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Chagall, Dos payasos a caballo

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Publié dans:immagini |on 1 octobre, 2018 |Pas de commentaires »

CANTICI D’AMORE TRA STUPORE E MISTERO – 1: PREMESSA

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(alla Premessa seguono 19 capitoli)

CANTICI D’AMORE TRA STUPORE E MISTERO – 1: PREMESSA

Autore:Riva, Sr. Maria :Mangiarotti, Don Gabriele

Il Cantico dei Cantici è diventato, nella letteratura cristiana come in quella giudaica, una sorgente di conoscenza e di esperienza mistica, in cui si esprime l’essenza della fede biblica: sì, esiste una unificazione dell’uomo con Dio – il sogno originario dell’uomo -, ma questa unificazione non è un fondersi insieme, un affondare nell’oceano anonimo del Divino; è unità che crea amore, in cui entrambi – Dio e l’uomo – restano se stessi e tuttavia diventano pienamente una cosa sola: « Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito », dice san Paolo (1 Cor 6, 17)…

Chagall, una premessa
Nessun commento può esaurire la miriade di significati e di suggestioni offerte dalle opere di Chagall; egli stesso, del resto, si rifiutò di commentare le sue opere proprio per non limitare la portata del loro messaggio:
« Tutte le domande e le risposte, si possono vedere sui quadri stessi. Ognuno può vederle a modo suo, interpretare quello che vede e come vede. Spesso nei quadri sono nascoste più parole, silenzi e dubbi di quanto le parole possano esprimere. » (M. Chagall, Discorso d’inaugurazione delle pitture dell’Opera di New York, 1967).
L’arte per Chagall non va svuotata del suo contenuto spirituale, promessa al decorativo e alle sole ricerche di ordine estetico. E questo contenuto non è unicamente ebraico-cristiano, – si affretta ad aggiungere l’artista- è poetico (cfr. P. Provoyeur, Il Messaggio biblico di M. Chagall, Hapax Editore Milano 1994 pg 26).
Con queste parole egli ci incoraggia ad entrare nel suo mondo immaginoso e vasto, ma ci offre anche un’avvertenza: armarsi di semplicità e di stupore e di apertura al mistero. Scriveva Chagall nel 1973 «Fin dalla mia prima giovinezza, sono stato affascinato dalla Bibbia. Mi è sempre sembrato e ancora mi sembra che sia la più grande fonte di poesia di ogni tempo» Fascino e infanzia, semplicità e stupore sono le costanti della sua arte.
Attenzione però, non dobbiamo leggere questi termini alla luce dell’interpretazione freudiana, un interpretazione che – peraltro – spinse Chagall (attorno al 1924) ad allontanarsi dai surrealisti. Chagall ebbe a dire un giorno al riguardo: «Da parte mia ho dormito molto bene senza Freud. Lo confesso, non ho letto nemmeno uno dei suoi libri, e non lo farò ora. » (Marc Chagall Da qualche impressione sulla pittura francese 1944-1945.).
Neppure dobbiamo relegare Chagall al grado di cantastorie visionario, sia pure grandemente dotato: «Non ci sono fiabe nelle mie pitture né favole, né leggende popolari. Sono contro i termini «fantasia» e «simbolismo». Tutto il nostro mondo interiore è realtà, forse ancora più reale del mondo apparente.»
Anche l’apertura al mistero di Chagall va letta nella giusta luce. L’indipendenza assoluta di questo artista da tutte le correnti a lui vicine o contemporanee (Impressionismo, Realismo, Cubismo, Simbolismo, Surrealismo) ha fatto sì che i critici di storia dell’arte lo collocassero nel numero dei pittori -rari in questo secolo – detti religiosi. Chagall è sfuggito ripetutamente da questa e altre simili collocazioni, non disdegnando però di definirsi « un mistico » e la sua arte « religiosa »:
« E’ a torto che alcuni hanno paura della parola «mistico» che le danno una colorazione troppo decisamente ortodossa. Occorre strappare a questo termine il suo aspetto desueto, ammuffito; bisogna prenderlo nella sua forma pura, intatta, Mistico! quante volte mi hanno gettato in faccia questa parola, come un tempo mi si rimproverava di essere « letterario »! Ma senza mistica, esisterebbe forse al mondo un solo grande quadro, una sola grande poesia, o anche un solo grande movimento sociale? Ogni organismo- individuale o sociale- privato della forza mistica, del sentimento della ragione, non appassisce, non muore? » (M. Chagall « Qualche impressione sulla pittura francese » 1944-45).
« La fede religiosa è necessaria per l’artista? L’Arte, in generale, è un atto religioso. Ma sacra è l’Arte creata al di sopra degli interessi: gloria o altro bene materiale. […] L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo » (Marc Chagall, conferenza pronunciata a Chicago nel 1958 (cfr. Provoyeur op. cit. pg 27-28).

