Archive pour décembre, 2017

Tanti auguri di Buon Anno a tutti

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Publié dans:auguri |on 31 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

Maria Madre di Dio

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Publié dans:immagini sacre |on 29 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

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1 GENNAIO 2018 – MARIA SS. MADRE DI DIO – OMELIA

Maria, Madre di Dio – Anno B

Per cominciare
Un anno nuovo che si apre nel nome di Gesù e di sua madre Maria. Si sa che il calendario è una convenzione sociale, ma il primo gennaio è un giorno carico di simboli. « Anno nuovo, vita nuova », si dice, e c’è in molti di noi il desiderio di ripartire bene.

La Parola di Dio
Numeri 6,22-27. Un’antichissima benedizione sacerdotale risalente al tempo di Mosè ci ricorda che Dio è sempre al nostro fianco, dalla nostra parte. Se lasciamo entrare in noi il suo nome, egli benedice i nostri giorni.
Galati 4,4-7. Nella pienezza del tempo, Gesù si fa uomo, entra in un popolo, nasce da donna, si sottomette alla legge per fare di noi degli uomini liberi, dei figli di Dio.
Luca 2,16-21. Il testo ci riporta all’atmosfera del Natale. Ci avviciniamo ancora alla grotta, ci mettiamo in fila anche noi, con i pastori, con i magi… L’obiettivo è su Gesù, su Maria, sulla famiglia di Nazaret.

