BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) (12/01/2020)

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BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A) (12/01/2020)

Un singolare Battesimo al fiume Giordano
padre Antonio Rungi

Oggi, seconda domenica dell’anno 2020, celebriamo la festa del battesimo di Gesù al Giordano. Si tratta di un singolare e speciale battesimo, rispetto a tutti coloro che si facevano battezzare da Giovanni Battista con le acque purificatrici di questo fiume della Palestina.
L’evangelista Matteo nel breve brano della descrizione del celebre fatto biblico ci dice che “Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”. Gesù quindi si mise in cammino per assolvere al rito del battesimo praticato da Giovanni, suo precursore e cugino.
Cosa successe quando Gesù si presentò come tutti gli altri uomini da Giovanni per questo rito di immersione?
“Giovanni voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?».
Come è facile capire, Giovanni sa benissimo chi era Gesù e ne fa risaltare la sua missione tra noi.
Nonostante questa resistenza da parte di Giovanni, Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». E Giovanni, silenziosamente, obbedisce silenziosamente alle parole di Gesù, che gli ricorda l’obbedienza che entrambi devono fare alla missione ricevuta: entrambi devono “adempiere ogni giustizia”, cioè corrispondere puntualmente alla volontà di Dio.
Nel testo del vangelo Matteo, Gesù parla per la prima volta ed usa tale espressione di importanza capitale, in quanto definisce la sua missione: Gesù deve compiere, realizzare come Giovanni e insieme a lui, ciò che è giusto, ciò che corrisponde alla volontà di Dio al punto tale che salirà il Calvario.
Dal canto suo Giovanni, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo profeta del Nuovo, lascia a Gesù ogni decisione, lascia fare a Gesù: egli sa di dover solo predisporre tutto affinché la volontà di Dio, ormai espressa autorevolmente da Gesù, si compia.
Gesù viene dunque immerso da Giovanni nel Giordano, e mentre esce dalle acque dopo essersi identificato con l’umanità peccatrice, ecco giungere su di lui, proprio allora, la parola definitiva di Dio.
Si aprono i cieli, cioè avviene una comunicazione tra mondo celeste e mondo terrestre, tra Dio e la terra; lo Spirito santo scende dai cieli come una colomba, dolcemente, su di lui; e una voce proclama: “Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho posto tutta la mia gioia”.
Questa dichiarazione della voce di Dio venuta dall’alto è una rivelazione della divinità del Cristo, del suo essere il Messia regale; ma Gesù è anche il Figlio amato dal Padre e il Servo nel quale il Signore si compiace totalmente, cioè Dio si manifesta totalmente come Trinità.
Al riguardo commenta Cirillo di Gerusalemme: “Perché ci sia l’Unto, il Cristo, occorre qualcuno che lo unga, e questi è il Padre, e qualcuno che sia unzione, e questi è lo Spirito santo”.
Questa teofania e manifestazione di Cristo quale Figlio di Dio è ricca di significato: come sulle acque primordiali, nell’in-principio della creazione, aleggiava lo Spirito di Dio (cf. Gen 1,2), così sulle acque del Giordano scende lo Spirito, inaugurando la nuova creazione nel nuovo Adamo, Gesù Cristo.
E la parola di Dio dice la sua identità di Figlio di Dio stesso, Figlio unico e amatissimo, Figlio di cui Dio, vedendo lo stile da lui assunto e le azioni da lui compiute, come quel battesimo, può attestare: “Io mi rallegro di te, sei amatissimo da me, mi compiaccio di te, per come vivi e agisci, in piena conformità alla mia volontà”.
Anche il brano del profeta Isaìa, prima lettura di oggi, fa riferimento al compiacimento che Dio ha nei confronti del suo servo fedele e che Egli benedice e consacra nella sua missione di portare la giustizia tra le nazioni, mediante uno stile di vita mite, paziente ed umile, non aggressivo, violento o parolaio di turno. Sarà un singolare soggetto operativo di giustizia, pace e che aprirà gli occhi ai ciechi spirituali, morali e culturali di ogni tempo non non vogliono vedere, sapere ed agire per il bene del popolo santo di Dio e dell’umanità; mentre l’atteso messia, cioè Cristo Signore, farà esattamente ciò che Gli è richiesto in obbedienza al padre, a punto tale da sacrificarsi per noi sulla croce, più che sacrificare gli altri e fare guerra a tutti, in segno di vendetta e ritorsione.
Nel brano degli Atti degli Apostoli sale letteralmente in cattedra Pietro, dopo la risurrezione di Cristo e con il coraggio che gli viene dal Signore, in cui crede fermamente, afferma principi teologici e dottrinali indiscutibili. Infatti lo stesso Pietro si è reso “conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”. La universalità della salvezza apporta da Cristo su questa terra è ormai un dato acquisito presso i discepoli e loro operano apostolicamente in questa direzione, ripercorrendo lo stesso itinerario missionario del Figlio di Dio. Ricorda che questa è la Parola che Dio ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti”. Fare memoria del vissuto di Cristo per impegnare la Chiesa sul versante dalla conversione e del rinnovamento è l’intento principale di Pietro, come viene ricordato nel brano di oggi: “Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui». La riaffermazione di Cristo quale salvatore del mondo è un impegno apostolico e missionario di tutti i discepoli del Signore che avevano pienamente aderito a Cristo dopo la sua risurrezione.

A conclusione di questa riflessione facciamo nostre le parole di Dio poste all’inizio di ogni vangelo sinottico. Sono parole che riguardano ciascuno di noi, e che ognuno dovrebbe sentirle rivolte a sé: Dio mi dice che sono suo figlio, che sono da lui amatissimo. Ciascuno di noi dovrebbe sperare che Dio gli possa dire: “Di te mi compiaccio, di te mi rallegro!”, ma forse, conoscendo le nostre rivolte verso Dio, i nostri peccati, non riusciamo a crederlo possibile. Noi esitiamo, eppure dovremmo esserne convinti: queste sono le parole che Dio vorrebbe dirci e che ci dirà se speriamo in lui, non in noi, nella sua misericordia, non nelle nostre giustificazioni.

 

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