Archive pour novembre, 2018

La Parusia

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Publié dans:immagini sacre |on 30 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

I DOMENICA DI AVVENTO (C) LECTIO

https://combonianum.org/2018/11/29/i-domenica-di-avvento-c-lectio/

I DOMENICA DI AVVENTO (C) LECTIO

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.35-36)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Alzate il capo e contemplate
Inizia con questa domenica il tempo di Avvento, il tempo in cui rinnoviamo la nostra attesa, ma anche ridestiamo e affiniamo i nostri sensi per cogliere i segni della venuta e della presenza del Signore. La speranza del ritorno del Signore determina l’essere del cristiano e della chiesa, fa stare in un certo modo nella storia e nello spazio. L’avvento ci mette in cammino e dobbiamo alleggerirci di ciò che è d’intralcio in questa corsa. Si tratta di ridestarsi da uno stato di dissipazione e distrazione per ritrovare l’orientamento verso il Signore che viene.
A questo movimento interiore è chiamata anche tutta la comunità cristiana a ritrovare una unificazione: la comunità ritrova unità e orientamento nel convertirsi insieme verso il Signore che viene, non altrove. Il tempo liturgico dell’avvento però non ha una connotazione penitenziale come la quaresima, ma la gioia è la sua colorazione, la sua nota dominante. Il felice annuncio della venuta del Signore suscita una vigile corsa nella comunità cristiana e nella vita del discepolo.
” …risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Il cristiano nel giorno del giudizio è rappresentato non prostrato a terra, in adorazione del sovrano che torna avvolto di gloria e splendore, né schiacciato da insicurezza e paura dinanzi al padrone di casa. È uno eretto, nella postura dell’umano liberato e libero che guarda Gesù negli occhi, da fratello, amico, senza paura. Una posizione eretta. Questa immagine dello stare in piedi parla di una liberazione dalle schiavitù che ci fanno stare col capo chinato per entrare in una relazione ben precisa con chi ci vuole guardare negli occhi.
All’interno della relazione di fede in Gesù, della sequela dietro lui, il cristiano è chiamato a crescere nella propria soggettività umana, nel dare forma umana al suo essere uomo, vivendo da persona che “sta in piedi”, risorta e responsabile della vita che gli è data. L’attesa di Colui che viene è l’apprendistato e l’esperienza di questa libertà. Il cristiano dopo una lunga vigilia nella preghiera può accogliere in piedi e a testa alta il Figlio dell’uomo la cui venuta segna la fine di tutte le prove che avrà dovuto patire. La condotta del cristiano non è ispirata dalla paura ma dalla speranza che sa cogliere una parola, una relazione di salvezza dentro ai drammi della vita.
Si parla di raddrizzarsi, di alzare il capo e di stare in piedi; si dice di fare attenzione a sé, di non dormire, di pregare. La finalità dello stare attenti a sé è la resistenza allo stordimento interiore e alla perdita di consapevolezza del tempo che si vive, quindi la lotta contro la dissipazione, distrazione, frammentazione; il non dormire mediante la preghiera ha come finalità di sfuggire a quel che sta per accadere, il che non vuol dire restare al di fuori degli sconvolgimenti storici e cosmici, ma sottrarsi alla perdita d’orientamento che non ci permette di ritrovare il Signore che regna sul nostro oggi sul nostro futuro.
“ State attenti a voi stessi”.
Il movimento di “attenzione verso di sé” chiede da un lato di imparare ad ascoltare, quella che Francesco e Chiara chiamano, la “divina ispirazione”; dall’altro lato chiede di imparare a discernere ciò che nel cuore si oppone alla Scrittura, al Vangelo. Così il movimento di rivolgersi a sé, per vedere cosa c’è in noi, è finalizzato al movimento di rivolgersi a Dio che parla perché l’ascolto richiede la consapevolezza di sé. Questo è il primo movimento per tornare a essere responsabili della propria vita. È la premessa perché io decida di fare qualcosa di me sapendo che l’unico potere che ho è quello su me stesso.
C’è un lavoro da fare dentro di noi per risvegliare l’attesa del Signore che viene, impedendo che i cuori si appesantiscano. La dissipazione serve per rimanere tranquilli nella falsità: presi da mille cose non si vede più la realtà nella sua verità anche di pericolo. C’è un affanno nella vita che distoglie il credente dal far maturare, crescere in sé il s
“Vigilate in ogni momento pregando”
La vigilanza si lega alla preghiera come modalità per abitare il tempo nell’attesa, come modalità per riscattare il tempo dalla sua insensatezza. La vigilanza nella preghiera è lotta, esercizio di lucidità su di sé e sulla storia contro la tentazione dell’intontimento e dell’istupidimento, come azione del pensare la propria esistenza con i pensieri di Dio in Cristo. La lucidità su di sé va vissuta nel contempo imparando a guardare sé e gli altri con lo sguardo del Padre in Gesù.
Vivendo alla presenza del Signore nell’oggi, sapendo che in ogni momento ci viene incontro, ci prepariamo a incontrarlo alla sua venuta. Il cammino di alleggerimento richiesto da una vigile corsa richiede allora di restaurare uno spazio vuoto in ciascuno di noi e nella comunità da tutte quelle realtà che lo occupano in maniera abusiva e ci distraggono dall’essenziale, perché ci sia un vuoto in cui può risuonare e farci suoi il Signore che viene.