Riflettere e Attualizzare
o Abbiamo appena concluso un anno e diamo inizio a un anno nuovo. Un grande settimanale che ogni anno dedica la copertina al personaggio dell’anno, ha pubblicato anche una specie di barzelletta, in cui un vecchio con la barba lunga, pieno di acciacchi e di ferite, se ne va con la scritta dell’anno che finisce, e ne arriva un altro, non un bambino, ma un vecchio come lui, ma più piccolo, con la scritta « anno nuovo ». Come a dire: niente di nuovo.
o Anche un buontempone diceva: « Guardo il mio cane: per lui oggi è un giorno come gli altri… ». Ma non è così. Il tempo, le situazioni, i fatti non si ripetono mai gli stessi, tali e quali. Il tempo non si ripropone. Ogni istante della nostra vita ha sempre un sapore di eternità. Quando è passato è consegnato all’eterno e non ritorna. Il tempo non è ciclico. Questo ci dice l’importanza senza misura di ciò che viviamo. Di ogni giorno.
o Iniziamo un anno con il cuore pieno di speranza. Un anno che è nelle nostre mani, che ci viene offerto come opportunità, come un’occasione per fare qualcosa di buono, qualcosa di speciale. Un detto popolare dice che « il tempo è denaro ». In realtà è molto, molto di più.
o È tempo di bilanci, di revisioni, di richiesta di perdono e di ringraziamento. Dio benedice e fa vivere tutte le cose e le fa esistere, le mantiene in vita. Dà a ogni creatura il necessario per vivere ed essere felice. Il primo grazie che dobbiamo dire è il nostro « sì » alla vita, all’esistenza: grazie perché ci siamo.
o « Il Signora faccia risplendere per te il suo volto »: è la benedizione di Dio sull’anno nuovo. Noi la chiediamo, l’imploriamo. Oggi in qualche modo è anche la festa del Padre, fonte di ogni bene, di tutto ciò che esiste e causa finale di ogni cosa.
o Nel nuovo anno molte cose dipenderanno da noi, bisogna tenerci pronti ad affrontarle con fede e con coraggio. Avvenimenti quotidiani che conosciamo già e che possiamo prevedere. Con quale spirito li vivremo? Il rischio è di affrontarli in modo ripetitivo e stanco. Altre cose saranno impreviste e non dipenderanno da noi: ci mettiamo nelle mani di Dio, vogliamo tenerci pronti, renderci forti, robusti, prendere sul serio la vita e le giornate che ci aspettano. Decidiamo di viverle e alla presenza di Dio. Riempiendo di amore i giorni che il Signore del tempo ci dona.
o Al figlio di Maria e Giuseppe, al Figlio di Dio, viene dato ufficialmente il nome di Gesù. Nell’antico testamento Dio si rifiuta di dire il suo nome. Presso gli antichi ebrei chi conosce il nome di una persona in qualche modo la possiede. Con Mosè però Dio si rivela come « Colui che è », come « Colui che è vicino e libera ».
o In Gesù (il nome deriva dalla radice ebraica jasha’, che significa « salvare ») il nome di Dio si fa pienamente umano. Gesù assumendo un nome e accettando il rito della circoncisione entra giuridicamente in un popolo. In Giuseppe è discendente di Davide, fa parte di una famiglia concreta, vivrà tra la gente della piccola cittadina Nazaret.
o Gesù rivela esplicitamente il nome di Dio e dice che è Padre, anzi, che è « papà », come lo chiama affettuosamente lui. Padre rimanda al primo significato: il salvatore, colui che c’è, che ti è vicino e non ti lascia in difficoltà.
o Iniziamo l’anno nuovo nel segno della pace: un augurio di felicità e serenità che timbra ogni foglio del nuovo calendario. La pace è un bene immenso, non solo assenza di guerra, ma benessere totale, fraternità, rispetto per il mondo e la natura. Eppure nel mondo nel secolo scorso ci sono state almeno 150 grandi guerre e milioni di morti.
o « Se un uomo selvaggio ha in mano una pietra, può fare del male al prossimo; ma se l’uomo – restando selvaggio – ha in mano una bomba atomica, io non so più a quali conseguenze possa andare incontro », ha detto Albert Einstein.
o Meditiamo dunque oggi sul valore della pace. Una pace che è tutta da costruire. « Vi lascio la pace, vi do la mia pace », dice Gesù (Gv 14,27). Ma il regno di Dio predicato da Gesù è ancora un obiettivo, un ideale da raggiungere.
o L’uomo di pace non è un debole, un « pacifico » – una persona in poltrona – ma un uomo forte e attivo, scomodo, dinamico. La pace non nasce dalla violenza, ma neanche dalla rinuncia al sacrificio, alla lotta, all’impegno: è frutto di coraggio.
o La piccola pace prepara la grande pace. Pace in famiglia, sul lavoro, a scuola: si impara nel piccolo a diventare operatori di pace. Una piccola goccia può diventare oceano. Ci dobbiamo sentire coinvolti da ciò che avviene attorno a noi. Assumerci la nostra fetta di responsabilità.
o La pace nasce da noi stessi, dalla nostra buona coscienza. Qualcuno è in lotta con se stesso, ha un fuoco dentro che non lo lascia sereno. « La pace sulla terra si prepara nella misura in cui ciascuno osa domandarsi: sono disposto a cercare una pace interiore, camminare con un cuore riconciliato e vivere in pace con coloro che mi circondano? » (Frère Roger di Taizé).
o Oggi è la festa della madre di Dio. Madre di Dio è il titolo più importante che viene dato a Maria ed è ciò che la rende grande. È il primo dogma mariano, mai definito, ma alla radice di ogni riconoscimento. « Nato da donna », dice Paolo, per indicare l’umiltà di Gesù e la sua piena umanità. Ogni nascita rende madre una donna. Maria con la nascita di Gesù diventa Madre di Dio!
aMaria è la benedetta, pienamente coinvolta nei piani di Dio. Partecipa lucidamente a ogni avvenimento. È una ragazza profondamente attiva: pensa a ciò che sta vivendo, aderisce, collabora. Maria riflette su tutto, contempla il mistero di Gesù e il suo coinvolgimento.
o Gabriele annuncia a Maria la nascita di un figlio e le dice che « sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine » (Lc 1,32-33). Parole e promesse che saranno poi così lontane dalla realtà concreta e squallida del Natale: la nascita lontana da casa, il rifiuto dell’ospitalità, i disagi di una povertà assoluta.
o Maria per tutta la vita dovrà interrogarsi su Gesù, su questo figlio speciale, nato dallo Spirito, ma che cresce in un quotidiano che non lascia trapelare il mistero.
o Non abbiamo un ritratto del vero volto di Gesù, né di Maria. Siamo certi però che si assomigliavano come due gocce d’acqua. Fisicamente, certo. Ma anche nella personalità, perché con il tempo si sono fatti simili. Gesù sin da piccolo alla scuola di Maria, ma poi sempre più Maria alla scuola di Gesù, Figlio di Dio.
o Durante la vita pubblica Maria seguirà Gesù da lontano, più con il cuore che mettendosi al suo seguito. Ma la troveremo con gli apostoli quando scenderà su loro lo Spirito Santo e nascerà la chiesa.

Il tempo
« Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo rapido per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo breve per chi gioisce, Ma per chi ama, il tempo non esiste » (Henry Van Dyke).

