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13 APRILE 2017 |GIOVEDI SANTO – A | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/2017-Anno_A/03-Quaresima_A/Omelie/7-Giovedi-santo/14-Giovedi-Santo_A_2017-SG.htm

13 APRILE 2017 |GIOVEDI SANTO – A | OMELIA

LA CENA DEL SIGNORE: I DONI DI GESU’

PENSIERO INTRODUTTIVO ALLA S. MESSA

La sera del Giovedì Santo è colma di ricordi, di sentimenti e di fatti prodigiosi. E’ nel Cenacolo che Gesù ci ha fatto i Suoi doni più preziosi.
Infatti è nel Cenacolo che Egli ci ha regalato il precetto della carità: « Amatevi come io vi ho amati ».
E’ nel Cenacolo che ci ha dato la divina Eucaristia, come Sacrificio e come Comunione.
E’ nel Cenacolo che ha donato alla sua Chiesa i Sacerdoti « strumenti vivi di Gesù Eterno Sacerdote », come dice il Concilio (P O, N. 12).
Ed è ancora nel Cenacolo che Gesù conferirà agli Apostoli il potere di rimettere i peccati ed invierà lo Spirito Santo.
Ogni nostra Casa deve essere un Cenacolo, in cui regna sovrana la carità, il fervore eucaristico; in cui si implorano sante vocazioni sacerdotali e nelle quali passeggia costantemente la Madonna come Mamma, irresistibile calamita dello Spirito Santo.

La sera del Giovedì Santo è colma di ricordi, di sentimenti e di fatti prodigiosi. E’ nel Cenacolo che Gesù ci ha fatto i Suoi doni più preziosi.
Infatti è nel Cenacolo che Egli ci ha regalato il precetto della carità: « Amatevi come io vi ho amati ».
E’ nel Cenacolo che ci ha dato la divina Eucaristia, come Sacrificio e come Comunione.
E’ nel Cenacolo che ha donato alla sua Chiesa i Sacerdoti « strumenti vivi di Gesù Eterno Sacerdote », come dice il Concilio (P O, N. 12).
Ed è ancora nel Cenacolo che Gesù conferirà agli Apostoli il potere di rimettere i peccati ed invierà lo Spirito Santo.
Ogni nostra Casa deve essere un Cenacolo, in cui regna sovrana la carità, il fervore eucaristico; in cui si implorano sante vocazioni sacerdotali e nelle quali passeggia costantemente la Madonna come Mamma, irresistibile calamita dello Spirito Santo.
Vangelo: « Li amò sino alla fine » (Gv. 12,1-15)
Oggi – Giovedì Santo – la Chiesa commemora l’istituzione della SS.ma Eucaristia da parte di Gesù durante l’Ultima Cena.
Gesù, offrendosi liberamente alla sua Passione, prese il pane… lo spezzò… lo diede ai suoi discepoli e disse: « Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi ».
Così Gesù invita tutti gli uomini ad accostarsi sempre all’Eucaristia, che per tutti è inestimabile fonte di Grazia, sorgente di vita eterna, insostituibile nutrimento per la santità.
Ma che cosa succede? Davanti all’offerta di questo pane celeste, troppe anime preferiscono digiunare e morire spiritualmente, abbandonando questo cibo soprannaturale.
In tutte le parti del mondo i carcerati, quando vogliono protestare per qualche cosa, iniziano lo sciopero della fame.
Gandhi in India, con i suoi famosi digiuni, faceva tremare gl’Inglesi e otteneva le riforme sociali che desiderava.
Il mondo si commuove dinanzi a questi casi. Il digiuno volontario stupisce e reca sdegno o preoccupa come qualcosa che si avvicina al suicidio.
Eppure nessuno si sdegna, si stupisce o si preoccupa se le anime si astengono volontariamente dalla SS.ma Eucaristia.
E intanto specialmente i giovani, privi di quest’alimento spirituale, languiscono e sbiancano indeboliti, e marciscono travolti dalle passioni e dai vizi.
E’ per rimediare a questa tragedia che anche noi siamo chiamati a diffondere e a propagare la devozione alla Comunione frequente.
Il Concilio ha detto: « La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli… si nutrano alla mensa del Corpo del Signore » tutte le volte che partecipano al Sacrificio della Messa (S C 48),.
Anche in questo Don Bosco ha preceduto il Concilio Vaticano II. Scrive infatti il suo Biografo (Don Lemoyne). « Don Bosco fu l’apostolo della Comunione frequente » (MB 4,457).
Il Santo diceva: « Ogni volta che assistiamo alla S. Messa, procuriamo… di fare la nostra S. Comunione » (MB 6,1°71). E aggiungeva: « La frequente comunione è la grande colonna che tiene su il mondo morale e materiale, affinché non cada in rovina » (MB 6,58).
(Un volta un protestante disse all’autore di Ortodossia: – Se è vero che nell’Eucaristia si riceve realmente Gesù Cristo, come mai i cristiani del passato, e anche oggigiorno, si avvicinano così di rado alla Comunione?

