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PAPA BENEDETTO CI PARLA / CATECHESI : LOURDES: PER CAPIRE MARIA

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PAPA BENEDETTO CI PARLA / CATECHESI : LOURDES: PER CAPIRE MARIA

Da tanto tempo l’accusa è mossa ai cattolici dai fratelli protestanti: «Voi cattolici esagerate, con la Madonna. Quasi la considerate una divinità. E poi con che facilità credete alle apparizioni…». Il guaio è che primi a dare il cattivo esempio, a macchiarsi di queste gravissime colpe, risulterebbero addirittura i papi! Per esempio Papa Benedetto, che solo due anni fa si è recato a Lourdes per commemorare con i cattolici di Francia il 150º di quelle apparizioni mariane.
Ma, a meditare le parole del Papa, proprio Lourdes ci aiuta a capire chi
è Maria per noi. E per i fratelli protestanti.
Nel 1858 a Lourdes, la Madonna, per mezzo di Bernadette, ha ricordato ai cristiani dei nostri tempi – tra l’altro – lo straordinario evento della sua Immacolata Concezione. E 150 anni dopo, cioè un paio di anni fa, ecco, il Papa arriva a Lourdes.
È il 14 settembre 2008. Sulla spianata di Massabielle traboccante di fedeli, Papa Benedetto nell’omelia della celebrazione eucaristica richiama le parole-chiave dell’antico avvenimento: «La bella Signora rivela il suo nome a Bernadette: “Io sono l’Immacolata Concezione”». E spiega: «Maria rivela la grazia straordinaria che aveva ricevuto da Dio, quella di essere stata concepita senza peccato, perché “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,48)». Poi aggiunge: «Maria, donna della nostra terra, s’è rimessa interamente a Dio, e ha ricevuto da Lui il privilegio di dare la vita umana al suo eterno Figlio: “Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38)».
Dunque Maria con la sua Concezione Immacolata è posta da Dio all’inizio del progetto di salvezza. Maria che in piena libertà si rimette interamente a Dio.
Papa Benedetto a Lourdes trova le parole dello stupore e dell’entusiasmo riguardo a quel primo passo, la redenzione di noi bipedi implumi che tanto ci agitiamo sul pianeta Terra. Dice di Maria: «È la bellezza trasfigurata, l’immagine dell’umanità nuova. Presentandosi in una dipendenza totale da Dio, Maria esprime in realtà un atteggiamento di piena libertà, fondata sul pieno riconoscimento della sua vera dignità».
Aggiunge: «Questo privilegio riguarda anche noi, perché ci svela la nostra dignità di uomini e di donne, segnati certo dal peccato, ma salvati nella speranza. Una speranza che ci consente di affrontare la nostra vita quotidiana».
Dunque speranza: «Il messaggio di Maria – prosegue il Papa – è messaggio di speranza per tutti gli uomini e per tutte le donne del nostro tempo, di qualunque Paese siano. Sulle strade delle nostre vite, così spesso buie, lei è una luce di speranza che ci rischiara e ci orienta nel nostro cammino. Mediante il suo “sì”, mediante il dono generoso di se stessa, ha aperto a Dio le porte del nostro mondo e della nostra storia».
Perciò l’invito del Papa a noi: «Nel silenzio della preghiera, sia Maria la vostra confidente, lei che ha saputo parlare a Bernadette, rispettandola e fidandosi di lei».
Rispettandola? Sì: forse il Papa alludeva a un particolare curioso delle apparizioni: la Madonna rivolgendosi a Bernadette, una ragazzina di campagna, le parlava nel suo dialetto dandole rispettosamente del voi. Disse per esempio: «Boulet aué era gracie de bié t’aci penden quinze dies?», cioè «Volete avere la cortesia di venire qui durante quindici giorni?».
Perciò il Papa tesse l’elogio incondizionato di quella ragazzina: «Bernadette è la maggiore di una famiglia molto povera, che non possiede né sapere né potere, ed è debole di salute. Maria la sceglie per trasmettere il suo messaggio di conversione, di preghiera e di penitenza, in piena sintonia con la parola di Gesù: “Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)».
Di fatto proprio con i piccoli – Maria, Bernadette – ha preso avvio e si sviluppa il progetto di Dio.
Allora là in Palestina gli eventi per Maria si erano poi susseguiti a cascata: l’Annunciazione, la Divina Maternità, la Regina col grembiule della casalinga, la Donna sapiente a Cana, l’Addolorata sul Golgota, la Madre donata da Cristo a Giovanni e a tutti, la Regina degli apostoli nel Cenacolo, l’Assunta in cielo. E poi, nella susseguente storia della Chiesa, oggi come ieri e domani, Maria è l’Ausiliatrice dei cristiani.
Sono le tappe della totale collaborazione di Maria alla redenzione. Donna nuova, prima redenta, prima cristiana. Ancora e sempre vigilante e attiva nel progetto di Dio che si compie nel mondo.
Ora, spiega il Papa, la Madonna «ci accompagna con la sua presenza materna in mezzo agli avvenimenti della vita delle persone, delle famiglie e delle nazioni. Felici gli uomini e le donne che ripongono la loro fiducia in Colui che, nel momento di offrire la sua vita per la nostra salvezza, ci ha donato sua Madre perché fosse nostra Madre».
Ha concluso il Papa: «Cari fratelli e sorelle, la Madre del Signore… sia sempre onorata con fervore in ciascuna delle vostre famiglie, nelle vostre comunità religiose e nelle parrocchie! Sia per tutti la Madre che circonda d’attenzione i suoi figli nelle gioie come nelle prove!».
Le parole di Benedetto XVI ci aiutano a capire chi è Maria per noi. Per i nostri fratelli separati. E sono augurio e impegno. Se per caso siamo tra quelli che come il Papa esagerano con la Madonna fino a credere alle sue apparizioni, accoglieremo le sue parole. Anzitutto l’11 febbraio, giorno della memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Ma anche tutti i giorni della vita.

Enzo BIANCO sdb

Preghiera
Santa Maria,
Madre di Dio
e Madre nostra,
insegnaci a credere, a sperare
e ad amare con te. Indicaci la via
verso il regno
del tuo Figlio Gesù! Stella del mare, brilla su di noi
e guidaci nel nostro cammino! Amen.
(Benedetto XVI)

Due anni fa il Papa era a Lourdes per commemorare il 150º delle apparizioni di Maria.
E ci ha indicato il suo ruolo eccezionale nella Chiesa, nella storia. Donna nuova, prima redenta,
prima cristiana.

Publié dans:feste di Maria, Papa Benedetto XVI |on 11 février, 2019 |Pas de commentaires »

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE OMELIA (02-02-2019)

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE OMELIA (02-02-2019)

