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di GEORGE GHARIB – LAMENTO DELLA VERGINE

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Le Feste mariane della Chiesa Copta d’Egitto

di GEORGE GHARIB

LAMENTO DELLA VERGINE

La pietà e la devozione hanno espresso in molti modi la partecipazione della Vergine alla passione e morte del Figlio. Ecco come la manifesta una omelia copta di Ciriaco di Al-Bahnasa (secolo VIII).
La partecipazione di Maria alla passione e morte del Figlio ha trovato espressioni indimenticabili nella pietà e nella devozione di tutte le Chiese in Oriente e in Occidente. Questo è vero anche della Chiesa Copta d’Egitto, che evoca il dolore di Maria con molte manifestazioni liturgiche e popolari. Nel breve spazio consentito vogliamo presentare il testo di un’omelia, risalente al secolo VIII, di Ciriaco, vescovo di Al-Bahnasa. La città è ricordata nei documenti copti col nome greco di Ossirinco. Situata a circa 200 km a sud del Cairo, è celebre per i numerosi papiri ivi scoperti. In epoca tolemaica, romana e bizantina era uno dei più importanti centri dell’Egitto. Dopo la dominazione araba decadde, e ora è ridotta a un semplice villaggio.
A Ciriaco, che fu vescovo della città in periodo islamico, i manoscritti attribuiscono quattro discorsi di contenuto mariologico. Il terzo, che porta il titolo di Omelia sul lamento della Vergine, è destinato a essere letto all’alba del sabato santo, dalla liturgia copta chiamato « sabato della gioia ». Ne proponiamo i brani salienti.
Ciriaco comincia rivolgendosi ai fedeli e chiedendosi perché Maria non dovrebbe piangere e lamentarsi, e trova nel patriarca Giacobbe e in Rachele esempi ben noti dell’Antico Testamento. Rivolgendosi poi a Maria le ricorda i vari momenti tristi della sua vita. Salome che egli cita è la levatrice che venne in aiuto alla Vergine al momento del parto a Betlemme e che promise di accompagnarla dovunque sarebbe andata, come risulta dagli apocrifi dell’infanzia. Dopo questo preambolo l’oratore dà la parola a Maria, che si rivolge direttamente al Figlio. La Vergine lamenta, tra l’altro, l’assenza degli apostoli, il tradimento di Pietro e di Giuda. Il discepolo Giovanni cerca di consolarla, accompagnandola al Golgota e al sepolcro, dove Maria rinnova il pianto. Ritroviamo poi Maria al sepolcro il mattino della domenica. Ciriaco fa incontrare Maria con il Figlio risorto ricorrendo a un procedimento spesso usato dagli orientali, in cui la Vergine è identificata con la Maddalena. Alla fine del suo discorso Ciriaco parla delle sue fonti, riferendosi al Vangelo di Nicodemo, che tra i copti ebbe larga diffusione sotto il titolo da loro preferito di Acta Pilati.

Perché Maria non dovrebbe piangere il Figlio diletto?
«O miei cari, oggi si è rinnovato il pianto del patriarca Giacobbe. Perché allora non deve piangere la Santa Maria sul Figlio unico che aveva concepito con affanno, portato in grembo nove mesi e sopportò più di ogni creatura umana tante difficoltà nel fuggire di città in città e di paese in paese per paura delle sventure? Se Rachele aveva pianto i figli che non aveva amato perché lei non dovrebbe piangere sul Figlio che aveva amato e portato lunghi anni sulle braccia? Se Rachele aveva pianto figli con i quali non era fuggita di luogo in luogo, perché la Vergine non dovrebbe piangere il Figlio diletto con il quale era fuggita di paese in paese e di luogo in luogo? Se Rachele aveva pianto figli di cui non vide le tombe, perché lei non dovrebbe piangere all’ingresso del sepolcro del Figlio suo unico? [...]
«A te conveniva, o Vergine, di piangere quando ti giunse la triste notizia della condanna pronunciata dai capi criminali dei Giudei; nel giorno in cui ti fu detto che tuo figlio era stato ingiustamente condannato per odio. Cosa ti avrebbe impedito di farlo, mentre il Figlio tuo stava per essere crocifisso, dopo che avevano deciso di appenderlo sul legno della croce tra due ladroni? Davvero, o Signora Vergine, il tuo pianto nella casa di Giovanni, allorché pervenne ai tuoi orecchi la notizia di questo triste misfatto, è cosa che spezza il cuore. E si deve dire che quel giorno fu più duro di quello in cui Lot aveva appreso la notizia che la sua città era stata incendiata e che i prodi figli di Israele erano morti. La triste notizia ti pervenne mentre eri con la tua amata Salome che aveva deciso di non abbandonarti né nel tempo della gioia, né nel tempo della tristezza».