Non fu sempre così).
L’uso della Comunione frequente (quotidiana o plurisettimanale) è già suggerita dalla stessa istituzione dell’Eucaristia e dalla materia scelta per questo Sacramento.
Infatti Gesù parlò di « pane disceso dal cielo », di « pane di vita », rivelandone le analogia con la manna del deserto, e assicurò che « chi mangia di questo pane, vivrà (Gv. 6,59).
I discepoli poterono senza difficoltà comprendere il valore di questa esemplificazione; e come ogni giorno gli Ebrei si nutrirono della manna del deserto, così ogni giorno l’anima ha il suo nutrimento nel pane celeste,
Fin dai primi tempi del Cristianesimo, i fedeli compresero in pieno il desiderio di Gesù; essi si riunivano spessissimo per la preghiera e la « fractio panis »: lo spezzare del pane.
Poiché il Maestro aveva detto di ripetere la Cena in sua memoria, essi si riunivano in « giorni stabiliti » per rinnovare l’unione con Gesù nel sacrificio e nella manducazione della vittima.
San Cipriano afferma che « ricevevano quotidianamente quel cibo di salute »..
La testimonianza di tutte le Chiese antiche è unanime; a questo proposito è famoso il testo di San Girolamo, il quale afferma che S. Melania Iuniore non « volle mai ricevere il cibo corporale, se prima non si fosse comunicata col Corpo del Signore ».
Purtroppo il primitivo fervore eucaristico nei laici svanì, e perciò nel 1215 fu imposto l’obbligo della Comunione almeno a Pasqua (Conc. Later. IV, D. 437).
L’ardore si riaccese con le ardenti predicazioni dei Francescani e dei Domenicani, e soprattutto dopo il Concilio di Trento, il quale raccomandò ai fedeli di ricevere la S. Comunione tutte le volte che partecipavano alla S. Messa (D.U. 882- 994).

S. Tommaso d’Aquino fa notare che….
… se per combattere gli altri vizi il cristianesimo ha bisogno dell’Eucaristia, per vincere il vizio della carne (dell’impurità) la Comunione è indispensabile, perché essa è come un antidoto, nutre lo spirito per la vittoria e innesta nel nostro corpo la vita soprannaturale di Gesù.
S. Filippo Neri dirigeva spiritualmente un giovane che, nonostante ogni sforzo, non riusciva a vivere puro. Le sue cadute si trascinavano da anni, ed egli, ormai privo di ogni fiducia, era quasi disperato.
Allora il Santo gli comandò « una cura straordinaria eppur normale »: quel giovane doveva rimettere a posto la coscienza e mantenere l’impegno di ricevere Gesù ogni giorno.
Il risultato fu meraviglioso: non solo il penitente guarì dal suo vizio, ma continuando poi la frequenza dell’Eucaristia, imparò ad amare sempre più il Signore, si fece sacerdote e visse santamente facendo un gran bene tra le anime.
E’ fin troppo celebre l’episodio di quel ragazzo che una mattina accompagnò il sacerdote a portare il Viatico a un vecchio pittore. In quel tempo si usava andare in processione con il baldacchino, con ceri e con il turibolo sino alla casa dell’infermo.
Quel ragazzo portava appunto il turibolo. Entrò con il sacerdote, vide che il vecchio riceveva devotamente l’Ostia bianca e si raccoglieva in devoto ringraziamento.
Ad un tratto l’infermo guardò il turibolo dove il fuoco si era ormai spento, e ne trasse un carboncino con il quale, in poche linee disegnò un bellissimo volto di Gesù sulla bianca parete vicino al suo letto.
Allora il giovanetto disse sottovoce al pittore: « Vorrei anch’io poter disegnare un volto così bello di Gesù… ».
Il pittore morente lasciò cadere il carboncino consumato, e gli sussurrò: « Per mostrare agli altri Gesù, bisogna averlo prima nel proprio cuore ».
Quel ragazzo capì la lezione e divenne un grande artista: fu il pittore Murillo.
Care Sorelle, se vogliamo presentare alle anime l’immagine di Gesù, dobbiamo averla ben viva nel nostro cuore.
Chiediamo alla Madonna che ci renda sempre più avidi del Pane Eucaristico che Ella stessa ci ha preparato, donando la vita a Gesù, Verbo Incarnato.

Don Severino GALLO sdb

Gesù entra in Gerusalemme

pensier e it

Publié dans:immagini sacre |on 7 avril, 2017 |Pas de commentaires »

09 APRILE 2017 |6A DOMENICA DI QUARESIMA: LE PALME – A | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/01-annoA/2017-Anno_A/03-Quaresima_A/Omelie/6-Le-Palme/10-06a-Palme-A-2017-UD.htm

09 APRILE 2017 |6A DOMENICA DI QUARESIMA: LE PALME – A | OMELIA

Gesù entra in Gerusalemme….

Per cominciare
Luca 19,28-40. Gesù entra in Gerusalemme dopo un periodo di apparente indecisione o di riflessione. In realtà Gesù aspettava solo che giungesse « la sua ora », la sua Pasqua. Entra in Gerusalemme e lo fa con solenne regalità, a cavallo di un puledro « su cui non è mai salito nessuno », secondo la parola dei profeti, mentre la gente gli spiana la strada stendendo a terra rami di fronde tagliate dai campi e i loro mantelli, e agitano rami di palme proclamandolo re. Ancora una volta i farisei non capiscono, qualcuno cerca di impedirlo. La scena ha tutto il sapore di una sfida. « Se tacessero loro, griderebbero le pietre », dice Gesù. Ma questo episodio apre la settimana più difficile della sua vita.

La parola di Dio
Isaia 50,4-7. Quando si dice che Isaia è il « quinto evangelista » non ci si sbaglia. Molte delle sofferenze del messia sono state previste e descritte con una straordinaria concordanza ai vangeli. Isaia prevede però anche la vittoria finale e l’assistenza da parte di Dio.
Filippesi 2,6-11. Paolo descrive l’abbassamento del Figlio di Dio, che non solo ha assunto la condizione umana, ma ha accettato l’umiliazione e l’obbedienza della croce. È per questo che Dio « lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome ».
Matteo 26,14-27,56. È il racconto della passione di Gesù secondo Matteo. Si tratta di un racconto « sinottico », parallelo a quello di Marco e Luca. La descrizione dettagliata ci ricorda che gli ultimi fatti della vita di Gesù sono rimasti più facilmente impressi nei suoi discepoli. Gesù per Matteo è colui che realizza le profezie: è il servo sofferente descritto da Isaia.