Mai più la guerra
« Mai più gli uni contro gli altri, mai più! Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli ed inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace deve guidare la sorte dei popoli. Se volete essere fratelli, lascate cadere le armi dalle vostre mani! » (Paolo VI all’ONU, 1965).

Anche Dio ha una mamma
Ogni essere umano ha una mamma. Anche un Dio non può essere orfano. Un Dio serio, poi, è anche un Dio spiritoso. E un Dio spiritoso non può che avere una madre vergine. Non sforzarti di capire come sia possibile. Il mistero non va capito, ma goduto » (Gigi Avanti).

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

La Sacra Famiglia (Giorgione)

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Publié dans:immagini sacre |on 28 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

31 DICEMBRE 2017 – SACRA FAMIGLIA – OMELIE

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31 dicembre 2017 – Sacra Famiglia – Omelia

S. Famiglia di Nazaret: Gesù. Maria e Giuseppe

Per cominciare
A un passo dal Natale, la liturgia ci invita a riflettere sulla famiglia di Nazaret. Maria e Giuseppe, ritornati a Nazaret, crescono Gesù, rispettando le tradizioni rituali ebraiche. Una famiglia, quella di Gesù, Maria e Giuseppe, che la chiesa propone come modello di ogni famiglia cristiana.

La Parola di Dio
Genesi 15,1-6;21,1-3. Il Signore promette ad Abramo una discendenza, un territorio e la sua benedizione. Abramo si fida delle promesse di Dio, che diventano concrete con la nascita prodigiosa del figlio Isacco.
Ebrei 11,8.11-12.17-19. Nella lettera gli ebrei, la fede di Abramo viene portata come esempio anche ai cristiani. Abramo si fida e obbedisce a Dio, anche contro ogni evidenza, e così tutto diventa possibile, anche le promesse più inaspettate.
Luca 2,22-40. Il tempio di Gerusalemme è al centro dei vangeli dell’infanzia di Gesù. Maria e Giuseppe riscattano il loro primogenito offendo una coppia di tortore, mentre Simeone ed Anna accolgono Gesù e lo presentano come l’atteso messia. Gesù vivrà nella famiglia di Maria e Giuseppe, crescendo in età e grazia.

Riflettere
o La parola di Dio oggi ci presenta come modello il patriarca Abramo. In lui cominciano a realizzarli le promesse, nasce il popolo di Dio, la gente ebraica, da cui nascerà il messia. La sua fede viene messa duramente alla prova, ma lui rimane fedele sempre.
o All’origine della storia ebraica c’è dunque una famiglia, quella di Abramo e Sara, che daranno alla luce prodigiosamente Isacco, il figlio delle promesse.
o Il Figlio di Dio nascerà in una famiglia. Non si presenta adulto, ma si incarna in una storia vera e concreta. Avrà bisogno del latte di una mamma e dell’aiuto di un padre. E santificherà con la sua vita, per trent’anni, la vita normale di ogni persona umana: l’obbedienza del bambino e del ragazzo, la vita di famiglia, l’amicizia e la convivenza, lo studio e il lavoro.
o La famiglia di Maria e Giuseppe è una famiglia molto simile alle nostre. I suoi problemi sono sin dall’inizio molto concreti e problematici: emigrazione, povertà e disagi, qualche incomprensione nei confronti del figlio che cresce. Ma nello stesso tempo è una famiglia molto diversa dalle nostre. Maria è una donna che si è consegnata a Dio da sempre e ha ricevuto un messaggio celeste; Giuseppe è un uomo giusto, fedele alle tradizioni e totalmente al servizio di Gesù e Maria. Ma soprattutto in questa famiglia è presente il Figlio di Dio fatto uomo. E questo fatto la rende specialissima, una squarcio di cielo in terra.
o Gesù nasce in una vera famiglia, ha un padre e una madre che lo allevano, lo educano e lo avviano alla vita. Non nasce nel palazzo di un re, ma in una famiglia del popolo, cresce nella casa di un artigiano. È questa una scelta precisa del Figlio di Dio, che indica il suo schierarsi sin dal primo presentarsi al mondo.
o Se i vangeli parlano del rifiuto di Gesù da parte delle autorità ebraiche, Simeone e Anna rappresentano per così dire l’altra faccia della medaglia, quella del popolo ben disposto, che attende il messia: essi accolgono Gesù al tempio, lo riconoscono, profetizzano su di lui e su Maria.
o Simeone e Anna sono due anziani e, come tutti gli anziani, gioiscono davanti a un bambino, per la nascita di una nuova vita. Ma sono anche due anziani speciali: essi si rallegrano alla maniera dei profeti e ne preannunciano il destino.
o Simeone parla di Gesù come « segno di contraddizione ». È stato così sin dalla nascita. Di fronte a lui, c’è chi ne ha paura e cerca di impedirgli di vivere; chi lo rifiuta e gli è ostile durante l’intera vita pubblica, fino a sottoporlo alla tragedia di un processo ingiusto e infamante e della crocifissione. Ma c’è anche chi lo attende e lo ascolta, chi lo segue e riconosce in lui l’atteso messia. C’è chi continuerà la sua predicazione dopo la Pasqua.

