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APOCALISSE, L’ULTIMA PAROLA DELLA BIBBIA: LA SCONFITTA DEL MALE.

http://www.gliscritti.it/arte_fede/anagni/apoc_anagn.htm

APOCALISSE, L’ULTIMA PAROLA DELLA BIBBIA: LA SCONFITTA DEL MALE.

(metto i primi tre capitoli, per gli altri sul sito)

Concordanze fra il testo biblico e gli affreschi della cripta della cattedrale di Anagni (sul sito)

di d.Andrea Lonardo

Vogliamo con queste poche righe fornire alcune chiavi di lettura ormai saldamente stabilite negli studi sull’Apocalisse di S.Giovanni. Lo faremo anche commentando la trasposizione pittorica che dell’Apocalisse ha dato l’autore degli affreschi medioevali della cripta della cattedrale di Anagni [1] . Riteniamo che queste chiavi di lettura siano tali da permettere poi una successiva analisi personale anche degli aspetti del testo che, per la sua complessità, lasciano divisi i diversi studiosi del Nuovo Testamento. Ringraziamo Paolo Galosi per averci permesso di utilizzare le foto da lui scattate per il servizio pubblicato sul numero 3/2002 di 30Giorni a corredo dell’articolo di don Lorenzo Cappelletti, Ecce crucem Domini: fugite partes adversae.

Indice
L’Apocalisse, un libro cristiano
Cristo è l’unico che comprende la storia e la può, perciò, “svelare”
I cieli e la terra in festa per la vittoria dell’Agnello
L’apertura dei primi 4 sigilli. Cristo ed il male si affrontano
L’apertura del quinto sigillo
L’apertura del sesto sigillo
La Gerusalemme celeste: chi sono i 144.000?
Le 7 Chiese
Il numero 666. Il male non viene spiegato, ma, dispiegandosi, viene sconfitto
Il senso del tempo che continua a scorrere
Conclusione sul simbolismo dell’Apocalisse
L’Apocalisse, un libro cristiano

Come l’Anticristo non può essere inteso in un contesto non cristiano – eppure pochi rammentano che il termine Anticristo è stato coniato dall’evangelista Giovanni nelle sue lettere e che con esso vuole designare il male in quanto rifiuto e contraddizione del fatto che il Figlio di Dio abbia preso carne nel mondo in Gesù, il Cristo appunto [2] – così l’Apocalisse (testo nel quale, peraltro, mai compare, invece, il termine Anticristo) di Giovanni altro significato non ha, essenzialmente, che l’annuncio della definitiva vittoria del Cristo sul male nel mondo.
Questa semplice affermazione è già decisiva per addentrarci nella lettura dell’ultimo libro della Bibbia: l’Apocalisse è un testo cristiano, redatto perché l’uomo si rivolga al Cristo.
E’ libro che tende ad incoraggiare, non a spaventare l’uomo. Vuole confermare i cristiani perché non si scoraggino soprattutto dinanzi all’avversità di chi li combatte. Ogni lettura dell’Apocalisse che affermi il contrario o che, anche, semplicemente, trascuri queste affermazioni è, chiaramente, come vedremo, una lettura ideologica e non fondata sul testo stesso.
Cristo è l’unico che comprende la storia e la può, perciò, “svelare”
Ben a ragione gli affreschi della cripta di Anagni pongono al centro del nostro sguardo un brano dell’Apocalisse che è decisivo per l’interpretazione complessiva di tutto il libro. E’ il brano di Ap 5, 1-14:
« Vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli». Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione ».

