XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (07/10/2018)

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XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (07/10/2018)

L’Amore ti esalta e ti ferisce don Mario Simula

Dio non ama la solitudine che chiude, isola e obbliga a restare senza parole pronunciate e ascoltate.
La relazione è dono sublime per Dio. “Non è bene che l’uomo sia solo”.
Nemmeno il dominio sulle creature può essere una risposta appagante. L’uomo ha bisogno “di trovare un aiuto che gli corrisponda”.
Dio è sempre geniale e sorprendente.
Inventa una creazione nuovissima e inedita in quel torpore che si impossessa dell’uomo e lo sprofonda nel mistero di Dio. Sta per avvenire una “cosa nuova”.
“Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo”. Maschio e femmina: due parole che cantano la diversità nell’unità appassionante dell’amore.
Finalmente due occhi vivi di desiderio. Finalmente due orecchie in grado di ascoltare. Finalmente le premesse di un dialogo fatto di parole e di gesti, di ammiccamenti e di intese, di delicatezze e di finezza.
L’uomo non riesce a trattenere il primo e più melodioso e ineffabile inno di amore per la sua donna: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta”. Cuore da cuore anche nei momenti di turbamento.
La medesima ricchezza di cellule. Lo stesso linguaggio. La stessa dignità. L’unica e impareggiabile profondità di sguardi. La meravigliosa comunicazione dei gesti di tenerezza e di cura.
Dio non ha pensato soltanto a dare forma al corpo meravigliosamente diverso della donna. Ha versato nello scrigno della vita dei due, tutte le promesse di bene, di gioia, di accoglienza, di dialogo, di perdono.
Da adesso in poi non ci saranno più mio padre e mia madre, ma il mio sposo e la mia sposa. Per unirsi in un rapporto che coinvolge ogni segmento della vita di due persone. Da adesso “i due saranno una sola carne”. Si ritroveranno nell’intimità dell’unione amorosa. Godranno di un’appartenenza reciproca senza riserve. Totalmente donata. Tutti i doni e i dialoghi della loro vita saranno condivisi come segno inimitabile della somiglianza e dell’immagine di Dio che è sposo e sposa, padre e madre.
Da questa estasiante sessualità piena di amore, di rispetto e di delicatezza, nasce il figlio. Lui, il figlio, è la sintesi inscindibile di due diversità meravigliosamente inspiegabili dentro le quali ogni sguardo torbido o curioso, o semplicemente scientifico, creano profanazione.
Gesù, amante della coppia e della famiglia, ribadisce con forza e delicatezza la meraviglia del progetto del Padre.
L’uomo e la donna, sono, tuttavia, due creature fragili e talvolta egoiste. Tra di loro possono insinuarsi desideri impulsivi di lontananza, di abbandono, di libertà falsa, di strumentalizzazione, di amore violento annebbiato e omicida.
Gesù è chiaro: “L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto”. “Come riusciremo a vivere questo impegno così grande?”, si domandano gli sposi.
Dio abita il cuore degli sposi. Il loro amore è consacrato dal mistero di un segno sacramentale che richiama l’amore di Gesù per la sua Chiesa. Non sono in balia di se stessi. Dio tiene alla loro fedeltà e all’impegno di condividere tutto fino all’ultimo respiro. Non si allontanerà mai dalla loro vita, dalle loro difficoltà, dai dolori, dalle incomprensioni possibili. Dio è lo Sposo e la Sposa fedele.
Davanti ad ogni coppia c’è Gesù “che ha sofferto perché la grazia di Dio, pagata con la morte, fosse a vantaggio di tutti”.
Il mistero è grande, Signore. E’ un vortice di amore. E’ un abisso di tenerezza. E’ fuoco purissimo che purifica e rende pronti a diventare monili preziosissimi, da appendere, ogni giorno, sul cuore della persona amata.
Come hai potuto fidarti di noi a tal punto? Degli sposi che amano la vita e la donano perché il figlio sia un’immagine evidente dell’ “unica e sola carne”?.
Perché hai scritto nel nostro cuore il bisogno di un amore che neanche gli oceani riescono ad estinguere?
Perché lo hai scritto anche nel cuore di chi, nella vita del matrimonio, non conoscerà mai la gioia della fecondità? Anche in questi sposi Tu, Signore, hai impresso bisogni e gesti insopprimibili di amore. A volte soffrono e si ribellano. Ma Tu sei accanto a loro.
Tu sei ispiratore inatteso dell’amore che ha portato mia madre e mio padre a “volere ad uno ad uno e tutti”, i loro undici figli.
Tu sei anche fonte dell’amore pieno che costruisci, giorno dopo giorno, nella vita di coloro che si consacrano a Te. Non possono essere sterili, Signore. Insegna loro ad amare, ad amare chi si ama. Ad amare chi nell’amare soffre. Insegna loro ad amare l’uomo e la donna, con semplicità, con limpidezza, con verità e sincerità. Non possono rifugiarsi, proprio loro, nelle paure o negli egoismi affettivi. Il loro amore è dono. Dono e nient’altro. Dono che genera. Dono che educa chi ha generato. Dono che porta alla gratitudine. Dono che chiede verifiche continue perché non venga sprecato e non si perda dietro i grovigli dell’ambiguità.
Gesù, aspettiamo di appartenere alla tua scuola di amore: Tu fissi amando intensamente. Tu ti lasci raggiungere da gesti amorosi che suscitano il perdono. Tu, amando dai la vita. E’ tutto questo il segreto del tuo esserci. Dell’essere insieme, accanto, per noi.
Grazie, Gesù, perché hai messo nelle mani la sfida incandescente dell’amore. Grazie, Gesù.

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