Riflettere
Anche il profeta Zaccaria fa riferimento al messia e lo presenta con le caratteristiche che vediamo oggi in Gesù: « Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino… Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà pace alle genti » (9,9-10).
Gesù di fatto non raggiunge la città a cavallo, come di chi fa la guerra, ma avanza su un puledro d’asino, la cavalcatura di un re in tempo di pace.
L’entrata solenne in Gerusalemme è l’episodio che condurrà Gesù al dramma della morte, una morte che sarà un abisso di iniquità, in linea con tutte le atrocità e ingiustizie compiute nella storia.
Gesù è condannato a morte dal potere politico. Eppure Ponzio Pilato lo dichiara innocente: « Non vedo in lui nessuna colpa ».
Ma viene condannato anche dal potere religioso, preoccupato dalla popolarità di Gesù e dal suo modo libero di collocarsi di fronte a loro. Dice Caifa, sommo sacerdote: « È meglio che muoia uno piuttosto che perisca l’intera nazione » (Gv 18,14).
Per accusarlo viene calunniato: « È un bestemmiatore, un indemoniato, un agitatore del popolo, un bugiardo… ».
Viene abbandonato da quel popolo, che finora lo ha seguito e lo ha ascoltato con entusiasmo, ma che adesso è condizionato dal parere di chi sta guidando le folle contro di lui.
Viene abbandonato dagli apostoli, tradito dagli amici, venduto da Giuda. Dove sono finite le parole piene di coraggio di Pietro: « Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte »? (Lc 22,33). Ben presto affermerà per tre volte nemmeno di conoscerlo.
C’è poi contro di lui l’accanirsi di una violenza inaudita da parte della soldataglia. La Sindone presenta un corpo tumefatto e coperto di piaghe.
La passione secondo Matteo presenta tuttavia un Gesù che non è travolto dagli eventi, ma che è pienamente consapevole della propria identità. Dice apertamente che potrebbe avere a disposizione dodici legioni di angeli (26,53), ma ci rinuncia e non oppone violenza a violenza. Anche le molte citazioni bibliche confermano che Gesù ha scelto lucidamente la via dell’umiltà e dell’obbedienza alle Scritture e al Padre.

Attualizzazione
Al termine della Quaresima, un momento di bilancio: magari deludente. Non c’è più lo spirito di un tempo, quando tutto aiutava a fare penitenza e a darsi ad atteggiamenti religiosi. Il rischio è di ritrovarsi oggi a mani vuote
La « settimana santa » potrà però dare più intensità al nostro prepararci alla Pasqua.
Questa domenica ci apre al mistero della morte di Gesù, della morte di Dio. Mistero della sua impotenza, del silenzio di Dio, della sconfitta di Dio.
Lo stesso Gesù sembra non capire, ma si abbandona al Padre: « Nelle tue mani affido il mio spirito… ».
Ciò che più colpisce nella settimana di Passione è l’abbandono assoluto e la solitudine in cui Gesù viene a trovarsi. Una settimana in cui Gesù vive insieme tutti i drammi più faticosi della condizione umana. Dopo il trionfo di Gerusalemme e il momento della condivisione più amichevole del Cenacolo, ecco il tradimento di Giuda, la tristezza e lo strazio del Getsemani, il farsi avanti della soldataglia, l’abbandono nelle mani dei torturatori e dei carnefici, la perdita di ogni diritto e di ogni dignità davanti ai potenti.
Gli apostoli si fanno timorosi e vigliacchi, Pietro spergiura: « Io quell’uomo neanche lo conosco! ». E il voltafaccia del popolo, il cammino della croce, la crocifissione, il sentirsi solo anche di fronte al Padre: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? ».
Una settimana atroce, in cui si impara fino in fondo che cosa sono l’amicizia, la paura, il tradimento, la sofferenza, il martirio, il potere. Per questo la settimana di Passione è davvero rivelazione. Si impara realmente chi è l’uomo, di che cosa è capace l’uomo. « Ecce homo », questo è l’uomo.
Eppure proprio nella sera in cui fu tradito, in quella drammatica vigilia di Passione, Gesù decide di rimanere tra noi per sempre: « Ecco il mio corpo dato per voi; ecco il mio sangue sparso per voi ». « Uno di noi è Dio », ha scritto qualcuno. Fabrizio De André canta che non è del tutto normale un amore così grande, di un uomo che « rantola senza rancore, perdonando con l’ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce ».

Alla luce del sole
Una delle scene più crudeli del recente film Alla luce del sole è quella conclusiva, quando don Pino Puglisi nel giorno del suo compleanno viene colpito a morte e si trova riverso a terra in una pozza di sangue, mentre le finestre si chiudono per non vedere e la gente si allontana frettolosa girando il capo dall’altra parte. Eppure la stessa mafia aveva capito le intenzioni nobilissime del prete quando parlava di dignità, dell’importanza di dare la scuola e un futuro ai ragazzi del Brancaccio.
La solitudine dei grandi può diventare addirittura drammatica. Ma è terribilmente ricorrente nella nostra storia. Diceva Ernesto Balducci: « Un giorno chiederemo a Dio perché gli uomini migliori se ne vanno, mentre ci governano gli uomini peggiori ».

