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Gesù e i quattro evangelisti

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BENEDETTO XVI – GESÙ CRISTO « MEDIATORE E PIENEZZA DI TUTTA LA RIVELAZIONE »

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BENEDETTO XVI – GESÙ CRISTO « MEDIATORE E PIENEZZA DI TUTTA LA RIVELAZIONE »

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI

Mercoledì, 16 gennaio 2013

Cari fratelli e sorelle,

il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla divina Rivelazione Dei Verbum, afferma che l’intima verità di tutta la Rivelazione di Dio risplende per noi «in Cristo, che è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la Rivelazione» (n. 2). L’Antico Testamento ci narra come Dio, dopo la creazione, nonostante il peccato originale, nonostante l’arroganza dell’uomo di volersi mettere al posto del suo Creatore, offre di nuovo la possibilità della sua amicizia, soprattutto attraverso l’alleanza con Abramo e il cammino di un piccolo popolo, quello di Israele, che Egli sceglie non con criteri di potenza terrena, ma semplicemente per amore. E’ una scelta che rimane un mistero e rivela lo stile di Dio che chiama alcuni non per escludere altri, ma perché facciano da ponte nel condurre a Lui: elezione è sempre elezione per l’altro. Nella storia del popolo di Israele possiamo ripercorrere le tappe di un lungo cammino in cui Dio si fa conoscere, si rivela, entra nella storia con parole e con azioni. Per questa opera Egli si serve di mediatori, come Mosè, i Profeti, i Giudici, che comunicano al popolo la sua volontà, ricordano l’esigenza di fedeltà all’alleanza e tengono desta l’attesa della realizzazione piena e definitiva delle promesse divine.
Ed è proprio la realizzazione di queste promesse che abbiamo contemplato nel Santo Natale: la Rivelazione di Dio giunge al suo culmine, alla sua pienezza. In Gesù di Nazaret, Dio visita realmente il suo popolo, visita l’umanità in un modo che va oltre ogni attesa: manda il suo Figlio Unigenito; si fa uomo Dio stesso. Gesù non ci dice qualcosa di Dio, non parla semplicemente del Padre, ma è rivelazione di Dio, perché è Dio, e ci rivela così il volto di Dio. Nel Prologo del suo Vangelo, san Giovanni scrive: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18).
Vorrei soffermarmi su questo “rivelare il volto di Dio”. A tale riguardo, san Giovanni, nel suo Vangelo, ci riporta un fatto significativo che abbiamo ascoltato ora. Avvicinandosi la Passione, Gesù rassicura i suoi discepoli invitandoli a non avere timore e ad avere fede; poi instaura un dialogo con loro nel quale parla di Dio Padre (cfr Gv 14,2-9). Ad un certo punto, l’apostolo Filippo chiede a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). Filippo è molto pratico e concreto, dice anche quanto noi vogliamo dire: “vogliamo vedere, mostraci il Padre”, chiede di “vedere” il Padre, di vedere il suo volto. La risposta di Gesù è risposta non solo a Filippo, ma anche a noi e ci introduce nel cuore della fede cristologica; il Signore afferma: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). In questa espressione si racchiude sinteticamente la novità del Nuovo Testamento, quella novità che è apparsa nella grotta di Betlemme: Dio si può vedere, Dio ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo.
In tutto l’Antico Testamento è ben presente il tema della “ricerca del volto di Dio”, il desiderio di conoscere questo volto, il desiderio di vedere Dio come è, tanto che il termine ebraico panîm, che significa “volto”, vi ricorre ben 400 volte, e 100 di queste sono riferite a Dio: 100 volte ci si riferisce a Dio, si vuol vedere il volto di Dio. Eppure la religione ebraica proibisce del tutto le immagini, perché Dio non si può rappresentare, come invece facevano i popoli vicini con l’adorazione degli idoli; quindi, con questa proibizione di immagini, l’Antico Testamento sembra escludere totalmente il “vedere” dal culto e dalla pietà. Che cosa significa allora, per il pio israelita, tuttavia cercare il volto di Dio, nella consapevolezza che non può esserci alcuna immagine? La domanda è importante: da una parte si vuole dire che Dio non si può ridurre ad un oggetto, come un’immagine che si prende in mano, ma neppure si può mettere qualcosa al posto di Dio; dall’altra parte, però, si afferma che Dio ha un volto, cioè è un «Tu» che può entrare in relazione, che non è chiuso nel suo Cielo a guardare dall’alto l’umanità. Dio è certamente sopra ogni cosa, ma si rivolge a noi, ci ascolta, ci vede, parla, stringe alleanza, è capace di amare. La storia della salvezza è la storia di Dio con l’umanità, è la storia di questo rapporto di Dio che si rivela progressivamente all’uomo, che fa conoscere se stesso, il suo volto.
