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La debolezza della fede di Tommaso, fonte di grazia per la Chiesa (Cardinale John Henry Newman)

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La debolezza della fede di Tommaso, fonte di grazia per la Chiesa

 Cardinale John Henry Newman nel diciannovesimo secolo

         Non dobbiamo credere che san Tommaso fosse stato molto differente dagli altri apostoli. Tutti, più o meno, hanno perso fiducia nella promessa di Cristo quando l’hanno visto condotto per essere crocifisso. Quando è stato messo nel sepolcro, anche la loro speranza è stata seppellita con lui, e quando è stata annunciata loro la notizia della sua risurrezione, nessuno ha creduto. Quando è apparso a loro, “li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore” (Mc 16,14)… Tommaso si è convinto per ultimo perché ha visto Cristo per ultimo. Quel che è certo, é che non è stato un discepolo riservato e freddo: prima aveva espresso il desiderio di condividere il pericolo con il suo Maestro e di soffrire con lui: “Andiamo anche noi a morire con lui” (Gv 11,16). Tommaso  ha spinto gli altri apostoli a rischiare la loro vita con il loro Maestro.
         San Tommaso amava dunque il suo Maestro, come un vero apostolo, e si è messo al suo servizio. Ma quando l’ha visto crocifisso, la sua fede è venuta meno, per un tempo, come quella degli altri… e più degli altri. Si è isolato, rifiutando la testimonianza, non di una sola persona, ma dei dieci altri apostoli, di Maria Maddalena e delle altre donne… Sembra che avesse avuto bisogno di una prova visibile di ciò che è invisibile, di un segno infallibile venuto dal cielo, come la scala degli angeli di Giacobbe (Gen 28,12), per placare la sua angoscia che gli mostrasse la meta del cammino nel momento di incamminarsi. Un desiderio segreto di certezza lo abitava e questo desiderio si è risvegliato all’udire la notizia della risurrezione di Cristo.
         Il nostro Salvatore consente alla sua debolezza, risponde al suo desiderio, ma gli dice: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno”. E così, tutti i suoi discepoli lo servono, pur nella loro debolezza, affinché egli la trasformi in parole di insegnamento e di conforto per la sua Chiesa.

Publié dans:cardinale Newman. |on 27 avril, 2012 |Pas de commentaires »

Il fascino del cardinale Newman

dal sito:

http://www.alessandraborghese.it/upload/Il%20fascino%20del%20cardinale%20Newman%20(Gente).doc?PHPSESSID=c4f60ca1262e5b31c3e64a95d48f1ac1

Titolo proposto:

Il fascino del cardinale Newman. Presto l’Inghilterra dopo 500 anni avrà un santo cattolico. La data della canonizzazione ancora da definire

John Henry Newman è un grande teologo e filosofo vissuto nell’ottocento. Un personaggio molto popolare in Inghilterra e negli Stati Uniti conosciuto per essersi convertito dall’anglicanesimo al cattolicesimo. Due anni fa i tabloid inglesi gridarono allo scandalo  perché scoprirono che Newmanchiese di essere seppellito accanto al suo più stretto collaboratore Padre Ambrose St. John. Le associazioni  gay inglesi non persero occasione per elevarlo a loro paladino, asserendo che tra i due padri c’era « qualcosa di più di una semplice amicizia ».  D’altro canto il buon senso della chiesa non ha raccolto la provocazione, affermando che un desiderio simile non è di certo prova di omosessualità.
Pochi giorni fa  Papa Benedetto XVI ha dato la notizia  dell’autenticità di un miracolo attribuito proprio all’ intercessione del cardinale inglese, aprendo così la strada ad una prossima beatificazione. Il miracolo vagliato e studiato per ben otto anni dalla Congregazione per la Causa dei Santi riguarda la guarigione -scientificamente inspiegabile- di un uomo di sessantanove anni di Birningham che soffriva  di una grave malattia alla spina dorsale, Jack Sullivan, diacono permanente con moglie e figli. Dopo 500 anni, l’Inghilterra avrà così un nuovo santo cattolico. Newman sarà il primo inglese ad essere canonizzato dopo la Riforma. Egli è spesso descritto come un uomo affascinante, coinvolgente ed acuto è acclamato come uno dei grandi pensatori inglesi,  apprezzato anche dai non cattolici.
Da giovanissimo fondò il  movimento di Oxford cercando di avvicinare la chiesa Anglicana d’Inghilterra alle sue radici cattoliche romane. Considerato un instancabile  ricercatore di Dio, fu ordinato sacerdote nel 1847 a Roma,  mentre nel 1879 Papa Leone XIII lo creò cardinale.
Newman era affascinato dalla figura di San Filippo Neri e fondò in Inghilterra la Congregazione  dell’Oratorio ad Edgbeston.  La più rinomata chiesa cattolica di Londra è Brompton Oratory il cui patrono è proprio il padre fondatore Newman..
Sulla sua tomba fece incidere come epitaffio  » Ex umbris et imaginibus in veritatem » ( Dall’ombra e dai simboli alla verità).  Tra le sue innumerevoli opere ricordiamo « Apologia pro vita sua » e « la grammatica dell’assenso ». Newman attraverso i suoi scritti ha spiegato magistralmente il perché e a quali condizioni un atto di fede è anche un atto della ragione. Per questo il suo pensiero è ancora oggi di grande attualità. Non a caso Joseph Ratzinger lo ha sempre annoverato tra i grandi dottori della chiesa « perché tocca il nostro cuore e illumina la nostra mente ». L’ammirazione e la stima dell’attuale pontefice per questo grande convertito inglese è un fatto noto. Molto spesso il papa ha citato Newman nei suoi libri e discorsi. Ratzinger già da studente rimase infatti molto colpito dal suo motto episcopale « Cor ad cor loquitur » ( il cuore parla  al cuore). Lo stesso premier Tony Blair durante l’udienza pontificia dello scorso agosto 2008, portò in dono a Benedetto XVI una cornice con tre fotografie del cardinale Newman, una delle quali firmata.  Nel centesimo anniversario della morte di Newman l’allora cardinale Ratzinger ricordò che con Newman « abbiamo imparato a comprendere il primato del papa e la libertà di coscienza che non si identifica affatto col diritto di dispensarsi dalla coscienza, di ignorare il legislatore e il giudice, e di essere indipendenti da doveri invisibili. Newman in quanto uomo della coscienza era divenuto un convertito; fu la sua coscienza che lo condusse dagli antichi legami dentro il cattolicesimo ». « Ma questa via » concluse sempre Ratzinger « è tutt’altro che una via della soggettività che afferma se stessa: è invece una via dell’obbedienza alla verità oggettiva ».  In poche parole, tutto il compito di un cristiano secondo Newman si organizza attorno  a due elementi: fede e obbedienza. Un compito che sembra semplice ma che in realtà è arduo, una grande sfida per la chiesa e gli uomini di tutti i tempi

Publié dans:cardinale Newman. |on 7 octobre, 2011 |Pas de commentaires »

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