Archive pour le 1 février, 2016

Presentazione del Signore

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« RICONOSCERE IL MESSIA LADDOVE IL MONDO NON VEDE CHE MORTE E DOLORE » – 2 FEBBRAIO

http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2014/02/2-febbraio-festa-della-presentazione-al.html

2 FEBBRAIO, FESTA DELLA PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESÙ

« RICONOSCERE IL MESSIA LADDOVE IL MONDO NON VEDE CHE MORTE E DOLORE »

(ci sono tre letture nel sito, nella stessa pagina, questa è la prima, mi piacciono e le distribuisco nei miei blog)

Siamo figli della Pasqua, e per questo primogeniti. La Presentazione al Tempio di Gesù ci svela la nostra identità, il senso di tutto quanto ci accade: « Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile  » (Es, 13). Queste parole sono la risposta ad ogni « domani » sorto nella storia di Israele e della Chiesa, il « domani » sorto dalla notte di Pasqua. I primogeniti sono la primizia dell’opera di Dio, “il segno di contraddizione offerto il mondo, perché siano svelati i pensieri dei cuori”, e risplenda sulla terra la Verità che il demonio, come il faraone, tenta di occultare. Sui primogeniti riverbera la luce che brilla sul volto di Cristo: ciascuno di noi è la risposta che Dio rivela all’umanità, il segno del suo amore nascosto tra le lacrime che bagnano la storia. Quanti « che significa ciò? » intorno e dentro di noi! « Che significa tutto questo? »: questa mia storia senza capo né coda; questa malattia che s’è portata via mia madre a soli quarant’anni; questo incidente che mi ha strappato mio figlio mentre si affacciava alla vita; questa crisi economica che dissangua la mia famiglia; il tradimento di mio marito; questa depressione che mi inchioda in casa; la bulimia di mia figlia, impazzita dietro ai social e alle diete; e le ingiustizie patite, il dolore innocente, le guerre, i terremoti, il male. « Che significa ciò? », non comprendo… E la tristezza soffoca i giorni nella delusione e nel disincanto, l’ira strattona lingua e mani, e la violenza sgorga indomita a macchiare indelebilmente relazioni e sentimenti. « Tu gli risponderai… » così: Dio ha fatto uscire dalla tomba suo Figlio, ha vinto il male, il peccato e la morte. Tu gli risponderai con la tua vita, crocifissa con Cristo e con Lui risuscitata. La Chiesa è il segno del braccio potente del Signore, capace di liberare dalla condizione servile nei confronti del demonio, dalla schiavitù alla paura della morte. Quel « tu gli risponderai » giunge oggi diritto al nostro cuore; quel « tu » si fa « io » nel mistero che oggi celebriamo. Gesù, un bambino di appena quaranta giorni, è condotto al Tempio per essere offerto al Signore. Il Figlio di Dio, apparso per pura grazia nel seno della Vergine Maria, è ufficialmente e pubblicamente consegnato a suo Padre. Dio gioca a carte scoperte, sin dall’inizio. Gesù è il primogenito perfetto sacro al Signore, tutta la sua vita sarà un cammino verso il compimento della missione affidatagli. Così anche tu ed io, la Chiesa. Per un’insondabile condiscendenza del cuore di Dio, fin da prima della nascita siamo stati eletti e poi, con il battesimo, siamo stati presentati al Tempio, la vita non ci appartiene, è di Cristo, e di ogni uomo che non lo conosce. Per questo è necessario tutto quello che ci accade, e, come accadde a Giuseppe,  il male deve raggiungerci e portarci in