Umberto DE VANNA sdb

Domenica delle Palme

it

Publié dans:immagini sacre |on 6 avril, 2017 |Pas de commentaires »

DOMENICA DELLE PALME O DELLA PASSIONE DEL SIGNORE,

http://liturgia.silvestrini.org/letture/2017-04-09.html

DOMENICA DELLE PALME O DELLA PASSIONE DEL SIGNORE,

Dominica in Palmis – De Passione Domini (Solennità)

I – COMMEMORAZIONE DELL’INGRESSO DI GESÙ IN GERUSALEMME
Benedizione dei rami
I fedeli sono radunati in una chiesa succursale o in altro luogo; portano in mano i rami di ulivo o di palma. All’arrivo del sacerdote si canta l’antifona seguente o un altro canto adatto.
Antifona
Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui cl1e viene nel nome del Signore: è il Re d’Israele. Osanna nell’alto dei celi.

Il sacerdote saluta i presenti e poi con breve parole ilustra il significato dei gesti che stanno per compiere e li invita a una partecipazione attiva e consapevole.
Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica e preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall’inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione.
Il sacerdote benedice i rami, che, dopo la processione, saranno portati nelle case come segno di fede.
Preghiamo:
Dio onnipotente ed eterno, benedici questi rami [di ulivo], e concedi a noi tuoi fedeli che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Vangelo
vedi sotto
Processione in onore di Cristo Re
Il celebrante, o un altro ministro, può fare un’esortazione con queste parole o con altre simili.
Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme, che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.
Ha quindi inizio la processione verso la chiesa, nella quale si celebrerà la Messa. Procede il turiferario con il turibolo fumigante; segue la croce ornata a festa; ai suoi lati due accoliti con le candele accese; poi il sacerdote con i ministranti e ministri e dietro a loro i fedeli. I ministri, i ministranti e i fedeli portano in mano i rami benedetti. Si eseguono i canti appropriati.
La processione si conclude con l’orazione (o colletta) della messa. Si tralasciano quindi i riti di introduzione. La messa prosegue poi con la Liturgia della Parola.
II – INGRESSO SOLENNE
Se non è possibile fare la processione solenne fuori della Chiesa, l’entrata del Signore si celebra all’interno. I fedeli, con in mano i rami di ulivo o di palma, si radunano o alla porta o all’interno della Chiesa. Il sacerdote, i ministri e una rappresentanza dei fedeli si recano nel luogo più adatto della chiesa, fuori del presbiterio, dove almeno la maggior parte dei presenti possa vedere lo svolgimento del rito. Mentre il sacerdote si avvia, si canta l’antifona Osanna o un altro canto adatto. Quindi si benedicono i rami e si proclama il Vangelo dell’Ingresso del Signore in Gerusalemme. Poi il sacerdote con i ministri e un piccolo gruppo di fedeli, attraversando la chiesa, si recano processionalmente in presbiterio. Si canta il canto appropriato. Giunto all’altare, il sacerdote fa la debita riverenza , lo bacia e poi si reca alla sede e dice la colletta della Messa. La messa prosegue poi con la prima lettura.
III – INGRESSO SEMPLICE
In tutte le messe di questa domenica, eccettuata la messa principale, l’ingresso del signore in Gerusalemme si commemora in forma semplice. Mentre il sacerdote si reca all’altare, si esegue l’antifona d’ingresso con il salmo 23 (Sal 23,9-10) o un altro canto sul medesimo tema. Giunto all’altare, il sacerdote fa la debita riverenza, lo bacia, si reca alla sede e rivolge il saluto al popolo; la messa continua poi nel modo consueto. Nelle messe in cui non è possibile eseguire il canto, il sacerdote, giunto all’altare, fa la debita riverenza, lo bacia, quindi rivolge al popolo il saluto e legge l’antifona d’ingresso. La messa prosegue nel modo consueto.
Antifona d’Ingress0
INGRESSO SOLENNE – Benedizione delle palme
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua, quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono incontro i fanciulli: portavano in mano rami di palma,
e acclamavano a gran voce: Osanna nell’alto dei cieli: Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.
Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
Osanna nell’alto dei cieli: Gloria a te che vieni, pieno di bontà e di misericordia.

Atto Penitenziale
Il Signore Gesù, che ci invita alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, ci chiama alla conversione. Riconosciamo di essere peccatori e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio.
C: Pietà di noi, Signore.
A: Contro di te abbiamo peccato.
C: Mostraci, Signore, la tua misericordia.
A: E donaci la tua salvezza
C: Dio Onnipotente abbia misericordia di voi, perdoni i vostri peccati e vi conduca alla vita eterna.
A: Amen.
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio…
Prima Lettura
Is 50, 4-7
Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale
Sal.21
RIT: Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

Seconda Lettura
Fil 2, 6-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.
Canto al Vangelo
Gloria e lode a te, o Cristo!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.

Gloria e lode a te, o Cristo!
Vangelo
Mt 26, 14 – 27, 66
Dal Vangelo secondo Matteo

- Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
- Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: « Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli »». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
- Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
- Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
- Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: « Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge ». Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
- Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
- Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
- Vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: « Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni »». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
Professione di Fede
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,
generato, non creato, della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà. Amen.

Preghiera dei Fedeli
Supplichiamo Dio, Padre misericordioso,
che in Cristo apre a tutti gli uomini
le porte della speranza e della vita.

R. Signore che ami la vita, ascoltaci.

Perché la Chiesa, di cui siamo membra vive,
ponga sempre più al centro del suo interesse e della sua azione
i poveri e gli oppressi, preghiamo. R.

Perché individui e popoli non si lascino travolgere
dalla malvagità, dalla menzogna e dall’egoismo,
ma affermino sempre e dappertutto la dignità dell’uomo,
e la verità che ci fa liberi, preghiamo. R.

Perché tutti coloro che stentano a dare un senso al vivere e al morire,
riscoprano in Cristo, vincitore della morte,
la ragione per tornare a sperare, preghiamo. R.

