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« UN SILENZIOSO MA ANCHE POTENTE SEGNO E MEZZO DI EVANGELIZZAZIONE »

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« UN SILENZIOSO MA ANCHE POTENTE SEGNO E MEZZO DI EVANGELIZZAZIONE »

Intervista con monsignor Athanasius Schneider, vescovo ausiliare della diocesi di Karaganda (Kazakistan)

di Paul De Maeyer

ROMA, mercoledì, 29 agosto 2012 (ZENIT.org).- Domenica 9 settembre 2012, verrà consacrata la Cattedrale della Diocesi di Karaganda in Kazakistan, in una solenne concelebrazione presieduta dal card. Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio e Legato Pontificio per la consacrazione.
Il programma delle celebrazioni prevede:
- Sabato 8 settembre:
15.00 Santa Messa del Cardinale Legato Angelo Sodano con i pellegrini nella vecchia cattedrale.
18.00 concerto del Requiem di Mozart in onore delle vittime del Karlag (“Karaganda-Lager” o Campo di Concentramento di Karaganda).
- Domenica 9 settembre:
11.00 Santa della dedicazione della nuova Cattedrale, celebrata dal Cardinale Legato Angelo Sodano.
18.00 Concerto di musica d’organo nella Nuova Cattedrale.
- Lunedi 10 settembre: visita del Karlag.
La cattedrale è stata pensata e voluta dall’allora arcivescovo-vescovo di Karagangda, mons. Jan Pawel Lenga, e dal vescovo ausiliare, mons. Athanasius Schneider, il quale ha commissionato all’artista prof. Rodolfo Papa un ciclo pittorico di 14 tele dedicate alla Eucaristia, per la cripta. Mons. Schneider ha dedicato alla Eucaristia il libro Dominus est. Riflessioni di un vescovo dell’Asia centrale sulla Sacra Comunione, Libreria Editrice Vaticana 2008 (con prefazione di mons. Malcolm Ranjith).
Nell’intervista che segue, mons. Schneider spiega le ragioni storiche e spirituali sottese alla costruzione della Cattedrale ed alla commissione del ciclo pittorico.
Quale è il significato storico e spirituale della costruzione di questa cattedrale a Karaganda?
Mons. Schneider: La prima ragione era questa: avere una cattedrale in un luogo più degno e visibile. Poiché la diocesi di Karaganda usava finora un edificio costruito ancora durante il tempo della persecuzione, e questo edificio si trova nella periferia della città ed è esteriormente non riconoscibile come chiesa.
Una cattedrale in un posto più centrale, costruita in uno stile di tradizione inconfondibilmente cattolica, cioè nello stile neogotico, sarà un silenzioso ma anche potente segno e mezzo di evangelizzazione in un mondo dove i cattolici sono circa 1% o 2% della popolazione, dove la maggioranza degli abitanti sono musulmani e dove c’è una forte minoranza degli ortodossi. Inoltre, una considerevole parte della popolazione non appartiene a nessuna religione, sono persone che cercano Dio.
L’architettura della cattedrale e anche gli oggetti nell’interno sono stati fatti con la cura più grande possibile, perché rappresentino una vera bellezza artistica e allo stesso tempo la sacralità e il senso del soprannaturale. Tutto questo è adatto sia per incitare il senso religioso e il senso della fede nei fedeli e nei visitatori, sia per esprimere l’atto di adorazione della Santissima Trinità. Tutto ciò è quindi adatto per facilitare l’esecuzione del primo comandamento e l’ultima finalità di tutta la creazione: l’adorazione e la glorificazione di Dio.
Il significato storico e spirituale ha anche questa dimensione: la nuova Cattedrale è un luogo sacro per la memoria delle innumerevoli vittime del regime comunista, giacché intorno a Karaganda c’era uno dei più grandi e terribili campi di concentramento -detti Gulag-, nel quale hanno sofferto persone appartenenti a più di 100 diverse etnie. Nello stesso tempo la nuova Cattedrale sarà anche un santuario per la preghiera d’espiazione per i crimini del regime ateista e comunista.
La bellezza architettonica, le opere d’arte, l’organo nella nuova cattedrale sono anche un mezzo di promozione della cultura.
Come è stata accolta questa iniziativa cattolica dalle autorità politiche e dalla comunità islamica?