Maria, afflitta, si rivolge al Figlio
«È a questo punto che la Vergine iniziò il suo lamento, rivolta al Figlio diletto e dicendo:
« »O Figlio diletto, non mi è mai accaduto di tenermi alla presenza di un giudice, non ho mai visto torturare un ladrone né mettere a morte un criminale. Non conoscevo nemmeno la via per il Cranio e il Golgota dove tu eri destinato a essere crocifisso [...]. Io aspettavo con impazienza l’arrivo della festa di Pasqua per celebrarla insieme con gioia; e invece la festa mi è giunta tra pianti e lamenti. La mia festa a me è piena di pianto e la mia pasqua è fatta di tristezza.
« »O Figlio mio diletto, i tuoi santi apostoli sono tutti fuggiti per paura dei Giudei; tanto che non ho più trovato chi mi accompagnasse. Ho cercato Pietro, ma mi fu detto che ti aveva rinnegato per paura e che era fuggito per nascondersi. Giacomo si era dato alla fuga dopo averti lasciato sul monte dove eri stato arrestato. Andrea non è nemmeno venuto in città. Tommaso abbandonò i vestiti e si è dato alla fuga. Bartolomeo fu il primo a scappare per paura dei Giudei. Filippo ebbe paura dal primo istante e fuggì appena vide le torce accese. Giacomo non si fermò nemmeno. Matteo il pubblicano ebbe tanta paura dei Giudei e dei capi dei sacerdoti, dato anche che essi lo odiavano da quando esigeva da loro i tributi da pagare. In breve io non ho trovato nessuno tranne Giovanni. Piaccia a Dio che egli accetti di venire con me sul luogo del Cranio e sul Golgota! [...]
« »O Pietro, poiché egli era tuo amico e non solo tuo Signore, non dovevi tenergli compagnia nelle difficoltà anziché rinnegarlo e abbandonarlo in quel modo? Dio perdoni la tua debolezza nella fede e la misericordia di Dio sia sul capo del mio vecchio padre Giuseppe che sopportò tante difficoltà con me da meritare buona memoria »».

Giovanni rivolge parole di consolazione a Maria
«Giovanni disse allora alla Vergine: « Non rimpiangere, Madre mia, ciò che è accaduto a Pietro. Egli non merita il rimprovero, perché io ho udito ieri il mio Maestro che parlava con lui del suo rinnegamento. E io ho udito Pietro che gli diceva: Signore, non sarà mai! Preferisco piuttosto morire, anziché commettere una cosa simile (cf Mc 14, 29-31). La risposta del Signore fu: Questa stessa notte prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte (Mt 26,34). Lontano da me, Satana, tu sei diventato per me uno scandalo, tu non ragioni secondo Dio, ma secondo gli uomini (cf Mt 16,23). Egli disse la stessa cosa per tre volte ».
«A questo punto il pianto della Vergine aumentò ed essa chiese a Giovanni di accompagnarla fino al Cranio e al Golgota, per vedere il luogo dove era stato crocifisso il Signore nel giorno in cui egli si era ritrovato solo, senza un fratello tra i suoi discepoli, quegli stessi che egli aveva preferiti e scelti fra tutti. Maria ripeté la richiesta più volte».

