27 MARZO 2016 | SANTA PASQUA – ANNO C | OMELIA

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27 MARZO 2016 | SANTA PASQUA – ANNO C | OMELIA

Gesù è risorto!

Per cominciare

È Pasqua, domenica delle domeniche. Riprende l’alleluia festoso, cessano i colori quaresimali. La liturgia si veste a festa. È la chiesa che esprime le motivazioni di fondo. Fin dalle origini, la risurrezione rappresenta il cuore della fede cristiana. « Dio lo ha risuscitato dai morti », testimoniano Pietro e gli apostoli. « Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede » (1Cor 15,14), dice Paolo.

La parola di Dio Atti degli apostoli 10,34a.37-43. « Noi siamo testimoni », dice Pietro a Cesarea, in casa del centurione Cornelio, che sta per ricevere il battesimo con tutta la sua famiglia. È questo uno degli otto discorsi che Pietro pronuncia negli Atti degli apostoli, nel quale offre la testimonianza matura della sua fede, che vede nell’ultima drammatica vicenda di Gesù il realizzarsi delle profezie, e la piena consapevolezza della missione di continuare l’opera di Gesù, affidata da Dio a lui e agli apostoli, quali « testimoni prescelti ». Colossesi 3,1-4. In pochi versetti Paolo esprime in modo pieno ed efficace la sua fede nel Signore Risorto ed esorta a vivere una vita nuova; a cercare « le cose di lassù », dove siede glorioso il Cristo di Dio, con il quale condivideremo anche noi la gloria. Giovanni 20,1-9. Maria corre di buon mattino alla tomba dove è stato deposto Gesù. È ancora buio. La sepoltura di Gesù è avvenuta in tutta fretta ed è stata sommaria, Maria intende completare le cose, prendersi cura del suo cadavere. Ma la pietra è ribaltata e la tomba è vuota. Corre a dirlo a Pietro e a Giovanni, pensando che qualcuno lo abbia portato via di nascosto. I due apostoli accorrono, osservano ogni cosa, ricordano le parole della Scrittura, e dello stesso Gesù, e diventano i primi testimoni privilegiati della sua risurrezione. Oppure, per l’anno C: Luca 24,1-12. Il racconto sinottico di Luca, a differenza di Giovanni, è più simile a quello di Matteo e Marco, anche se sono molte le varianti. Luca racconta che Maria di Magdala, Giovanna, la madre di Giacomo e altre donne vanno al sepolcro, portando gli aromi per prendersi cura di un cadavere, ma non trovano il corpo di Gesù. Vanno a dirlo agli apostoli, i quali non si fidano della loro testimonianza, anzi, pensano che abbiano perso la testa. Solo Pietro corre al sepolcro, osserva e rimane profondamente colpito. Nel racconto di Luca compaiono due angeli, che parlano alle donne impaurite e ricordano le parole di Gesù. Matteo parla di soldati tramortiti e di un angelo che spaventa le donne. Poi, piene di gioia, s’incontrano con lo stesso Gesù. Marco presenta anche lui un solo angelo, che invita le donne a dare la notizia agli apostoli, ma le donne piene di spavento non dicono niente a nessuno. Non è semplice spiegare le divergenze di questi racconti. C’è chi le giustifica parlando di racconti che sono stati tramandati da testimoni diversi. Ciò che conta è la testimonianza unanime degli apostoli e della chiesa delle origini nel sottolineare la risurrezione di Gesù e le sue apparizioni. Quanto al realismo con cui vengono raccontate, spesso di sapore apologetico, aveva semplicemente lo scopo di rappresentare in qualche modo la straordinarietà dell’evento.