 

Padre e Figlio

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Publié dans:immagini sacre |on 29 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

GERUSALEMME PELLEGRINI, TRA GERMOGLI E PIETRE VIVE

https://it.clonline.org/news/attualit%C3%A0/2009/01/21/gerusalemme-pellegrini-tra-germogli-e-pietre-vive

GERUSALEMME PELLEGRINI, TRA GERMOGLI E PIETRE VIVE

La guerra non ferma i pellegrinaggi nei luoghi santi in Medio Oriente. Ecco il racconto del viaggio di un piccolo gruppo partito da Milano
Emmanuele Michela21.01.2009

Anche nel deserto può spuntare un germoglio. Anche nel posto in questo momento più arido e ostile, il Medio Oriente, qualcosa continua a muoversi. È quanto ci racconta don Mario Garavaglia, di Milano, che ha appena accompagnato una cinquantina di pellegrini per un viaggio in Terra Santa.
«Lo scopo del pellegrinaggio era duplice: vedere i luoghi del cristianesimo e conoscere chi vive adesso la fede cristiana in quelle terre».
Don Mario spiega in che modo è nato il viaggio, per iniziativa di alcune coppie, che poi l’hanno proposto ad altri amici: «L’idea del pellegrinaggio era talmente sentita che altri amici si sono offerti di curare i loro figli per quei giorni. Siamo partiti perché ci interessava vedere quei posti, quelle pietre che sembrano morte ma che, alla luce della nostra esperienza, sono il primo segno di una vita: per questo abbiamo cercato un alloggio anche umile, purché fosse all’interno della città di Gerusalemme, così da poter andare più volte possibile presso il Santo Sepolcro».
Pietre vive, quindi, a testimoniare una storia ed una vita, sia per chi viene da lontano per vederle, sia per chi in quelle terre ci abita: è stato con alcuni di loro che il pellegrinaggio ha vissuto i suoi momenti più belli e significativi. «Ad accompagnarci – ci dice don Mario – c’era padre Fredrich Manns, un francescano, in Terra Santa da 35 anni e grande studioso della Bibbia. Tommaso Saltini, un amico responsabile dell “Associazione di Terra Santa”, gli aveva raccontato del movimento, e Manns, interessato, gli aveva detto che gli sarebbe piaciuto conoscere meglio la nostra esperienza accompagnando qualcuno di noi». E così, ecco che padre Manns conosce don Mario e gli altri italiani. «Per noi è stato un incontro bellissimo: Manns conosce ogni angolo di Israele, e ci ha accompagnato a riconoscere tutti i segni della presenza di Gesù in quei luoghi: dove ha abitato, il contesto in cui ha vissuto, ecc…».
Oltre a Manns, è stato possibile conoscere anche padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, che ha spiegato loro cosa significhi vivere la propria fede in Medio Oriente in questi anni di tensione e di difficoltà: «Ciò che stupisce di questi frati è l’eroicità dei loro piccoli gesti quotidiani, che da secoli si ripetono con la solita costanza; padre Pizzaballa ha detto chiaramente che è proprio grazie a questi gesti ripetitivi che è stato possibile restare fedeli alla custodia sui luoghi sacri. Anche a Gaza, per esempio, c’è un frate che non ha intenzione di abbandonare la sua piccola parrocchia».
«Vedere questi posti e conoscere queste persone ha dato prova alla nostra esperienza – ha concluso don Mario – e ci ha fatto capire come l’orizzonte della Chiesa sia universale. In alcune città qui in Palestina, come Betlemme, i cristiani sono sempre di meno. Ma è una piccola presenza che continua a ricordarci che in quei posti duemila anni fa è nato il cristianesimo, e che anche ora, persino in queste difficoltà, è possibile che sorga quel germoglio di cui parla don Carrón».

