Archive pour le 3 février, 2016

Christ, Not of This World

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Publié dans:immagini sacre |on 3 février, 2016 |Pas de commentaires »

TAIZÉ 2016 – FEBBRAIO – SALMO 19

http://www.taize.fr/it_article172.html

Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

TAIZÉ 2016 – FEBBRAIO – SALMO 19

Salmo 19: Dio nei cieli, nella sua Legge, in me I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio. Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale: esulta come un prode che percorre la via. Sorge da un estremo del cielo e la sua orbita raggiunge l’altro estremo: nulla si sottrae al suo calore.   La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice. I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi. Il timore del Signore è puro, rimane per sempre; i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti, più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante.   Anche il tuo servo ne è illuminato, per chi li osserva è grande il profitto. Le inavvertenze, chi le discerne? Assolvimi dai peccati nascosti. Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile, sarò puro da grave peccato. Ti siano gradite le parole della mia bocca; davanti a te i pensieri del mio cuore, Signore, mia roccia e mio redentore. (Salmo 19)

A che cosa assomiglia Dio? Come conoscerlo? Questo salmo luminoso contempla due modi in cui Dio si comunica.

In primo luogo, nei versetti 1 a 6, è la bellezza del cosmo che parla di Dio. Il maestoso movimento dei cieli è silenzioso e senza parole – nessun discorso, nessuna parola – ma pieno di significato: egli parla, rivela. È vero che lo studio scientifico dei fenomeni naturali fornisce una prospettiva affascinante supplementare sulla sapienza e la grandezza divine, ma qui l’accento è semplicemente messo sulla straordinaria bellezza del mondo naturale che noi possiamo percepire – una bellezza inspiegabile, che indica, al di là di se stessa, il mistero del Creatore. “Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio”: questa comunicazione di Dio è aperta a tutti gli abitanti della terra, qualunque siano la loro origine, l’educazione o la religione.

Nei versetti 7-11, il salmista passa dalla contemplazione del sole del mondo materiale al sole interiore: il sentimento di ciò che è buono e giusto, presente in ogni essere umano. Se seguiamo risolutamente questo sentimento, esso illumina e riscalda tutta l’esistenza umana. È il disegno di Dio per noi, un riflesso della sua identità. Come la bellezza della natura, è una dimensione con cui Dio comunica qualcosa di se stesso a tutti coloro che vogliono farvi attenzione ovunque si trovino. San Paolo, in Romani 2,14-18, spiega come questa percezione di bontà – questa “legge” – può essere “scritta nel cuore” di tutti gli esseri umani. Ma per i credenti ebrei, essa ha ricevuto una concretizzazione particolare, perché è stata loro rivelata verbalmente attraverso i “comandamenti” divini centrati sull’amore. Rispetto al linguaggio silenzioso dei cieli, questa comunicazione mostra un aspetto più intimo e più importante della natura divina, un aspetto legato più profondamente all’esistenza umana; è significativo che il nome di Dio, “il Signore”, che non compare nei primi sei versetti, è menzionato sette volte nella seconda parte del salmo.

Espressioni come “legge” e “comandamento” possono respingere. Ed è vero che, finché riteniamo che ciò che più conta per Dio è l’obbedienza alle leggi e agli obblighi, avremo paura di perdere la nostra libertà. Saremo tentati di ribellarci e faremo il minimo necessario. Ma se comprendiamo sempre più profondamente che quello che Dio vuole da noi, è innanzitutto accogliere il suo amore e amarci gli uni gli altri, allora tenderemo, come tutti quelli che amano veramente, a fare il massimo invece del minimo. Allora questi “comandamenti” si riveleranno pieni di gioia e d’ispirazione – radiosi, affidabili, validi, dolci. Il salmo termina con una nota più personale. Dopo aver contemplato la bellezza di Dio nella creazione e nei suoi progetti per l’esistenza umana, il salmista sente fortemente la sua incapacità a vivere pienamente in armonia con tutto questo. Ma egli non si lascia andare a esagerati sensi di colpa, chiede semplicemente di essere perdonato per ciò che, consapevolmente o meno, non è stato, e a essere custodito da errori gravi. L’ultimo verso esprime un bellissimo scambio: avendo trovato gioia nelle parole di Dio rivolte a lui (o lei), il salmista prega affinché le sue parole e le sue meditazioni, diano a loro volta gioia a Dio. Le ultime parole sono un’espressione molto personale di fiducia: Dio, la cui gloria si dispiega in tutto il mondo dal cielo, la cui bontà e giustizia sono trasmesse al suo popolo con la sua Legge, è anche la mia sicurezza (“mia roccia”) e colui che mi dà la mia libertà (“il mio Redentore”). – Quali sono gli aspetti del mondo naturale che trovo particolarmente belli? Potrei prendere un po’ di tempo in questi giorni a contemplare questa bellezza e lasciare che Dio mi parli? – Quali atti di bontà umana mi procurano gioia, o mi sembrano preziosi come l’oro o dolci come il miele? Come entrare più profondamente in questo movimento di bontà? – Come Gesù è venuto “non ad abolire ma a dare pieno compimento” a queste cose (cfr Matteo 5, 17)?