Proprio all’inizio dell’anno, il 1° gennaio, abbiamo ascoltato, nella liturgia, la bellissima preghiera di benedizione sul popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Lo splendore del volto divino è la fonte della vita, è ciò che permette di vedere la realtà; la luce del suo volto è la guida della vita. Nell’Antico Testamento c’è una figura a cui è collegato in modo del tutto speciale il tema del “volto di Dio”; si tratta di Mosé, colui che Dio sceglie per liberare il popolo dalla schiavitù d’Egitto, donargli la Legge dell’alleanza e guidarlo alla Terra promessa. Ebbene, nel capitolo 33 del Libro dell’Esodo, si dice che Mosé aveva un rapporto stretto e confidenziale con Dio: «Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico» (v. 11). In forza di questa confidenza, Mosè chiede a Dio: «Mostrami la tua gloria!», e la risposta di Dio è chiara: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome… Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo… Ecco un luogo vicino a me… Tu vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere» (vv. 18-23). Da un lato, allora, c’è il dialogo faccia a faccia come tra amici, ma dall’altro c’è l’impossibilità, in questa vita, di vedere il volto di Dio, che rimane nascosto; la visione è limitata. I Padri dicono che queste parole, “tu puoi solo vedere le mie spalle”, vogliono dire: tu puoi solo seguire Cristo e seguendo vedi dalle spalle il mistero di Dio; Dio si può seguire vedendo le sue spalle.
Qualcosa di completamente nuovo avviene, però, con l’Incarnazione. La ricerca del volto di Dio riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo. In Lui trova compimento il cammino di rivelazione di Dio iniziato con la chiamata di Abramo, Lui è la pienezza di questa rivelazione perché è il Figlio di Dio, è insieme «mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione” (Cost. dogm. Dei Verbum, 2), in Lui il contenuto della Rivelazione e il Rivelatore coincidono. Gesù ci mostra il volto di Dio e ci fa conoscere il nome di Dio. Nella Preghiera sacerdotale, nell’Ultima Cena, Egli dice al Padre: «Ho manifestato il tuo nome agli uomini… Io ho fatto conoscere loro il tuo nome» (cfr Gv 17,6.26). L’espressione “nome di Dio” significa Dio come Colui che è presente tra gli uomini. A Mosè, presso il roveto ardente, Dio aveva rivelato il suo nome, cioè si era reso invocabile, aveva dato un segno concreto del suo “esserci” tra gli uomini. Tutto questo in Gesù trova compimento e pienezza: Egli inaugura in un nuovo modo la presenza di Dio nella storia, perché chi vede Lui, vede il Padre, come dice a Filippo (cfr Gv 14,9). Il Cristianesimo – afferma san Bernardo – è la «religione della Parola di Dio»; non, però, di «una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente» (Hom. super missus est, IV, 11: PL 183, 86B). Nella tradizione patristica e medioevale si usa una formula particolare per esprimere questa realtà: si dice che Gesù è il Verbum abbreviatum (cfr Rm 9,28, riferito a Is 10,23), il Verbo abbreviato, la Parola breve, abbreviata e sostanziale del Padre, che ci ha detto tutto di Lui. In Gesù tutta la Parola è presente.
In Gesù anche la mediazione tra Dio e l’uomo trova la sua pienezza. Nell’Antico Testamento vi è una schiera di figure che hanno svolto questa funzione, in particolare Mosè, il liberatore, la guida, il “mediatore” dell’alleanza, come lo definisce anche il Nuovo Testamento (cfr Gal 3,19; At 7,35; Gv 1,17). Gesù, vero Dio e vero uomo, non è semplicemente uno dei mediatori tra Dio e l’uomo, ma è “il mediatore” della nuova ed eterna alleanza (cfr Eb 8,6; 9,15; 12,24); «uno solo, infatti, è Dio – dice Paolo – e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5; cfr Gal 3,19-20). In Lui noi vediamo e incontriamo il Padre; in Lui possiamo invocare Dio con il nome di “Abbà, Padre”; in Lui ci viene donata la salvezza.
Il desiderio di conoscere Dio realmente, cioè di vedere il volto di Dio è insito in ogni uomo, anche negli atei. E noi abbiamo forse inconsapevolmente questo desiderio di vedere semplicemente chi Egli è, che cosa è, chi è per noi. Ma questo desiderio si realizza seguendo Cristo, così vediamo le spalle e vediamo infine anche Dio come amico, il suo volto nel volto di Cristo. L’importante è che seguiamo Cristo non solo nel momento nel quale abbiamo bisogno e quando troviamo uno spazio nelle nostre occupazioni quotidiane, ma con la nostra vita in quanto tale. L’intera esistenza nostra deve essere orientata all’incontro con Gesù Cristo all’amore verso di Lui; e, in essa, un posto centrale lo deve avere l’amore al prossimo, quell’amore che, alla luce del Crocifisso, ci fa riconoscere il volto di Gesù nel povero, nel debole, nel sofferente. Ciò è possibile solo se il vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell’ascolto della sua Parola, nel parlare interiormente, nell’entrare in questa Parola così che realmente lo incontriamo, e naturalmente nel Mistero dell’Eucaristia. Nel Vangelo di san Luca è significativo il brano dei due discepoli di Emmaus, che riconoscono Gesù allo spezzare il pane, ma preparati dal cammino con Lui, preparati dall’invito che hanno fatto a Lui di rimanere con loro, preparati dal dialogo che ha fatto ardere il loro cuore; così, alla fine, vedono Gesù. Anche per noi l’Eucaristia è la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio, entriamo in rapporto intimo con Lui; e impariamo, allo stesso tempo a rivolgere lo sguardo verso il momento finale della storia, quando Egli ci sazierà con la luce del suo volto. Sulla terra noi camminiamo verso questa pienezza, nell’attesa gioiosa che si compia realmente il Regno di Dio. Grazie.

