Archive pour août, 2018

Dormizione di Maria

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Publié dans:immagini sacre |on 13 août, 2018 |Pas de commentaires »

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – LA DONNA DELLA LOTTA

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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – LA DONNA DELLA LOTTA

don Mario Simula

(Messa del Giorno) (15/08/2018)

E’ grandioso il segno che appare nel cielo. L’inattesa lucentezza di una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. L’universo racchiuso, con la sovrabbondanza dei suoi doni, in un’unica meravigliosa Donna. Sintesi della bellezza. Speranza e futuro. Dolce come una madre incinta, e fiera come una combattente per amore e per l’amore.
Si rimane incantati nell’estasi, per la grandezza di una femminilità inimitabile. Apripista della dignità di ogni donna. Sintesi di ogni affermazione della maternità gridata e sofferta per le doglie e il travaglio del parto.
Questo segno misterioso è l’inizio di una battaglia per la Vita e a favore dell’Uomo e della Donna di tutti i tempi.
La Donna sta per partorire. Nel momento più sacro della storia di ogni umanità e di ogni segreto femminile, un drago rosso, simbolo del male, e della morte, si erge come ostacolo alla nascita. E’ minaccioso come chi sta aspettando il momento per poter divorare il bambino, appena la Donna lo avrà partorito.
Essa da alla luce un figlio maschio, re dell’universo e della storia. Un figlio che viene rapito verso Dio e verso il suo trono.
La Donna invece fugge nel deserto, custodita gelosamente nel rifugio che Dio le prepara.
Cosa significa questa visione di Giovanni? È l’incredibile narrazione della storia della salvezza come è pensata da Dio. La salvezza finalmente si compie e con essa esplode la forza e il regno del nostro Dio e tutta la potenza irresistibile di Cristo Risorto.
La Donna-Maria è direttamente coinvolta nel combattimento col Suo Figlio: una stessa sorte, fino alla vittoria finale dell’Assunzione, per la Vergine Madre. Sempre Partoriente. Sempre Madre. Sempre Vergine.
Meditando, mi chiedo: c’era stato qualche segnale che facesse pensare ad una tale sequenza di avvenimenti?
Nel segreto discreto di due case povere e sante, Dio sta tessendo la sua tela di amore.
La maternità di Elisabetta, donna anziana e sterile. Il Signore la visita con amorevole benevolenza e le dà la grazia della maternità.
La maternità di Maria, tripudio di gioia, costruito dalla irresistibile creatività dello Spirito Santo. Darà alla luce il Figlio di Dio.
Da Lei prenderà carne la Parola che è da sempre.
Manca l’incontro di queste donne, chiamate a far incontrare i bambini che hanno nel grembo; chiamate ad incontrarsi tra di loro per cantare l’inno di lode al Signore di ogni stupore e di ogni miracolo di Amore.
Maria corre dalla cugina verso Ain Karin. Supera la soglia di quella casa che diventerà, per un certo tempo, un paradiso.
I due bambini, nel grembo gonfio delle madri, diventano l’intreccio di una danza intrisa di alleluia. Il bambino di Elisabetta, sussulta di gioia, nell’utero santificato dalla grazia. Il Bambino di Maria porta la Grazia della tenerezza amorosa e dolcissima.
Le madri intonano i loro inni di gioia e di fede:
“A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?”, grida felice Elisabetta.
“L’anima mia magnifica il Signore. Lui ha fatto in me grandi cose. In me, serva e schiava. In me che sperimento l’unione inscrutabile con questo Figlio che sarà la gioia e la salvezza di ogni uomo e donna di tutti i tempi”. Canta Maria.
Il Verbo si fa “carne”, la mia carne, la carne del lebbroso e del disperato; la carne di ogni altra madre che non sa trattenere nel grembo il figlio; di ogni madre che ha il seno asciutto e non può vivere l’ebbrezza del latte; di ogni madre che avrebbe desiderato un figlio, ma il suo grembo è rimasto per sempre senza vita. Ma non il cuore.
Maria, donna del nostro Amore e del nostro desiderio. Madre nostra per dono del Figlio che rantola. Sarà coinvolta nella morte, nella dormizione come il Figlio appeso alla croce.
Non rimarrà sul patibolo. Conoscerà la gloria del suo Corpo e verrà Assunta in cielo. Lì Madre. Lì Gloria. Lì Sostegno a fianco di ognuno di noi, figli.
Oggi è questa solennità. Questo meraviglioso concerto di ebbrezza. Non è nel sepolcro, la Madre. E’ la primizia di ogni creatura che non conoscerà la morte definitiva. Sperimenterà, invece, la Risurrezione senza fine, come il Figlio le aveva confidato nei dialoghi intimi di Pasqua.
Signore Gesù, risorto e vincitore del male e della morte, sei stato verso di noi il Fratello di avventura più affascinante e unico.
E lo sei e lo sarai sempre. Ci hai dato la Tua Madre. Ci hai dato il suo dolore condiviso con Te. Ci hai dato la sua Croce accanto alla Tua. Ci hai dato la sua risurrezione come la Tua.
Hai fatto in modo che i vostri segreti diventassero i nostri. Certamente tante pagine sublimi del Vangelo sono passate attraverso il suo cuore di Madre che conservava ogni cosa della tua vita, come un diario vitale gelosamente custodito.
Oggi la Madre è con Te nella Gloria. Ci guarda con tenerezza, vigila con premura, ci prende per mano passo dopo passo, finché non faremo parte della stessa Famiglia, nella quale la beatitudine sarà vedere Dio, Faccia a faccia, così come Egli è, indescrivibile bellezza, infinita gioia, amore che nessuna acqua può spegnere.