 

Publié dans:BIBBIA, BIBBIA. A.T. SALMI, TAIZÉ |on 3 février, 2016 |Pas de commentaires »

PAPA FRANCESCO – 6. MISERICORDIA E GIUSTIZIA

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016/documents/papa-francesco_20160203_udienza-generale.html

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

Mercoledì, 3 febbraio 2016

6. MISERICORDIA E GIUSTIZIA

Cari fratelli e sorelle, buongiorno,

La Sacra Scrittura ci presenta Dio come misericordia infinita, ma anche come giustizia perfetta. Come conciliare le due cose? Come si articola la realtà della misericordia con le esigenze della giustizia? Potrebbe sembrare che siano due realtà che si contraddicono; in realtà non è così, perché è proprio la misericordia di Dio che porta a compimento la vera giustizia. Ma di quale giustizia si tratta? Se pensiamo all’amministrazione legale della giustizia, vediamo che chi si ritiene vittima di un sopruso si rivolge al giudice in tribunale e chiede che venga fatta giustizia. Si tratta di una giustizia retributiva, che infligge una pena al colpevole, secondo il principio che a ciascuno deve essere dato ciò che gli è dovuto. Come recita il libro dei Proverbi: «Chi pratica la giustizia è destinato alla vita, ma chi persegue il male è destinato alla morte» (11,19). Anche Gesù ne parla nella parabola della vedova che andava ripetutamente dal giudice e gli chiedeva: «Fammi giustizia contro il mio avversario» (Lc 18,3). Questa strada però non porta ancora alla vera giustizia perché in realtà non vince il male, ma semplicemente lo argina. È invece solo rispondendo ad esso con il bene che il male può essere veramente vinto. Ecco allora un altro modo di fare giustizia che la Bibbia ci presenta come strada maestra da percorrere. Si tratta di un procedimento che evita il ricorso al tribunale e prevede che la vittima si rivolga direttamente al colpevole per invitarlo alla conversione, aiutandolo a capire che sta facendo il male, appellandosi alla sua coscienza. In questo modo, finalmente ravveduto e riconoscendo il proprio torto, egli può aprirsi al perdono che la parte lesa gli sta offrendo. E questo è bello: a seguito della persuasione di ciò che è male, il cuore si apre al perdono, che gli viene offerto. È questo il modo di risolvere i contrasti all’interno delle famiglie, nelle relazioni tra sposi o tra genitori e figli, dove l’offeso ama il colpevole e desidera salvare la relazione che lo lega all’altro. Non tagliare quella relazione, quel rapporto. Certo, questo è un cammino difficile. Richiede che chi ha subìto il torto sia pronto a perdonare e desideri la salvezza e il bene di chi lo ha offeso. Ma solo così la giustizia può trionfare, perché, se il colpevole riconosce il male fatto e smette di farlo, ecco che il male non c’è più, e colui che era ingiusto diventa giusto, perché perdonato e aiutato a ritrovare la via del bene. E qui c’entra proprio il perdono, la misericordia. È così che Dio agisce nei confronti di noi peccatori. Il Signore continuamente ci offre il suo perdono e ci aiuta ad accoglierlo e a prendere coscienza del nostro male per potercene liberare. Perché Dio non vuole la nostra condanna, ma la nostra salvezza. Dio non vuole la condanna di nessuno! Qualcuno di voi potrà farmi la domanda: “Ma Padre, la condanna di Pilato se la meritava? Dio la voleva?” – No! Dio voleva salvare Pilato e anche Giuda, tutti! Lui il Signore della misericordia vuole salvare tutti!. Il problema è lasciare che Lui entri nel cuore. Tutte le parole dei profeti sono un appello appassionato e pieno di amore che ricerca la nostra conversione. Ecco cosa il Signore dice attraverso il profeta Ezechiele: «Forse che io ho piacere della morte del malvagio […] o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?» (18,23; cfr 33,11), quello che piace a Dio! E questo è il cuore di Dio, un cuore di Padre che ama e vuole che i suoi figli vivano nel bene e nella giustizia, e perciò vivano in pienezza e siano felici. Un cuore di Padre che va al di là del nostro piccolo concetto di giustizia per aprirci agli orizzonti sconfinati della sua misericordia. Un cuore di Padre che non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe, come dice il Salmo (103,9-10). E precisamente è un cuore di padre che noi vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale. Forse ci dirà qualcosa per farci capire meglio il male, ma nel confessionale tutti andiamo a trovare un padre che ci aiuti a cambiare vita; un padre che ci dia la forza di andare avanti; un padre che ci perdoni in nome di Dio. E per questo essere confessori è una responsabilità tanto grande, perché quel figlio, quella figlia che viene da te cerca soltanto di trovare un padre. E tu, prete, che sei lì nel confessionale, tu stai lì al posto del Padre che fa giustizia con la sua misericordia.

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