Movimento Apostolico – rito romano
I miei occhi hanno visto la tua salvezza

Perché lo Spirito Santo muova di noi cuore, mente, desideri, volontà, anima, spirito, corpo, bocca, orecchi, mani, ogni cellula del nostro essere, è necessario che dimoriamo nella Legge del Signore. La sua azione è sempre duplice: dal peccato prima deve condurci nella grazia, dalla disobbedienza all’obbedienza, dalla morte alla vita. Solo dopo può prendere la nostra vita nelle sue mani e condurla secondo la divina volontà. Ma perché Lui possa condurci, muoverci, spingerci è obbligatorio per noi crescere in grazia e verità. Il peccato ci fa massi di piombo. Siamo inamovibili. La grazia ci rende come foglie secche. Possiamo rimanere sulle ali del vento dello Spirito Santo. Più si cresce in grazia e in sapienza e più la nostra resistenza viene meno. Gesù è stato condotto fin sulla croce, perché la sua crescita nell’obbedienza è stata al massimo delle umane possibilità. Simeone è uomo giusto, vive nel timore del Signore, ama la Legge del suo Dio. Ad essa ha consacrato la sua vita. Anche Maria e Giuseppe amano la Legge del loro Dio. La osservano in ogni loro precetto. Lo Spirito Santo può muovere gli uni e gli altri. Può far sì che si incontrino nel tempio del Signore. Si vive nella Legge, ci si incontra nella casa di Dio, per cantare la sua verità, il suo amore, la sua giustizia, la sua grande misericordia. Questo avviene sempre quando si dimora nella Legge del Signore. Quando invece si è fuori, lo Spirito non può operare e nessun incontro potrà mai avvenire. Chi è fuori della Legge non conosce lo Spirito di Dio.
Simeone mandato dallo Spirito di Dio nel tempio, vede con gli occhi dello Spirito Santo il Bambino che Maria porta tra le braccia. Lo riconosce con la sapienza dello Spirito che è nel suo cuore. Parla di Lui con la bocca dello Spirito che si fatta sua bocca. Il Figlio di Maria è la luce che Dio ha mandato nel mondo perché le genti fossero illuminate sul suo vero mistero. Non c’è vera conoscenza di Dio se non nella luce che è Cristo Gesù. Non si tratta di una luce che emana da Cristo, come la luce che viene emanata dal sole. Conosce il Padre chi diviene con Cristo un solo corpo, una sola vita, una sola luce. Chi non diviene luce di Cristo nella luce di Cristo mai potrà conoscere il mistero del Padre. Cristo e il Padre sono un solo mistero. Cristo è nel mistero del Padre, conosce il Padre. Il cristiano è nel mistero di Cristo, conosce Cristo, conosce il Padre. Cristo è la luce del Padre. Conosciamo il Padre se siamo luce di Cristo.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci luce per illuminare dalla e nella luce di Cristo.
egge non conosce lo Spirito di Dio.

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO (01/01/2019)

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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO (01/01/2019)

Si stupirono
don Luciano Cantini

Andarono, senza indugio, e trovarono
Il vescovo Lancelot Andrewes (1555-1626) nel suo sermone per il Natale 1618 osserva: «Nel messaggio dell’angelo ci sono due parti: “La nascita, e. il ritrovamento”. Perché questa è una festa doppia: non solo la festa della sua nascita, ma anche la festa del suo “ritrovamento”. Per questo l’angelo non conclude l’annuncio con è nato per voi, ma dice altro: “lo troverete”. Non basta dire Cristo è nato, ma, per ricavare un vantaggio da questa nascita, noi dobbiamo “trovarlo”. È nato è la parte che fa lui: lo “troverete” è la nostra. Se non lo troviamo è come se non fosse nato. Per noi, per tutti. Nasce per noi quando lo si conosce».
Una vecchia storiella ebraica racconta di un bambino che piangendo corre dal nonno perché il suo compagno di gioco lo ha piantato in asso: stavano giocando a nascondino e siccome si era nascosto molto bene, l’altro smette di cercarlo. Il nonno gli dà ragione: Non si fa così! Ma noi con Dio facciamo la stessa cosa. Lui si nasconde e noi smettiamo di cercarlo.
Quanti di noi, delusi o disgustati abbiamo abbandonato il gioco della vita: il senso vero della esistenza, ciò che la rende autentica è proprio la continua ricerca. Mentre Dio si nasconde perché lo cerchiamo, contemporaneamente è lui che ci cerca perché ricominciamo a cercarlo; ci corre dietro, perché diventiamo capaci di trovarlo.
Ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato (Ct 3,1-2).
I pastori non erano persone con qualità particolari, anzi non godevano di molta considerazione. ma erano svegli – vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge (Lc 2,8) – quando l’angelo è passato e si sono messi alla ricerca del Bambino.
I pastori ci insegnano che solo se usciamo da noi stessi, se ci liberiamo dai nostri pregiudizi, se accettiamo la fatica di camminare nella notte della nostra vita avremo la sorpresa di trovare.
Troveremo un neonato in fasce che è Dio, una Donna che si è fidata di qualcuno più grande di lei, un Uomo che in mezzo a dubbi e domande, sa accettare la sfida a percorrere una strada umanamente difficile.
Riferirono ciò che del bambino era stato detto loro
Cosa davvero sia successo è difficile dirlo, l’immagine che il vangelo di Luca ci offre è fantasiosa e ricca di immagini simboliche, gli angeli, la luce, la gloria di Dio…, ma la differenza tra la realtà ipotizzata e l’enfasi del racconto ci dà la misura della fede di chi ha vissuto i fatti, di chi li ha raccontati, uditi e raccontati ancora fino a diventare scritti, raccolti e tramandati. Ecco, quella fede aiuta a non credere nelle favole ma aiuta la nostra fede a vivere l’oggi e scoprirne i segni dell’azione di Dio. I pastori “dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”, ciò che hanno udito e visto diventa testimonianza.
Noi ascoltiamo solo ciò che è urlato forte e vedimo quello che abbaglia, invece ci è chiesto di gustare l’amore di Dio per noi che non è urlato e non abbaglia. L’importante è non rimanere fermi e lontani, come il gregge che è rimasto a dormire ignaro di ogni cosa perché il freddo, il buio, la fatica del cercare nella notte è ripagata dalla scoperta del Dio fatto uomo, piccolo e debole come ciascuno di noi e ci sentiamo accompagnati.
Si stupirono
Il racconto dei pastori stupisce tutti e lo stupore coinvolge tutti: chi ascolta e chi racconta anche se il fatto fa parte della natura delle cose: un bimbo appena nato, capace solo di dormire e strillare. Eppure tutti escono arricchiti da questo incontro con il bambino, col silenzio di Maria e Giuseppe, le parole dei pastori che riecheggiano quelle degli angeli: ognuno ha qualche cosa da annunciare e qualcosa da udire e vedere. Lo stupore non è sufficiente, passa rapidamente scalzato da altre emozioni e da altri sentimenti, è necessario che le parole (che diventano la Parola) si radichino nel cuore dell’uomo, come Maria che da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

Nostra Signora di Guadalupe, link ad un sito (oggi non posso fare di più)

notre dame

 

https://reliquiosamente.com/2016/11/03/le-sante-immagini-acheropite-6-nostra-signora-di-guadalupe-la-piu-moderna/

Publié dans:feste di Maria |on 12 décembre, 2018 |Pas de commentaires »

IMMACOLATA CONCEZIONE – Bolla « Ineffabilis Deus » – Pio IX – Roma 8 dicembre 1854

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IMMACOLATA CONCEZIONE – Bolla « Ineffabilis Deus » – Pio IX – Roma 8 dicembre 1854

