Archive pour mai, 2020

Pentecoste

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Publié dans:immagini sacre |on 29 mai, 2020 |Pas de commentaires »

Pentecoste (Anno A) – Messa del Giorno (31/05/2020)

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Pentecoste (Anno A) – Messa del Giorno (31/05/2020)

Pentecoste, un vento di santità nel cosmo
padre Ermes Ronchi

La Pentecoste non si lascia recintare dalle nostre parole. La liturgia stessa moltiplica le lingue per dirla: nella prima Lettura lo Spirito arma e disarma gli Apostoli, li presenta come “ubriachi”, inebriati da qualcosa che li ha storditi di gioia, come un fuoco, una divina follia che non possono contenere. E questo, dopo il racconto della casa di fiamma, di un vento di coraggio che spalanca le porte e le parole. E la prima Chiesa, arroccata sulla difensiva, viene lanciata fuori e in avanti. La nostra Chiesa tentata, oggi come allora, di arroccarsi e chiudersi, perché in crisi di numeri, perché aumentano coloro che si dichiarano indifferenti o risentiti, su questa mia Chiesa, amata e infedele, viene la sua passione mai arresa, la sua energia imprudente e bellissima.

Il Salmo responsoriale guarda lontano: «Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra». Una delle affermazioni più belle e rivoluzionarie di tutta la Bibbia: tutta la terra è gravida, ogni creatura è come incinta di Spirito, anche se non è evidente, anche se la terra ci appare gravida di ingiustizia, di sangue, di follia, di paura. Ogni piccola creatura è riempita dal vento di Dio, che semina santità nel cosmo: santità della luce e del filo d’erba, santità del bambino che nasce, del giovane che ama, dell’anziano che pensa. L’umile santità del bosco e della pietra. Una divina liturgia santifica l’universo.

La terza via della Pentecoste è data dalla seconda lettura. Lo Spirito viene consacrando la diversità dei carismi: bellezza, genialità, unicità proprie per ogni vita. Lo Spirito vuole discepoli geniali, non banali ripetitori. La Chiesa come Pasqua domanda unità attorno alla croce; ma la Chiesa come Pentecoste vuole diversità creativa. Il Vangelo infine colloca la Pentecoste già la sera di Pasqua: «Soffiò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo». Lo Spirito di Cristo, ciò che lo fa vivere, viene a farci vivere, leggero e quieto come un respiro, umile e testardo come il battito del cuore.

Il poeta Ovidio scrive un verso folgorante: est Deus in nobis, c’è un Dio in noi. Questa è tutta la ricchezza del mistero: «Cristo in voi!» (Col 1,27). La pienezza del mistero è di una semplicità abbagliante: Cristo in voi, Cristo in me. Quello Spirito che ha incarnato il Verbo nel grembo di santa Maria fluisce, inesauribile e illimitato, a continuare la stessa opera: fare della Parola carne e sangue, in me e in te, farci tutti gravidi di Dio e di genialità interiore. Perché Cristo diventi mia lingua, mia passione, mia vita, e io, come i folli e gli ebbri di Dio, mi metta in cammino dietro a lui «il solo pastore che pei cieli ci fa camminare» (D.M. Turoldo).

la preghiera del giusto

it la preghiera del giusto

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE -27 maggio 2020 – 4. La preghiera dei giusti

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE -27 maggio 2020 – 4. La preghiera dei giusti

