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«L’EMBRIONE NELLA BIBBIA, GERME DI VITA DELL’UOMO»

http://www.atma-o-jibon.org/italiano4/rit_dellaglio7.htm

«L’EMBRIONE NELLA BIBBIA,  GERME DI VITA DELL’UOMO»

Così l’arcivescovo Ravasi nella prolusione al secondo « Convegno internazionale »: «Ontogenesi e vita umana».

Il vescovo Sgreccia: «È soggetto dotato di « logos », in quanto è persona».

Da Roma, Luigi Dell’Aglio (« Avvenire », 16/11/’07)

«Sei tu che mi hai intessuto nel grembo di mia madre. Il mio scheletro non ti era nascosto quando fui confezionato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Anche il mio embrione i tuoi occhi l’hanno visto». Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del « Pontificio Consiglio della Cultura », nella prolusione che è stata letta al secondo Convegno internazionale « Ontogenesi e vita umana » presso il Pontificio Ateneo « Regina Apostolorum », cita il Salmo 139 per ricordare che nella Bibbia l’embrione è menzionato, con un termine ebraico rarissimo, « golmi », che indica «qualcosa di arrotolato o cilindrico». È la «denominazione simbolica di ciò che chiamiamo embrione»: di fatto, già una persona umana a tutti gli effetti. Perché «quel piccolo germe di vita» ha caratteristiche precise. Si tratta di «un’unità inscindibile, un processo unitario e coerente, compatto e armonico con la meta da raggiungere, la persona umana». «Nel tuo libro erano scritti tutti i giorni che furono formati, quando ancora non ne esisteva uno» prosegue il testo biblico. Analogamente, monsignor Elio Sgreccia, presidente della « Pontificia Accademia per la Vita », definisce l’embrione umano un soggetto dotato di « logos uti persona », cioè – ribadisce – «in quanto è persona». Nell’indirizzo di saluto, Pedro Barrajòn, rettore dell’ateneo, aveva notato che il « Convegno » si è aperto nel giorno di Sant’Alberto Magno, teologo e anche cultore di scienze naturali, patrono degli scienziati e maestro di San Tommaso. Una ricorrenza adatta a confermare che scienza, filosofia e teologia debbono praticare « l’ascolto dell’altro », quello che è l’obiettivo del « Progetto Stoq » (« Science, Theology and the Ontological Quest »). Questo progetto è erede della « Commissione di Studio del Caso Galileo », dalla quale, dice Ravasi, scaturì un’importante lezione: favorire un maggior dialogo «fra discipline rimaste troppo a lungo ignare del lavoro e dei risultati altrui, come sono le scienze naturali e la teologia». Il « Caso Galileo » e altri « tristi » episodi simili spiegano «quanto tragica possa risultare la reciproca incomprensione». Perciò Ravasi consiglia di affrontare il tema di questo convegno «non da posizioni « preconcette », non per alimentare inutili polemiche, ma semplicemente per rispondere,da diversi punti di vista, complementari ma non opposti, alla grande domanda: che cosa è l’uomo?» C’è chi si sorprende quando la scienza fa scoperte che non coincidono con il mondo descritto dalla Bibbia. Ma le scritture, osserva Ravasi citando sant’Agostino, non ci dicono «come vanno il Sole e la Luna. Il Vangelo voleva formare dei Cristiani, non dei matematici». Gli equivoci sulla questione delle origini, scrive Fiorenzo Facchini citato da Ravasi, nascono dalla pretesa (degli scienziati) di negare ciò che la scienza non può darci (cioè la dimostrazione dello spirito) o di far dire alla Bibbia quello che essa non vuol dire (verità scientifiche). Da queste premesse deve partire la discussione a tre, tra filosofi, teologi e scienziati. Da anni è disputa accanita sull’embrione e sull’evoluzione della specie umana. Elio Sgreccia descrive lo scenario. C’è chi spinge per fare della specie umana un complesso «programmato e artificiale». Molti scienziati pensano di usare l’embrione perché lo considerano «un mucchietto di cellule», e invece è una persona. E molti interpretano l’evoluzione come un processo governato esclusivamente dal caso. «Ma il caso è soltanto una lacuna della nostra conoscenza, non è una realtà» replica il presule. «È casuale ciò di cui non possiamo fornire una spiegazione completa». E poi c’è da chiarire che «molti eventi sono contingenti, nel senso che potevano non accadere, non nel senso che avvengono a caso». Quanto al « creazionismo scientifico », Sgreccia è dell’opinione che sia meglio lasciare la ricerca agli scienziati. Purché resti nitido il concetto che è l’uomo il fine di tutto il creato, il risultato di una « creatio in fieri ». «Il mondo non è uscito dalle mani del Creatore interamente compiuto».

 

PREGHIERA PER LA CANONIZZAZIONE DEI BAMBINI UCCISI DALL’ABORTO

http://rosarioonline.altervista.org/index.php?s=preghiere-contro-aborto

PREGHIERE CONTRO L’ABORTO

PREGHIERA PER LA CANONIZZAZIONE DEI BAMBINI UCCISI DALL’ABORTO

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Padre onnipotente ed etemo, invocando lo Spirito Santo, il Signore donatore di vita, e confidando nel potere salvifico del nome di Gesù e del Suo preziosissimo sangue, credo fermamente che tutti i bambini che sono stati volontariamente privati della vita per mezzo dell’aborto, sono stati lavati nel sangue di Gesù e sono per certo veri martiri che « vivono nel Signore » (1), poiché hanno ricevuto il battesimo di salvezza nel sangue. Ti prego, Padre Celeste, in considerazione della silenziosa testimonianza resa alla Tua santa parola, che proibisce assolutamente l’uccisione di innocenti, di concedere, attraverso l’intercessione di Maria, Madre delle Ferite Nascoste e Mistiche, di S. Giuseppe, di S. Giovanni Battista e di tutti i martiri e i santi, che questi piccoli compagni dei primi santi innocenti siano riconosciuti dalla Madre Chiesa affinché dalla ricchezza di meriti contenuta nel loro martirio si possa attingere più abbondantemente.

Con fiducia Ti imploro, caro Signore, attraverso l’intercessione dei milioni di bambini martiri uccisi nel grembo matemo, i cui angeli contemplano il Tuo volto, di concedermi:.. (citare la grazia che si desidera).

Padre onnipotente, fa’ che alla loro testimonianza al Tuo Divino Figlio Gesù Cristo, che è la Via, la Verità e la Vita, sia data voce nella Chiesa Universale per proclamare in modo ancora più eloquente la Sua vittoria sul peccato e sulla morte. Possa il loro martirio dare al mondo ampia testimonianza della Verità e degli insegnamenti della Santa Chiesa Cattolica per la salvezza delle anime e per l’etema gloria della Santissima Trinità.