Definizione

«Perciò, dopo aver offerto senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre private preghiere e quelle pubbliche della Chiesa a Dio Padre, per mezzo del suo Figlio, affinché si degnasse di dirigere e sostenere la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato il soccorso di tutta la corte celeste, e invocato con gemiti lo Spirito consolatore, per sua ispirazione, a onore della Santa e indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, a esaltazione della fede cattolica, e a incremento della religione cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei beati apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo: La dottrina, che sostiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale, è stata rivelata da Dio e perciò si deve credere fermamente e inviolabilmente da tutti i fedeli. Quindi, se qualcuno (che Dio non voglia!) deliberatamente presumerà di pensare diversamente da quanto è stato da Noi definito, conosca e sappia di essere condannato dal suo proprio giudizio, di aver fatto naufragio nella fede, di essersi separato dall’unità della Chiesa, e di essere inoltre incorso da sé, «per il fatto stesso», nelle pene stabilite dalle leggi contro colui che osa manifestare oralmente o per iscritto, o in qualsiasi altro modo esterno, gli errori che pensa nel suo cuore” (Dalla bolla Ineffabilis Deus)
L’Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.
Padri della Chiesa e teologi
1. Fin dai primi secoli del cristianesimo, il sentire dei fedeli aveva intuito che il peccato era incompatibile con Colei che aveva concepito il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Così, ancor prima che si giungesse alla definizione magisteriale del dogma, figli eminenti della Chiesa hanno attribuito a Maria una perfezione di santità che, per essere completa, doveva necessariamente riguardare anche l’origine del suo concepimento. Tra i padri greci, il tema relativo alla santità di Maria ha rivestito grande importanza, anche se non è giunto mai ad una esplicita trattazione dell’Immacolata Concezione. Il primo che in certo qual modo ha parlato di questa purezza originale, sembra sia stato Theotecno di Livias, un vescovo della Palestina, vissuto nel VI secolo. Riferendosi a Maria usa espressioni come “santa e tutta bella”, “pura e senza macchia” e alludendo alla sua nascita afferma: “Nasce come i cherubini, colei che è di un’argilla pura e immacolata” (Panegirico per la festa dell’Assunzione, 5-6).
2. Nei secoli successivi molti padri orientali ribadiranno e approfondiranno questa tesi. Basta pensare ad Andrea di Creta, il primo che vide nella natività di Maria una nuova creazione. Scrive: “Oggi l’umanità in tutto il fulgore della sua nobiltà immacolata, riceve la sua antica bellezza. Le vergogne del peccato avevano oscurato lo splendore ed il fascino della natura umana; ma quando nasce la Madre del Bello per eccellenza, questa natura recupera, nella sua persona, i suoi antichi privilegi ed è plasmata secondo un modello perfetto e veramente degno di Dio… Oggi la riforma della nostra natura comincia e il mondo invecchiato, sottomesso a una trasformazione tutta divina, riceve le primizie della seconda creazione” (Serm I sulla Natività di Maria). Nonostante espressioni così nobili riguardo la persona della Vergine Maria, la dottrina sul peccato originale non consentirà, né alla Chiesa greca, né a quella latina una piena ed esplicita trattazione dell’Immacolata Concezione e dei problemi soteriologici ad essa connessi. Come avremo modo di dire in seguito ciò sarà possibile solo nel Medioevo latino.
3. Sant’Agostino ribadirà, contro i pelagiani, che la santità straordinaria di Maria non può essere pensata al di fuori di Cristo. Interrogandosi riguardo alla condizione creaturale di Maria, Madre del Figlio dell’Altissimo, egli si rifiuta di parlare di peccato personale: “Escludiamo dunque la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato” (De natura et gratia, 36, 42; PL 44, 267). Lo stesso consapevole che una purezza totale ed una santità straordinaria esigessero un dono eccezionale di grazia afferma: “Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato?” (Ibidem). Ma l’affermazione che più di ogni altra fa discutere è quella riportata nell’opera contro Giuliano, laddove Agostino si spinge fino a scrive testualmente che “quanto a Maria, non la consegniamo affatto in potere al diavolo in conseguenza della sua nascita; tutt’altro, perché sosteniamo che questa conseguenza viene cancellata dalla grazia della rinascita” (Contra Iulianum opus imperfectum, IV, 22; PL 45, 1418). Nonostante ciò l’ipponense non riuscì mai a conciliare la sua dottrina dell’universalità del peccato e della redenzione con la possibilità nella Vergine Maria dell’assenza totale di peccato sin dal momento della concezione.
4. S. Anselmo di Caterbury, padre della teologia mariana in occidente, introducendo il concetto teologico di pre-purificazione, contribuì in maniera notevole a che la riflessione sull’Immacolata uscisse dall’impasse in cui si trovava. Nella sua opera Cor Deus homo afferma che la satisfactio di Cristo si applica a tutti gli uomini: “…Occorre certamente che la redenzione operata da Cristo non sia di vantaggio solamente a coloro che vivevano in quel tempo, ma… non potendo tutti gli uomini che dovevano salvarsi essere presenti quando Cristo compì la redenzione, venne data alla sua morte tanta potenza che i suoi effetti si possano estendere nel tempo e nello spazio anche a coloro che non vi erano presenti” Da ciò trarrà la conclusione di una pre-purificazione della Vergine: “ La Vergine poi, dalla qual è stato assunto l’uomo di cui parliamo, fu del numero di coloro che vennero da lui purificati dal peccato prima della sua nascita; ed egli fu assunto dalla Vergine già purificata”. E giungerà ad affermare che “sua madre divenne pura per la sua [di Cristo] futura morte”. Ovviamente quanto afferma S. Anselmo è detto solo in riferimento alla santificazione di Maria al momento del concepimento, non si trova in lui traccia della questione relativa all’assenza del peccato di origine.
5. Il primo a porsi intenzionalmente la questione teologica dell’esenzione della Vergine dal peccato originale fu il monaco Eadmero, discepolo di S. Anselmo. Applicando alla dottrina dell’Immacolata Concezione un argomento teologico di convenienza, i cui prodromi possono essere ravvisati in Alcuino, aprirà di fatto la via per superare le difficoltà teologiche sollevate da Sant’Agostino. Eadmero in forza dell’assioma: “potuit, decuit, ergo fecit”, affermerà: “Certamente Dio poteva e voleva farlo; e se lo ha voluto, lo ha pure fatto” (Eadmeri monachi Cantuarensis Tractatus de concepitione sanctae Mariae, a cura di H. Thurston – T. Slater, Herder, Freiburg 1904; PL 159, 305). Con l’ausilio di tale argomentazione l’assenza totale del peccato originale che conveniva alla singolare dignità di Maria veniva abbinata con l’onnipotenza di Dio.
6. L’argomentazione di Eadmero non fu accolta immediatamente, anzi molti teologi, tra cui San Bernardo di Chiaravalle, avversarono tale ragionamento che sembrava in contrasto con il sapere teologico del tempo e con la visione agostiniana della trasmissione del peccato originale. San Bernardo non poteva accettare che il luogo della trasmissione del peccato potesse essere il luogo teologico della santificazione di Maria. Proprio San Bernardo, infatti, si opporrà energicamente ai Canonici di Lione, che si erano pronunciati a favore dell’Immacolata Concezione, scrivendo che “la regalità di Maria non ha bisogno di falsi onori”, e contro la festa che gli stessi Canonici avevano iniziato a celebrare obietterà che “ la Chiesa non conosce questo rito, non lo consente la ragione, non lo consiglia l’antica tradizione”. Secondo lui non può divenire oggetto di culto e non può essere presentato come ambito di grazia il concepimento di Maria in quanto esso è, come quello di ogni uomo, alla concupiscenza. Concluderà pertanto: “non può essere santa prima di nascere” (Bernardo di Chiaravalle, Epistola ai Canonici di Lione, 174; PL 182). Il motivo per cui la dottrina dell’Immacolata Concezione veniva avversata era dovuto al fatto, come abbiamo ripetuto più volte, che non si riusciva ad armonizzarla con quella dell’universalità della redenzione. Sembrava che la verità dell’Immacolata Concezione escludesse di fatto la Vergine Maria dall’opera della redenzione attuata dal Cristo.
7. Fu Duns Scoto, chiamato il “dottore dell’Immacolata”, che propose una chiave interpretativa che consentì di armonizzare le dottrine teologiche sopra menzionate. Il suo grande merito consiste nell’aver affermato che in Maria si è realizzata una “redenzione preventiva”, cosicché la Vergine non è stata sottratta alla legge universale della redenzione, ma vi ha beneficiato in modo ancor più sublime, in quanto Cristo, unico mediatore, ha esercitato proprio in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola fin dal suo concepimento dal peccato. Scrive: “Maria ebbe massimo bisogno di Cristo redentore; ella infatti avrebbe contratto il peccato originale a causa della propagazione comune e universale, se non fosse stata prevenuta dalla grazia del Mediatore; e come gli altri ebbero bisogno di Cristo, perché a loro fosse rimesso per i suoi meriti il peccato già contratto, così ella molto di più ebbe bisogno del Mediatore che la preservasse dal peccato, affinché non lo dovesse contrarre e non lo contraesse”. Anche questo tentativo non poteva non provocare un dibattito acceso. Anzi si scatenò una vera e propria lotta che coinvolse non solo singoli teologi, ma intere scuole teologiche e famiglie religiose. La lotta assunse nel tempo toni forti, a volte anche violenti, che si placarono solo con l’intervento di Papa Sisto IV del 27 febbraio 1476 con la Bolla “Cum praeexcelsa”.
Il Magistero fino alla proclamazione del dogma
1. Papa Sisto IV inaugurò, di fatto, la serie di interventi pontifici a favore della dottrina dell’Immacolata Concezione che condurranno alla proclamazione del dogma. Con la suddetta Bolla il Papa approvava l’ufficio e la festa della Immacolata, confermava ciò due anni dopo con il Breve “Libenter” con il quale approvava un altro ufficio in onore dell’Immacolata che esprimeva ancor più chiaramente il privilegio mariano. Nonostante gli interventi papali, taluni teologi continuavano ad affermare che la festa dell’Immacolata si riferiva solo alla santificazione di Maria nel seno materno, screditando di fatto gli accennati Uffici liturgici approvati da Sisto IV. Il Papa con la Bolla “Grave nimis” del 1482 dichiarava “false, erronee e aliene dalla verità” le affermazioni di quanti sostenevano che la festa dell’Immacolata si riferisse alla sola santificazione di Maria, e che accusavano di eresia quanti diffondevano questa pia pratica. E così colpiva con scomunica ipso facto quanti osavano sostenere, nella predicazione o negli scritti, tali ragionamenti. Con questi documenti pontifici, la Chiesa Romana non solo approvava, ma formalmente accettava la festa della Immacolata e prendeva la difesa della pia credenza, non permettendo che fosse tacciata come eretica o peccaminosa. L’opposizione alla dottrina dell’Immacolata, pur senza cessare del tutto, di fatto perse il suo vigore. Da questo momento in poi quasi tutti i Papi che succederanno a Sisto IV manifesteranno la loro devozione verso la Vergine Immacolata con atti favorevoli. La maggior parte di tali atti sono di ordine pratico. Gli uni riguardano direttamente il culto. Altri autorizzano l’erezione di altari, di cappelle, la fondazione di ordini religiosi, di confraternite sotto il titolo dell’immacolata Concezione. Altri infine accordano indulgenze ai devoti della Vergine senza macchia.
2. Tra i tanti interventi ricordiamo la celebre Costituzione “Sollecitudo omnium Ecclesiarum”, di Alessandro VII che porta la data del 8 dicembre 1661. Nell’atto magisteriale il Pontefice ricorda: « il sentimento di devozione già antico, di cui i fedeli danno prova verso la Beata Vergine Maria, credendo che la sua anima dal primo istante della sua creazione e della sua infusione nel corpo, è stata per una grazia e un privilegio speciale di Dio, in virtù dei meriti di Gesù Cristo suo Figlio, redentore del genere umano, pienamente preservata dalla macchia del peccato originale e celebrandone in questo senso, con molta solennità, la festa della Concezione”. La Bolla segna un grande passo innanzi nella questione immacolatista, determinando in modo chiaro l’oggetto della festa della Concezione.
La proclamazione del dogma
Nonostante ciò, bisognerà attendere ancora due secoli per la definizione dommatica della dottrina dell’Immacolata, che avverrà sotto il Pontificato di Pio IX. Lo stesso pontefice però fece precedere la proclamazione ex cattedra da alcuni atti pontifici tra i quali ricordiamo l’enciclica Ubi primum, pubblicata da Gaeta, dove il Papa si trovava in esilio, il 2 febbraio 1949. La lettera enciclica fu inviata a tutti i Vescovi cattolici, ai quali veniva chiesto di rispondere per iscritto sulla questione dell’Immacolata. Le risposte non tardarono a pervenire. Su 603, risposte pervenute, 546 erano favorevoli alla definizione di tale dogma. La proclamazione del dogma si ebbe l’8 dicembre 1854 con la Bolla Ineffabilis Deus.
L’Immacolata e la santità cristiana
Il peccato, retaggio di ogni nato da donna, si arresta davanti a Maria. Se Gesù Cristo è il tutto santo perché la sua umanità viene interamente santificata dalla sua persona divina, Maria è la tutta santa in virtù della grazia proveniente dal Padre, dalla carità dello Spirito e dai meriti del suo divin Figlio. Se Gesù è il redentore, Maria è la sua prima redenta. La redenzione di Maria non fu per liberazione dal peccato, ma per preservazione. Ella cioè non fu per nulla segnata dal peccato, ma ne fu preservata, per singolare privilegio divino. Secondo la geniale intuizione del dottore dell’Immacolata, Gesù Cristo ha esercitato in lei l’atto di mediazione più eccelso, preservandola dal peccato originale. Diceva il Santo Padre Giovanni Paolo II in una sua catechesi mariana: “A Maria, prima redenta da Cristo, che ha avuto il privilegio di non essere sottoposta neppure per un istante al potere del male e del peccato, guardano i cristiani, come al perfetto modello ed all’icona di quella santità, che sono chiamati a raggiungere, con l’aiuto della grazia del Signore, nella loro vita”. Maria Immacolata ricorda a tutti i battezzati la perfezione della santità. La tutta santa è stata e continua a essere nella Chiesa la guida sicura che conduce alle alte vette della perfezione evangelica.