Biblioteca del Palazzo Apostolico

Catechesi:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Dedichiamo la catechesi di oggi alla preghiera dei giusti.
Il disegno di Dio nei confronti dell’umanità è buono, ma nella nostra vicenda quotidiana sperimentiamo la presenza del male: è un’esperienza di tutti i giorni. I primi capitoli del libro della Genesi descrivono il progressivo dilatarsi del peccato nelle vicende umane. Adamo ed Eva (cfr Gen 3,1-7) dubitano delle intenzioni benevole di Dio, pensando di avere a che fare con una divinità invidiosa, che impedisce la loro felicità. Di qui la ribellione: non credono più in un Creatore generoso, che desidera la loro felicità. Il loro cuore, cedendo alla tentazione del maligno, è preso da deliri di onnipotenza: “Se mangeremo il frutto dell’albero, diventeremo come Dio” (cfr v. 5). E questa è la tentazione: questa è l’ambizione che entra nel cuore. Ma l’esperienza va in senso opposto: i loro occhi si aprono e scoprono di essere nudi (v. 7), senza niente. Non dimenticatevi questo: il tentatore è un mal pagatore, paga male.
Il male diventa ancora più dirompente con la seconda generazione umana, è più forte: è la vicenda di Caino e Abele (cfr Gen 4,1-16). Caino è invidioso del fratello: c’è il verme dell’invidia; pur essendo lui il primogenito, vede Abele come un rivale, uno che insidia il suo primato. Il male si affaccia nel suo cuore e Caino non riesce a dominarlo. Il male comincia a entrare nel cuore: i pensieri sono sempre di guardare male l’altro, con sospetto. E questo, avviene anche con il pensiero: “Questo è un cattivo, mi farà del male”. E questo pensiero va entrando nel cuore … E così la storia della prima fraternità si conclude con un omicidio. Penso, oggi, alla fraternità umana …. guerre dappertutto.
Nella discendenza di Caino si sviluppano i mestieri e le arti, ma si sviluppa anche la violenza, espressa dal sinistro cantico di Lamec, che suona come un inno di vendetta: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido […] Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette» (Gen 4,23-24). La vendetta: “L’hai fatto, la pagherai”. Ma questo non lo dice il giudice, lo dico io. E io mi faccio giudice della situazione. E così il male si allarga a macchia d’olio, fino ad occupare tutto il quadro: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre» (Gen 6,5). I grandi affreschi del diluvio universale (capp. 6-7) e della torre di Babele (cap. 11) rivelano che c’è bisogno di un nuovo inizio, come di una nuova creazione, che avrà il suo compimento in Gesù Cristo.
Eppure, in queste prime pagine della Bibbia, sta scritta anche un’altra storia, meno appariscente, molto più umile e devota, che rappresenta il riscatto della speranza. Se anche quasi tutti si comportano in maniera efferata, facendo dell’odio e della conquista il grande motore della vicenda umana, ci sono persone capaci di pregare Dio con sincerità, capaci di scrivere in modo diverso il destino dell’uomo. Abele offre a Dio un sacrificio di primizie. Dopo la sua morte, Adamo ed Eva ebbero un terzo figlio, Set, da cui nacque Enos (che significa “mortale”), e si dice: «A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore» (4,26). Poi compare Enoc, personaggio che “cammina con Dio” e che viene rapito al cielo (cfr 5,22.24). E infine c’è la storia di Noè, uomo giusto che «camminava con Dio» (6,9), davanti al quale Dio trattiene il suo proposito di cancellare l’umanità (cfr 6,7-8).
Leggendo questi racconti, si ha l’impressione che la preghiera sia l’argine, sia il rifugio dell’uomo davanti all’onda di piena del male che cresce nel mondo. A ben vedere, preghiamo anche per essere salvati da noi stessi. È importante pregare: “Signore, per favore, salvami da me stesso, dalle mie ambizioni, dalle mie passioni”. Gli oranti delle prime pagine della Bibbia sono uomini operatori di pace: infatti, la preghiera, quando è autentica, libera dagli istinti di violenza ed è uno sguardo rivolto a Dio, perché torni Lui a prendersi cura del cuore dell’uomo. Si legge nel Catechismo: «Questa qualità della preghiera è vissuta da una moltitudine di giusti in tutte le religioni» (CCC, 2569). La preghiera coltiva aiuole di rinascita in luoghi dove l’odio dell’uomo è stato capace solo di allargare il deserto. E la preghiera è potente, perché attira il potere di Dio e il potere di Dio sempre dà vita: sempre. È il Dio della vita, e fa rinascere.
Ecco perché la signoria di Dio transita nella catena di questi uomini e donne, spesso incompresi o emarginati nel mondo. Ma il mondo vive e cresce grazie alla forza di Dio che questi suoi servitori attirano con la loro preghiera. Sono una catena per nulla chiassosa, che raramente balza agli onori della cronaca, eppure è tanto importante per restituire fiducia al mondo! Ricordo la storia di un uomo: un capo di governo, importante, non di questo tempo, dei tempi passati. Un ateo che non aveva senso religioso nel cuore, ma da bambino sentiva la nonna che pregava, e ciò è rimasto nel suo cuore. E in un momento difficile della sua vita, quel ricordo è tornato al suo cuore e diceva: “Ma la nonna pregava …”. Incominciò così a pregare con le formule della nonna e lì ha trovato Gesù. La preghiera è una catena di vita, sempre: tanti uomini e donne che pregano, seminano vita. La preghiera semina vita, la piccola preghiera: per questo è tanto importante insegnare ai bambini a pregare. A me dà dolore quando trovo bambini che non sanno fare il segno della croce. Bisogna insegnare loro a fare bene il segno della croce, perché è la prima preghiera. È importante che i bambini imparino a pregare. Poi, forse, si potranno dimenticare, prendere un altro cammino; ma le prime preghiere imparate da bambino rimangono nel cuore, perché sono un seme di vita, il seme del dialogo con Dio.
Il cammino di Dio nella storia di Dio è transitato attraverso di loro: è passato per un “resto” dell’umanità che non si è uniformato alla legge del più forte, ma ha chiesto a Dio di compiere i suoi miracoli, e soprattutto di trasformare il nostro cuore di pietra in cuore di carne (cfr Ez 36,26). E questo aiuta la preghiera: perché la preghiera apre la porta a Dio, trasformando il nostro cuore tante volte di pietra, in un cuore umano. E ci vuole tanta umanità, e con l’umanità si prega bene.