 

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Madonna di Guadalupe

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Publié dans:immagini sacre |on 11 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

LA MADONNA DI GUADALUPE SI CELEBRA IL 12 DICEMBRE

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LA MADONNA DI GUADALUPE SI CELEBRA IL 12 DICEMBRE

La Madonna di Guadalupe, la Madre dell’America latina, è venerata in seguito a una apparizione avvenuta in Messico nel 1531 ed è patrona del Messico e imperatrice del Continente americano. L’apparizione di Guadalupe è stata riconosciuta dalla Chiesa cattolica e Juan Diego è stato proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II il 31 luglio 2002. Secondo la dottrina cattolica queste apparizioni appartengono alla categoria delle rivelazioni private. La Madonna di Guadalupe è venerata dai cattolici come patrona e regina di tutti i popoli di lingua spagnola e del continente americano in particolare, ridando vigore al culto di Nostra Signora del comune spagnolo di Guadalupe del XIV secolo. E’ anche la patrona delle Filippine. La sua festa si celebra il 12 dicembre, giorno dell’ultima apparizione. E proprio il 12 dicembre, in Messico, è festa di precetto.
Nel 1976 è stata inaugurata l’attuale Basilica di Nostra Signora di Guadalupe [nella foto a destra]. Nel santuario è conservato il mantello (tilmàtli) di Juan Diego, sul quale è raffigurata l’immagine di Maria, ritratta come una giovane indiana: per la sua pelle scura ella è chiamata dai fedeli Virgen morenita (Vergine meticcia). Nel 1921 Luciano Pèrez, un attentatore inviato dal governo, nascose una bomba in un mazzo di fiori posti ai piedi dell’altare; l’esplosione danneggiò la basilica, ma il mantello e il vetro che lo proteggeva rimasero intatti.
«Quando apparve a san Juan Diego, il suo volto era quello di una donna meticcia e le sue vesti erano piene di simboli della cultura indigena. Seguendo l’esempio di Gesù, Maria sta accanto ai suoi figli, accompagna come madre premurosa il loro cammino, condivide le gioie e le speranze, le sofferenze e le angosce del Popolo di Dio, del quale sono chiamati a far parte tutti i popoli della terra. L’apparizione dell’immagine della Vergine sulla tilma [mantello] di Juan Diego fu un segno profetico di un abbraccio, l’abbraccio di Maria a tutti gli abitanti delle vaste terre americane, a quanti erano già lì e a quanti sarebbero arrivati in seguito. Questo abbraccio di Maria indicò il cammino che sempre ha caratterizzato l’America: essere una terra dove possono convivere popoli diversi, una terra capace di rispettare la vita umana in tutte le sue fasi, dal grembo materno fino alla vecchiaia, capace di accogliere gli emigranti, come pure i popoli e i poveri e gli emarginati di tutte le epoche. L’America è una terra generosa. Questo è il messaggio di Nostra Signora di Guadalupe, e questo è anche il mio messaggio, il messaggio della Chiesa. Incoraggio tutti gli abitanti del Continente americano a tenere le braccia aperte come la Vergine Maria, con amore e con tenerezza». Papa Francesco.