Publié dans:Feste di Maria Dormizione |on 13 août, 2018 |Pas de commentaires »

Gv 6, 51

imm it

Publié dans:immagini sacre |on 10 août, 2018 |Pas de commentaires »

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B) GESÙ, LA VITA ETERNA COMMENTO DI ENZO BIANCHI

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XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B) GESÙ, LA VITA ETERNA COMMENTO DI ENZO BIANCHI

Commento al Vangelo
Gesù aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”, ma queste parole avevano destato la mormorazione degli ascoltatori, nel quarto vangelo definiti “i giudei”, per indicare coloro che erano legati all’ideologia giudaica ed erano strettamente dipendenti dai capi religiosi, i nemici di Gesù.
La loro domanda è legittima, ma è espressa con diffidenza e rigetto nei confronti di Gesù: “Questo Gesù di Nazaret, che dice di essere il pane disceso dal cielo, che afferma una tale pretesa sulla sua identità, non è forse il figlio di un falegname, Giuseppe? Suo padre e sua madre sono conosciuti, vivono a Nazaret, dove anch’egli ha vissuto. Come può dunque dire di essere disceso dal cielo, cioè da Dio, e di essere pane, dono di Dio, come lo era stata la manna?”. Anche noi, d’altronde, seguendo la nostra ragione umana e guardando a lui, questo ebreo marginale, restiamo perplessi: è davvero un uomo disceso dal cielo?
Gesù reagisce dicendo ai suoi interlocutori: “Non mormorate, non rifugiatevi in questa contestazione sorda!”. In verità queste parole possono essere comprese non con la ragione umana, non fidandosi delle proprie facoltà di cui giustamente ci si fida per giudicare le realtà di questo mondo, ma solo attraverso un dono di Dio, grazie a una sua azione che apre la nostra mente e ci attira verso Gesù, rendendoci destinatari della resurrezione nell’ultimo giorno. E Gesù continua ricordando loro una profezia: “Verrà l’ora in cui gli umani saranno tutti istruiti da Dio stesso (cf. Is 54,13; Ger 31,33-34)”. Allora il Signore Dio, il Padre, darà la sua istruzione, e chi la accoglierà verrà a Gesù stesso. Non ci sarà un “vedere Dio”, perché solo chi viene da Dio, cioè Gesù, lo ha visto, ma ci sarà un andare a Gesù e un vedere, in lui, il volto di Dio; ci sarà un guardare la sua vita umana che è narrazione del Dio vivente e vero (exeghésato: Gv 1,18). Occorre dunque la fede, occorre accettare quest’opera di Dio in noi, e in questo credere, in questa adesione a Gesù, accogliere da lui la vita eterna, perché lui stesso è la vita per sempre, liberata dalla morte.
Sì, questo vangelo è uno scorrere di parole sulle labbra del Cristo vivente e glorioso, parole che non possono neppure essere commentate. Forse possiamo, almeno un po’, parafrasarle: sono parole semplici eppure inaudite; sono chiare eppure la nostra ragione non riesce ad accoglierle; sono affermazioni di fronte alle quali si può solo, se si è raggiunti dall’amore di Dio, contemplare. Sono parole forti che sulla bocca di un uomo appaiono anche scandalose, irrazionali: “Io sono il pane della vita … Io sono il pane disceso dal cielo … Chi mangia di questo pane non muore più, anzi vivrà nell’eternità”. Ed ecco il vertice della rivelazione scandalosa: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Qui più