Publié dans:PAPA FRANCESCO CATECHESI |on 28 mai, 2020 |Pas de commentaires »

Ascensione del Signore

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Publié dans:immagini sacre |on 22 mai, 2020 |Pas de commentaires »

OMELIA (24-05-2020) ASCENSIONE

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OMELIA (24-05-2020)

padre Ermes Ronchi

Ascensione, Dio con noi fino alla fine del mondo

I discepoli sono tornati in Galilea, su quel monte che conoscevano bene. Quando lo videro, si prostrarono. Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti soltanto undici uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne coraggiose e fedeli. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto. E ci sono tutti all’appuntamento sull’ultima montagna. Questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito. Adesso sa che nessuno di quegli uomini e di quelle donne lo dimenticherà. Essi però dubitarono…
Gesù compie un atto di enorme, illogica fiducia in persone che dubitano ancora. Non rimane ancora un po’, per spiegare meglio, per chiarire i punti oscuri. Ma affida il suo messaggio a gente che dubita ancora. Non esiste fede vera senza dubbi. I dubbi sono come i poveri, li avremo sempre con noi. Ma se li interroghi con coraggio, da apparenti nemici diverranno dei difensori della fede, la proteggeranno dall’assalto delle risposte superficiali e delle frasi fatte. Gesù affida il mondo sognato alla fragilità degli Undici, e non all’intelligenza di primi della classe; affida la verità ai dubitanti, chiama i claudicanti ad andare fino agli estremi della terra, ha fede in noi che non abbiamo fede salda in lui. A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra…
Andate dunque. Quel dunque è bellissimo: dunque il mio potere è vostro; dunque ogni cosa mia e anche vostra: dunque sono io quello che vive in voi e vi incalza. Dunque, andate. Fate discepoli tutti i popoli… Con quale scopo? Arruolare devoti, rinforzare le fila? No, ma per un contagio, un’epidemia di vita e di nascite. E poi le ultime parole, il testamento: Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Con voi, sempre, mai soli. Cosa sia l’Ascensione lo capiamo da queste parole. Gesù non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo, ma si è fatto più vicino di prima. Se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro. Non è andato al di là delle nubi, ma al di là delle forme. È asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme verso l’alto come forza ascensionale verso più luminosa vita: «Il Risorto avvolge misteriosamente le creature e le orienta a un destino di pienezza. Gli stessi fiori del campo e gli uccelli che egli contemplò ammirato con i suoi occhi umani, ora sono pieni della sua presenza luminosa» (Laudato si’, 100).
Chi sa sentire e godere questo mistero, cammina sulla terra come dentro un tabernacolo, dentro un battesimo infinito.