Oh, mio Gesù, Divina Innocenza, trionfa nell’innocenza crocifissa di quei piccoii Amen. Nota

(1) Papa Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium Vitae, 1999. Capirete che niente è definitivamente perso e potrete anche chiedere perdono per vostro figlio, che ora vive nel Signore.
PREGHIERA PER CHI E’ COINVOLTO NELL’ABORTO

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Padre Celeste, vengo davanti a Te con profondo dolore e contrizione.
Ho infranto le Tue sante leggi e disobbedito ai Tuoi Comandamenti.
Ho fatto del male al più indifeso dei Tuoi figli, un bambino nel grembo materno.
Oh, mio Dio, ti chiedo umilmente perdono
e chiedo anche a mio figlio (questi figli…) di perdonarmi.
Padre Celeste, depongo questo bambino innocente (questi bambini innocenti…)
fra le tue amorevoli braccia e chiedo alla Beata Vergine Maria e a S. Giuseppe
di prendersi cura di questo piccolo (questi piccoli…).
Confidando nelle parole del Tuo Divino Figlio
- « qualunque cosa chiediate al Padre in Mio Nome, Egli ve la darà » -,
ti chiedo, nel nome di Gesù, Salvatore di tutta l’umanità, di avere misericordia di me, peccatore.
Riversa su di me le Tue grazie e il Tuo amore,
affinché possa avere la forza di redimere la mia vita
in base ai Comandamenti e alle Tue sante leggi.
Non usare questo sangue innocente contro di me.
Dove il peccato è abbondato, possa la Tua grazia sovrabbondare, inondando il mondo intero
con la Tua misericordia e il Tuo amore, per la gloria della Santissima Trinità. Amen.
ATTO DI RIPARAZIONE PER IL DELITTO DELL’ABORTO

O Dio, nostro Padre, che nel tuo infinito amore per noi, vuoi che tutti gli uomini siano salvi, con la fede e l’amore della Chiesa che porta nel suo cuore di Madre il “Desiderio del Battesimo” per tutti i bambini del mondo, desidero esprimere questa sua carità, battezzando nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo tutti i bambini che oggi saranno uccisi nel grembo delle loro madri con l’aborto.

Con questo atto di fede e di carità intendo con tutta la Chiesa:
1- Offrire, per le mani immacolate di Maria Ss.ma, con il sangue di Gesù, quello di tutti i bambini uccisi con l’aborto, implorando per il sacrificio della loro vita, pietà e misericordia per l’umanità.
2 – Riparare il grave delitto dell’aborto che, mentre sopprime la vita del concepito, lo priva della grazia del Battesimo.
3 – Pregare per la conversione di tutti gli operatori e collaboratori dell’aborto, orribile delitto “che, sottoscrive la condanna dell’uomo, della donna, del medico, dello Stato”. (Giovanni Paolo II).
4 – Pregare per la conversione di quanti, con i potenti mezzi della comunicazione sociale, sostengono, giustificano e difendono questo gravissimo peccato, disconoscendo l’insegnamento di Cristo e il Magistero della Chiesa.
5 – E infine, per invocare misericordia su quanti, ingannati e sedotti da questi mezzi potenti, si allontanano dall’amore di Dio Padre. Si reciti il Credo, il Padre Nostro e l’Ave Maria.

Publié dans:ABORTO E PROCREAZIONE, preghiere |on 19 novembre, 2013 |Pas de commentaires »

Quell’«informe» è il prodigio di Dio – Il biblista Mons. Gianfranco Ravasi spiega il salmo 138: «L’unico in cui è esplicitamente nominato l’embrione umano». Un testo in cui «Dio palesa tutta la sua maternità»

http://www.collevalenza.it/Riviste/2006/Riv0106/Riv0106_04.htm

Quell’«informe» è il prodigio di Dio

Il biblista Mons. Gianfranco Ravasi spiega il salmo 138: «L’unico in cui è esplicitamente nominato l’embrione umano». Un testo in cui «Dio palesa tutta la sua maternità»

Di Lucia Bellaspiga ha così raccolto una intervista a Mons. Gianfranco Ravasi.

Un salmo «straordinario», dove – unico esempio in tutta la Bibbia – viene esplicitamente nominato l’embrione umano; dove Dio, anziché nelle altezze, viene cercato nella profondità, nell’intimità, persino nel buio; dove l’utero è la galleria sotterranea che la donna offre come spazio all’azione fecondatrice di Dio; e dove il Creatore è madre, più che padre. «Un testo assolutamente unico, affascinante per i suoi frequenti contatti con le antiche culture dell’Oriente», dice monsignor Gianfranco Ravasi, biblista e prefetto della Biblioteca Ambriosiana.
«Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto… ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi…»: è chiaro il riferimento all’embrione, nonostante la traduzione poco letteraria.
Il termine che è stato tradotto con « informe », cioè la parola ebraica « golmì », in realtà significa « qualcosa di arrotolato su se stesso », ripiegato in posizione fetale. In questa immagine c’è l’idea primordiale dell’essere umano nel suo costituirsi e dello sguardo di Dio che lo vede nell’intimità assoluta del grembo, nella vita al suo minimo.
Il salmo va avanti dicendo che, quando l’essere umano è ancora soltanto un «golmì», un embrione, la sua intera esistenza è però già scritta nel libro di Dio, il suo futuro è stabilito… La Bibbia qui sottolinea che embrione e adulto non sono che «fasi» di una sola persona, dunque. « Tutto era scritto nel tuo libro: i miei giorni erano fissati quando ancora non ne esisteva uno… ». È la seconda grande intuizione del salmo 138: Dio conosce già nell’interno di questa creatura minima tutta la storia dell’uomo che nascerà, guarda già tutto il suo destino, glorioso o infame. L’attenzione qui è posta sul fatto che una vita all’origine è già l’intero arco della sua esistenza.
Contrariamente a quanto si vorrebbe sostenere quando si nega all’embrione il fatto di essere già la persona che verrà al mondo.
Oggi spesso è visto come un brandello di esistenza a compartimenti stagni, invece tutta la realtà è un progetto d’insieme: in questa luce si esalta nell’inizio già la totalità, il seme ha già tutte le potenzialità successive. La creatura è un progetto finalizzato e unitario, non una mera tappa biologica. E il « golmì », l’essere arrotolato su se stesso, è una sequenza che poi si srotolerà.
Come un Dna spirituale… Il commento del Papa, poi, insiste sul simbolismo utilizzato per definire la formazione dell’essere umano nel grembo della madre: l’opera del vasaio, del tessitore… Immagini già diffuse in altri luoghi biblici e non solo.
È proprio questo il terzo motivo che rende suggestivo il salmo in questione. Innanzitutto si dice che l’embrione è « intessuto » nelle profondità della terra, ma la traduzione letterale sarebbe « ricamato », perché la trama della pelle umana ha mille configurazioni, proprio come un pizzo stupefacente. Qui c’è l’idea del corpo come di un abito regale che Dio confeziona…
Nessuna connotazione negativa, dunque? Visto così il corpo sembrerebbe anzi qualcosa di mirabile ed elevato, possibile?
È proprio così: la concezione piuttosto ascetica e ostile al corpo nasce in tarda epoca cristiana e per influsso greco, ma per la Bibbia noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo, non distinto dall’anima. Non si assegna importanza alla materialità, dunque, ma alla persona intera, la cui spiritualità è custodita nel corpo.
L’altra metafora ricordata dal Papa è quella del vasaio.
Il salmo è stato tradotto « non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto », dove in ebraico si diceva « plasmato ». Un concetto presente in molte culture e religioni orientali. Ad esempio in Egitto nella cella sacrale del tempio di Luxor è rappresentata la moglie del faraone con il ventre incinto e dentro, come ai raggi X, si vede un tornio: è il simbolo del dio Khnum, il dio artigiano, il dio creatore, che plasma corpo e anima del faraone. È interessante vedere come il grembo sia della madre ma in esso è in azione il dio… Lo stesso avviene nel salmo 138, che inizia con la vicenda di un uomo che cerca di scappare da Dio (« Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza? »), ma non riesce perché Dio è onnipresente e onnisciente (« se salgo in cielo là tu sei, se scendo negli inferi eccoti… nemmeno le tenebre per te sono oscure e la notte è chiara come il giorno… »). È come se l’autore ci dicesse che Dio perlustra anche il grembo della madre, che lì il Creatore opera e ci conosce. Anche nel Libro di Geremia, Dio dice al profeta « prima di formarti nel grembo io ti conoscevo ». E in Isaia dice al suo popolo « voi, portati da me fin dal grembo materno »: qui c’è Dio rappresentato come una donna incinta.
Una sorta di «Dio madre» così lontana dalla nostra concezione «maschile» di Dio…
Si dovrebbe cambiare molto dell’antropologia « maschilista » corrente. Noi usiamo solo metafore maschili, parliamo di « paternità di Dio », invece almeno 60 aggettivi di Dio nella Bibbia sono al femminile: esiste chiara una maternità di Dio e più di 260 volte si parla di « viscere materne » del Signore. Anche nel Corano tutte le sure iniziano con lo stesso attributo, erroneamente tradotto con « il misericordioso »: in realtà Allah è « il viscerale », colui che ama i propri figli come una madre. Cito ancora Isaia: « Può una madre dimenticare un figlio nelle sue viscere? – chiede Dio -. Io non ti dimenticherò mai, Israele ».
Il Papa ha scelto il salmo che nell’«informe» esalta lo sguardo attento di Dio.
È l’esaltazione della fisicità della nascita, dell’architettura complessa all’origine dell’essere umano, visto non solo come fatto biologico ma anche nel suo aspetto estetico. La visione è delicata, poetica: e l’essere in formazione è chiamato « prodigio ». (Av nr 305/XXXVIII – 29/12/2005)

