Archive pour le 26 mai, 2016

COMMUNION OF THE APOSTLES

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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI – OMELIA BENEDETTO XVI

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2011/documents/hf_ben-xvi_hom_20110623_corpus-domini.html

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Basilica di San Giovanni in Laterano

Giovedì, 23 giugno 2011

Cari fratelli e sorelle!

La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia. Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus Domini, questo stesso mistero viene proposto all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e il Santissimo Sacramento viene portato in processione per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo apertamente, perché l’amore di Cristo non è riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho sottolineato che nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa sera vorrei riprendere tale prospettiva. Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte alla quale andava incontro. Il fatto che il Sacramento dell’altare abbia assunto il nome “Eucaristia” – “rendimento di grazie” – esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita. Dal cuore di Cristo, dalla sua “preghiera eucaristica” alla vigilia della passione, scaturisce quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino, incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in questo modo cambia le cose, le persone e il mondo. Questa trasformazione è possibile grazie ad una comunione più forte della divisione, la comunione di Dio stesso. La parola “comunione”, che noi usiamo anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la dimensione verticale e quella orizzontale del dono di Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione “ricevere la comunione” riferita all’atto di mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor 10,16-17). Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10, 18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato dal nostro organismo e contribuisce al suo sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è immersa nella comunione trinitaria. Così l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui, dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di cristiani nella costruzione di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il che darebbe spazio alla confusione, all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della famiglia umana, un’unità non imposta da fuori, né da interessi ideologici o economici, bensì a partire dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri, perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo costantemente dal Sacramento dell’Altare che la condivisione, l’amore è la via della vera giustizia. Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi, questo è il mio sangue versato per voi e per la moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza, fino alla morte di croce; accettandola in questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di grano che si spezza per dare vita, la logica della fede che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio. Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova, in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto, che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù! Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici, difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei viventi!”. Amen.

29 MAGGIO 2016 | 9A DOMENICA: CORPUS DOMINI – ANNO C | OMELIA

http://www.donbosco-torino.it/ita/Domenica/03-annoC/annoC/2016/05-Ordinario_C/Omelie/09a-Corpus_Domini/12-09a-Corpus-Domini-C_2016-UD.htm

29 MAGGIO 2016 | 9A DOMENICA: CORPUS DOMINI – ANNO C | OMELIA

Per cominciare Molte parrocchie hanno ripreso oggi a festeggiare in modo speciale la solennità del « Corpus Domini ». Ed ecco la processione per le strade dei paesi o del quartiere, i fiori, i canti popolari, gli addobbi alle finestre. È Gesù che passa per le nostre strade, che prende possesso delle nostre case, che benedice il nostro quotidiano. La parola di Dio

Genesi 14,18-20. Melchisedek, re di Salem, offre ad Abramo, uomo di fede, pane e vino e lo benedice. Abramo ricambia dandogli la decima di tutto ciò che possiede. Melchisedek è figura di Gesù e il gesto di Abramo giustifica l’usanza della decina tra il popolo ebraico. 1 Corinzi 11,23-26. In questo passo della lettera di Paolo, il più antico racconto della istituzione eucaristica. Paolo afferma di trasmettere un rito che lui stesso a sua volta ha ricevuto: la decisione di Gesù di rimanere tra di noi, nella chiesa, proprio nella notte in cui viene tradito. Luca 9,11b-17. Gesù predica il regno di Dio e sfama con pane e pesce la moltitudine che lo ha seguito e ascoltato. L’evangelista Luca descrive i gesti di Gesù come di uno che ha ben presente la celebrazione eucaristica già vissuta dalla prima comunità cristiana.

Riflettere  » L’eucaristia è ricordo, « memoria », della passione e morte di Gesù. « Ogni volta che il sacerdote rinnova il sacrificio eucaristico, nella preghiera di consacrazione ripete: « Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue ». Lo dice prestando la voce, le mani e il cuore a Cristo » (Benedetto XVI). È come se anche noi fossimo ancora là, come diceva l’ebreo, ricordando il passaggio del mar Rosso. Riviviamo quella tragica vigilia, l’abbandono degli apostoli e il tradimento di Giuda, la decisione di Gesù di rimanere tra noi con un gesto a lungo preparato.  » Oggi l’eucaristia è il sacramento centrale, il più importante, il culmine di tutta la vita cristiana, a cui tendono tutti gli altri sacramenti.  » L’evangelista Giovanni al capitolo 13 sostituisce la lavanda dei piedi all’istituzione dell’eucaristia: « Gesù sapeva di aver avuto dal Padre ogni potere; sapeva pure che era venuto da Dio e che a Dio ritornava. Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano attorno ai fianchi, versò l’acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli…. ».  » Papa Ratzinger, parlando dell’eucaristia la lega anche lui alla lavanda dei piedi, secondo il racconto di Giovanni 13. Dice « Nella lavanda dei piedi compare quello che Gesù fa e quel che egli è. Lui, che è il Signore, si abbassa; depone gli abiti della gloria e si fa schiavo, quello che sta presso la porta e compie per noi il lavoro servile della lavanda dei piedi. Il gesto servile del lavare i piedi aveva come senso il rendere gli uomini atti al convito, atti alla comunione, così che potessero sedere gli uni con gli altri a tavola. Gesù Cristo ci rende atti a stare a tavola e alla comunione, davanti a Dio e gli uni per gli altri ».  » L’eucaristia è il dono di un amore grande, senza misura, che ci viene lasciato « nella notte in cui Gesù viene tradito ». Gesù si rivela maestro di comunione e di perdono, nonostante l’assoluta inadeguatezza dell’uomo.  » L’eucaristia è memoriale, sintesi della vita e delle scelte di Gesù. I discepoli a Emmaus lo riconobbero quando Gesù spezzò il pane. La comunità primitiva si confronta con Gesù, impara a conoscerlo e a vivere come lui, ogni volta che « fa l’eucaristia », cioè quando si incontra per la « frazione del pane », per orientare la propria la vita ed entrare in una mentalità di servizio e di condivisione. Parlando di questo episodio evangelico, in cui Gesù moltiplica i cinque pani e i due pesci, non si dice mai che cosa ne è stato dei pesci e quale significato possano avere. Gesù del resto parla di se stesso come « pane di vita » e non fa riferimento ai pesci. Ma si sa che il pesce nella chiesa dei primi secoli, quella delle catacombe, aveva assunto un significato cristologico: la parola greca icthùs (pesce) era l’acrostico di Gesù, Cristo, Figlio, di Dio, Salvatore.