Attualizzare
* Maria e Giuseppe sono promessi sposi, con i sogni di ogni coppia in attesa di formarsi una famiglia. Ma Dio sconvolge i loro progetti, scombussola la loro vita. Ha deciso di servirsi di loro, di coinvolgerli in un progetto grandioso, che li colloca al centro della storia e li renderà protagonisti di qualcosa di più grande di loro.
* Il Natale ci fa rivivere i disagi di Maria e Giuseppe alla nascita di Gesù. In quella santa notte si parla del canto degli angeli e della solidarietà dei pastori. Ma dal giorno dopo la vita si fa difficile, e la vita di Giuseppe e Maria diventa quella di tante famiglie che si trovano in situazione di povertà.
* Riflettiamo anche sul ruolo Giuseppe, sulla sua responsabilità di giovanotto costretto a responsabilizzarsi oltre ogni aspettativa, a diventare uomo in fretta. Dio lo ha posto accanto a Gesù e Maria ed egli se ne assumerà intera la responsabilità.
* Le nostre liturgie di questi giorni sono tutte festive e siamo portati a pensare al mistero del Natale con un misto di ingenuità e di poesia. C’è un certo perbenismo anche dei cristiani nel vivere il Natale: spesso si preferisce il più elegante albero pieno di luci al popolare presepe; si nota un certo fastidio quando gli uomini di chiesa parlano troppo spesso e realisticamente dei poveri e del dovere della solidarietà. Non c’è dubbio però che il quotidiano di questa famiglia fu certamente poco poetico e molto realistico, difficile, addirittura drammatico.
* Il vangelo di quest’oggi fa riferimento al quotidiano di Gesù nella casa di Nazaret. Una vita di cui gli evangelisti non parlano, vissuta probabilmente in una normalità che non può non stupire. Qualcuno ha potuto immaginare che Gesù abbia viaggiato e incontrato altri popoli e altre culture. Ma nulla ci autorizza a pensare che sia stato così, anche se la cultura e la sensibilità anche umane di Gesù appaiono speciali. È qui, comunque, in questa famiglia di Nazaret, che Gesù comincia a costruire il regno di Dio e a salvarci, condividendo probabilmente la banalità della nostra vita.
* Questa « normalità di Gesù », gli anni della sua nascita e della vita in famiglia, metterà probabilmente alla prova la fede di Maria e di Giuseppe. Maria soprattutto si sarà interrogata, meditando nel suo cuore le parole dell’angelo Gabriele.
* La chiesa oggi ci invita a riflettere sulle nostre famiglie. Si sa da quante problematiche e da quante prove sono attraversate oggi. Si direbbe che tutto congiuri a renderle poco credibili e a screditarle, a sottolineare quasi l’impossibilità di poter vedere un amore durare nel tempo.
* Un numero crescente di giovani ha paura di impegnarsi, non crede nella possibilità del vero amore e della continuità dei sentimenti. Le loro storie si moltiplicano, senza troppo impegno, anche se inevitabilmente ognuno di loro sente l’esigenza di un amore vero e duraturo.
* Come trovare il modo di dire loro che la famiglia è possibile, che l’amore è possibile, purché non sia un’infatuazione qualsiasi, ma sia accompagnato dalla voglia di impegnarsi in due in una avventura che deve essere confermata e vissuta ogni giorno?
* Un amore che sia « coltivato » e si trasformi con il tempo in vera accettazione reciproca, in sostegno, in un realistico ed evangelico atteggiamento di misericordia verso l’altro, che ha bisogno di me per realizzarsi. E poi un amore che venga « espresso e dichiarato », perché non si può vivere con una persona senza dire a parole e con gli atteggiamenti che le si vuole bene, perché un amore non espresso è destinato a spegnersi.
* Le nozze benedette dal sacramento ricordano infine che anche l’amore di Dio passa attraverso l’amore reciproco: è l’amore concreto di questa persona che mi fa incontrare e amare Dio. È l’esercizio di questo amore che mi fa crescere e sperimentare concretamente l’amore di Dio.