Publié dans:feste di Maria |on 7 décembre, 2018 |Pas de commentaires »

21 NOV.: PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO

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DIMORA DI DIO

21 NOV.: PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO

La memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio trova la sua radice e il suo fondamento nella tradizione ebraica e nel fatto che, come tutti gli Ebrei osservanti, anche Gioachino e Anna, genitori della Vergine, come più tardi farà la stessa Madre di Gesù, hanno portato al Tempio Maria Bambina, per offrirla al Signore, facendo dono di due tortore o di due colombi.
La festa vuole ricordare anche tutto il periodo che va dalla natività sino al fidanzamento con Giuseppe e all’annunciazione. Nel celebrarla la Chiesa intende illuminare il silenzio che grava sul primo periodo della vita di Maria e presentarlo come tempo della sua preparazione alla sublime vocazione di Madre di Dio.
Per la memoria della festa, si ricorre all’apocrifo Protovangelo di Giacomo (risalente al III secolo) che ne parla così: «Tutte le fanciulle della città prendono le fiaccole ed un lungo corteo luminoso accompagna la bambina su in alto, “nel tempio del Signore”. Qui il sacerdote l’accoglie dicendo: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni: in te, nell’ultimo dei giorni, Egli manifesterà la sua redenzione ai figli di Israele… Maria stava nel tempio del Signore come una colomba allevata, e riceveva il cibo per mano di un angelo».
Ma al di là della poesia, quello che conta è il fatto che quella Bambina era destinata a divenire la Dimora ove il Figlio di Dio e lo Spirito Santo vennero ad abitare in mezzo agli uomini; come tale la Presentazione è il simbolo di una verità più alta: quella della totale consacrazione a Dio fin dai primi istanti della sua esistenza.
La Chiesa, fin dai primi tempi, ha venerato la sublime santità di Maria e ha riferito a lei numerosi passi biblici dell’Antico Testamento, là dove Maria è presentata come “dimora della Sapienza in mezzo agli uomini”: in questa prospettiva viene chiamata Sede della Sapienza, perché in lei abita la Sapienza di Dio che è Cristo, e in lei cominciano a manifestarsi le meraviglie di Dio, che lo Spirito compie in Cristo e nella Chiesa.
Intesa come Tempio di Dio, Maria è salutata non solo come la Madre dei credenti, ma anche come la Donna dei tempi nuovi, perché in Lei si realizzano le promesse dei profeti, e, per la sua mediazione, lo Spirito Santo mette in comunione Dio con gli uomini.
“In Maria, lo Spirito Santo manifesta il Figlio del Padre divenuto Figlio della Vergine. Ella è il roveto ardente della teofania definitiva: ricolma di Spirito Santo, mostra il Verbo nell’umiltà della sua carne ed è ai poveri e alle primizie dei popoli, che lo fa conoscere” (Catechismo della Chiesa Cattolica
n. 724).
Ricordando la Presentazione della Vergine al Tempio, è importante meditare sul legame strettissimo che esiste tra Maria e la Chiesa, quello cioè della sua inestimabile santità. Guardare a Lei vuol dire guardare al modello più fulgido della vita cristiana, che non solo ubbidisce alla Legge, ma diventa punto di riferimento per il nostro camminare nel Tempio del Signore, che è la Chiesa.
Lo dice il Concilio: “I fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium 65).
Non si può dimenticare che, il 21 novembre, nella festa della Presentazione al Tempio, si celebra anche la Giornata delle claustrali come invito alla gratitudine per quelle sorelle che vivono la loro consacrazione di vita nella preghiera, nella meditazione e nel nascondimento. Queste sorelle, vere antenne sul monte del Signore, sono nel cuore della Chiesa e la arricchiscono con la loro verginità e incessante preghiera. Senza di loro la Chiesa sarebbe molto più povera!
G. S.