Mons. Schneider: È stata accolta con senso di rispetto verso la chiesa cattolica. Le autorità civili e la popolazione si sentono onorati di poter aver nella loro città un tale edificio di straordinaria bellezza architettonica e di alto significato culturale. Le autorità civili considerano la nuova Cattedrale come un gesto da parte della Chiesa cattolica per la promozione della cultura.
Una piccola comunità cattolica è in grado di costruire una cattedrale in terra di missione, potremmo dire che questo sia un modello in grado di spronare la rinascita della fede nella vecchia Europa?
Mons. Schneider: La piccola comunità cattolica era in grado di dare soprattutto un contributo spirituale per la costruzione. Però, il maggior contributo materiale è provenuto dai nostri fratelli e sorelle dalla vecchia Europa. E questo è bello, poiché manifesta la solidarietà fraterna, manifesta un fraterno scambio di doni, simile ai primi tempi della Chiesa, quando le comunità più ricche aiutavano le comunità più bisognose.
La fede rinascerà anche nella vecchia Europa quando si darà sempre più il primo posto in tutte le cose a Gesù, quando la vita della fede tornerà sempre più concreta, visibile e più “incarnata”.
Quali sono i problemi che quotidianamente la comunità cattolica affronta in Kazakistan?
Mons. Schneider: I problemi quotidiani sono l’insufficienza dei sacerdoti, le distanze enormi tra le comunità parrocchiali, gli insufficienti mezzi materiali per le opere di costruzione delle chiese e per le opere sociali ed educative, l’emigrazione dei giovani per l’estero, alcuni impedimenti di carattere burocratico.
Quali i rapporti con le altre confessioni cristiane?
Mons. Schneider: I rapporti con le altre confessioni cristiani sono buoni. Ci sono alle volte incontri con vescovi e sacerdoti della Chiesa russa-ortodossa e con rappresentanti delle comunità protestanti. Abbiamo, per così dire, un ecumenismo di vita, dove i rapporti umani sono più importanti delle discussioni teoriche o dottrinali. Abbiamo opere comuni con i fratelli ortodossi e protestanti nell’ambito della difesa della vita.
Quali sono gli sviluppi e le prospettive?
Mons. Schneider: Vogliamo conservare i rapporti di rispetto reciproco, di rapporti personali di amicizia e continuare a fare opere comuni per la difesa della vita e dei valori morali.
L’arte è sicuramente uno strumento di evangelizzazione efficace, come il Magistero ci ricorda, ed il Santo Padre ci sprona ed incoraggia ad utilizzarla. Può raccontare la sua esperienza di committente, che ha voluto tanta arte e tanta bellezza nella sua diocesi, come segno della testimonianza della fede cattolica?
Mons. Schneider: La costruzione di una nuova cattedrale con una vera estetica sacrale e opere d’arte è anche una proclamazione del primo dovere della Chiesa: dare a Dio, a Dio Incarnato, il primo posto, un posto visibile, poiché Dio si è fatto visibile nell’Incarnazione e nell’Eucaristia; dare a Dio il primo posto anche nel senso di offrire a Suo onore una bellezza artistica, poiché Dio è l’autore di tutta la bellezza e merita di ricevere in Suo onore dalla parte dei credenti opere veramente belle.
Inoltre, una tale cattedrale può essere una concreta manifestazione dell’amore tenero della comunità credente, la sposa di Cristo, verso il Corpo di Cristo, offrendo in onore di questo Corpo di Cristo in un certo senso la santa prodigalità della donna peccatrice, la quale ha offerto in onore di Cristo il vaso di profumo prezioso di prezzo straordinariamente grande (“più che trecento denari”, cf. Mc 14, 4). Per ungere il corpo di Cristo, la donna peccatrice ha speso una somma con la quale si poteva sostenere una famiglia per un anno intero. Le persone presenti si sono sdegnate per un tale spreco. Gesù però ha lodato questa santo spreco dicendo: “Ha compiuto verso di Me un’opera buona” (Mc 14, 6). Si deve fare ancora il “santo spreco” per Gesù.