Le ragioni di un matrimonio
Il regista Pupi Avati spiega le ragioni del successo del suo matrimonio che dura da ben 44 anni: « Ogni giorno della nostra vita abbiamo litigato. La forza del nostro matrimonio è che è sempre stato conflittuale. Non c’è stato un momento in cui questa donna mi abbia rassicurato. Io penso che i matrimoni si giovino molto del fatto di non impigrirsi. Non ho mai pensato di mettere fine al mio matrimonio. L’affetto si è andato via via sostituendo alla passione dei primi anni,. Ma quando faremo 50 anni di matrimonio, io voglio risposare mia moglie. Non so se lei verrà, ma io ci sarò. Perché è questa la bellezza della storia. Le difficoltà che abbiamo superato è il non aver voluto che si interrompesse. Perché tutto ci giocava contro. Perché di fronte a una prima lite non chiudere? Perché di fronte alla conoscenza di un’altra persona non andarsene? Ci sarebbe stato in molte circostanze il pretesto di rompere. Il momento di maggior difficoltà è stato anche il momento di maggior vicinanza

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

Il bue e l’asino del presepio

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Publié dans:immagini sacre |on 27 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

IL BUE E L’ASINELLO: DUE ANIMALI «A STATUTO SPECIALE»

http://www.toscanaoggi.it/Cultura-Societa/Il-bue-e-l-asinello-due-animali-a-statuto-speciale

IL BUE E L’ASINELLO: DUE ANIMALI «A STATUTO SPECIALE»

Non c’è Natale senza presepe, o quasi; non c’è presepe senza bue e asinello, o quasi. In realtà i personaggi indispensabili sono tre: Bambino, Maria e Giuseppe; l’assenza dei due animali pare tuttavia da evitare assolutamente, per non tenere il «re del cielo» «al freddo e al gelo» più del dovuto. La funzione dei due quadrupedi è quella di fornire il riscaldamento «a fiato» al piccolo Gesù, deposto nella mangiatoia, secondo Luca 2,12, che non fa cenno a bestie. La stalla viene sostituita con la grotta nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. La tradizione pare antichissima e l’apologeta Giustino, nel II secolo, poneva la stalla di Luca dentro la grotta.
DI ELENA GIANNARELLI

Il bue e l’asinello: due animali «a statuto speciale»
21/12/2004 di Archivio Notizie
di Elena Giannarelli