Bambine mai nate (Osservatore Romano)

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/commenti/2012/144q01b1.html

Bambine mai nate

Se il muro dell’indifferenza inizia a franare

(L’Osservatore Romano 23 giugno 2012)

di ANNA MELDOLESI

Fino a ieri le bambine mai nate, abortite perché femmine, erano solo numeri, caselle vuote nei conteggi dei demografi. Oggi non è più così, il dibattito ha scavalcato i confini accademici. Dopo i libri sono arrivati il giornalismo investigativo, le inchieste sotto copertura, la televisione, il micro-blogging. Il muro dell’indifferenza inizia a franare? Spettacolarizzazione e processi mediatici sono un passaggio obbligato? India, 6 maggio 2012, va in onda la prima puntata del talk show Satyamev Jayate (« La verità prevale »). L’originale è in hindi ma, tradotto nelle varie lingue regionali, è trasmesso in contemporanea da più canali, e nei villaggi in cui la televisione non si è ancora diffusa è possibile seguirlo sui megaschermi. Conduce la star del cinema Aamir Khan, sorriso seducente e sguardo allenato alle telecamere. Nessuno poteva immaginare che proprio lui sarebbe diventato il volto pubblico della battaglia ai « feticidi femminili » nella patria del Nobel Amartya Sen.
In studio parlano donne costrette ad abortire dopo che l’ecografia ha rivelato il sesso fetale « sbagliato » e donne che sono state emarginate per aver resistito. Gli spettatori in studio sobbalzano, si commuovono. Fuori ci sono milioni di indiani sintonizzati. Aamir illustra i dati dell’ultimo censimento, lancia i servizi, intervista. Nel 2005 i giornalisti Meena Sharma e Shripal Shaktawat hanno smascherato decine di medici disposti a infrangere la legge praticando la selezione del sesso. Il conduttore si rivolge al Governo del Rajastan perché acceleri i processi e chiede al pubblico di aderire all’appello mandando un messaggio. Il sito della trasmissione va in tilt per i troppi contatti. La parola chiave « feticidio femminile » è la più digitata su Twitter.
Gli specialisti sostengono che in India i media possono fare la differenza. Dove arriva la tv aumentano le iscrizioni scolastiche e l’autonomia femminile, mentre diminuisce l’accettabilità delle violenze domestiche. Da quando Amartya Sen ha coniato l’espressione missing women, calcolando che in tutto il mondo sono cento milioni, sono passati 22 anni, ma in India mancano ancora 37 milioni di donne. Il Governo ha messo fuori legge la selezione del sesso, ha affisso manifesti con la scritta « le bambine portano la felicità in famiglia », ha varato incentivi economici per le figlie femmine, ha patrocinato la giornata nazionale della bambina. Eppure, per scuotere la Nazione, c’è voluto un attore di Bollywood.
A far scoppiare il caso degli aborti selettivi in Gran Bretagna, invece, è stato uno scoop giornalistico. Già nel 2007 l’università di Oxford aveva documentato la nascita di troppi maschi e poche femmine nella comunità indiana residente oltre Manica, ma una telecamera nascosta è ben più potente di un grafico. Nel febbraio di quest’anno quella del « Telegraph » ha filmato una dottoressa di una clinica di Manchester, mentre accetta di programmare un aborto dopo che la finta paziente le ha spiegato di non volere una femmina: « Non faccio domande, se vuoi un aborto è un aborto ».
La stessa scena si ripete, con qualche variante, negli Stati Uniti, dove a muoversi sotto copertura è l’organizzazione Live Action. Tra aprile e giugno vengono pubblicati quattro video, che documentano quanto sia facile sbarazzarsi dei feti di sesso femminile anche al di là dell’Atlantico. Ad Austin come a New York, alle Hawaii come in Arizona, dove pure esiste una legge statale che vieta gli aborti sesso-specifici. Sono filmati che, presumibilmente, potrebbero essere girati anche a Milano o a Parigi, e che ognuno può usare per restarsene chiuso in trincea.
Chi si oppone all’aborto tout court può leggervi la conferma che l’accesso regolato ha fallito, dunque occorre un divieto generalizzato. Chi difende la libertà di scelta può leggere i pericoli e i limiti del diritto all’aborto. Ma tra la rimozione collettiva e il braccio di ferro una terza via ci sarebbe. Richiede di riporre le telecamere nascoste e di accendere pubblicamente i riflettori. Ne saremo capaci?

