Archive pour le 20 avril, 2017

Incredulità di San Tommaso

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Publié dans:immagini sacre |on 20 avril, 2017 |Pas de commentaires »

23 APRILE 2017 | 2A DOMENICA DI PASQUA – A | OMELIA

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23 APRILE 2017 | 2A DOMENICA DI PASQUA – A | OMELIA

Per cominciare
La chiesa a otto giorni dalla Pasqua propone in tutti i tre anni il vangelo di Tommaso. Il suo rifiuto di credere è funzionale al rafforzamento della fede dei credenti lungo i secoli. Ma testimonia anche l’eccezionalità sorprendente della risurrezione di Cristo.
La parola di Dio

Atti 2,42-47.
Ecco la nuova comunità cristiana nata dalla risurrezione di Cristo, che cresce di numero e si organizza. È animata dalla parola degli apostoli, vive la più schietta comunione fraterna nella condivisione dell’eucaristia (la frazione del pane) e nella preghiera comune. Tra loro avvengono anche prodigi e miracoli, sono stimati dal popolo, il clima è quello della gioia e della semplicità.
1 Pietro 20,19-31.
Pietro sembra parlare già da primo papa e incoraggia la comunità cristiana a perseverare nella vera fede e ad affidarsi a Cristo risorto. Del resto egli è certo dell’amore che i nuovi cristiani nutrono per Gesù, anche se molti di loro lo hanno conosciuto solo attraverso la testimonianza degli apostoli.
Giovanni 20,19-31.
È domenica e Gesù sorprende gli apostoli presentandosi a loro vivo, mostrando le mani e il costato trafitti. Non c’è Tommaso tra di loro ed egli non crede alla loro testimonianza. Otto giorni dopo Gesù è di nuovo tra loro e questa volta c’è anche Tommaso, che, di fronte all’evidenza, compie un profondo atto di fede.
Riflettere
Questa è l’ »Ottava di Pasqua » (Domenica in albis). In antico i nuovi battezzati, che avevano ricevuto battesimo, cresima ed eucaristia nella notte di Pasqua, oggi deponevano la veste bianca ricevuta in quella circostanza e partecipavano a pieno titolo all’eucaristia insieme agli altri.
Come la risurrezione, le apparizioni di Gesù avvengono nel giorno del Signore, il primo dopo il sabato. Di qui la celebrazione della risurrezione di Cristo settimanale nel giorno di domenica, a sostituzione del sabato.
I discepoli passano dalla paura alla gioia. Gesù si presenta senza alcun rancore per la loro fede debole. Li saluta: « Pace a voi! ». Mostra loro le mani e il costato, alita su di loro, e il suo soffio creatore dà alla chiesa nella loro persona il dono dello Spirito per il perdono dei peccati.
Manca Tommaso, uno dei dodici. Egli non presta fede al loro racconto, alla loro testimonianza.
Tommaso aveva certamente negli occhi la morte di Gesù: quelle mani trafitte, quel petto squarciato dalla lancia del centurione. Non ha voluto credere a poco prezzo. « Ma che cosa dite? Che Gesù è risorto? Che è vivo? Non facciamoci prendere da altre illusioni, non andiamo incontro ad altre delusioni! ».
Probabilmente Tommaso aveva sentito più degli altri la sconfitta per la fine in croce di Gesù. Ma quando Gesù gli si presenta mostrando le piaghe aperte, egli si convince di non avere mai veramente dubitato.
Gesù accoglie la sfida. Entra a porte chiuse, si presenta a Tommaso, lo convince mostrandogli le mani e il costato. Tommaso esce nel più maturo atto di fede: « Mio Signore e mio Dio! ». Alla fine sembra proprio Tommaso quello che esprime la fede più esplicita e matura.
Gesù conclude, pensando ai futuri cristiani e quindi a noi: « Beati quelli che pur non avendo visto crederanno ».

Attualizzare
Lo stesso brano del vangelo di Giovanni, che riporta l’episodio di Tommaso, ritorna nei tre anni, quasi a voler ricuperare per chi ha vissuto distrattamente la Pasqua, la realtà del Cristo risorto.
Tommaso viene visto volentieri come un uomo moderno, razionale, critico, non facilmente influenzabile.
Non accetta la testimonianza degli apostoli, non gli basta. Qualcosa non ha funzionato, qualcosa non lo ha abbastanza convinto. Forse non la mancanza di entusiasmo e di gioia o di credibilità degli apostoli e degli altri. Probabilmente è l’esperienza tragica della fine tra i tormenti di Gesù, che toglie ogni dubbio sulla sua morte, oppure la paura di essere ingannato ancora una volta, e soprattutto l’assoluta eccezionalità della risurrezione.
Gesù accetta la sfida di Tommaso e accetta anche la sfida dell’uomo d’oggi. È il Gesù risorto, che passa attraverso i muri, ma è anche il Gesù umanissimo e piagato, con i segni della passione. Il Gesù storico, che ha vissuto l’amicizia con Tommaso, che ha condiviso tutto con gli apostoli e porta nel cuore ciò che hanno vissuto insieme. « Toccatemi, datemi da mangiare », dice loro. Non fa il risentito, li accetta come sono e rinnova l’amicizia. È questo che può far crollare i Tommaso di ieri e di oggi.
Ma questa domenica è destinata soprattutto a riflettere su quella chiesa primitiva che comincia a esistere e a esprimere nei rapporti reciproci uno spirito inedito. « È apparsa un’altra generazione… », scrive Gregorio di Nissa, riferendosi alla comunità nata dalla Pasqua, « un’altra maniera di vivere ».
È una comunità in ascolto della parola trasmessa dagli apostoli, che vive la koinonìa, un’unione fraterna che arriva a condividere i beni di cui dispone, e si ritrova e si esprime nella frazione del pane, che segue i racconti e la testimonianza degli apostoli, vissuti con Gesù negli anni della vita pubblica, e ai quali egli ha fatto il dono di presentarsi risorto.

« Domenica della Misericordia »
Giovanni Paolo II ha voluto che l’ottava di Pasqua fosse la « Giornata della Misericordia », secondo la richiesta fatta da Gesù in una visione privata a Santa Faustyna Kowalska, delle suore della Beata vergine Maria della Misericordia a Varsavia, proclamata santa nel 2000 a Cracovia.
Il 22 febbraio 1931 Gesù ordinò a suor Faustyna di dipingere un’immagine secondo un modello che le venne mostrato e le parlò della misericordia. Le disse: « Voglio che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della misericordia ».
Giovanni Paolo II ha consacrato nel 2002 un santuario a Cracovia dedicato proprio alla « Divina Misericordia ». « La Provvidenza ha disposto che Giovanni Paolo II morisse proprio alla vigilia di questo giorno », ha detto Benedetto XVI, « nelle mani della Misericordia Divina. Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e di amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia ».
Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

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