QUARTA DOMENICA DI PASQUA – ANNO B – OMELIA

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QUARTA DOMENICA DI PASQUA – ANNO B – OMELIA

“ECCO IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI”

IL VANGELO DI OGGI: GESÙ BUON PASTORE

Ogni anno in questa domenica la Chiesa nella Liturgia della Parola spezzetta – nei tre anni A – B – C – il decimo capitolo di Giovanni, il capitolo di Gesù Buon Pastore.
Parlando di questo meraviglioso capitolo di Giovanni così ricco di messaggio spirituale penso che sia prima di tutto opportuno mettere in risalto come questa analogia del BUON PASTORE non sia un’originalità di Gesù, ma sia una Sua appropriazione e sviluppo di quella commuovente figura biblica del Buon Pastore che sia i Salmi (23,1; 80,2) che Isaia (40,11), Geremia (31,10), Zaccaria (1,9) e – soprattutto – Ezechiele (34) avevano già proclamato nel VT.
Quando gli apostoli e ogni ebreo che ascoltava Gesù Lo sentì parlare di sé come il “Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore” non poteva non pensare a questi Scritti Sacri – in particolare a Ez 34 – in cui il profeta parla di Dio d’Israele come un Buon Pastore che ama le sue pecore, le raccoglie, le difende, le cura con affetto e va in cerca di quelle smarrite.
Autoproclamandosi il “Buon Pastore” Gesù quindi implicitamente proclama di essere il Dio di Israele, non a caso proprio in questa circostanza Egli affermerà solennemente che nessuno può toglierGli la vita, ma che è Lui che la offre per poi riprendersela quando vuole.
Detto questo vediamo, con l’aiuto dello Spirito Santo, di entrare in profondità in questa parte del capitolo decimo di Giovanni che la Chiesa oggi ci dona come cibo spirituale per la nostra anima.
Gesù ci dice che Lui è il “Buon Pastore” perché dà la vita per le sue pecore e si contrappone quindi alla figura del “mercenario” a cui importa poco delle pecore, non dà la vita per esse, mentre Lui sì.
Com’è bello soffermarsi in preghiera, in contemplazione davanti a Gesù che fa a ciascuno di noi questa solenne dichiarazione d’amore: “Io offro la mia vita per te” perché “ti amo di amore eterno” (Ger 31,3), “non c’è un amore più grande di questo: dare la vita per chi si ama”(Gv 15,13).
Vedete, se un semplice uomo può conquistare il cuore di una donna a tal punto che questa lasci tutto per seguirlo, non potrà il Signore Gesù, che è Dio, conquistare ancora oggi il cuore di tanti, uomini e donne, con la forza di questa sua dichiarazione d’amore, affascinarli e sedurli con la forza di un amore che è troppo grande per poter essere ricambiato abbastanza?
Carissimi fratelli e sorelle, bisogna che poniamo attenzione a questa dichiarazione d’amore di Gesù tutti, tutti. Il nostro essere cristiani infatti non può spiegarsi semplicemente come un fatto culturale o sociale o come l’assenso del nostro giudizio ad una tavola di valori e di criteri di vita. L’esser cristiano non può avere altre motivazioni che la risposta a questa dichiarazione d’amore di Dio in Gesù rivolta a tutti e ciascuno.
È in questo orizzonte di risposta che poi si innesterà quella risposta totale, assoluta e piena che alcuni sono chiamati a dare nella donazione sacerdotale o religiosa.
Gesù, è chiaro: “Io conosco le mie pecore ed esse mi conoscono, come il Padre conosce me e io conosco Lui”, vedete, non si tratta di una conoscenza intellettuale e esteriore, Lui ci conosce e si fa conoscere di una conoscenza intima, amorosa. Perché non ci siano equivoci Gesù paragona la conoscenza reciproca nostra con Lui con quella che Lui stesso ha con il Padre. Qui si apre un campo di contemplazione ricchissimo: come Gesù conosce il Padre? Tutti i Vangeli non sono che una solenne dichiarazione d’amore del Figlio al Padre, al Padre che Lui ama (cfr. Gv 4,31), dal Quale tutto riceve (cfr. Gv 13,3) e con il Quale è una cosa sola (cfr. Gv 10,30) e dichiarazione d’amore del Padre al Figlio che Egli ama (cfr. Gv 3,35), al quale ha dato ogni cosa e ogni potere (cfr. Gv 3,35; 5,27; 17,2) del quale Egli si compiace (cfr. Mc 1,11; Mt 12,18; 17,5).
