SERMONI FESTIVI – FESTA DEI SANTI APOSTOLI FILIPPO E GIACOMO – I. L’ETERNITÀ DELLA DIMORA CELESTE

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SERMONI FESTIVI – FESTA DEI SANTI APOSTOLI FILIPPO E GIACOMO – I. L’ETERNITÀ DELLA DIMORA CELESTE

2. «Non sia turbato il vostro cuore». Dice la Storia Naturale che il cuore è la sorgente e l’origine del sangue, e che è il primo organo che riceve il sangue; e che è anche la sorgente degli impulsi che riguardano le cose piacevoli e quelle spiacevoli e dannose; e in genere i moti dei sensi da esso partono e ad esso ritornano, e la sua azione influisce su tutte le membra del corpo. «Non si turbi dunque il vostro cuore», perché se si turba il cuore, si turbano anche tutte le altre membra.     Considera che i cuori si diversificano tra loro sia nella grandezza che nella piccolezza, nella delicatezza come nella durezza; infatti il cuore degli animali privi di sentimento è duro, mentre il cuore degli animali forniti di sentimento è tenero. Inoltre un animale che ha il cuore grande è timido, mentre quello che ha un cuore piuttosto piccolo è coraggioso. E i guai che capitano all’animale per la sua timidezza, a null’altro sono da attribuirsi se non al poco calore che ha nel cuore, insufficiente a riempirlo tutto, perché il poco calore in un cuore grande si disperde, e quindi il sangue diventa piuttosto freddo. Cuori grandi si riscontrano nelle lepri, nei cervi, negli asini, nei topi e in altri animali in cui si manifesta la timidezza. E come un piccolo fuoco scalda meno in una casa grande che in una casa piccola, così fa il calore in questi animali.     Cuore grande vuol dire cuore superbo; cuore piccolo vuol dire cuore umile; cuore tenero è il cuore misericordioso e compassionevole, e lo hanno coloro che partecipano alle sofferenze, alle necessità e alla miseria degli altri; cuore duro è il cuore avaro, e lo hanno coloro che sono privi di sentimento. Il cuore grande, cioè il cuore superbo, è timido, perché in esso il calore dell’amore di Dio e del prossimo è troppo poco, anzi si è raffreddato, e quindi sùbito si turba perché sùbito ha paura. Perché dunque il vostro cuore non si turbi, sia umile, e allora in esso sarà grande il calore dell’amore e grande l’energia per compiere le opere buone.     Osserva ancora che solo il cuore, tra tutti gli organi interni, non dev’essere soggetto a sofferenze o gravi infermità. E questo è giusto perché, se si deteriora il principio, a nulla giovano tutte le altre membra, o gli altri organi. Le altre membra ricevono la forza dal cuore, ma il cuore non ne riceve da esse. «Non si turbi dunque il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). Tra le varie cose che turbano maggiormente il cuore c’è la perdita una cosa cara. Cristo aveva predetto agli apostoli la sua passione; essi, che lo amavano in sommo grado, temevano di perderlo e quindi potevano essere presi dal turbamento. Ecco perciò che il Signore li conforta dicendo: «Non si turbi il vostro cuore e non abbia timore» a motivo della morte della mia carne, perché io sono Dio e la risusciterò. E aggiunge: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1), perché io sono Dio. Osserva che Gesù disse «abbiate fede in Dio», e non «credete Dio» o «credete a Dio». Anche «i demoni credono che Dio esiste, e tremano» (Gc 2,19). Crede a Dio colui che si limita a credere alle sue parole, ma non fa nulla di bene; invece crede in Dio colui che lo ama con tutto il cuore e fa di tutto per unirsi alle sue membra. 3 «Credete in Dio». Ecco il commento di Agostino: Affinché non temessero per la sua morte, reputandola la morte di un semplice uomo, e quindi ne restassero turbati, li conforta affermando di essere anche Dio. E perché di nuovo non si spaventassero pensando di essere da lui abbandonati alla rovina, vengono rassicurati che, dopo le prove, sarebbero stati sempre vicini a Dio, insieme con Cristo. Quindi continuò: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti» (Gv 14,2).     Ecco la melagrana, nella quale tutti i grani sono entro un’unica corteccia, ma dove tuttavia ogni grano ha la propria celletta. Nella gloria eterna ci sarà una sola casa, un solo denaro (una sola ricompensa), un’unica dimensione di vita; ma ognuno avrà per così dire la sua cella, perché anche nell’eternità le «dignità» e gli onori saranno diversi: perché altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle (cf. 1Cor 15,41). Tuttavia, nonostante la differenza di splendore, uguale sarà in tutti la felicità, perché io godrò tanto della tua felicità quanto della mia, e tu godrai della mia felicità quanto della tua.     Facciamo un esempio. Eccoci qui insieme: io ho in mano una rosa. La rosa è mia, però anche tu ti diletti della sua bellezza e godi del suo profumo, proprio come me. Così sarà anche nella vita eterna: la mia gloria sarà il tuo conforto e la tua felicità, e viceversa. E in quella luce, tanto sarà lo splendore dei corpi che io potrò ammirarmi nel tuo volto come in uno specchio, e tu ammirare il tuo volto nel mio: e da questo scaturirà un amore ineffabile. Perciò dice Agostino: Quale sarà l’amore quando ognuno di noi vedrà il suo volto in quello dell’altro come oggi vediamo ognuno il volto dell’altro? In quella luce tutto sarà chiaro e palese, niente sarà nascosto per nessuno, niente sarà oscuro.     Dice l’Apocalisse: «La città di Gerusalemme sarà di oro purissimo, simile a terso cristallo» (Ap 21,18). La Gerusalemme celeste è detta di oro purissimo a motivo dello splendore dei corpi glorificati, che sarà come lo splendore del più limpido cristallo; poiché come attraverso un cristallo perfetto tutto ciò che sta all’interno si vede perfettamente anche dall’esterno, così in quella visione di pace tutti i segreti dei cuori saranno palesi ad ognuno reciprocamente, e quindi arderanno anche d’inestinguibile ed ineffabile fiamma di reciproco amore. Al presente non ci amiamo a vicenda veramente come si dovrebbe, perché ci nascondiamo nelle tenebre, e nel segreto del cuore siamo divisi gli uni dagli altri: per questo si è raffreddato l’amore ed è dilagata l’iniquità (cf. Mt 24,12).     «Se no ve l’avrei detto» (Gv 14,2). Il significato dell’espressione è questo: Se non ci fossero molti posti nella casa del Padre mio, io ve l’avrei detto, cioè non ve l’avrei nascosto, anzi vi avrei detto chiaramente che non ci sono. Sappiate invece, sottintende, «che vado proprio per preparavi il posto» (Gv 14,2). Il padre prepara il posto al figlio, l’uccello prepara il nido ai suoi piccoli. Così Cristo ci ha preparato il posto e la pace della vita eterna, e prima ancora ci ha preparato la strada per la quale arrivarci.     Sia egli benedetto nei secoli. Amen.

Publié dans : SANTI APOSTOLI |le 3 mai, 2016 |Pas de Commentaires »

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