Archive pour le 26 janvier, 2016

A rose hangs near the « Death Wall » at the Auschwitz concentration camp…

A rose hangs near the

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Publié dans:IMMAGINI DELA "MEMORIA" |on 26 janvier, 2016 |Pas de commentaires »

LA GIORNATA DELLA MEMORIA È IMPORTANTE PERCHÉ…

https://abbattoimuri.wordpress.com/2014/01/27/la-giornata-della-memoria-e-importante-perche/

LA GIORNATA DELLA MEMORIA È IMPORTANTE PERCHÉ…

Sulla giornata della memoria avevo scritto un post e ne era seguita anche una discussione su facebook nella quale era intervenuta Chiara con una critica che rispetto e ho accolto, pur ritenendo che il mio post, certamente parziale come parziali sono le opinioni di tant* tra noi, avesse una ragione precisa per essere scritto, invitandola a raccontarmi il suo punto di vista che volentieri ospito su questo blog. Perciò, segnalandovi anche quello che a tal proposito ha scritto Elena Loewenthal, ecco quello che Chiara pensa su questa giornata. Buona lettura!

Riflessioni sull’importanza della Giornata della Memoria di Chiara Lavra Oggi è la Giornata della Memoria, un giorno per riflettere su uno dei crimini più atroci dell’umanità, avvenuto in tempi abbastanza recenti, ma purtroppo sempre più lontani dalla nostra memoria. Provo a spiegare perché per me oggi è importante ricordare. Cito gli articoli della costituzione italiana, perché spiegano l’importanza dell’istituzione della Giornata della Memoria per gli italiani. Legge 20 luglio 2000, n. 211 “Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 Art. 1. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Art. 2. 1. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Innanzitutto vorrei sottolineare appunto che proprio qui in Italia cittadini italiani, più italiani di me e di molti di voi, sono stati vittime delle leggi razziali, hanno perso ogni diritto, furono arrestati e deportati nei campi di sterminio, solo in quanto ebrei. E tutto questo mentre quasi tutti stavano a guardare. Per questo è un obbligo di ogni italiano ricordare la responsabilità degli italiani e del nazifascismo, oltre che un obbligo morale di ogni essere umano in quanto tale. L’unicità dell’Olocausto, che a mio avviso non può essere paragonato a nessun’altro crimine commesso dall’umanità è dovuta a diverse peculiarità. La soluzione finale nasce dalla volontà di eliminare tutti gli ebrei d’Europa, ossia dalla volontà di sterminare un intero popolo. Tutto ciò è avvenuto da parte di popoli che si definivano “civilizzati”, con alle spalle una lunga storia e una certa cultura, popoli che avevano rimosso la memoria della diaspora. Si è cercato persino di giustificare questo progetto con teorie pseudoscientifiche sulla superiorità della razza ariana, facendole passare per teorie inconfutabili. Un’altra caratteristica è il fatto che gli ebrei, come tali, non avevano un loro Stato che potesse proteggerli, o almeno ognuno di loro pensava di averlo, ma ogni Stato che avrebbe dovuto proteggerli li ha rinnegati, li ha traditi. Non si era mai vista una cosa simile, perché di solito i genocidi precedenti furono perpetrati oltre che per motivazioni razziali, anche per questioni politiche (come la conquista di un territorio) oppure furono commessi nel contesto di una guerra tra due fazioni opposte o come atti di vendetta (per esempio per l’uccisione di un leader), ecc. Un’altra caratteristica è il fatto che gli internati venivano privati della dignità e in generale di qualsiasi diritto fondamentale di un individuo, quindi sono stati uccisi una prima volta e una seconda, fisicamente. Primo Levi in questo è molto esplicativo, avendolo vissuto in prima persona.

“L’annullamento della personalità, il degrado dell’essere umano alla condizione di animale, la privazione della dignità: che cos’è tutto questo se non una morte anticipata, una morte ancora più grave, non fisica, bensì spirituale. L’essere umano è da considerarsi tale in quanto insieme di domande, di memorie, di emozioni, di sentimenti, di pensieri, tutti fattori che all’interno del Lager venivano ridotti al minimo e dai meno forti addirittura abbandonati, per lasciare posto agli istinti animali, dettati dalla sopravvivenza. Questa è la cosa più terribile che veniva attuata, perché, anche nella schiavitù, un uomo ha la capacità di rimanere tale, di rimanere se stesso, pur subendo angherie, sopraffazioni. Nei Lager no, il target primario era l’annullamento totale, del corpo e dell’anima: a queste persone non era neanche consentito morire da esseri umani, ma da animali”.

