Archive pour le 15 septembre, 2016

The Unjust Steward

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Publié dans:immagini sacre |on 15 septembre, 2016 |Pas de commentaires »

18 SETTEMBRE 2016 | 25A DOMENICA T. ORDINARIO – ANNO C | OMELIA

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18 SETTEMBRE 2016 | 25A DOMENICA T. ORDINARIO – ANNO C | OMELIA

Per cominciare Il vangelo di questa domenica propone questa volta una parabola curiosa e un po’ imbarazzante, quella del « fattore infedele ». Probabilmente un fatto di cronaca che viene letto e interpretato da Gesù in modo singolare. Una parabola uscita dalla bocca di Gesù, che propone significati e insegnamenti che ci coinvolgono da vicino nella nostra vita quotidiana.

La parola di Dio Amos 8,4-7. Il profeta Amos con parole durissime condanna a nome di Dio i ricchi che inventano ogni espediente per fare denaro e sfruttare i poveri. 1 Timoteo 2,1-18. Paolo invita il vescovo Timoteo a impegnarsi a favore di una vita sociale vissuta nella pace, nella serenità e nella concordia. Per questo gli dice che faccia pregare anche per chi governa, come facciamo spesso a messa nella Preghiera dei fedeli. Luca 16,1-13. Gesù racconta una parabola e fa l’elogio di una persona disonesta, ma furba e intraprendente, per invitare i suoi discepoli a essere più dinamici e inventivi nella costruzione del regno di Dio.

Riflettere « I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce », dice Gesù. È questo è il succo del messaggio di questa domenica. Che cosa non intraprende e inventa un imprenditore ambizioso e desideroso di migliorare le sue finanze e i suoi affari! Eppure lui lo fa per degli obiettivi che hanno molto meno importanza di chi annuncia il regno di Dio e si impegna a far cambiare in meglio la società. Così ha fatto questo amministratore. Viene licenziato in tronco solo per ciò che il padrone sente dire di lui. Addirittura non gli viene data la possibilità di difendersi. Non avendo costui la possibilità, né forse il tempo di trovarsi un altro lavoro, velocemente sfrutta quel po’ di potere che ha nel momento in cui deve sistemare i conti, per farsi ancora qualche amico. Rispondendo con una nuova illegalità alla decisione del suo padrone. Il padrone, che ha licenziato in questo modo sbrigativo e forse ingiusto il suo amministratore, dimostra alla fine un fair-play che sorprende: lo loda per la sua furbizia. L’amministratore ha inventato in cuor suo tante giustificazioni per comportarsi così: non ha mai lavorato la terra, si vergogna di chiedere l’elemosina (e questo forse gli fa onore), in questa società rubano tutti, a certi livelli ci si deve arrangiare. Non vi è nella parabola la condanna della ricchezza o del mettersi in affari. Ma quella di darsi ai traffici illeciti, costruire per sé una ricchezza ingiusta. Quanta fantasia nei malvagi: spaccio di droga, doping nello sport, produzione di armi micidiali… Quanta impegno per apparire più belli, migliori di quel che siamo. Rendi conto della tua gestione, del tuo comportamento, dice Gesù. Parole che fanno sorridere i farisei. Il versetto 14 (oggi non proposto) dice che essi, « attaccati al denaro, si facevano beffe di lui ». Ma anche oggi le parole di Gesù suonerebbero difficili e un po’ assurde per quelli che hanno fatto della propria fortuna economica un idolo, magari a spese degli altri, soprattutto dei poveri. Non per niente Gesù fa seguire a questa parabola quella del ricco epulone (Lc 16,19-31).