Riflettere e attualizzare Sembra quasi che Gesù nella sua vita abbia voluto nascondersi il più possibile nella sua umanità. Come dice il concilio: « Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo… ha amato con cuore d’uomo… si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato » (Gaudium et spes, 22). Facendosi carne, come ogni uomo ha provato la stanchezza, la fame e la sete. Sensibile al dolore fisico, nella passione è stato sottoposto a terribili torture; crocifisso come uno schiavo. Infine è morto ed è stato sepolto come ogni uomo. Non mancano certo passaggi importanti in cui lo straordinario è presente, come i miracoli che accompagnano la sua predicazione, la profonda conoscenza dell’animo della gente, il realizzarsi delle profezie che parlano di lui come messia molti secoli prima che appaia sulle strade della Palestina. Ma l’avvenimento che supera ogni immaginazione è il fatto che gli apostoli lo hanno rivisto vivo dopo la crocifissione e la sua morte in croce. Questo fatto i cristiani lo ripetono da oltre venti secoli. È la fede della chiesa. La risurrezione di Gesù dovrebbe stupirci, anzi dovrebbe sconvolgerci. Ma non lo fa, perché è da quando eravamo bambini, a catechismo e a messa, che ce lo dicono. Gesù fu crocifisso e morì pubblicamente. La sua esperienza è ormai conclusa quando una pietra chiude il suo corpo morto nel sepolcro. Quando si presenta agli apostoli risorto e vivo, li trova radunati al chiuso, pieni di paura, oppure a pescare in Galilea, dove hanno ripreso il loro antico mestiere. Il fatto della risurrezione « non è descritto da nessuno, non è stato visto da nessuno. La liturgia romana ci dice, nel canto solenne che precede le funzioni della notte di Pasqua: « O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi ». Che cosa è avvenuto in quell’ora sconosciuta, nell’oscurità nella tomba di Gesù? Possiamo comprendere qualcosa di questo evento guardando gli effetti di questo mistero con gli occhi della fede » (Carlo Maria Martini). Ecco che gli apostoli, dopo aver rivisto Gesù, tornano a Gerusalemme e là rischiano senza esitazione la pelle per parlare di lui liberamente. Qualcosa è dunque cambiato nell’animo e nell’esperienza di questi apostoli. Perché quando Gesù fu arrestato, tutti vigliaccamente lo abbandonarono. Gesù aveva fatto crollare i loro sogni e le loro speranze: per quale ragione si sono trasformati così in fretta e in modo così radicale in predicatori di Gesù e della sua risurrezione? Questi apostoli anche di fronte alle prime notizie delle apparizioni non si sono dimostrati facili a credere, anzi hanno reagito increduli alle donne che dicevano di averlo visto risorto. Tommaso non crederà neppure agli apostoli. Oltre ai racconti dei vangeli, c’è la testimonianza sorprendente di Paolo. Lui ha incontrato Gesù vivo sulla via di Damasco. Scrive nella prima lettera ai Corinzi: « Dopo essere apparso a tutti, ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la chiesa di Dio » (15,8-9). Quello di Paolo è un racconto in prima persona e l’apparizione del risorto gli è concessa contro ogni attesa e completamente contro la sua volontà, perché è un fariseo zelante che perseguita i cristiani nelle sinagoghe. È ancora l’apostolo Paolo a ricordare, sempre nella lettera ai Corinzi, scritta attorno all’anno 55, una ventina d’anni dopo la Pasqua di Gesù, che Cristo è apparso vivo a Pietro, a Giacomo, ai Dodici e a cinquecento fratelli in una sola volta, molti dei quali sono ancora vivi (1Cor 15,3-7). Tanti lungo i secoli hanno cercato di capire come storicamente questo fatto sia possibile e quanto siano attendibili i racconti dei vangeli, così pure quale sia il valore della testimonianza degli apostoli e delle donne che lo hanno rivisto vivo. Un problema non certo astratto, perché la risurrezione è fondamentale. Perché la nostra fede si regge sulla risurrezione. « E se fosse risorto? » è il titolo di un lungo articolo apparso sul Corriere della sera. Il giornalista e scrittore Vittorio Messori, ha affrontato questo tema rispondendo a un ipotetico interlocutore laico, scettico e incredulo di fronte al fatto della risurrezione. « Non sono pochi coloro che mi chiedono », scrive, « come io possa prendere sul serio un’affermazione del genere… Non mi sorprendo ». E continua: « Ma sì, oserò dirlo; alla pari di chiunque si dica cristiano, sono convinto che ciò che i vangeli riferiscono coincide con ciò che è avvenuto, che Gesù era davvero morto e che davvero è uscito vivo dal sepolcro, passando poi quaranta giorni con i discepoli prima di ascendere al cielo… La Pasqua non commemora un mito, ma ricorda un fatto ». Per fare queste affermazioni sono fondamentali le parole degli apostoli. A loro, solo a loro Gesù si è presentato risorto: « Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti » (At 10,40-41). La testimonianza degli apostoli non nasce da ragionamento, ma da un’esperienza che li ha sorpresi e li ha trasformati. Gesù lo aveva detto: « Non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Dio non è Dio dei morti, ma dei viventi! » (Mc 12,24-27). Lo Spirito Santo è sceso con tutta la sua potenza divina sul cadavere di Gesù. È stato come uno scoppio di luce e di vita. Là dove c’era un corpo morto e una tomba senza speranza è iniziata un’illuminazione del mondo che dura ancora fino a oggi.

Commenta il cardinal Martini: « Quando Gesù diceva, alla fine del vangelo di Matteo: « Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » intendeva questa presenza di risorto, questa forza di Dio operante in Gesù che ciascuno può sentire dentro di sé, purché apra gli occhi del cuore… Ogni uomo, ogni donna di questa terra può vedere il Risorto, se acconsente a cercarlo e a lasciarsi cercare ». « Comincia da qui la storia della chiesa, il suo cammino nella storia, le moltitudini di santi. Lo stesso Spirito che ha ridato vita all’uomo Gesù dà a ciascuno che lo desidera di entrare nelle intenzioni di Cristo, nel suo amore ai poveri, nella sua lotta per la giustizia… Chi guarda al mondo di oggi con gli occhi della fede, ne riconosce tutte le brutture, ma vede anche lo Spirito operante per salvare questo mondo ».

« A partire dalla risurrezione di Cristo può soffiare un vento nuovo, purificatore, del mondo attuale. Se alcuni lo credessero veramente e si lasciassero condurre da questa realtà nella loro azione terrena, molte cose cambierebbero » (Dietrich Bonhoeffer).

Mio prefazio a Pasqua Io voglio sapere se Cristo è veramente risorto, se la Chiesa ha mai creduto che sia veramente risorto. Perché allora è una potenza, schiava come ogni potenza? Perché non batter le strade come una follia di sole, a dire Cristo è risorto, è risorto! Perché non si libera dalla ragione e non rinuncia alle ricchezze per questa sola ricchezza di gioia?

Perché non dà fuoco alle cattedrali, non abbraccia ogni uomo sulla strada chiunque egli sia, per dirgli solo è risorto! E piangere insieme, piangere di gioia?

Perché non fa solo questo e dire che tutto il resto è vano? Ma dirlo con la vita con mani candide e occhi di fanciulli.

Come l’angelo del sepolcro vuoto con la veste bianca di neve nel sole, a dire « non cercate tra i morti colui che vive! ».

Mia Chiesa amata e infedele. Mia amarezza di ogni domenica, Chiesa che vorrei impazzata di gioia, perché è veramente risorto.

E noi grondare luce perché vive in noi noi questa sola umanità bianca a ogni festa in questo mondo del nulla e della morte. Amen.  (padre Davide Maria Turoldo)

Don Umberto DE VANNA sdb

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