APPARIZIONE DELLA MADONNA DI GUADALUPE
Nell’anno 1531, il 9 dicembre, dieci anni dopo la conquista del Messico, l’indio Cuauhtlatòhuac (ribattezzato Juan Diego), contadino, si recava alla chiesa francescana di Santiago. Era l’alba. All’improvviso, una voce dolcissima lo chiamò sul colle Tepeyac. La voce veniva da una bellissima donna, che si presentò come “la perfetta sempre vergine Maria, la Madre del verissimo e unico Dio” (la tonantzin “la nostra venerata Madre”).
La Madonna gli ordinò di recarsi dal vescovo e di far costruire una chiesa ai piedi del colle. Per un paio di volte, il vescovo, comprensibilmente dubbioso, non volle credere alle parole del povero indio. Tre giorni dopo la prima apparizione, Juan Diego fu chiamato ad assistere uno zio gravemente malato. Uscì alla ricerca di un sacerdote e provò ad aggirare la collina su cui era apparsa la Vergine “morenita”, per evitare di incontrarla. Ma, la Signora gli apparve lungo la strada, lo rassicurò sulla salute dello zio e gli chiese di salire sulla collina per raccogliere dei fiori. Juan Diego eseguì gli ordini e trovò la cima del colle ricoperta di bellissimi fiori, evento straordinario per la stagione invernale e per il luogo di natura rocciosa. L’indio li raccolse e li depose nella sua tilma, cioè nel mantello, per portarli al vescovo Juan de Zumarraga, come prova delle apparizioni.
Appena Juan Diego aprì il mantello e fece cadere i fiori raccolti davanti all’alto prelato, avvenne un vero miracolo: sul mantello si disegnò l’immagine della Madonna. Fu la prova che Juan Diego non era un mentitore e che Maria era veramente scesa dal Cielo per parlare all’umile indio. Se si osservano gli occhi della figura della Madonna impressa nella tilma, si distingue chiaramente la scena di Juan Diego che apre il suo mantello davanti a vescovo e agli altri testimoni. È come una vera fotografia, minuscola, invisibile all’occhio umano, di ciò che accadde quel 12 dicembre 1531.
Si ipotizza, quindi, che la Madonna fosse presente nella stanza, sebbene invisibile e abbia “proiettato” sulla tilma la propria immagine con riflesso negli occhi ciò che stava osservando. In questo prodigio, è stato colto il segno della sintesi tra la cultura azteca e la fede cristiana: l’evangelizzazione del Messico si compì in modo pacifico e rispettoso delle tradizioni locali.

Publié dans:feste di Maria |on 11 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

San Giovanni Battista

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Publié dans:immagini sacre |on 8 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
C’è profonda unità tra le tre letture di questa domenica: esprimono tutte un senso di attesa gioiosa e trepidante: c’è qualcosa di molto importante che deve avvenire, c’è Qualcuno che deve venire. Qualcuno che le parole di Giovanni Battista non bastano a far capire in modo pieno chi è.

La Parola di Dio
Isaia 40,1-5.9-11. Il brano fa parte del « Libro delle Consolazioni di Israele » del deuteroisaia (capitoli 40-55), un profeta anonimo vissuto durante l’esilio babilonese. Le sue sono parole piene di speranza perché è finito l’esilio babilonese, è finita la schiavitù, Dio ha perdonato. « Nel deserto preparate la strada al Signore », dice Isaia. Questa frase viene ripresa dagli evangelisti Marco, Matteo e Luca e messa sulle labbra di Giovanni che invita alla conversione.
2 Pietro 3,8-14. Pietro in questa seconda lettera sollecita ad attendere « il giorno del Signore », il tempo della giustizia definitiva instaurata da Gesù, l’alfa e l’omega della Storia. Il Signore ritornerà certamente, la sua venuta sarà improvvisa e sconvolgerà la terra. Ritarda a venire per darci il tempo di cambiare vita. Va atteso vivendo « nella santità e nelle preghiere », « senza colpa e senza macchia ».
Marco 1,1-8. Il vangelo di questa domenica ci presenta la testimonianza del Battista, l’ultimo profeta, quello che ha preceduto la venuta di Gesù. Egli dice: « Viene uno che è più forte di me »; e fa proprie le parole di Isaia: « Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri ».

