Archive pour le 11 janvier, 2016

S.Damiano-Confessionale

S.Damiano-Confessionale dans immagini sacre

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Publié dans:immagini sacre |on 11 janvier, 2016 |Pas de commentaires »

PREGHIAMO IL SALMO 6

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PREGHIAMO IL SALMO 6

C’è un cielo stellato, blu intenso e nitido, come possono essere nitide certe notti nel deserto dove il giorno e la sera splendono di luce vivida nell’aria pura. Un grande fuoco illumina il centro delle tendopoli, i visi dei pastori, dei musicanti e del loro re.
Si scorge tutto intorno il profilo rossastro delle tende; qui più tardi sarà silenzio e tutti riposeranno.
Le greggi calme attendono, e sognano i pascoli di domani. C’è pace. L’uomo di tremila anni fa sta in silenzio a contemplare. Poi, prima singolarmente e poi a più voci, nasce un canto: l’ebreo ispirato parla al suo Dio, e parla di Dio. Arpe melodiose risuonano nell’atmosfera rarefatta, mentre un inno di lode e di ringraziamento si diffonde nell’aria bruna.
La notte avanza. Il re e la sua tribù, appagati, prendono sonno presso i loro giacigli. C’è chi veglia accanto al fuoco. Il nemico è lontano: Dio protegge l’ebreo fiducioso.
E’ l’immagine che vedo con l’occhio dell’intuizione. Mi piace questo quadro sereno, incantato, quasi perfetto, che mi ispira la lettura di alcuni salmi, tanto da sentirmi partecipe di tanta grazia.
Gli inni, intanto, cantati per secoli e mandati a memoria, passano da generazione a generazione, fino a quando la scrittura ne sancirà l’eternità.
L’uomo poeta, capace di sentire il suo animo, e in esso di fare silenzio, giunge alla parola autentica, che è rivelazione. Nel silenzio c’è la gestazione di questa parola eterna e sempre portatrice di verità; Parola piena di forza e carica di efficacia.
Ecco perché ancora oggi i salmi riescono ad emozionarci e ci trasmettono il senso del divino. La parola dei salmisti è parola ispirata, che proviene dal silenzio, che è Dio, in attesa che il mistero trinitario, mille anni dopo, ci riveli il Verbo, la Parola da essi già profetizzata.
L’uomo poeta, anche da peccatore, sa parlare al suo Dio, che si svela nel suo animo, nella sua coscienza, e racconta… Racconta di vittorie sul male, e di cadute di cui si lamenta e si pente. Egli parla di persecuzioni e di nemici, parla di colpe di cui si è macchiato e chiede clemenza e misericordia, perdono e rigenerazione.
Egli è certo che Dio lo ascolterà; il Signore mosso a pietà, ascolterà il canto del dolore del suo figlio debole e pentito.
Nel Salterio, composto da 5 libri, sono contenuti 150 salmi, di cui sette sono lamentazioni raccolte da S. Agostino, sotto il nome di “Salmi penitenziali” (6;32;38;51;102;130;143) .
Il Santo, sul letto di morte, fece appendere, di fronte al suo letto, i salmi penitenziali e pare non cessasse mai di recitarli.
Propongo la lettura del salmo penitenziale N° 6 (Libro I) e aggiungo in calce un breve commento, ripreso letteralmente dal libro: “I Salmi – preghiera e poesia” – di Benedetto Piacentini Ed. Paoline.
Dada

SALMO 6

1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Sull’ottava.
Salmo. Di Davide.

2 Signore, non rimproverarmi nella tua ira,
non castigarmi nel tuo furore.
3 Abbi pietà di me, SIGNORE, perché sono abbattuto;
risanami, SIGNORE, perché tremano le mie ossa
4 e l’anima mia è sconvolta assai,
ma tu, SIGNORE, fino a quando?
5 Ritorna, SIGNORE, libera l’anima mia,
salvami per la tua misericordia.
6 Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi nello Sheol può darti lode?
7 Mi sono estenuato per il lungo lamento,
ogni notte inondo il mio giaciglio,
bagno con le mie lacrime il mio letto.
8 Si sono consumati per il dolore i miei occhi,
invecchiano in mezzo a tutti i miei avversari.
9 Allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità,
perché ha dato ascolto, il SIGNORE,
alla voce del mio pianto,
10 ha dato ascolto il SIGNORE, alla mia supplica,
il SIGNORE accoglie la mia preghiera.
11 Siano confusi e sconvolti assai tutti i miei nemici,
si volgano indietro, confusi, all’istante.

