15 MAGGIO 2016 | 8A DOMENICA DI PASQUA: PENTECOSTE – ANNO C | OMELIA

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15 MAGGIO 2016 | 8A DOMENICA DI PASQUA: PENTECOSTE – ANNO C | OMELIA

Per cominciare « Se uno mi ama, il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui », dice Gesù, assicurando un’intimità tra l’uomo e Dio finora impensabile. Paolo da parte sua precisa: « lo Spirito di Dio abita in voi… Spirito che attesta che siamo figli di Dio ». Amati da Dio, non siamo più schiavi, ma figli, eredi di Dio, coeredi di Cristo, per cui possiamo gridare « Abbà! Padre! ».

La parola di Dio Atti 2,1-11. Questa prima lettura, comune per i tre anni della liturgia, presenta il misterioso evento della Pentecoste, così come la descrive Luca. L’ »improvviso rombo da cielo, come di vento che si abbatte gagliardo », rimanda al Sinai, quando Dio strinse la prima alleanza con il suo popolo. Ma anche al superamento di Genesi 11: come la torre di Babele ha confuso le lingue e ha disperso le genti, così la Pentecoste crea comunicazione e comunione tra genti diverse per lingue e cultura. Romani 8,8-17. Lo Spirito è principio di vita nuova e di immortalità. Lo Spirito ha risuscitato Gesù dai morti e darà vita anche ai nostri corpi mortali. Figli di Dio nello Spirito, siamo anche noi partecipi della risurrezione di Cristo e coeredi con lui della vita eterna. Giovanni 14,15-16.23b-26. Quando amiamo e siamo fedeli, il Padre e il Figlio prendono dimora presso di noi, in un’intimità che non ha l’eguale in nessun rapporto umano. Sono parole che Gesù dice agli apostoli nel Cenacolo: ma essi le comprenderanno pienamente solo quando scenderà su di loro Spirito.

Riflettere Il dono dello Spirito scende sugli apostoli e la chiesa nascente proprio il giorno di Pentecoste, giorno in cui gli ebrei commemoravano il dono della legge ricevuta sul monte Sinai. Chiaro il significato: nel giorno in cui fu data la legge antica, era conveniente, come dicono i padri, che fosse data la grazia dello Spirito, la legge nuova. L’antico testamento, specialmente attraverso la voce dei profeti, parla dei tempi messianici come di un periodo di grande effusione dello Spirito di Dio. Soprattutto Geremia ed Ezechiele vedono lo Spirito che opera nel cuore di ognuno, principio di rinnovamento personale profondo, che rende capaci di osservare la legge, scrivendola nei loro cuori. È questa la liberazione dalla legge di cui parla molte volte Paolo nelle sue lettere. La legge infatti rivela all’uomo il suo peccato, ma anche la sua impotenza di potersene liberare. È lo Spirito che rende nuovo l’uomo, capace di amare di Dio e gli dà « per grazia » la capacità di essergli fedele. Lo Spirito infonde l’amore e l’amore rende possibile, facile, piacevole l’osservanza dei comandamenti. Anzi, chi è guidato dalla Spirito supera la legge, entrando nel cuore di ciò che viene comandato, realizzando il fine ultimo di ogni legge. Una legge nuova che è un dono dello Spirito. Non è data solo dalla parola di Gesù. « Se fosse bastato proclamare la nuova volontà di Dio attraverso il vangelo, non si spiegherebbe che bisogno c’era che Gesù morisse e che venisse lo Spirito Santo » (Raniero Cantalamessa). Ricordiamo che ancora alla vigilia dell’Ascensione di Gesù, le tante parole pubbliche e private ricevute in tre anni di vita insieme con lui sembravano non aver lasciato segno nella vita degli apostoli. Quando Gesù risorge, essi sono presi da paura, si disperdono, tornano a pescare. Era necessario lo Spirito, « doveva crescere anche la santità di vita degli apostoli, perché cessasse la loro incredulità » (mons. Giovanni Benedetti). Infatti quegli undici uomini, chiusi per la paura dentro il cenacolo, sono trasformati dall’effusione dello Spirito: scende il fuoco dal cielo, si spalancano le porte, vanno a convertire il mondo. Lo stesso Spirito, che ha rinnovato profondamente questa prima piccola comunità cristiana, è sempre all’opera e rinnova nei secoli la chiesa. Lo fa suscitando tra i cristiani nuovi carismi e ministeri, destinati lungo i secoli a portare aria nuova e fresca nelle comunità. Lo fa suscitando nuovi credenti, favorendo un continuo processo di conversione e di purificazione nella comunità. È la parola di Dio la fonte della nostra conoscenza intorno allo Spirito Santo. Conosciamo infatti lo Spirito indirettamente, attraverso i suoi interventi nella storia della salvezza. Ecco una spigolatura di espressioni che ci possono orientare per conoscerlo meglio. Lo Spirito opera attivamente nei momenti centrali della vicenda di Gesù. All’Annunciazione: « Le rispose l’angelo: lo Spirito Santo scenderà su di te… » (Lc 1,34); al battesimo: « Vidi aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui, come una colomba » (Mc 1,9). Lo Spirito anima la vita pubblica di Gesù: « Lo Spirito del Signore è sopra di me… » (Lc 4,18); « Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto… » (Lc 4,1); « Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo » (Lc 4,14). Lo Spirito scende sui nuovi cristiani: « Pietro disse: « Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo »" (At 2,37). Lo Spirito rende testimoni: « Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni fino agli estremo confini della terra » (At 1,8,ss); « Non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo » (Mc 13,9). Lo Spirito dà alla chiesa il compito di perdonare i peccati: « Poi soffiò su di loro e disse: « Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati »" (Gv 20,22). Lo Spirito è principio di vita nuova: « Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne » (Gal 5, 16); « Lo Spirito produce amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé » (Gal 5,22). Lo Spirito guida alla preghiera: « Lo Spirito viene in auto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi » (Rm 8,26). Lo Spirito rivela il mistero dell’uomo e il mistero di Dio: « Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio… Noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato » (1Cor 2, 9ss).

