Archive pour le 4 janvier, 2017

Solemnity of the Epiphany of the Lord

 Solemnity of the Epiphany of the Lord dans immagini sacre epiphany
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Publié dans:immagini sacre |on 4 janvier, 2017 |Pas de commentaires »

6 GENNAIO 2017 | EPIFANIA DI GESÙ – ANNO A | OMELIA

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6 GENNAIO 2017 | EPIFANIA DI GESÙ – ANNO A | OMELIA

Per cominciare
Il Natale di Gesù avviene nell’umiltà del presepe. L’Epifania invece sottolinea l’importanza dell’evento, presentando questi strani personaggi venuti da lontano, quasi a rappresentare tutti i popoli della terra chiamati alla salvezza. Oggi, più di ogni altra, è « festa missionaria ».

La parola di Dio
Isaia 60,1-6. Con un linguaggio immaginifico siamo invitati a gioire per una convergenza straordinaria di tutti i popoli verso la futura Gerusalemme. Li attira nel loro cammino una grande luce che li investe e li illumina. È un messaggio di pace universale che raggiunge tutta Gerusalemme.
Efesini 3,2-3a.5-6. Paolo ricorda agli Efesini di aver ricevuto il ministero di annunciare il vangelo ai pagani. Un ministero nuovo per una realtà nuova: la destinazione universale del vangelo e il dono a tutti della salvezza in tutta la sua pienezza.
Matteo 2,1-12. Una storia, quella narrata dall’evangelista Matteo, che nei suoi dettagli non può essere interamente storica. Ma Matteo presenta l’atteggiamento dei magi come esemplare per ogni cercatore di Dio: mentre gli ebrei, i vicini e i più preparati, non accolgono il messia, anzi gli tendono delle insidie, i magi partono da lontano e affrontano un lungo viaggio per conoscerlo e adorarlo.

Riflettere
Oggi si commemora un fatto che ha del fiabesco, del racconto suggestivo. Matteo ci propone questi avvenimenti nella forma del midrash, « cioè come un racconto che ha la sua fondatezza storica, ma che viene proposto mediato dalla predicazione, con una cornice narrativa pedagogicamente adattata per gli uditori e lettori » (mons. Luciano Pacomio). Un racconto che ha un significato teologico-spirituale profondo e che ci riguarda: la venuta dei magi, personaggi misteriosi e simbolici. Essi rappresentano tutti i popoli, ? i pagani, i « gentili », cioè noi, che non siamo ebrei ? chiamati alla salvezza e al riconoscimento dell’identità di Gesù e all’adorazione.
Mentre gli ebrei ? nella loro classe dirigente ? non si accorgono della nascita di Gesù, anzi si dice che la città è turbata dall’arrivo dei magi e il re Erode pensa di uccidere Gesù ? questi magi vengono da lontano, affrontano i rischi di un lungo viaggio, portano doni simbolici, si inginocchiano, riconoscono la sua divinità e lo adorano.
La tradizione ha dato a questi magi dei nomi: Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. I loro resti sarebbero addirittura conservati nella cattedrale di Colonia, in Germania. Ma nulla ci autorizza a dire che furono tre, né che furono dei re come vuole la tradizione, né che questi siano stati i loro veri nomi.
Così pure sono simbolici i doni che i magi offrono: l’oro, a riconoscimento della regalità di Gesù; l’incenso, simbolo della sua divinità; la mirra, a sottolineare la sua umanità.
C’è chi ha notato che nel periodo della nascita di Gesù ci furono fenomeni strani nel cielo, dei movimenti stellari singolari. I magi, che probabilmente erano astronomi, ne intuiscono il significato e si mettono in viaggio.
Nel cielo ci sarebbe stata la congiunzione di Giove con Saturno nella costellazione dei Pesci. Giove era considerato l’astro sovrano dell’universo, la costellazione dei Pesci era vista in relazione alla fine dei tempi, Saturno poi era l’astro dei Giudei. Tanto basta perché qualcuno potesse pensare che tra i Giudei in quel momento fosse nato il sovrano della fine dei tempi, il sovrano definitivo.
Ma queste informazioni, che pure sono curiose e significative, non sono le più importanti in questo giorno. Infatti, anche se Matteo racconta i fatti per sottolineare la straordinarietà degli eventi, in realtà il messaggio che l’Epifania trasmette è di un altro spessore: più che la modalità con cui avvengono gli eventi, ciò che conta è la straordinarietà di ciò che realmente avviene.
Il senso pieno dell’Epifania infatti è soprattutto questo: se il Natale è annientamento, umiltà, l’Epifania è lo svelamento della piena identità di Gesù, attraverso il gesto e i doni dei magi. Di qui l’esigenza di piegare le ginocchia dell’anima e del corpo in un profondo atto di fede e di adorazione.