 

Publié dans:Terra Santa |on 29 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Santissima Trinità

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Publié dans:immagini sacre |on 26 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

CORRERE NELLA VIA DELLA SALVEZZA

 http://www.oodegr.com/tradizione/tradizione_index/insegnamenti/correresalvezzasimeone.htm

CORRERE NELLA VIA DELLA SALVEZZA

San Simeone il Nuovo Teologo – Catechesi XXVIII

Fratelli e padri, fate attenzione come ascoltate. Il Cristo Dio dice infatti: “Scrutate le Scritture” (Giovanni 5, 39). E perché dice questo? Per prima cosa perché noi siamo istruiti sulla via che conduce alla salvezza; poi, perché camminando senza distrarci, con la pratica dei comandamenti, arriviamo fino alla salvezza delle nostre anime. E che cos’è dunque la nostra salvezza? Gesù, il Cristo, come l’Angelo, drizzandosi davanti ai pastori, disse loro: “Ecco che vi annuncio una Buona Notizia, una grande gioia: vi è nato oggi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David” (Luca 2, 10-11). Affrettiamoci, dunque, tutti e ciascuno, miei cari, corriamo con forza, senza caricarci di nulla di pesante, di mondano, di ingombrante, che rischierebbe di farci rallentare il passo e di impedirci di arrivare e di entrare nella città di David. Vi prego, per la grazia che opera in voi, non trascurate la vostra salvezza, ma presto! Ponendo fine a questa specie di sonno della cattiva presunzione e della negligenza, non arrestiamoci, non sediamoci: fino a che, usciti dal mondo, troviamo e vediamo là in alto il nostro Salvatore e Dio, per prostrarci e cadere ai suoi piedi. Ed allora, non fermiamoci fino a quando anche lui ci dica: “Voi, voi non siete del mondo, ma sono io che vi ho scelto dal mondo” (Giovanni 15, 19).
Come dunque si arriva a non essere del mondo? Crocifiggendoti per il mondo, ed il mondo per te, come ha già detto Paolo: “Per me il mondo è stato crocifisso ed io per il mondo” (Galati 6, 14). “E qual è il rapporto, tu chiedi, di queste parole con le precedenti?”. Risposta: “Altre sono le parole, ma unico e identico è il senso delle une e delle altre”. Come infatti colui che è al di fuori della casa non vede quelli che sono chiusi all’interno, così chi è crocifisso per il mondo e mortificato non ha davanti alle cose del mondo alcuna sensazione. Ed ancora come il corpo morto né davanti ai corpi viventi né davanti ai corpi che giacciono con lui, non prova la minima sensazione, così chi nello Spirito divino è uscito dal mondo, essendo in compagnia di Dio, non può provare alcuna sensazione davanti al mondo ed alle cose del mondo.