Qualche cenno biografico
Marc Chagall nasce il 7 luglio 1887 nel ghetto di Vitebsk, in Russia. Un luogo dove si era diffuso e radicato il movimento mistico popolare ebraico del chassidismo, apparso in Polonia e Ucraina all’inizio del XVIII secolo. [1] Questo movimento unisce al rifiuto dell’ascetismo un grande fervore religioso, pieno di meraviglia davanti ai benefici della vita terrena. Dio è in tutto, presente nei minimi aspetti della sua creazione, « non un granello di sabbia, non una piuma d’uccello si muove senza che Dio lo sappia e voglia che sia così » A questo si aggiunge una pratica religiosa entusiasta, in cui il canto e la musica hanno una grande parte » Quale fosse il panorama quotidiano dell’infanzia di Marc lo testimoniano le sue opere: nei suoi primi paesaggi di Vitebsk appare costantemente all’orizzonte la cupola, il lucernario, la croce della chiesa ortodossa, mentre negli interni egli descrive puntualmente l’arredamento della Sinagoga.
Se nelle Sinagoghe Chagall ebbe modo di gustare la bellezza della preghiera: « non ho parole per tradurre le ore della preghiera della sera. A quell’ora, il tempio mi sembrava interamente popolato di santi. Lentamente, gravemente, gli Ebrei dispiegano i loro veli sacri, pieni delle lacrime di tutta la giornata di preghiere » (M. Chagall, La mia vita 1923-1931), dall’iconostasi ha raccolto il linguaggio suggestivo e sacro dell’arte bizantina, i valori della fede cristiana.
Le sue successive esperienze e la sua straordinaria qualità umana lo indirizzarono verso un linguaggio aconfessionale, senza per questo tradire la personale esperienza di fede ebraica.
« Questi quadri d’ispirazione biblica (N.d.R.) nel mio pensiero non rappresentano il sogno di un sol popolo, ma quello dell’umanità » (M. Chagall citato da Provoyeur in op. cit. pg 24).
« Mi sono riferito a quel grande libro universale che è la Bibbia. Fin dall’infanzia, mi ha riempito di visioni sul destino del mondo e mi ha ispirato nel mio lavoro. Nei momenti di dubbio, la sua grandezza e la sua saggezza altamente poetiche mi hanno quietato. Essa è per me come una seconda natura »
Quello che importa per Chagall è esprimere con la propria arte qualcosa di autentico, di proprio. La più profonda interiorità.
« Occorre lavorare la pittura con il pensiero ché qualcosa della vostra anima vi penetri e le dia sostanza. Un quadro deve nascere e fiorire come qualcosa di vivo. Deve cogliere qualcosa di inafferrabile, di evanescente, l’incanto e il senso profondo di ciò che vi riguarda. » (M. Chagall, testi citati da Charles Solier, 1979 in Provoyeur op. cit. pg 44)
Per lui: « L’umanità vuole trovare del nuovo. Vuol ritrovare l’originalità del proprio linguaggio, simile a quello dei primitivi, a quello degli uomini che, per la prima volta, aprirono la bocca per dire la loro sola verità. (M. Chagall, Qualche impressione sulla pittura francese 1944-45).
Con la sua pittura « luminosa » dove forme e colori sorprendono, fluttuano nello spazio e lo abitano, non è la narrazione che conta, prevale l’effetto visivo che diviene una provocazione fatta ad un mondo senza Dio, « un gettare quel guanto a sette dita [2] in faccia al secolo, sperando di colpirlo nel vivo delle sue nostalgie, di provocarlo a tornare ai misteri » (Provoyeur in op. cit. pg 37).
Chagall si trasferisce in Francia a partire dal 1922, Bella – sua moglie – lo raggiungerà più tardi. In Francia, Chagall nascerà una seconda volta arricchendo la sua esperienza umana e spirituale di nuove forme e nuovi linguaggi. Nel 1941 a causa della seconda guerra mondiale, come molti altri artisti ebrei, si trasferisce in America e ritorna in Francia solo nel 1948. Muore a Saint Paul de Vence il 28 marzo del 1985, all’età di 97 anni. Nonostante il rabbino capo della città offrisse alla seconda moglie Valentina (Vavà) un posto nel cimitero ebraico, Chagall troverà riposo in terra cristiana, nel cimitero cattolico di St Paul de Vence. Così anche nella morte, come nella sua arte, Chagall è profezia di novità: « Dio, tu che ti dissimuli nelle nubi, o dietro la casa del calzolaio, fa che si riveli la mia anima, anima dolente di ragazzetto balbettante, rivela il mio cammino. Non vorrei essere come tutti gli altri; voglio vedere un mondo nuovo. » (M. Chagall, testo citato da Charles Solier, 1979).
« Se tu esisti, rendimi azzurro, focoso, lunare, nascondimi nell’altare con la Torah, fa’ qualcosa, Dio, in nome di noi, di me » (M. Chagall, La mia vita 1923- 1931).

[1] Il movimento si era diffuso a Vitebsk per opera di Manahem Medel allievo di un discepolo del fondatore stesso del Chassidismo, il Baalam Shem Tov
[2] I colori dell’Iride

 

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