che mai il discorso si fa duro, irricevibile. Non solo Gesù è il pane per la vita eterna, ma è carne che il credente deve assumere in se stesso: non è data una “vita eterna” come dono esterno, ma questa germina, fiorisce dall’interno dell’uomo, come il pane mangiato dà vita e la accresce. La vita di Gesù di Nazaret, vita terrena di un uomo, vita vissuta, è consegnata, offerta a noi umani come cibo da mangiare: quella carne fragile e mortale assunta dal Figlio di Dio è vita data, spesa, radicalmente offerta per noi umani.
I giudei ricordavano e conoscevano bene il grande dono fatto da Dio al popolo di Israele peregrinante nel deserto verso la terra promessa: avevano ricevuto dal cielo la manna, un cibo che permetteva loro di vivere e di non morire di fame in quelle steppe desolate (cf. Es 16). Ma poi tutti non solo mormorarono, ma non entrarono in quella terra della benedizione, neppure Mosè… Il pane che invece Gesù dona gratuitamente e senza rispondere ai meriti di ciascuno è un pane vivo (ho ártos ho zôn), cioè un pane che è capace di dare la vita per sempre, un antidoto nei confronti della morte.
Qui dovremmo esaminarci con parrhesía davanti a Dio e a noi stessi: siamo davvero tanto differenti da questi giudei che tanto faticavano a credere alle parole di Gesù? Non siamo in verità peggio di loro, perché conosciamo queste parole di Gesù, il suo essere vita, le conosciamo fin da quando siamo approdati alla fede, ma poi questa conoscenza resta vaga e intellettuale, e siamo incapaci di essere conseguenti a questa rivelazione di Gesù? Pensando a me stesso, dopo cinquant’anni di vita monastica posso affermare che sento che Gesù è la vita eterna, che dunque la morte è vinta, e che quando essa verrà sarà solo un esodo nel quale la vita eterna come dono si imporrà e sarà la mia vita, la mia vita in Cristo vivente? E queste parole riescono a mutare il mio vivere quotidiano oppure restano come un bagaglio intellettuale che, sì, è presente in me, ma di fatto non determina nulla di concreto nella mia esistenza? Mangiare la carne di Cristo, bere il suo sangue dovrebbe significare che accetto in me che la sua vita, cioè il suo sangue, scorra e mi faccia vivere in modo che io viva non più di me stesso, ma di lui, il mio Signore vivente.
A volte mi sembra di poter solo affermare, come in una litania: “Il Figlio di Dio, la Parola di Dio, si è fatta carne (cf. Gv 1,14), si è fatta un uomo, Gesù di Nazaret, e quest’uomo si è fatto pane, affinché il mangiare di questo pane mi permetta ciò che io non potrei mai fare: rendere la mia vita di carne mortale una vita sulla quale la morte non abbia più l’ultima parola”. Parole da contemplare, come in una litania, ma senza la pretesa di comprendere e soprattutto senza la pretesa di poterle vivere con la mia volontà. Solo Dio rende efficaci queste parole nella mia sempre più povera e misera vita.

 

Gv 6, 24-35

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Publié dans:immagini sacre |on 3 août, 2018 |Pas de commentaires »

DICIOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Gesù pane della vita)

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DICIOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Es 16, 2-4.12-15; Sal 77; Ef 4, 17.20-24; Gv 6, 24-35