Maria sale in compagnia di Giovanni sul Calvario
«Cammin facendo, lei notò che vari gruppi di gente la guardavano con rispetto, non avendo mai ancora visto una persona simile a lei. Alcuni dicevano: « È una donna estranea alla città ». Altri dicevano che lei somigliava al Cristo. In genere le rivolgevano sguardi rispettosi. Alcuni, poi, riconobbero Giovanni come il discepolo del Signore e conclusero che la donna era la stessa madre di Gesù Cristo, che si recava per vedere il suo figlio. Lei però non guardava né a destra né a sinistra, perché era triste e inquieta. La seguivano Salome e altre donne che le tenevano la testa coperta, finché non giunsero sul Golgota.
«La Vergine vide attorno al Figlio appeso al legno della croce una gran folla. [...] Piangeva a calde lacrime e non riuscì a vedere il volto del suo Figlio diletto per l’enorme calca di gente. Fece allora cenno a Giovanni, dicendo: « Dov’è il figlio mio unico, che possa vederlo? ». Giovanni rispose: « O Madre mia, volgi il tuo sguardo verso occidente, è da quella parte che il Signore è appeso alla croce ». Entrambi si spinsero tra la folla, finché non giunsero presso di lui. La Vergine prese posto a destra, e Giovanni a sinistra. Quando egli li vide, si voltò verso di loro, si rivolse a Giovanni e disse: « O uomo, da questo momento sarà tua Madre ». Guardò poi in direzione della Madre e disse: « Donna, questi da oggi sarà tuo figlio » (Gv 19, 26-27).
«Giovanni allora prese la mano della sua Signora, con l’intenzione di ricondurla a casa; lei però si oppose, dicendo: « Lasciami piangere sul mio Figlio, poiché egli è solo, senza fratelli, senza sorella, senza padre, senza terra. O figlio mio unico, come vorrei porre sul mio capo la corona di spine per associarmi ai tuoi dolori! Se i ladroni meritano di essere crocifissi, perché non hanno essi crocifisso Giuda che fu ladrone noto? Perché non lo hanno spogliato dei suoi abiti, come hanno fatto con te, o figlio mio?
« »O Giovanni, mira la mia costernazione e lascia che i miei occhi si sazino del volto del mio figlio diletto. Lasciami sedere, o Giovanni, su questo monte, poiché non potrò più vederlo, solo oggi. Questa è casa d’orfani, lasciami piangere qui. È il giaciglio del giusto Giacobbe nelle sue sventure, che poi furono niente in confronto alla sventura mia. Lasciami trovare respiro su questo monte: è il rifugio degli afflitti, e io oggi sono un’orfanella, senza padre, senza madre, senza figlio ». E continuò a piangere in questo modo in presenza di Giona, la moglie di Khuzi, di Maria Maddalena e di Salome: queste piangevano per il suo pianto, mentre le donne degli ebrei la prendevano in giro quando vedevano i suoi lamenti».

Maria accanto al Figlio morto in croce
«Quando la Vergine vide suo figlio in quello stato dopo che fu spirato sulla croce, provò come se una folgore si fosse abbattuta dal cielo su di lei, sospirò, riprese a lamentarsi e disse: « O Figlio mio, io affido a Dio te e la croce sulla quale tu sei stato innalzato. Addio a te, al tuo abito regale, alla corona di spine che cinge il tuo capo. A chi farò io il mio ricorso? Io non ho aiuto né consolatore. O governatore, tu hai giudicato ingiustamente. A te io dico: Tu hai condannato mio Figlio e, al suo posto, tu hai liberato dal carcere il ladrone. Il suo sangue grida verso di te e chiede conto. O principe dei sacerdoti, non sarebbe stato più giusto condannare il ladrone, anziché far spogliare delle sue vesti il figlio mio? Tu hai liberato il criminale e ucciso il giusto. Voi, insieme, renderete conto di ciò che le mani perfide hanno commesso, versando il sangue innocente. Quale sarà la vostra risposta, allorché il Signore Dio vi chiederà conto? Indubbiamente il vostro castigo sarà con coloro che hanno preso parte a questo atto, sarà tra i vermi che non dormono e nel fuoco che non si estingue [...]« ».

Maria al sepolcro di Gesù
«Quando la Vergine udì che il suo figlio diletto era stato sepolto in un sepolcro nuovo dopo essere stato avvolto in un lenzuolo nuovo con aromi profumati e con mirra, volle conoscere chi aveva compiuto quell’opera buona. Le fu detto che erano stati Giuseppe e Nicodemo, notabili degni d’onore. Allora lei disse: « Se mio Figlio fosse stato deposto sotto l’albero della vita, io non mi sarei consolata sino a quando non lo avessi visto; né mi sarei consolata anche se fosse stato rivestito dell’abito di Salomone. Se avessero effuso il balsamo d’Aronne sopra il suo corpo, io non mi sarei consolata se non lo avessi visto con i miei occhi. Se mio figlio fosse stato seppellito nei sepolcri dei profeti, io non mi sarei consolata se non lo avessi intravvisto. Se il giardino ove è stato deposto mio figlio fosse il paradiso, io non mi consolerei se prima non vedessi la sua tomba » [...]».

Dialogo con Giovanni
« »O Giovanni, io ti supplico di usarmi benevolenza e di portarmi al sepolcro di mio Figlio unico: io lo voglio vedere dopo che i Giudei mi avevano proibito di vederlo quando pendeva dal legno della croce. Pur sapendo che tu sei stanco per tutto ciò che ti è successo per causa mia, io torno tuttavia a supplicarti di voler pazientare fino alla fine, onde tu possa ricevere le benedizioni celesti come compenso delle tue fatiche ».
«Giovanni, quando udì le sue commoventi parole, pianse e cercò di consolare la sua tristezza, dicendo: « O mia Signora Vergine, non piangere e sii sicura che il mio Signore è stato avvolto nella sindone, ed è stato sepolto in un sepolcro nuovo nel giardino, dopo essere stato cosparso di rose e di profumi, e dopo essere stato avvolto in una sindone nuova » [...]».

