I DOMENICA DI AVVENTO (C) LECTIO

https://combonianum.org/2018/11/29/i-domenica-di-avvento-c-lectio/

I DOMENICA DI AVVENTO (C) LECTIO

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.35-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Alzate il capo e contemplate
Inizia con questa domenica il tempo di Avvento, il tempo in cui rinnoviamo la nostra attesa, ma anche ridestiamo e affiniamo i nostri sensi per cogliere i segni della venuta e della presenza del Signore. La speranza del ritorno del Signore determina l’essere del cristiano e della chiesa, fa stare in un certo modo nella storia e nello spazio. L’avvento ci mette in cammino e dobbiamo alleggerirci di ciò che è d’intralcio in questa corsa. Si tratta di ridestarsi da uno stato di dissipazione e distrazione per ritrovare l’orientamento verso il Signore che viene.
A questo movimento interiore è chiamata anche tutta la comunità cristiana a ritrovare una unificazione: la comunità ritrova unità e orientamento nel convertirsi insieme verso il Signore che viene, non altrove. Il tempo liturgico dell’avvento però non ha una connotazione penitenziale come la quaresima, ma la gioia è la sua colorazione, la sua nota dominante. Il felice annuncio della venuta del Signore suscita una vigile corsa nella comunità cristiana e nella vita del discepolo.
” …risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Il cristiano nel giorno del giudizio è rappresentato non prostrato a terra, in adorazione del sovrano che torna avvolto di gloria e splendore, né schiacciato da insicurezza e paura dinanzi al padrone di casa. È uno eretto, nella postura dell’umano liberato e libero che guarda Gesù negli occhi, da fratello, amico, senza paura. Una posizione eretta. Questa immagine dello stare in piedi parla di una liberazione dalle schiavitù che ci fanno stare col capo chinato per entrare in una relazione ben precisa con chi ci vuole guardare negli occhi.
All’interno della relazione di fede in Gesù, della sequela dietro lui, il cristiano è chiamato a crescere nella propria soggettività umana, nel dare forma umana al suo essere uomo, vivendo da persona che “sta in piedi”, risorta e responsabile della vita che gli è data. L’attesa di Colui che viene è l’apprendistato e l’esperienza di questa libertà. Il cristiano dopo una lunga vigilia nella preghiera può accogliere in piedi e a testa alta il Figlio dell’uomo la cui venuta segna la fine di tutte le prove che avrà dovuto patire. La condotta del cristiano non è ispirata dalla paura ma dalla speranza che sa cogliere una parola, una relazione di salvezza dentro ai drammi della vita.
Si parla di raddrizzarsi, di alzare il capo e di stare in piedi; si dice di fare attenzione a sé, di non dormire, di pregare. La finalità dello stare attenti a sé è la resistenza allo stordimento interiore e alla perdita di consapevolezza del tempo che si vive, quindi la lotta contro la dissipazione, distrazione, frammentazione; il non dormire mediante la preghiera ha come finalità di sfuggire a quel che sta per accadere, il che non vuol dire restare al di fuori degli sconvolgimenti storici e cosmici, ma sottrarsi alla perdita d’orientamento che non ci permette di ritrovare il Signore che regna sul nostro oggi sul nostro futuro.
“ State attenti a voi stessi”.
Il movimento di “attenzione verso di sé” chiede da un lato di imparare ad ascoltare, quella che Francesco e Chiara chiamano, la “divina ispirazione”; dall’altro lato chiede di imparare a discernere ciò che nel cuore si oppone alla Scrittura, al Vangelo. Così il movimento di rivolgersi a sé, per vedere cosa c’è in noi, è finalizzato al movimento di rivolgersi a Dio che parla perché l’ascolto richiede la consapevolezza di sé. Questo è il primo movimento per tornare a essere responsabili della propria vita. È la premessa perché io decida di fare qualcosa di me sapendo che l’unico potere che ho è quello su me stesso.
C’è un lavoro da fare dentro di noi per risvegliare l’attesa del Signore che viene, impedendo che i cuori si appesantiscano. La dissipazione serve per rimanere tranquilli nella falsità: presi da mille cose non si vede più la realtà nella sua verità anche di pericolo. C’è un affanno nella vita che distoglie il credente dal far maturare, crescere in sé il s
“Vigilate in ogni momento pregando”
La vigilanza si lega alla preghiera come modalità per abitare il tempo nell’attesa, come modalità per riscattare il tempo dalla sua insensatezza. La vigilanza nella preghiera è lotta, esercizio di lucidità su di sé e sulla storia contro la tentazione dell’intontimento e dell’istupidimento, come azione del pensare la propria esistenza con i pensieri di Dio in Cristo. La lucidità su di sé va vissuta nel contempo imparando a guardare sé e gli altri con lo sguardo del Padre in Gesù.
Vivendo alla presenza del Signore nell’oggi, sapendo che in ogni momento ci viene incontro, ci prepariamo a incontrarlo alla sua venuta. Il cammino di alleggerimento richiesto da una vigile corsa richiede allora di restaurare uno spazio vuoto in ciascuno di noi e nella comunità da tutte quelle realtà che lo occupano in maniera abusiva e ci distraggono dall’essenziale, perché ci sia un vuoto in cui può risuonare e farci suoi il Signore che viene.

 

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