I MAGI A BETLEMME – GIANFRANCO RAVASI

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I MAGI A BETLEMME – GIANFRANCO RAVASI

Era il 614 e la basilica della Natività di Betlemme, eretta nel 330 dalla madre dell’imperatore Costantin

Elena, e ristrutturata un paio di secoli dopo dall’imperatore bizantino Giustiniano, era assediata dal re persiano Cosroe che già aveva raso al suolo tutti gli edifici cristiani della Terra Santa. Il sovrano stava per ricorrere al fuoco e alle balestre quando s’accorse che sul frontone della basilica erano raffigurati personaggi vestiti proprio come lui: erano i Magi che i bizantino avevano tratteggiato in abiti da cerimonia persiani.
Quella chiesa, che racchiude nella cripta la grotta della Natività di Cristo, fu così salvata ed è ancora oggi possibile visitarla penetrandovi attraverso un’unica porticina detta simbolicamente « dell’umanità ». Il fondale che abbiamo ora ricostruito ha ovviamente al centro quel racconto che abbiamo ascoltato durante la Messa dell’Epifania: è il passo di Matteo 2,1-12, un testo sobrio, anche se non privo di colpi di scena, affascinante anche se tutt’altro che fiabesco o infantile, tutto intarsiato di allusioni e citazioni bibliche.
Su questa pagina, che è la celebrazione di Cristo re e signore della storia, verso cui convergono i popoli guidati dalla rivelazione cosmica simboleggiata dalla stella (che, tra l’altro, è anche un segno messianico), si è scatenata la fantasia dei vangeli apocrifi e della tradizione cristiana successiva. Così, a causa dei tre doni offerti (oro, incenso e mirra), i Magi sono diventati tre e, per aggiunta, re, appartenenti alle tre razze (bianca, nera, gialla). Si sono inventati nomi diversi per chiamarli, con la prevalenza di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, divenuti anche il titolo di un bel romanzo dello scrittore francese Michel Tournier (1980).
Così nel 1927 il grande poeta Thomas S. Eliot cantava il loro viaggio: «Fu per noi un freddo avvento 1 per un viaggio lungo come questo. / Le strade fangose… / i cammelli pustolosi, i piedi sanguinanti 1 … Vi furono momenti in cui rimpiangemmo i i palazzi d’estate sui pendii, i terrazzi, 1 le seriche fanciulle che portavano i sorbetti … ». In realtà, al di là dell’ipotetica definizione delle origini di questi personaggi così popolari (Matteo dice solo che «giunsero da Oriente», cioè dal deserto arabico o siro ove transitavano le carovane commerciali), ciò che interessa l’evangelista è delineare il cammino universale dell’umanità verso Cristo.
Nella piccola processione dei Magi «verso il Bambino e verso sua Madre» per «prostrarsi e adorarlo» (2,1 1) egli vede in filigrana la processione planetaria che Gesù annunzierà: «Molti verranno da Oriente e da Occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli» (8,1 1).
È questa la grande « epifania » della salvezza.
Il vescovo martire Ignazio di Antiochia scriveva nel 107:
«Una stella brillò in cielo oltre ogni stella e tutte le altre stelle, col sole e la luna, formarono un coro attorno alla stella di Cristo che tutte sovrastava in splendore … ».

 

Publié dans : CAR. GIANFRANCO RAVASI, EPIFANIA |le 3 janvier, 2018 |Pas de Commentaires »

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