Riflettere
o La parola di Dio di questa domenica ci presenta le espressioni forti di due profeti che hanno preannunciato la venuta di Gesù: quella del profeta Isaia, molti secoli prima della sua venuta; quella del Battista, suo contemporaneo.
o L’antico testamento parla già di Gesù, anzi gli studiosi dicono che tutta l’antica alleanza è orientata alla sua venuta. Ma il contesto in cui Gesù vivrà la sua avventura umana, è quello dell’antico testamento, un contesto ancora da battezzare, fatto di otri vecchi nei quali è rischioso inserire vino nuovo.
o Domenica scorsa, il messaggio è stato: vigilate, vegliate, tenete accesa la lampada! State svegli e in piedi come chi aspetta una persona cara. Oggi l’attesa si fa vicina, l’attesa si fa dolce: « Preparate la strada: il Signore è vicino, viene! ».
o Attendiamo la venuta del Signore e ci prepariamo, perché vogliamo che questa attesa sia dono, salvezza e non giudizio, rimprovero, maledizione. Pietro dice: « Cercate di essere senza colpa e senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace ».
o L’evangelista Marco presenta oggi l’ »inizio del vangelo di Gesù, Cristo ». L’evangelista Marco ci accompagnerà nella liturgia domenicale di questo anno B. Egli ci presenta in ogni pagina la figura di Gesù, con l’interrogativo sulla sua identità. Gesù è qui « colui che viene », il « più forte », colui « che battezzerà in Spirito Santo », cioè colui che darà vita alla chiesa sotto l’impulso dello Spirito.
o La prima lettura è un bellissimo brano del deuteroisaia, che scrive alla fine dell’esilio. Dice: « Nel deserto preparate la via al Signore ». Il deserto fa pensare all’esodo e alla liberazione del popolo dalla schiavitù per opera di Mosè. In antico la strada veniva appianata (anche materialmente) per l’arrivo del re. E Isaia immagina che uno si stacchi dal gruppo e corra avanti a tutti per annunciare la liberazione a Gerusalemme, che è ancora sotto il peso della tristezza: « Il Signore Dio viene con potenza… ha con sé il premio… Egli è come un pastore… porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri ». Chi viene è il Signore che salva e viene come un re potente e buono.
o Sono già immagini natalizie. Altrove Isaia dice: « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio! Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Principe della pace » (Is 9,5). A Natale Gesù si presenta come un piccolo fanciullo indifeso: nasce in una grotta e in povertà, ma è il re dell’universo.
o Il vangelo ci presenta « la voce nel deserto » di cui parla Isaia, dando un volto a questa voce. Giovanni nel vangelo di Marco è soltanto voce, non giudice e predicatore terribile alle folle e ai soldati. Annuncia Gesù e lo fa con grande umiltà. Si sente servo di Gesù (« indegno di legargli i saldali », che è il lavoro di uno schiavo).
o Il Battista non predica solo con la sua voce, ma anche con il suo stile di vita. Veste di peli di cammello, mangia locuste e miele selvatico. È un uomo che sa ciò che conta, che sa fare penitenza, che attende con grande serietà il messia. E chiede a tutti la conversione, condizione perché il Signore prenda la strada e arrivi.