Atene, Cappella Ortodossa

cappella ortodossa in aereoporto con icone

Publié dans:immagini sacre |on 21 mai, 2020 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE – Catechesi: Il mistero della Creazione

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PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE – Catechesi: Il mistero della Creazione

Biblioteca del Palazzo Apostolico
Mercoledì, 20 maggio 2020

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Proseguiamo la catechesi sulla preghiera, meditando sul mistero della Creazione. La vita, il semplice fatto che esistiamo, apre il cuore dell’uomo alla preghiera.
La prima pagina della Bibbia assomiglia ad un grande inno di ringraziamento. Il racconto della Creazione è ritmato da ritornelli, dove viene continuamente ribadita la bontà e la bellezza di ogni cosa che esiste. Dio, con la sua parola, chiama alla vita, ed ogni cosa accede all’esistenza. Con la parola, separa la luce dalle tenebre, alterna il giorno e la notte, avvicenda le stagioni, apre una tavolozza di colori con la varietà delle piante e degli animali. In questa foresta straripante che rapidamente sconfigge il caos, per ultimo appare l’uomo. E questa apparizione provoca un eccesso di esultanza che amplifica la soddisfazione e la gioia: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). Cosa buona, ma anche bella: si vede la bellezza di tutto il Creato!
La bellezza e il mistero della Creazione generano nel cuore dell’uomo il primo moto che suscita la preghiera (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2566). Così recita il Salmo ottavo, che abbiamo sentito all’inizio: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (vv. 4-5). L’orante contempla il mistero dell’esistenza intorno a sé, vede il cielo stellato che lo sovrasta – e che l’astrofisica ci mostra oggi in tutta la sua immensità – e si domanda quale disegno d’amore dev’esserci dietro un’opera così poderosa!… E, in questa sconfinata vastità, che cosa è l’uomo? “Quasi un nulla”, dice un altro Salmo (cfr 89,48): un essere che nasce, un essere che muore, una creatura fragilissima. Eppure, in tutto l’universo, l’essere umano è l’unica creatura consapevole di tanta profusione di bellezza. Un essere piccolo che nasce, muore, oggi c’è e domani non c’è, è l’unico consapevole di questa bellezza. Noi siamo consapevoli di questa bellezza!
La preghiera dell’uomo è strettamente legata con il sentimento dello stupore. La grandezza dell’uomo è infinitesimale se rapportata alle dimensioni dell’universo. Le sue più grandi conquiste sembrano ben poca cosa… Però l’uomo non è nulla. Nella preghiera si afferma prepotente un sentimento di misericordia. Niente esiste per caso: il segreto dell’universo sta in uno sguardo benevolo che qualcuno incrocia nei nostri occhi. Il Salmo afferma che siamo fatti poco meno di un Dio, di gloria e di onore siamo coronati (cfr 8,6). La relazione con Dio è la grandezza dell’uomo: la sua intronizzazione. Per natura siamo quasi nulla, piccoli ma per vocazione, per chiamata siamo i figli del grande Re!
È un’esperienza che molti di noi hanno fatto. Se la vicenda della vita, con tutte le sue amarezze, rischia talvolta di soffocare in noi il dono della preghiera, basta la contemplazione di un cielo stellato, di un tramonto, di un fiore…, per riaccendere la scintilla del ringraziamento. Questa esperienza è forse alla base della prima pagina della Bibbia.
Quando viene redatto il grande racconto biblico della Creazione, il popolo d’Israele non sta attraversando dei giorni felici. Una potenza nemica aveva occupato la terra; molti erano stati deportati, e ora si trovavano schiavi in Mesopotamia. Non c’era più patria, né tempio, né vita sociale e religiosa, nulla.
Eppure, proprio partendo dal grande racconto della Creazione, qualcuno comincia a ritrovare motivi di ringraziamento, a lodare Dio per l’esistenza. La preghiera è la prima forza della speranza. Tu preghi e la speranza cresce, va avanti. Io direi che la preghiera apre la porta alla speranza. La speranza c’è, ma con la mia preghiera apro la porta. Perché gli uomini di preghiera custodiscono le verità basilari; sono quelli che ripetono, anzitutto a sé stessi e poi a tutti gli altri, che questa vita, nonostante tutte le sue fatiche e le sue prove, nonostante i suoi giorni difficili, è colma di una grazia per cui meravigliarsi. E in quanto tale va sempre difesa e protetta.
Gli uomini e le donne che pregano sanno che la speranza è più forte dello scoraggiamento. Credono che l’amore è più potente della morte, e che di certo un giorno trionferà, anche se in tempi e modi che noi non conosciamo. Gli uomini e le donne di preghiera portano riflessi sul volto bagliori di luce: perché, anche nei giorni più bui, il sole non smette di illuminarli. La preghiera ti illumina: ti illumina l’anima, ti illumina il cuore e ti illumina il viso. Anche nei tempi più bui, anche nei tempi di maggior dolore.
Tutti siamo portatori di gioia. Avete pensato questo? Che tu sei un portatore di gioia? O tu preferisci portare notizie brutte, cose che rattristano? Tutti siamo capaci di portare gioia. Questa vita è il dono che Dio ci ha fatto: ed è troppo breve per consumarla nella tristezza, nell’amarezza. Lodiamo Dio, contenti semplicemente di esistere. Guardiamo l’universo, guardiamo le bellezze e guardiamo anche le nostre croci e diciamo: “Ma, tu esisti, tu ci hai fatto così, per te”. È necessario sentire quella inquietudine del cuore che porta a ringraziare e a lodare Dio. Siamo i figli del grande Re, del Creatore, capaci di leggere la sua firma in tutto il creato; quel creato che oggi noi non custodiamo, ma in quel creato c’è la firma di Dio che lo ha fatto per amore. Il Signore ci faccia capire sempre più profondamente questo e ci porti a dire “grazie”: e quel “grazie” è una bella preghiera.

