XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (16/09/2018)

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XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B) (16/09/2018)

Perdersi è salvarsi

don Luciano Cantini

Doveva soffrire molto, ed essere rifiutato
La differenza tra la gente e i discepoli è che questa non aveva capito nulla della persona di Gesù mentre i discepoli avevano intuito che Gesù fosse il Messia. La risposta di Pietro è chiara: «Tu sei il Cristo» [Cristo deriva dal greco e significa “Unto”, consacrato, in ebraico “messia”]. Quello che, invece, fa assomigliare i discepoli alla gente è non immaginare neppure il senso, il modo in cui Gesù avrebbe incarnato la sua missione: doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani.
Le attese andavano nella direzione opposta, l’istituzione religiosa, la teologia, la predicazione e tutto il complesso della dinamica religiosa aveva piuttosto una idea trionfalistica del Messia.
A duemila anni di distanza, e ben conoscendo come sono andati i fatti, nonostante l’esperienza pasquale, la dinamica religiosa e devozionale attuale non si discosta molto da quella di allora. Basta osservare quanto la tradizione popolare riserva nelle celebrazioni delle feste, nelle processioni e confrontarle col modesto andare per la strada del Signore Gesù. Pensiamo al contrasto, nelle manifestazioni della Settimana Santa, tra il Mistero celebrato e il modo con cui è raccontato dai riti popolari.
Il Messia è colui che è votato al fallimento! Non solo, perché la sofferenza, la condanna e la messa a morte sono sanciti dalla massima autorità religiosa. Due sono le direzioni che siamo costretti a considerare: o Gesù era un falso profeta e conseguentemente un messia fasullo; o la falsità e la menzogna stavano nella religione e nelle sue istituzioni. Se questo vale per i discepoli di allora, nella loro confusione esistenziale, vale ancor più per noi discepoli di oggi, pur nella chiarezza dell’evento pasquale, nel ricomprendere il senso della nostra relazione con il Signore e le istituzioni ecclesiastiche.
In questi nostri giorni, la bontà del Signore, fa saltare molti coperchi – molti altri ne dovranno venir fuori – che mostrano la debolezza umana, l’ipocrisia e l’immoralità di esponenti delle autorità religiose a tutti i livelli. È un dono della Provvidenza che ci chiede di ripensare molto della organizzazione ecclesiastica, della formazione dei suoi ministri, della responsabilizzazione dei laici.

E si mise a rimproverarlo
Marco usa il verbo greco epitimào per dire che Pietro “rimproverò” Gesù e viceversa. Questo termine è stato usato per vincere sul potere demoniaco del vento e delle onde nel mare (Mc 4, 39) e ancora per liberare da uno spirito immondo (Mc 9, 25). L’uso di questa parola rende l’evento raccontato simile alla espulsione demoniaca; questa vale per Pietro nella sua confusione mentale e molto più per Gesù che arriva a chiamare Simone “satana”.
Il fatto è che né a Pietro e né agli altri apostoli [e noi ancora oggi] avevano capito che Gesù salva il mondo passando per il rifiuto frontale della religione e dei suoi responsabili istituzionali. Amiamo più la Religione ed i suoi riti, le sue tradizioni, spesso giunte a noi dall’esperienza del paganesimo che Gesù, la sua Parola, il suo esempio, lo stile di vita che chiede ai suoi discepoli.

Tu non pensi
Gesù chiama Pietro “satana”, nonostante la professione di fede che aveva fatto pochi istanti prima, Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. Non è quello che ha detto che conta quanto quello che pensa. C’è da domandarci come fa un povero essere umano a non pensare come uomo; o come sia possibile che il pensare umano abbia qualcosa di satanico. Eppure, ci viene da sorridere ascoltando la storia della mela e del peccato originale (Gen 3,1-19) ma non ci rendiamo conto quanto ci siamo allontanati da Dio e come l’uomo tenga a mantenersi distante e indipendente. I Negrita arrivano a cantare: Vorrei incontrare Dio, per dirgli cha ha sbagliato, che non l’ho perdonato e che non lo farò mai.

Prenda la sua croce
Gesù chiede ai suoi seguaci di rifiutare una cultura egocentrica come è la nostra – rinneghi se stesso -, vogliamo essere al centro delle attenzioni anche effimere come quelle che ci offrono i social network; abbandonare la cultura comoda, quella del comfort e del benessere – prenda la sua croce -, siamo arrivati all’assurdo di dedicare un Hotel a 5 stelle lusso “per gatti”; prendere coscienza che la vittoria è proprio nella sconfitta – chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà – perché è l’amore disarmato, senza se e senza ma, a vincere. Chi mette la propria vita al servizio degli altri, anche se per chi cerca il successo sembra una vita sprecata, riesce davvero a realizzarsi.

Publié dans : OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ |le 15 septembre, 2018 |Pas de Commentaires »

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