Publié dans:ABORTO E PROCREAZIONE |on 10 juillet, 2012 |Pas de commentaires »

LA BELLEZZA DI ESSERE MAMME (uno scritto di una giovane liceale)

http://www.zenit.org/article-31033?l=italian

LA BELLEZZA DI ESSERE MAMME

Una giovane liceale racconta di una bambina che ringrazia la madre

ROMA, martedì, 5 giugno 2012 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’elaborato di Cristina Planelli, studentessa del II Liceo Classico dell’Istituto “Gesù Nazareno” di Roma, Scuola secondaria di secondo grado “Maria Ausiliatrice”.

Con questo elaborato Cristina Planelli è tra le vincitrici del 25° Concorso Scolastico Europeo A.S. 2011/2012 organizzato dal Movimento Per la Vita e dal Forum delle Associazioni Familiari, sul tema “L’Europa di domani è nelle vostre mani”.
***

Cara mamma,
ormai ho 8 settimane, sono piccola e indifesa ma con te mi sento al sicuro. Sarà qualcosa di istintivo, sarà la sicurezza che mi ispiri o quella sensazione che provi quando senti di essere nel posto giusto al momento giusto, ma io non so neanche cos’è la paura. Sono piccola e non so niente della vita, ma vorrei impararlo da te.
L’altro giorno sei andata dal medico, ti ha detto che hai un mese per decidere cosa fare, ti ha detto che ti cambierò la vita, e mi ha chiamata feto. Io non so neanche che vuol dire questa parola. Ero convinta di essere una persona in carne ed ossa, uguale a tutti gli altri, ma ora mi rendo conto di essere considerata solo un peso.
Quando sei sola il più delle volte piangi, e il tuo pianto mi fa sentire molto triste, mi sento in colpa, ed un bambino così piccolo non dovrebbe preoccuparsi di queste cose. E ultimamente stai spesso sola, soprattutto da quando papà ti ha detto che non vuole saperne niente di me.
Sono ancora piccola per capire come possa io essere un problema, ma non credo che crescendo possa comprenderlo. Io ti sento mamma, ti sono più vicina di quanto tu possa immaginare, ti sento, sento tutta la tua tristezza, e vorrei aiutarti, vorrei prenderti la mano e stringerla, finché non ti sentirai più sola.
Vorrei tanto conoscerti mamma. Per il momento sento solo la tua voce, sarebbe così bella se non fosse tanto spaventata. La sera ti sento canticchiare, ti dai coraggio e nello stesso momento infondi coraggio anche in me. Non ti conosco mamma, ma già sento di volerti bene.
Mamma, si una delle tante mamme europee che non si arrendono, che non hanno paura di accettare un figlio. Aiuta l’Europa a crescere contro l’aborto. Aiuta me a crescere con te, per fare un giorno dell’Europa un posto migliore.
Ma te lo immagini mamma?! Tu mi insegnerai a camminare e a disegnare, mi farai giocare e mi starai accanto la notte quando non riuscirò ad addormentarmi.
Cara mamma, affronteremo tante cose insieme, ti farò disperare e ti farò tornare il sorriso con il mio carattere da buffona, ma sarà quando finalmente riuscirò a chiamarti “mamma” che capirai che hai fatto la cosa giusta.
Sarai felice delle nausee mattutine, delle ore di travaglio, delle pappe sparse per la cucina e dei muri imbrattati, quando finalmente ti chiamerò “mamma” e quando con quella parola ti dirò: “Grazie! Grazie di aver scelto di amarmi”.

Publié dans:ABORTO E PROCREAZIONE |on 5 juin, 2012 |Pas de commentaires »

CONTRO L’ABORTO, L’ADOZIONE DI BAMBINI… E DI MAMME E PAPÀ

http://www.zenit.org/article-30988?l=italian

CONTRO L’ABORTO, L’ADOZIONE DI BAMBINI… E DI MAMME E PAPÀ

I progetti del Movimento per la Vita e del Comitato Civiltà dell’Amore presentati alla Fiera di Milano

di Luca Marcolivio

MILANO, venerdì, 1 giugno 2012 (ZENIT.org) – L’adozione come baluardo contro l’aborto. Un’iniziativa speciale con due patroni speciali: i beati Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II.
Il progetto Adoption no Abortion, portato avanti dal Movimento per la Vita italiano e dal Comitato Civiltà dell’Amore, è stato presentato oggi presso gli stand di Fieramilanocity, nell’ambito del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.
Nel 1997, poco prima di morire, Madre Teresa lanciò il suo appello all’adozione per impedire l’aborto, da lei considerato “il più grande distruttore della pace” e alla sua sollecitazione il Movimento per la vita rispose prontamente.
Adoption no abortion intende andare incontro sia alle migliaia di bambini senza famiglia in tutto il mondo, sia alle coppie – con o senza figli naturali – che desiderano adottare e, sovente, sono costrette ad arrendersi di fronte agli ostacoli posti dai tribunali dei minorenni, dagli eccessivi costi e dalla burocrazia inflessibile.
A questo scopo, una decina di anni fa è nato il Progetto Gemma, che consente l’adozione a distanza di nascituri: attraverso il sostegno economico alle madri in attesa, sono stati salvati 20.000 bambini e riunito 1.210 adottanti (tra cui 120 parrocchie).
In Italia il numero di aborti è drammaticamente alto (circa 120mila l’anno), tuttavia l’elemento di speranza è determinato dall’ancora più alto numero di famiglie disposte ad accogliere un bambino (circa 200mila).
L’adozione di un nascituro, salvandolo dall’aborto, non è affatto un atto scontato. Come ha spiegato a Zenit, Paola Mancini, segretaria generale del Movimento per la Vita, “ci sono madri che dicono: ‘preferisco abortirlo, piuttosto che darlo in adozione’ e ciò è frutto di una grossa ignoranza”.
Il Movimento per la Vita ha quindi lanciato SOS Vita, con la possibilità di chiamare il numero verde 800.813000. Quest’ultimo non è destinato ai coniugi che desiderano adottare bensì a tutte le persone di buona volontà, desiderose di aiutare una futura mamma in difficoltà, perché questa non si chiuda in se stessa e non opti per la tragica scelta dell’aborto.
Durante l’Incontro Mondiale delle Famiglie, il segretario nazionale del Comitato Civiltà dell’Amore, Giuseppe Rotunno, ha illustrato i progetti Adotta un papà nel Sud del mondo e Adotta una Mamma. In particolare il progetto Adotta un papà ricevette la benedizione di Giovanni Paolo II, al termine dell’Angelus del 18 marzo 2001.
L’iniziativa a tutela dei padri permette il pagamento dello stipendio ad un capofamiglia che potrà così sfamare la moglie e i figli, nel proprio paese, senza esporsi ai rischi dell’emigrazione clandestina.
Ad oggi sono stati “adottati” 1.079 papà, per un totale di 21.580 settimane di lavoro pagate nei seguenti paesi: Argentina, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Camerun, Colombia, Ciad, Costa d’Avorio, Ecuador, Filippine, Kenya, India, Mozambico, Repubblica democratica del Congo, Romania e Sudan.
“In molti di questi paesi – ha spiegato Rotunno a ZENIT – con uno stipendio di 100 euro si sfama un’intera famiglia. Il costo della vita è mediamente dieci volte inferiore al nostro”.
All’Incontro Mondiale delle Famiglie è stato poi presentato il progetto di cooperazione Adotta una Mamma, che parte dall’appello del Patriarca Copto, Antonios Naguib, per le prime 40 donne che vogliano impegnarsi per una nuova “primavera” di emancipazione femminile.
Secondo i dati più recenti a seguito della rivoluzione consumatasi a piazza Tahrir all’inizio del 2011, circa il 40% della popolazione egiziana vive sotto il livello di povertà. Moltissimi uomini hanno perso il lavoro e numerosi bambini e ragazzi sono stati costretti ad abbandonare la scuola, mentre la microcriminalità dilaga.
Questa situazione ha indotto il Comitato Civiltà dell’Amore ad aiutare le prime 40 famiglie ad uscire dalla crisi, non semplicemente attraverso un aiuto economico ma in maniera più profonda.
Per mezzo delle mogli e delle madri di famiglia, si intende aiutare anche i mariti, i padri e i figli. Alle donne saranno insegnati mestieri manuali che vanno da ricamo e cucito, alla lavorazione di altri materiali che, in seguito, potranno anche essere destinati alla vendita.
Un progetto, dunque, non solo con finalità sociale ma altamente formativo, nello spirito della giustizia e della pace tra i popoli.
Per il progetto Adotta una mamma è stato stanziato un fondo di 4.770 euro per 4 centri, con il contributo gratuito di numerosi volontari che terranno le conferenze e le azioni sociali.
I proventi delle vendite delle attività delle donne coinvolte, se sufficienti, saranno poi reinvestiti per un nuovo ciclo del progetto, con 40 nuove destinatarie.