Egitto. Secondo i rabbini, la schiavitù in Egitto è stata causata dalla malvagità dei fratelli di Giuseppe che lo hanno venduto per invidia. Il midràsh ci spiega che il prezzo del riscatto dei primogeniti fu fissato dalla Torà in base al denaro ricevuto dai fratelli per la vendita di Giuseppe: « E vendettero Giuseppe per 20 denari… perciò ciascuno di voi dovrà dare per il riscatto di suo figlio cinque Selaìm » (Ber. Rabbà 84, 18). La sapienza di Israele vede nell’offerta dei primogeniti un legame stretto con il peccato. I primogeniti divengono così il segno del riscatto di Giuseppe: il braccio potente del Signore rivela la sua misericordia che perdona riscattando i discendenti di Giacobbe caduti in schiavitù. Gesù, come Giuseppe, è stato venduto per poche monete, e così crocifisso, ucciso e sepolto nella tomba. Ma Dio lo ha riscattato dalla morte, primogenito di molti fratelli, il segno che contraddice per sempre il peccato e la morte. Così, in Lui, l’offerta della nostra vita è il sigillo della misericordia che Dio depone in questa generazione. Siamo la prova e la memoria del suo amore. La nostra vita è stata riscatta da Cristo, come una primizia per ogni uomo. Sei un primogenito della libertà, lo sapevi? ecco la risposta di Dio al male: i primogeniti offerti in sacrificio perché nel mondo operi la vita. La parola ebraica che definisce il « primogenito” deriva dal radicale bkr che significa « portare frutti primaticci « . Siamo chiamati a portare i primi frutti annunciati dal Cantico dei Cantici, i frutti dello Spirito Santo, l’amore capace di lasciarsi crocifiggere, i segni della fede adulta. Per essere fecondi abbiamo però bisogno, come Gesù, che il seme della primogenitura diventi un albero, e non sia calpestato e perduto. Abbiamo bisogno di stare a Nazaret con la nostra famiglia, la comunità dove “lo Spirito Santo sia sopra di noi” e “cresca e si fortifichi” l’uomo nuovo “pieno di Sapienza”. Ci attende, infatti, il compito più importante assegnato dal midrash al primogenito, quello di esercitare il culto sacerdotale (Ber. Rabbà 63, 18).  La nostra vita di primogeniti è una liturgia da servire come sacerdoti santi. Per questo la festa di oggi è immagine di ogni nostro giorno: come Simeone, “siamo nella Gerusalemme” che Dio ha pensato per noi; la vita è il Tempio dove pregare e digiunare, nell’attesa quotidiana di “vedere” il Messia. In ogni circostanza, infatti, Gesù è presentato a noi perché, “vedendolo e abbracciandolo”, possiamo annunciarlo al mondo. Hai visto tua figlia? Neanche ti ha parlato, vero? E quel collega? Ha sparlato di te al dirigente, vero? E il vicino di casa? Ti ha denunciato per una stupidaggine, vero? Ecco, in ciascuno di loro, come nel mal di denti o nella macchina rotta, nel traffico e nella fila alla Posta, ovunque e in chiunque è vivo un Bambino che è Dio. Non è facile riconoscerlo, lo sappiamo bene… E’ più facile rifiutarlo, d’altronde un bambino può essere Dio? Eppure anche oggi lo “Spirito Santo ci muove” a stare dove Dio ci ha messo per vivere nel “timore” di Dio e nell’ “attesa del conforto di Israele”, “servendo Dio giorno e notte, pregando e digiunando”. Per questo sapremo riconoscere il Messia laddove il mondo non vede che morte e dolore. Per questo, anche se “una spada ci trafigge l’anima”,  la nostra vita che “va in pace” nella storia difficile che tutti sfuggono, riflette la “luce che illumina le genti”.

