10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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10 DICEMBRE 2017 – 2A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
C’è profonda unità tra le tre letture di questa domenica: esprimono tutte un senso di attesa gioiosa e trepidante: c’è qualcosa di molto importante che deve avvenire, c’è Qualcuno che deve venire. Qualcuno che le parole di Giovanni Battista non bastano a far capire in modo pieno chi è.

La Parola di Dio
Isaia 40,1-5.9-11. Il brano fa parte del « Libro delle Consolazioni di Israele » del deuteroisaia (capitoli 40-55), un profeta anonimo vissuto durante l’esilio babilonese. Le sue sono parole piene di speranza perché è finito l’esilio babilonese, è finita la schiavitù, Dio ha perdonato. « Nel deserto preparate la strada al Signore », dice Isaia. Questa frase viene ripresa dagli evangelisti Marco, Matteo e Luca e messa sulle labbra di Giovanni che invita alla conversione.
2 Pietro 3,8-14. Pietro in questa seconda lettera sollecita ad attendere « il giorno del Signore », il tempo della giustizia definitiva instaurata da Gesù, l’alfa e l’omega della Storia. Il Signore ritornerà certamente, la sua venuta sarà improvvisa e sconvolgerà la terra. Ritarda a venire per darci il tempo di cambiare vita. Va atteso vivendo « nella santità e nelle preghiere », « senza colpa e senza macchia ».
Marco 1,1-8. Il vangelo di questa domenica ci presenta la testimonianza del Battista, l’ultimo profeta, quello che ha preceduto la venuta di Gesù. Egli dice: « Viene uno che è più forte di me »; e fa proprie le parole di Isaia: « Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri ».

Riflettere
o La parola di Dio di questa domenica ci presenta le espressioni forti di due profeti che hanno preannunciato la venuta di Gesù: quella del profeta Isaia, molti secoli prima della sua venuta; quella del Battista, suo contemporaneo.
o L’antico testamento parla già di Gesù, anzi gli studiosi dicono che tutta l’antica alleanza è orientata alla sua venuta. Ma il contesto in cui Gesù vivrà la sua avventura umana, è quello dell’antico testamento, un contesto ancora da battezzare, fatto di otri vecchi nei quali è rischioso inserire vino nuovo.
o Domenica scorsa, il messaggio è stato: vigilate, vegliate, tenete accesa la lampada! State svegli e in piedi come chi aspetta una persona cara. Oggi l’attesa si fa vicina, l’attesa si fa dolce: « Preparate la strada: il Signore è vicino, viene! ».
o Attendiamo la venuta del Signore e ci prepariamo, perché vogliamo che questa attesa sia dono, salvezza e non giudizio, rimprovero, maledizione. Pietro dice: « Cercate di essere senza colpa e senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace ».
o L’evangelista Marco presenta oggi l’ »inizio del vangelo di Gesù, Cristo ». L’evangelista Marco ci accompagnerà nella liturgia domenicale di questo anno B. Egli ci presenta in ogni pagina la figura di Gesù, con l’interrogativo sulla sua identità. Gesù è qui « colui che viene », il « più forte », colui « che battezzerà in Spirito Santo », cioè colui che darà vita alla chiesa sotto l’impulso dello Spirito.
o La prima lettura è un bellissimo brano del deuteroisaia, che scrive alla fine dell’esilio. Dice: « Nel deserto preparate la via al Signore ». Il deserto fa pensare all’esodo e alla liberazione del popolo dalla schiavitù per opera di Mosè. In antico la strada veniva appianata (anche materialmente) per l’arrivo del re. E Isaia immagina che uno si stacchi dal gruppo e corra avanti a tutti per annunciare la liberazione a Gerusalemme, che è ancora sotto il peso della tristezza: « Il Signore Dio viene con potenza… ha con sé il premio… Egli è come un pastore… porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri ». Chi viene è il Signore che salva e viene come un re potente e buono.
o Sono già immagini natalizie. Altrove Isaia dice: « Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio! Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Principe della pace » (Is 9,5). A Natale Gesù si presenta come un piccolo fanciullo indifeso: nasce in una grotta e in povertà, ma è il re dell’universo.
o Il vangelo ci presenta « la voce nel deserto » di cui parla Isaia, dando un volto a questa voce. Giovanni nel vangelo di Marco è soltanto voce, non giudice e predicatore terribile alle folle e ai soldati. Annuncia Gesù e lo fa con grande umiltà. Si sente servo di Gesù (« indegno di legargli i saldali », che è il lavoro di uno schiavo).
o Il Battista non predica solo con la sua voce, ma anche con il suo stile di vita. Veste di peli di cammello, mangia locuste e miele selvatico. È un uomo che sa ciò che conta, che sa fare penitenza, che attende con grande serietà il messia. E chiede a tutti la conversione, condizione perché il Signore prenda la strada e arrivi.

