Archive pour mars, 2017

05 MARZO 2017 | 1A DOMENICA DI QUARESIMA – A | OMELIA

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05 MARZO 2017 | 1A DOMENICA DI QUARESIMA – A | OMELIA

Non di solo pane vive l’uomo...

Per cominciare
Iniziamo la Quaresima. Quaranta giorni per prepararsi a vivere con spirito nuovo la Pasqua. Quaranta giorni di deserto, come gli ebrei dei 40 anni di deserto dopo la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, come Gesù nei 40 giorni della tentazione. Mercoledì scorso molti di noi hanno vissuto il suggestivo rito delle Ceneri: un gesto di penitenza e di umiliazione che ci ha fatti entrare nel clima quaresimale.

La parola di Dio
Genesi 2, 7-9; 3,1-7. La creazione dell’uomo secondo la tradizione jahvista. L’uomo e la donna sono al centro della creazione, ma Dio chiede loro di riconoscere la sua sovranità e la loro identità di creature, di non « mangiare dell’albero della vita ». È un racconto pieno di simboli. Adamo ed Eva non si fidano di Dio e preferiscono seguire le insinuazioni maligne del serpente. E si ritrovano nudi.
Salmo 50. È la preghiera penitenziale di Davide. Ha peccato gravemente durante la sua vita, è stato un violento e un prepotente, ma chiede e ottiene il perdono.
Romani 5, 12-19. L’apostolo Paolo presenta Gesù come nuovo Adamo. La storia della salvezza questa volta trova il punto di ripartenza sicuro. Dopo aver come ricreato l’uomo da capo attraverso Noè e con Abramo, ora è Dio stesso che si fa garante della fedeltà dell’uomo attraverso l’uomo Gesù.
Matteo 4, 1-11. Anche Gesù, uomo libero, viene tentato. Le tentazioni sono quelle che dovrà affrontare in tutta la sua vita: quella di usare il proprio potere per procurarsi pane e ricchezza per sé, di realizzare un messianismo visibile e glorioso, la ricerca del potere su uomini e cose, che il vangelo presenta come sottomessi all’adorazione del diavolo. Sono le tentazioni che fanno riferimento alla storia ebraica, sono le tentazioni che Gesù supera senza esitazione per essere fedele a un messianismo diverso.

Riflettere
Qualcuno ha scritto che il racconto delle tentazioni di Gesù rappresenta un vangelo in miniatura, nel senso che riassume le scelte più drammatiche che Gesù ha dovuto compiere nell’intera sua vita. Il brano però fa riferimento anche ad alcuni momenti-chiave della storia della salvezza; in particolare spicca evidente il parallelismo Adamo-Gesù: Adamo, il primo uomo, è passato per primo per la strada della tentazione, ma ha ceduto, diventando il capostipite di un’umanità solidale nel peccato; Gesù invece, superando la tentazione, diventa il primo di una nuova generazione di uomini fedeli a Dio.
I quaranta giorni di deserto richiamano anche in modo esplicito il lungo periodo di prova degli ebrei, peregrinanti per quarant’anni nel deserto. Il deserto era diventato per questo popolo in fuga un’occasione di tentazione e di infedeltà.
Al di là della materialità del racconto, l’esperienza delle tentazioni di Gesù presenta una drammatizzazione letteraria delle scelte che ha compiuto in tutta la sua vita, scelte quindi che Gesù non ha maturato necessariamente in uno spazio di quaranta giorni. Non ha senso dunque in questa visuale farsi delle domande di questo tipo: Come mai lo Spirito conduce Gesù nel deserto? Come è possibile un digiuno di quaranta giorni e quaranta notti? Chi ha potuto essere testimone del dialogo tra Gesù e Satana?
Le tentazioni di Gesù sono dunque quelle che ha dovuto affrontare per tutta la vita. Gesù sarebbe stato un messia che non avrebbe usato per sé i poteri straordinari che si ritrovava. Gesù moltiplica il pane e cambia l’acqua in vino, ma non lo fa per sfamare o dissetare se stesso. Gesù non ricerca la sua gloria e non accetta di farsi proclamare re dal popolo che gli corre dietro.
Quanto al racconto popolare della creazione dell’uomo e della donna e del loro peccato non fa riferimento a fatti storici. Ma nella sua semplicità racconta quella che è l’esperienza di ogni uomo: il non saper riconoscere Dio e la sua sovranità. Di fidarsi di più della propria falsa coscienza e delle chimere che promettono sempre troppo.
L’apostolo Paolo ha la bellissima intuizione di vedere Gesù come il nuovo Adamo. Dal primo Adamo è entrato nel mondo il peccato e la ribellione a Dio, con le conseguenze che tutti conosciamo. Con Gesù giunge a ogni uomo la salvezza. È curioso che « una leggenda di grande valore simbolico ha immaginato che ai piedi della croce di Cristo fosse sepolto Adamo: il sangue di Cristo dalla croce scendeva sul cranio del padre di tutti gli uomini, purificandolo dal male » (Gianfranco Ravasi).

