Archive pour le 28 janvier, 2016

Ratner, Cantico dei Cantici

Ratner, Cantico dei Cantici dans immagini sacre 20%20RATNER%20C%20SONG%20OF%20SONGS03

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Publié dans:immagini sacre |on 28 janvier, 2016 |Pas de commentaires »

BACIO – ENZO BIANCHI

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BACIO – ENZO BIANCHI

Il primo tema del Cantico è quello della genesi dell’amore: amore ancora sconosciuto ma invocato: « mi baci con i baci della sua bocca » o anche « Mi bacerà con i baci della sua bocca ». In queste parole che dominano l’inizio del canto e continuano a vibrare nei versi seguenti, vi è un desiderio, un impeto di passione, un grido istintivo: l’amata chiede dei baci: « Io chiedo, io supplico, io insisto, mi baci con i baci della bocca » Il primo tema del Cantico è quello della genesi dell’amore: amore ancora sconosciuto ma invocato: « mi baci con i baci della sua bocca » o anche « Mi bacerà con i baci della sua bocca ». In queste parole che dominano l’inizio del canto e continuano a vibrare nei versi seguenti, vi è un desiderio, un impeto di passione, un grido istintivo: l’amata chiede dei baci: « Io chiedo, io supplico, io insisto, mi baci con i baci della bocca » (S.Bernardo, Sermone IX,2 sul Cantico). Questo grido è una preghiera a Dio che mandi finalmente il Messia: « Ti scongiuro – pare dire la sposa – perché finalmente tu lo mandi a me, sì che egli non mi parli più per mezzo dei suoi servi, angeli o profeti, ma venga proprio lui e mi baci con i baci della sua bocca, cioè infonda nella mia bocca le parole della sua bocca ed io lo ascolti parlare o lo veda insegnare – in che modo si compia la profezia di Isaia: Non un inviato né un angelo, ma il Signore stesso salva » (Origene, Commento al Cantico dei Cantici).  Ma c’è anche un atto di fede, una confessione, una certezza proclamata: l’amore è già una realtà presente e l’Amata è sicura che l’Amante la bacerà col bacio della sua bocca. Il trionfo finale dell’amore è così assicurato ed è frutto della fede: solo la fede infatti genera l’amore e l’amore è un atto di fede. In questo versetto c’è la chiave per capire la prima dinamica del Cantico: la genesi dell’ amore. Il tema del bacio che qui ricorre è un tema importante nella Scrittura e nella tradizione biblica. Il midrash dice che quando il Santo – benedetto egli sia – terminò di dialogare con l’anima di Mosè che si rifiutava di lasciare il servo di Dio, egli allora prese l’anima di Mosè « con un bacio della sua bocca ». Sicché « Mosè, servo del Signore, morì la nel paese di Moab sulla bocca del Signore ».  Mosè non era morto quando aveva visto Dio faccia a faccia (Es 33,11), ma muore quando Dio lo bacia. Il bacio è infatti il massimo della comunicazione, è il segno della massima comunione ed esprime un amore senza fine. La sposa del Cantico invoca i baci di Dio, dello sposo, del Messia, perché sa che essi possono farla rimanere per sempre con lui in un amore eterno: non confesserà forse che l’amore è più forte della morte, più inflessibile dello Sheol? (8,5-7): il bacio allora è l’introduzione all’ »al di là » e il mezzo per appartenere a Dio anche nella morte. Certo il bacio è una metafora: con essa si esprime ciò che non è raccontabile, che non è spiegabile se non attraverso questa immagine; il bacio è contatto che sovente mostra una intimità più grande dell’unione sessuale e comunque è sempre il sacramento, il segno dell’amore più grande; è, secondo la tradizione ebraica il gesto di massima comunione.  Lo Zohar si domanda: « Perché mai Salomone ha voluto introdurre espressioni di amore tra il mondo di Dio e quello degli uomini e ha usato, iniziando la lode all’amore tra di loro, il termine « Mi baci! »? Invero si è già spiegato, e così è in realtà, che non esiste amore tra due che aderiscono l’un l’altro se non nel bacio ed il bacio si dà con la bocca, che è la sorgente del soffio e il luogo da cui esso esce. Quando si baciano l’un con l’altro i soffi aderiscono questi a quelli e diventano una sola cosa. Allora l’amore è uno! » (Zohar Terumà). Ancora Zalman Schneur, poeta ebreo russo, ben esprime questo peso del bacio nella tradizione ebraica: « Mia colomba, tu non sai come ci baciamo noi ebrei. Fino a che, petto contro petto, nessuno dei due sappia qual è il suo cuore né distingua il cuore dell’altro. Materia e corpo sono spariti. Non resta che un soffio e un’anima: non esistono più parole, solo esiste il parlare della pupilla degli occhi ». Non dovrebbe essere difficile neanche per noi capire il valore altissimo di comunione che il bacio rappresenta. Certo non si può dare neppure all’amplesso sessuale un valore, se questo non è siglato e suggellato dal bacio: solo nel bacio si rende epifanico anche l’amplesso sessuale. Ne dà prova la prassi della prostituzione che campa del congiungimento genitale ma difficilmente lascia posto al bacio. Non a caso la peccatrice mostra il suo amore per Gesù baciandolo, a differenza di chi, come il fariseo, lo ha incontrato ma non lo ha baciato. « Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi » (Lc 7,45). Ugualmente Giuda con un bacio tradisce il Signore, lo consegna ai malfattori; ma il suo bacio d’inganno non genera amore, anzi lo porta a non credere più all’ amore, tanto è vero che pur pentito egli va ad impiccarsi, si ritira e rinuncia alla vita (Mt 27,3-10). Atto di fede o atto di morte, il bacio è il sacramento della fede nell’amore. Per questo deve essere segno caratteristico dei cristiani: « Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo » (Rom 16,16); « Salutatevi l’un l’altro con bacio di carità » (1 Pt 5,14); e i cristiani si dovranno salutare con un bacio santo, en philémati haghìo.  E in Cristo il bacio diviene sacramento per tutta l’umanità, risposta al desiderio che tiene nel gemito tutte le genti: « Il bacio è segno dell’amore: il popolo dell’Alleanza non diede a Dio il bacio perché si rifiutò di amarlo attraverso l’amore dopo averlo servito nel timore. Per questo attraverso la voce della sposa sta scritto del Redentore nel Cantico dei cantici: « Mi baci con il bacio della sua bocca » (1,1) »… « I pagani, chiamati alla salvezza, non cessano di baciare le orme del Redentore perché sospirano continuamente d’amore per lui » (Gregorio Magno, Omelia XXXI,6).  Secondo la tradizione ebraica, « Dio ha parlato con noi faccia a faccia, come un uomo che bacia il proprio amico » (Targum Shir Ha-Shirim), ed è detto anche che « le parole della legge furono date attraverso un bacio » (Cantico Rabba).   La sposa in questo primo dialogo mostra il suo desiderio ma anche fa un atto di fede: « Io lo so: – pare dire – egli mi bacerà con i baci della sua bocca! »   Tratto da: Lontano da chi? di Enzo Bianchi   (L’autore) Enzo Bianchi, scritti vari – autore: Enzo Bianchi