Come non possiamo stupirci e commuoverci per il fatto che Gesù assimili la nostra reciproca conoscenza con Lui con quella che Egli ha con il Padre? Ma interroghiamoci seriamente su questo punto: “Io conosco le mie pecore ed esse mi conoscono”. Vedete Giovanni ha scritto il suo Vangelo non per coloro che non conoscevano Gesù. Marco e Luca scrivono il Vangelo per far conoscere Gesù ai pagani, Matteo per aiutare la catechesi di chi veniva battezzato, Giovanni scrive il suo Vangelo perché coloro che sono già stati catechizzati e vivono nella Chiesa entrino in un rapporto più intimo con Gesù e in Lui con il Padre. Questa è la finalità di Giovanni, farci entrare in intimità con Gesù, con Gesù che ci conosce intimamente (cfr. Gv 2,25) e che si offre alla nostra conoscenza come Amico nostro (cfr. Gv 15,15).
Interroghiamoci dunque sul livello di intimità che viviamo con Gesù, solo nel Quale abbiamo la salvezza (Ia lettura) e nel Quale siamo diventati veri figli di Dio (IIa lettura). Sarà proprio nell’incontro intimo con Gesù, nell’esperienza esistenziale del Suo donarmi la vita che non potrò non sentire il fascino e la bellezza di un amore che sa donare la vita, di un amore che sa assumere la morte per dare la vita.
Gesù Maestro d’Amore questo ci insegna nell’intimo, ci insegna ad amare donando la vita. Dopo il peccato originale non è possibile alla persona umana amare nella verità senza donare la vita. In seguito al peccato originale la persona umana era incapace di amare nella verità perché incapace di donare la vita, Gesù ci salva dandoci la sua capacità di donare la vita e quindi di amare nella verità.
La tentazione che incalza sempre l’umanità di tutti i tempi è quella di credere possibile la realizzazione della persona umana nella felicità e nella gioia ricercando e vivendo un amore senza donare la vita, un amore senza fatica, senza responsabilità, senza sacrificio, senza donazione, un amore dove solo si riceve senza dare.
A questa grande illusione Gesù risponde insegnandoci a donare la vita. Per far questo Lui, Dio, ha voluto farsi uomo per poter morire. In quanto Dio non poteva insegnarci ad amare dando la vita, allora ha voluto assumere la nostra natura umana per insegnarci come si ama e si ama dando la vita.
Giustamente Gesù, nel brano evangelico odierno, ci fa notare che “nessuno poteva togliergli la vita”, nessuno poteva e può uccidere Dio, ma che è Lui che “offre la vita per riprendersela di nuovo”.
No, – lo abbiamo già detto nelle omelie precedenti – non furono i chiodi ad uccidere Gesù, ma l’Amore che porta per noi, quello Lo fece morire, morì d’Amore! Per questo le guardie non gli spezzarono le gambe come agli altri due (cfr. Gv 19,32-34) e Pilato se ne stupì fortemente (cfr. Mc 15,44). Chi avrebbe potuto infatti uccidere Dio?
Ecco, carissimi fratelli e sorelle, noi che abbiamo conosciuto Gesù, noi che siamo stati istruiti da Gesù, noi che abbiamo conosciuto il suo amore, siamo chiamati a testimoniare a questo mondo che non sa amare, la forza, la bellezza, il fascino, il profumo di un amore che sa donare la vita, come? È molto semplice. Come Lui ha assunto la nostra natura umana per poterci donare la vita, così noi – per amore Suo e nel Suo Amore – siamo chiamati per la gloria del Padre e per la salvezza delle nostre persone ad assumere tutte le pesanti realtà della nostra esistenza quotidiana, le nostre impotenze, le nostre fatiche e i pesi della vita, le solitudini, malattie, dolori, disgrazie, incomprensioni, prove, per donare la vita e quindi AMARE.
Qui è tutta la forza del Risorto, forza che Egli ci comunica nei sacramenti, la capacità di trasformare le nostre situazioni di morte in vita donata e quindi in AMORE. Non esiste, dunque, né può esistere nella concretezza della nostra esistenza di figli di Dio, una situazione di morte tale, una prova così grande, una croce così pesante che possa schiacciarci, infatti quello stesso e identico Amore che ha tenuto stretto Gesù alla croce “è stato riversato nei nostri cuori”(Rm 5,5) e quindi è data a tutti noi la possibilità di amare come Gesù, dando la vita per amore sulla croce e senza scendere da essa.
Carissimi fratelli e sorelle, concludo, a questa concretezza di Amore il Padre chiama ciascuno di noi in Cristo perché il mondo creda, e il mondo crederà, sì crederà, quando ci vedrà amare come ci amò Gesù dando la vita, il mondo aspetta solo questo per credere, non lasciamolo aspettare troppo!

Amen.

 

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