Archive pour le 22 juillet, 2017

Parabola del Seminatore

la mia e it - Copia

Publié dans:immagini sacre |on 22 juillet, 2017 |Pas de commentaires »

23 LUGLIO 2017 | 16A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/2017-Anno_A/05-Ordinario_A/Omelie/16-Domenica/10-16a-Domenica_A_2017-UD.htm

23 LUGLIO 2017 | 16A DOMENICA T. ORDINARIO – A | OMELIA

Per cominciare
La parola di Dio propone tre parabole che parlano del regno di Dio tra noi. Regno che viene paragonato alla seminagione di un campo, a un granello di senape e a un po’ di lievito che fermenta la massa. Immagini piene della misericordia di Dio e di speranza.

La parola di Dio
Sapienza 12,13.16-19. « Dopo i peccati. tu concedi il pentimento », dice la Sapienza. E usi misericordia verso ogni uomo, perché tu sei buono e tutti sono tuoi figli.
Romani 8,26-27. Continua il capitolo ottavo della lettera di Paolo ai cristiani di Roma. Proseguendo nelle sue considerazioni, Paolo assicura che lo Spirito Santo intercede per noi, e ci fa capire quali sono le cose che dobbiamo chiedere e ciò che il Padre vuole da noi.
Matteo 13,24-43. Ci vengono proposte tre parabole, tutte e tre molto conosciute. Quella del grano e della zizzania è un invito a riconoscere i tempi di Dio e a imparare la tolleranza; quelle che paragonano il regno di Dio a un granellino di senapa e al lievito, sono parabole di fiducia nella forza prorompente del vangelo.

Riflettere
Continua la sezione di Matteo dedicata alle parabole. Ci viene presentata un’altra strana seminagione da parte di Dio. Una settimana fa, si parlava di un contadino che seminava sulla strada, tra le pietre e le spine… Oggi sembra quasi che Dio sbagli seminagione e insieme al grano buono semini anche le erbacce.
In realtà non è lui a seminare la zizzania, ma è il suo « nemico », che lo fa di notte, mentre il padrone e i servi dormono.
La parabola intende probabilmente infondere sicurezza e conforto ai cristiani della prima ora, che si sentivano in difficoltà di fronte a una società pagana chiusa ai valori e arrogante, che impediva l’affermarsi del vangelo.
Il campo questa volta è il mondo, la società, la stessa chiesa, siamo noi, persone singole, che vediamo tanto bene svilupparsi, tanti fermenti positivi, ma mescolati a tanto male, soffocati dalla zizzania.
« Il nemico » ha seminato della erbaccia. Non siamo stati noi, non ne siamo noi i responsabili, anzi ci chiediamo chi può aver fatto questo, di chi sono le responsabilità. Pensando a tragedie immani, come i campi di sterminio e le guerre di aggressione o la tortura, ma anche a chi davanti ai nostri occhi si presenta arrogante e fa il male, ci domandiamo: che fare?
I servitori sono impazienti: colti nel sonno dal nemico, ora che vedono l’erbaccia crescere vorrebbero ripulire il campo, strappare la zizzania.
Il significato della parabola è molto conosciuto. Forse non ci sorprende più, ma al tempo di Gesù, e anche oggi, non sono mai mancati coloro che vorrebbero anticipare i giudizi di Dio e si manifestano intolleranti verso coloro che guastano la società oppure verso coloro che, pur essendosi messi al seguito di Gesù, vivono male il cristianesimo.
Spesso queste persone zelanti sono in buona fede, vorrebbero difendere i più giovani, i più deboli, affermare il bene a ogni costo. È l’impazienza, l’inquietudine dei migliori, che vorrebbero pulire l’aia e mandare al fuoco ogni pianta che non porta frutto, come Giovanni Battista (Mt 3,7-10) o che per difendere la purezza della fede fanno sgozzare centinaia di falsi profeti come Elia (1Re 18,40).
Ma il male, l’infedeltà, l’incoerenza, lo scandalo, le proposte negative non possono essere facilmente eliminate. In ogni caso Gesù rifiuta interventi radicali. « C’è una tolleranza che è sinonimo di indifferenza; non è certo il caso della parabola, che parla di una tolleranza generata dall’amore » (Bruno Maggioni).
Alla parabola della zizzania, seguono due belle parabole sul regno di Dio, paragonato a un granello di senapa, che cresce a dismisura e in brevissimo tempo, pur essendo il più piccolo di tutti i semi.
Questo granello è Gesù stesso, seme gettato in terra a marcire, che risorge e porta molto frutto.
L’altra parabola parla del regno di Dio come lievito, che fermenta la pasta dal di dentro, in profondità, e la fa diventare pane buono. Il lievito è invisibile, ma senza di lui l’evoluzione della farina in pane non avviene. Sono il simbolo del bene che sono chiamati a compiere i cristiani: la loro testimonianza, anche quando è piccola e sproporzionata come un granello di senape, lascia sempre il segno e costruisce il regno.
Queste due parabole sono state comprese facilmente dagli apostoli, mentre per quella della zizzania chiedono a Gesù che gliela spieghi. La tolleranza di Dio a volte appare addirittura incomprensibile. Soprattutto perché non è la pazienza di chi aspetta al varco il peccatore rimandando la vedetta al giorno del giudizio, ma è la tolleranza dell’amore, che dà tempo a ciascuno di pentirsi e di diventare erba buona per produrre un buon raccolto.

