Archive pour le 14 janvier, 2017

San Giovanni Battista, Pinturicchio

San Giovanni Battista, Pinturicchio dans immagini sacre Pinturicchio_z03

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Publié dans:immagini sacre |on 14 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

15 GENNAIO 2017 | 2A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO A | OMELIA

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15 GENNAIO 2017 | 2A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO A | OMELIA

ECCO L’AGNELLO DI DIO

Per cominciare
Inizia con questa domenica il tempo ordinario dell’anno liturgico. In quest’anno, che per semplicità è stato chiamato anno A, viene letto il vangelo di Matteo. Matteo ci presenterà soprattutto la vita pubblica di Gesù, i suoi discorsi, le parabole, le beatitudini, i miracoli. Oggi però, come avviene sempre nella seconda domenica del tempo ordinario, ci viene presentato un brano dell’evangelista Giovanni, che ci introduce nella vita pubblica di Gesù con la straordinaria testimonianza di Giovanni Battista.

La parola di Dio
Isaia 49,3.5-6. Il « Servo di Iahvè » viene descritto da Isaia come un condottiero che riconduce e riunisce i superstiti di Israele e restaura le tribù di Giacobbe. La sua missione gli è stata affidata fin dal seno materno, ed è destinato a portare la salvezza e la luce a tutte le nazioni. Sono immagini profetiche che solo con la venuta del Cristo cessano di essere oscure. Si ritrovano infatti, pur con accenti diversificati, nel messia Gesù, « luce del mondo ».
1 Corinzi 1,1-3. Inizia con questa domenica la lettura continua della prima lettera ai Corinzi, che ci accompagnerà per otto domeniche. Scritta probabilmente nel 57, Paolo associa alla sua lettera un certo Sostene, che non sappiamo chi sia. « La lettera è una vera e propria radiografia della « parrocchia » più amata da Paolo » (G. Ravasi). Sin dalle prime righe di saluto chiama quelli di Corinto « chiesa di Dio ». Ma Paolo non ha avuto vita facile in quella città. Riuscirà a battezzare solo due persone e una famiglia. Con l’aiuto di altri predicatori, nella città si svilupperà poi una fiorente comunità cristiana.
Giovanni 1,29-34. Il vangelo ci presenta un episodio avvenuto qualche tempo dopo il battesimo di Gesù, a cui Giovanni fa riferimento. Il Battista lo proclama messia e lo fa servendosi dell’immagine dell’agnello, molto familiare agli ebrei. Dice che su di lui si è posato lo Spirito Santo e può testimoniare che è il Figlio di Dio.

Riflettere
Gesù è ormai un adulto e ha appena ricevuto il battesimo. Giovanni è il primo personaggio importante che incontra, con cui ha il primo dialogo « serio » alla vigilia della sua vita pubblica. Gesù e Giovanni sono parenti e da bambini probabilmente hanno giocato insieme, stando ai vangeli apocrifi e a tante raffigurazioni artistiche tradizionali. Tra di loro il dialogo si fa profondo. Il Battista è un perfetto testimone, quasi l’ideale di ogni credente. In questo brano confessa: « Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio » (Gv 1,34). Neppure gli apostoli avranno la fede del Battista. Nelle sue parole c’è già la fede matura di chi ha vissuto la Pasqua. È la fede della chiesa primitiva, quella dell’apostolo Giovanni che « vide e credette » (Gv 20,8).
Gesù è abitato dallo Spirito che è sceso su di lui, dice il Battista. E per descriverlo si serve dell’immagine dell’agnello, ben comprensibile per ogni ebreo. Gesù è l’agnello che prende su di sé il nostro peccato; è l’agnello che ci libera dal nostro peccato.
« Io non lo conoscevo, dice il Battista », nel senso che non conosceva Gesù nella sua vera identità. E gli prepara la strada. Anche il Battista, come gli ebrei del suo tempo, attendeva probabilmente un liberatore politico, un nuovo Davide. Mentre Gesù si presenta diverso. Giovanni annuncia il messia con parole minacciose che spingono alla vigilanza, a cambiare vita di fronte ai severi giudizi di colui che sta per venire. Gesù è invece umile e accogliente nei confronti della gente. Il Battista dovrà capire che Gesù è il messia dei miti e dei giusti, degli anawim, di coloro che attendono un liberatore spirituale, sulla linea dei grandi profeti.
Giovanni dice profeticamente che Gesù è il messia che prende su di sé i peccati del suo popolo. Di fatto, come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai tosatori, verrà sacrificato per i nostri peccati (Is 53,7).
L’immagine di Gesù-agnello fa riferimento:
- all’agnello pasquale di Esodo 12, che ha salvato gli ebrei nella prima Pasqua.
- C’è l’allusione agli agnelli che ogni giorno venivano sacrificati nel tempio di Gerusalemme.
- Al « capro espiatorio » su cui, nel giorno del Yom Kippur, si imponevano le mani scaricando su di lui il peccato di tutti e che veniva poi condotto a morire nel deserto.
- Agnello viene chiamato il servo di Iahvè secondo le parole di Isaia 53,7: « Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca ».
- Richiama anche le immagini del capitolo quinto dell’Apocalisse, dove i salvati glorificano l’Agnello e lo seguono…
Racconta il libro della Genesi che Abramo viene chiamato a offrire in sacrificio il figlio Isacco. In viaggio verso il luogo indicato, Isacco gli dice: « Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto? ». Abramo risponde: « Dio stesso provvederà l’agnello, figlio mio! ». Sappiamo che poi l’angelo del Signore ferma il braccio di Abramo levato verso il figlio. Isacco è certamente figura di Gesù, agnello immolato sulla croce per fare fino in fondo la volontà del Padre.