È così, di conseguenza, fratelli, che si produce, prima della morte e prima della resurrezione dei corpi, la resurrezione delle anime, in opera, in potenza, in esperienza ed in verità. Infatti, essendo eliminati i sentimenti mortali dall’intelligenza immortale e la mortalità cacciata dalla vita, l’anima allora, come resuscitata dai morti, vede se stessa, senza dubbio possibile, come si vedono quelli che si svegliano dal sonno, e riconosce colui che l’ha resuscitata, Dio, e, comprendendo e rendendogli grazie, adora e glorifica la sua infinita bontà. Il corpo, al contrario, in rapporto ai suoi propri desideri, non ha il minimo soffio, movimento o ricordo, ma si trova in simile caso del tutto morto ed inanimato. Capiterà frequentemente in queste condizioni che l’uomo dimentichi per così dire persino le sue facoltà naturali, poiché la sua anima ha un’esistenza tutta intellettuale è al di sopra della natura. Ed è normale: “Camminate con lo Spirito, dice infatti la Scrittura, e non realizzate il desiderio della carne” (Galati 5, 16). Infatti morta, come ho detto, per la venuta dello Spirito, la carne ci lascerà ormai senza noie e vivrete senza inciampi, poiché “la legge non è fatta per il giusto” (1 Timoteo 1, 9), secondo il divino apostolo, cioè per colui che ha una condotta al di sopra della legge. “Là infatti – dice – dove è lo Spirito del Signore, là anche è la libertà” (2 Corinti 3, 17), libertà sicuramente dalla schiavitù della legge. Giacché la legge è una guida, un pedagogo, un conduttore ed un maestro di giustizia, poiché dice: “Tu farai questo e quello” ed al contrario: “Questo e quello tu non lo farai”. Ma per la grazia e per la verità, non è così. Ma come, allora? “Farai e dirai tutto secondo la grazia che ti è stata donata e che parla in te, come è scritto: ‘E saranno tutti istruiti da Dio’, poiché non apprenderanno il bene dalle lettere e dai caratteri, ma si istruiranno nel Santo Spirito, e non nella parola solamente, ma nella luce della parola e nella parola della luce, misticamente iniziati alle cose divine. Ed allora infatti che per voi stessi come per il prossimo, è detto, voi sarete maestri”, e più ancora: la luce del mondo, il sale della terra (Matteo 5, 14; 13).
Quelli dunque che vivevano prima della grazia, poiché erano sotto la legge, si trovano ugualmente sotto la sua ombra; ma quelli che sono arrivati dopo la grazia e la luce, sono stati liberati dall’ombra o schiavitù della legge, cioè sono innalzati al di sopra di essa, come per una scala – la vita evangelica – trasportati nelle altezze e partecipando alla vita del legislatore, sono legislatori essi stessi piuttosto che osservanti della legge.

Trad. di C. R. L.

 

Publié dans:Padri della Chiesa e Dottori |on 26 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

Cristo Re dell’Universo

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Publié dans:immagini sacre |on 23 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

SOLENNITÀ DI N. S. GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO –ANNO B “TU LO DICI, IO SONO RE!”

http://www.pasomv.it/omelie/testiomelie/ordinario/b/#30

SOLENNITÀ DI N. S. GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO –ANNO B “TU LO DICI, IO SONO RE!”

Carissimi fratelli e sorelle,

chiudiamo oggi l’anno liturgico con la Solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’Universo. La liturgia di questo anno B ci propone la contemplazione di Gesù Re sotto la luce di due particolari riflettori.