 

Publié dans:PAPA FRANCESCO CATECHESI |on 21 mai, 2020 |Pas de commentaires »

il Paraclito

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Publié dans:immagini sacre |on 15 mai, 2020 |Pas de commentaires »

OMELIA (17-05-2020) – L’AMORE CAMBIA LA STORIA

http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/48965.html

OMELIA (17-05-2020) – L’AMORE CAMBIA LA STORIA

Paolo De Martino

E’ l’ultima cena.
Il leader, il capofamiglia, se ne va e i dodici si chiedono se da soli ce la faranno.
Tutti noi abbiamo bisogno di padri, di maestri, di riferimenti, di leggi, di regole chiare e precise.
Ma lo scopo di un maestro è di fare dei suoi discepoli degli altri maestri.
Chi ama ti vuole fare adulto, maturo, anche se questo ti portasse lontano da lui.
Non si può essere sempre discepoli, ciascuno deve diventare maestro della propria vita.
Gesù invita i suoi ad avere un amore forte verso la sua persona: «se mi amate» per evitare di amare un’ideologia, un coacervo di leggi, di norme, di precetti.
Dio non è un’idea, per quanto sublime, è una persona!
È essere capace di relazione.
Il rischio è sempre quello di pensare al rapporto con la divinità come ad un rapporto con la religione, con dei concetti, delle idee.
La chiesa non dovrebbe tanto dare un Dio già fatto, solo da credere, già confezionato, ma dovrebbe insegnare a scoprirlo, a cercarlo, a trovarlo, perché chi trova Dio, il vero Dio, non lo lascia più.
Il Cristianesimo non ti dà la verità, ma ti insegna a vederla, se lo vuoi.
Il Cristianesimo non ti dà Dio, ma ti insegna a cercarlo e per questo delude molti.
Il Cristianesimo non ti da le regole di vita, ma ti invita a vivere.
Il maestro non è colui che ti guida, bensì colui che ti aiuta a scoprire te stesso, la realtà e a incontrare Dio. Perché Dio c’è già dentro di noi, dobbiamo essere aiutati a scoprirlo.
?Fra un poco non mi vedrete più. Ma voi mi vedrete perché io vivo, vivo in voi e voi vivrete?.
Gesù, cioè, sentiva che gli apostoli gli volevano bene.
Anche se erano uomini pieni di paura, gretti, però gli volevano bene, e questo bastava.
Gesù sentiva che la sua vita li affascinava, che erano innamorati, anche se impauriti.
Ci sono delle cose che sono con noi per sempre.
Chi ci ha amato per davvero, rimarrà per sempre con noi, vivrà in noi.
Chi ci ha guarito dalle nostre catene, rimarrà per sempre con noi.
Chi ci ha appassionato il cuore, rimarrà per sempre con noi.
Queste persone, questi fatti neppure la morte ce li toglierà.
La preghiera – in questo contesto – non sarà più un tributo dovuto a Dio per farlo contento, ma la disponibilità concessa a Dio di entrare in relazione con me.
Gesù sta dicendo: ?Se amandomi, mi permettete di amarvi, allora osserverete i miei comandamenti?.
A questo punto nasce una domanda: Gesù ci ha lasciato dei comandamenti?
Sì, uno solo, quello dell’amore: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 13, 34).
Perché si parla di comandamenti (plurale) se in realtà ce ne ha lasciato uno solo?
Semplicemente perché nel nostro quotidiano noi dobbiamo declinare questo amore in mille rivoli diversi; noi riceviamo la fonte dell’amore ma poi questo amore va vissuto a seconda delle situazioni in cui ci troviamo, delle persone che incontriamo, delle scelte che facciamo, delle parole che diciamo.
Il comandamento dell’amore si traduce in comandamenti dell’amore.
