1 NOVEMBRE 2016 | TUTTI I SANTI – T. ORDINARIO – ANNO C | OMELIA

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1 NOVEMBRE 2016 | TUTTI I SANTI – T. ORDINARIO – ANNO C | OMELIA

Per cominciare
Oggi festeggiamo tutti i santi. In un unico ricordo quelli del calendario liturgico, ma anche i tanti cristiani anonimi che sono vissuti nell’imitazione di Gesù, vivendo le beatitudini. È la Pasqua autunnale, la « Pasqua dei santi », la solennità dei discepoli di Gesù, di coloro che hanno accolto il suo invito e lo hanno seguito nella via della croce.

La parola di Dio
Apocalisse 7,2-4.9-14. Il testo dell’Apocalisse è stato scritto in epoca apostolica, quando nella prima comunità ecclesiale tutti i cristiani venivano chiamati « santi ». Viene aperto il sigillo del Dio vivente e appare la grandiosa schiera dei salvati, di coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello.
1 Giovanni 3,1-3. Oggi è la festa di Dio, del Dio che salva e ci ha resi figli donandoci la vita divina, pegno di quella salvezza che ci sarà pienamente rivelata solo nell’aldilà, quando sarà finalmente svelato il mistero della vita divina che abita in noi e del nostro coinvolgimento nel mondo di Dio.
Matteo 5,1-12a. Le beatitudini di Gesù nella redazione di Matteo. Esse sono la « magna carta » per ogni cristiano. Si tratta di otto beatitudini: nelle prime tre Gesù proclama beate le categorie più umili e svantaggiate; nelle altre cinque afferma che sarà beato e vivrà nella gioia chiunque vive attivamente situazioni di particolare impegno e rettitudine.

Riflettere
Due sono le immagini proposte dalla prima lettura: anzitutto la schiera dei « servi del nostro Dio » – i predestinati – i 144.000 salvati, « segnati dal sigillo », dalla « tau ». Una quantità sterminata, espressa dal numero simbolico di 144.000 (il quadrato di 12, numero della totalità, moltiplicato per 1000).
Essi non vivono ancora nel mondo di Dio: sono i battezzati, la « comunità dei santi », che però il Signore annovera già nella schiera degli eletti.
Essi sono « figli di Dio », come dice Giovanni nella sua lettera (seconda lettura). Sono i cristiani della prima ora, destinati a contemplare « Dio così com’è », a « essere simili a lui ». Essi attendono questo giorno nella speranza, purificandosi attraverso le dure prove a cui l’intera comunità cristiana è stata sottoposta in quei tempi apostolici.
Ed ecco, in una seconda visione, apparire una « moltitudine immensa », che nessuno potrebbe contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Indossano la veste bianca e rami di palma. Stanno in piedi davanti all’Agnello e gridano a gran voce: « La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello ».
Uno degli anziani si rivolge a Giovanni e gli dice: « Questi, che sono vestiti di bianco, sono i martiri di Dio. Sono passati attraverso la grande tribolazione e sono stati fedeli. Le loro vesti sono state lavate e rese candide versando il loro sangue come ha fatto Gesù, l’Agnello di Dio » .
Essi sono i santi che hanno già portato a termine la loro esistenza sulla terra e vivono nella gioia di Dio. « Amici di Cristo, servirono il Signore nella fame e nella sete; nel freddo… nel faticoso lavoro; nelle veglie e nei digiuni; nelle preghiere e nelle pie meditazioni; spesso nelle ingiurie e nelle persecuzioni » (Imitazione di Cristo). Essi furono incompresi e considerati dei perdenti agli occhi dal mondo, ma ora vivono nella gloria di Dio e in una felicità senza tempo.
Immagini simboliche e consolatorie per i cristiani di una chiesa perseguitata, che sopportavano la fatica della predicazione e andavano incontro a difficoltà di ogni tipo, compresa la tentazione di abbandonare la fede per scansare il martirio.
Queste le suggestioni e i messaggi delle prime due letture, che leggono in profondità la storia e dichiarano la dignità e la vittoria finale di chi segue Dio in ogni tempo, come hanno fatto i santi.
Il vangelo ci presenta le beatitudini secondo Matteo. Gesù le proclama all’inizio della vita pubblica. Esse sono « la più completa ed esigente definizione della santità » (Gianfranco Ravasi). Di fatto i santi le hanno vissute con maggior determinazione, facendo propria la scelta di campo di Gesù-messia, di Gesù-uomo che nell’intera sua esperienza manifesta la propria preferenza per i miti, i poveri, per chi soffre, e dichiara che a essi è destinata la salvezza.
Beatitudini che proclamano la felicità e la riuscita delle categorie più svantaggiate e meno riconosciute in ogni tempo. Anche nel nostro, mentre la nostra società dice « beati » e premia piuttosto le anti-beatidudini dei furbi, dei consumisti, dei prepotenti.
Beatitudini che ci fanno conoscere il cuore di Dio, ben lontano dal profilo che emerge in tante descrizioni del’antico testamento: una divinità forte e vendicativa, schierata accanto a chi combatte e a difesa di un popolo sugli altri. Il volto del vero Dio si rivela invece nelle scelte di Gesù, che ha vissuto fino in fondo le beatitudini, dandoci in questo modo il modello del vero uomo nuovo, del cristiano « figlio di Dio ». Povertà, mitezza, purezza di spirito, giustizia, misericordia, pace sono state le scelte dell’uomo Gesù, del volto incarnato del Padre.
I santi, i « puri di cuore », hanno seguito Gesù, hanno fatto delle beatitudini uno stile di vita, le hanno vissute con generosità, rinunciando a vivere « come tutti », facendo della propria vita qualcosa di speciale per Dio. Proprio per questo hanno affrontato senza esitare difficoltà e persecuzione, senza spaventarsi e senza arrendersi, sapendo che Dio era dalla loro parte.