Attualizzare
* – Che cosa vuol dire oggi preparare la strada al Signore? Addobbare le strade e le case come sta avvenendo in questi giorni per motivi commerciali? Fare il presepe e l’albero? Vuol dire prima di tutto pulirsi gli occhi, la mente e il cuore per non scambiare il Natale con un panettone, una pelliccia, un vestito nuovo, il cenone.
* – « Preparare la strada » vuol dire mettersi nelle condizioni perché il Signore possa venire e possiamo riconoscerlo. Vuol dire prepararsi a riconoscerlo sulle strade che egli sceglierà per venire tra noi.
* – Infatti il Signore sempre ci sorprende e ci sorprenderà a Natale. Noi lo vorremmo potente, capace di trasformare il mondo in un istante, creatore di cieli nuovi e terra nuova, come dice Pietro. Invece lui viene nella debolezza. Si fa bambino. Ma la sua venuta non lascia le cose come sono. Se ci convertiamo, se ci convertiamo tutti, molte cose cambieranno in noi e attorno a noi.
* – Come il Battista, che si fa banditore della venuta del messia nel popolo, anche noi dobbiamo aiutare gli altri ad attendere il vero Natale, per viverlo in modo cristiano e genuino. Dobbiamo diventare annunciatori entusiasti e credibili del Signore che viene.
* – Gesù è la buona notizia, è il vangelo di Dio. È questa la bella notizia del Natale e va trasmessa con gioia. Come chi annuncia la caduta di un muro che divideva due popoli fratelli, come chi annuncia la fine di una guerra. Se il nostro passaparola non avviene nella gioia, per noi Gesù non è venuto e noi siamo ancora nell’antico testamento, lì ad attendere la venuta di un messia. « Essere cristiani significa avere incontrato sulla propria strada una Presenza di sconfinato Amore, che stupisce e affascina e fa esplodere di gioia » (card. Angelo Comastri).
* – L’austero Giovanni è un esempio forte per noi che ci prepariamo al Natale. Egli sceglie il deserto, il luogo ideale, dove nella solitudine si può incontrare Dio. Sceglie per sé una vita austera e invita a imitarlo nella penitenza, per essere preparati e nuovi all’arrivo del Signore.
* – Non è facile fare « deserto » nella società dei consumi e del rumore, nelle strade di città piene di luci che oscurano le stelle. E allora bisogna crearsi il proprio deserto, un angolo dove sia possibile ricuperare se stessi, entrare in sintonia con l’orologio di Dio e mettersi in cammino.
* – Giovanni battezza, mentre la gente confessa i propri peccati: il tempo di Avvento è un’occasione propizia per accostarci al sacramento della riconciliazione in modo più genuino, con più calma e consapevolezza.

Nel deserto ho ritrovato me stesso
Ecco ciò che scrive Carlo Carretto, uno dei più dinamici presidenti nazionali di Azione Cattolica, che si è fatto « Piccolo fratello di Charles de Foucauld ». Racconta: « Nel deserto ho ritrovato me stesso, il senso della vita ». Così riferisce la sua prima esperienza di preghiera nel Sahara: « Il sole era alto e mi sentivo stanco. Solo il vento che soffiava sul muso della macchina permetteva ancora alla jeep di procedere benché la temperatura fosse infernale e l’acqua bollisse nel radiatore. Sapevo che nella zona c’erano grossi blocchi di granito emergenti dalla sabbia: ricercatissimi luoghi d’ombra per fare il campo. Verso mezzogiorno trovai ciò che cercavo. Sulla parete nord di un macigno alto una decina di metri, una lama d’ombra si proiettava sulla sabbia rossa. Misi la jeep contro vento per raffreddare il motore e scaricare il ghess, cioè l’indispensabile per fare il campo: una stuoia, il sacco dei viveri, due coperte e il treppiede per il fuoco. Ma avvicinandomi alla roccia in ombra, mi accorsi che c’erano già ospiti: due vipere se ne stavano raggomitolate nella sabbia e mi sorvegliavano senza muoversi. Feci un salto indietro, m’avvicinai alla jeep senza perdere di vista le due serpi velenose, presi il fucile. Misi una cartuccia con piombo medio. Cercai di colpire le due vipere d’infilata, per non sprecare un altro colpo. Tirai e vidi i due rettili saltare in aria tra un nuvolo di sabbia. Ripulii la zona dal sangue, stesi la stuoia e mi sedetti. Era mezzogiorno, presi il breviario e incominciai a pregare »

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA:

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