Dolore di Maria dinanzi al sepolcro vuoto
«Il primo giorno della settimana, cioè il mattino della domenica, la Vergine si recò al sepolcro dove era stata preceduta da Maria Maddalena. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro. Entrando, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Ne furono sconcertate, e Maria riprese il suo lamento e disse:
« »Ahimè, Figlio mio unico! Chi ha rimosso la pietra, chi ha trafugato il tuo corpo puro per aumentare le mie pene? Io non andai a visitare la tomba del padre mio e della madre mia dopo la loro morte, avvenuta nella mia prima infanzia; non ho visitato neanche la tomba del mio sposo Giuseppe, che pure tante cose sopportò per me. E oggi, o mio figlio e Signore, ecco che io vengo alla tua tomba per vederti, e non ti trovo! Vengo per la consolazione di vederti, per alleggerire il mio dolore, e non trovo chi mi indichi dove sei. Nel giorno della tua nascita a Betlemme, brillò la tua stella, ma Erode non ti rese gloria. Nel giorno della tua crocifissione, il sole si è oscurato, ma i sacerdoti dei Giudei non hanno creduto in te. [...]
« »Povera e infelice la madre tua! Io mi sono recata sul Golgota e non ti ho trovato. Venni al sepolcro e non ti ho visto. Grande è la mia afflizione, spezzato è il mio cuore, raddoppiati sono i miei dolori. Scongiuro i quattro soldati che ti fanno guardia di ridarmi il tuo corpo o di indicarmi dove ti hanno deposto. Supplico Giuseppe e imploro Nicodemo di venire con me come si erano recati da Pilato per ottenere il tuo corpo onde collocarlo nel sepolcro [...]« ».

Dialogo col Figlio risorto
«La Signora Vergine era rimasta in piedi fuori dal sepolcro e piangeva il suo unico. E mentre era così, si chinò verso la tomba e vide due angeli vestiti di bianco seduti l’uno al capo, l’altro ai piedi ove era stato deposto il corpo di Gesù. Le dissero: « Perché piangi, o donna? ». Rispose loro: « Hanno portato via mio Figlio e Dio e non so dove lo hanno deposto ». Appena ebbe detto ciò, si girò indietro e vide Gesù in piedi senza sapere che era Gesù colui che le aveva chiesto perché piangeva e chi stava cercando, credendo invece che era l’ortolano. Gli chiese: « Signore, se sei tu ad averlo portato via, dimmi dove lo hai deposto perché lo prenda ». Il Signore allora, a lui la gloria, le disse: « Maria! ». Lei si voltò e gli disse: « Rabbuni! », cioè Maestro.
«Lui le disse: « Non aver paura, madre mia! Mira il mio volto e riconosci che io sono il Figlio tuo Gesù che ha risuscitato Lazzaro a Betania da tra i morti. Io sono Gesù, la risurrezione, la verità e la vita. Io sono Gesù che fu crocifisso sul legno della croce. Io sono Gesù, consola quindi la tua tristezza. Io sono Gesù che tu rimpiangi. Il mio corpo non è stato portato via, come pensavi. Io sono invece risuscitato da tra i morti per volere di mio Padre che sta nei cieli, e per la salvezza di quanti erano stati legati dal vincolo del peccato ».
«Udito ciò, la Vergine riprese coraggio, smise di piangere, alzò gli occhi verso il Figlio diletto e lo benedì. Vedendolo nello splendore della sua divinità, gli disse: « Sei risuscitato, Figlio e Signore mio! È cosa buona che tu sia risuscitato! ». Poi si chinò verso di lui per abbracciarlo. Ma lui le disse: « Ti basti la gioia della mia risurrezione. Vedi quanta gente ho liberato dall’Ade, essi ne sono usciti lieti, perché io li presenterò come sacrificio puro al Padre mio prima di entrare in paradiso ». E difatti lei vide grandi folle vestite di bianco.
«Il Signore la guardò e le disse: « Vai dai miei fratelli e di’ loro che io salgo dal Padre mio e Padre vostro, dal mio Dio e Dio vostro ». Lei andò e riferì di aver visto il Signore e che egli le aveva rivolto tali parole [...]».

Epilogo Finale
«Io, Ciriaco, ho scritto questa omelia. Le notizie che io vi ho dato, fratelli miei, le ho trovate scritte a cura di Gamaliele e di Nicodemo, capi degni di rispetto, e conservate nella città santa di Gerusalemme. Per questo io ho reso grazie per questa grande grazia a Dio, cui gloria ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen».

George Gharib

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