LA « QUERCIA MILLENARIA » CHE GENERA VITA « Caring Perinatale »

http://www.zenit.org/article-30756?l=italian

LA « QUERCIA MILLENARIA » CHE GENERA VITA

Il 26 maggio al Gemelli di Roma verrà presentata la prima metodica di « Caring Perinatale » in Italia

di Massimo Losito
ROMA, lunedì, 21 maggio 2012 (ZENIT.org).- «Mi spiace ma in questi casi non c’è niente da fare, se non interrompere la gravidanza». Questa frase viene pronunciata molto frequentemente quando si è di fronte ad una diagnosi infausta durante la gestazione, fino al caso estremo del “feto terminale”, cioè incompatibile con la vita.
Eppure non è mai vero che non ci sia “nulla da fare”. Piuttosto c’è sempre molto da fare, dal punto di visto dell’assistenza medica, umana e spirituale. È quanto emerge dal lavoro serio svolto qui in Italia dall’associazione “La Quercia Millenaria ONLUS”, che presenterà la prima metodica di Caring Perinatale in Italia nel convegno « Il dono della cura, la cura del dono », sabato 26 maggio al Policlinico A. Gemelli di Roma.
ZENIT ne ha parlato con la fondatrice e presidente dell’associazione, Sabrina Pietrangeli Paluzzi.
Cosa racchiude una metodica di Caring Perinatale?
Sabrina Pietrangeli: La metodica racchiude tutta una serie di servizi, che non sono soltanto “tecnici e pratici”, ma conditi di un grande desiderio di aiutare i genitori a spezzare il dolore in tante parti, per portarne un pezzetto ciascuno. Si parte dall’affiancamento, subito dopo la diagnosi infausta, a famiglie che hanno già vissuto quel particolare e doloroso momento, alla programmazione di future ecografie, sempre da farsi con un operatore vicino per contenere l’ansia e sostenere i genitori. E poi l’accoglienza residenziale ove necessario, a titolo gratuito, fino a programmare un vero e proprio “piano nascita” per i bambini sicuramente terminali, dove i genitori possono esprimere tutti i loro desideri sulla gestione del travaglio, del parto, dei momenti da passare accanto al piccolo, fino al momento della morte e ai gesti di amore da fare anche dopo: vestirlo, tumularlo, conservare dei ricordi concreti come le foto, le impronte delle manine, una ciocca di capelli, o altro.
Si tratta dunque di qualcosa paragonabile al servizio che svolge un hospice per i malati terminali, ma qui il morente è un “nascente”: con poche ore di vita davanti… a molti sembrerà una vita senza senso.
Sabrina Pietrangeli: Il senso lo vedono i genitori che fanno una scelta di accoglienza, perché sono nutriti e sostenuti durante l’attesa e persino dopo la morte stessa del piccolo, grazie all’amore che realmente scorre tra la coppia e il bambino, che risponde agli stimoli e “partecipa” con tutta la sua famiglia ai suoi istanti di vita, sia intrauterina che terrena. I frutti si vedono nel tempo, e tutte le famiglie ne hanno raccontati molti. Dal nostro punto di vista, e con l’esperienza maturata, non potremmo mai dire che sono “vite senza senso”.
Dalle storie che avete raccolto nei vostri libri e sul vostro sito, si evince che non sempre la diagnosi infausta si traduce in realtà.
Sabrina Pietrangeli: Sono le storie più belle, quelle in cui un bambino riesce a sorprendere la scienza, anche quando è una scienza ben fatta. Sono episodi non prevedibili, ma non per questo trascurabili, anzi… Bisogna sempre dare una possibilità alla vita, perché la vita sa ancora sorprendere.
La “Quercia” ha rami in molte strutture ospedaliere in tutta Italia, ma sicuramente le radici per così dire qui a Roma: dopo anni di lavoro in collaborazione con gli specialisti del Policlinico Gemelli, cosa rappresenta questo convegno per voi?
Sabrina Pietrangeli: Rappresenta il coronamento di sette anni di lavoro in cui davvero persone concrete hanno perso la propria vita e messo nel progetto tutte le loro capacità e le abilità personali, nonché una enorme quantità di tempo, sacrificando spesso anche i propri interessi familiari.
Sono stati anni in cui è maturata la consapevolezza di quale buco istituzionale e assistenziale andavamo a coprire, e si sono messe in opera tutte le energie per rappresentare l’eccellenza nel campo. Eccellenza che si sposa con quella del Policlinico Gemelli, lì dove la Quercia Millenaria ha preso vita grazie alla nostra storia familiare con il nostro terzo figlio, “ex feto terminale”!
La vostra linfa però sembra scorrere dall’alto verso il basso, da quella che chiamate “la quercia celeste”…
Sabrina Pietrangeli: I “figli della Quercia” che sono in cielo sono per noi grande motivo di stupore e riflessione, perché li sentiamo vivi più che mai. Siamo sicuri che da lassù si diano un gran da fare per garantire benedizioni non solo alle loro famiglie, ma a tutti coloro che collaborano per far sì che quelle piccole vite, “le pietre scartate dai costruttori”, non vengano più uccise ma accolte con l’amore dovuto!