La parola comandamento ci crea sempre un po’ di problemi…
Stiamo attenti, Gesù non ha detto: ?Vi comando di amarvi?, ma ?Vi do un comandamento?, quello dell’amore. Ciò che ci viene comandato di vivere, ci viene prima donato, è un dono!
Siamo prima amati!
A volte si prova invidia per i discepoli che hanno vissuto con Gesù, l’hanno visto, gli son stati accanto, ma in realtà siamo più fortunati noi.
Loro lo avevano a fianco, noi lo abbiamo dentro.
Loro hanno vissuto il Dio con noi, noi viviamo grazie allo Spirito, il Dio in noi.
Possiamo vedere il Signore, questa è la promessa.
Tranquilli, amici, non stiamo parlando di apparizioni, ma della possibilità che ci è data di entrare in quella dimensione che è lo spirito,, la dimensione più profonda e autentica di noi stessi
Viviamo tempi difficili, inutile negarlo. Difficili umanamente, difficili cristianamente.
Il futuro è denso di nubi scure e il rischio di vedere sempre e solo il negativo rischia di contagiare anche i cristiani più virtuosi.
Gesù è chiaro: il mondo non lo vede presente, parla di lui come di un grande personaggio del passato, come di un simpatico profeta finito male ma i discepoli, continuano a vederlo, lo riconoscono, lo annunciano, lo ascoltano, lo pregano.
Il primo dono che Gesù promette ai discepoli intimoriti è il Paraclito, cioè il Consolatore.
Il Paraclito, mi assicura che metterà nella mia strada delle consolazioni, cioè metterà qualcuno che ha la mia stessa sensibilità, qualcuno che mi aiuterà, qualcuno che mi difenderà, qualcuno che mi proteggerà, qualcuno che entrerà nel mio mondo con rispetto e che lo capirà.
Dio ci consola mettendo nel nostro cammino dei suoi angeli, persone che ci aiutano, che condividono la strada, la passione, che ci aiutano.
Lui non c’è più, ma ci sono i suoi angeli.
Se tu ti fidi di questo, in alcuni giorni ti sentirai solo, ma non sarai mai solo.
Consolatore vuol dire proprio: stare con chi è solo.
Allora: guardati attorno! Dio non c’è, ma si nasconde sotto altri nomi.
Lo riconosci? Lo vedi? Chi sono i tuoi angeli?.
Di questo abbiamo bisogno, urgente: di un aiuto che ci aiuti a leggere la grande storia e la nostra storia personale alla luce della fede.
Se è davvero così, allora, la difficoltà può diventare straordinaria opportunità, occasione di annuncio, ragione di conversione.
Ne sa qualcosa Filippo che, a causa della persecuzione che si è scatenata contro la primitiva comunità, è fuggito e si ritrova in Samaria, la terra abbandonata, la terra eretica.
La fuga diventa luogo per l’annuncio e conversione di nuovi discepoli.
Se anche noi, nell’attuale complessa situazione storica, la smettessimo di lamentarci, e ricominciassimo semplicemente a fare la Chiesa, cioè ad annunciare nella gioia Gesù Cristo, semplificando il proprio linguaggio, alleggerendo le nostre strutture, forse potremmo fare la stessa esperienza che ha fatto Filippo.
Ad una condizione, come ammonisce Gesù: restare fedeli al comandamento dell’amore, ad ogni costo.
Solo il comandamento dell’amore, in questi tempi, è in grado di perforare la spessa corazza anticristiana che abita la nostra società fintamente cristiana.
La bella notizia di questa Domenica? Lui vive e noi viviamo! Questo rende conto della mia speranza. Io appartengo a un Dio vivo e Lui a me e queste parole ci fanno dolce compagnia

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