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La cripta di Anagni evidenzia questo testo ponendo la sua raffigurazione nell’abside, là dove si fissa lo sguardo di chi si reca per celebrare la santa eucarestia; l’autore stesso dell’Apocalisse evidenzia questa pericope ponendola all’inizio della sezione dei sette sigilli che saranno via via aperti, all’inizio cioè di tutta la lotta tra il Cristo ed il male.
Ap 5, 1-14 non solo è posto letterariamente prima del dispiegarsi della lotta che si consumerà fino alla battaglia finale che segnerà la definitiva sconfitta del male ad opera di Cristo, ma vuole fornire al lettore, fin dall’inizio, le connotazioni decisive di ciò che sarà descritto successivamente.
Procediamo con ordine. Al centro del testo e dell’affresco sta l’Agnello. L’Agnello ha in mano un libro. Il libro è, appunto, il libro del dispiegarsi della storia. Esso è sigillato con sette sigilli. « Nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di leggerlo » (Ap 5, 3). E’ la chiara affermazione che nessuna creatura capisce, da sola, il senso della storia. Nessuno sa dire il perché del nascere, del morire, dell’amare, del soffrire. Nessuno lo sa, senza la presenza della grazia di Dio. L’uomo e la sua storia sono un enigma, un mistero che attende una chiave di interpretazione che divenga poi anche orientamento per scegliere il bene, ciò che vale, una volta conosciuta la verità. Giovanni « piangeva molto perché non si trovava nessuno in grado di leggere il libro » (Ap 5, 4), finché uno dei vegliardi disse: « Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli ». E’ proprio la frase che il pittore di Anagni sceglie per trascriverla sul libro dell’Agnello: « Ecce vicit leo de tribu Iuda radix David aperire librum ».
Il pianto dell’evangelista è il pianto dell’intera umanità che non comprende fino in fondo il senso ed il mistero della vita umana, il dramma dell’umanità che vuole comprendere la storia e la vita, ma ne è impossibilitata.
Ma ecco lo sciogliersi del dramma, appunto. Uno è capace di farlo! E’ l’Agnello che è anche il Leone di Giuda e il Germoglio di Davide. E’ Cristo stesso che è, da un lato, compimento della profezia dell’Antico Testamento. E’, infatti, Figlio di Davide, il discendente del re Davide, che i profeti avevano annunziato come Messia, come Cristo. Il canto dell’Osanna al Figlio di Davide che accoglie Gesù nell’ingresso nella città santa è il corrispettivo della sua appartenenza alla tribù di Davide e della sua nascita a Betlemme, la città, appunto, del « santo re ». E, insieme Gesù è anche il « leone della tribù di Giuda » che, come la benedizione del patriarca Giacobbe aveva annunziato, avrebbe avuto lo scettro eterno del potere di Dio sul mondo. “Un giovane leone è Giuda… Non sarà tolto lo scettro da Giuda, né il bastone del comando dai suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli” (Gen 49, 9-10).
L’Agnello, dice il nostro testo, è « ritto e… come immolato » (Ap 5, 6). Gli affreschi di Anagni lo rappresentano come immolato, come vedremo subito, nella parete sinistra dell’abside, sgozzato e sull’altare – segni della crocifissione!
Nell’abside, invece, esso è « ritto ». E’ il Cristo risorto che è di nuovo in piedi dopo essere stato adagiato, disteso nel letto della morte. E’ la sua « vittoria », la vittoria sulla morte, sul peccato, sul male della storia, che lo rende capace di interpretare la storia. Proprio nella sconfitta del male, attraverso la sua venuta, la morte e la resurrezione – e nella conseguente nascita della Chiesa – sta tutto il segreto della storia. E’ « l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo » (Gv 1, 29).
Così p.Ugo Vanni, gesuita, massimo studioso vivente dell’Apocalisse, commenta i simboli particolari relativi all’Agnello nel nostro brano [3] :
Un Agnello: l’autore prendendo lo spunto dall’Agnello pasquale dell’Esodo (Es 12-13), come pure dal Servitore di Jahweh del Deuteroisaia (Is 53,7), ci presenta in quattro quadri successivi Cristo che ha dato la vita in sacrificio per la moltitudine (Agnello come sgozzato), che è risorto (ritto in piedi), che ha totalità dell’energia messianica (sette corna) e la pienezza dello Spirito in azione (sette occhi).
L’Agnello è detto, nel presente, in grado (degno) (5,9) di appropriarsi il libro perché, in passato, Egli è stato immolato, mettendo così le premesse e i fondamenti di una salvezza completa la quale, in futuro, si realizzerà col regno di Dio, dell’Agnello e dei salvati nella terra rinnovata.
“Hai riscattato per Dio con il tuo sangue” (5,9) l’opera salvifica di Cristo viene espressa mediante la metafora di una compera: dando la sua vita Cristo ha fatto sì che gli uomini fossero tolti dalla loro situazione di alienazione nei riguardi di Dio e divenissero sua appartenenza. Un aspetto di questa appartenenza a Dio è dato dal fatto che il nuovo popolo è introdotto nell’ambito della sacralità cultuale divina, è un regno di sacerdoti (cfr 5,10).
I cieli e la terra in festa per la vittoria dell’Agnello
Quando l’Agnello prese il libro, “i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello” (Ap 5, 8). L’Apocalisse aveva già descritto i quattro esseri viventi ed i ventiquattro vegliardi che sono intorno al « trono » di Dio:
« Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro. Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!
E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create e sussistono» » (Ap 4, 2-11).
Ma ora questi quattro esseri ed i ventiquattro vegliardi sono intorno all’Agnello. E’ l’adorazione al Figlio che è adorato e conglorificato con il Padre:
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione » (Ap 5, 14).
Di nuovo la lettura di p.Vanni ci aiuta nella comprensione del testo [4] :