Attualizzare
* – Che cosa vuol dire oggi preparare la strada al Signore? Addobbare le strade e le case come sta avvenendo in questi giorni per motivi commerciali? Fare il presepe e l’albero? Vuol dire prima di tutto pulirsi gli occhi, la mente e il cuore per non scambiare il Natale con un panettone, una pelliccia, un vestito nuovo, il cenone.
* – « Preparare la strada » vuol dire mettersi nelle condizioni perché il Signore possa venire e possiamo riconoscerlo. Vuol dire prepararsi a riconoscerlo sulle strade che egli sceglierà per venire tra noi.
* – Infatti il Signore sempre ci sorprende e ci sorprenderà a Natale. Noi lo vorremmo potente, capace di trasformare il mondo in un istante, creatore di cieli nuovi e terra nuova, come dice Pietro. Invece lui viene nella debolezza. Si fa bambino. Ma la sua venuta non lascia le cose come sono. Se ci convertiamo, se ci convertiamo tutti, molte cose cambieranno in noi e attorno a noi.
* – Come il Battista, che si fa banditore della venuta del messia nel popolo, anche noi dobbiamo aiutare gli altri ad attendere il vero Natale, per viverlo in modo cristiano e genuino. Dobbiamo diventare annunciatori entusiasti e credibili del Signore che viene.
* – Gesù è la buona notizia, è il vangelo di Dio. È questa la bella notizia del Natale e va trasmessa con gioia. Come chi annuncia la caduta di un muro che divideva due popoli fratelli, come chi annuncia la fine di una guerra. Se il nostro passaparola non avviene nella gioia, per noi Gesù non è venuto e noi siamo ancora nell’antico testamento, lì ad attendere la venuta di un messia. « Essere cristiani significa avere incontrato sulla propria strada una Presenza di sconfinato Amore, che stupisce e affascina e fa esplodere di gioia » (card. Angelo Comastri).
* – L’austero Giovanni è un esempio forte per noi che ci prepariamo al Natale. Egli sceglie il deserto, il luogo ideale, dove nella solitudine si può incontrare Dio. Sceglie per sé una vita austera e invita a imitarlo nella penitenza, per essere preparati e nuovi all’arrivo del Signore.
* – Non è facile fare « deserto » nella società dei consumi e del rumore, nelle strade di città piene di luci che oscurano le stelle. E allora bisogna crearsi il proprio deserto, un angolo dove sia possibile ricuperare se stessi, entrare in sintonia con l’orologio di Dio e mettersi in cammino.
* – Giovanni battezza, mentre la gente confessa i propri peccati: il tempo di Avvento è un’occasione propizia per accostarci al sacramento della riconciliazione in modo più genuino, con più calma e consapevolezza.

Nel deserto ho ritrovato me stesso
Ecco ciò che scrive Carlo Carretto, uno dei più dinamici presidenti nazionali di Azione Cattolica, che si è fatto « Piccolo fratello di Charles de Foucauld ». Racconta: « Nel deserto ho ritrovato me stesso, il senso della vita ». Così riferisce la sua prima esperienza di preghiera nel Sahara: « Il sole era alto e mi sentivo stanco. Solo il vento che soffiava sul muso della macchina permetteva ancora alla jeep di procedere benché la temperatura fosse infernale e l’acqua bollisse nel radiatore. Sapevo che nella zona c’erano grossi blocchi di granito emergenti dalla sabbia: ricercatissimi luoghi d’ombra per fare il campo. Verso mezzogiorno trovai ciò che cercavo. Sulla parete nord di un macigno alto una decina di metri, una lama d’ombra si proiettava sulla sabbia rossa. Misi la jeep contro vento per raffreddare il motore e scaricare il ghess, cioè l’indispensabile per fare il campo: una stuoia, il sacco dei viveri, due coperte e il treppiede per il fuoco. Ma avvicinandomi alla roccia in ombra, mi accorsi che c’erano già ospiti: due vipere se ne stavano raggomitolate nella sabbia e mi sorvegliavano senza muoversi. Feci un salto indietro, m’avvicinai alla jeep senza perdere di vista le due serpi velenose, presi il fucile. Misi una cartuccia con piombo medio. Cercai di colpire le due vipere d’infilata, per non sprecare un altro colpo. Tirai e vidi i due rettili saltare in aria tra un nuvolo di sabbia. Ripulii la zona dal sangue, stesi la stuoia e mi sedetti. Era mezzogiorno, presi il breviario e incominciai a pregare »

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA:

Immacolata Concezione di Maria

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Publié dans:immagini sacre |on 7 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA – PAPA BENEDETTO (2009)

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2009/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20091208_immacolata.html

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Martedì, 8 dicembre 2009

Cari fratelli e sorelle!

Nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.
Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.
Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.
Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.
Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. E’ la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.
Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.
Cari amici Romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.
Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, Salus Populi Romani, prega per noi!