Attualizzare
Un gruppo di giornalisti intervista Madre Teresa. Uno di loro, per metterla in difficoltà, le chiede: « Dicono che lei è santa. È vero? ». Domanda indiscreta, forse provocatoria. Potremmo immaginare la sua risposta: « Ma no! », confusione, rossore. « Sono come tutti gli altri… ». Niente affatto. Risponde: « Tutti i cristiani sono chiamati a diventare santi ». E puntando il dito sui giornalisti: « Anche voi! ».
Oggi la chiesa ci ricorda la chiamata universale alla santità. Una santità che è alla portata di tutti e che viene affidata alla nostra libertà.
Due sono le obiezioni che fanno molti cristiani di oggi quando parli di santità: come esprimere la santità nel nostro contesto difficile, che non ci piace e ci impedisce di costruirci secondo Dio? Inoltre, i santi erano fatti di una stoffa speciale, avevano le qualità giuste per diventarlo, mentre noi non le abbiamo. Per non dire che ormai siamo incamminati da tempo su una strada di normalità, e non ci sarebbe facile chiedere a noi stessi qualcosa di diverso.
Eppure da sempre il cristiano contrappone a un mondo che non gli piace, la propria persona nello sforzo di costruirsi positivamente, senza proporsi necessariamente di cambiare il mondo intero, ma cominciando a vivere in pienezza e con gioia la propria personale esperienza di vita. Cioè cominciando da se stesso, partendo da ciò che di più positivo vede in sé e attorno a sé. Lasciando a Dio il compito di cambiare il contesto negativo in cui gli pare di vivere.
Quanto alla ricchezza delle qualità personali, spesso i santi non ne hanno avute più di noi. Di san Carlo Borromeo i biografi del suo tempo con un po’ di crudezza hanno detto che era « di intelligenza normale, di scarsa memoria, gracile di salute, balbuziente, di aspetto fisico piuttosto sgradevole… ». Madre Teresa era una donna di bassa statura e con un volto pieno di rughe. Ma sia san Carlo che Madre Teresa hanno messo se stessi nelle mani di Dio, e lui ha potuto giocare con loro, come ha fatto con tanti altri santi. E apparvero ai contemporanei delle persone bellissime. Quando andò a ricevere il premio Nobel per la pace con il suo leggerissimo sari bianco-celeste, Madre Teresa conquistò tutti e le elegantissime donne presenti si tolsero il mantello di pelliccia per metterglielo sulle spalle.
Quanto alle abitudini ormai consolidate, e alla difficoltà di cominciare o di ricominciare a una certa età, dobbiamo aggiungere che è sempre possibile proporsi qualcosa di bello per Dio a ogni età. Guardando ai santi e prendendoli come modelli, ma nell’impegno di essere se stessi, perché nessuna donna è chiamata a diventare come san Teresa e nessun uomo è chiamato a diventare come san Francesco, ma ognuno deve semplicemente diventare se stesso di fronte a Dio e rispondere ai progetti che Dio ha su di lui dall’eternità. Un impegno che va condotto in ogni momento della vita.
Anche per questo oggi è la festa della santità feriale, quella comune, anonima. Quella che non finirà probabilmente sugli altari. Una « festa dei santi » che è anche un gesto di riparazione verso chi ha vissuto le beatitudini nella sua anonima esperienza quotidiana: le maddalene che versano il profumo su Gesù nei poveri, i buoni samaritani che si occupano di chi è in difficoltà, le vecchine che danno umilmente il loro obolo e sostengono le opere di bene.
Dio ci ha creati dal nulla, con un atto di assoluta gratuità. Ci ha creati per la felicità, e per una felicità eterna, che non avrà fine. Sono queste le meravigliose realtà che hanno reso forti i santi.
Che cos’è infine la santità? Chi sono i santi? Santità è un modo serio di seguire il Signore, diventando nelle sue mani persone affidabili, degni di fiducia. È cercare di avere i pensieri di Dio, di valutare le cose con il suo metro di giudizio.
I santi, anche inconsapevolmente, si comportano e si esprimono in modo sorprendente, con l’originalità che viene da Dio. Vivono la comunione, seminano fraternità, non amano sopraffare, non diventano aggressivi. Sono miti e pacifici. Vivono nella gioia e seminano gioia. Il paradiso lo godrà chi lo ha già gustato un poco su questa terra.