Publié dans:feste del Signore, feste di Maria |on 1 février, 2016 |Pas de commentaires »

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE 2015 – OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2015/documents/papa-francesco_20150202_omelia-vita-consacrata.html

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE XIX GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana

Domenica, 2 febbraio 2015

Teniamo davanti agli occhi della mente l’icona della Madre Maria che cammina col Bambino Gesù in braccio. Lo introduce nel tempio, lo introduce nel popolo, lo porta ad incontrare il suo popolo. Le braccia della Madre sono come la “scala” sulla quale il Figlio di Dio scende verso di noi, la scala dell’accondiscendenza di Dio. Lo abbiamo ascoltato nella prima Lettura, dalla Lettera agli Ebrei: Cristo si è reso «in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede» (2,17). E’ la duplice via di Gesù: Egli è sceso, si è fatto come noi, per ascendere al Padre insieme con noi, facendoci come Lui. Possiamo contemplare nel cuore questo movimento immaginando la scena evangelica di Maria che entra nel tempio con il Bambino in braccio. La Madonna cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei. Lei lo porta, ma è Lui che porta Lei in questo cammino di Dio che viene a noi affinché noi possiamo andare a Lui. Gesù ha fatto la nostra stessa strada per indicare a noi il cammino nuovo, cioè la “via nuova e vivente” (cfr Eb 10,20) che è Lui stesso. E per noi, consacrati, questa è l’unica strada che, in concreto e senza alternative, dobbiamo percorrere con gioia e perseveranza. Il Vangelo insiste ben cinque volte sull’obbedienza di Maria e Giuseppe alla “Legge del Signore” (cfr Lc 2,22. 23. 24. 27. 39). Gesù non è venuto a fare la sua volontà, ma la volontà del Padre; e questo – ha detto – era il suo “cibo” (cfr Gv 4, 34). Così chi segue Gesù si mette nella via dell’obbedienza, imitando l’“accondiscendenza” del Signore; abbassandosi e facendo propria la volontà del Padre, anche fino all’annientamento e all’umiliazione di sé stesso (cfr Fil 2,7-8). Per un religioso, progredire significa abbassarsi nel servizio, cioè fare lo stesso cammino di Gesù, che «non ritenne un privilegio l’essere come Dio» (Fil 2,6). Abbassarsi facendosi servo per servire. E questa via prende la forma della regola, improntata al carisma del fondatore, senza dimenticare che la regola insostituibile, per tutti, è sempre il Vangelo. Lo Spirito Santo, poi, nella sua creatività infinita, lo traduce anche nelle diverse regole di vita consacrata che nascono tutte dalla sequela Christi, e cioè da questo cammino di abbassarsi servendo. Attraverso questa “legge” i consacrati possono raggiungere la sapienza, che non è un’attitudine astratta ma è opera e dono dello Spirito Santo. E segno evidente di tale sapienza è la gioia. Sì, la letizia evangelica del religioso è conseguenza del cammino di abbassamento con Gesù… E, quando siamo tristi, ci farà bene domandarci: “Come stiamo vivendo questa dimensione kenotica?”. Nel racconto della Presentazione di Gesù al Tempio la sapienza è rappresentata dai due anziani, Simeone e Anna: persone docili allo Spirito Santo (lo si nomina 3 volte), guidati da Lui, animati da Lui. Il Signore ha dato loro la sapienza attraverso un lungo cammino nella via dell’obbedienza alla sua legge. Obbedienza che, da una parte, umilia e annienta, però, dall’altra accende e custodisce la speranza, facendoli creativi, perché erano pieni di Spirito Santo. Essi celebrano anche una sorta di liturgia attorno al Bambino che entra nel Tempio: Simeone loda il Signore e Anna “predica” la salvezza (cfr Lc 2,28-32.38). Come nel caso di Maria, anche l’anziano Simeone prende il bambino tra le sue braccia, ma, in realtà, è il bambino che lo afferra e lo conduce. La liturgia dei primi Vespri della Festa odierna lo esprime in modo chiaro e bello: «senex puerum portabat, puer autem senem regebat». Tanto Maria, giovane madre, quanto Simeone, anziano “nonno”, portano il bambino in braccio, ma è il bambino stesso che li conduce entrambi. È curioso notare che in questa vicenda i creativi non sono i giovani, ma gli anziani. I giovani, come Maria e Giuseppe, seguono la legge del Signore sulla via dell’obbedienza; gli anziani, come Simeone e Anna, vedono nel bambino il compimento della Legge e delle promesse di Dio. E sono capaci di fare festa: sono creativi nella gioia, nella saggezza. Tuttavia, il Signore trasforma l’obbedienza in sapienza, con l’azione del suo Santo Spirito. A volte Dio può elargire il dono della sapienza anche a un giovane inesperto, basta che sia disponibile a percorrere la via dell’obbedienza e della docilità allo Spirito. Questa obbedienza e questa docilità non sono un fatto teorico, ma sottostanno alla logica dell’incarnazione del Verbo: docilità e obbedienza a un fondatore, docilità e obbedienza a una regola concreta, docilità e obbedienza a un superiore, docilità e obbedienza alla Chiesa. Si tratta di docilità e obbedienza concrete. Attraverso il cammino perseverante nell’obbedienza, matura la sapienza personale e comunitaria, e così diventa possibile anche rapportare le regole ai tempi: il vero “aggiornamento”, infatti, è opera della sapienza, forgiata nella docilità e obbedienza. Il rinvigorimento e il rinnovamento della vita consacrata avvengono attraverso un amore grande alla regola, e anche attraverso la capacità di contemplare e ascoltare gli anziani della Congregazione. Così il “deposito”, il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito insieme dall’obbedienza e dalla saggezza. E, attraverso questo cammino, siamo preservati dal vivere la nostra consacrazione in maniera light, in maniera disincarnata, come fosse una gnosi, che ridurrebbe la vita religiosa ad una “caricatura”, una caricatura nella quale si attua una sequela senza rinuncia, una preghiera senza incontro, una vita fraterna senza comunione, un’obbedienza senza fiducia e una carità senza trascendenza. Anche noi, oggi, come Maria e come Simeone, vogliamo prendere in braccio Gesù perché Egli incontri il suo popolo, e certamente lo otterremo soltanto se ci lasciamo afferrare dal mistero di Cristo. Guidiamo il popolo a Gesù lasciandoci a nostra volta guidare da Lui. Questo è ciò che dobbiamo essere: guide guidate. Il Signore, per intercessione di Maria nostra Madre, di San Giuseppe e dei Santi Simeone e Anna, ci conceda quanto gli abbiamo domandato nell’Orazione di Colletta: di «essere presentati [a Lui] pienamente rinnovati nello spirito». Così sia.

 

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