UN ROSARIO PER CHI NON HA MAI VISTO LA LUCE

http://www.zenit.org/article-30599?l=italian

UN ROSARIO PER CHI NON HA MAI VISTO LA LUCE

L’appello su Facebook della giovane madre Annarosa Rossetto a pregare per le vittime dell’aborto

di Salvatore Cernuzio

ROMA, venerdì, 11 maggio 2012 (ZENIT.org) –  Una preghiera per tutte le donne che di fronte ad una nuova vita si sentono sole e scoraggiate. Una preghiera perché la vita torni ad essere il valore primario e non un oggetto del libero arbitrio umano. Una preghiera per tutti i bambini che, per una colpa mai commessa, sono stati puniti con la più atroce delle condanne: la morte.
Animata da questi sentimenti, Annarosa Rossetto, giovane madre di quattro figli, attiva insieme al marito nella comunità cattolica di Imperia, ha lanciato un appello su Facebook, affinchè tutti i cittadini del mondo si uniscano nello spirito recitando un rosario per i non nati e la difesa della vita nascente.
« Per la cessazione dell’uccisione dei bambini non ancora nati » è l’intenzione proposta da Annarosa per questo rosario universale. Un’idea che s’ispira ad un’iniziativa della scorsa settimana negli USA, dove la parrocchia di San Michele Arcangelo nel Tennessee, aveva organizzato, nel weekend dal 4 al 6 maggio, l’evento “Un milione di rosari per i bambini non nati”, che coinvolgeva scuole e parrocchie http://www.saintmichaelthearchangelorganization.org/ “Sarebbe bello che riuscissimo a coinvolgere anche le nostre parrocchie, i movimenti di cui facciamo parte e i gruppi in cui operiamo!” ha scritto infatti Annarosa sul social network.
Le intenzioni di preghiera proposte nel rosario esprimono tutta la compassione dei cristiani per questi bambini vittime del male altrui. Ad ogni mistero della vita di Cristo viene associato, infatti, un pensiero per essi, per le famiglie e per l’umanità intera.
Nel primo mistero doloroso, ad esempio, in cui si contempla “la fiducia di Gesù nel Padre e l’abbandono a Lui nell’orto degli ulivi”, si affidano a Dio “tutte le mamme sfiduciate e disperate di fronte alle difficoltà di una nuova vita che si annuncia inaspettata”.
Nel secondo si prega per il corpo, perchè sia “puro” come quello di Gesù ferito dalla flagellazione, e che tale purezza “torni ad essere un valore apprezzato dai giovani, nelle famiglie e nella società”. Nel terzo, invece, l’intenzione per cui pregare è che “i cristiani superino ogni compromesso e s’impegnino a promuovere la cultura della vita”, con la stessa “fermezza e fedeltà” con cui Cristo “ha sopportato la sua missione”.
Nel quarto mistero, la preghiera va a tutti coloro che si sentono schiacciati dalle difficoltà, perché “accettino queste prove” allo stesso modo con cui Gesù “ha accettato la Croce per il bene di tutti”. Mentre, nel quinto perchè “ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, sia accolto, rispettato e amato come dono di Dio”.
Passando ai misteri gaudiosi, la preghiera è per “ogni mamma, che sappia dire sì alla vita che si annuncia in lei” come “Maria ha detto sì alla volontà del Padre”. Nei misteri che seguono, si ricorda la visita della Vergine alla cugina Elisabetta e, quindi, “il valore del servizio gratuito alle sorelle e ai fratelli nel bisogno”. Il pensiero è perciò rivolto a “tutti i volontari al servizio della famiglia e della vita”.
Si chiede aiuto al Signore, poi, per tutti i genitori, “perché si sentano sempre collaboratori di Dio nel dare la vita e nello sviluppo integrale dei figli” e per ogni mamma, che “sappia superare con la fiducia in Dio e l’aiuto dei fratelli ogni paura”.
Nei misteri della terza decina del Rosario – i Misteri gloriosi – contemplando la Risurrezione di Gesù e la sua vittoria sulla morte e sul peccato, l’orazione è rivolta a “tutti gli uomini”, soprattutto quelli “condizionati dal materialismo consumistico ed edonistico”, affinché “si aprano a Cristo e scoprano il senso vero della vita”.
Nei misteri successivi, si chiede, quindi, a Dio che “i cristiani accolgano sempre più l’azione dello Spirito Santo per diventare testimoni e servitori di ogni forma di vita umana” e che “ogni uomo possa amare la propria madre Maria, Regina della vita”.
Nell’ultimo mistero glorioso, si esorta a pregare per tutte quelle “vittime innocenti sacrificate nel grembo materno”: che questi piccoli martiri “siano intercessori e protettori di chi si prodighino per la vita e implorino perdono per quanti vi hanno mancato”.
Ancora una preghiera per le mamme nei misteri luminosi: che ognuna di loro “trovi chi riconosce in lei una testimone dell’amore”. Dalla contemplazione della partecipazione di Gesù e Maria alle Nozze di Cana, si snoda, poi, nel secondo mistero, l’orazione “per tutti gli sposi, perché sappiano accogliere la gioia dei figli”.
Un invito alla conversione è invece al centro della terza meditazione, soprattutto per chi si è macchiato del delitto di aborto: che “sappia chiedere perdono e riconciliarsi con Dio”. Non solo le madri, ma anche “tutti i medici e gli scienziati, perché vedano la Gloria di Dio nella persona del bambino non ancora nato”.
L’ultima preghiera del Rosario va, infine, a “tutti i padri”, perché, riflettendo sull’Eucarestia, atto di bontà del Padre che ci ha donato suo Figlio, “riconoscano nel loro bambino non ancora nato il segno dell’amore di Dio”
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Publié dans:ABORTO E PROCREAZIONE |on 11 mai, 2012 |Pas de commentaires »

« L’amore cambia tutte le cose »: Storie di vita e di maternità tra nascite e interruzione della gravidanza

dal sito:

http://www.zenit.org/article-27440?l=italian

“L’AMORE CAMBIA TUTTE LE COSE”