Sii una stella

Se non puoi essere il sole, sii una stella.
Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
sulla sponda di un ruscello.
Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra,
sii un sentiero.
Se non puoi essere un sole,
sii una stella.
Ma sii sempre meglio di ciò che sei ora.
Cerca di scoprire il disegno che sei chiamato a essere:
poi mettiti con passione a realizzarlo nella vita.
E Dio ti sorriderà.
Veri portatori di luce all’interno della storia

« Guardiamo ai Santi, a coloro che hanno esercitato in modo esemplare la carità. Il pensiero va, in particolare, a Martino di Tours († 397), prima soldato poi monaco e vescovo: quasi come un’icona, egli mostra il valore insostituibile della testimonianza individuale della carità. Alle porte di Amiens, Martino fa a metà del suo mantello con un povero: Gesù stesso, nella notte, gli appare in sogno rivestito di quel mantello, a confermare la validità perenne della parola evangelica: « Ero nudo e mi avete vestito… Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me » (Mt 25,36.40). Ma nella storia della chiesa, quante altre testimonianze di carità possono essere citate! In particolare tutto il movimento monastico, fin dai suoi inizi con sant’Antonio abate († 356), esprime un ingente servizio di carità verso il prossimo. Nel confronto « faccia a faccia  » con quel Dio che è Amore, il monaco avverte l’esigenza impellente di trasformare in servizio del prossimo, oltre che di Dio, tutta la propria vita. Si spiegano così le grandi strutture di accoglienza, di ricovero e di cura sorte accanto ai monasteri. Si spiegano pure le ingenti iniziative di promozione umana e di formazione cristiana, destinate innanzitutto ai più poveri, di cui si sono fatti carico dapprima gli Ordini monastici e mendicanti e poi i vari Istituti religiosi maschili e femminili, lungo tutta la storia della chiesa. Figure di Santi come Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de’ Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta – per fare solo alcuni nomi – rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I Santi sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore (Deus Caritas est, 40).

Don Umberto DE VANNA sdb

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