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CELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO – BENEDETTO XVI 2008

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CELEBRAZIONE A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO – BENEDETTO XVI 2008

PAROLE DI SUA SANTITÀ

Piazza San Pietro, Sagrato della Basilica

Sabato, 31 maggio 2008

Cari fratelli e sorelle!

Concludiamo il mese di maggio con questo suggestivo incontro di preghiera mariana. Vi saluto con affetto e vi ringrazio della vostra partecipazione. Saluto, in primo luogo, il Signor Cardinale Angelo Comastri; con lui saluto gli altri Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e sacerdoti, intervenuti a questa celebrazione serale. Estendo il mio saluto alle persone consacrate e a tutti voi, cari fedeli laici, che con la vostra presenza avete voluto rendere omaggio alla Vergine Santissima.
Celebriamo quest’oggi la festa della Visitazione della Beata Vergine e la memoria del Cuore Immacolato di Maria. Tutto pertanto ci invita a volgere lo sguardo con fiducia a Maria. A Lei, anche questa sera, ci siamo rivolti con l’antica e sempre attuale pia pratica del Rosario. Il Rosario, quando non è meccanica ripetizione di formule tradizionali, è una meditazione biblica che ci fa ripercorrere gli eventi della vita del Signore in compagnia della Beata Vergine, conservandoli, come Lei, nel nostro cuore. In tante comunità cristiane, durante il mese di maggio, esiste la bella consuetudine di recitare in modo più solenne il Santo Rosario in famiglia e nelle parrocchie. Ora, che termina il mese, non cessi questa buona abitudine; anzi prosegua con ancor maggiore impegno, affinché, alla scuola di Maria, la lampada della fede brilli sempre più nel cuore dei cristiani e nelle loro case.
Nell’odierna festa della Visitazione la liturgia ci fa riascoltare il brano del Vangelo di Luca, che racconta il viaggio di Maria da Nazareth alla casa dell’anziana cugina Elisabetta. Immaginiamo lo stato d’animo della Vergine dopo l’Annunciazione, quando l’Angelo partì da Lei. Maria si ritrovò con un grande mistero racchiuso nel grembo; sapeva che qualcosa di straordinariamente unico era accaduto; si rendeva conto che era iniziato l’ultimo capitolo della storia della salvezza del mondo. Ma tutto, intorno a Lei, era rimasto come prima e il villaggio di Nazareth era completamente ignaro di ciò che Le era accaduto.
Prima di preoccuparsi di se stessa, Maria pensa però all’anziana Elisabetta, che ha saputo essere in gravidanza avanzata e, spinta dal mistero di amore che ha appena accolto in se stessa, si mette in cammino « in fretta » per andare a portarle il suo aiuto. Ecco la grandezza semplice e sublime di Maria! Quando giunge alla casa di Elisabetta, accade un fatto che nessun pittore potrà mai rendere con la bellezza e la profondità del suo realizzarsi. La luce interiore dello Spirito Santo avvolge le loro persone. Ed Elisabetta, illuminata dall’Alto, esclama: « Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore » (Lc 1,42-45).
Queste parole potrebbero apparirci sproporzionate rispetto al contesto reale. Elisabetta è una delle tante anziane di Israele e Maria una sconosciuta fanciulla di uno sperduto villaggio della Galilea. Che cosa possono essere e che cosa possono fare in un mondo nel quale contano altre persone e pesano altri poteri? Tuttavia, Maria ancora una volta ci stupisce; il suo cuore è limpido, totalmente aperto alle luce di Dio; la sua anima è senza peccato, non appesantita dall’orgoglio e dall’egoismo. Le parole di Elisabetta accendono nel suo spirito un cantico di lode, che è un’autentica e profonda lettura « teologica » della storia: una lettura che noi dobbiamo continuamente imparare da Colei la cui fede è senza ombre e senza incrinature. « L’anima mia magnifica il Signore ». Maria riconosce la grandezza di Dio. Questo è il primo indispensabile sentimento della fede; il sentimento che dà sicurezza all’umana creatura e la libera dalla paura, pur in mezzo alle bufere della storia.
Andando oltre la superficie, Maria « vede » con gli occhi della fede l’opera di Dio nella storia. Per questo è beata, perché ha creduto: per la fede, infatti, ha accolto la Parola del Signore e ha concepito il Verbo incarnato. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade. E il suo Magnificat, a distanza di secoli e millenni, resta la più vera e profonda interpretazione della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei secoli.
Cari fratelli e sorelle! Torniamo a casa con il Magnificat nel cuore. Portiamo in noi i medesimi sentimenti di lode e di ringraziamento di Maria verso il Signore, la sua fede e la sua speranza, il suo docile abbandono nelle mani della Provvidenza divina. Imitiamo il suo esempio di disponibilità e generosità nel servire i fratelli. Solo, infatti, accogliendo l’amore di Dio e facendo della nostra esistenza un servizio disinteressato e generoso al prossimo, potremo elevare con gioia un canto di lode al Signore. Ci ottenga questa grazia la Madonna, che questa sera ci invita a trovare rifugio nel suo Cuore Immacolato.

 