Divisione del testo

Il salmo si divide in 11 versetti e si può suddividere in 3 parti:
vv 2-6: lamentazione con invocazione del nome di Dio.
vv.7-8 descrizione della pena interiore vissuta dal salmista.
vv. 9-11 imprecazione contro i nemici.

vv 2-6: L’orante è cosciente che esiste un rapporto tra la sua colpa e la persecuzione che subisce (v. 2) e si appella alla misericordia di Dio per essere salvato dai nemici (v.5). Con gli imperativi di apertura (“non punirmi”; “non castigarmi”) il salmista si rivolge a Dio in atteggiamento filiale chiedendogli di non superare una certa misura nella correzione e di liberarlo dalla morte (v.6). L’imperativo”ritorna!” (v.5) esprime una richiesta affinché Dio dall’ira passi alla pietà e dalla correzione alla liberazione. In questa parte del salmo l’orante si rivolge a Dio in seconda persona invocandolo cinque volte con il nome proprio (il tetragramma; vv.2-3 [2*] -4-5).
vv. 7-8: In questa sezione il salmista parla delle sue sofferenze in prima persona: la notte non arreca riposo mentre l’angoscia e il dolore si aggravano ancor più; il pianto è continuo e le lacrime inondano il suo letto (v. 7). Rispetto alla descrizione dei vv. 3-4 il dolore descritto qui è più profondo e interiore, è vissuto nell’intimo dell’orante nel silenzio notturno e rimane nascosto a tutti.
vv. 9-11: Il dialogo sommesso con Dio viene accolto come una preghiera. Il salmista è sicuro che la sua supplica e il suo pianto saranno ascoltati e perciò si rivolge ai suoi avversari con un imperativo: “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità!”. I quattro imperfetti che chiudono il salmo possono esprimere un auspicio ma anche la certezza della sconfitta del nemico. Il salmista non chiede la morte dei suoi rivali ma il fallimento dei loro propositi (v.11); il tema della disillusione dei nemici è perciò ripetuto nella finale del salmo.

IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE – PADRE PIO

http://www.padrepio.catholicwebservices.com/La_confessione.htm

IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE  – PADRE PIO                 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea che « Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera ». È chiamato sacramento della Confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una «confessione», riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore. È chiamato sacramento del Perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la pace ». La Confessione impegnava Padre Pio per molte ore della sua giornata. Egli la esercitava con visione introspettiva e non lasciava al penitente adito ad ambiguità. Non era possibile mentire a chi vedeva nell’anima. Spesso, di fronte ai penitenti più emozionati, era lo stesso padre Pio che elencava i peccati commessi dal penitente. Padre Pio invitava alla Confessione, chiedendo di farvi ricorso, al più tardi, una volta alla settimana. Egli diceva: “Una stanza, per quanto possa essere rimasta chiusa, necessita di una spolverata, almeno una volta alla settimana”. In questo Padre Pio era molto esigente, egli esigeva una conversione vera e propria e non transigeva coloro i quali si recavano al confessionale per la sola curiosità di vedere il frate “Santo”. Un confratello raccontava: “Un giorno padre Pio negò l’assoluzione ad un penitente e poi gli disse: “Se vai a confessarti da un altro, vai all’inferno tu e quell’altro che ti da l’assoluzione”, come a dire, senza proposito di cambiare vita si profana il sacramento e chi lo fa si rende colpevole davanti a Dio. Spesso infatti Padre Pio trattava i fedeli con « apparente durezza » ma è altrettanto vero che lo stravolgimento spirituale che quel « rimprovero » procurava alle anime dei penitenti, si trasformava in una forza interiore a ritornare da Padre Pio, contriti, per riceverne la definitiva assoluzione. Un signore, tra il 1954 e il 1955 andò a confessarsi da Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Quando terminò l’accusa dei peccati padre Pio chiese: “Hai altro?” ed egli rispose, “No padre”. Il padre ripeté la domanda: “Hai altro?” “No padre”. Per la terza volta padre Pio gli chiese: “Hai altro?”. Al reiterato diniego si scatenò l’uragano. Con la voce dello Spirito Santo padre Pio urlò: “Vattene! Vattene! Perché non sei pentito dei tuoi peccati!”. L’uomo rimase impietrito anche per la vergogna che provava di fronte a tanta gente. Quindi cercò di dire qualcosa…ma padre Pio continuò: “Stai zitto, chiacchierone, hai parlato abbastanza; ora voglio parlare io. E’ vero o non è vero che frequenti le sale da ballo?” – “ Si padre” – “E non sai che il ballo è un invito al peccato?”. Stupito non sapevo che dire: nel portafoglio avevo il tesserino di socio di una sala da ballo. Promisi di emendarmi e dopo tanto mi diede l’assoluzione.   Le bugie Un giorno, un signore disse a Padre Pio. “Padre, dico bugie quando sono in compagnia, tanto per tenere in allegria gli amici.”. E Padre Pio rispose: “Eh, vuoi andare all’inferno scherzando?!”   La mormorazione La malizia del peccato della mormorazione consiste nel distruggere la reputazione e l’onore di un fratello che ha invece diritto a godere di stima. Un giorno Padre Pio disse ad un penitente: “Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal cuore. Ma sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel tuo fratello se ne va via anche Gesù”. Una volta, invitato a benedire una casa, arrivato all’ingresso della cucina disse “Qui ci sono i serpenti, non entro”. E ad un sacerdote che spesso ci andava per mangiare disse di non andarci più perché li si mormorava.