Attualizzare Nel vangelo di questa domenica Gesù moltiplica il pane per sfamare chi l’ha seguito. È un miracolo che intende sfamare materialmente, dopo che Gesù ha sfamato la fame di verità di chi l’ha finora ascoltato. Una fame richiama l’altra: c’è una fame che non può essere sfamata solo dal pane materiale. E c’è un pane spirituale che richiama la necessità di dare il pane e di sfamare chi non ha il cibo per ogni giorno. Celebrare l’eucaristia vuol dire dunque fare memoria sia della moltiplicazione dei pani, sia dell’ultima cena di Gesù. « Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò », dice Gesù, che negli anni della vita pubblica ha sfamato la fame di verità e anche la fame materiale di chi gli sta vicino. Un teologo indiano afferma di aver capito il sacrifico di Gesù in questo modo: « Vedendo il papà che divideva tra noi il poco cibo che c’era, lasciando se stesso per ultimo, ho capito che cosa significa credere che Cristo ci dà da mangiare la sua carne ». Questo è un compito che spetta a noi oggi, e alle nostre comunità. Gesù agli apostoli che dicevano: « Rimanda la folla, perché possa procurarsi da mangiare », dice: « Dategli voi stessi da mangiare »; come a dire: « Condividete ciò che avete, preoccupatevi voi stessi della loro fame… ». E non solo per dare loro il cibo materiale, ma anche quello spirituale. Le stesse parole suonano ai nostri orecchi oggi, con lo stesso significato. « Sono una menzogna le eucaristie che non celebrano anche l’impegno concreto di tutta la comunità perché si moltiplichi il pane materiale, in modo che ce ne sia per tutti e ne avanzi » (Fernando Armellini). Ma lasciamo ancora a papa Benedetto XVI il compito di attualizzare questa giornata speciale. « Perché c’è tanta fame nel mondo? Perché tantissimi bambini devono morire di fame, mentre altri sono soffocati dall’abbondanza? Perché il povero Lazzaro deve continuare ad aspettarsi invano le briciole del ricco gaudente, senza poter varcare la so-glia della sua casa? », si domanda Joseph Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI in un suo intervento sulla festa del Corpus Domini. E risponde: « Non perché la terra non sia in grado di produrre pane per tutti. Nei paesi dell’Occidente si offrono indennizzi per la distruzione dei frutti della terra allo scopo di sostenere il livello dei prezzi, mentre altrove c’è chi patisce la fame. La mente umana sembra più abile nell’escogitare sempre nuovi mezzi di distruzione, invece che nuove strade per la vita. È più ingegnosa nel far arrivare in ogni angolo del mondo le armi per la guerra, piuttosto che portarvi il pane ». Risposte su misura per dare un senso pieno alla festa del Corpus Domini. Perché questo significa portare l’eucaristia per le strade delle nostre città, ricuperando riti secolari che si direbbe mal si combinano con l’attuale società. Continua papa Ratzinger: « Il Signore si è fatto carne, il Signore è diventato pane, noi lo portiamo per le vie delle nostre città e dei nostri paesi. Lo immergiamo nella quotidianità della nostra vita, le nostre strade diventano le sue strade. Egli non deve restare rinchiuso nei tabernacoli discosto da noi, ma in mezzo a noi, nella vita d’ogni giorno. Deve camminare dove noi camminiamo, deve vivere dove noi viviamo ». E dice che nell’eucaristia ci viene incontro il domani di Dio, dove comincia a prendere corpo il regno di Dio.

Quella suorina innamorata « Mi ha lasciato un ricordo incancellabile una suorina che abbiamo ospitato per due giorni nella nostra comunità religiosa. Era tornata al suo paese per le elezioni e quindi, a causa del viaggio e degli indispensabili contatti, aveva sospeso quell’adorazione quotidiana a cui era fedele. Quando l’ho condotta a visitare la nostra cappella, ho visto che si è come tuffata davanti al tabernacolo. Proprio come un’innamorata che sia stata troppo a lungo lontana dall’amato. Una impressione che non riuscirò a dimenticare » (don Giuseppe).

Una ricchezza di nomi per spiegare questo sacramento Il Catechismo della Chiesa Cattolica agli articoli 1328-1332 e seguenti spiega i veri significati dell’eucaristia: Eucaristia: rendimento di grazie. Cena del Signore: Ultima Cena, alleanza, cena definitiva con il Signore. Frazione del pane: Emmaus, gesto ebraico del capo famiglia, Pasqua. Assemblea eucaristica: convocazione della comunità che rende visibile la chiesa. Memoriale della Pasqua: morte e risurrezione di Cristo. Santo sacrificio: di lode, spirituale, puro e santo, sostituzione di tutti i sacrifici. Santa e divina Liturgia: tutta la Liturgia trova il suo centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di questo sacramento. Comunione: con Cristo, con i fratelli. Santa Messa: si conclude con l’invio (missio) dei fratelli ai fratelli…

Don Umberto DE VANNA sdb

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