Molte persone già hanno visitato la nuova Cattedrale. La maggioranza sono state persone non cattoliche, e persino non cristiane. Queste sono state attratte dalla bellezza. Hanno espresso visibilmente la loro ammirazione. Alcune donne non cristiane hanno persino pianto di commozione in mia presenza. Una volta durante una mezz’ora ho mostrato e spiegato ad una giovane coppia non cristiana la Cattedrale con tutti i dettagli dell’arte e delle cose sacre. Quando ho finito e siamo usciti dalla Cattedrale, la donna non cristiana mi ha detto: “In questa mezz’ora ho purificato la mia anima. Posso venire ancora una volta da sola? poiché voglio nel silenzio ammirare queste belle cose”. Ho risposto: “Certamente, può venire tante volte quante vuole”. In quella mezz’ora ho fatto, per mezzo della spiegazione di una arte sacra e bella, una lezione sulle verità della fede cattolica. La reazione di quasi tutte le persone che hanno finora visitato la Cattedrale, specialmente persone non cristiane, è stata così spontanea: ammirazione, silenzio, apertura per il soprannaturale. Ho costatato in questi casi la verità che l’anima umana è naturalmente cristiana, come ha detto Tertulliano, cioè nell’anima umana Dio ha iscritto la capacità di conoscerLo, di venerarLo. Il dovere dei cattolici è di condurre queste anime aperte verso la fede e l’adorazione soprannaturale, alla fede ed all’adorazione di Cristo, della Santissima Trinità, di condurre le anime al cielo. Nelle grandi porte di bronzo all’entrata della cattedrale ci sono scritte queste parole della Sacra Scrittura: “Qui è la casa di Dio, qui è la porta del cielo” (Domus Dei – porta caeli). Perciò, queste parole sacre sono un motto molto adatto per questa Cattedrale, cioè per questa visibile opera dell’evangelizzazione, come anche per tutta l’opera dell’evangelizzazione.
Potrebbe indicarci il significato spirituale e teologico dei dipinti che ha fatto realizzare per la Cripta?
Mons. Schneider: Volevo esprime nella cattedrale in modo più profondo il mistero della Santissima Eucaristia, poiché l’Eucaristia costruisce spiritualmente la Chiesa, l’Eucaristia fa vivere la Chiesa continuamente fino alla fine dei tempi. Il vero fondamento della Chiesa è l’Eucaristia. Perciò ho posto nella cripta, quasi nelle fondamenta della Cattedrale, un ciclo di 14 immagini sull’Eucaristia, in analogia con le 14 stazioni della via Crucis nella navata principale. Tutta la Sacra Scrittura ci annuncia Cristo fatto carne, fatto uomo. Ma Cristo si è fatto Eucaristia, ci ha lasciato Sua carne realmente, veramente e sostanzialmente presente nel mistero eucaristico. In un certo senso possiamo dire: tutta la Sacra Scrittura ci annuncia Cristo nel mistero dell’Eucaristia. Ho scelto le immagini eucaristiche più conosciute della Sacra Scrittura ossia la simbologia eucaristica più conosciuta: il sacrificio di Abele, il sacrificio di Melchisedec, il sacrificio di Abramo, l’agnello pasquale, la manna nel deserto, il cibo del profeta Elia nel cammino verso il monte di Dio, il tempio di Gerusalemme, Betlemme come “casa del pane”, il miracolo delle nozze di Cana, la moltiplicazione dei pani, il discorso eucaristico nel vangelo di Giovanni, l’Ultima Cena, Emmaus, l’Agnello nella Gerusalemme Celeste.
I rapporti tra un vescovo ed un artista sono forse il segreto della riuscita di una opera così importante. Potrebbe raccontarci della sua esperienza di committente che ha commissionato queste 14 tele all’artista e teorico dell’arte Rodolfo Papa? Come è nata la vostra collaborazione e come si è sviluppato il rapporto di fiducia necessario perché nascano dei capolavori?
Mons. Schneider: Il “ciclo eucaristico” è stato l’ultimo mio sogno per la cattedrale. Sapevo che qualcosa sarebbe mancato senza il “ciclo eucaristico”. Ho pregato il Signore che mi mandasse un artista anzitutto profondamente credente, un artista che ami l’Eucaristia, un artista che sappia dipingere in modo veramente sacro ed edificante per i fedeli. Tramite un signore conosciuto, ho incontrato il prof. Rodolfo Papa. Quando ho visto alcune delle sue opere religiose, e parlato con lui sulla fede e sull’Eucaristia, ho capito che questo artista è quello che il Signore mi ha mandato. La mia convinzione si è ancora consolidata quando ho letto il suo libro sulla teologia dell’arte sacra Discorsi sull’arte sacra (con introduzione del card. Cañizares, Cantagalli, Siena 2012).