La bestemmia Un uomo era originario delle Marche ed insieme ad un suo amico era partito dal suo paese con un camion per trasportare dei mobili vicino a San Giovanni Rotondo. Mentre facevano l’ultima salita, prima di giungere a destinazione, il camion si ruppe e si fermò. Ogni tentativo di farlo ripartire risultò vano. A quel punto l’autista perse la calma e preso dall’ira bestemmiò. Il giorno dopo i due uomini andarono a San Giovanni Rotondo dove uno dei due aveva una sorella. Tramite lei riuscirono a confessarsi da Padre Pio. Entrò il primo ma padre Pio non lo fece neanche inginocchiare e lo cacciò via. Venne poi il turno dell’autista che cominciò il colloquio e disse a Padre Pio: “Mi sono adirato”. Ma Padre Pio gridò: “Sciagurato! Hai bestemmiato la Mamma nostra! Che ti ha fatto la Madonna?”. E lo cacciò via.   Il demonio è molto vicino a coloro che bestemmiano. In un albergo di San Giovanni Rotondo non si poteva riposare né di giorno né di notte perché c’era una bambina indemoniata che urlava da fare spavento. La mamma portava ogni giorno la piccola in Chiesa con la speranza che Padre Pio la liberasse  dallo spirito del male. Anche qui il baccano che si verificava era indescrivibile. Una mattina dopo la confessione delle donne, nell’attraversare la chiesa per far ritorno in convento, Padre Pio si ritrovò davanti la bambina che urlava paurosamente, trattenuta a stento da due o tre uomini. Il Santo, stanco di tutto quel trambusto, diede una pestata sul piede e poi una violenta pacca sulla testa, gridando. “Mo basta!” La piccola cadde a terra esamine. Ad un medico presente il Padre disse di portarla a San Michele, al vicino santuario di Monte Sant’Angelo. Arrivati a destinazione, entrarono nella grotta dove è apparso san Michele. La bambina si rianimò ma non c’era verso di farla avvicinare all’altare dedicato all’Angelo. Ma ad un certo punto un frate riuscì a far toccare l’altare alla bambina. La bambina come folgorata cadde a terra. Si risvegliò più tardi come se non fosse successo nulla e con dolcezza chiese alla Mamma: “Mi compri un gelato?” A quel punto il gruppo di persone ritornò a San Giovanni Rotondo per informare e ringraziare Padre Pio il quale disse alla Mamma: “Di a tuo marito che non bestemmiasse più, altrimenti il demonio ritorna”.   Mancare all’Eucarestia Un giovane medico, agli inizi degli anni ’50, andò a confessarsi da Padre Pio. Fece l’accusa dei suoi peccati e rimase in silenzio. Padre Pio chiese se avesse altro da aggiungere ma il medico risposte negativamente. Allora Padre Pio disse al medico “Ricordati che nei giorni festivi non si può mancare neanche ad una sola Messa, perché è peccato mortale”. A quel punto il giovane ricordò di avere “saltato” un appuntamento domenicale con la Messa, qualche mese prima.   La magia Padre Pio proibiva ogni forma di ricorso allo spiritismo ed alle pratiche dell’occulto. Una signora racconta: “Mi confessai da Padre Pio nel mese di novembre del 1948. Tra le altre cose disse al Padre che nella nostra famiglia eravamo preoccupati perché una zia leggeva le carte. Il padre con tono perentorio disse: “Gettate via subito quella roba”.

Il Divorzio Nella famiglia unita e santa, Padre Pio vedeva il luogo dove germoglia la fede. Egli diceva. Il Divorzio è il passaporto per l’Inferno. Una giovane signora, terminata la confessione dei propri peccati, ricevette la penitenza da Padre Pio che le disse: “Devi chiuderti nel silenzio della preghiera e salverai il tuo matrimonio”. La Signora rimase sorpresa perché il suo rapporto matrimoniale non aveva problemi. Dovette invece ricredersi di li a poco quando una tempesta colpì il suo rapporto matrimoniale. Lei era però preparata e seguendo il consiglio di Padre Pio, superò quel triste momento evitando la distruzione della famiglia.

L’Aborto Un giorno, padre Pellegrino chiese a Padre Pio: “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per un procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”. Padre Pio rispose: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli si o no?” “Perché suicidio?” chiese padre Pellegrino. “Assalito da una di quelle insolite furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, padre Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora si che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei genitori assassini. Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini al mondo è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra.

Publié dans:LITURGIA: SACRAMENTI |on 11 janvier, 2016 |Pas de commentaires »

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