Ma, ritornando all’importanza della memoria, del ricordare oggi questa tragedia. Perché ricordare? Perché è importante sapere la verità, è importante sapere quello che è successo, quello di cui è stato capace l’uomo, perché se è successo una volta potrebbe accadere di nuovo. La negazione dell’Olocausto o la sua giustificazione nascono proprio dalla volontà di negare il male di cui può essere capace l’uomo, il male e l’indifferenza (che è complicità) di cui sono stati capaci i nostri avi, con il rischio che tutto ciò possa ripetersi. Coloro che non vogliono ricordare rifiutano questa realtà; coloro che giustificano lo sterminio, mediante accuse agli ebrei basate su falsità e pregiudizi vecchi e nuovi, non vogliono accettare che essi sono stati uccisi solo in quanto ebrei. Hanno bisogno di trovare un motivo, come se ci fosse davvero qualche motivazione che possa giustificare lo sterminio di milioni di persone inermi. Qualcuno dice che bisogna ricordare gli altri genocidi della storia. Giusto, ma ciò non deve essere un pretesto per minimizzare ciò che è accaduto o per nascondere una parte della verità. Gli altri genocidi possono essere ricordati in altri giorni e con altre iniziative e progetti, proprio perché sono accaduti in altre circostanze e in altri modi. Il volerli ricordare proprio oggi denota una certa incapacità di analizzare i fatti storici singolarmente, a seconda del periodo e del contesto. In questo modo si tende a banalizzare e ridurre la portata di questa tragedia, rischiando di perdere la memoria dell’Olocausto, un rischio che non dobbiamo correre, soprattutto quando i sopravvissuti non ci saranno più. A maggior ragione qui, in Italia, dove c’è stata una responsabilità enorme per ciò che è successo. E’ importante ricordare i “Giusti” che hanno lottato contro la deportazione, coloro che pur non essendo ebrei hanno aiutato un’altra persona o diverse persone a salvarsi. Su questo insisto, perché loro sono un esempio per tutti noi, sono la dimostrazione che un’ideologia terribile come quella nazista ha potuto prevalere solo in quanto quei giusti non erano abbastanza numerosi. E qui nasce la responsabilità individuale, un uomo libero per me è una persona che si sente responsabile dei propri pensieri e delle proprie azioni, consapevole che l’indifferenza non è altro che complicità. Un totalitarismo trova terreno fertile quando prevale la mancanza di responsabilità, la passività, l’ignavia, l’incapacità di avere un pensiero indipendente.

26 GENNAIO – SS. TIMOTEO E TITO VESCOVI.

http://www.novena.it/calendario_santi/gennaio/santo_gennaio26.htm

26 GENNAIO – SS. TIMOTEO E TITO VESCOVI.

Vissuti nell’orbita del grande Apostolo delle genti, S. Timoteo e S. Tito sono ora collocati nel nuovo calendario liturgico a ridosso della festa della « conversione » di S. Paolo. Timoteo è l’immagine del discepolo esemplare: obbediente, discreto, fattivo, coraggioso. Per queste doti Paolo lo volle compagno d’apostolato, al posto di Giovanni Marco, già nell’autunno del 50, durante il secondo viaggio missionario. Nato a Listri, dove Paolo lo incontrò durante il primo viaggio e fu tra i primi a convertirsi al vangelo, Timoteo era stato educato nella religione ebraica all’amore delle sacre Scritture dalla nonna Loide e dalla madre Eunice. Da questo momento la sua vita corse sul binario paolino. Timoteo era in compagnia di Paolo a Filippi e a Tessalonica. Li ritroviamo insieme ad Atene, a Corinto, a Efeso, e infine a Roma durante la prima prigionia di Paolo. Timoteo, infaticabile « commesso viaggiatore » dell’Apostolo delle genti, tenne i contatti tra Paolo e le giovani comunità cristiane da lui fondate. Sovente ne recapitava le lettere e gli riferiva le notizie riguardanti le stesse comunità. Tra il 63 e il 66, quando ricevette quel miracolo della grazia avvenuto sulla via di Damasco, dove Cristo lo costringe a una incondizionata capitolazione, sicché egli grida: « Signore, che vuoi che io faccia? ». Nelle parole di Cristo è rivelato il segreto della sua anima: « Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo ». È vero che Saulo cercava «in tutte le sinagoghe di costringere i cristiani con minacce a bestemmiare », ma egli lo faceva in buona fede e quando si agisce per amore di Dio, il malinteso non può durare a lungo. Affiora l’inquietudine, cioè « il pungolo » della grazia, il guizzo della luce di verità: « Chi sei tu, Signore? »; « lo sono Gesù che tu perseguiti ». Questa mistica irruzione di Cristo nella vita di Paolo è il crisma del suo apostolato e la scintilla che gli svelerà la mirabile verità della inscindibile unità di Cristo con i credenti. Questa esperienza di Cristo alle porte di Damasco, che egli paragona con l’esperienza pasquale dei Dodici e con il fulgore della prima luce della creazione, sarà il « leit ~Motiv » della sua predicazione orale e scritta. Le quattordici lettere che ci sono pervenute, ognuna delle quali mette a nudo la sua anima con rapide accensioni, ci fanno intravedere il miracolo della grazia la prima lettera inviatagli da Paolo, Timoteo era a capo della Chiesa di Efeso. Da Roma, Paolo gli scrisse una seconda lettera con l’invito di recarsi presto da lui, prima dell’inverno. Commovente è la preghiera del vecchio apostolo al « figlio » Timoteo, di portargli un mantello di lana per ripararsi dal freddo del carcere romano. Timoteo fu presente al martirio di Paolo, poi tornò definitivamente alla sede di Efeso, dove, secondo una tardiva tradizione, morì martire nel 97. Il secondo fedele collaboratore di Paolo, S. Tito, proviene dal paganesimo. Convertito e battezzato dallo stesso Apostolo, che lo chiama «figlio mio», era già in compagnia di Paolo nel 49, a Gerusalemme. Compì con lui il terzo viaggio missionario. Fu Tito a recapitare la « lettera delle lacrime » di Paolo ai fedeli di Corinto, presso i quali ristabilì l’armonia e organizzò la colletta da inviare ai poveri di Gerusalemme. Liberato dalla prigionia romana, l’Apostolo, di passaggio a Creta, vi lasciò Tito col compito di organizzarvi la prima comunità cristiana. Qui Tito ricevette la lettera di Paolo. È- un documento molto importante perché ci informa sulla vita interna della Chiesa apostolica. Tito raggiunse poi a Roma il Maestro che lo mandò probabilmente ad evangelizzare la Dalmazia, dove tuttora il suo culto è molto diffuso. Un’antica tradizione, storicamente non accertata, riferisce che Tito sarebbe morto a Creta, in età molto avanzata.

 

Publié dans:COLLABORATORI DI SAN PAOLO, Santi |on 26 janvier, 2016 |Pas de commentaires »

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