La prima fonte di luce che illumina oggi questa festa di Cristo Re è la figura del “Figlio dell’Uomo”, immagine biblica inaugurata da Daniele. Questa figura di Daniele appartiene all’ambito, del Cielo, di Dio e da questi riceve il potere regale per instaurare il suo Regno che è Regno universale ed eterno che si contrappone come vincente sui vari regni umani che hanno oppresso Israele.
A quest’immagine si identificò Gesù in numerosi occasioni della sua vita anzi dai Vangeli sembra proprio che questo fosse il titolo preferito da Gesù che, spessissimo, parlando in terza persona parlava di sé come del “Figlio dell’Uomo”.
I quattro evangelisti riportano un totale di ben 78 volte in cui il Signore Gesù parla di sé come “Figlio dell’uomo”, di queste 78 volte ne ricordiamo due in particolare, due tra le più significative, la prima quando chiese a suoi apostoli: “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’Uomo” (Mt 16,13), e l’altra quando durante il suo processo davanti a Caifa dirà: “D’ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo” (Mt 26,64).
Questa stessa immagine viene ripresa da Giovanni nella sua Apocalisse in cui la identifica nel Cristo Risorto e vivo, come abbiamo ascoltato nella prima lettura odierna:
“ Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto. Sì, Amen! Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!” (Ap 1,5-8)
La seconda fonte di luce che illumina la nostra festa odierna è l’episodio, riportato nel Vangelo di Giovanni che abbiamo appena proclamato, del dialogo tra Gesù e Ponzio Pilato. Dialogo nel quale Gesù si propone, senza mezzi termini come “Re”, ma Re di una dimensione non terrena, Re di un Regno che non è di questo mondo. Regno, cioè, che non ha le caratteristiche terrene di forza e potenza materiale, ma Regno spirituale, Regno dei cuori, Regno dei semplici, dei piccoli, degli umili, Regno dei figli di Dio.
Nel Vangelo di Giovanni solo nella Passione si parla di questo Regno e Gesù muore appunto perché “Re dei Giudei” come farà scrivere Pilato in tre lingue, romano, greco e ebraico, come motivazione della condanna a morte. E la croce viene vista in questo Vangelo come il trono glorioso di questo Re.
Negli altri Vangeli, invece, sono tanti, sin dall’inizio, i discorsi che Gesù fa intorno al Regno che Lui è venuto ad inaugurare. Marco e Luca parlano di questo Regno come del “Regno di Dio” (Mc 1,15; 4,11 ecc.; Lc 4,43; 6,20 ecc.). Matteo più attento alla delicatezza dell’uso ebraico di non pronunciare mai il nome santissimo di “Dio” – perché pronunciarlo sarebbe già come bestemmiarlo – ne parla come il “Regno dei cieli” (Mt 3,1; 4,17; ecc.) o come il “Regno del Padre” (Mt 13,43; 26,29).
Quando Gesù, il Maestro, parlava del “Regno del Padre” si capisce che evocava una realtà ben nota ai suoi uditori. Nell’insegnamento di Gesù, il Regno di Dio si presenta anzitutto come un intervento di Dio nel corso della storia.
Nella Storia della Salvezza noi vediamo come Dio voglia stabilire il suo Regno in mezzo agli uomini. “Regno” richiama “autorità” – “potere” – “dominio”, ora questo Regno di Dio non è però un Regno alla maniera umana, ma tutta sua: è “autorità” che non opprime ma che illumina, è “potere” che non schiavizza, ma libera; è un “dominio” che non schiaccia, ma innalza.
I PROFETI più antichi avevano visto questo Regno come il giudizio di Dio su Israele e i peccatori, i PROFETI più recenti vedevano questo Regno in un mondo ricreato che vive all’ombra della presenza di Dio. Gli autori APOCALITTICI descrivono lo stabilirsi del Regno secondo lo scenario di una catastrofe cosmica. Nei libri SAPIENZIALI il Regno di Dio è presentato come il frutto della sapienza divina che aveva messo la sua tenda in mezzo al popolo d’Israele. I SALMI del Regno hanno particolarmente sottolineato l’avvento futuro del Regno di Dio. È Dio stesso che stabilirà il suo Regno sulla terra. È Dio che regnerà, vestito di maestà; è Lui che giudicherà le nazioni e sarà gioia grande per chi Lo ama e terrore e angoscia per coloro che non vivono nel suo amore.
