guardare il mondo e la storia. Dio è visto come Signore, onnipotente, santo, e nello stesso tempo come « mio Salvatore »; come eccelso, trascendente, e, nello stesso tempo, come pieno di premura e di amore per le sue creature. Del mondo, è messa in luce la triste suddivisione in potenti e umili, ricchi e poveri, sazi e affamati, ma è annunciato anche il rovesciamento che Dio ha deciso di operare in Cristo tra queste categorie: « Ha rovesciato i potenti… ». Il cantico di Maria è una specie di preludio al Vangelo. Come nel preludio di certe opere liriche, in esso sono accennati i motivi e le arie salienti destinati a essere sviluppati, poi, nel corso dell’opera. Le beatitudini evangeliche vi sono contenute come in germe e in un primo abbozzo.: « Beati i poveri, beati coloro che hanno fame… ».

Nel Magnificat Maria ci parla anche di sé, della sua glorificazione presso tutte le generazioni future: « Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente ». Di questa glorificazione di Maria siamo noi stessi testimoni « oculari ». Quale creatura umana è stata più amata e invocata, nella gioia, nel dolore e nel pianto, quale nome è affiorato più spesso del suo sulle labbra degli uomini? E non è questo gloria? A quale creatura, dopo Cristo, hanno gli uomini innalzato più preghiere, più inni, più cattedrali? Quale volto hanno, più del suo, cercato di riprodurre nell’arte? « Tutte le generazioni mi chiameranno beata », aveva detto Maria di sé nel Magnificat (o, meglio, aveva detto di lei lo Spirito Santo) e venti secoli sono lì a dimostrare che non nsi è sbagliata.

Che parte abbiamo ormai noi nel cuore e nei pensieri di Maria? Ci ha forse dimenticati nella sua gloria? Come Ester, introdotta nel palazzo del Re, ella non si è dimenticata del suo popolo minacciato, ma intercede per esso. « Sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di fare amare il Signore come io l’amo, e dare alle anime la mia piccola via. Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra ». Con queste parole Teresa di Gesù Bambino ha scoperto e fatta sua, senza saperlo, la vocazione di Maria. Ella passa il suo cielo a fare del bene sulla terra, e tutti noi ne siamo testimoni.

Publié dans:feste di Maria, Padre Cantalamessa |on 14 août, 2010 |Pas de commentaires »

15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria (diocesi ambrosiana)

da una diocesi ambrosiana, dal sito:

http://www.parrocchiacornaredo.it/doc/dox_assunta.asp

15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria
 
(nel 2010: perché domenica, nella Chiesa Ambrosiana la celebrazione è posposta al 16 agosto)

Domenica 15 agosto 2010: Pontificale votivo della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo »  -

Maria compare per l’ultima volta nel Nuovo Testamento nel Cenacolo, in mezzo agli Apostoli in preghiera, in attesa della discesa dello Spirito Santo.
Notizie maggiori sono negli scritti apocrifi, soprattutto nel Protovangelo di Giacomo e nella Narrazione di San Giovanni il teologo che parlano della « dormizione » della santa Madre di Dio.
Il termine « dormizione » è il primo riferito alla conclusione della vita terrena di Maria. La sua celebrazione venne decretata per l’Oriente nel VII secolo dall’imperatore bizantino Maurizio ma subito dopo anche da noi, per iniziativa di papa Sergio I (che era di famiglia originaria di Antiochia di Siria migrata a Palermo).
Il termine « dormizione » (dal latino dormitio) deriva dalla teoria secondo la quale Maria non sarebbe veramente morta, ma sarebbe soltanto caduta in un sonno profondo, dopodiché sarebbe stata assunta in cielo.
Solo dopo almeno un altro secolo si iniziò a parlare di « assunzione », pur se la definizione del dogma è stata poi pronunciata in tempi vicini a noi, il 1° novembre 1950 (Anno Santo) da papa Pio XII con la Costituzione Apostilica Munificentissimus Deus. In alto nella pagina è la « solenne definizione » dell’Assunzione al Cielo di Maria in anima e corpo tratta dalla costituzione; il testo completo in italiano si può trovare nel sito della Santa Sede ().
La « Munificentissimus Deus » si limita a proclamare in modo irrevocabile il dogma dell’Assunzione « terminato il corso della vita terrena », senza sottilizzare se la Madonna sia morta o meno.
Con il dogma pronunciato da Pio XII si dichiara che Maria non dovette attendere, come tutti, la fine dei tempi per fruire della redenzione corporea e si mette in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, perché mai toccata dal peccato, neppure per un solo istante.