Publié dans:Evangelizzazione |on 30 août, 2012 |Pas de commentaires »

« LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE DIPENDE DALLA CHIESA DOMESTICA »

dal sito:

http://www.zenit.org/article-28851?l=italian

« LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE DIPENDE DALLA CHIESA DOMESTICA »

Udienza del Papa ai partecipanti dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 1 dicembre 2011 (ZENIT.org) – Poche ore fa, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI  ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla XX Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che si è svolta dal 29 novembre al 1° dicembre 2011 per celebrare il duplice XXX anniversario dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio e dell’istituzione del Dicastero. Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:

**************
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella ricorrenza di un duplice XXX anniversario: dell’Esortazione Apostolica Familiaris consortio, pubblicata il 22 novembre 1981 dal beato Giovanni Paolo II, e del Dicastero stesso, da lui istituito il 9 maggio precedente con il Motu Proprio Familia a Deo instituta, come segno dell’importanza da attribuire alla pastorale familiare nel mondo e, al tempo stesso, strumento efficace per aiutare a promuoverla ad ogni livello (cfr Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 73). Saluto cordialmente il Cardinale Ennio Antonelli, ringraziandolo per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro, come pure Monsignor Segretario, gli altri collaboratori e tutti voi, qui convenuti.
La nuova evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica (cfr ibid., 65). Nel nostro tempo, come già in epoche passate, l’eclissi di Dio, la diffusione di ideologie contrarie alla famiglia e il degrado dell’etica sessuale appaiono collegati tra loro. E come sono in relazione l’eclissi di Dio e la crisi della famiglia, così la nuova evangelizzazione è inseparabile dalla famiglia cristiana. La famiglia è infatti la via della Chiesa perché è « spazio umano » dell’incontro con Cristo.
I coniugi, « non solo ricevono l’amore di Cristo, diventando comunità salvata, ma sono anche chiamati a trasmettere ai fratelli il medesimo amore di Cristo, diventando comunità salvante » (ibid., 49). La famiglia fondata sul sacramento del Matrimonio è attuazione particolare della Chiesa, comunità salvata e salvante, evangelizzata ed evangelizzante. Come la Chiesa, essa è chiamata ad accogliere, irradiare e manifestare nel mondo l’amore e la presenza di Cristo. L’accoglienza e la trasmissione dell’amore divino si attuano nella dedizione reciproca dei coniugi, nella procreazione generosa e responsabile, nella cura e nell’educazione dei figli, nel lavoro e nelle relazioni sociali, nell’attenzione ai bisognosi, nella partecipazione alle attività ecclesiali, nell’impegno civile.
La famiglia cristiana, nella misura in cui, attraverso un cammino di conversione permanente sostenuto dalla grazia di Dio, riesce a vivere l’amore come comunione e servizio, come dono reciproco e apertura verso tutti, riflette nel mondo lo splendore di Cristo e la bellezza della Trinità divina. Sant’Agostino ha una celebre frase: « immo vero vides Trinitatem, si caritatem vides », « Ebbene, sì, tu vedi la Trinità, se vedi la carità » (De Trinitate, VIII,8). E la famiglia è uno dei luoghi fondamentali in cui si vive e si educa all’amore, alla carità.