Non c’è Natale senza presepe, o quasi; non c’è presepe senza bue e asinello, o quasi. In realtà i personaggi indispensabili sono tre: Bambino, Maria e Giuseppe; l’assenza dei due animali pare tuttavia da evitare assolutamente, per non tenere il «re del cielo» «al freddo e al gelo» più del dovuto. La funzione dei due quadrupedi è quella di fornire il riscaldamento «a fiato» al piccolo Gesù, deposto nella mangiatoia, secondo Luca 2,12, che non fa cenno a bestie. La stalla viene sostituita con la grotta nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. La tradizione pare antichissima e l’apologeta Giustino, nel II secolo, poneva la stalla di Luca dentro la grotta. Questa si mostrava già a Betlemme nel III secolo e nel IV era mèta di pellegrinaggi.
Nell’arte più antica prevale l’immagine della stalla ed è su un sarcofago romano sempre di IV secolo che appaiono quegli amici a quattro zampe. Nel Vangelo dello Pseudo Matteo si legge: «Tre giorni dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla e depose il bambino nella mangiatoia e il bue e l’asino lo adorarono».
Perché proprio questi due animali? In primo luogo perché erano fra i quadrupedi più presenti nella quotidianità del mondo antico: il possederne indicava senz’altro ricchezza (Abramo ricevette greggi, buoi e asini dal Faraone secondo Genesi 12,16), ma soprattutto esistevano profezie che li mettevano in rapporto con il Messia e la sua venuta. Il profeta Abacuc aveva scritto al versetto 3,2 nella versione dei Settanta: «In mezzo ai due animali ti manifesterai»; quali fossero lo si ricava dal testo di Isaia 1,3: «il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone» dove per «greppia» si usa la parola greca phatme, che è la mangiatoia del testo di Luca.
I Padri della Chiesa e gli scrittori cristiani antichi vedono in loro i due popoli, Giudei e pagani, presenti alla nascita di Gesù. Il bue è per la Sacra Scrittura animale mondo (Levitico 11,3 e Deuteronomio 14,5); in più porta il giogo, ossia conosce la Legge: eccolo quindi adatto a simboleggiare i Giudei, dai quali provengono apostoli ed evangelisti. Grande e mansueto, fin dalle elementari sappiamo che è buono («T’amo, pio bove», dice il poeta); considerato addirittura sacro in Egitto nella figura del bue Api, esaltato in letteratura latina come indispensabile aiuto per l’uomo nelle fatiche dei campi ? ne scrivono Varrone e Columella ?, diventa grazie a Paolo (1Cor 9,4; 8-10 e 14) il simbolo del predicatore, che con pazienza e fatica evangelizza e che deve vivere con i proventi del suo lavoro. Il grande quadrupede rappresenta quanti hanno arato i cuori degli uomini e seminato la parola di Dio. Se però si accentua troppo questo legame con la terra, è in agguato per lui un significato negativo: può indicare chi si occupa troppo di cose terrene e non a caso in Giovanni 2,15 Gesù scaccia dal tempio i venditori con pecore e buoi (lo sottolinea Origene, Commento a Giovanni X,24,142).
E l’asino? Anche nel mondo antico dare di «asino» a qualcuno era una offesa (ce lo dice Cicerone, In Pisonem 73), perché caratterizzato da poca intelligenza, testardaggine, carattere indolente. Peraltro, anch’esso grande lavoratore, capace di portare enormi pesi, era indice di ricchezza e a dorso d’asino viaggiavano non solo genti modeste, come la Sacra Famiglia, ma anche personaggi importantissimi, fra cui il Messia secondo Zaccaria 9,9: «Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro d’asina». Animale messianico, dunque, e sarà proprio un «ciuco» la cavalcatura del Signore al momento dell’entrata in Gerusalemme. Bestia di pace, viene contrapposto al cavallo, simbolo di guerra: il nemico viene sempre su un destriero, come i cavalieri del Faraone, poi sommersi nel Mar Rosso. È tuttavia fra gli animali immondi e rappresenta, nell’allegoria antica, il popolo pagano, gli idolatri che non conoscono Dio. Sarà Gesù stesso a sceglierlo per il suo ingresso trionfale, a simboleggiare l’elezione delle genti. Lo si vedrà però ancora come l’immagine di chi «è tardo e lento nel comprendere», secondo Cirillo, Commento a Zaccaria VI,110, ossia dei pagani che non si arrendevano alla vera fede.
Fra gli zoologi antichi godeva la pessima fama di bestia dedita alla lussuria: diventa così il simbolo del nostro corpo, che l’anima deve tenere a freno e guidare (Paolino di Nola, Carme 24, 617-618, poeta di sec. IV). Ma può indicare anche una nostra dimensione del tutto positiva: «Noi tutti cristiani, scrive Ambrogio, siamo gli asinelli del Signore, lieti perché portiamo i suoi misteri», ridenti e rampanti come il ciuchino del mosaico sul pavimento della splendida basilica di Aquileia.
E nel presepe? Rappresenta il popolo dei pagani, ovviamente, ma il fatto che lui e il bue siano lì, insieme, sta a significare l’unione dei discendenti di Giudei e Gentili e di tutti i popoli del mondo nel nome del Signore. Se sapessero questo, gli sciagurati Bonolis e Laurenti, nello spot che reclamizza un noto caffè, sarebbero ben fieri di dare le loro sembianze a due «bestie» davvero a statuto speciale.
Sul bue e l’asinello abbiamo raccolto alcuni passi antichi.

Paolo, 1Cor 9,7-14
Chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? O chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte? Io non dico questo da un punto di vista umano: è la Legge che dice così. Sta scritto infatti nella legge di Mosè: «Non metterai la museruola al bue che trebbia». Forse Dio si dà pensiero dei buoi? oppure lo dice per noi? Certamente fu scritto per noi: poiché colui che ara deve arare nella speranza di avere la sua parte, come il trebbiatore trebbiare nella stessa speranza…. Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunziano il Vangelo vivano del Vangelo.