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Abside: l’Agnello, attorniato dai quattro esseri viventi e dai ventiquattro vegliardi
Ventiquattro vegliardi (4,4): questi “personaggi” misteriosi si trovano in uno stato di salvezza definitiva (vestiti di bianco), hanno già adesso il premio della loro attività (corone d’oro), e prendono parte autorevolmente allo svolgimento della salvezza (seduti sul trono). E’ discussa la loro identificazione. In essi l’autore ha concentrato un complesso di simboli che esprimono la radicazione trascendente del popolo di Dio. I vegliardi sono dodici e dodici, come le tribù di Israele e gli apostoli uniti insieme; sono la base, il fondamento celeste di tutto il popolo di Dio. Ma, già in uno stato di salvezza, sono anche l’espressione del traguardo a cui il popolo di Dio tende: ed essi lo aiutano nel raggiungimento.
Quattro esseri viventi: ispirandosi a Ezechiele 1,5 – 10 e a Isaia 6,2 l’autore ci dice anzitutto che questi viventi sono pieni di occhi, ciò che nell’Apocalisse simboleggia l’azione molteplice dello Spirito cfr 5,6). Una loro seconda caratteristica è la molteplicità degli aspetti che possono assumere: aquila, uomo, vitello, leone, proprio come i viventi di Ezechiele. Una terza caratteristica è la lode che, come i Serafini di Isaia, esprimono continuamente a Dio. Nel decorso del libro i viventi partecipano insieme ai vegliardi alla lode divina e intervengono attivamente nello sviluppo dell’azione salvifica. Più che personaggi veri e propri – angeli, rappresentanti della creazione, ecc. – sono degli schemi simbolici che esprimono a livello celeste il punto di incontro tra l’iniziativa salvifica di Dio e la risposta di tutto il creato.
Gli affreschi di Anagni commentano la presenza dei 24 vegliardi con l’iscrizione latina: « Qui laudant Agnum seniores bis duodeni/ hos Vetus et Nova lex doctores contulit evi » che tradotta vuole dire: “La legge Antica e Nuova ha riunito questi due gruppi di dodici vegliardi che lodano l’Agnello, in quanto dottori della vita eterna » (per la traduzione del termine medioevale « aevum » con « vita eterna » ci rifacciamo a L.Cappelletti [5] che cita Onorio di Autun: « L’aevum viene prima del mondo, col mondo e dopo il mondo. Dunque pertiene solo a Dio, che non fu, e non sarà, ma sempre è »). Sono realmente l’immagine di tutto il popolo di Dio, cresciuto dall’Antica alla Nuova Alleanza, fino al compimento definitivo celeste, che loda il Cristo.
Negli affreschi e nel testo sacro hanno una cetra nella mano – simbolo della loro lode all’Agnello – e nell’altra le “coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi” (Ap 5, 8). L’intercessione dei santi sale a Dio come un profumo, a maggior lode di Dio e come realtà efficace di benedizione che ridonda poi sulla storia.
“Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo” (Ap 4, 6) che vediamo dipinto ad Anagni sotto i 24 vegliardi [6] .
I 4 esseri viventi hanno origine nell’immagine – definita “barocca” da E.Charpentier – della visione della “gloria di Dio” nel profeta Ezechiele. Lì il carro della Gloria di Dio veniva contemplato nella sua mobilità. Quattro esseri animati con le loro ali indicavano in quella visione il movimento della Gloria di Dio, della Presenza stessa di Dio, che seguiva l’esilio del suo popolo:
Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro (Ez 1, 10-12).
La Gloria di Dio usciva così dal Tempio di Gerusalemme, si fermava sul monte degli Ulivi, giungeva fin nell’esilio del popolo, in Mesopotamia, proprio ad indicare che Dio era onnipresente, non confinato alla terra di Israele, capace di seguire il popolo anche in terra straniera. Come la Gloria si spostava nel deserto dell’Esodo, precedendo e guidando il cammino, così il profeta Ezechiele la contemplava a Babilonia. L’Apocalisse riprende questa immagine tetramorfa veterotestamentaria – le fattezze d’uomo, di leone, di toro, di aquila – proprio ad indicare che l’onnipotenza e l’onnipresenza di Dio sono tali da generare adorazione in tutto il creato, in tutta la terra.
La tradizione cristiana successiva, a ragione, proprio in forza di una profonda comprensione della Scrittura, vedrà nei 4 esseri i simboli dei 4 evangelisti, risposta dell’uomo alla rivelazione definitiva di Dio, risposta che diviene proclamazione evangelica ai 4 punti cardinali, ovunque, tramite i santi evangelisti e la predicazione apostolica [7] . Sempre nella tradizione verrà continuamente sottolineata la corrispondenza dei 4 punti cardinali, Nord, Sud, Est, Ovest e degli evangelisti Matteo, Marco, Luca, Giovanni. E’ in ogni direzione, ogni dove, che il vangelo risuona e produce vita e frutto.

Publié dans:BIBBIA NUOVO TESTAMENTO |on 22 novembre, 2016 |Pas de commentaires »

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