BENEDETTO XVI E LA BELLEZZA

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BENEDETTO XVI E LA BELLEZZA

Sua Santità Benedetto XVI
Il riferimento alla bellezza è pressoché costante nel Magistero di Benedetto XVI, come, d’altra parte, era stato spesso evocato negli interventi e negli scritti del Cardinal Ratzinger.
Quand’era ancora Cardinale, infatti, aveva sviluppato la tematica in diversi interventi, tra cui spicca quello al Messaggio al Meeting di Rimini del 2002[1], in cui, commentando il Salmo 44, riflette sul rapporto tra bellezza e verità affermando: “La bellezza è certamente conoscenza, una forma superiore di conoscenza poiché colpisce l’uomo con tutta la grandezza della verità… La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo… L’essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e più profonda della mera deduzione razionale”. La riflessione sulla bellezza si ritrova, poi, particolarmente negli interventi e negli scritti riguardanti la liturgia.
Eletto Pontefice, già nell’Omelia pronunciata nella celebrazione per l’inizio del Ministero Petrino, il 24 aprile del 2005 [2], Benedetto XVI si rivolge alla Chiesa e al mondo intero, e soprattutto ai giovani, con un appello forte e accorato, in cui coniuga due termini che ricorrono continuamente nel suo Magistero: bellezza e amicizia, i quali hanno come termine ultimo e di confronto definitivo Cristo stesso: “Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui… Solo in quell’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quell’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera”.
Il 28 giugno 2005 il Papa presenta il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica ritornando sull’argomento: “Immagine e parola s’illuminano così a vicenda. L’arte «parla» sempre, almeno implicitamente, del divino, della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza: Cristo Signore, Immagine del Dio invisibile. Le immagini sacre, con la loro bellezza, sono anch’esse annuncio evangelico ed esprimono lo splendore della verità cattolica, mostrando la suprema armonia tra il buono e il bello, tra la via veritatis e la via pulchritudinis”[3].
Nell’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis, del 22 febbraio 2007, il Santo Padre evidenzia il rapporto essenziale e necessario tra bellezza e liturgia nella celebrazione dei Divini Misteri: “La liturgia … ha un intrinseco legame con la bellezza: è veritatis splendor… La bellezza, pertanto, non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo”[4].
Il legame tra bellezza e verità viene quindi proposto nel Messaggio rivoltomi da Sua Santità il 24 novembre 2008, in occasione della XIII Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, sul tema “Universalità delle bellezza: estetica ed etica a confronto”[5].
Ma è soprattutto nel memorabile Discorso rivolto, il 21 novembre 2009, agli Artisti radunati nella Cappella Sistina, appartenenti a tutte le arti e provenienti da tutto il mondo, che Benedetto XVI tratta ampiamente il tema della bellezza[6]. Rievocando l’incontro di Paolo VI con gli artisti (7 maggio 1964), e ricordando il decennale della Lettera agli Artisti di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha proposto una approfondita riflessione sulla bellezza e sul suo rapporto con l’esperienza di fede: “La bellezza… proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito, può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio. L’arte, in tutte le sue espressioni, nel momento in cui si confronta con i grandi interrogativi dell’esistenza, con i temi fondamentali da cui deriva il senso del vivere, può assumere una valenza religiosa e trasformarsi in un percorso di profonda riflessione interiore e di spiritualità… Si parla, in proposito, di una via pulchritudinis, una via della bellezza che costituisce al tempo stesso un percorso artistico, estetico, e un itinerario di fede, di ricerca teologica”.
E con un accorato appello rivolto agli artisti affinché percorrano, insieme ai credenti, la via della bellezza, si conclude il Discorso: “Voi siete custodi della bellezza… Siate perciò grati dei doni ricevuti e pienamente consapevoli della grande responsabilità di comunicare la bellezza, di far comunicare nella bellezza e attraverso la bellezza! Siate anche voi, attraverso la vostra arte, annunciatori e testimoni di speranza per l’umanità! E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi, come voi, si sente pellegrino nel mondo e nella storia verso la Bellezza infinita! La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente”.

[1] Ripreso in J. Ratzinger, La bellezza. La Chiesa, LEV-Itaca, Roma-Castel Bolognese 2005, 11-26.
[2] Insegnamenti di Benedetto XVI I, 2005, 20-26.
[3] Insegnamenti di Benedetto XVI I, 2005, 283-287.
[4] Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis, n. 35. Cfr. anche il n. 41.
[5] Messaggio a Mons. G. Ravasi, in L’Osservatore Romano, 26 novembre 2008, pag. 5.
[6] Discorso agli Artisti, Cappella Sistina, 21 novembre 2009, in L’Osservatore Romano, 22 novembre 2009, pag.

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