Girolamo, Commento al profeta Isaia
Beato chi semina sopra ogni acqua dove calpestano bue e asino» (Isaia 32,20). Beato è colui che semina con le parole delle Scritture sia del Vecchio che del Nuovo Testamento; e calpesta le acque della lettera che uccide, per mietere il frutto dello Spirito che vivifica (2 Corinzi 3,6). Secondo l’interpretazione spirituale il bue si riferisce a Israele, che ha portato il giogo della Legge ed è un animale mondo. L’asino, carico del peso dei peccati, si intende come il popolo delle genti cui diceva il Signore: «Venite a me, voi tutti che siete travagliati e oppressi, ed io vi ristorerò» (Matteo 11,28).

Gregorio Magno, Commento a Giobbe
Possedere asine vuol dire regolare i pensieri semplici dentro di noi: è vero che non sono capaci di correre con sottile intelligenza ma, quanto più camminano quasi con pigrizia, tanto più portano i pesi dei fratelli con mansuetudine. E difatti ci sono alcuni che non capiscono le cose elevate, ma si abbassano umilmente ai lavori manuali della vita quotidiana. Nelle asine, dunque, animale pigro sì, ma dedito a portare pesi, bene intendiamo i pensieri semplici, perché se riconosciamo la nostra ignoranza, più facilmente sopportiamo i pesi degli altri.

Girolamo, Vita di Ilarione
Asinello mio, farò in modo che non recalcitri, non ti nutrirò di orzo, ma di paglia, ti sfinirò con la fame e con la sete, ti caricherò di un grave peso, ti metterò alla prova col caldo e col freddo, per farti pensare al cibo più che alla lussuria». Così l’asceta si rivolgeva al suo corpo, in preda ai turbamenti della carne.

Chi ha paura di quel Bambino?

Publié dans:NATALE 2017 |on 27 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

Buon Natale a tutti

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Publié dans:immagini sacre |on 24 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

Presepio

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Publié dans:immagini sacre |on 22 décembre, 2017 |Pas de commentaires »

25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/02-annoB/2018/02-Natale/Omelie/09-Natale-Giorno_B-2017-UD.htm

25 DICEMBRE 2017 – NATALE DI GESÙ – GIORNO | LETTURE – OMELIE

Per cominciare
Da mezzanotte è ormai Natale. C’è chi ha vegliato e chi non ha potuto. Ma da un’antica tradizionale nei paesi e nelle città c’è chi va in chiesa presto, immedesimandosi in quei pastori in veglia che corrono alla grotta, guidati dalla stella e invitati dagli angeli per gioire della nascita di Gesù.

La Parola di Dio
Isaia 62,11-12. Al popolo in esilio e sfiduciato, Isaia fa delle promesse inaudite e profetiche: arriva il vostro salvatore e voi sarete il suo popolo santo.
Tito 3,4-7. Il miracolo dell’incarnazione non è frutto di una nostra iniziativa o di un diritto da parte degli uomini: nasce dalla misericordia di Dio e dalla bontà di Dio, che ci purifica e ci rinnova mediante lo Spirito, nel nome di Gesù.
Luca 2,15-20. I pastori corrono al presepe e vedono ciò che è stato annunciato loro dagli angeli e gioiscono al vedere il piccolo Gesù con Maria e Giuseppe. Maria dal canto suo vede tutto e riflette su questa storia meravigliosa che la coinvolge.