Attualizzare Questa parabola appare di una attualità sconcertante. Viviamo in anni pieni di scandali e di truffe, tra amministratori che spesso non godono di fiducia perché facili alla corruzione. Eppure mai come oggi si è sentito così vivo il desiderio dell’onestà, della retta amministrazione della cosa pubblica. Nel brano di vangelo che abbiamo letto, per tre volte viene ripetuta la parola « fedeltà ». Bisognerebbe sempre potersi fidare di un cristiano che si dà alla politica e alla carriera amministrativa. Non è possibile dirsi cristiani ed essere dei corrotti, dei disonesti, dei mafiosi, dei camorristi. Gesù fa l’elogio di quell’uomo astuto, ma ora pare quasi correggersi, forse per eliminare l’eventuale impressione che qualcuno potrebbe farsi, che egli approvi la disonestà di quell’uomo. L’amministratore è vissuto in una vita di imbrogli e alla fine se la cava soltanto con un nuovo imbroglio. Gesù dice che è stato furbo, ma precisa che i suoi discepoli invece dovrebbero essere fedeli « almeno » in queste cose materiali. Le cose di questo mondo sono definite « cose di poco conto ». Ma non si tratta di un giudizio di valore che intenda disprezzare la fedeltà quotidiana dell’uomo e il suo impegno nella società. Le cose di questo mondo diventano piccole cose, soprattutto quando vengono messe a confronto con ciò che si riferisce in modo diretto alla salvezza. Non c’è dubbio che di fronte alla costruzione del regno di Dio e alla predicazione del vangelo, le cose di questo mondo esigono una fedeltà meno impegnativa, una dedizione meno assoluta, un servizio più sbrigativo; ma non nel senso che si possano fare le cose alla buona, con furbizia o addirittura con superficialità e ingiustizia, bensì perché questo tipo di fedeltà a un discepolo di Cristo è data per scontata: chi non è capace infatti di muoversi con onestà, giustizia e pulizia tra le cose di questo mondo, non potrà essere fedele nelle cose più impegnative che si riferiscono al regno. Altrove dirà: « Quando avrete fatto tutto ciò che dovevate fare dite: siamo servi inutili ». Ma è a questi uomini tuttavia che Gesù promette la salvezza eterna: « Sei stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti » (Mt 25,21). In fondo all’uomo è possibile soltanto questo tipo di fedeltà. Anzi, tutto ciò che l’uomo fa ha un valore relativo. Siamo certi però che la sua piccola fedeltà diventa una condizione e un esercizio per es-sere capace, almeno in certi momenti, di una fedeltà più impegnativa, di una fedeltà che può richiedere un impegno assoluto. Vi è spesso nella considerazione delle persone che contano, in gente di cultura e spiritualmente raffinate, un certo atteggiamento di sufficienza, per non dire di disprezzo, verso coloro che sono fedeli nel loro impegno quotidiano. Li ritengono dei pignoli, gente dal cervello piccolo, incapaci di vivere con disinvoltura, di liberarsi dalle loro schiavitù. Esiste certo una fedeltà complessata, che nasce dalla paura di rischiare, propria di chi vuol muoversi sul sicuro: ma non si può bollare allo stesso modo chi è fedele perché non è disposto al compromesso e non sceglie per sé uno stile di vita anarchico e senza punti di riferimento stabili. Gesù ci dice di considerare anche la ricchezza come « una piccola cosa ». San Girolamo scrive: « Il ricco o è ingiusto lui o è erede di un ingiusto ». Gesù stesso dice: « Ogni ricchezza puzza d’ingiustizia » (Lc 16,9) e condanna la ricchezza quando diventa strumento di frode e di oppressione o incatena l’uomo, dandogli delle false sicurezze. Sant’Agostino parla anche di quei ricchi che regalano in elemosina ai poveri o alla chiesa parte delle loro ricchezze per far tacere la coscienza. L’uomo non può idolatrare la ricchezza fino al punto da mettere sotto i piedi tutto per ottenerla, impegnandosi magari in operazioni ambigue, al limite dell’onestà, a prezzo di privazioni assurde o di dedizioni sproporzionate. Infine ci si potrebbe rifare a tanti santi, a tanti cristiani che nel corso della storia della chiesa hanno messo in pratica il messaggio di questa parabola, che invita a impegnarsi per il regno. Santi che hanno inventato di tutto per vivere il comandamento dell’amore. Padre Pio, per esempio, si servì delle offerte di chi lo avvicinava per costruire un grande ospedale. Madre Teresa per potersi occupare dei più poveri tra i poveri ha addirittura abbandonato la sua congregazione e scelse le strade di Calcutta. Mamma Margherita, mamma di Don Bosco, poverissima e semplice contadina, era sempre disponibile con tutti, e la gente la cercava nelle emergenze. Per aiutare un certo Cecco, che era stato ricco e si era ridotto in miseria, per non umiliarlo gli lasciava alla sera sul davanzale della finestra un pentolino di minestra calda.