Perché la nostra comunità
non ignori le situazioni di bisogno presenti nel suo territorio
e sappia dare una risposta adeguata e generosa, preghiamo. R.

Per noi qui presenti,
perché possiamo entrare più profondamente nel mistero della Pasqua
per morire e risorgere con Cristo, preghiamo. R.

O Dio, Padre di misericordia,
donaci il tuo Spirito, fonte della vita,
perché spezzi le chiusure del nostro egoismo
e ci faccia creature nuove nella Pasqua del tuo Figlio.
Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.

Sulle Offerte
Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono; non lo meritiamo per le nostre opere, ma l’ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
Egli, che era senza peccato, accettò la sua passione per noi peccatori e, consegnandosi ad una ingiusta condanna, portò il peso dei nostri peccati. Con la sua morte lavò le nostre colpe e con la sua risurrezione ci acquistò la salvezza.
E noi, con tutti gli angeli del cielo, innalziamo a te il nostro canto, e proclamiamo insieme la tua lode….

Antifona alla Comunione
«Padre, se questo calice non può passare senza che io lo beva,
sia fatta la tua volontà».

Dopo la Comunione
O Padre, che ci hai saziati con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, fa’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

 

Publié dans:Domenica delle Palme |on 6 avril, 2017 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA (CFR 1PT 3,8-17)

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170405_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA (CFR 1PT 3,8-17)

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 5 aprile 2017

La Speranza cristiana – 17. Rendere ragione della speranza che è in noi (cfr 1Pt 3,8-17)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La Prima Lettera dell’apostolo Pietro porta in sé una carica straordinaria! Bisogna leggerla una, due, tre volte per capire, questa carica straordinaria: riesce a infondere grande consolazione e pace, facendo percepire come il Signore è sempre accanto a noi e non ci abbandona mai, soprattutto nei frangenti più delicati e difficili della nostra vita. Ma qual è il “segreto” di questa Lettera, e in modo particolare del passo che abbiamo appena ascoltato (cfr 1 Pt 3,8-17)? Questa è una domanda. So che voi oggi prenderete il Nuovo Testamento, cercherete la prima Lettera di Pietro e la leggerete adagio adagio, per capire il segreto e la forza di questa Lettera. Qual è il segreto di questa Lettera?
1. Il segreto sta nel fatto che questo scritto affonda le sue radici direttamente nella Pasqua, nel cuore del mistero che stiamo per celebrare, facendoci così percepire tutta la luce e la gioia che scaturiscono dalla morte e risurrezione di Cristo. Cristo è veramente risorto, e questo è un bel saluto da darci nel giorno di Pasqua: “Cristo è risorto! Cristo è risorto!”, come tanti popoli fanno. Ricordarci che Cristo è risorto, è vivo fra noi, è vivo e abita in ciascuno di noi. È per questo che san Pietro ci invita con forza ad adorarlo nei nostri cuori (cfr v. 16). Lì il Signore ha preso dimora nel momento del nostro Battesimo, e da lì continua a rinnovare noi e la nostra vita, ricolmandoci del suo amore e della pienezza dello Spirito. Ecco allora perché l’Apostolo ci raccomanda di rendere ragione della speranza che è in noi (cfr v. 16): la nostra speranza non è un concetto, non è un sentimento, non è un telefonino, non è un mucchio di ricchezze! La nostra speranza è una Persona, è il Signore Gesù che riconosciamo vivo e presente in noi e nei nostri fratelli, perché Cristo è risorto. I popoli slavi quando si salutano, invece di dire “buongiorno”, “buonasera”, nei giorni di Pasqua si salutano con questo “Cristo è risorto!”, “Christos voskrese!” dicono tra loro; e sono felici di dirlo! E questo è il “buongiorno” e il “buonasera” che si danno: “Cristo è risorto!”.
2. Comprendiamo allora che di questa speranza non si deve tanto rendere ragione a livello teorico, a parole, ma soprattutto con la testimonianza della vita, e questo sia all’interno della comunità cristiana, sia al di fuori di essa. Se Cristo è vivo e abita in noi, nel nostro cuore, allora dobbiamo anche lasciare che si renda visibile, non nasconderlo, e che agisca in noi. Questo significa che il Signore Gesù deve diventare sempre di più il nostro modello: modello di vita e che noi dobbiamo imparare a comportarci come Lui si è comportato. Fare quello che faceva Gesù. La speranza che abita in noi, quindi, non può rimanere nascosta dentro di noi, nel nostro cuore: ma, sarebbe una speranza debole, che non ha il coraggio di uscire fuori e farsi vedere; ma la nostra speranza, come traspare dal Salmo 33 citato da Pietro, deve necessariamente sprigionarsi al di fuori, prendendo la forma squisita e inconfondibile della dolcezza, del rispetto, della benevolenza verso il prossimo, arrivando addirittura a perdonare chi ci fa del male. Una persona che non ha speranza non riesce a perdonare, non riesce a dare la consolazione del perdono e ad avere la consolazione di perdonare. Sì, perché così ha fatto Gesù, e così continua a fare attraverso coloro che gli fanno spazio nel loro cuore e nella loro vita, nella consapevolezza che il male non lo si vince con il male, ma con l’umiltà, la misericordia e la mitezza. I mafiosi pensano che il male si può vincere con il male, e così fanno la vendetta e fanno tante cose che noi tutti sappiamo. Ma non conoscono cosa sia umiltà, misericordia e mitezza. E perché? Perché i mafiosi non hanno speranza. Pensate a questo.
3. Ecco perché san Pietro afferma che «è meglio soffrire operando il bene che facendo il male» (v. 17): non vuol dire che è bene soffrire, ma che, quando soffriamo per il bene, siamo in comunione con il Signore, il quale ha accettato di patire e di essere messo in croce per la nostra salvezza. Quando allora anche noi, nelle situazioni più piccole o più grandi della nostra vita, accettiamo di soffrire per il bene, è come se spargessimo attorno a noi semi di risurrezione, semi di vita e facessimo risplendere nell’oscurità la luce della Pasqua. È per questo che l’Apostolo ci esorta a rispondere sempre «augurando il bene» (v. 9): la benedizione non è una formalità, non è solo un segno di cortesia, ma è un dono grande che noi per primi abbiamo ricevuto e che abbiamo la possibilità di condividere con i fratelli. È l’annuncio dell’amore di Dio, un amore smisurato, che non si esaurisce, che non viene mai meno e che costituisce il vero fondamento della nostra speranza.
Cari amici, comprendiamo anche perché l’Apostolo Pietro ci chiama «beati», quando dovessimo soffrire per la giustizia (cfr v. 13). Non è solo per una ragione morale o ascetica, ma è perché ogni volta che noi prendiamo la parte degli ultimi e degli emarginati o che non rispondiamo al male col male, ma perdonando, senza vendetta, perdonando e benedicendo, ogni volta che facciamo questo noi risplendiamo come segni vivi e luminosi di speranza, diventando così strumento di consolazione e di pace, secondo il cuore di Dio. E così andiamo avanti con la dolcezza, la mitezza, l’essere amabili e facendo del bene anche a quelli che non ci vogliono bene, o ci fanno del male. Avanti!