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO E PURIFICAZIONE DI MARIA

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO E PURIFICAZIONE DI MARIA

«Luce e gloria del popolo»
+ Dal Vangelo secondo Luca 2,22-32
«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Sono trascorsi 40 giorni dal Santo Natale e la liturgia della Chiesa ci invita a celebrare la festa della Presentazione di Gesù al tempio. Si tratta di un’antichissima festa che, secondo l’attendibile testimonianza della pellegrina spagnola Egeria, veniva ricordata a Gerusalemme già verso la metà del IV secolo. A tutt’oggi questa festa è celebrata solennemente non solo nella Chiesa cattolica, ma anche in quella anglicana e in quella ortodossa. Fino alla riforma del calendario (stabilita dal Papa Paolo VI nel 1969) questa festa veniva denominata festa della Purificazione di Maria.
Nel suo racconto dell’infanzia di Gesù, san Luca sottolinea come Maria e Giuseppe fossero fedeli alla Legge del Signore. Con profonda devozione compirono tutto ciò che era prescritto dopo il parto di un primogenito maschio. Si trattava di due prescrizioni molto antiche: una riguardava la purificazione della puerpera, l’altra il riscatto del primogenito mediante un sacrificio. Nel mondo giudaico si riteneva che il parto fosse causa per la donna di impurità rituale. Infatti era prescritto che essa si astenesse per quaranta giorni dalle pratiche rituali, dopo di che avrebbe dovuto sottoporsi a un rito di purificazione come descritto dal libro del Levitico (Lv 12,6.8).
La riforma liturgica ha restituito alla celebrazione il titolo di “presentazione del Signore” che aveva in origine. L’oggetto centrale della festa è Cristo Signore che entra nel suo tempio e si offre in sacrificio. La dimensione cristologia è quindi il tema essenziale, come in tutti gli eventi della salvezza.
La purificazione di Maria e la presentazione del Signore – tipiche della tradizione ebraica – costituiscono, nell’intento di san Luca, la cornice entro cui collocare il vero nucleo di questa festa: l’incontro del Signore con il popolo dei credenti rappresentato dai vegliardi Simeone e Anna. Il vecchio Simeone proclamò Gesù « salvezza » dell’umanità, « luce per illuminare le genti » e « segno di contraddizione » perché avrebbe svelato i pensieri dei cuori e annunciato con parola profetica la sua offerta suprema a Dio e la sua vittoria finale. Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi c’è tutta l’Antica Alleanza che esprime la gioia dell’incontro con il Redentore. Alla vista del Bambino, Simeone e Anna intuirono che era proprio Lui l’Atteso delle genti. Simeone recitò poi un cantico, composto nello stile dei salmi biblici, nel quale affermò di poter ormai morire in pace perché con i suoi occhi aveva isto l’avvento della salvezza.
La presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme è strettamente collegata con il mistero dell’Epifania. L’Epifania mette infatti in evidenza la presenza e l’azione dello Spirito Santo, che guida gli uomini ad incontrare e a riconoscere il Salvatore e a darne poi testimonianza. Nel momento della presentazione lo stesso Spirito anticipa e prepara – 30 anni prima – l’epifania sulla riva del Giordano e tutta la missione messianica di Gesù di Nazaret. Un incontro che prende significato profetico e voce storica e che inaugura pubblicamente nel luogo sacro al culto dell’unico e vero Dio, l’era di Cristo.
Proprio per questo contenuto celebrativo, la festa odierna viene chiamata ancora oggi in Oriente l’Ypapanté, cioè l’Incontro. L’incontro tra l’amore condiscendente di Dio e l’attesa del popolo eletto.
Dalla pagina evangelica narrata da Luca è possibile cogliere facilmente come si siano compiute le antiche profezie attraverso il ripetersi dell’espressione «per adempiere la Legge». Inoltre è agevole comprendere il contenuto di questa festa liturgica: “Quando venne il tempo della purificazione secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme, per offrirlo al Signore” L’evangelista parla di due cerimonie tra loro intrecciate: la purificazione rituale di Maria e la presentazione di Gesù al tempio. Secondo la Legge ebraica, la donna dopo il parto doveva astenersi per quaranta giorni dalle pratiche rituali, dopo di che avrebbe offerto un sacrificio. Era stabilita l’offerta di un agnello, ma i poveri avrebbero potuto dare al suo posto una coppia di tortore o di giovani colombe (Lv 12,1-8). Maria osservò la Legge mosaica come un’israelita perfettamente obbediente alla Legge del Signore e in codesto spirito si presentò al Tempio. La seconda cerimonia consisteva nell’offerta del primogenito; infatti ogni maschio primogenito era sacro al Signore. La Presentazione al Tempio del primogenito significava che egli era offerto a Dio in ricordo degli eventi dell’Esodo e Dio lo restituiva ai genitori.
Paolo VI nella Marialis Cultus, considera congiuntamente questa ricorrenza liturgica come festa mariana e come festa del Signore: « La festa del 2 febbraio, a cui è stata restituita la denominazione di Presentazione del Signore, deve essere considerata, perché sia pienamente colta tutta l’ampiezza del suo contenuto, come memoria congiunta del Figlio e della Madre, cioè celebrazione di un mistero di salvezza operato da Cristo, a cui la Vergine fu intimamente unita quale Madre del Servo sofferente di Iahvè … »( 7).

Cari Amici
Mentre Gesù veniva presentato al Tempio, assai probabilmente, era grande il “via vai” di tante persone tutte prese dai loro impegni: i sacerdoti e i leviti con i loro turni di servizio, i numerosi devoti e pellegrini desiderosi di incontrarsi con il Dio santo di Israele. Nessuno di costoro però si accorse di nulla. Gesù era un bambino come gli altri, figlio primogenito di due genitori molto semplici. Anche i sacerdoti furono incapaci di cogliere i segni della nuova presenza del Messia e Salvatore. Solo due anziani, Simeone ed Anna hanno scoperto la grande novità. Condotti dallo Spirito Santo essi hanno trovato in quel Bambino il compimento della loro lunga attesa e vigilanza. Entrambi hanno contemplato la luce di Dio che veniva a illuminare il mondo e il loro sguardo profetico si aprì al futuro come annuncio del Messia: “Luce per illuminare le genti!”.
Nella festa della Presentazione del Signore al tempio possiamo ammirare tre icone:
- L’icona della luce. La luce parte da Cristo e si irradia su Maria e Giuseppe, su Simeone ed Anna e, attraverso di loro, su tutti. I Padri della Chiesa hanno collegato questa irradiazione al cammino spirituale. Sul volto di Cristo risplende la luce di tale bellezza. Il cristiano è colui che segue Cristo, si lascia raggiungere da lui, diventa suo discepolo, e si fa segno e profezia per essere il riflesso della luce di Cristo nei confronti di ogni uomo che incrocia sulle strade della vita.
- L’icona della profezia, dono dello Spirito Santo. Simeone ed Anna, contemplando il Bambino Gesù, hanno intravisto il suo destino di morte e di risurrezione per la salvezza di tutte le genti e hanno annunciato tale mistero come salvezza universale. Il cristiano è chiamato a tale testimonianza profetica manifestando nel mondo il primato di Dio e la passione per il Vangelo praticato come forma di vita e annunciato soprattutto con la coerenza della vita cristiana.
- L’icona della sapienza di Simeone ed Anna, la sapienza di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, dei suoi segni, della sua volontà; una vita dedicata all’ascolto e all’annuncio della sua Parola. La vita cristiana deve diventare ogni giorno di più segno visibile di un’autentica ricerca del volto del Signore e delle vie che conducono a Lui. Cristiano è colui che testimonia ovunque e con audace ardimento l’impegno gioioso e laborioso della ricerca sapiente della volontà divina.
Il mondo contemporaneo vive oggi una condizione segnata spesso da una radicale pluralità, da una progressiva emarginazione della religione, da un relativismo che tocca i valori fondamentali. Ciò esige che la testimonianza cristiana di ogni battezzato sia luminosa e coerente.
Nella festa della Presentazione del Signore al tempio siamo invitati ad andare incontro al bambino Gesù, per riconoscerlo come Colui che è la luce del mondo.
Nell’odierna liturgia contempliamo anche la Beata Vergine Maria, modello di coloro che attendono e aprono docili il cuore all’incontro con il Signore.
Il rito della benedizione delle candele tipico di questa antica Liturgia richiama precisamente l’immagine della vita cristiana paragonata a un pellegrinaggio, a un cammino incontro a Cristo Signore e Salvatore, cammino che si concluderà solo quando lo incontreremo definitivamente nella Gerusalemme celeste. Tale rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. I ceri accesi con cui ci siamo stati introdotti alla celebrazione sono il segno della vigile attesa del Signore che deve caratterizzare la vita del cristiano che il Signore ha chiamato ad una personale missione nella Chiesa. I ceri accesi sono un forte richiamo a testimoniare al mondo Cristo, la luce che non tramonta.
_______________________
Oggi è anche la Giornata mondiale della vita consacrata. E’ stato papa Giovanni Paolo II a istituirla nel 1997, proprio in occasione della festa della Presentazione di Gesù al tempio, indicando tre motivi che lo spinsero a istituire la Giornata della vita consacrata. Affermò il Papa:
? In primo luogo essa risponde all’intimo bisogno di lodare più solennemente il Signore e ringraziarlo per il grande dono della vita consacrata, che arricchisce e allieta la comunità cristiana con la molteplicità dei suoi carismi e con i frutti di edificazione di tante esistenze totalmente donate alla causa del regno. Non dobbiamo mai dimenticare che la vita consacrata, prima di essere impegno dell’uomo, è dono che viene dall’Alto, iniziativa del Padre…
? In secondo luogo, questa giornata ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la stima per la vita consacrata da parte dell’intero popolo di Dio…
? Il terzo motivo riguarda direttamente le persone consacrate, invitate a celebrare congiuntamente e solennemente le meraviglie che il Signore ha operato in loro, per scoprire con più lucido sguardo di fede i raggi della divina bellezza diffusi dallo Spirito nel loro genere di vita e per prendere più viva consapevolezza della loro insostituibile missione nella Chiesa e nel mondo (Messaggio del santo padre Giovanni Paolo II per la Giornata della vita consacrata, 6 gennaio 1997).