Licenziato su due piedi Cesare Romiti, quando era amministratore delegato della Fiat, nel 1984 licenziò immediatamente un suo dirigente, un certo Palazzo, solo perché chiacchierato. A certi livelli il solo fatto che si sia diffusa una voce sfavorevole, è già grave, e crea dei sospetti nell’azienda.

Il nostro rendiconto fatto a Dio « Anche Dio parrebbe chiederci conto, ma in modo non aziendale ed efficientista, come fa il mondo. « Cos’è quello che mi dicono di te? Rendi conto di ciò che fai »" (J. Chittister).

Don Umberto DE VANNA sdb

MESSA DELLA ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1984/documents/hf_jp-ii_hom_19840914_messa-halifax.html

VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

MESSA DELLA ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Central Commons (Halifax)

Venerdì, 14 settembre 1984

Ti adoriamo o Cristo e ti lodiamo, perché con la tua croce hai redento il mondo. Alleluia.

Cari fratelli e sorelle. 1. Come rappresentanti del popolo di Dio nell’arcidiocesi di Halifax, di Cap Breton, di tutta la Nuova Scozia e dell’Isola Principe Edward, siete riuniti in questa acclamazione della liturgia con l’arcivescovo Hayes, con gli altri vescovi e con la Chiesa in tutto il mondo. La Chiesa cattolica celebra oggi la festa dell’Esaltazione della croce di Cristo. Come il Cristo crocifisso è innalzato dalla fede nei cuori di tutti coloro che credono, così egli innalza quegli stessi cuori con una speranza che non può essere distrutta. Poiché la croce è il segno della redenzione, e nella redenzione è contenuta la promessa della risurrezione e l’inizio della nuova vita: l’elevazione dei cuori umani. All’inizio del mio ufficio nella sede di san Pietro ho cercato di proclamare questa verità con l’enciclica Redemptor Hominis. In questa stessa verità desidero oggi essere unito a tutti voi nell’adorazione della croce di Cristo: “Non dimenticate le opere di Dio” (cf. Sal 78, 7).

2. Per conformarci all’acclamazione dell’odierna liturgia, seguiamo attentamente il sentiero tracciato da queste sante parole nelle quali ci viene annunciato il mistero dell’Esaltazione della croce. In primo luogo, in queste parole è contenuto il significato del Vecchio Testamento. Secondo sant’Agostino, il Vecchio Testamento contiene ciò che è pienamente rivelato nel nuovo. Qui abbiamo l’immagine del serpente di bronzo al quale si riferì Gesù nella sua conversazione con Nicodemo. Il Signore stesso ha rivelato il significato di quest’immagine dicendo: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3, 14-15). Durante il cammino del popolo di Israele dall’Egitto alla Terra Promessa – poiché la gente si lamentava – Dio mandò un’invasione di serpenti velenosi a causa della quale molti perirono. Quando i sopravvissuti compresero la loro colpa chiesero a Mosè di intercedere presso Dio: “Prega il Signore che allontani da noi questi serpenti” (Nm 21, 7). Mosè pregò e ricevette dal Signore quest’ordine: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta. Chiunque dopo essere stato morso lo guarderà, resterà in vita” (Nm 21, 8). Mosè obbedì all’ordine. Il serpente di bronzo posto sull’asta rappresentò la salvezza dalla morte per tutti coloro che venivano morsi dai serpenti. Nel libro della Genesi il serpente era il simbolo dello spirito del male. Ma adesso, per una sorprendente inversione, il serpente di bronzo issato nel deserto diventa una raffigurazione del Cristo, issato sulla croce. La festa dell’Esaltazione della croce richiama alle nostre menti e, in un certo senso, rende attuale, l’elevazione di Cristo sulla croce. La festa è l’elevazione del Cristo redentore: chiunque crede nel Cristo crocifisso avrà la vita eterna. L’elevazione di Cristo sulla croce costituisce l’inizio dell’elevazione dell’umanità attraverso la croce. E il compimento ultimo dell’elevazione è la vita eterna.