Cristo e l’adultera

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Publié dans:immagini sacre |on 3 avril, 2017 |Pas de commentaires »

ADORARE CRISTO (ADORAZIONE EUCARISTICA)

http://www.loradigesu.it/oragesu22.html

ADORARE CRISTO (ADORAZIONE EUCARISTICA)

Ogni volta che il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione è Gesù Cristo che lo fa e rende presente il suo corpo e il suo sangue, la sua Persona divina. Perché Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Essendo Gesù Cristo Dio e essendo presente nell’Eucaristia, allora gli si deve adorazione.
Nell’Eucaristia adoriamo Dio in Gesù Cristo, e Dio è Uno e Trino, perché in Dio non ci sono divisioni. Gesù Cristo è uno con il Padre e lo Spirito Santo, e come insegna il Concilio di Trento, è veramente, realmente, sostanzialmente presente nell’Eucaristia.
La Chiesa crede e confessa che “nel sacramento dell’Eucaristia, dopo la consacrazione del pane e del vino, è veramente, realmente e sostanzialmente presente nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e uomo, sotto l’apparenza di quelle cose sensibili » .
La divina presenza reale del Signore, questo è il primo fondamento della devozione e del culto al Santissimo Sacramento. Qui è Cristo, il Signore, Dio e vero uomo, assolutamente meritevole della nostra adorazione e originata dall’azione dello Spirito Santo. La pietà eucaristica non è quindi fondata nel sentimento puro, ma proprio nella fede. Altre devozioni, forse, nel proprio esercizio spesso tendono a portare ad un maggiore stimolo del sentire, per esempio, il servizio della carità verso i poveri « , ma la devozione eucaristica, precisamente si basa esclusivamente sulla fede, sulla fede pura del Mysterium fidei (« Præstet fides Supplementum sensuum fede defectui : che la fede sostenga la debolezza del sentire; Pange Lingua.)
Pertanto, « questo culto di adorazione si fonda su un motivo serio e solido, che già l’Eucaristia è sia sacrificio e sacramento, e si distingue dagli altri non solo perchè comunica la grazia, se non perchè racchiude stabilmente il suo stesso Autore.
« Quando la Chiesa ci invita ad adorare Cristo, nascosto sotto i veli eucaristici, e a chiedergli i doni spirituali e temporali di cui abbiamo bisogno in qualsiasi momento, manifesta la fede viva con cui crede che il suo Sposo divino viva realmente sotto questi veli, gli esprime la sua gratitudine e gioisce della sua intima familiarità « .
Il culto eucaristico, stabilendo i quattro fini del Santo Sacrificio, rappresenta il culto rivolto al glorioso Figlio incarnato, che vive e regna con il Padre, nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. E ‘quindi un culto che rivolge alla Santa Trinità l’adorazione che gli si deve .
L’Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa offerto a tutti affinché tutti possano ricevere attraverso essa abbondanti grazie e benedizioni. L’Eucaristia è il sacramento del sacrificio di Cristo, del quale facciamo memoria e che rendiamo attuale in ogni Santa Messa ed è anche la sua Presenza viva in mezzo a noi. Adorare è entrare in relazione intima con il Signore presente nel Santissimo Sacramento.
Adorare Gesù nel Santissimo Sacramento è la risposta di fede e di amore a Colui che essendo Dio, si è fatto uomo, si fece nostro Salvatore , ci ha amati fino a donare la sua vita per noi e continua ad amarci di amore eterno. È il riconoscimento della misericordia e della maestà del Signore, che ha scelto il Santissimo Sacramento per rimanere con noi fino alla fine del mondo.
Il cristiano adorando Cristo riconosce che Egli è Dio, e il cattolico adorandolo davanti al Santissimo Sacramento testimonia la sua Presenza reale , vera e sostanziale nell’Eucaristia. I cattolici che adorano non solo compiono un atto sublime di devozione, ma anche danno testimonianza del più grande tesoro che ha la Chiesa , il dono di Dio stesso, il dono che fa il Padre del Figlio, il dono di Cristo di se stesso, il dono che proviene dallo Spirito: l’Eucaristia.
Il culto eucaristico è sempre di adorazione. Anche la comunione sacramentale implica necessariamente l’adorazione. Questo ricorda il Santo Padre Benedetto XVI in Sacramentum Caritatis quando cita S. Agostino: « Nessuno mangi questa carne senza prima adorarla … peccheremmo se non la adorassimo » (SC 66). In un altro senso, l’adorazione è comunione, non solo sacramentale, ma sostanzialmente spirituale. Se la comunione sacramentale è prima di tutto un incontro con la Persona del mio Salvatore e Creatore, l’adorazione eucaristica è una estensione di tale riunione. Adorare è un modo sublime per rimanere nell’amore del Signore.
Quindi, vediamo che l’ adorazione non è qualcosa di facoltativo, opzionale, che si puo’ o non si puo’ fare, non è una devozione in più, ma è necessaria, è un dolce obbligo d’amore. Papa Benedetto XVI ci ricordava che l’adorazione non è un lusso ma una priorità.
Chi adora da testimonianza d’ amore, dell’amore ricevuto e dell’ amore ricambiato, e molto di più da testimonianza della propria fede.
Davanti al mistero ineffabile non ci sono parole, solo silenzio adorante, solo presenza che parla ad un’altra presenza. Solo l’ essere creato davanti all’Essere, davanti all’unico Io sono, da dove viene la sua vita. È lo stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!