Riflettere e Attualizzare
o È Natale. Nasce il messia e in Gerusalemme i maestri della legge dicono a Erode che deve nascere a Betlemme: così è scritto nelle profezie. Ma non si muovono. Anzi, Erode cerca di ucciderlo. È precisamente quel che dice Giovanni nel suo prologo: « Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto » (Gv 1,11).
o Non si accorge della sua nascita il grande Cesare Augusto, dall’alto del suo impero in Roma, né i potenti del popolo ebraico. Gesù nasce nella povertà, in un paese che non lo ospita. Sin dal suo nascere Gesù trova maggior accoglienza nei semplici, come sarà per tutta la vita. Solo i pastori corrono alla grotta, loro che sono discriminati perché considerati ladri e perché vivono a contatto con gli animali.
o Gesù non trova accoglienza nell’albergatore: perché non c’è posto o perché Giuseppe non ha abbastanza denaro per pagare. Oppure perché l’ambiente non era adatto a Maria. Gesù nascerà fuori città, nella povertà, scaldato probabilmente dal fiato dell’asinello, che ha accompagnato la coppia fino a Betlemme.
o Gesù deve nascere ancora oggi, nelle nostre città. Dice un giornalista: « Per il mio lavoro ho dovuto sfogliare le pagine web per scaricare le fotografie di agenzia che mi occorrono, divise per argomenti. Ebbene, alla voce Natale, c’erano 2300 fotografie disponibili, ma c’erano solo alberi natalizi, panorami invernali, strade e negozi pieni di luci, ma nemmeno una era su Gesù, su Gesù bambino, sulla grotta di Betlemme, sui Magi, o qualcosa di simile ».
o Quello di Gesù « è un messaggio semplice, accessibile a tutti, a cominciare dai poveri pastori di Betlemme. Così come semplice sarà anche la vita di quel figlio d’uomo appena nato: passerà in mezzo agli altri uomini facendo il bene, parlerà un linguaggio capace di andare al cuore dei semplici, vivrà nella frugalità, nella solidarietà e nell’amicizia propria dei piccoli » (Enzo Bianchi).
o La parola di Dio parla di gioia e di festa e nessuno più di noi ha diritto di essere nella gioia e di fare festa. A Natale festeggiano anche in Cina e in Arabia Saudita, anche da loro si vedono babbi natale, comete e alberi addobbati. Ma non festeggiano nulla.
o Se a Natale Gesù comparisse in certi ambienti, ci si sentirebbe a disagio. Non per tutti Natale vuol dire incarnazione del Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che cerca ogni uomo per entrare in un dialogo intimo con lui.
o Il gesuita Sauro De Luca ricorda di essere andato a trascorrere i giorni di Natale in un paesino del Trentino, un mucchietto di abitazioni sparse tra le montagne. Nell’andare a celebrare la messa di mezzanotte, passando accanto alle varie case, vide che avevano tutte le porte spalancate e la luce accesa. E il suo stupore fu grande quando entrando in chiesa, trovò tutta la popolazione ad attenderlo. Quella gente aveva anche in quella notte compiuto il gesto tradizionale dell’accoglienza. Come a dire che se Maria e Giuseppe fossero passati di lì, avrebbero trovato ospitalità.
o Anche questo è Natale, uno spirito nuovo che respiriamo tutti e che dovremmo conservare a lungo tra di noi. La nostra società e il mondo intero diventerebbero davvero più simili alle visioni del futuro preannunciate dal profeta Isaia.
o La poesia profonda del Natale e le meraviglie di Dio espresse in forma umana sono presenti in una delle statuette del presepe della Provenza francese, quella dell’incantato, il sempliciotto del paese, che davanti alla grotta esprime la sua meraviglia e allarga le braccia in contemplazione. Una donna davanti al presepe ha esclamato: « O Signore, fammi credere che tutto questo è vero! ».
o È Natale, tutto andrebbe vissuto in modo nuovo, anche il saluto che ci scambiamo: lo si può fare per cortesia sociale (anche gli atei lo fanno, anche le aziende), per un vago sentimento religioso-umano, oppure per un significato teologico profondo che nasce dalla fede: siamo fratelli in Gesù, anche noi siamo figli di Dio.

* « Cristo può rinascere mille e diecimila volte, ma a nulla serve se non nasce almeno una volta in te »
(Giovanni Papini).
« Ah, se il tuo cuore potesse diventare un mangiatoia, Dio si farebbe ancora bambino su questa terra »
(Angelo Silesio).
* Il pericolo che corriamo è di pensare a Natale solo in questi giorni e poi di metterlo nel cassetto fino al prossimo anno. Un po’ come si fa con il presepe. Ma ogni anno dovrebbe rappresentare un passo verso la verità, la luce, la novità che è Gesù. È per questo che ogni anno facciamo Natale.
* « Fino a quando non ci avvenga che ci sia mostrato quello che ci appagherà, fino a quando non berremo a quella fonte di vita che ci sazierà, mentre noi camminiamo nella fede, pellegrini, lontani da lui, e abbiamo fame e sete di giustizia e aneliamo con indicibile desiderio alla bellezza di Cristo che si svelerà nella forma di Dio, celebriamo con devozione il Natale di Cristo nato nella forma di servo » (sant’Agostino)
È Natale ogni volta che sorridi
a un fratello e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta che rimani
in silenzio per ascoltare l’altro.
È Natale ogni volta che non accetti
quei principi che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta che speri
con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta che
riconosci con umiltà i tuoi limiti
e la tua debolezza.
È Natale ogni volta che permetti
al Signore di rinascere
per donarlo agli altri.
(Madre Teresa di Calcutta)

Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA

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