3 DICEMBRE 2017 – 1A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

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3 DICEMBRE 2017 – 1A DOMENICA DI AVVENTO B | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
Inizia ancora una volta l’Avvento. Come 2000 anni fa ci sentiamo coinvolti nella vigilia del più grande evento di tutti i tempi: la venuta tra noi del Figlio di Dio. Entriamo anche noi nel clima speciale dell’attesa dei secoli, così come l’hanno vissuta i profeti, che hanno annunciato la venuta del messia. Inizia per la chiesa anche un nuovo anno liturgico e lo cominciamo con quattro settimane che ci preparano all’evento gioioso e straordinario dell’incarnazione del Figlio di Dio.

La Parola di Dio
Isaia 63,16b-17.19b; 64,2-7.
Il brano di Isaia è un grandioso e severo riconoscimento collettivo della propria fragilità e del bisogno per Israele di liberarsi dal peccato: « Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli ». Ma il profeta invoca anche la salvezza: « Se tu squarciassi i cieli e scendessi!… Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma ».

1 Corinzi 1,3-9.
È l’inizio della prima lettera di Paolo ai Corinzi. Paolo ringrazia Dio per la trasformazione avvenuta in quella popolazione evoluta e moderna, ma attraversata da problemi di ogni genere. E li incoraggia a perseverare e ad attendere ancora irreprensibili la venuta del Signore.

Marco 13,33-37.
Gesù invita i suoi discepoli a vigilare senza superficialità e pigrizia, rimanendo ben svegli. E racconta una parabola per rendere più efficace il suo invito. Noi siamo i custodi della casa di Dio, chiamati a vigilare in ogni ora del giorno e della notte in attesa del suo ritorno.

Riflettere
o Iniziamo un nuovo anno liturgico. È l’invito a vivere il tempo insieme a Gesù Cristo e alla chiesa, che lo celebra, lo rivive, lo testimonia e prolunga la sua missione.
o Tutto l’Avvento è attesa di Qualcuno. Gesù è venuto al mondo atteso da un popolo, predicato dai profeti, desiderato da tanti giusti. Anche noi dobbiamo attendere Gesù, preparare la sua venuta, prepararci a incontrarlo.
o L’attesa dà sostanza ai nostri giorni, vissuti spesso come momenti puntuali e frammentati. L’attesa si fa progetto, programma di vita.
o Gesù è già nato e noi nell’Avvento ci prepariamo e attendiamo la sua seconda venuta gloriosa, alla fine dei tempi. Di qui l’esigenza che il Signore ci trovi svegli e impegnati.
o Per molti cristiani l’Avvento è diventato una semplice preparazione al Natale, e a un Natale di festa e di regali, giorni di una festa buonista e caramellosa, nell’unica prospettiva del rivivere una bella storia che ha incantato l’umanità, i giorni della nascita di Gesù a Betlemme.
o In queste quattro settimane che ci separano al Natale rileggeremo più volte il profeta Isaia. Le sue parole sono piene di immagini suggestive che ci invitano a un profondo rinnovamento nell’attesa della venuta del Signore. Ma anche a rendere grande la speranza che si è realizzata con la sua venuta.
o Iniziamo un nuovo anno liturgico e la liturgia ci dice di vigilare. Il Signore è già venuto, ma siamo invitati a entrare nelle disposizioni di chi attende ancora la sua « seconda » venuta. Gesù non ha voluto rivelare i tempi del suo ritorno. E la parabola ci dice che può venire all’improvviso: a sera, a mezzanotte, all’alba o al mattino. Parole che inducono a prendere sul serio il tempo, le giornate della nostra vita, e queste quattro settimane di attesa dell’evento straordinario e sconvolgente del Natale di Gesù e della sua seconda venuta.
o In questo Avvento, come ci dice la parabola di Gesù, siamo noi che dobbiamo disporci ad attendere il Signore. In realtà è lui che ci corre incontro e viene a cercarci. Dio in Gesù si fa vicino, assume fino in fondo la nostra condizione umana, nasce in una famiglia, da una donna, tra un popolo.

Attualizzare
* L’Avvento è un tempo speciale di attesa del Dio della speranza. Di un Dio che ci cerca, che viene tra noi, che vuole salvarci, liberarci, risolverci la vita.
* Attendere. Non ne siamo più capaci. Siamo impazienti: se desideriamo qualcosa lo vogliamo subito. Ma c’è anche chi non è più capace di attendere perché ha tutto ciò che può desiderare, ha le mani piene ed è sazio. E c’è chi non desidera più nulla perché ha perso la speranza ed è nella delusione. C’è anche chi si è arreso di fronte alle difficoltà e si lascia andare (anche a vivere da cristiani è faticoso!): si adatta a una vita senza slanci, smorta, spenta, e vive come coloro che non hanno fede e non attendono nulla.
* Gesù ci dice di attendere il suo ritorno con lo stato d’animo di un custode che non sa a che ora arriverà il suo padrone. Può arrivare anche in piena notte o al canto del gallo.
* In verità non attendiamo un padrone, ma una persona cara, anzi la persona più amabile e che più di ogni altro ci ama e che più amiamo. « A causa del suo amore infinito per gli uomini – scrive Massimo il confessore – Dio è divenuto veramente e per natura quello stesso che egli amava ».
* La nostra allora è un’attesa impaziente, come quella di chi aspetta l’arrivo di un amico, il ritorno dello sposo, la visita della persona più cara. Ci si prepara, si mette a posto la propria casa, si è emotivamente coinvolti e ogni ritardo fa battere il cuore. Allora si può anche prendere il telefonino, informarsi sul momento dell’arrivo, sollecitare la sua venuta.
* L’Avvento è tempo di attesa operosa, dunque, non tanto « per timore del ritorno del padrone », quanto per responsabilità. È quindi tempo di preghiera, di carità, di preparazione nella purificazione del proprio spirito, tempo per farsi belli. Tempo per cambiare dentro, per chiedere perdono (una buona confessione), per mettersi davvero in cammino con tutta la chiesa verso il Natale di Gesù e del suo secondo definitivo ritorno.
*Ogni anno c’è l’Avvento, ogni anno ritorna il Natale. Quasi quasi nemmeno le luminarie ci stupiscono più, tanto arrivano in anticipo e tanto sono sempre uguali. Eppure un altro anno è passato e noi siamo diversi. Siamo cambiati nel fisico e nell’anima. Possiamo – dobbiamo – preparaci a vivere un Natale diverso, nuovo, così come noi siamo cambiati. Per accogliere con animo adeguato e nuovo Colui che ha squarciato i cieli ed è sceso tra noi, per vivere i giorni che ci conducono al suo arrivo definitivo con animo sveglio e vigile.

Drana, la madre di Madre Teresa
Madre Teresa ricorda che quando da ragazza viveva ancora in famiglia, sua madre Drana durante tutto il giorno era in continua attività per una cosa o per l’altra. Ma arrivate le cinque di sera, sospendeva tutto, si metteva in ordine e si sedeva. Voleva che al ritorno di suo marito Nikola la trovasse tranquilla, accogliente, tutta per lui.

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

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