Le Grazie dell’Adorazione
Gesù è assolutamente la Persona più semplice al mondo con cui stare. Per esempio, tu potrai essere così stanco o preoccupato ma siediti, rilassati e goditi la pace che scaturisce semplicemente dalla Presenza di Colui che ti ama di più in assoluto, Gesù nel Santissimo Sacramento dice: “Gettate tutti i vostri affanni sul Signore che ha cura di voi” (1Pt 5:7), La mia pace è il Mio regalo per voi.” (Gv. 14:27)
Maria Maddalena semplicemente si sedette ai Suoi piedi e Gesù disse che ella aveva scelto la parte migliore, la cosa necessaria, e ciò semplicemente per aver dedicato il suo tempo a tenergli compagnia, poiché riconobbe il dono della Sua amorevole Presenza. “Se semplicemente voi riconosceste il dono di Dio”, Egli disse. (Gv. 4:10)
Quando arriviamo alla Sua Presenza, nel Suo amore troviamo la nostra sicurezza, la nostra identità e la nostra dignità
Ogni momento che passiamo con Lui approfondisce la nostra unione con Cristo e renderà la nostra anima eternamente più gloriosa e magnifica in paradiso, poiché il Santissimo Sacramento è il Nostro Salvatore Risorto con tutta la gloria e la bellezza della Sua Resurrezione che fluisce sopra quelli che vengono alla Sua Presenza, a compimento della scrittura « Tutti coloro che guardano fisso il Signore vengono trasformati di gloria in gloria e resi proprio ad immagine e somiglianza di Dio stesso.” (2Cor. 3:18) “C’è qualcosa di troppo meraviglioso che il Signore può fare?” (Gen. 18:14) La tua ora di adorazione cambia il mondo. Quando i discepoli portano a Gesù in offerta 5 pani dicendo “Ma cosa è questo per tanta gente?” (Gv. 6:10)
La Sua benedizione viene moltiplicata in una così grande abbondanza che sfama cinquemila persone con 12 canestri avanzati. Nello stesso modo avviene con la tua ora di adorazione.
Il tempo che tu dedichi a stare con Gesù è benedetto da Lui in un modo tale che Lui moltiplica la tua offerta in un’abbondanza di grazie per nutrire quelle persone nel mondo che più hanno bisogno della Sua misericordia.

Publié dans:ADORAZIONE EUCARISTICA |on 3 avril, 2017 |Pas de commentaires »

« PRINCIPIO DELLA SAPIENZA E’ TEMERE IL SIGNORE » Proverbi 9,10; Siracide 1,14

http://digilander.libero.it/credente2/DioNostraSicurezza.htm

FIDARSI SEMPRE DI DIO NOSTRA ASSOLUTA SICUREZZA
« PRINCIPIO DELLA SAPIENZA E’ TEMERE IL SIGNORE »
Proverbi 9,10; Siracide 1,14