Non sappiamo di sicuro quando sia avvenuto il « termine della vita terrena »; secondo la tradizione più consolidata sarebbe stato un anno dopo la morte di Gesù quando gli apostoli dopo aver sepolto Maria avrebbero poi trovato il sepolcro vuoto. A memoria di ciò a Gerusalemme oggi c’è una chiesa della Dormizione, sul monte Sion, cioè dove sarebbe avvenuto il trapasso, e una chiesa della Tomba di Maria, vicina alla Basilica francescana dell’Agonia, dove sarebbe avvenuta la sepoltura. Esiste anche un’altra tradizione secondo la quale invece Maria sarebbe vissuta ancora per molti anni dopo la morte di Gesù, e che avrebbe concluso la sua vita terrena ad Efeso, dove aveva seguito l’apostolo Giovanni al quale era stata affidata da Gesù.
Ma la disquisizione forse non è così importante.
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Le celebrazioni tradizionali legate all’Assunta sono tantissime, spesso con marcata connotazione « temporale » che ne ha fatto anche eventi di costume fortemente radicati. Se ne possono accennare solo alcuni.
A Fermo (Ascoli Piceno) la Cavalcata dell’Assunta ha radici che risalgono forse al 1149 ma forse anche prima; ha i suoi momenti clou dal giorno 13 e si conclude con la Corsa del Palio fra le dieci contrade cittadine che si contendono un artistico drappo (il « palio », appunto). Ma già da fine luglio c’è un fitto calendario di eventi.
A Silvi, grosso paese dalle parti di Teramo, la processione con la statua della Madonna parte dalla chiesa di Santa Maria Assunta per proseguire a bordo delle barche da pesca
A Messina e a Palmi (in Calabria) tradizionali sono le Varie; la Varia è una « macchina » altissima con l’aspetto di una sorte di nuvola che vuole rappresentare l’Assunzione della Madonna in Cielo e che viene portata in processione. Per molti Messinesi quell’alta piramide (tonnellate di legno, ferro e cartapesta) che viene portata in processione è il simbolo stesso della città; se è vero che sono poche centinaia i « tiratori » orgogliosi che impugnano le corde per il traino è anche vero che la pesante « macchina » sembra che avanzi sospinta dal grido Viva Maria che si leva da una folla sterminata. La Vara di Palmi, alta una quindicina metri, incorpora dei marchingegni per rappresentare il roteare degli astri e prevede numerose figure viventi. Pesante com’è, viene trainata da duecento giovani delle diverse « corporazioni » (ma sono ammessi « volontari »), mentre sulla struttura trovano posto i dodici apostoli e un Sacerdote con chierichetti; in cima sta un giovanottone che rappresenta il Signore e che aspetta la Madonna che sale (chiamata l’Animeddha, impersonata da una bambina) sospinta verso il Cielo dagli Angeli (bambine di dieci anni o giù di lì).
La Vara di Palmi si muove ad un colpo di cannone, non proprio il 15 agosto, ma più tardi, alla conclusione di diversi giorni di festa (foto a lato).
A Sassari la Festha Manna (la « festa grande ») della città è la Faradda di li Candareri (Discesa dei Candelieri); il rito è caratterizzato dalla processione danzante di grandi colonne lignee simili a ceri o candelieri portati dai gremi (corporazioni dei mestieri) lungo le maggiori vie cittadine per lo scioglimento di un voto fatto dai Sassaresi nel 1582 a quella che chiamavano la Madonna di Mezz’agosto. All’epoca la città era flagellata da una grave pestilenza che secondo la tradizione ebbe fine proprio il 15 agosto.
In Sardegna vi sono altre numerosi feste simili: le più note sono le sfilate dei Candelieri di Ploaghe (anche per del Corpus Domini) e di Iglesias, e l’Essida de sos Candalereis di Nulvi.
Tipica la celebrazione che da secoli avviene a le Grazie, in quel di Curtatone, per la cui antichissima Fiera intervengono numerosi (e bravissimi) madonnari, cioè artisti « di strada » che realizzano bellissimi disegni a gesso sul piazzale del Santuario dedicato all’Assunta; questi artisti cominciano a lavorare la sera della vigilia, dopo la benedizione dei loro gessetti da parte del vescovo di Mantova e danno ormai vita ad un vero concorso.
Ma in giro c’è anche qualche cosa che di religioso ha pochino, ma che tuttavia una dedica alla Madonna lo vuole ugualmente. Il Palio di Siena che si corre il 16 agosto è appunto il Palio dell’Assunta; vero è che in questa manifestazione tutta particolare, il cui spirito si può « tentare di capire » solo andando a Siena, a  prevalere è l’accesissimo campanilismo fra le diciassette Contrade. Ma è anche vero che il cencio o drappellone, cioè lo stendardo (il palio vero e proprio) che viene assegnato alla Contrada vincitrice reca sempre l’immagine dell’Assunta « vista » in modo sempre diverso ma comunque sempre presente e dominante.
Il Palio viene realizzato ogni volta da un pittore diverso; ne proponiamo alcuni.

E il Ferragosto? Quello proprio non c’entra nulla, a parte la coincidenza della data. Il Ferragosto è una festa laica molto antica il cui nome viene dal latino Feriae Augusti, cioè feste di Agosto; nacque come momento di festa dopo la fine dei lavori agricoli estivi, prima della ripresa autunnale. Semmai gli si deve la tradizione della « merenda fuori porta », un po’ abbandonata ai giorni nostri.

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Fra le numerose dedicazioni di chiese e basiliche accenniamo qui alla Cattedrale dell’Assunzione del Cremlino, a Mosca, chiamata anche Cattedrale della Dormizione.
Voluta dallo zar Ivan III, è opera dell’architetto bolognese Aristotele Fioravanti che la edificò fra il 1475 ed il 1479; per molto tempo è stata sede anche delle celebrazioni « di Stato » fra le quali l’incoronazione dei Granduchi e degli Zar oltre ovviamente all’intronizzazione dei Metropoliti e Patriarchi della Chiesa Ortodossa Russa.
Con l’avvento del comunismo ogni culto fu vietato; solo nel 1990 la cattedrale fu restituita alla Chiesa Ortodossa Russa e al culto (ma attualmente al suo interno si trova un importante museo).
Celeberrima la Cappella Sistina, in Vaticano, che siamo abituati a chiamare con il nome derivatole da Papa Sisto IV che l’aveva voluta e che il 15 agosto 1483 la consacrò dedicandola – appunto – all’Assunta (pure se il dogma non era ancora stato definito).

Publié dans:feste di Maria |on 14 août, 2010 |Pas de commentaires »
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