3. Questo evento del Vecchio Testamento è richiamato nel tema centrale del Vangelo di san Giovanni. Perché la croce e il Cristo crocifisso sono la porta alla vita eterna? Perché in lui – nel Cristo crocifisso – è manifestato nella sua pienezza l’amore di Dio per il mondo, per l’uomo. Nella stessa conversazione con Nicodemo Cristo dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Gv 3, 16-17). La salvezza del Figlio di Dio attraverso l’elevazione sulla croce ha la sua sorgente eterna nell’amore. È l’amore del Padre che manda il Figlio; egli offre suo Figlio per la salvezza del mondo. Nello stesso tempo è l’amore del Figlio il quale non “giudica” il mondo, ma sacrifica se stesso per l’amore verso il Padre e per la salvezza del mondo. Dando se stesso al Padre per mezzo del sacrificio della croce egli offre al contempo se stesso al mondo: ad ogni singola persona e all’umanità intera. La croce contiene in sé il mistero della salvezza, perché nella croce l’amore viene innalzato. Questo significa l’elevazione dell’amore al punto supremo nella storia del mondo: nella croce l’amore è sublimato e la croce è allo stesso tempo sublimata attraverso l’amore. E dall’altezza della croce l’amore discende a noi. Sì: “La croce è il più profondo chinarsi della divinità sull’uomo. La croce è come un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza terrena dell’uomo” (Ioannis Pauli PP. II, Dives in Misericordia, 8).

4. All’avvento del Vangelo di Giovanni la liturgia della festa di oggi aggiunge la presentazione fatta da Paolo nella sua lettera ai Filippesi. L’apostolo parla di uno svuotamento di Cristo attraverso la croce; e allo stesso tempo dell’elevazione di Cristo al di sopra di tutte le cose; e anche questo ha avuto il suo inizio nella stessa croce: “Gesù Cristo . . . spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, e apparso in forma umana, umiliò se stesso ancora di più facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 6-11). La croce è il segno della più profonda umiliazione di Cristo. Agli occhi del popolo di quel tempo costituiva il segno di una morte infamante. Solo gli schiavi potevano essere puniti con una morte simile, non gli uomini liberi. Cristo, invece, accetta volentieri questa morte, la morte sulla croce. Eppure questa morte diviene il principio della risurrezione. Nella risurrezione il servo crocifisso di Jahvè viene innalzato: egli viene innalzato su tutto il creato. Nello stesso tempo anche la croce è innalzata. Essa cessa di essere il segno di una morte infamante e diventa il segno della risurrezione, cioè della vita. Attraverso il segno della croce, non è il servo o lo schiavo che parla, ma il Signore di tutta la creazione.

5. Questi tre elementi dell’odierna liturgia, il Vecchio Testamento, l’inno cristologico di Paolo e il Vangelo di Giovanni, formano assieme la grande ricchezza del mistero del trionfo della croce. Trovandoci immersi in questo mistero con la Chiesa, che attraverso il mondo celebra oggi l’Esaltazione della santa croce, desidero dividere con voi, in una maniera speciale, le sue ricchezze, cari fratelli e sorelle dell’arcidiocesi di Halifax, caro popolo della Nuova Scozia, dell’Isola Edward e di tutto il Canada. Sì, desidero dividere con voi tutte le ricchezze di quella croce santa – che, quale stendardo di salvezza – fu piantata sul vostro suolo 450 anni fa. Da allora la croce ha trionfato in questa terra e, attraverso la collaborazione di migliaia di canadesi, il messaggio di liberazione e di salvezza della croce, è stato diffuso ai confini della terra.