Storie di vita e di maternità tra nascite e interruzione della gravidanza

di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 18 luglio 2011 (ZENIT.org).- Dieci storie vere di mamme che si dibattono se accettare la gravidanza o interromperla, raccontate in un libro.
Si tratta del saggio “L’amore cambia tutte le cose” scritto da Antonella Diegoli, presidente di Federvita dell’Emilia Romagna, e appena pubblicato dalle edizioni Interlinea
Arricchito dalle note di Gianni Mussini ed Eugenia Roccella, il ricavato dei diritti d’autore del libro della Diegoli verrà devoluto al Progetto Gemma (
http://www.mpv.org/pls/mpv/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=44), un servizio per l’adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà.
Attraverso questo servizio e con un contributo minimo mensile, si può adottare per 18 mesi una mamma e aiutare così il suo bambino a nascere.
Finora il progetto Progetto Gemma ha aiutato a nascere circa 14.000 tra bambini e bambine.
Per meglio conoscere il contenuto e le finalità del libro, ZENIT ha intervistato l’autrice Antonella Diegoli.
Di che cosa parla il libro?
Diegoli: Parla di maternità, accolta o negata. Storie di donne che hanno in comune l’esperienza del portare la vita in grembo, storie difficili, non tutte a lieto fine, ma reali.
Perchè ha sentito la necessità di scriverlo?
Diegoli: In questi anni di volontariato per la vita ho conosciuto persone e incontrato storie che davano valore al mio impegno per il solo fatto di esistere: loro erano reali, appartenevano alla vita vera e io ne traevo vantaggio perché mi trovavo a parlarne, magari a convegni o in altri colloqui per situazioni simili. Quando la mia vita ha subito una pausa forzata – a causa di un banale incidente sugli sci – ho avuto il tempo di scrivere di loro, una sorta di tributo a quel mondo fatto di dolore ma anche di mistero e di gioia profonda.
Che cosa pensa di comunicare ai lettori?
Diegoli: Vorrei che questo piccolo libro potesse servire ad avvicinare al tema della maternità con cuore sincero, senza ideologia, senza ipocrisia: potersi porre tutti, uomini e donne, con verità e silenziosa partecipazione, davanti al mistero più grande del quale tutti siamo parte. Dice Simone Weil nel suo libro “L’ombra e la grazia” : La meditazione sul caso che ha fatto incontrare mio padre e mia madre è ancor più salutare di quella sulla morte. C’è forse una sola cosa in me che non abbia la sua origine in quell’incontro? Solo Iddio. E anche la mia idea di Dio ha origine in quell’incontro. E poi vorrei che potesse servire ai giovani e alle ragazze nel loro cammino di vita, che agisse come una sorta di input alla riflessione, caso di necessità.
Quale dei dieci frammenti di storie che racconta considera più significativo e perchè?
Diegoli: Certamente il primo perché c’è racchiusa la storia di un’amica carissima che è arrivata a distruggere se stessa, spinta da un aborto. Glielo dovevo: parlare di lei per aiutare le altre donne a non arrivare a quel dolore. Scritto quello, poi sono arrivata a tutti gli altri.
La Camera dei Deputati ha appena votato la legge contro l’eutanasia. Qual è il suo parere in proposito?
Diegoli: Ho sofferto quando è morta Eluana. Ho assistito mia madre l’ultima settimana della sua vita e so cosa significa vedere una persona soffrire la fame e la sete. Credo che giustizia sia fatta, credo che finalmente i nostri politici abbiano trovato il coraggio di alzarsi in piedi, come Giovanni Paolo II ci chiese di fare ogni volta che la vita è minacciata:
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata…
Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita.
Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l’autorità di distruggere la vita non nata…
(…) Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

Aborto: segno di un qualcosa di peggiore?

dal sito:

http://www.zenit.org/article-27306?l=italian

Aborto: segno di un qualcosa di peggiore?

Un docente di etica alla Santa Croce parla della perdita di umanità

ROMA, lunedì, 4 luglio 2011 (ZENIT.org).- L’aborto è segno di un qualcosa di pervasivo e profondamente radicato nella società: la perdita della identità dell’uomo, in cui gli uomini e le donne non si riconoscono più come esseri chiamati a partecipare del potere creativo di Dio.

Questa è l’osservazione espressa da padre Robert Gahl, professore associato di etica presso la Pontificia Università della Santa Croce.
Al programma televisivo “Where God Weeps”, realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, padre Gahl ha parlato della storia dell’aborto e di cosa implichi per il futuro.
L’aborto è una piaga universale. Ogni anno si effettuano più di 53 milioni di aborti in tutto il mondo. In alcuni Paesi più del 70% delle donne ha avuto un aborto. Perché oggi sono così dominanti questioni come aborto o eutanasia?
Padre Gahl: È un triste paradosso, che in fondo evoca il peccato originale. Con il peccato originale, Adamo ed Eva hanno tentato di sostituirsi a Dio. Quando gli esseri umani oggi cercano di acquisire il potere divino – il potere sull’origine della vita – e di sostituirsi a lui per poter controllare l’inizio della vita in un modo che è contrario al disegno di Dio e quindi contrario al disegno dell’amore, si sentono per un momento potenti. Arrivano anche a sentirsi vittoriosi per il prodotto che sono riusciti a creare. Tuttavia, poco dopo, subentra la frustrazione e persino la negazione della propria identità, perché essa è un’identità di amore, essendo noi fatti per amare.
I nostri cuori sono fatti per l’amore. Quindi, da persone che amano, nei loro rapporti familiari, diventiamo dei meri produttori, persone che hanno il controllo sui propri prodotti. Diventa la negazione della nostra dignità, perché se il nostro potere di dar vita è semplicemente quello di produrre elementi che implicano che “io sono stato prodotto” e che “io sono semplicemente l’esito di un sistema meccanizzato di produzione”, questa è la negazione della mia dignità come figlio di Dio e come figlio dei miei genitori.
Se guardiamo indietro nella storia, qual è stato il momento, il fattore decisivo, che ci ha portato, per esempio, ad accettare l’aborto e la ricerca sulle cellule staminali e alla prospettiva dell’eutanasia?
Padre Gahl: L’aborto è purtroppo molto diffuso, al punto che oggi molte persone e persino i documenti delle Nazioni Unite, lo considerano come un diritto. L’origine di tutto questo sta nella rivoluzione sessuale, che non è stata una rivoluzione di liberazione, ma una rivoluzione di narcisismo, di alienazione, di distacco dai legami, dagli affetti, dall’amicizia e di amore con altri. Elemento centrale della rivoluzione sessuale, che ha agito come una sorta di catalizzatore – come gettare benzina sul fuoco – è stato lo sviluppo dei contraccettivi chimici, che ha permesso di scindere il rapporto sessuale dalla procreazione e che ha consentito alle persone di godere della sessualità come un mero piacere egoistico. Ha consentito di scollegare quell’intrinseco ordine verso il dono della vita e così facendo ha scollegato la sessualità dagli impegni propri dell’amore: formare una famiglia, diventare padre e madre. È stata una degradazione della dignità umana.
Credo che il problema dell’aborto sia come un faro d’avvertimento. Un segno di avvertimento molto grave, che riguarda la vita stessa, ma che è indicativo di qualcosa di ancora più pervasivo e profondamente radicato nella nostra società, più di quanto non si possa pensare.