Dal libro biblico dei Numeri 11,4-6.10-14.18-23 4. In quei giorni: La gente raccogliticcia, che era tra il popolo, fu presa da bramosia di cibo; anche gli Israeliti ripresero a lamentarsi e a dire: «Chi ci potrà dare carne da mangiare? 5. Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna».
10. Mosè udì il popolo che si lamentava in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; lo sdegno del Signore divampò e la cosa dispiacque anche a Mosè. 11. Mosè disse al Signore: «Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, tanto che tu mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? 12. L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: Portatelo in grembo, come la balia porta il bambino lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? 13. Da dove prenderei la carne da dare a tutto questo popolo? Perché si lamenta dietro a me, dicendo: Dacci da mangiare carne! 14. Io non posso da solo portare il peso di tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; io non veda più la mia sventura!».
18. Dirai al popolo: Santificatevi per domani e mangerete carne, perché avete pianto agli orecchi del Signore, dicendo: Chi ci farà mangiare carne? Stavamo così bene in Egitto! Ebbene il Signore vi darà carne e voi ne mangerete. 19. Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, 20. ma per un mese intero, finché vi esca dalle narici e vi venga a noia, perché avete respinto il Signore che è in mezzo a voi e avete pianto davanti a lui, dicendo: Perché siamo usciti dall’Egitto?». 21. Mosè disse: «Questo popolo, in mezzo al quale mi trovo, conta seicentomila adulti * e tu dici: Io darò loro la carne e ne mangeranno per un mese intero! 22. Si possono uccidere per loro greggi e armenti in modo che ne abbiano abbastanza? O si radunerà per loro tutto il pesce del mare in modo che ne abbiano abbastanza?».
23. Il Signore rispose a Mosè: «Il braccio del Signore è forse raccorciato? Ora vedrai se la parola che ti ho detta si realizzerà o no».
Nota: * In Esodo 1,5 è scritto che prima di entrare in Egitto i figli gi Giacobbe-Israele erano 70. In Esodo 12,37 il numero di quanti uscirono dall’Egitto è di circa 600.000 uomini adulti a piedi, oltre le donne e i fanciulli. Nel censimento riportato da Numeri 1,1-45 risultano precisamente 603.550 adulti adatti per la guerra, esclusi i Leviti (v. 49); il numero è comprensibile dopo 430 anni di presenza in Egitto (Esodo 12,40). La tribù più numerosa è quella di Giuda (74.600 adulti, v. 27), legata al futuro Messia, Gesù di Nazareth, e alla capitale del Regno omonimo, Gerusalemme. Quando i discendenti di Giacobbe arrivarono in Egitto erano dunque 70; e le 12 tribù di allora, secondo Numeri 1,21-41, erano: Ruben, Simeone, Gad, Giuda, I’ssacar, Zabulon, Efraim, Manasse, Beniamino, Dan, Aser, Neftali. Quelle riportate in Apocalisse 7,5-8 sono: [5]Giuda; Ruben; Gad; [6]Aser; Nèftali; Manàsse; [7]Simeone; Levi; I’ssacar; [8]Zàbulon; Giuseppe; Beniamino. Dan – perché si credeva venisse da questa l’anticristo – è sostituita da Levi. Ed Efraim, la più guerriera, da Giuseppe.
Numeri 14,11.13.19 Il Signore disse a Mosè: «Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? E fino a quando non avranno fede in me, dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro»? 13. Mosè disse al Signore: 19. «Perdona l’iniquità di questo popolo, secondo la grandezza della tua bontà, così come hai perdonato a questo popolo dall’Egitto fin qui».
20. Il Signore disse: «Io perdono come tu hai chiesto; 21. ma, per la mia vita, com’è vero che tutta la terra sarà piena della gloria del Signore, 22. tutti quegli uomini che hanno visto la mia gloria e i prodigi compiuti da me in Egitto e nel deserto e tuttavia mi hanno messo alla prova già dieci volte e non hanno obbedito alla mia voce, 23. certo non vedranno il paese che ho giurato di dare ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà».

SALMO 78(77), 40-51 Infedeltà del popolo e fedeltà di Dio
Ciò avvenne come esempio per noi (1 Cor 10, 6).
40 Quante volte si ribellarono a lui nel deserto, *
lo contristarono in quelle solitudini!
41 Sempre di nuovo tentavano Dio, *
esasperavano il Santo di Israele.
42 Non si ricordavano più della sua mano, *
del giorno che li aveva liberati dall’oppressore,
43 quando operò in Egitto i suoi prodigi, *
i suoi portenti nei campi di Tanis.

52 Fece partire come gregge il suo popolo *
e li guidò come branchi nel deserto.
53 Li condusse sicuri e senza paura *
e i loro nemici li sommerse il mare.
54 Li fece salire al suo luogo santo, *
al monte conquistato dalla sua destra.

Dalla lettera agli Ebrei 3,7-19
7 Per questo, come dice lo Spirito Santo:
“Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori
come nel giorno della ribellione,
il giorno della tentazione nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri
mettendomi alla prova,
pur avendo visto per quarant’anni le mie opere.
Perciò mi disgustai di quella generazione
e dissi: Hanno sempre il cuore sviato.
Non hanno conosciuto le mie vie.
Così ho giurato nella mia ira:
Non entreranno nel mio riposo” (Sal 95(94),7-11).
12 Guardate perciò, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. 13 Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura quest’oggi, perché nessuno di voi si indurisca sedotto dal peccato…16 chi furono quelli che, dopo aver udita la sua voce, si ribellarono? Non furono tutti quelli che erano usciti dall’Egitto sotto la guida di Mosè? E chi furono coloro di cui si è disgustato per quarant’anni? Non furono quelli che avevano peccato e poi caddero cadaveri nel deserto? (cfr. Nm 14, 29). E a chi giurò che non sarebbero entrati nel suo riposo (cfr. Nm 14, 22 ss.), se non a quelli che non avevano creduto? 19 In realtà vediamo che non vi poterono entrare a causa della loro mancanza di fede.
Ebrei 2,15-18
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
«Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori» (1 Tm 1, 15). “La misericordia di Dio verso di noi è davvero meravigliosa proprio perché Cristo non è morto solo per i giusti e i santi, ma anche per i cattivi e per gli empi. E, poiché la sua natura divina non poteva essere soggetta al pungolo della morte, egli, nascendo da noi, ha assunto quanto potesse poi offrire per noi” (San Leone Magno dal Discorso 8 sulla Passione del Signore). «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2,1).
Nel Vangelo di Giovanni 10,27-30: [27]Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. [28]Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. [29]Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. [30]Io e il Padre siamo una cosa sola>> (Vedi >Michea 2,12; >Gv 10,9).
In Giovanni 16,21-22: [21]La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. [22]Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e [23]nessuno vi potrà togliere la vostra gioia.
In Apocalisse 21,10-27 La Gerusalemme celeste è assolutamente sicura e protetta, da Dio stesso: dimora definitiva degli angeli e dei Santi! « Non entrerà in essa nulla d’impuro (Isaia 60,11; 52,1), né chi commette abominio o falsità, ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello » (v. 27).

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