Attualizzare
Fare deserto. È un impegno impervio in questa società dalle radio e televisioni sempre accese, dai rumori assordanti del traffico, tra mille distrazioni. Eppure in questo tempo di Quaresima bisogna ritagliarsi un po’ di spazio per pregare in modo diverso e creare le condizioni per « convertirsi ».
Adamo è nostro fratello. La sua storia è la nostra storia. La storia umana è un susseguirsi di storie di infedeltà e di pentimento. Anche Davide è stato coinvolto nella storia di Adamo. Di lui abbiamo letto il Salmo 50. Di fronte ai propri peccati Davide si pente e chiede perdono. Anche ciascuno di noi riproduce nella propria vita quella di Adamo. Ma occorre imitare Davide e riconoscere il proprio peccato.
Gesù è il nuovo e definitivo Adamo. È l’uomo nuovo. La storia ricomincia da lui. È guardando a lui che impariamo come deve comportarsi ogni figlio di Adamo.
Le tentazioni di Gesù sono le nostre tentazioni: quella dell’avere di più, di cercare la propria gloria, di aspirare al potere a ogni costo. Sono le tentazioni tipiche di ogni cristiano. Ognuno deve esprimere nella propria vita quale uomo vuole essere: quello che cerca le proprie sicurezze sulla certezza di un conto in banca, sull’affermazione di sé e la ricerca di un piccolo o grande rapporto di superiorità sugli altri, seguendo gli istinti e comportandosi come detta l’opinione corrente, oppure continuare a confermare le nostre scelte nonostante le momentanee sconfitte.
C’è da domandarsi se oggi ci sia ancora il senso del peccato, se si sappia distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Il male assume oggi sempre più le caratteristiche della normalità. Il nutrirsi, l’ambizione, il potere sono cose buone se messe a servizio dell’uomo, non lo sono più se ci si mette al loro servizio.
È questo il ruolo del demonio, sia nelle tentazioni di Gesù che il quelle di Eva e Adamo. « La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile…. » (Gn 3,6). Il diavolo si presenta affascinante, sottolinea le esigenze dell’uomo e il fascino di ciò che propone. Sta all’uomo capire dove possono condurci le nostre scelte.
C’è un momento nella vita in cui sembra facile accettare la sfida dell’essere genuini e un po’ speciali, seguire la propria vocazione profonda. In quei momenti si trova il coraggio delle scelte controcorrente. È la vita che farà il resto. Cioè che dimostrerà se questi propositi avranno messo radici o saranno erba fragile bruciata al primo sole. Ha scritto nel suo famoso Diario l’ex segretario dell’Onu Dag Hammarskjöld: « Quando la freschezza del mattino ha ceduto alla stanchezza meridiana, quando i muscoli delle gambe tremano per lo sforzo, quando la salita sembra interminabile e all’improvviso nulla va più come tu speravi: è allora che non devi assolutamente fermarti ». E poi: « Non rinnegare mai per amore della tranquillità e del quieto vivere il tuo passato e le tue convinzioni » (Tracce di cammino, Qiqajon).
La tentazione fa parte della nostra vita. Non è né castigo, né maledizione. Chi è tentato e si mantiene fedele, esce dalla banalità. Deprimersi quando si è tentati può voler dire non capirne abbastanza l’inevitabilità per chi ha fatto scelte impegnative. Rifiutare la tentazione, manifestare insofferenza, rabbia perché si è tentati, o – in ultima analisi – cedere alla tentazione, significa rifiutare la logica della croce, che è logica di rinuncia per ottenere qualcosa di più grande.

L’ultima tentazione
Nel film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, Gesù sulla croce pensa alla sua vita, alle occasioni perse in nome di ideali troppo alti e forse utopistici e scende dalla croce per mettere su famiglia e darsi a una vita normale. Scorsese, e prima di lui lo scrittore Nikos Kazantzakis, hanno lavorato di fantasia. Ma non è detto che il Gesù sconfitto sulla croce non abbia provato ciò che ha dovuto affrontare sin dal primo momento della sua vita pubblica: decidere su quali basi impostare il messianismo. Sulla croce Gesù capisce lucidamente che la strada che ha scelto non ha dato i suoi frutti. Lui finisce su una croce e i suoi discepoli lo abbandonano.

Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

Le ceneri

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Publié dans:immagini |on 2 mars, 2017 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA – 13. LA QUARESIMA CAMMINO DI SPERANZA

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20170301_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA – 13. LA QUARESIMA CAMMINO DI SPERANZA

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 1° marzo 2017

La Speranza cristiana – 13. La Quaresima cammino di speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questo giorno, Mercoledì delle Ceneri, entriamo nel Tempo liturgico della Quaresima. E poiché stiamo svolgendo il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana, oggi vorrei presentarvi la Quaresima come cammino di speranza.
In effetti, questa prospettiva è subito evidente se pensiamo che la Quaresima è stata istituita nella Chiesa come tempo di preparazione alla Pasqua, e dunque tutto il senso di questo periodo di quaranta giorni prende luce dal mistero pasquale verso il quale è orientato. Possiamo immaginare il Signore Risorto che ci chiama ad uscire dalle nostre tenebre, e noi ci mettiamo in cammino verso di Lui, che è la Luce. E la Quaresima è un cammino verso Gesù Risorto, è un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a sé stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente “dall’alto”, dall’amore di Dio (cfr Gv 3,3). Ecco perché la Quaresima è, per sua natura, tempo di speranza.
Per comprendere meglio che cosa questo significhi, dobbiamo riferirci all’esperienza fondamentale dell’esodo degli Israeliti dall’Egitto, raccontata dalla Bibbia nel libro che porta questo nome: Esodo. Il punto di partenza è la condizione di schiavitù in Egitto, l’oppressione, i lavori forzati. Ma il Signore non ha dimenticato il suo popolo e la sua promessa: chiama Mosè e, con braccio potente, fa uscire gli israeliti dall’Egitto e li guida attraverso il deserto verso la Terra della libertà. Durante questo cammino dalla schiavitù alla libertà, il Signore dà agli Israeliti la legge, per educarli ad amare Lui, unico Signore, e ad amarsi tra loro come fratelli. La Scrittura mostra che l’esodo è lungo e travagliato: simbolicamente dura 40 anni, cioè il tempo di vita di una generazione. Una generazione che, di fronte alle prove del cammino, è sempre tentata di rimpiangere l’Egitto e di tornare indietro. Anche tutti noi conosciamo la tentazione di tornare indietro, tutti. Ma il Signore rimane fedele e quella povera gente, guidata da Mosè, arriva alla Terra promessa. Tutto questo cammino è compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la Terra, e proprio in questo senso è un “esodo”, un’uscita dalla schiavitù alla libertà. E questi 40 giorni sono anche per tutti noi un’uscita dalla schiavitù, dal peccato, alla libertà, all’incontro con il Cristo Risorto. Ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore.
La Pasqua di Gesù è il suo esodo, con il quale Egli ci ha aperto la via per giungere alla vita piena, eterna e beata. Per aprire questa via, questo passaggio, Gesù ha dovuto spogliarsi della sua gloria, umiliarsi, farsi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Aprirci la strada alla vita eterna gli è costato tutto il suo sangue, e grazie a Lui noi siamo salvati dalla schiavitù del peccato. Ma questo non vuol dire che Lui ha fatto tutto e noi non dobbiamo fare nulla, che Lui è passato attraverso la croce e noi “andiamo in paradiso in carrozza”. Non è così. La nostra salvezza è certamente dono suo, ma, poiché è una storia d’amore, richiede il nostro “sì” e la nostra partecipazione al suo amore, come ci dimostra la nostra Madre Maria e dopo di lei tutti i santi.
La Quaresima vive di questa dinamica: Cristo ci precede con il suo esodo, e noi attraversiamo il deserto grazie a Lui e dietro di Lui. Lui è tentato per noi, e ha vinto il Tentatore per noi, ma anche noi dobbiamo con Lui affrontare le tentazioni e superarle. Lui ci dona l’acqua viva del suo Spirito, e a noi spetta attingere alla sua fonte e bere, nei Sacramenti, nella preghiera, nell’adorazione; Lui è la luce che vince le tenebre, e a noi è chiesto di alimentare la piccola fiamma che ci è stata affidata nel giorno del nostro Battesimo.
In questo senso la Quaresima è «segno sacramentale della nostra conversione» (Messale Romano, Oraz. colletta I Dom. di Quar.); chi fa la strada della Quaresima è sempre sulla strada della conversione. La Quaresima è segno sacramentale del nostro cammino dalla schiavitù alla libertà, sempre da rinnovare. Un cammino certo impegnativo, come è giusto che sia, perché l’amore è impegnativo, ma un cammino pieno di speranza. Anzi, direi di più: l’esodo quaresimale è il cammino in cui la speranza stessa si forma. La fatica di attraversare il deserto – tutte le prove, le tentazioni, le illusioni, i miraggi… –, tutto questo vale a forgiare una speranza forte, salda, sul modello di quella della Vergine Maria, che in mezzo alle tenebre della passione e della morte del suo Figlio continuò a credere e a sperare nella sua risurrezione, nella vittoria dell’amore di Dio.
Col cuore aperto a questo orizzonte, entriamo oggi nella Quaresima. Sentendoci parte del popolo santo di Dio, iniziamo con gioia questo cammino di speranza.

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