E di che si tratta?
Padre Gahl: Della perdita di identità di se stessi, in quanto esseri che partecipano al potere creativo di Dio e che sono chiamati ad essere genitori.
L’aborto è spesso considerato come il diritto di poter scegliere, ma viene addirittura giustificato come espressione di amore. Per esempio: preferirei abortire mio figlio piuttosto che crescerlo privo di amore. Come è possibile che siamo arrivati a questo sovvertimento in cui la morte è giustificata dall’amore?
Padre Gahl: Il vero amore umano è incondizionato. Amare qualcuno nonostante tutto. Nonostante qualsiasi cosa possa accadergli, ti prenderai cura di lui. Se si ammala, se in un incidente diventa paralizzato, ti prenderai cura di lui per il resto della sua vita. Un altro tipo di amore – forse un amore più egoistico – è quello in cui doni a qualcuno solo finché ti va. L’aborto è strumentale a questo tipo di amore, diventa una via d’uscita.
Bisogna invece rovesciare l’intera questione e accogliere tutti, ogni vita umana, come diceva Madre Teresa: non esistono figli non voluti. Se c’è un figlio indesiderato, portatelo a me e io mi prenderò cura di lui perché io amo quel figlio.
E questa è la verità della questione: se dovessimo accettare l’aborto come strumento di una sorta di azione altruistica, che consente di evitare le avversità della vita, ciò porterebbe tragicamente, direi delittuosamente, a sostenere che i disabili non dovrebbero esistere. Una volta fatto questo, arriveremmo alla negazione di ogni dignità umana.
Siamo passati dall’importanza della vita in quanto tale, a dare maggiore importanza alla qualità di quella vita. Questo passaggio verso la qualità della vita porta alla domanda: qual è la qualità della vita? Io vivo qualitativamente bene? E i disabili, godono di una qualità di vita sufficiente? E questa domanda riguarda la loro stessa esistenza.
Padre Gahl: Esattamente. La logica odiosa che è insita in ciò che lei ha appena descritto porta anche a giudicare noi stessi in base alle nostre capacità: io valgo per ciò che sono in grado di fare nella società. Se, a un certo momento, risultassi deludente perché mi sono ammalato, perché ho sbagliato, o perché mi trovo in un settore dell’economia che non è più desiderato dai consumatori, mi sentirei meno accettato da parte degli altri.
Questa struttura di giudizio si applica anche alle madri che danno alla luce bambini affetti, per esempio, dalla sindrome di Down. Queste madri si sentono giudicate negativamente ed è orribile, come se si fosse trattato di una scelta sbagliata, quella di mettere al mondo quel bambino, quel bellissimo essere umano. Questa è l’eugenetica: una logica perversa che ha portato, nelle società occidentali, all’aborto di quasi il 90% dei bambini diagnosticati con sindrome di Down.
Il dono più grande di Dio all’umanità è la possibilità di essere co-creatori della vita insieme a lui. Cosa rappresenta l’aborto in questo rapporto tra l’uomo e Dio?
Padre Gahl: Talvolta dimentichiamo – a causa del nostro “scientismo” che riduce tutto ad elementi scientifici – che l’inizio della vita umana non risiede solo nell’uomo e nella donna, ma anche in Dio. Richiede il concorso di tre persone, perché l’anima umana è immateriale. È un’anima spirituale che è creata direttamente e immediatamente da Dio. Quindi quando un uomo e una donna si uniscono per avere un figlio, questo sarà anche – e ancor di più – figlio di Dio.
Quindi, se riusciremo a recuperare il rispetto della vita, sarà grazie a una rinnovata consapevolezza del ruolo di Dio nel dare la vita e di questo potere che abbiamo insito in noi, che è un potere divino e trascendente. È un potere creativo in cui è come se avessimo Dio nelle nostre mani, perché possiamo, in un certo senso, dire noi a lui quando creare una nuova anima umana. Quindi se rinnoviamo quel rispetto per l’intervento di Dio, rinnoviamo anche il rispetto reciproco tra noi in quanto immagine di Dio, in quanto alter Christus.
In Paesi come la Russia, più del 70% delle donne ha avuto un aborto. I tassi di aborto in alcune province russe arrivano anche a livelli di 8 o 10 aborti per donna, perché è utilizzato come mezzo di controllo delle nascite. In Cina la politica del figlio unico ha costretto molte donne ad abortire. Che impatto spirituale e psicologico può avere questo sulla società?
Padre Gahl: Nell’Europa orientale, dove vediamo questi elevati tassi di aborto, spesso associati a elevati tassi di suicidio, alcolismo e gravi depressioni, esiste un senso di nichilismo, di totale perdita del senso della vita. Questo avviene in una società che non è edificata sull’amore per i propri figli. Questo deve essere rinnovato. Grazie a Dio, in alcuni di questi Paesi si è effettivamente registrata una tendenza positiva. Nella Federazione russa, in particolare, vi è stato un recente aumento nei tassi di natalità. I tassi di aborto sono ancora molto elevati, ma si spera che questo aumento della natalità possa arrivare anche a ridurre i tassi di aborto.
Cosa potrebbe e dovrebbe fare di più la Chiesa in questo ambito?
Padre Gahl: Anzitutto, quando pensiamo alla “Chiesa” tendiamo a pensare alla gerarchia – noi preti, i Vescovi, il Papa – ma in realtà la Chiesa è l’insieme dei cristiani battezzati. La Chiesa è una famiglia e quindi è necessario che tutti i suoi componenti – tutti i cristiani battezzati – accolgano la vita con amore. È necessario dare il proprio aiuto ai centri gravidanze difficili (crisis pregnancy centers). Certamente anche la Chiesa magistrale e gerarchica deve agire in coerenza con i principi della teologia morale cattolica in questo ambito.
La Chiesa deve continuare a seguire l’esempio di Karol Wojtyla, che come Arcivescovo di Cracovia aveva aperto centri di aiuto alle donne in situazioni difficili. Ma alla fine tutto si riduce a questo: Dio è amore. Io sono un figlio di Dio. Io sono fatto a immagine di Dio e quindi anche io devo rendere presente, in mezzo agli altri esseri umani, il volto di Dio, che è il volto dell’amore. Se facessimo così in ogni settore umano, se mostrassimo veramente rispetto per la dignità umana, rispetto e amore per le persone che soffrono, allora potremmo iniziare a recuperare nella società questi principi che sono necessari affinché ogni vita umana venga accettata. In questo modo, la vita non verrebbe più considerata come un mero prodotto, come i figli su misura da progettare in provetta, secondo i desideri dei produttori.
Se posso fare un passo indietro, vorrei aggiungere che anche la stessa nostra sessualità deve essere recuperata, nella consapevolezza che la sessualità è sacra e che quindi i nostri atteggiamenti di modestia e di rispetto verso la nostra sessualità e il desiderio sessuale devono essere vissuti in castità e fortezza, in modo preordinato alla donazione della vita all’interno della struttura della famiglia.

———–

Questa intervista è stata condotta da Mark Riedemann per « Where God Weeps », un programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che soffre.

Aiuto alla Chiesa che soffre: www.acn-intl.org
Where God Weeps: www.wheregodweeps.org

Publié dans:ABORTO E PROCREAZIONE |on 5 juillet, 2011 |Pas de commentaires »
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