Attualizzare
La parabola del grano e della zizzania è sempre di attualità, perché anche oggi, come al tempo di Gesù, ci sono tra noi gli intolleranti, i puri, coloro che vorrebbero mandare a morte, seppellire in galera ed escludere dalla società tutti quelli che si comportano male, e sono impazienti di vedere realizzati i severi giudizi di Dio.
Convinciamoci intanto che il male c’è. È la triste constatazione di tanti genitori che vedono i figli perdersi, degli educatori e dei movimenti: chi mai ha messo la zizzania nelle nostre famiglie, nella società, nella chiesa? C’è un « nemico » che semina di notte, mentre noi non siamo abbastanza vigili e attenti.
C’è il male, e prendiamone atto. Nel senso di riconoscerlo e chiamarlo per nome, senza pudori e false timidezze. Perché oggi a volte prendiamo facilmente tutto per buono, fino a non saper più distinguere ciò che è bene da ciò che non lo è.
Di fronte al male scopriamo con stupore il silenzio di Dio e facciamo fatica a comprendere. Come spiegarlo? È il trionfo apparente di ciò che è sbagliato, la serenità incosciente di tanti che allegramente distruggono la società e si autodistruggono. Pensano: « Ho peccato, ma non mi è capitato niente ».
Ma il silenzio di Dio nasce dallo stile di Dio, che è misericordia infinita, e sa che la zizzania può trasformarsi miracolosamente in grano. Così è stato per tante personalità straordinarie, da san Paolo a san’Agostino, da san Francesco d’Assisi a Edith Stein, e Charles de Foucauld, Jacques Fesch… i grandi san’Ignazio e san Camillo de Lellis.
Dio non ha fretta: la storia ha bisogno di tempi lunghi! « I cattivi esistono a questo mondo o perché si convertano, o perché per essi i buoni esercitino la pazienza » (sant’Agostino).
Non giudichiamo e non arroghiamoci un diritto che è solo di Dio, perché noi stessi in fondo siamo un misto di grano buono e di zizzania e la pazienza la dobbiamo esercitare anche con noi stessi, perché non sempre riusciamo a fare il bene che vorremmo.
Infine ci sono le ultime due parabole, piene di positività e di speranza. Il piccolo seme e il lievito sono simbolo di Gesù, simbolo del cammino della chiesa. Ottimismo e fiducia: la storia va verso il meglio, perché è guidata da Dio. A noi il compito di nutrirci di Gesù per diventare come lui, di lasciarci lievitare dalla sua parola, per portare frutto.

Gli uomini non sono mele
Nel film Là dove scende il fiume, parlando di un ex-bandito, un tale dice: « Quando una mela è marcia, non c’è niente da fare: non diventa più sana, anzi, guasta tutte le altre ». Il protagonista, James Stewart, commenta: « Ma gli uomini non sono mele! ».
Don Bosco, a proposito dei ragazzi difficili, diceva: « Prendete una mela marcia, apritela, spaccatela in due e vedrete che i semi sono buoni. Seminate questi semi e avrete delle mele sane e buone ».

Il tuo grido vinse la mia sordità
« Tardi ti amai, o bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti amai! Tu eri dentro di me e io fuori, e lì ti cercavo. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido vinse la mia sordità. Ti assaporai, e ho fame e sete di te. Mi toccasti e aspiro ardentemente alla tua pace. Quando aderirò a te con tutto me stesso, non vi sarà più posto per il dolore e la fatica e la mia vita sarà viva, piena di te » (sant’Agostino).
Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

Ecrire sans censures ! |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31