XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) TUTTO È POSSIBILE A DIO

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XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) TUTTO È POSSIBILE A DIO

don Luciano Cantini

Gesù, volgendo lo sguardo attorno
Dopo l’incontro con quel “tale”, dopo aver “fissato lo sguardo su di lui” carico di amore, dopo che quel tale, scuro in volto, se ne era andato rattristato, Gesù volge lo sguardo attorno. Non è per vedere ma per scrutare, cercare lo sguardo degli altri, il cuore degli altri.
«L’amore del Figlio è penetrante perché scruta ogni cuore; è avvolgente perché guarda la persona nella sua totalità e unicità e crea la comunione; ma è soprattutto comunicativo perché dona la vita di Dio indicandone la via: “Ti manca ancora una cosa. Va’, vendi tutto ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi, vieni e seguimi!”» (Robert Cheaib).
Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!
Quel tale aveva chiesto: che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? Forse non era sicuro che quelle cose osservate fin dalla mia giovinezza, fossero bastanti, o forse gli sembravano troppe o che non andassero nella direzione giusta. Tendenzialmente l‘uomo cerca una scorciatoia, una via facile per raggiungere l’obiettivo, più spesso settorializza la propria visione così che alcuni aspetti della vita entrano nella sfera religiosa, altri invece ne sono esclusi. Quando parliamo di peccato, capace di escluderci dalla vita eterna, diamo un certo rilievo a comportamenti negativi come la bestemmia, la gola, la rabbia mentre diamo meno importanza alla comunione, la giustizia è considerata in modo soggettivo mentre certi comportamenti che danneggiano la vita sociale, come l’elusione delle tasse, neanche sono prese in considerazione. Il lavoro al nero, gli affitti non registrati, le raccomandazioni ricompensate, certe scappatoie legali non sembrano rientrare nella sfera dei peccati.
L’impegno di carità si ferma al dare un pasto caldo, o un maglione a chi è nel bisogno, e spesso non arriviamo neppure lì. La giustizia evangelica ha altri parametri, tende a rimuovere le cause che portano i poveri al disagio e lottare per il cambiamento di questo sistema economico che produce sfruttamento delle risorse nel sud del mondo, incapace di ridistribuire la ricchezza, di arrivare alla radice delle povertà sempre più plurali.
Quel tale si fece scuro in volto, siamo accumunati dalla tristezza che nasce quando non abbiamo il coraggio di compiere la scelta giusta nella vita, allora guardiamo altrove e percorriamo altre strade.
«E chi può essere salvato?».
La cosa più sorprendente che nasce nel dialogo tra Gesù e quel tale è che il Regno di Dio è dei poveri; i ricchi che decidono di rimanete tali non vi entrano. Il Regno appartiene a chi è davvero libero dal potere (cfr Mc 9,35) e dal denaro; l’immagine dei bambini è particolarmente significativa (cfr Mc 10,15). Il Signore raggiunge nella misericordia l’uomo in tutti gli anfratti della sua debolezza ma davanti al potere e al denaro diventa duro e intransigente. Il desiderio di potere e il denaro hanno la capacità di privarci di quella libertà che è necessaria per accedere al Regno di Dio. Il Regno dei cieli ha logiche diverse da quelle umane. “Dio è incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque tipo di schiavitù” (Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 57).
L’uomo è in evidente difficoltà nella relazione con le cose e le persone ma tutto è possibile a Dio. Sembra una ovvietà, tanto evidente in teoria quanto dimenticata nella pratica. Nell’immaginario umano la potenza divina è simile al potere umano, la via di Dio invece è quella percorsa da Gesù: Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno (Mc 9,30). Seguire il Maestro significa abbandonare le nostre sicurezze, le prospettive, le idee, i progetti. Non aver paura di perdere.
Quando si è rinunciato del tutto a fare qualcosa di se stessi: un santo, un peccatore convertito o un uomo di chiesa, un giusto o un ingiusto, un malato o un sano, allora ci si getta interamente nelle braccia di Dio, allora si prendono finalmente sul serio non le proprie, ma le sofferenze di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nel Getsemani e, io penso, questa è fede, questa è metanoia; e così diventiamo uomini, diventiamo cristiani. (Dietrich Bonhoeffer, dalle Lettere dal carcere).

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