Ora, tutto questo, tutte queste idee sul Regno echeggiavano nel cuore degli ascoltatori di Gesù quando parlava del Regno del Padre suo.
Poiché Gesù è Dio, trovano dunque in Lui il compimento tutte le promesse divine: Dio che viene in persona per stabilire il suo Regno tra gli uomini. Il Nuovo Testamento annuncia il Regno come imminente in forza della morte e risurrezione del Cristo, o come già avvenuto nella sua persona, e pone l’accento sul suo carattere essenzialmente interiore, fondato sulla carità. Noi cristiani viviamo nell’attesa della manifestazione piena di questo Regno alla fine dei tempi.
Ora, Gesù ci ha parlato di questo Regno come:
* a un uomo che « uscì a seminare“ e sparse il suo seme dovunque ma crebbe solo sulla terra buona (Mc 4,1ss);
* a un uomo che “ha seminato del buon seme nel suo campo”, ma vede crescere in esso anche l’erba cattiva (Mt 13,24ss);
* “a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami” (Mt 13,31ss);
* “al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti » (Mt 13,33);
* “a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13,44);
* “a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra” (Mt 13,45);
* “a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” (Mt 13,47ss);
* “un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” (Mc 4,26ss)
* “a un re che volle fare i conti con i suoi servi” (Mt 18,23ss);
* “a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”, ma gli invitati si scusano e non partecipano provocando l’ira del re che chiamerà così alla festa i poveri e gli ultimi (Mt 22,2ss);
* “a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna” (Mt 20,1);
* “a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo”, ma, “cinque di esse erano stolte e cinque sagge” (Mt 25,1ss).
Gesù parla ancora del Regno come proprietà dei poveri e dei perseguitati: vostro è il Regno (Lc 6,20).
Ci dice ancora che difficilmente un ricco potrà entrarvi (Lc 18,25) e sarebbe meglio per noi tagliarci una mano un’arto e entrarvi monchi piuttosto che rimanervi fuori (Lc 9,43).
Ci ha detto ancora che per entrarvi è necessario una rinascita nell’acqua e nello spirito (Gv 3,5), e che questo Regno è dei piccoli e che se non diventeremo bambini non vi entreremo (Lc 18,17).
È un Regno che soffre violenza e solo coloro che si sforzano e si fanno violenza vi entreranno (Mt 11,12) e se cercheremo questo Regno con tutte le nostre forze, ogni cosa ci verrà data in più (Mt 6,33)
Gesù ci ha invitato a pregare il Padre perché questo Regno venga presto nella sua pienezza (Mt 6,10) e ci ha detto di non scoraggiarci perché questo Regno è già presente nel mondo (Lc 17,21) ed è un Regno aperto a tutti (Lc 13,28) e le sue porte si aprono immediatamente a chi con fiducia invoca il Suo Nome come Lo invocò il ladrone pentito che sulla croce disse: «Gesù ricordati di me quando sarai nel tuo Regno» (Lc 23,42).
Una domanda dobbiamo porci tutti al termine di quanto ascoltato: siamo uomini e donne del Regno? O meglio desideriamo appartenere veramente a questo Regno? Uomini nuovi e donne nuove che hanno nel cuore, nella mente, nell’anima il Signore Gesù, uomini nuovi e donne nuove che desiderano annunciare a tutti questo Regno, Regno di semplicità e di verità, di umiltà e di servizio, di purezza e gioia. Essere testimoni autentici, veri, credibili di questo Regno, ecco l’invito, ecco il desiderio, ecco la missione, ecco la vocazione che Gesù Re dona oggi a tutti noi: portare a tutti l’annuncio di gioia che il Regno di Dio è in mezzo a noi!
Maria SSma, che fu la prima a ricevere l’annuncio della realizzazione delle promesse del Padre e di questo Regno è il membro più eccelso perché da Lei è nato il “Re dei Re”, ci aiuti ad essere nel piccolo mondo della nostra quotidianità, un piccolo segno di speranza e di amore, un piccolo, ma autentico segno di questo Regno.
Amen.