Dio onnipotente ed eterno,
guarda i tuoi fedeli riuniti
nella festa della Presentazione al tempio
del tuo unico Figlio fatto uomo,
e concedi anche a noi di essere presentati a te
pienamente rinnovati nello spirito.

Publié dans:feste del Signore, feste di Maria |on 1 février, 2018 |Pas de commentaires »

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO (2008)

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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO (2008)

XLI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Basilica Vaticana

Martedì, 1° gennaio 2008

Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero. Con questo auspicio saluto tutti voi qui presenti ad iniziare dagli illustri Ambasciatori del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, convenuti a questa celebrazione in occasione della Giornata Mondiale della Pace. Saluto il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, il Cardinale Renato Raffaele Martino e tutti i componenti del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Ad essi sono particolarmente grato per il loro impegno nel diffondere il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema: « Famiglia umana, comunità di pace ».

La pace. Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Numeri, abbiamo ascoltato l’invocazione: « Il Signore ti conceda pace » (6,26); il Signore doni pace a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, al mondo intero. Tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore. Quest’anno, nel Messaggio per l’odierna Giornata Mondiale della Pace, ho voluto porre in luce lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo. La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è « culla della vita e dell’amore » e « la prima e insostituibile educatrice alla pace ». Proprio per questo la famiglia è « la principale ‘agenzia’ di pace » e « la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace » (cfr nn. 1-5). Poiché poi l’umanità è una « grande famiglia », se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare. La provvidenziale coincidenza di varie ricorrenze ci sprona quest’anno ad uno sforzo ancor più sentito per realizzare la pace nel mondo. Sessant’anni or sono, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rese pubblica la « Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo »; quarant’anni fa il mio venerato Predecessore Paolo VI celebrò la prima Giornata Mondiale della Pace; quest’anno inoltre ricorderemo il 25° anniversario dell’adozione da parte della Santa Sede della « Carta dei diritti della famiglia ». « Alla luce di queste significative ricorrenze – riprendo qui quanto ho scritto proprio a conclusione del Messaggio – invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una pace vera e duratura ».

Il nostro pensiero si volge ora naturalmente alla Madonna, che oggi invochiamo come Madre di Dio. Fu il Papa Paolo VI a trasferire al primo gennaio la festa della Divina Maternità di Maria, che un tempo cadeva l’11 di ottobre. Prima infatti della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, nel primo giorno dell’anno si celebrava la memoria della circoncisione di Gesù nell’ottavo giorno dopo la sua nascita – come segno della sottomissione alla legge, il suo inserimento ufficiale nel popolo eletto – e la domenica seguente si celebrava la festa del nome di Gesù. Di queste ricorrenze scorgiamo qualche traccia nella pagina evangelica che è stata poco fa proclamata, in cui san Luca riferisce che otto giorni dopo la nascita il Bambino venne circonciso e gli fu posto il nome di Gesù, « come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre » (Lc 2,21). Quella odierna pertanto, oltre che essere una quanto mai significativa festa mariana, conserva pure un contenuto fortemente cristologico, perché, potremmo dire, prima della Madre, riguarda proprio il Figlio, Gesù vero Dio e vero Uomo.

Al mistero della divina maternità di Maria, la Theotokos, fa riferimento l’apostolo Paolo nella Lettera ai Galati. « Quando venne la pienezza del tempo, – egli scrive – Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge » (4,4). In poche parole troviamo sintetizzati il mistero dell’incarnazione del Verbo eterno e la divina maternità di Maria: il grande privilegio della Vergine sta proprio nell’essere Madre del Figlio che è Dio. A otto giorni dal Natale trova pertanto la sua più logica e giusta collocazione questa festa mariana. Infatti, nella notte di Betlemme, quando « diede alla luce il suo figlio primogenito » (Lc 2,7), si compirono le profezie concernenti il Messia. « Una Vergine concepirà e partorirà un figlio », aveva preannunciato Isaia (7,14); « ecco concepirai nel seno e partorirai un figlio », disse a Maria l’angelo Gabriele (Lc 1,31); e ancora un angelo del Signore – narra l’evangelista Matteo -, apparendo in sogno a Giuseppe, lo rassicurò dicendogli: « non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio »(Mt 1,20-21).

Il titolo di Madre di Dio è il fondamento di tutti gli altri titoli con cui la Madonna è stata venerata e continua ad essere invocata di generazione in generazione, in Oriente e in Occidente. Al mistero della sua divina maternità fanno riferimento tanti inni e tante preghiere della tradizione cristiana, come ad esempio un’antifona mariana del tempo natalizio, l’Alma Redemptoris mater con la quale così preghiamo: « Tu quae genuisti, natura mirante, tuum sanctum Genitorem, Virgo prius ac posterius – Tu, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, Madre sempre vergine ». Cari fratelli e sorelle, contempliamo quest’oggi Maria, madre sempre vergine del Figlio unigenito del Padre; impariamo da Lei ad accogliere il Bambino che per noi è nato a Betlemme. Se nel Bimbo nato da Lei riconosciamo il Figlio eterno di Dio e lo accogliamo come il nostro unico Salvatore, possiamo essere detti e lo siamo realmente figli di Dio: figli nel Figlio. Scrive l’Apostolo: « Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli » (Gal 4,4).

L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone. « Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2,19). Il verbo greco usato « sumbállousa » letteralmente significa « mettere insieme » e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida. Lei è madre perché ha generato nella carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive sant’Agostino: « Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne » (De sancta Virginitate, 3,3). E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a « mettere insieme » gli eventi successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla risurrezione del suo Figlio Gesù.
Cari fratelli e sorelle, solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria, nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai fratelli. Possa il nuovo anno, che oggi fiduciosi iniziamo, essere un tempo nel quale avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi. Preghiamo perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Signore « faccia brillare il suo volto » su di noi, ci « sia propizio » (cfr Nm 6,24-7), e ci benedica. Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui, sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace. Am

Publié dans:feste di Maria |on 2 janvier, 2018 |Pas de commentaires »

1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/02-annoB/2018/02-Natale/Omelie/03-Maria-Madre-di-Dio/09-Maria-madre-di-Dio_B-2017-UD.htm

1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

Maria, Madre di Dio – Anno B

Per cominciare
Un anno nuovo che si apre nel nome di Gesù e di sua madre Maria. Si sa che il calendario è una convenzione sociale, ma il primo gennaio è un giorno carico di simboli. « Anno nuovo, vita nuova », si dice, e c’è in molti di noi il desiderio di ripartire bene.

La Parola di Dio
Numeri 6,22-27. Un’antichissima benedizione sacerdotale risalente al tempo di Mosè ci ricorda che Dio è sempre al nostro fianco, dalla nostra parte. Se lasciamo entrare in noi il suo nome, egli benedice i nostri giorni.
Galati 4,4-7. Nella pienezza del tempo, Gesù si fa uomo, entra in un popolo, nasce da donna, si sottomette alla legge per fare di noi degli uomini liberi, dei figli di Dio.
Luca 2,16-21. Il testo ci riporta all’atmosfera del Natale. Ci avviciniamo ancora alla grotta, ci mettiamo in fila anche noi, con i pastori, con i magi… L’obiettivo è su Gesù, su Maria, sulla famiglia di Nazaret.