6. Nello stesso tempo desidero rendere omaggio al contributo missionario dei figli e delle figlie del Canada che hanno dato la loro vita così “perché la parola del Signore si diffonda, e sia glorificata come lo è anche tra voi” (2 Ts 3,1). Rendo omaggio alla fede e all’amore che li ha motivati, e al potere della croce che ha dato loro la forza di andare avanti ed eseguire il comando di Cristo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28, 20). E nel rendere omaggio ai vostri missionari, rendo parimenti omaggio alle comunità sparse per il mondo che hanno accolto il loro messaggio e segnato le loro tombe con la croce di Cristo. La Chiesa è grata per l’ospitalità loro concessa di un luogo di sepoltura, da dove essi attendono la definitiva esaltazione della croce santa nella gloria della risurrezione e della vita eterna. Esprimo profonda gratitudine per lo zelo che ha caratterizzato la Chiesa in Canada e vi ringrazio per le preghiere, i contributi e le varie attività attraverso le quali voi sorreggete la causa missionaria. In particolare vi ringrazio per la vostra generosità verso la missione di aiuto delle società da parte della Santa Sede.

7. L’evangelizzazione resta per sempre il sacro retaggio del Canada, che vanta realmente una storia gloriosa dell’attività missionaria in patria e all’estero. L’evangelizzazione deve continuare ad essere esercitata attraverso l’impegno personale, predicando la speranza nelle promesse di Gesù e con la proclamazione dell’amore fraterno. Sarà sempre connessa con l’impianto e l’edificazione della Chiesa e avrà una profonda relazione con lo sviluppo e la libertà come espressione del progresso umano. Al centro di questo messaggio, tuttavia, c’è un’esplicita proclamazione di salvezza in Gesù Cristo, quella salvezza determinata dalla croce. Ecco le parole di Paolo VI: “L’evangelizzazione conterrà sempre – anche come base, centro e insieme vertice del suo dinamismo – una chiara proclamazione che, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, morto e risorto, la salvezza è offerta ad ogni uomo, come dono di grazia e misericordia di Dio stesso” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 27). La Chiesa in Canada sarà se stessa se proclamerà fra tutti i suoi membri, con parole e fatti, l’esaltazione della croce, e sempre che, in patria e all’estero, essa sia una Chiesa evangelizzante. Anche se queste parole vengono da me, c’è un altro che parla ovunque ai cuori dei giovani. È lo stesso Spirito Santo, ed è lui che fa pressione su ciascuno di noi, come membro di Cristo, per indurci ad abbracciare e a portare la buona novella dell’amore di Dio. Ma ad alcuni lo Spirito Santo sta proponendo il comando di Gesù nella sua forma specifica missionaria: andate a reclutare discepoli di tutte le nazioni. Dinanzi alla Chiesa intera, io, Giovanni Paolo II, proclamo ancora una volta l’assoluto valore della vocazione missionaria. E assicuro tutti i chiamati alla vita ecclesiastica e religiosa che nostro Signore Gesù Cristo è pronto ad accettare e rendere fruttuoso il sacrificio speciale delle loro vite, nel celibato, per l’esaltazione della croce.

8. Oggi la Chiesa, annunciando il Vangelo, rivive in un certo qual modo tutto il periodo che ha inizio il mercoledì delle Ceneri, raggiunge il suo apice durante la Settimana Santa e a Pasqua e prosegue nelle settimane successive fino alla Pentecoste. La festa dell’Esaltazione della santa croce è come il compendio di tutto il mistero pasquale di nostro Signore Gesù Cristo. La croce è gloriosa perché su di essa il Cristo si è innalzato. Attraverso di essa, il Cristo ha innalzato l’uomo. Sulla croce ogni uomo è veramente elevato alla sua piena dignità, alla dignità del suo fine ultimo in Dio. Attraverso la croce, inoltre, è rivelata la potenza dell’amore che eleva l’uomo, che lo esalta. Veramente tutto il disegno di Dio sulla vita cristiana è condensato qui in un modo meraviglioso: il disegno di Dio e il suo senso! Diamo la nostra adesione al disegno di Dio e al suo senso! Ritroviamo il posto della croce nella nostra vita e nella nostra società. Parliamo della croce in modo particolare a tutti coloro che soffrono, e trasmettiamo il suo messaggio di speranza ai giovani. Continuiamo a proclamare fino ai confini della terra il suo potere salvifico: “Exaltatio Crucis!”: la gloria della santa croce! Fratelli e sorelle: “Non dimenticate mai le opere del Signore”! Amen.

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