Attualizzare
Da pochi giorni i magi, esemplari ricercatori della verità, se ne sono andati, riprendendo a ritroso il loro cammino, ma portando con sé una fede nuova. Ora è Dio che in Gesù inizia la sua lunga marcia per incontrare gli uomini e proclamare la venuta del regno di Dio.
In tutti e tre gli anni, nella seconda domenica del tempo ordinario il vangelo di Giovanni ci pone di fronte alla figura di Gesù che inizia la sua predicazione, che viene confessato e riconosciuto da Giovanni (anno A); nella sequela di due discepoli del Battista, Andrea e Giovanni, che vogliono conoscere Gesù da vicino (anno B); nella prima nascita della fede in lui a Cana da parte degli apostoli (anno C).
Nel momento in cui Gesù comincia il tempo della predicazione, nasce in chi lo incontra e lo ascolta il fascino della sua persona, il riconoscimento e la condivisione della sua missione.
Se volessimo riassumere il tema di questa domenica, potremmo dire che è questo: di fronte al Battista che dichiara e testimonia chi è Gesù, dovremmo non dare nulla per scontato, e metterci in atteggiamento di ricerca, chiederci se siamo disposti a conoscerlo meglio, in modo nuovo, nella sua identità profonda. Domandarci se ci siamo già messi sulla sua strada, se siamo disposti a trovarlo, incontrarlo, come hanno fatto i magi… Ricordiamo che le prime parole pronunciate da Gesù nel vangelo di Giovanni sono: « Che cosa cercate? ».
Diceva Bonhoeffer: « Il problema che non mi lascia mai tranquillo è quello di sapere che cosa sia veramente per noi il cristianesimo e anche chi sia il Cristo… ».
Dovremmo domandarci se la sua figura ci affascina e dire chiaramente chi sia per noi. Il Battista afferma che « prima non lo conosceva », ma adesso, dopo che gli ha amministrato il battesimo, gli rende piena testimonianza e dice che è l’agnello, il messia, il Figlio di Dio.
Gesù è l’agnello pasquale che toglie il peccato del mondo, dice il Battista. È colui « che battezza nello Spirito ». Dichiariamo allora la nostra volontà di lasciarci battezzare da lui, farci liberare dal nostro peccato. Non tanto dai nostri difetti e dagli inevitabili limiti, che non ci fanno male e non troviamo nemmeno difficile confessare, ma « il peccato » che sta alla radice delle nostre scelte e che blocca il nostro coraggio, la nostra disponibilità e l’amore.
È sintomatico che il programma presentato da Gesù all’inizio della vita pubblica sia proprio un invito alla conversione per essere pronti ad accogliere il regno di Dio che si fa vicino.
Normalmente non si pensa che il peccato possa condizionare le nostre scelte, spegnere il nostro entusiasmo, renderci timorosi di fronte a qualcosa di speciale. Invece è il peccato quella piccola goccia che trasforma in stalattite la nostra anima e la indurisce. È il peccato che frena il nostro slancio, che ci rende dubbiosi di fronte alla scelta di metterci al suo seguito, di condividere la sua missione.
Il sacramento della riconciliazione scioglie la pietra del nostro cuore. Chi si confessa riconosce il condizionamento del proprio peccato, capisce che è più forte di lui, che ha bisogno dell’agnello Gesù per liberasene e ritornare libero.
Gesù è dunque l’agnello che ci salva non tanto portandoci alla terra promessa, ma attraverso un progetto di liberazione in profondità, restituendoci nuovi alla società, alla chiesa, ai nostri vicini, a noi stessi. Per sentirci « santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore » (1Cor 1,2).
La nostra salvezza, che vuol dire la nostra realizzazione e la nostra felicità, passano attraverso Gesù e il suo stile di vita. Per questo ci sforziamo di creare le condizioni perché la nostra ricerca possa diventare l’incontro di due amori, lottando ogni giorno sotto il suo sguardo, facendo di noi delle persone nuove. Per essere come lui « luce delle nazioni » e costruire il regno di Dio.
Perché quando Gesù ci ha illuminati e trasformati, è allora che ci manda e ci affida il suo regno. Lui infatti non è un ospite che si accontenti di abitare in noi, ma vuole raggiungere ogni uomo attraverso la nostra persona, arrivare a tutti coloro che lo cercano, anche a quelli che lo attendono senza saperlo.

I nuovi peccati
Ecco alcuni peccati che potremmo definire « moderni », in cui la responsabilità personale diventa più rilevante: trascurare la famiglia e i figli, tradire qualcuno (non solo la moglie/il marito, ma anche l’amicizia, la fiducia reciproca), dare troppo peso al proprio conto in banca, attaccarsi in modo esagerato ai propri beni, non lavorare come si dovrebbe, rubare, non pagare le tasse…
Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

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