GIANFRANCO RAVASI – AMORE E INFEDELTÀ

 http://www.gesuveraluce.altervista.org/ravasi1.htm

GIANFRANCO RAVASI -  AMORE E INFEDELTÀ               

Ecco una delle lunghe piste carovaniere che si distendono nel deserto. All’improvviso il viandante inciampa in una piccola cosa che subito si rivela vivente e urlante. È una neonata abbandonata, col cordone ombelicale ancora avvoltolato, tutta sporca di sangue e di sabbia: non è stata neppure lavata e frizionata col sale, com’è d’uso in Oriente per ragioni igieniche e d’auspicio (il sale indica pace e benessere). È una figlia illegittima, nata dall’accoppiamento di un amorreo con una donna ittita: le sue sono, quindi, origini bastarde e impure secondo le antiche consuetudini d’Israele. Ed è per questo che è stata esposta come un oggetto ripugnante » su una pista della steppa. Comincia così, con questa scena terribile – purtroppo non rara anche ai nostri giorni e nelle nostre città Occidente -, uno dei capitoli più emozionanti del profeta Ezechiele, vissuto nel VI sec. a.C., esule a Babilonia con i suoi connazionali, ancor piuma del crollo di Gerusalemme sotto le armate del re babilonese Nabucodonosor (586). Su quella strada ecco avanzare un cocchio con un alto personaggio che racconta la sua esperienza in prima persona: «Passai vicino a te e vidi che ti dibattevi nel sangue» (Ezechiele 16,6). Anzi, il profeta immagina che basti il solo passaggio di quel salvatore a far crescere e a rendere fiorente la trovatella: «Passai vicino a te», si ripete, «e ti vidi: la tua era già l’età dell’amore…. il tuo seno era già florido, la pubertà era stata già raggiunta» (16,7-8). Col tipico gesto nuziale dell’antico Vicino Oriente, quel signore stende il lembo del suo mantello e copre quella splendida fanciulla, facendola diventare sua moglie. La coccola profumandola con balsamo, le offre trine e vesti di seta ricamata, calzature di pelle di tasso, orecchini, anelli da naso, collane, bracciali e un diadema, sciarpe di bisso, ossia di lino finissimo: «Eri diventata sempre più affascinante ed eri una regina» (1 6,13). Ma ecco una sorpresa amara e devastante. «Tu, infatuata della tua bellezza, ti sei prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passante» (16,15). Ormai la parabola svela il suo significato nascosto. « Prostituzione » è infatti il termine con cui la Bibbia definisce il peccato d’idolatria. Subito dopo il profeta evoca il delitto del vitello d’oro eretto da Israele nel deserto: «Coi tuoi stupendi gioielli d’oro e d’argento da me donati, facesti figure umane e le usasti per peccare» (1 6,17). Ormai la narrazione del profeta dilaga nella raffigurazione del fiume fangoso di infamie perpetrate da questa «spudorata sgualdrina» (16,30): «superbia, ingordigia, ozio indolente, rifiutare la mano al povero» (16,49). La storia diventa, così, una sorta di esame di coscienza che Ezechiele vorrebbe far compiere alla sposa Israele perché comprenda di aver tradito col suo peccato l’amore del suo sposo, il Signore. Uno sposo che, però, non si arrende: «Io ti ho perdonato quello che hai fatto» (1 6,63) e con te celebrerò un nuovo ed «etemo patto» nuziale (16,60). Una storia, quindi, di amore e di infedeltà che ha come suggello l’amore che è più forte del male.   

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