j.m.j.

Publié dans:feste del Signore |on 23 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

21 novembre: Presentazione al Tempio di Maria

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Publié dans:immagini sacre |on 20 novembre, 2018 |Pas de commentaires »

21 NOV.: PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO

http://www.donbosco-torino.it/ita/Maria/feste/2000-2001/Dimora%20di%20Dio.html

DIMORA DI DIO

21 NOV.: PRESENTAZIONE DI MARIA AL TEMPIO

La memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio trova la sua radice e il suo fondamento nella tradizione ebraica e nel fatto che, come tutti gli Ebrei osservanti, anche Gioachino e Anna, genitori della Vergine, come più tardi farà la stessa Madre di Gesù, hanno portato al Tempio Maria Bambina, per offrirla al Signore, facendo dono di due tortore o di due colombi.
La festa vuole ricordare anche tutto il periodo che va dalla natività sino al fidanzamento con Giuseppe e all’annunciazione. Nel celebrarla la Chiesa intende illuminare il silenzio che grava sul primo periodo della vita di Maria e presentarlo come tempo della sua preparazione alla sublime vocazione di Madre di Dio.
Per la memoria della festa, si ricorre all’apocrifo Protovangelo di Giacomo (risalente al III secolo) che ne parla così: «Tutte le fanciulle della città prendono le fiaccole ed un lungo corteo luminoso accompagna la bambina su in alto, “nel tempio del Signore”. Qui il sacerdote l’accoglie dicendo: “Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni: in te, nell’ultimo dei giorni, Egli manifesterà la sua redenzione ai figli di Israele… Maria stava nel tempio del Signore come una colomba allevata, e riceveva il cibo per mano di un angelo».
Ma al di là della poesia, quello che conta è il fatto che quella Bambina era destinata a divenire la Dimora ove il Figlio di Dio e lo Spirito Santo vennero ad abitare in mezzo agli uomini; come tale la Presentazione è il simbolo di una verità più alta: quella della totale consacrazione a Dio fin dai primi istanti della sua esistenza.
La Chiesa, fin dai primi tempi, ha venerato la sublime santità di Maria e ha riferito a lei numerosi passi biblici dell’Antico Testamento, là dove Maria è presentata come “dimora della Sapienza in mezzo agli uomini”: in questa prospettiva viene chiamata Sede della Sapienza, perché in lei abita la Sapienza di Dio che è Cristo, e in lei cominciano a manifestarsi le meraviglie di Dio, che lo Spirito compie in Cristo e nella Chiesa.
Intesa come Tempio di Dio, Maria è salutata non solo come la Madre dei credenti, ma anche come la Donna dei tempi nuovi, perché in Lei si realizzano le promesse dei profeti, e, per la sua mediazione, lo Spirito Santo mette in comunione Dio con gli uomini.
“In Maria, lo Spirito Santo manifesta il Figlio del Padre divenuto Figlio della Vergine. Ella è il roveto ardente della teofania definitiva: ricolma di Spirito Santo, mostra il Verbo nell’umiltà della sua carne ed è ai poveri e alle primizie dei popoli, che lo fa conoscere” (Catechismo della Chiesa Cattolica
n. 724).
Ricordando la Presentazione della Vergine al Tempio, è importante meditare sul legame strettissimo che esiste tra Maria e la Chiesa, quello cioè della sua inestimabile santità. Guardare a Lei vuol dire guardare al modello più fulgido della vita cristiana, che non solo ubbidisce alla Legge, ma diventa punto di riferimento per il nostro camminare nel Tempio del Signore, che è la Chiesa.
Lo dice il Concilio: “I fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium 65).
Non si può dimenticare che, il 21 novembre, nella festa della Presentazione al Tempio, si celebra anche la Giornata delle claustrali come invito alla gratitudine per quelle sorelle che vivono la loro consacrazione di vita nella preghiera, nella meditazione e nel nascondimento. Queste sorelle, vere antenne sul monte del Signore, sono nel cuore della Chiesa e la arricchiscono con la loro verginità e incessante preghiera. Senza di loro la Chiesa sarebbe molto più povera!
G. S.

Publié dans:feste di Maria |on 20 novembre, 2018 |Pas de commentaires »
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