Attualizzare
I Magi vedono una stella, diventano interessati, si fanno delle domande, si mettono in ricerca, in viaggio. Qualcuno li ha definiti giustamente dei « cercatori di Dio » e in quanto tali sono un punto di riferimento affascinante per la gente del mondo d’oggi.
Sono persone che ragionano, che si comportano con astuzia di fronte ad Erode, e sono colpiti dalla sorprendente semplicità e dal fascino di quel bambino e di sua madre: si inginocchiano, adorano, offrono i loro doni.
Sono stati investiti solo da un barlume di luce, ma si sono messi alla ricerca di Dio. I saggi e gli studiosi di Israele le cose le sanno bene, ma non approfondiscono, non si mettono alla ricerca, vivono nel loro immobilismo senza amore, senza rischi.
« Per il credente Dio non è mai un possesso, non è un oggetto tascabile, ma è una persona che non è mai trovata una volta per sempre, di cui si ha sete. I credenti sono un popolo che cammina nel deserto verso Dio » (Enzo Bianchi).
Oggi, diceva il cardinal Martini, quando era arcivescovo di Milano, ci sono quelli che rifiutano esplicitamente il riferimento a Dio: nessuna inquietudine, nessuna domanda. In essi non penetra alcun discorso religioso. Ci sono poi quei battezzati che dicono di credere in Dio, ma non accettano la comunità cristiana. Il loro cristianesimo è qualcosa di folcloristico, di culturale, di tradizionale, ma non tocca la vita quotidiana. Ci sono quelli che vivono come la gran massa consumistica, senza preoccupazioni morali o religiose, anche se mandano i figli a catechismo e ogni tanto entrano in chiesa. Ci sono infine i credenti: una minoranza variopinta, tra tradizionalisti, fedeli comuni e quelli che fanno parte di movimenti e associazioni ecclesiali.
Un panorama che nell’insieme fa emergere con difficoltà la genuinità della fede vissuta. Anche se tutti dobbiamo riconoscere di essere ancora in cammino verso una vita cristiana sempre più personale e convinta.
Se c’è comunque una categoria di persone a cui Dio sorride, è certamente quella di chi si mette alla sua ricerca, di chi in qualche modo è insaziabile del desiderio di Dio. È l’immagine biblica del roveto ardente: « Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava » (Es 3,2). I magi lo hanno cercato seriamente, senza fare chiasso, lo trovano e sono felici.
Essi sono preceduti dalla « grazia », perché è Dio che li chiama all’incontro. « Noi non potremmo metterci alla ricerca di Dio se non sentissimo dentro di noi che lui ci sta cercando da sempre, anzi che ci ha già trovati, che lui crede in noi anche se noi abbiamo la sensazione di non credere in lui » (Archibald Joseph Cronin).
Oggi è festa missionaria, la più importante. Tutti infatti sono chiamati alla salvezza, a conoscere Dio, senza privilegio di razza o di popolo. Gli ebrei, popolo « eletto », avevano scolpito nella loro carne la chiamata alla salvezza e l’attesa del messia. Da secoli lo attendevano, eppure non lo hanno riconosciuto e accolto. I magi rappresentano tutti gli altri, i cosiddetti « lontani », tutti quelli che sono potenzialmente chiamati alla vera fede. Ogni uomo infatti è figlio di Dio e ne attende la rivelazione, la bella notizia. Questa esigenza grida nel cuore di ogni uomo. « A 28 anni ho conosciuto Dio », dice un giovane, « e penso che siano persi tutti quelli che ho vissuto finora ».

Erode il Grande
Anche le fonti non cristiane dipingono il re Erode come crudele e sospettoso. Dapprima governatore della Galilea, poi, con l’appoggio dei romani espugna Gerusalemme e ottiene da loro il titolo di re. Regna per quasi 40 anni, mantenendo il potere con astuzia e ferocia. Eliminò sistematicamente i suoi avversari politici. Sospettoso persino dei propri familiari, ne fece assassinare una dozzina e mise a morte anche i propri figli, che avevano complottato contro di lui. Prima di morire, chiamò la sorella, e le disse: « So che quando morirò la gente farà una gran festa; io voglio invece che ugualmente abbia dei motivi per piangere. Rinchiudi perciò i capi famiglia e i notabili del popolo nell’ippodromo di Gerico e, appena io morirò, uccidili tutti in modo che, se anche non piangeranno per me, avranno un altro motivo per piangere ».

Umberto DE VANNA sdb

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