Riflettere e Attualizzare
o Abbiamo appena concluso un anno e diamo inizio a un anno nuovo. Un grande settimanale che ogni anno dedica la copertina al personaggio dell’anno, ha pubblicato anche una specie di barzelletta, in cui un vecchio con la barba lunga, pieno di acciacchi e di ferite, se ne va con la scritta dell’anno che finisce, e ne arriva un altro, non un bambino, ma un vecchio come lui, ma più piccolo, con la scritta « anno nuovo ». Come a dire: niente di nuovo.
o Anche un buontempone diceva: « Guardo il mio cane: per lui oggi è un giorno come gli altri… ». Ma non è così. Il tempo, le situazioni, i fatti non si ripetono mai gli stessi, tali e quali. Il tempo non si ripropone. Ogni istante della nostra vita ha sempre un sapore di eternità. Quando è passato è consegnato all’eterno e non ritorna. Il tempo non è ciclico. Questo ci dice l’importanza senza misura di ciò che viviamo. Di ogni giorno.
o Iniziamo un anno con il cuore pieno di speranza. Un anno che è nelle nostre mani, che ci viene offerto come opportunità, come un’occasione per fare qualcosa di buono, qualcosa di speciale. Un detto popolare dice che « il tempo è denaro ». In realtà è molto, molto di più.
o È tempo di bilanci, di revisioni, di richiesta di perdono e di ringraziamento. Dio benedice e fa vivere tutte le cose e le fa esistere, le mantiene in vita. Dà a ogni creatura il necessario per vivere ed essere felice. Il primo grazie che dobbiamo dire è il nostro « sì » alla vita, all’esistenza: grazie perché ci siamo.
o « Il Signora faccia risplendere per te il suo volto »: è la benedizione di Dio sull’anno nuovo. Noi la chiediamo, l’imploriamo. Oggi in qualche modo è anche la festa del Padre, fonte di ogni bene, di tutto ciò che esiste e causa finale di ogni cosa.
o Nel nuovo anno molte cose dipenderanno da noi, bisogna tenerci pronti ad affrontarle con fede e con coraggio. Avvenimenti quotidiani che conosciamo già e che possiamo prevedere. Con quale spirito li vivremo? Il rischio è di affrontarli in modo ripetitivo e stanco. Altre cose saranno impreviste e non dipenderanno da noi: ci mettiamo nelle mani di Dio, vogliamo tenerci pronti, renderci forti, robusti, prendere sul serio la vita e le giornate che ci aspettano. Decidiamo di viverle e alla presenza di Dio. Riempiendo di amore i giorni che il Signore del tempo ci dona.
o Al figlio di Maria e Giuseppe, al Figlio di Dio, viene dato ufficialmente il nome di Gesù. Nell’antico testamento Dio si rifiuta di dire il suo nome. Presso gli antichi ebrei chi conosce il nome di una persona in qualche modo la possiede. Con Mosè però Dio si rivela come « Colui che è », come « Colui che è vicino e libera ».
o In Gesù (il nome deriva dalla radice ebraica jasha’, che significa « salvare ») il nome di Dio si fa pienamente umano. Gesù assumendo un nome e accettando il rito della circoncisione entra giuridicamente in un popolo. In Giuseppe è discendente di Davide, fa parte di una famiglia concreta, vivrà tra la gente della piccola cittadina Nazaret.
o Gesù rivela esplicitamente il nome di Dio e dice che è Padre, anzi, che è « papà », come lo chiama affettuosamente lui. Padre rimanda al primo significato: il salvatore, colui che c’è, che ti è vicino e non ti lascia in difficoltà.
o Iniziamo l’anno nuovo nel segno della pace: un augurio di felicità e serenità che timbra ogni foglio del nuovo calendario. La pace è un bene immenso, non solo assenza di guerra, ma benessere totale, fraternità, rispetto per il mondo e la natura. Eppure nel mondo nel secolo scorso ci sono state almeno 150 grandi guerre e milioni di morti.
o « Se un uomo selvaggio ha in mano una pietra, può fare del male al prossimo; ma se l’uomo – restando selvaggio – ha in mano una bomba atomica, io non so più a quali conseguenze possa andare incontro », ha detto Albert Einstein.
o Meditiamo dunque oggi sul valore della pace. Una pace che è tutta da costruire. « Vi lascio la pace, vi do la mia pace », dice Gesù (Gv 14,27). Ma il regno di Dio predicato da Gesù è ancora un obiettivo, un ideale da raggiungere.
o L’uomo di pace non è un debole, un « pacifico » – una persona in poltrona – ma un uomo forte e attivo, scomodo, dinamico. La pace non nasce dalla violenza, ma neanche dalla rinuncia al sacrificio, alla lotta, all’impegno: è frutto di coraggio.
o La piccola pace prepara la grande pace. Pace in famiglia, sul lavoro, a scuola: si impara nel piccolo a diventare operatori di pace. Una piccola goccia può diventare oceano. Ci dobbiamo sentire coinvolti da ciò che avviene attorno a noi. Assumerci la nostra fetta di responsabilità.
o La pace nasce da noi stessi, dalla nostra buona coscienza. Qualcuno è in lotta con se stesso, ha un fuoco dentro che non lo lascia sereno. « La pace sulla terra si prepara nella misura in cui ciascuno osa domandarsi: sono disposto a cercare una pace interiore, camminare con un cuore riconciliato e vivere in pace con coloro che mi circondano? » (Frère Roger di Taizé).
o Oggi è la festa della madre di Dio. Madre di Dio è il titolo più importante che viene dato a Maria ed è ciò che la rende grande. È il primo dogma mariano, mai definito, ma alla radice di ogni riconoscimento. « Nato da donna », dice Paolo, per indicare l’umiltà di Gesù e la sua piena umanità. Ogni nascita rende madre una donna. Maria con la nascita di Gesù diventa Madre di Dio!
aMaria è la benedetta, pienamente coinvolta nei piani di Dio. Partecipa lucidamente a ogni avvenimento. È una ragazza profondamente attiva: pensa a ciò che sta vivendo, aderisce, collabora. Maria riflette su tutto, contempla il mistero di Gesù e il suo coinvolgimento.
o Gabriele annuncia a Maria la nascita di un figlio e le dice che « sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (Lc 1,32-33). Parole e promesse che saranno poi così lontane dalla realtà concreta e squallida del Natale: la nascita lontana da casa, il rifiuto dell’ospitalità, i disagi di una povertà assoluta.
o Maria per tutta la vita dovrà interrogarsi su Gesù, su questo figlio speciale, nato dallo Spirito, ma che cresce in un quotidiano che non lascia trapelare il mistero.
o Non abbiamo un ritratto del vero volto di Gesù, né di Maria. Siamo certi però che si assomigliavano come due gocce d’acqua. Fisicamente, certo. Ma anche nella personalità, perché con il tempo si sono fatti simili. Gesù sin da piccolo alla scuola di Maria, ma poi sempre più Maria alla scuola di Gesù, Figlio di Dio.
o Durante la vita pubblica Maria seguirà Gesù da lontano, più con il cuore che mettendosi al suo seguito. Ma la troveremo con gli apostoli quando scenderà su loro lo Spirito Santo e nascerà la chiesa.

Il tempo
« Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce, Ma per chi ama, il tempo non esiste » (Henry Van Dyke).

Mai più la guerra
« Mai più gli uni contro gli altri, mai più! Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli ed inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace deve guidare la sorte dei popoli. Se volete essere fratelli, lascate cadere le armi dalle vostre mani! » (Paolo VI all’ONU, 1965).

Anche Dio ha una mamma
Ogni essere umano ha una mamma. Anche un Dio non può essere orfano. Un Dio serio, poi, è anche un Dio spiritoso. E un Dio spiritoso non può che avere una madre vergine. Non sforzarti di capire come sia possibile. Il mistero non va capito, ma goduto » (Gigi Avanti).

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

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