Che cerchiamo? È una domanda che attraversa tutto il Quarto Evangelo, dal capitolo primo, quando Gesù chiede ai due che lo seguono “Che cercate?” (cfr Gv 1, 38) fino al capitolo ventesimo, quando il Risorto chiede a Maria di Magdala “Chi cerchi?” (cfr Gv 20,15)… qui al capitolo sesto ugualmente si pone questo problema: “Voi mi cercate non perché avete contemplato i segni, ma perché avete mangiato quei pani e vi siete saziati!”
Dal cosa o chi si cerca al perché cercare Gesù. Una ricerca che qui è sviata da una motivazione gretta e cieca; una ricerca che è inficiata dalle incapacità a leggere il segno dei pani! Più avanti si vedrà che la folla non ha colto il segno, tanto che chiede a Gesù un’opera, un segno. Come se non avesse già ricevuto proprio un’attualizzazione del segno della manna!
Il problema è cercare per poi credere per poi andare a Lui! Cercare Gesù perché Lui è il termine della vera fede e Lui è il Pane della vita che compie l’antico segno della manna! In realtà la gente è ancora al livello della lamentazione sterile che chiede “miracoli” come il popolo nel deserto … la gente è ancora in uno stato di morte … cercano Gesù ma no per consegnarsi ma per usarlo!
Se non si cerca Gesù per fidarsi pienamente di Lui non si può passare dalla morte alla vita.
In questo dialogo del Quarto Evangelo si vede come Gesù e la folla parlino su due livelli diversi: Gesù parla di un livello rivelativo, di rinnovo totale dell’uomo e del suo profondo, la folla resta ad un livello gretto, meschino, personalistico, in cui quello che conta è ricevere risposte ai bisogni materiali, concretissimi, banali; Gesù vuole portare la folla al livello di una fede radicale che sia passaggio dalle opere da fare all’unica opera che conta e che riguarda l’essere: credere, fidarsi, aderire a Gesù Inviato di Dio; Gesù parla loro di un pane che discende dal cielo e che dà la vita al mondo, e le folle chiedono un pane materiale che risponda solo ai loro bisogni. Di fronte però a questa chiusura, di fronte a questa radicale incomprensione del suo discorso, Gesù non si ferma e pronunzia la sua auto-rivelazione: “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame, chi crede in me non avrà più sete”.
Il Quarto Evangelo vuole qui affermare con chiarezza che Gesù è la risposta alle nostre “fami” più profonde, più radicali. La nostra sete di senso e di vita è appagabile solo se si vada Gesù. Chi va a Lui non ha più fame … chi aderisce a Lui non ha più sete!
Bisogna però stare attenti a non fare di questo discorso un testo disincarnato e disincarnante … non è che Gesù disprezzi o mostri atteggiamento di sufficienza dinanzi alla fame degli affamati o alla sete degli assetati. Il discepolo di Cristo che trova risposta alla sua fame profonda e alla sua sete di senso in Gesù è colui che poi deve imparare a dare risposte di condivisione al grido degli affamati, dei sofferenti; come il ragazzetto del segno dei pani è chiamato a condividere il poco che ha, il poco che è perché, fecondato da Cristo, divenga risposta alla fame dei poveri. Ma se questo è vero e bisognava dirlo, è pur vero che l’Evangelo di Giovanni è su altro registro, segue il registro rivelativo; qui c’è Gesù che, rivelando se stesso, rivela in Lui il compimento delle attese e delle promesse della Prima Alleanza. Qui Gesù narra Dio come Colui che è capace di dare un cibo che non perisce e che dona vita eterna!
Questa vita eterna, si badi, nel linguaggio giovanneo, non è la vita ultraterrena, quella del “post mortem” … la vita eterna è la vita di Dio vissuta nella carne degli uomini, vissuta qui nella storia degli uomini; la vita eterna è l’agire di Dio che diviene agire dell’uomo; la vita eterna è il pensiero di Dio che sostituisce il pensiero dell’uomo vecchio …
Cibarsi di Gesù immette nelle vene del credente la vita stessa di Dio, rende capaci di amare con il suo amore, di agire con le sue azioni, di parlare con le sue parole.
Quando questo accade, la vita eterna è venuta nella storia, quando questo accade nella vita di un credente, lì splende la vita eterna! Senza tema di sbagliare possiamo dire che, nel linguaggio di Giovanni, “vita eterna” corrisponda a “Regno di Dio” negli Evangeli sinottici.
La vita eterna, allora è quella che racconta Dio alla storia e lo racconta nella vita concretissima e quotidiana del discepolo di Cristo. La vita eterna è ancora, con il linguaggio dell’autore della Lettera ai cristiani di Efeso, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura di oggi, quell’essere rivestiti di Cristo; vita eterna è quel mostrare Cristo in ogni gesto, parola, azione e pensiero: la vita eterna è dunque l’uomo nuovo creato secondo Dio!
Sedere alla mensa del Pane di vita è lasciar plasmare in noi, di Eucaristia in Eucaristia, questo uomo nuovo che splende di vita eterna, che splende della vita di Dio!

Fabrizio Cristarella Orestano

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