Attualizzare Lo Spirito Santo viene donato in pienezza nel giorno della cresima, che conferma il dono del battesimo ricevuto. Non basta aver celebrato il battesimo, come ricordava con decisione un esperto a un gruppo di catechisti: « Nessuno è davvero cristiano se non ha ricevuto anche la cresima e l’eucaristia, cioè se non ha completato l’iniziazione cristiana di base ». Il liturgista Ildebrando Scicolone afferma che chi non ha ricevuto la cresima non dovrebbe svolgere nessun ministero ecclesiale nemmeno piccolo, come quello di lettore, tanto meno sposarsi in chiesa, dal momento che i due sposi sono addirittura i ministri del sacramento, Oggi assistiamo a una diminuzione drastica del numero dei cresimandi. Si perde così anche l’ultima occasione di sentire parlare dello Spirito Santo con una certa ampiezza. « Ma perché non vogliono ricevere la cresima? », si domanda qualcuno. In realtà è da tempo che i ragazzi la ricevono come per saldare il conto con gli anni di catechismo vissuti senza entusiasmo. Tanti di loro pensano: « Va bene, ricevo ancora la cresima, ma dopo non mi vedrete più ». « Che cosa si può fare per cambiare questa tendenza? Che fare per chi non richiede più il sacramento? », si domandano gli operatori pastorali. « Dobbiamo prendere coscienza di una cosa molto facile a dirsi e molto difficile a farsi: che non basta più suonare le campane e invitare i ragazzi a venire da noi a catechismo », dice un parroco. Ma in concreto? Si deve fare la rivoluzione, quella animata dallo Spirito, che è vita e ci spinge a presentare con uno stile nuovo e dinamico la realtà dell’essere cristiani. Dire anche noi, con i fatti più che con le parole, che non si deve avere paura della fede, perché essa, come ha detto Benedetto XVI, « non toglie nulla, assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande ». Ogni cresimato viene invitato a unire la sua piccola fiamma a quella dello Spirito Santo, diventando protagonista nella chiesa, elemento di novità nel mondo. « Come è avvenuto per Pietro, che è stato giudicato ubriaco di buon mattino, io penso che un cristiano vero dovrebbe essere segnato a dito, gli dovrebbe essere dato del pazzo o del rivoluzionario », dice una ragazza. E un’altra: « Voglio fare qualcosa che non sia banale nella mia vita, ma nella realtà mi trovo incastrata in un modello di vita che non vorrei. Dovrei osare, infrangere queste regole, differenziarmi dagli altri, dal gregge ». Aprendo le braccia allo Spirito, diventa possibile.

Lo Spirito della cresima Un bel libretto di Tonino Lasconi per i ragazzi che si preparano alla cresima (La Cresima e oltre, Paoline) presenta in modo dinamico le caratteristiche dello Spirito Santo. Anche i ragazzi possono sentirsi affascinati dalla terza persona divina, se viene presentata in questo modo. Eccone una breve sintesi. Lo Spirito è come una colomba: da sempre la colomba, sin dai tempi di Noè, è simbolo di pace. Ed è simbolo di bellezza: l’hai mai vista una colomba? È poi simbolo dell’amore (« Sembrano due colombi! », si dice degli innamorati). Lo Spirito è sceso su Gesù nel battesimo proprio per questo: tutto l’amore del Padre si posa sul Figlio. Lo Spirito è come vento: il vento arriva all’improvviso, rovescia tutto ciò che non è solido, che non è attaccato bene, che è provvisorio. Ciò che non ha peso, che è leggero. Il vento purifica l’aria, caccia lo smog, agita le acque e le riempie di ossigeno. Il vento scompiglia ciò che hai messo a posto con tanta cura e ti costringe a ricominciare. Il vento è dispettoso: fa volare i cappelli, alza le gonne, rovescia gli ombrelli… Lo Spirito è come fuoco: il fuoco prima di tutto illumina. E dà gioia, perché la luce è gioia. Non c’è festa senza luci e luminarie. Il fuoco riscalda, unisce i metalli più duri e più preziosi. Il fuoco purifica: se vuoi togliere le scorie devi servirti del fuoco. Il fuoco ammazza i microbi più pericolosi. Se vuoi rendere potabile l’acqua devi metterla sul fuoco. Il fuoco dà coraggio e forza. Gli atleti prima di una gara « si scaldano » per cacciar via la paura e dare il meglio di sé.

Don Umberto DE VANNA sdb Fonte autorizzata in: Umberto DE VANNA: Giorno di Festa, Editrice Ancora, Milano

 

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