Publié dans:feste di Maria |on 7 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

San Nicola di Bari o di Myra

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Publié dans:immagini sacre |on 5 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

SAN NICOLA DI BARI – 6 DICEMBRE (m)

https://www.santodelgiorno.it/san-nicola-di-mira/

SAN NICOLA DI BARI – 6 DICEMBRE (m)

Titolo: Vescovo

Ricorrenza: 06 dicembre

Protettore di:bambini, chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli, marinai

S. Nicola fu uno dei più illustri santi che fiorirono nella Chiesa orientale nel secolo IV. Nativo di Pataro nella Licia, dimostrò fin da bambino di essere predestinato a grandi cose. Prestissimo si innamorò della vita religiosa, e si ritirò in un monastero nelle vicinanze di Mira.
Mirabili furono quivi i suoi slanci d’amore al Signore ed il progresso quotidiano nella virtù. Praticava la carità materiale e spirituale verso il prossimo, e di lui rimase celebre il seguente fatto.
Trovandosi tre giovanette in grave pericolo di perdere l’innocenza, non potendo a causa della loro povertà trovare un onesto collocamento, per tre notti consecutive Nicola si portò vicino a quella casa, ed ogni volta vi gettò dalla finestra una borsa contenente il necessario per la dote di una figlia.
La sua grande devozione lo spinse a visitare la Terra Santa. Durante il viaggio, quando la nave su cui era montato si trovava in alto mare, si scatenò una tempesta tale che i marinai disperavano della salvezza.
Ma Nicola, rassicuratili, si mise in ginocchio: ed il mare divenne calmo e si arrivò felicemente in porto. Ritornato dal pellegrinaggio, trovò vacante la sede episcopale di Mira, capitale della Licia. Nicola, già celebre per i suoi miracoli e per la sua vita esemplare, fu eletto ad occupare quella sede, e la resse sapientemente per molti anni. Fu grande benefattore dei poveri, padre degli orfani, sostegno delle vedove.
Durante la persecuzione di Diocleziano, fu deportato e confinato. Restituita la libertà alla Chiesa, il santo vescovo ritornò tra il suo popolo. Partecipò al Concilio Ecumenico di Nicea ed ebbe parte assai attiva nella confutazione di Ario.
Il Signore lo preavvisò della prossima sua morte ed il Santo, raccomandatosi alle preci del suo buon popolo, radunò il clero, e prese a recitare il salmo: In te Domine, speravi, fino al versetto: In manus tuas, commendo spiritum meum, e col sorriso sulle labbra, spirò. Era l’anno 342.
Il suo corpo si conserva a Bari, nella Basilica del suo nome.
PRATICA. Perdoniamo le offese e preghiamo per coloro che ci fanno soffrire.
PREGHIERA. O Signore, che hai voluto onorare il tuo vescovo Nicola con insigni miracoli, fa’ che per la sua intercessione siamo liberati dalle pene del fuoco eterno.

Approfondimento
I protestanti, come si sa, non ammettono il culto dei santi. Tuttavia, c’è un santo che è popolare anche e soprattutto nei paesi protestanti, benché non tutti sian capaci di riconoscere, sotto le fattezze e l’abbigliamento del bonario Babbo Natale, uno dei santi più celebri della Chiesa cattolica: San Nicola.

San Francesco
Ma non c’è dubbio. Il cappuccio foderato di pelliccia del nordico Babbo Natale, non è altro che la mitria del barbuto vescovo orientale. Infatti, in Germania e in Svizzera, Babbo Natale si chiama Nikolaus, e il 6 dicembre è festa grande per i ragazzi. Nikolaus, con la gerla colma di doni, ha varcato l’Oceano sulle navi dei coloni olandesi, e in America è diventato  » Santa Claus », re della tradizione natalizia, e anche pubblicitaria del Nuovo Mondo.
E dall’America, Santa Claus è rimbalzato con nuova fortuna in Europa; ma pochi l’hanno riconosciuto per San Nicola. San Nicola da Bari, il secolare amico degli scolaretti e di tutti i bambini.
Questo non è l’unico segno della popolarità di San Nicola, uno dei santi più venerati in Oriente e in Occidente. Per tutto l’alto medioevo, egli è stato, per la sua delicata carità, qualcosa di simile a ciò che San Francesco è stato ed è ancora per l’evo moderno. E spesso appare vicino a San Francesco nelle pitture delle chiese francescane.

Publié dans:Santi, Santi memoria |on 5 décembre, 2017 |6 Commentaires »
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