Nella scia dei miei Predecessori, anch’io ho più volte esortato gli sposi cristiani ad evangelizzare sia con la testimonianza della vita che con la partecipazione alle attività pastorali. L’ho fatto anche di recente, ad Ancona, in occasione della chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale italiano. Là ho voluto incontrare insieme i coniugi e i sacerdoti.
Infatti, i due Sacramenti detti « del servizio della comunione » (CCC, n. 1534), Ordine Sacro e Matrimonio, vanno ricondotti all’unica sorgente eucaristica. « Entrambi questi stati di vita hanno, infatti, nell’amore di Cristo, che dona se stesso per la salvezza dell’umanità, la medesima radice; sono chiamati ad una missione comune: quella di testimoniare e rendere presente questo amore a servizio della comunità per l’edificazione del popolo di Dio.
Questa prospettiva consente anzitutto di superare una visione riduttiva della famiglia, che la considera mera destinataria dell’azione pastorale. La famiglia è ricchezza per gli sposi, bene insostituibile per i figli, fondamento indispensabile della società, comunità vitale per il cammino della Chiesa » (Omelia ad Ancona, 11 settembre 2011). In virtù di ciò « la famiglia è luogo privilegiato di educazione umana e cristiana e rimane, per questa finalità, la migliore alleata del ministero sacerdotale. Nessuna vocazione è una questione privata, tanto meno quella al matrimonio, perché il suo orizzonte è la Chiesa intera » (ibid.).
Vi sono degli ambiti in cui è particolarmente urgente il protagonismo delle famiglie cristiane in collaborazione con i sacerdoti e sotto la guida dei Vescovi: l’educazione di bambini, adolescenti e giovani all’amore, inteso come dono di sé e comunione; la preparazione dei fidanzati alla vita matrimoniale con un itinerario di fede; la formazione dei coniugi, specialmente delle coppie giovani; le esperienze associative con finalità caritative, educative e di impegno civile; la pastorale delle famiglie per le famiglie, rivolta all’intero arco della vita, valorizzando il tempo del lavoro e quello della festa.
Cari amici, ci prepariamo al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno del 2012. Sarà per me e per noi tutti una grande gioia ritrovarsi insieme, pregare e fare festa con le famiglie venute da tutto il mondo, accompagnate dai loro Pastori. Ringrazio la Chiesa Ambrosiana per il grande impegno profuso finora e per quello dei prossimi mesi. Invito le famiglie di Milano e della Lombardia ad aprire le porte delle loro case per accogliere i pellegrini che verranno da tutto il mondo.
Nell’ospitalità sperimenteranno gioia ed entusiasmo: è bello fare conoscenza e amicizia, raccontarsi il vissuto di famiglia e l’esperienza di fede ad esso legata. Nella mia lettera di convocazione all’Incontro di Milano chiedevo « un adeguato percorso di preparazione ecclesiale e culturale », perché l’evento riesca fruttuoso e coinvolga concretamente le comunità cristiane in tutto il mondo.
Ringrazio quanti hanno già realizzato iniziative in tal senso e invito chi non lo ha ancora fatto ad approfittare dei prossimi mesi. Il vostro Dicastero ha provveduto a redigere un prezioso sussidio con catechesi sul tema « La famiglia: il lavoro e la festa »; ha inoltre formulato per le parrocchie, le associazioni e i movimenti una proposta di « settimana della famiglia », e sono auspicabili altre iniziative.
Grazie ancora per la vostra visita e per il lavoro che svolgete a favore delle famiglie e a servizio del Vangelo. Mentre assicuro di ricordarvi nella preghiera, di cuore imparto a ciascuno di voi e ai vostri cari una speciale Benedizione Apostolica
.

Publié dans:Evangelizzazione, Papa Benedetto XVI |on 1 décembre, 2011 |Pas de commentaires »

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